Arte povera: l’esordio di Kounellis

Forse innamorato dell’Italia, Kounellis a soli vent’anni decide di abbandonare la Grecia, dove è nato nel 1938, per trasferirsi a Roma. Nella capitale ha modo di frequentare l’Accademia di Belle Arti, studia sotto la guida di Toti Scialoja che lo porta verso un approfondimento per lo studio dell’espressionismo astratto e l’arte informale, che insieme costituiscono il binomio fondamentale col quale, proprio in Italia, esordisce il suo percorso creativo. E così, nei primissimi anni Sessanta Kounellis si avvicina all’arte povera, servendosi di materiali e prodotti di uso comune per un’arte totalmente creativa. Identifica la pittura come un linguaggio che non rispecchia altro che la società, scegliendo di rappresentare le materie prime della vita di tutti: il letto, la finestra, i sassi da costruzione, il gas.

Le sue installazioni diventano dei veri e propri allestimenti scenici che occupano fisicamente la galleria e circondano lo spettatore rendendolo partecipe in uno spazio che inizia anche a riempirsi di animali vivi, contrapposti alle geometrie costruite con materiali che evocano la produzione industriale. Esempi eclatanti di questo genere sono il Pappagallo che ha esposto vivo su un fondo di ferro grigio; i dodici cavalli che ha portato nella Galleria l’Attico di Roma; oppure ancora la margherita che sputa una fiamma di fuoco blu, generato da una bombola a cannello. In tutti e tre i casi Kounellis ha voluto mettere in risalto un contrasto: nel pappagallo, tra il colore delle piume e il non colore del ferro nello sfondo; nei cavalli, tra lo spazio culturale dell’arte e quello naturale dell’animale, e nella margherita, tra l’energia primaria del fuoco e quella del polline.

È in questo modo che l’artista si getta nel mondo dell’arte, diventando l’esponente di primo piano di quella che il critico Germano Celant ha definito arte povera nel 1967. Il fine di Kounellis altro non è che ridursi al ruolo marginale di artefice, affinché l’opera si realizzi nella partecipazione e nella relazione col pubblico, mirando dunque al totale coinvolgimento dell’osservatore.

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