Borondo: il bello nel brutto

Periferie, palazzacci, strutture abbandonate e luoghi di degrado: la città contemporanea, più che in qualsiasi altra epoca, è satura di obbrobri. Ma è nel disgustoso ambiente urbano che ha germogliato la Street Art, come il corallo che cresce sul relitto di una nave affondata, portando colore e luce dove regna la tristezza. Ovviamente non tutto è arte come non tutto è vandalismo, ecco perché è fondamentale operare una distinzione netta tra il babbeo che aggiunge altro brutto allo schifo e l’artista che invece valorizza qualcosa con il suo intervento. Chi di sicuro può permettersi di “sporcare” le nostre città è Gonzalo Borondo, giovanissimo artista spagnolo che rappresenta una delle migliori realtà nel panorama della Street Art europea. Le sue figure umane indagano nel profondo le inquietudini dell’uomo moderno, le paure e le incertezze proprie di chi vive negli ambienti cittadini. E’ nei corpi, nei volti e in quella pittura graffiata che l’artista ci mostra l’animo della nostra società, ingabbiato da regole e pregiudizi, mai libero di esprimere pienamente se stesso perché nel mondo odierno diamo troppa importanza a come ci vedono gli altri, costringendo noi stessi a reprimere le pulsioni più profonde.Borondo dipinge il nostro Es, lui tira fuori l’immagine della nostra interiorità repressa che affiora come un fantasma, immateriale come il suo segno sembra suggerirci. Un rudere, una fermata del bus, una vetrina insulsa, delle balle di fieno, possono trasformarsi in fenomenali contenitori d’arte grazie alla mente di Gonzalo Borondo. Ed è proprio questo il grande insegnamento della Street Art: in un mondo dove vige la logica del buttare e ricomprare nuovo è meglio che riparare, solo chi sa valorizzare ciò che gli altri butterebbero può dirsi veramente libero. E’ con la nostra fantasia che possiamo crearci il bello nel brutto che ci circonda.