Tutti i colori del rosa di Katja Tukiainen

Se c’è un colore che sta caratterizzando la società occidentale del nuovo millennio questo è sicuramente il rosa. Non solo come fatto puramente cromatico e di tendenza, ma anche di mentalità. Se pensiamo al femminismo da prime time, allo sdoganamento della promiscuità sessuale e al buonismo da salotto che imperversano continuamente attraverso il bombardamento mediatico, il filo che collega tutto questo è sicuramente di colore rosa. Il nuovo dogmatismo del consumo ci propone un mondo più rosa, più femminile, basti pensare a Hollywood e al sempre più frequente cliché della donna “cazzuta” tipo Rey in Star Wars o al viaggio a Casablanca fatto dall’intero cast di Ghostbusters a cui hanno invertito il sesso dei protagonisti.

Il rosa è infatti un colore tradizionalmente femminile e sin da piccoli impariamo a legarlo al gentil sesso, ma negli ultimi anni abbiamo imparato ad accettarlo senza antiquati pregiudizi di appartenenza sessuale. Anche i maschietti possono vestirsi di rosa o tatuarsi cuoricini e stelline, oggi la moda lo permette al contrario di venti o trent’anni fa, anche perché nell’avanzare dei tempi c’è stata la cancellazione dello stereotipo di uomo tutto testosterone per arrivare a un più depilato signorino metrosexual.

Tutta questa premessa sul colore rosa nel nostro tempo serve a introdurre uno dei tratti più pungenti di Katja Tukiainen, artista finlandese che possiamo collocare genericamente nel mare magnum del Neo-pop. Attraverso disegni, dipinti e installazioni, la Tukiainen rappresenta un mondo globalizzato e vanesio formato da quegli esibizionisti social il cui unico scopo è piacere il più possibile. Il rosa ricorre spesso nelle sue opere, è un colore dolce ma che spesso viene usato in maniera pacchiana nella barbarie estetica delle nuove generazioni. Molto importante è l’influenza che ha avuto su di lei l’arte Superflat, un movimento post-moderno che affonda le radici nei manga e negli anime giapponesi.

Lo vediamo soprattutto con le sue bambole dai dolcissimi tratti somatici ma proposte alla stregua di lolite truccate come dei viados. È geniale nel combinare gli elementi più significativi della deriva estetica del nuovo millennio: la cultura globalizzata e soprattutto l’esibizionismo. Gioca con il cattivo gusto senza mai caderci dentro, utilizza il banale e lo combina in creazioni intelligenti e sarcastiche. Quella di Katja Tukiainen è un’autopsia fatta alla nostra società, aperta con un bisturi rosa glitterato.

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