Lorenzo Quinn: voce del verbo scolpire

Forse da piccolo sognava di fare l’attore, o forse sarebbe stato un desiderio del padre, ma a vent’anni si rende conto che non era questa la sua strada. È Lorenzo Quinn, l’artista che sta trionfando a Venezia per via delle grandi mani che emergono dall’acqua.

Un’infanzia divisa tra l’Italia e gli Stati Uniti, ma dopo aver studiato all’American Academy of fine arts di New York, decide di buttarsi nel mondo della scultura, l’arte che meglio mostra la sua originalità creativa.

Nel lontano 1989 diceva di aver creato la sua prima opera d’arte: «Avevo fatto un busto dal disegno di Adamo di Michelangelo, un lavoro di artigiano. Avevo un’idea e ho iniziato a scalpellare via, e Eva è uscito dal corpo di Adamo. Aveva iniziato come esercizio puramente accademico, ma era diventato un’opera d’arte». Anche osservando l’ultima magnifica installazione a Venezia non possiamo non immaginare quali siano gli artisti che Quinn osserva: la virilità di Michelangelo, la plasticità di Bernini, la forza travolgente di Rodin.

Negli ultimi vent’anni le opere di Quinn sono state richieste ed esposte in tutto il mondo. Le sue idee creative sfavillano rapidamente: «l’ispirazione arriva in un millisecondo» dice, mentre lavora «osservo l’energia quotidiana della vita». E proprio queste sue parole le vediamo scolpite nell’albero della vita, prodotto per le Nazioni Unite nel 1993, la statua di Sant’Antonio per la basilica di Padova, Rise Through Education, un’installazione per l’accademia sportiva di Doha.

Incomparabile è Legacy, per Barcellona nel 2006. Affascinato dalla storia degli alberi di ciliegio della città, Quinn ha deciso di creare un’opera che potesse riflettere questo racconto. Il tronco d’albero, formato da un maschio e una femmina che tiene rami carichi di ciliegie, simulazione del DNA umano.

La sua fama inizia ad accrescere sempre di più, tanto che nel 2008 Evolution, è stata scelta per inaugurare i nuovi locali della Halcyon Gallery a Londra. Molte delle sculture in Evolution rappresentavano il simbolo che è diventato emblematico di Quinn: la mano umana. «Volevo scolpire quello che è considerato la parte più difficile e più tecnicamente impegnativa del corpo umano. La mano tiene tanto potere, il potere di amare, odiare, creare, distruggere. Ho iniettato una vita di esperienza in Evoluzione; Si tratta del mio passato, presente e futuro».

Nella 2011 Lorenzo Quinn è chiamato a partecipare alla prima Biennale di Scultura, a Roma, e, poco dopo, una nuova svolta per Quinn: San Pietroburgo. Ebbene sì, è chiamato ad esporre Salto di fede e Mano di Dio al Palazzo d’Inverno. «Il passato è in pietra, il presente si sta scavando in legno e il futuro è un calice vuoto da riempire di sogni».

Questo è Lorenzo Quinn, originale al punto giusto e ingegno da vendere.

 

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