Arte povera, rifiuto di appartenere a una cultura avanzata

Lavoro artigianale, antitecnologia, antirazionalismo e antimodernismo sono i parametri della pittura metafisica di Giorgio de Chirico, gli stessi utilizzati dagli artisti del dopoguerra che esposero alla prima mostra dell’Arte povera organizzata dal critico Germano Celant nel 1967.

L’Arte povera si impone contro il predominio dell’arte americana, infatti se alla scultura minimalista viene attribuito un notevole orientamento in favore della tecnologia, l’Arte povera assume una posizione antitecnologica, se la fotografia è stata rilevante nello sviluppo della Pop Art statunitense, l’Arte povera bandisce dal proprio operato tale produzione artistica.

L’Arte povera si esprime in un elogio volto a celebrare materiali che è possibile definire “di recupero” e i processi di produzione, con l’opera di Jannis Kounellis intitolata 12 cavalli (1969) si esalta l’economia italiana degli anni ’60, in quanto ancora legata a un’economia di tipo rurale, non invasa dalla tecnologia, naturale.

Chi si esprime attraverso questa corrente artistica intende portare avanti la lotta contro il conformismo delle forme avanzate inerenti il mondo dello spettacolo e della cultura, l’Arte povera vuole celebrare e non cancellare l’esperienza dell’universo locale, il quale verrebbe eliminato se la dimensione globale di culture e spettacoli di forme avanzate avessero il predominio, facendo venir meno l’ufficio della storia e della memoria. Il ricordo della tradizione artistica italiana inerente la lavorazione del marmo, si pensi alle creazioni di Michelangelo realizzate in marmo di Carrara o alle opere barocche del Bernini, si annovera nell’opera Piedi da seta di Luciano Fabro, creati negli anni ’60, ove l’oggetto definibile come “datato” vuole essere rivoluzionato dall’Arte povera, giungendo fino alla definizione avanzata del design e della moda, tenendo sempre ben lontano l’uso della tecnologia.

Di fronte alle opere appartenenti a questo gruppo di artisti il pubblico si relaziona non con una scultura di tipo tradizionale, che deve durare nel tempo, ma si trova ad ammirare una creazione mutevole, che esiste nel momento in cui viene contemplata e può non esistere col passare del tempo, proprio a causa dei materiali componenti le installazioni.

Di rilievo è lo spazio delle esposizioni, non si espone in un classico museo ma si studiano e si cercano nuovi ambienti, adatti alle opere, magazzini, garage e spazi industriali accolgono le installazioni, spazio e opera sono l’uno il completamento dell’altro.

 

 

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