Alice Ronchi, gli oggetti artificiali e le loro celate bellezze

In bilico tra un’architettura del paesaggio e una produzione fantastica, a tratti magica e di carattere industriale, il lavoro di Alice Ronchi, giovanissima classe ’89, muove i primi passi da quella produzione artistica del secolo scorso in cui la sperimentazione del movimento, degli oggetti d’uso quotidiano e della creatività ha posto le fondamenta di un nuovo modo di intendere l’arte come percorso didattico e formale.

Alice Ronchi, vive e lavora a Milano, dopo anni di formazione e sperimentazioni tra l’Italia e l’Olanda, si dedica a una produzione artistica che mette insieme elementi d’uso quotidiano come tubi idraulici, forme geometriche astratte e l’idea di natura creando opere che seppur nelle loro forme tante volte astratte, narrano di mondi ideali e dalle infinite possibilità di lettura.

L’artista, annienta la separazione che sussiste tra naturale e industriale a favore di uno spostamento semantico di genere. Il paesaggio diventa così un sistema di relazioni in cui l’idea di architettura di paesaggio è intesa come una pratica attraverso cui è possibile trovare una precisa disposizione delle forme nello spazio. Allo stesso tempo però, proprio per questa sua peculiarità di far convivere dentro di sé strutture differenti, il paesaggio acquista molteplici modi di esistere ed essere al mondo. Ronchi, fa di questa concezione il presupposto da applicare ad elementi artificiali, modificandone sì lo status ma mantenendo la loro funzione principale riconoscibile e, allo stesso tempo, usufruibile. Non si tratta dunque di ready-made ma di oggetti che si accomunano per la loro precisa composizione che rimanda, seppur nella differenza estetica e formale, a un concetto di unità. L’artista riesce a scavare nella conoscenza formale ed estetica degli oggetti: il trait d’unione di una percezione armonica che precede il momento stesso in cui l’occhio, così come la nostra conoscenza, riesce a distinguerne le forme e la loro funzione primordiale.

Tutto si riduce ad un approccio prima di tutto estetico e semantico, successivamente ludico e didattico. Non a caso, il tema del playground è lo strumento attraverso cui l’artista racconta questa sua ricerca. La partecipazione del fruitore, indipendentemente dalla sua età o dalla sua conoscenza, diventa elemento necessario. Una vera e propria contingenza emotiva e partecipativa che non solo attiva l’opera ma la avvolge di molteplici capacità di crescita, trasformazione e vita. Gli elementi della natura e le forme artificiali, industriali, persistono in un’atmosfera sospesa e magica che attraverso il gioco si traduce in una didattica dell’arte che riesce ad avvicinare tutti i tipi umani, di genere e di età, permettendo di rivelare la natura dell’oggetto mostrandone le sue celate e possibili bellezze.

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