A un secolo dalla sua realizzazione rivede la luce un’opera inedita di Giacomo Balla

Forse non tutti sanno che a Roma, nella centrale via Milano, al civico 24, all’angolo con via Nazionale, circa un secolo fa sorgeva un rinomato locale, chiamato il “Bal tic tac”, che altro non era che il cabaret futurista della Capitale, sorto nel 1921 per volontà del gruppo di avanguardia, inaugurato da Filippo Tommaso Marinetti e rimasto aperto per un anno e mezzo. Qui si faceva musica jazz, si organizzavano serate culturali, proiezioni, era insomma un luogo dove si respirava fermento e innovazione.

Il cabaret si estendeva fino al primo piano di un edificio che oggi appartiene alla Banca d’Italia; al principio del 2017, durante dei lavori di ristrutturazione eseguiti per il Museo della Moneta che verrà aperto al pubblico nel 2021 in questa sede, è venuto allo scoperto in modo del tutto fortuito un murales di 80 metri quadrati, che si è rivelato essere la decorazione delle pareti e del soffitto dell’ingresso del Bal tic tac, eseguita dal maestro Giacomo Balla.

Le decorazioni del locale furono infatti affidate all’artista, che in quel periodo aveva già effettuato il passaggio che lo aveva portato a farsi chiamare “Futurballa”; dietro compenso di 4 mila lire, l’artista lavorò per quattro mesi, e, da genio poliedrico quale era, eseguì non solo il murale a tempera, ma ideò anche gli arredi e le suppellettili, rivelandosi un interior designer ante litteram.

Un’esplosione di forme colorate in movimento, una sinestesia di motivi eseguiti nei toni del giallo, del rosso, del blu e del marrone, che dopo un secolo sono ancora sorprendentemente vividi e soprattutto integri.

La parete presenta una parte centrale bianca di forma quadrata, che probabilmente era usata come schermo per le proiezioni cinematografiche, intorno alla quale si celebra questa sinfonia di cromie e di linee che prosegue anche sul soffitto, e che ci lascia immaginare l’eleganza e la modernità di questo luogo che fece molto parlare di sé all’epoca.

Il Bal tic tac purtroppo ebbe vita breve, e dopo la chiusura, al suo posto sorsero diverse attività, tra cui un negozio di luminarie, per cui si dava per scontato che la preziosa decorazione fosse andata perduta negli anni, coperta, cancellata, nascosta agli occhi degli esperti.

Una scoperta importantissima quindi, e totalmente inaspettata, che apre una nuova pagina della storia del Futurismo: il restauro del murale è già iniziato, verrà mantenuto al suo posto originario, e al suo termine sarà possibile al pubblico visitarlo.

Parallelamente a questo progetto, il Soprintendente di Roma Francesco Prosperetti ha già annunciato la riapertura della casa in via Oslavia, dove Balla visse e operò per trent’anni, impegno che verrà portato avanti insieme alla Banca d’Italia e agli eredi dell’artista.

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*