Autoritratti dell’assenza: Liu Bolin

Nascondersi, fondersi o sparire. Forse prorpio tutte queste cose insieme. Le numerose immagini prodotte pazientemente da Liu Bolin sono autoritratti dell’assenza.

L’ossessiva serie di autoritratti dell’artista è ciò che di più lontano si possa interpretare come vanità e compiacimento della propria immagine.

Il corpo rappresentato sparisce nel paesaggio urbano, viene trasfigurato e inghiottito, ne rimane una sagoma d’ombra incompleta. Cannibalismo.

La città ingoia per intero l’individuo senza emettere alcun suono o rumore d’avviso.
Al tempo stesso ci sembra di poter leggere un certo celato compiacimento, una sparizione alla quale non si oppone nessuna resistenza, un abbandonarsi volontario, un nascondersi in bella vista nell’abitudine di una veduta nota e conosciuta. E’ il rassicurante anonimato dell’uomo moderno, poter sfuggire al prossimo senza sforzo.

Risorsa a doppio taglio, a volte la vera fatica è quella di uscire dallo sfondo e dal costante rumore di sottofondo per farsi notare.

Le sue fotografie, scattate da Pechino a Milano, da New York a Venezia sono fusione dell’individuo con il contesto estetico, culturale e politico. Il corpo non è barriera alle influenze esterne ma veicolo di conoscenza. Pura osmosi metropolitana. Inserito in un dato luogo un uomo non può esimersi dall’apprendere ciò che lo circonda, dal portarlo con se, dall’esserne in qualche modo influenzato ed anche trasformato.
Il corpo umano nella sua consistenza fisica svanisce a vantaggio di una presenza immateriale che scorgiamo a fatica ma con certezza.

L’assenza di Bolin sembra suggerirci che il corpo è lo strumento con cui conosciamo l’esterno e al tempo stesso è lo specchio fedele delle nostre personali influenze.

E’ la rappresentazione dell’integrazione come abdicazione totale della propria identità, sacrificio sempre richiesto allo scopo di un adattamento totale.

L’opera di Liu Bolin è critica sociale, all’oppressione politica o culturale, all’individuo e alle sue debolezze, ai pericoli del conformismo.

Il potere consolidato o in via di consolidamento ci obbliga a farci entrare a far parte della sua stessa immagine, ad essere parte quasi inconscia del suo stesso corpo.

L’efficacia del lavoro di Bolin è la sintesi riuscita della perdita di identità e forza senza identificare un unico colpevole.

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