Rudolf Stingel: il ritorno dell’arte concettuale

Rivestire 7000 metri quadrati di Palazzo Grassi a Venezia con una moquette, non è certo da tutti, ma da Rudolf Stingel, si.

Classe 1956, originario di Merano ma stabilitosi a New York, è Rudolf Stingel artista contemporaneo. Il suo nome spunta nella lista degli artisti di punta all’interno del panorama internazionale, tanto che Vogue gli dedica spazio nella rubrica «L’uomo Vogue, people and stars». Poco si sa sulla sua vita privata, riservato e determinato nel suo lavoro si definisce un artista d’altri tempi, classico se così si può dire, per il successo arrivato in età matura.

François Pinault, collezionista di opere d’arte, definisce Stingel un innovatore nel fare arte; ed è proprio tramite Pinault che l’artista di Merano espone a Trento, nel Palazzo delle Albere, ideando La stanza d’argento, istallazione pittorica che univa l’artista allo spettatore, infatti  quest’ultimo poteva lasciar scritto un qualcosa nelle pareti. Perché alla fine l’arte non è che uno scambio tra due o più persone. Stingel cerca e crea un contatto con lo spettatore e questo è reso possibile nella realizzazione della moquette che rivestì Palazzo Grassi, una distesa di colore rosso con motivi che richiamavano la storia di Venezia, e dalla quale si viene avvolti e proiettati nello studio di Freud, come lo stesso Stingel voleva far percepire. Non un semplice artista, ma un maestro che crea un libretto d’istruzioni per spiegare e permettere a tutti di ricreare opere d’arte come le sue; delle volte non basta solo che l’opera sia bella e catturi l’occhio delle persone, sarebbe meglio fornire loro una spiegazione e mostrare le tecniche adoperate. Secondo Stingel l’unico modo per emergere è quello di piacere agli altri artisti, quasi da creare una sorta di competizione; dove lui è sempre il vincitore.

Si piacere agli artisti ma l’intento vero è proprio di Rudolf è quello di portare l’osservatore ad essere curioso e affamato di sapere verso le sue opere. Qui, dove la resa finale è più importante dell’estetica e dove l’osservatore è arte.

 

Federica Meloni

 

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