Calma, silenzio e meditazione nella fotografia di Kenro Izu

«Spesso mi domandano perché fotografo monumenti. È ciò che più si avvicina a qualcosa capace di durare in eterno. Ma se si guarda bene c’è una sottile linea di confine tra la pietra e la sabbia circostante. Nemmeno la pietra è eterna, come ci insegna il buddismo tutto è transitorio. La nostra vita, quella di un fiore, perfino quella di un albero o di una pietra non sono altro che un momento nell’eternità».

La citazione precedentemente riportata è stata espressa dal giapponese Kenro Izu, scelta appositamente per illustrare la sua poetica fotografica.

Nato a Osaka nel 1949 e cresciuto ad Hiroshima, Kenro Izu inizia ad approcciarsi alla fotografia a partire dagli anni ‘70, completando la sua formazione presso la Nihon University di Tokyo. Nel 1970 si trasferisce in America, a New York, dove vive e lavora attualmente. Il fotografo giapponese subì il fascino delle immagini di Francis Frith e delle antiche spedizioni fotografiche condotte in Egitto, motivo per cui alla fine degli anni ’70 condusse il primo viaggio in questo Paese, dove fu affascinato dalle piramidi e dalle rovine antiche, esempio dell’imponente azione costruttiva portata avanti dall’essere umano nel passato. Sacred Places è il lavoro nato dopo questa esperienza, che influenzò Izu fino a spingerlo a fotografare i luoghi sacri più suggestivi, viaggiando per la Scozia, il Messico, la Cambogia, l’India, l’Indonesia, Siria e Tibet.

Izu non è interessato a creare qualcosa di nuovo attraverso il proprio lavoro, egli osserva con attenzione il soggetto da fotografare e quando lo immortala intende documentarlo in maniera precisa. Si tratta di una ricerca raffinata ed elegante, infatti osservando le opere fotografiche di Izu sembra di trovarsi sospesi in un mondo non ancora conosciuto, ove lo spazio è estraneo a chi è intento a contemplarlo.

E’ possibile avvertire il forte senso di misticismo osservando i lavori che hanno come soggetto i luoghi sacri asiatici, non si tratta di una banale fotografia contemporanea limitata a ritrarre un luogo solo per dimostrare che si è stati lì, come invece accade con la moda odierna dei selfie, inoltre, osservando le fotografie che hanno come soggetti fiori e piante è possibile subito capire che l’artista non è intenzionato a sviluppare un’analisi superficiale del mondo naturale.

Calma e silenzio sono gli elementi che emergono dall’operato di Izu, si tratta di due caratteristiche che conducono la mente del pubblico alla meditazione, la quale avviene in modo lento, il che consente di far apprezzare la vera bellezza della fotografia.

 

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