Focus

La rubrica Focus ha l’intenzione di restituire il contatto diretto e immediato con una singola opera oppure con diverse opere dello stesso artista, favorendo un rapporto a tu per tu come succede in una galleria, anche se ci si trova davanti allo schermo del computer, dello smartphone o del tablet. Focus vuole inoltre focalizzare l’attenzione sulla vita di un singolo artista, analizzandone il percorso di ricerca lontano dalla consueta riproposizione biografica dal taglio storico.

Siamo bombardati di immagini, questa è una frase fatta ricorrente ma non per questo meno veritiera e l’insieme dell’arte visuale è una fabbrica mai stanca di immagini.
In questo magma indistinto alcune immagini ci colpiscono, ci attraggono, ci seducono al primo sguardo. Senza rifletterci tanto, a volte in contrasto con quel che è il nostro gusto solito o quello che vorremmo fosse, siamo attratti da un’opera per come appare.
Non dalla ricerca artistica, non dall’autore, non perchè era su un libro o su un sito web. Talvolta l’intuizione arriva prima della comprensione.

L’Atteso: sospensione ed enigma nella nuova installazione di Mike Nelson

Un’atmosfera di sospensione ed enigma avvolge dall’1 novembre scorso il Binario 1 delle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino. Il merito di questa trasformazione è dell’imponente intervento installativo L’Atteso, realizzato dall’artista britannico Mike Nelson e a cura di Samuele Piazza. Fino al 3 febbraio sarà possibile entrare in questa sorta di gioco di ruolo, in cui diverse memorie e indizi stratificati creano una narrazione aperta a molteplici letture. Come in tutte le opere di Nelson, infatti, in L’Atteso ogni chiave di lettura predefinita è volutamente evitata e ogni comprensione definitiva negata. Lo spettatore è lasciato libero di creare il suo personale percorso e formare una propria individuale comprensione del luogo.

La navata del Binario 1 è convertita dall’artista in una sorta di parcheggio fantasma, in cui una ventina di veicoli ricoperti di polvere sono abbandonati accesi su un cumulo di macerie. Entrando nell’installazione lo scenario che il pubblico si trova di fronte è buio e cupo, illuminato solo dai fari delle misteriose auto parcheggiate, all’interno delle quali sono disseminati indizi – tracce di una vita ormai assente – come indumenti, mozziconi di sigarette, avanzi di cibo, musica alla radio, e così via. Sembra così di trovarsi in un film, o su una scena del crimine, di cui lo spettatore deve ricostruire le vicende. O meglio ancora si ha l’impressione di trovarsi all’interno di uno scenario post-apocalittico, con i visitatori che come tanti zombie si aggirano lentamente e in silenzio tra i resti di una vita che si può solo immaginare e che ora non c’è più.

Lo spazio inerte delle OGR, grazie al sorprendente intervento dell’artista, si è trasformato così in un limbo, in uno spazio altro, caratterizzato da una compresenza di temporalità diverse: in cui cioè un passato misterioso e una dimensione quasi archeologica, insieme all’immagine di un incombente futuro prossimo, si uniscono in un presente ambiguo e distopico. É uno spazio in cui in realtà non accade assolutamente nulla, eppure incredibilmente forte è l’impatto emotivo per chi ne varca la soglia.

Lo spazio in cui l’installazione si inserisce, inoltre – le OGR-Officine Grandi Riparazioni, reduci dalla fortunatissima prima edizione di Artissima Sound (che si è svolta dal 1 al 4 novembre scorsi) – è già di per se meritevole della visita. Storica fabbrica in cui si riparavano treni, è uno dei più importanti esempi di architettura industriale dell’Ottocento a Torino, recentemente trasformato in un nuovo cuore pulsante della creatività, della cultura e dello spettacolo.

 

 

MIKE NELSON – L’ATTESO

Fino al 3 febbraio 2019

OGR – Officine Grandi Riparazioni

Corso Castelfidardo, 22

Torino

http://www.ogrtorino.it/events/mike-nelson

 

Le grandi novità di Artissima 2018, la fiera delle sorprese

Si è appena conclusa la venticinquesima edizione di Artissima, Internazionale d’arte contemporanea nonché nozze d’argento della fiera che quest’anno si è dipinta tutta di rosa. Una fiera tutta al femminile che nel bilancio complessivo ha dato grandi risultati prediligendo l’innovazione e lasciando grande respiro alle novità su scala internazionale, con un occhio di riguardo verso le eccellenze all’italiana. La grande novità è stata prima di tutto la sezione Sound, ospitata per la prima volta al di fuori dell’Oval Lingotto, grazie al partenariato con OGR – Officine Grandi Riparazioni e promossa a pieni voti. Il campo del sonoro, da sempre studiato e forse da pochi realmente conosciuto, è una strada tortuosa e piena di insidie perché basta poco per scadere nell’ovvio, nello scontato e nel già sperimentato. Invece, con grande sorpresa, le opere proposte hanno non solo permesso ai fruitori dell’ambiente di ripensare e lasciarsi trasportare da riflessioni sonore nuove, ma allo stesso tempo hanno garantito ai fruitori della fiera un’interazione a 360° che ha ridefinito i confini stessi della ricerca sonora e dell’arte del XXI secolo.

Tra le 14 gallerie invitate e gli artisti proposti, quelle che hanno spiccato di più per ricerca e attitudine sono state le liane e la giungla sonora di Christina Kubisch che con Serra (2017) ha messo in atto una sintesi formale di una ricerca che va dallo spazio acustico, passando per la dimensione temporale e termina nella relazione tra materia e forma. Con Audiocasco, Ugo La Pietra ci ha riportato nelle sperimentazioni di fine anni Sessanta in cui l’interazione diventa parte centrale dell’attivazione stessa dell’opera che dalla sua, permette una totale immersione in un concerto di suoni che modificano le percezioni stesse dello spazio. Susan Philipsz, invece crea con soli quattro megafoni un’interruzione sonora, stonata, che attiva non più l’ambiente circostante bensì l’emotività del fruitore che percepisce in definitiva un canto di guerra in cui le sue ferite diventano forza comunicativa.

Parallelamente alla sezione Sound, Artissima 2018 si è basata tutta sul tema Time is on our side. Centro focale dunque il tempo, che ha spinto le gallerie ad aprirsi a proposte artistiche caratterizzate da flussi dinamici, mantenendo un occhio di riguardo verso le sperimentazioni del passato ma aprendosi all’indagine creativa del futuro. Non a caso, la Galleria Umberto di Marino ha vinto il Premio Illy Present Future con l’opera di Pedro Neves Marques, nominato dunque migliore artista emergente. La produzione artistica di Marques si costruisce attorno a un’attenzione verso tematiche di scottante attualità come in particolare l’ambiente e la globalizzazione. Nel caso di Artissima, ha presentato alcuni dei suoi lavori dove centrale è l’identità e l’individuo in dialogo con le tematiche prima citate.

Tra gli altri artisti premiati, spicca Francesc Ruiz rappresentato da García Galeria di Madrid, vincitore del Premio Refresh Irinox. L’artista è stato scelto per la sua capacità di unire l’immediatezza espressiva del disegno alla tradizione del fumetto, in un processo concettuale raffinato ed elegante che ha affrontato tematiche di grande attualità.

Tante le gallerie che hanno presentato lavori inediti e hanno permesso ai fruitori una conoscenza attenta e curiosa delle novità del momento o una rispolverata del passato, creando una sorta di attesa paziente ma scalpitante riguardo le tematiche e i processi creativi proposti. Tanti, i nomi che grazie ad Artissima 2018 saranno l’occhio del ciclone per l’anno che verrà e noi siamo molto curiosi di vedere cosa ci riserverà il futuro, pazienti ma scalpitanti.

Tra gli altri vincitori:

Campari Art Prize (artista under 35): Rodrigo Hernández, galleria Madragoa di Lisbona.

Premio Sardi (gallerie con i progetti più interessanti nella sezione Back to the future): Rolf Julius, galleria Thomas Bernard – Cortex Athletico di Parigi e Ruth Wolf-Rehfeldt, ChertLüdde di Berlino. Menzione speciale per le gallerie Häusler Contemporary e Michela Rizzo.

Premio Ettore e Ines Fico (artista giovane): Georgia Sagri, galleria Anthony Reynolds di Londra.

The EDIT Dinner Prize (connubio arte e cibo): Bruna Esposito, galleria FL Gallery di Milano.

OGR Award (indagini sonore contemporanee): Tomás Saraceno, galleria Pinksummer di Genova.

 

 

 

Mimmo Rotella Manifesto

La Galleria nazionale d’arte moderna di Roma celebra il centenario della nascita di Mimmo Rotella con la più completa retrospettiva a lui mai dedicata dal titolo Mimmo Rotella Manifesto, a cura di Germano Celant e Antonella Soldaini, inaugurata lo scorso 30 ottobre. La mostra si inserisce all’interno delle iniziative promosse dalla Fondazione Mimmo Rotella, nata nel 2002 per volere dell’artista stesso, e dal Mimmo Rotella Institute, con il supporto della Regione Calabria.

Il salone centrale della galleria è stato allestito con l’intento di ricreare una “piazza” urbana, tappezzata lungo i suoi muri da grandi “billboards”, cartelloni pubblicitari di 3 x 10 metri, composti posizionando uno accanto all’altra diverse opere dell’artista, dai décollages e i retro d’affiches degli anni ’50 e ’60, passando per gli artypos degli anni ’60 e ’70, i blanks e le sovrapitture degli anni ’80, fino all’ultima fase, quella dei décollages monumentali degli anni ’90 e 2000.

Simmetricamente alla zona centrale sono state allestite due piccole piazzette, contenenti i lavori performativi e scultorei di Rotella, oltre che filmati dagli anni Cinquanta e la serie dei Replicanti eseguita nel 1990, dieci porcellane rappresentanti la progressiva perdita dei sentimenti dell’umanità, specialmente in conseguenza delle guerre nel mondo. Integrano il percorso espositivo documenti, disegni, piccole opere pittoriche su tela e su carta, oltre a un ricco apparato documentale, come il Manifesto dell’Epistaltismo del 1949 o le confessioni contenute nei diari del 1993- 1994, fino all’assegnazione della Medaglia d’Oro alla Carriera da parte di Carlo Azeglio Ciampi nel 2002.

Il visitatore è guidato non dalle solite didascalie ma da una “mappa”, sulla quale sono indicate le singole opere che fanno parte delle grandi pareti-quadro, inserite anche nel catalogo di mostra edito da Silvana Editoriale, che include testi inediti di studiosi nazionali e internazionali.

Si ricompone quindi negli spazi della galleria il mondo di frammenti che Rotella “saccheggiava” dalle mura cittadine, estrapolando pezzi di manifesti pubblicitari, mode del momento, divi e messaggi politici, un vera e proprio affresco frammentato di 50 anni di storia italiana, oltre che un excursus completo della produzione artistica di tuta la sua carriera. Ed è giusto che ciò avvenga tra le sale di questo museo, la cui più nota direttrice del passato, Palma Bucarelli, tanta importanza ebbe nella diffusione della conoscenza dell’opera di Mimmo Rotella, presente nella collezione con vari lavori, tra cui ricordiamo i retro d’affiches Composizione astratta (1955-1957), Spirito di Dharma (1960) e i décollages Mitologia 3 (1962) e Senza titolo (1962).

 

 

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Viale delle Belle Arti 131 – Roma

Dal 30 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019

dal martedì alla domenica: 8.30 — 19.30

www.lagallerianazionale.com

 

Manuel Felisi, Presente del passato

In mostra alla Galleria Russo di Roma fino al prossimo 10 novembre la mostra Presente del passato, dell’artista Manuel Felisi, a cura di Maurizio Vanni, che presenta un nuovo ciclo di lavori e sperimentazioni di vari materiali e soggetti.

Felisi, classe 1976, è un’artista milanese diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Brera; la sua ricerca utilizza diversi medium espressivi, tra i quali ricordiamo la pittura, la fotografia e il collage. E’ soprattutto la fotografia il mezzo che predilige per rappresentare il trascorrere del tempo, rendendolo fluido, pronto a connettersi e identificarsi con momenti diversi, con stati d’animo diversi, guidati dalla personale sensibilità dell’artista e dalla sua memoria.

Tema centrale della mostra infatti è proprio il concetto di tempo, scardinato dai dogmi consueti attraverso il processo artistico al fine di rendere attuale anche ciò che in teoria appartiene ormai al passato.

L’esposizione presenta un serie di opere composte attraverso una stratificazione di materiali diversi quali stoffe, garze, carte da parati, cenere e polveri, applicate su pannelli di materiali industriali, di cemento o di gesso porcellanato. Un processo tecnico lungo e meticoloso, che però scompare all’occhio dello spettatore che si focalizza invece solo sull’impatto emotivo e psicologico suscitato dalle immagini che gli appaiono davanti.

Completa la mostra un catalogo edito dalla casa editrice Manfredi Edizioni, al cui interno è presente un saggio critico del curatore della mostra Maurizio Vanni, che sintetizza efficacemente come segue il concept di questa mostra: “Molti dei lavori di Felisi sono legati alla scelta di ciò che l’artista desidera riportare in superficie (presente del passato), ma il filtro sui propri ricordi collima con ciò che ritiene funzionale al presente del futuro per progettare la propria esistenza, manifestando il proprio essere attraverso il fare.”

 

 

Via Alibert, 20 Roma

Fino al 10 novembre 2018

Lunedì : 16.30 – 19.30 – Martedì – Sabato : 10.00 – 19.30

Info: www.galleriarusso.it

Alessandro Roma, Sguardo Straniero

La z2o Sara Zanin Gallery ospita fino al prossimo 24 novembre la seconda personale dell’artista milanese Alessandro Roma, dal titolo Sguardo Straniero.

La ricerca di Alessandro Roma (1977) si incentra sulla tecnica del collage, della pittura e della scultura. In questa sede propone un progetto site-specific, dove la commistione tra il medium della pittura e quello della ceramica si fa più forte, fino a perdere confini netti.

L’artista interviene sugli spazi della galleria, realizzando un grande wall drawing che crea un ambiente altamente immersivo, dove lo spettatore, già solo camminando riesce a entrare nel processo artistico attraverso un progressivo disorientamento che si sviluppa nel suo peregrinare attraverso le opere esposte.

I colori, le linee e le forme che decorano le ceramiche, i bassorilievi e le sete perdono un’identità netta per diventare scultura tessile o pittura da leggere, mostrando una materia duttile all’intervento dell’artista che procede con intense stesure pittoriche sovrapposte, con arpeggi eleganti e intensi su tutti i supporti su cui sceglie di operare.

Questo momento risulta essere particolarmente fertile per Alessandro Roma, in quanto, parallelamente alla mostra allestita presso le sale della Sara Zanin Gallery, ha in corso un’altra personale al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, dove espone un corpus di ceramiche a metà tra astrazione e figurazione, coadiuvato dalla pubblicazione di un volume che contiene contributi della curatrice Irene Biolchini e da un progetto alla Casa Museo Asger Jorn ad Albissola.

Quest’ultimo, a cura di Luca Bochicchio, prevede una performance di poesia, dove alcuni testi di Emily Dickinson verranno interpretati tra le le ceramiche e le sete eseguite dall’artista, insistendo quindi sulla tematica dello sconfinamento tra espressioni diverse ma comunque appartenenti al macrotipo universale, quello dell’arte appunto.

 

Tessuto

 

Z2O Galleria l Sara Zanin

via della Vetrina 21, Roma

dal 17 ottobre al 24 novembre 2018

www.z2ogalleria.it

Orario di apertura: da martedì a sabato 13:00 – 19:00 (o su appuntamento)

 

Aron Demetz, Rigenerazioni

Rigenerazioni è la mostra dello scultore altoatesino Aron Demetz, a cura di Lorenzo Respi, visitabile presso la galleria Anna Marra di Roma fino al prossimo 30 novembre.

Classe 1972, Aron Demetz porta avanti il suo lavoro utilizzando quelli che sono le tecniche scultoree tradizionali del Sud Tirolo. Lo scultore sceglie accuratamente solo rami caduti e radici estirpate, non agisce su piante che sono ancora vive, che fanno ancora parte del ciclo naturale di crescita e sviluppo, ma cerca di dare una nuova vita a quegli elementi che ne sono stati estromessi, tenendo inoltre conto della loro forma, collocazione e tipologia.

I tronchi e le radici vengono poi lavorati nello studio dell’artista, dove vengono innalzati allo status di opera d’arte attraverso svariati tipi di lavorazione, che non dimentica però mai la loro origine. Il legno si rigenera, trova nuova espressione e nuova vita nelle forme umane che l’artista scolpisce, figure fortemente espressive che lasciano un segno nella memoria dello spettatore, specialmente perché il legno viene sottoposto a sollecitazioni di vario tipo, lacerazioni, bruciature, azioni volte a modificare la superficie naturale del materiale, rendendola diversa al tatto e alla vista, agendo come farebbero i fenomeni naturali o il tempo stesso.

Le figure umane di Demetz diventano simbolo di un processo di rigenerazione (da qui il titolo della mostra), che prende vita attraverso l’impeto purificante e forgiante del fuoco; questo processo deve per forza passare anche attraverso il dolore e la lacerazione, che rende gli elementi ancora più forti e consapevoli, diventando quindi parafrasi del dilemma dell’esistenza umana tutta. Quello della rigenerazione è un iter che interessa tutto il mondo naturale, sia animale che vegetale, e, simbolicamente, anche quello umano. Le piante provvedono durante tutto il loro ciclo vitale a sostituire le parti che perdono o che si lesionano, lo stesso fa l’uomo in un certo senso, sostituendo parti di sé che deve lasciar andare via, o che semplicemente muoiono in senso spirituale, in un continuum di fine e rinascita che dura per tutta la sua esistenza.

In mostra sculture realizzate in bronzo, legno carbonizzato e gesso, appartenenti a diverse serie realizzate dall’artista, come Advanced Minorities, Burning e Autarchia, oltre a opere nuove realizzate appositamente per questa mostra e ad alcuni piccoli bozzetti, atti a far comprendere ancora meglio i passaggi creativi che l’artista compie per arrivare all’opera finale. Completa la mostra catalogo edito Gangemi Editore, con un testo del curatore Lorenzo Respi.

 

 

ANNA MARRA CONTEMPORANEA

dal 9 ottobre 2018 al 30 novembre 2018

Via Sant’Angelo in pescheria 32 – Roma

info@galleriaannamarra.it

da lunedì a sabato, dalle ore 15.30 alle 19.30

 

Art with a view | A Miami Beach la nuova personale di Paola Pivi

Enigmatiche ed eclettiche, sono le opere con cui Paola Pivi ha inaugurato la sua nuova mostra personale Art with a view, nella straordinaria cornice di art deco del The Bass, museo di arte contemporanea di Miami Beach. Con la vista rivolta verso l’oceano, Pivi ha presentato un corpus di opere, alcune delle quali proposte al pubblico per la prima volta, in cui il filo conduttore si snoda sotto stratificazioni visive kitsch e giocose. Ciò che accomuna sotto molteplici aspetti le opere di Pivi, è la libertà. Le sue sculture, virano verso un’emancipazione estetica e formale che, come readymade duchampiani, stravolgono il loro principale senso e significato a favore di un cambio di rotta innovativo e ironico.

Le stanze del Bass fanno da cornice a nuove forme visive colorate che si muovono tra simboli antropomorfi, sculture improbabili e video in cui il gioco del non-sense crea situazioni paradossali. Paola Pivi, si distingue ancora una volta per una visione della scena fredda e distaccata, in cui non c’è un’attenzione emozionale ma puramente formale in cui l’artista presenta delle situazioni che sconfinano nella performance. La fotografia, così come la scultura, è per Pivi un’icona meditativa attraverso cui mettere in atto non solo scene paradossali e realmente accadute ma diventa il mezzo attraverso cui la realtà può essere rievocata e fissata a livello visivo nel tempo.

Se, dunque, gli spaventosi orsi ricoperti di piume di tacchino dai colori fluo lasciano il posto a figure antropomorfe, divertenti a causa delle situazioni paradossali in cui l’artista li inserisce, allo stesso modo le fotografie o i video ridefiniscono e manipolano la realtà. Installazioni o video che siano, la dimensione scultorea è una costante nell’elaborazione estetica delle opere di Paola Pivi. Questa tendenza è essenziale nel lavoro dell’artista poiché dirige lo sguardo e porta l’attenzione su una relazione fisica che si crea tra lo sguardo, il corpo e il tempo.

La mostra a cura di Justine Ludwig (ex capo curatore del Dallas Contemporary),fruibile per tutto il periodo di Art Basel e fino al 10 marzo 2019, è un ottimo esercizio visivo di connessioni stratificate. Le opere ci inducono a una ricerca tattile e ludica coinvolgente in cui l’attenzione per il paradosso e l’assurdo si uniscono per determinare situazioni altrettanto irriverenti. Ancora una volta il pubblico diventa un partecipante indispensabile che ridefinisce, ogni volta che si accosta a un’opera, l’idea stessa di arte fatta per interagire e manipolare la realtà in una commistione di ironia e sfida come lati di una stessa medaglia, in cui nessuno dei due ha mai il sopravvento sull’altro.

 

 

Paola Pivi: Art with a view

fino al 10 marzo 2019

The Bass

2100 Collins Ave, Miami Beach

Orari: dal mercoledì alla domenica, h 10:00 – 17:00

Ingresso: $10, ragazzi e studenti $5, bambini under 12 gratis

 

Solo/Diamond. Deadline

Alla galleria Rosso27sette arte contemporanea è in corso, dal 13 ottobre, la mostra Deadline, dedicata agli street artists Solo e Diamond.

Entrambi romani, entrambi diplomati all’Accademia di Belle Arti di Roma, portano avanti due ricerche diverse, evidenti nelle 28 opere esposte.

Il tratto più riconoscibile dei lavori di Diamond è l’evidente collegamento agli stilemi e alle iconografie femminili che appartengono al movimento liberty e all’Art Nouveau. Immediato per gli addetti ai lavori è il riconoscere ad esempio nelle sue figure femminili i tratti delle donne di Alfons Mucha, ad esempio.

Solo invece ha un background più vincolato ad un’arte di impronta Pop, corrente artistica che lo interessa particolarmente, soprattutto a quella che gravita intorno al mondo dei comics e dei supereroi.

Il percorso espositivo è composto da una serie di bozzetti e dalle riproduzioni su tela dei maggiori lavori di street art (e quindi murales) eseguiti dai due artisti negli ultimi anni.

La mostra è accompagnata da un catalogo che contiene testi critici di Giorgio De Finis e di Anya Baglioni; è proprio De Finis a spiegare l’intento di questi due artisti, che vogliono uscire dalle gabbie imposte ai cosiddetti “graffitari” dalla critica tradizionale, come ad esempio la convinzione che il loro operato debba essere di natura effimera e sparire quindi dopo un certo tempo, vista anche l’esposizione pubblica agli agenti atmosferici delle loro opere, o che la loro sede non possa essere quella che di solito viene deputata all’arte (musei, gallerie etc), e soprattutto che la loro azione nasca sempre da un gesto illegale, cioè dall’appropriarsi dello spazio pubblico per rappresentare qualcosa che verrà poi visto da una moltitudine di persone.

Solo e Diamond scardinano queste tesi, mostrando come il loro lavoro nasca da un progetto di studio (il bozzetto), come sia riproducibile (su tela o altri supporti, suffragando così la tesi della breve vita del murales), e che siano infine opere degne di apparire in un contesto come quello di una galleria d’arte a tutti gli effetti, affermando così la necessità di elevare lo status della street art rapportandolo in maniera più equa a quello di solito concesso all’arte di impronta più tradizionale.

 

 

Rosso20sette Arte Contemporanea

Via del Sudario, 39 – Roma

Fino al 10 novembre 2018

info@rosso27.com

 

 

 

 

People, riflessioni sull’identità. Eddie Peake in mostra alla Galleria Lorcan O’Neill

Inaugurata da circa un mese presso la Galleria Lorcan O’Neill, la nuova mostra di Eddie Peake, artista britannico, è una riflessione sull’identità, sul doppio e sulla maschera. Indaga, per la prima volta tramite il solo segno pittorico, un approccio coercitivo sulla psicologia dell’uomo. People è il primo esperimento in cui l’artista decide di abbandonare le atmosfere immergenti, quasi kitsch, intervallate da performance e installazioni che lo caratterizzano, a favore di un “ritorno alle origini” in cui il segno, l’azione pittorica, diventa essa stessa indagine di come il solo gesto possa innescare nell’individuo dinamiche riflessive e relazioni tra il sé interiore e la propria identità.

In un perenne tentativo brecktiano di rendere il pubblico consapevole di se stesso come astante e osservatore, Peake propone una visione doppia in cui la ricerca di sé si scontra costantemente con una visione paradossale e coercitiva dell’essere indissolubilmente legata alla sfera personale e quella sociale. La mostra presenta quattro serie di dipinti, da quelli di grandi dimensioni (Cinema Screens) che annientano ogni spazio tra sé e l’opera, portando verso un’esperienza onnicomprensiva a 360°, in cui il desiderio è rappresentato così come viene sperimentato e vissuto nelle relazioni, per poi passare agli autoritratti legati alla sfera del privato e che riflettono sul confronto diretto con l’altro al di fuori del sé, libero da ogni mascheramento. Infine, i dipinti Head/Text e i Mirror Canvases che riflettono sulle contraddizioni del momento socio-politico globale, indagando le diverse possibilità dell’uomo di porsi all’interno di un ambiente sociale incoerente.

Sebbene i dipinti siano strutturati secondo un segno quasi serigrafico, accompagnato a toni sgargianti e vivaci, segno costante della produzione artistica di Peake, la riflessione su cui l’artista costruisce le connessioni tra i suoi quadri è tutt’altro che positiva. La critica mossa dall’artista, da sempre provocatorio oscillando tra l’osceno e il grottesco, considera i propri personaggi come sottoposti a specifici ruoli o disegni predisposti o imposti dalla società. Le relazioni, di qualsiasi genere esse siano, compaiono costantemente nella produzione di Peake, in una visione drammatica in cui il desiderio e la fisicità si compongono di diverse sfaccettature da cui si determinano altrettanti punti di vista che necessitano di uno sguardo ravvicinato e attento.

La mostra mette insieme un percorso di riflessioni che pretendono di essere accolte e vissute in maniera più profonda. L’artista invita a non fermarsi all’apparenza, ma ci svela che quella stessa apparenza è, essa stessa, potente mezzo coercitivo che confonde e imbroglia l’individuo. La richiesta è quindi quella di soffermarsi e lasciare che sia il confronto tra il sé sociale e il sé privato ad attivare le opere in contingenze di visione.

 

 

Eddie Peake. People

fino al 10 novembre 2018

Galleria Lorcan O’Neill

Vicolo dei Catinari n.3, 00186 ROMA

 

Orari: da martedì a sabato, h 11:00 – 19:00

Ingresso libero

 

 

L’ordine del caos: Sarah Sze e le costellazioni visive in mostra alla Gagosian

Dopo essere stata scelta per rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 2013 ed essere stata chiamata a partecipare alla mostra principale nel 2015, Sarah Sze ritorna in Italia con una splendida mostra che mette insieme alcune delle sue opere di recente realizzazione a metà tra scultura e pittura. Lo spazio della Gagosian di Roma, che ospita la mostra, si abbandona alla trasformazione che l’artista mette in atto, lasciando che siano i piccoli nuclei visivi realizzati dall’artista a ridefinire l’architettura degli spazi.

Sarah Sze è conosciuta a livello internazionale per le sue micro sculture che ragionano sull’interazione e sulla leggerezza. Come delle moderne composizione calderiane, le strutture di Sze ripensano il concetto tradizionale di scultura, rimodellandolo secondo l’utilizzo di materiali misti che si muovono dinamici verso un’apertura. Senza un centro focale preciso, questi piccoli tentacoli di immagini, colori e composizioni si snodano e si aprono nello spazio, obbligando lo spettatore a una duplice visione: una ravvicinata, che si sofferma sul dettaglio e una in larga scala, da lontano, che permette di percepire la composizione come un unicum, un organismo a sé stante, che vive e respira in autonomia. Questi piccoli sistemi, si mostrano al pubblico come costellazioni e strutture generative che implicano un’azione, un gesto, un’interazione e si aggirano attorno a una serie di interessi analitici e spaziali. La stanza ovale della Gagosian è percepita come una “lanterna magica” in cui, per di più, un’installazione video fa da cornice al piccolo cuore scultoreo posto al centro della stanza e lo ingloba in una tensione formale tra scultura e cinema.

Sze, propone altre chiavi di lettura che ne ridefiniscono l’approccio estetico. Queste nuove capacità di lettura si riscontrano anche nelle sue opere su tela in cui l’artista lavora attraverso la giustapposizione di elementi pittorici, ritagli di carta e altri oggetti, i quali ispirandosi alla natura e alla vita quotidiana giocano sulla loro tridimensionalità annientando la bidimensionalità della tela e implicando, nuovamente, un duplice sguardo che va dal macro al micro. Anche in questo caso, la formalità dell’opera pittorica si compone di una giustapposizione scultorea che implica inevitabilmente una minuziosa riorganizzazione di oggetti della vita quotidiana che, raggruppati in cumuli scultorei, innescano rapporti interattivi che lavorano sulla capacità percettiva e cognitiva del visitatore. Sze determina l’ossessiva manipolazione dell’oggetto d’uso quotidiano, attraverso la sua stessa messa in scena, materializzando anche gli aspetti più informali e astratti, come la luce, in piccoli ritagli di reale, ridefinendone lo status.

La mostra non solo si appresta a rivisitare lo spazio della galleria che diventa contemporaneamente luogo di un’azione e proiettore di immagini, ma tende a indagare le connessioni e molteplici capacità di visione che s’instaurano tra il pubblico e lo spazio che lo circonda. In una tensione scultorea, i microorganismi oggettuali di Sze si animano in un dinamismo informale e relazionale in continuo mutamento. Un’indagine sull’immagine in movimento che si muove dalla bidimensionalità della tela fino ad abbattere le architetture in una visione tridimensionale molteplice e innovativa.

 

 

SARAH SZE

Gagosian

Fino al 12 gennaio 2019

Ingresso libero

Orari: dal martedì al sabato, h 10:30 – 19:00

Via Francesco Crispi 16, Roma