Agostino Bonalumi: ambiguità delle ombre

«L’opera di Agostino Bonaluni non è pittura, non è scultura, non è architettura, ma ha l’artisticità di pittura, scultura ed architettura». Cosí Giulio Carlo Argan definiva nel 1974 le creazioni di questo artista che nel Secondo Dopoguerra, appena ventenne, respirò l’aria di quel momento rivoluzionario e liberatorio che prende il nome di Informale. La sua produzione fu influenzata da questo movimento ma verrà superato grazie ad un metodologico studio sulla materia e sul colore.

Tela, alluminio, cemento, bronzo, legno e carta: ogni materiale possiede in sé innumerevoli possibilità di rappresentazione e di sviluppo. Bonalumi ascoltava ed accarezzava il materiale per sentirne la tensione, per soddisfare un appetito sensoriale in senso tattile.

Attraverso la materia cerca di carpire i misteri delle ombre della natura, come la luce gioca sulle superfici e come la sua variabilità interagisce con lo spazio.

Blu Abitabile, opera esposta per la prima volta nel 1967 per la mostra “Lo Spazio dell’Immagine” a Foligno, è una costruzione su base circolare sulle cui pareti sono presenti delle estroflessioni (superfici a rilievo) che si susseguono partendo dal basso verso l’alto provocando effetti d’illusione ottico-percettiva. Quando si entra dentro questo ambiente avvolgente si percepiscono contemporaneamente gli stimoli orizzontali e verticali, poiché le estroflessioni conducono la vista e al contempo il pavimento lenticolare, reagendo sotto i piedi, soddisfa un contatto tattile. La monocromia del blu determina un unico tempo di percezione, in una ricerca sul rapporto l’opera-lo spazio-il tempo.

Il linguaggio di Bonalumi, che si può definire minimale, anticipa quasi la riduzione delle forme e delle strutture primarie, e intende far evolvere la pittura attraverso l’uso del colore come elemento non emotivo, non evocativo, ma come forma di luce.

Le sue opere sono intitolate con il nome di un colore per sottolineare che non si tratta di una forma dipinta ma al contrario è il colore che diviene forma. Nell’opera Nero quando la luce colpisce direttamente, il positivo che esce dalla tela viene schiarito e l’ombra che si crea diventa profonda; mentre nell’opera Bianco la luce viene semplicemente accentuata. Questo mistero di ombre che Bonalumi è capace di creare, gioca con il concetto stesso di reale per aprire nuovi spazi e creare ambiguità. Quell’ambiguità insita nel genere umano, per la semplice compresenza di ragione e sentimento, e che Agostino Bonalumi porta avanti e soddisfa nella sua poetica.

Amedeo Alessio

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*