Ambivalenze e complessità dell’Iran. Jalal Sepher

Jalal Sepher  non è un’artista qualunque. Dal 1995 inizia a fotografare e lo fa da autodidatta raccontando la società iraniana con uno sguardo sempre più definito e personale. La tormentata storia dell’Iran degli ultimi decenni, la complessità di una storia millenaria e le contraddizioni del presente di un paese che è sempre alla ricerca di un equilibrio fra desiderio di modernità e difesa delle tradizioni.

Sepher si esprime attraverso un linguaggio ricco di elementi ricorrenti e fortemente identificativi dell’Iran e del Medioriente dando vita ad immagini sintetiche, pulite e rigorose che si concentrano su pochi elementi.
Spazi aperti, ambienti desertici e naturali, villaggi rurali in cui può materializzarsi l’essenza delle cose. L’elemento umano è apparentemente messo in secondo piano ma è comunque sempre presente, anche attraverso l’inserimento in scena di oggetti utilizzati metaforicamente come coscienza storica del luogo.

Se nella foto Color As Grey le scarpe ammucchiate nella spiaggia, tante quante sono state le vittime degli scontri a Gaza nel 2014, richiamano alla drammaticità della guerra, in tanti altri scatti l’elemento intorno a cui viene costruito il sistema allegorico dell’immagine è il tappeto persiano.
Il tappeto rappresenta la memoria e la storia del popolo Iraniano, perciò diventa l’elemento depositario del tempo, legato alla tradizione e alla quotidianità della preghiera, simbolo identitario per eccellenza del popolo persiano.

Tappeti come erba, tappeti come libri, tappeti che segnano il confine con il mare, tappeti minacciati da tempeste di sabbia a volte rovinati, alle volte schiacciati. Tappeti come piste di atterraggio o decollo di aerei che hanno la forza di raccontarci il desiderio di allontanamento ma, al tempo stesso, simbolo e richiamo costante alla tradizione, elementi indispensabili per riuscire ad affrontare al meglio il presente. L’artista attraverso i suoi scatti ci fa entrare in una dimensione onirica con costruzioni di estrema pulizia e linearità in cui tutto, come nei sogni, dal momento che lo si estrapola dal proprio contesto originario, è capace di generare libere associazioni e continue sequenze di illuminazioni. Con i suoi scatti Sepher crea suggestioni inaspettate, creando uno story-telling simbolico che è capace di trasportare il pensiero molto lontano, più di quanto il nostro occhio possa vedere.

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