Rock Poster Art: sentire con gli occhi

«Realizzare il poster di un concerto è un’esperienza eccitante. Devi considerare la musica dell’artista come ispirazione, ma c’è sempre spazio per la tua creatività e immaginazione. La cosa importante da ricordare è l’equilibrio tra due obiettivi chiave: rendere il poster un decente oggetto d’arte e, allo stesso tempo, un potente materiale di promozione che possa attirare la gente al concerto» Henry Wijaya.

ONO arte contemporanea presenta la mostra ROCK POSTER ART: sentire con gli occhi, una mostra di serigrafie in edizione limitata preveniente dalla collezione privata di Stefano Marzorati.

«L’arte e il collezionismo d’arte sono sfortunatamente attività d’elite, culturalmente ed economicamente. Il poster è una sorta di antidoto a tutto questo. Il poster permette anche alle persone che dispongono di mezzi modesti di appendere qualcosa sulle loro pareti che rappresenti una parte di loro». Così Dan MacAdam, dell’American Poster Institute, descrive la rock poster art, una delle forme d’arte più rappresentative della cultura estetica contemporanea, della quale si nutre e con la quale condivide un immaginario fatto di simboli ed icone che di quella stessa contemporaneità ne sono i prodotti. Spesso questi manifesti, così come molti videoclip «non sembrano avere una connessione significativa con la band. Sono piuttosto un veicolo per le migliori idee visuali di questi artisti» (Chris Marksberry). Sono un territorio di mezzo, dove la musica influisce sull’arte e viceversa.

L’arte del manifesto rock, forma di espressione artistica strettamente connessa con l’ambito musicale nasce negli Stati Uniti negli anni ’60 come mezzo per la promozione dei concerti e cresce e si sviluppa nel corso degli anni ’70 per assumere in seguito nuove forme come, per esempio, negli anni ’80, i flyer dei concerti punk realizzati con le fotocopiatrici Xerox. In anni recenti quello che possiamo definire come un vero e proprio “movimento” vede una vera e propria rinascita con l’utilizzo sempre più diffuso, a livello creativo e produttivo, dell’antica arte della serigrafia (screenprint). Negli anni Novanta, con l’avvento del CD la copertina di grande formato del vinile non è più il mezzo principale per ispirare l’immaginazione dell’ascoltatore e il poster diventa la tela per illustrare la scena rock. Fiorisce una “scuola” di autori che unisce tradizione e innovazione, e che trova i suoi rappresentanti di spicco in nomi come Johnny Ace, Coop, Art Chantry, Alan Forbes, Derek Hess, Mark Arminski, Frank Kozik, Chuck Sperry, Emek, Jermaine Rogers, Todd Slater, Chuck Sperry. Sempre più numerosi studi grafici e di stampa concentrano le loro energie sull’arte del manifesto e sulla sua produzione. Ma non sono solo gli artisti statunitensi a popolare questo scenario: il fenomeno si allarga all’Europa, e quindi anche all’Italia, dove emergono ben presto i talenti di studi come Malleus, Bri, Clockwork Pictures.

Prodotti artigianalmente e rigorosamente in serie limitata firmata e numerata dall’artista/designer, le serigrafie rock (GIG POSTER) sono diventate materia di collezionismo: realizzate per un evento speciale o un concerto, approvate dalla band o dal loro management. Sono oggetti che coniugano l’espressione artistica con l’aspetto promozionale, la provocazione estetica e, talvolta, il messaggio sociale. Sono un territorio vasto e senza confini dove gli autori riversano le più svariate influenze: street art, graffiti, art nouveau, cinema, fumetti, cultura hot rod, per citarne alcune. Dagli anni del “flower power” all’era del punk anarchico ogni stile di musica ha creato nuovi stili nel design.

La mostra è composta da 39 serigrafie di Shepard Fairey (OBEY), Gary Panter, Rhys Cooper, Bandito Design, X-Ray, Ernie Parada, Ken Taylor, Gavin Beattie, Crosshair Design, Mad Pixel, Adam Pobiak, Justin Kamerer, Rockets Are Red, Brian Ewing, Lil Tuffy, Jeral Tidwell, Fabio Meschini (Clockwork Pictures), Justin Hampton, Lars P. Krause, The Silent P, Zum Heimathafen, Mike Wohlberg, Leia Bell, Justin Santora, Stainboy.

Fonte arte.it

Fino al 11 Dicembre 2016

Bologna

Luogo: ONO arte contemporanea

Telefono per informazioni: +39 051 262465

Sito ufficiale: http://www.onoarte.com

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