Canemorto: la poesia in volgare della Street Art

La Street Art è un mondo in continua espansione. Essendo una delle forme d’arte più ribelli ma allo stesso tempo più accessibili, continua a fare proseliti tra i più giovani, che trovano nella bomboletta spray una vera e propria valvola di sfogo.

La Street Art è però un tipo di espressione artistica facilmente equivocabile. Si viaggia su binari molto sottili tra opera d’arte e vandalismo, in cui le possibilità di deragliare sono altissime. Vuoi perché il murales non viene capito, vuoi perché lo si è fatto nel posto sbagliato, vuoi perché fa oggettivamente schifo; nessuna forma d’arte è più colpita dal pregiudizio della Street Art.

Canemorto è una crew che viaggia su questi binari a bordo di un leggero carrettino spinto da un razzo. Il loro stile è sporco, le figure deformi. Non hanno paura di deragliare, anzi, sembrano proprio voler essere equivocati dai benpensanti ricolmi di pregiudizio. Molte delle loro opere, a uno sguardo superficiale potrebbero sembrare semplici scarabocchi. Ma osservando con più attenzione quelle figure quasi tribali, si arriva a leggerne il fortissimo impatto espressivo. Sono forme grottesche, cariche di ironia caustica, senza pretese pedagogiche o escatologiche. Figure buffe, a volte inquietanti, si stagliano su pareti tristi, simbolo di un’urbanizzazione sfrenata e fine a se stessa. Rozze e deformate, queste immagini movimentano i luoghi della geometrica modernità, con un tratto mosso e nervoso che consente di dare ritmo a delle figure piatte.

È come se Canemorto riuscisse a dare un senso al linguaggio dei peggiori writers, quelli che non sanno disegnare e imperterriti ci provano lo stesso, quelli che non vedono l’ora di sporcare la parete appena intonacata con tentativi improbabili di creare una figura antropomorfa. Qui sta la loro genialità: usare un registro basso per arrivare a un componimento dal risultato complessivo alto e mai banale. Una sorta di poesia in volgare della Street Art.

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