Adrian Paci, l’artista albanese ospite del festival “Pazza Idea” a Cagliari

Si è svolto venerdì 24 novembre, presso il Ghetto di Cagliari, l’incontro con l’artista albanese Adrian Paci nell’ambito della rassegna Pazza Idea. Profilo Futuro. Intervistato da Simona Campus, direttrice artistica dell’EXMA, Paci ha raccontato al folto pubblico presente la sua arte, colma di esperienze di vita vissuta e ragionamenti sull’identità dell’individuo. L’artista è nato e cresciuto in un’Albania sull’orlo del baratro, in un’epoca di guerra ed emigrazione. Le navi assalite dai profughi alla disperata ricerca di una vita migliore in Italia o nel resto d’Europa sono ancora impresse nella sua mente. Non solo le difficoltà di un uomo nel farsi accettare in un altro paese, ma anche le peripezie di un artista costretto a spiegare il proprio mestiere a chi è estraneo al mondo dell’arte. Una declinazione del tema dell’incontro tra persone e culture diverse.

Un esempio di ciò Paci l’ha offerto attraverso un video che ha ricostruito una sua interrogazione davanti alla Polizia italiana per delle foto scattate alle sue figlie. Le forze dell’ordine, insospettite dalle immagini che ritraevano le due bambine con dei timbri sulla schiena, hanno convocato l’artista per giustificare il fatto e accertarsi che non si trattasse di abuso. Paci è stato allora costretto a dover spiegare che dietro quell’inchiostro si celava una metafora sull’identità dell’essere umano. Il timbro è per antonomasia lo strumento della burocrazia, un segno sul foglio di via che pesa sulla persona che esce dal proprio paese. Tra l’imbarazzo dell’artista e la poca dimestichezza con l’arte del poliziotto, il dialogo ha aiutato a comprendere come sia difficile per un creativo spiegare perché si agisce in un certo modo. Discorso traducibile anche nel quotidiano, come ad esempio quando non comprendiamo alcuni comportamenti tipici di una cultura estranea alla nostra e ne stigmatizziamo le spiegazioni.

Durante l’incontro Paci ha mostrato tutta la sua poliedricità di artista, capace di spaziare dagli acquerelli ai video, dalla fotografia alla scultura. «Quando faccio un lavoro è perché individuo una situazione che ha una potenzialità, ma allo stesso tempo una conflittualità. Io non entro in qualcosa per dichiarare una mia presa di posizione, entro per capire e riattivare delle dinamiche che trovo interessanti» dice l’artista albanese. Nato come disegnatore è poi approdato al video, tecnica di cui agli inizi non conosceva niente. Questa nuova sperimentazione si è intrecciata con gli altri step della sua carriera, come il passaggio dalla pittura figurativa a quella astratta. Da quel momento la sua arte ha proseguito il dialogo tra differenti linguaggi capaci di influenzarsi l’uno con l’altro.

L’incontro tra l’artista e il pubblico cagliaritano è stato illuminante per ripensare ad alcuni temi contemporanei macchiati dall’eccesso di retorica. L’identità, la patria e la migrazione sono affrontati da Paci in maniera originale e mai stucchevole. L’impressione che si ha nel sentirlo parlare è quella di un uomo che non solo ha vissuto tante esperienze, ma le ha anche comprese e rielaborate per comunicarle all’esterno. Un grande artista che ha onorato e dato ulteriore lustro al festival di “Pazza Idea”, giunto alla sesta edizione di quella che ormai è una certezza nel panorama culturale sardo.

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