Focus

La rubrica Focus ha l’intenzione di restituire il contatto diretto e immediato con una singola opera oppure con diverse opere dello stesso artista, favorendo un rapporto a tu per tu come succede in una galleria, anche se ci si trova davanti allo schermo del computer, dello smartphone o del tablet. Focus vuole inoltre focalizzare l’attenzione sulla vita di un singolo artista, analizzandone il percorso di ricerca lontano dalla consueta riproposizione biografica dal taglio storico.

Siamo bombardati di immagini, questa è una frase fatta ricorrente ma non per questo meno veritiera e l’insieme dell’arte visuale è una fabbrica mai stanca di immagini.
In questo magma indistinto alcune immagini ci colpiscono, ci attraggono, ci seducono al primo sguardo. Senza rifletterci tanto, a volte in contrasto con quel che è il nostro gusto solito o quello che vorremmo fosse, siamo attratti da un’opera per come appare.
Non dalla ricerca artistica, non dall’autore, non perchè era su un libro o su un sito web. Talvolta l’intuizione arriva prima della comprensione.

I Scream You Scream We All Scream For Ice Cream. Innovazione e atemporalità in mostra alla Fondazione Baruchello

Un’oasi immaginaria e astratta è l’idea evocativa che si sviluppa tra le sale dello spazio della Fondazione Baruchello. Inaugurata da circa una settima, la nuova mostra curata da Clelia Colantonio, è il primo progetto espositivo del nuovo programma di Summer Show pensato e proposto dalla Fondazione. L’idea è quella di dare completa carta bianca a giovani curatori e curatrici nell’ideare e sviluppare un progetto espositivo che ridisegni dall’interno lo spazio, quasi un white cube, della sede romana della Fondazione Baruchello.

Il titolo del progetto è una citazione che ci introduce all’idea che tutto possa succedere, I Scream, You Scream, We All Scream For Ice Cream è un motivetto che s’incastra tra i pensieri e risuona in testa per tutto il percorso, lasciando nel visitatore l’idea fresca di un passaggio tra elementi della natura e del quotidiano ripensati e dematerializzati.

Gli artisti invitati a partecipare sono tutti classe ’80 e ’90, europei e non, si mostrano al pubblico in maniera limpida, quasi gridandoci nell’orecchio e mettendoci davanti agli occhi il reale, il quotidiano, l’esasperato, attraverso figure arcaiche e antropomorfe o tramite una dimensione ironica e informale. Tra i tanti nomi che vediamo esposti per tutte le sale, le Sisters Form Another Mister hanno portato in auge in maniera lirica una riflessione che ha molto a che fare con la contemporaneità. Con la performance Tarzan Versus IBM (2015), svolta durante la serata d’inaugurazione, il collettivo formato da Milda Lembertaitė e Amelia Prazak, ha invitato il pubblico a fare ingresso in una dimensione in cui l’elemento tecnologico è considerato un’estensione del proprio corpo. Lunghi cavi incastrati tra le membra delle due performer, sono come capelli impigliati sui loro abiti, attraverso la rielaborazione visiva e sonora di pattern reali e residuali.

Ad accoglierci, altre forme incognite del reale, che ci accompagnano virtualmente in un percorso dove l’uomo è un essere transitorio, il cui scopo è solo quello di essere in un eterno movimento che mai cessa di esistere. Foglie di grandezze inverosimili e dalle venature idilliache, distese di lasciti transitori di presenze. E così via, verso l’informale che rielabora la condizione dell’essere, senza definizioni temporali precise, ma solo ricordi lontani. Il corpo sembra essere una costante che ripensa in chiave contemporanea la fisicità o l’assenza stessa di corporeità attraverso la stilizzazione o la produzione di antibodies e corpi decostruiti. Ciò che manca è una connessione temporale che permette all’uomo, essere in continuo transito, di essere in un non-luogo dove tutto è sospeso. Una dimensione astratta e impossibile dove tutto ciò che resta è la residua immagine di sé e un distratto motivetto che risuona in testa: I Scream, You Scream, We All Scream For Ice Cream.

 

Gundam Air (Roma, 2193)

BB5000 (Milano, 2015) (Giada Carnevale, Arcangelo Costanzo, Francesco Saverio Costanzo, Filippo De Marchi, Giovanni Riggio)

Pauline Beaudemont (Genève, 1983)

Zuzanna Czebatul (Miedzyrzecz, PL, 1986)

Alessandro Di Pietro (Messina, 1987)

Aleksandra Domanović (Novi Sad, Serbia, 1981)

Carlos Fernández Pello (Madrid, 1985)

Karlos Gil (Toledo, 1984)

Marco Giordano (Pietrasanta, 1981)

Yu Honglei (Inner Mongolia, 1984)

Hannah Levy (New York, 1991)

Sisters From Another Mister (Londra, 2011) (Milda Lembertaitė 1987, Klaipėda, Lithuania, Amelia Prazak 1987, Vira Gambarogno, Switzerland)

Alessandro Vizzini (Cagliari, 1985)

 

 

I Scream, You Scream, We All Scream For Ice Cream

Fondazione Baruchello

Via del Vascello 35, 00152 – Roma

26 giugno – 22 settembre

Orario: Dal lunedì al venerdì, dalle ore 16.00 alle ore 19.00

Ingresso libero

 

 

Omaggio a Klimt

L’associazione culturale La ruota della fortuna inaugura da sabato 8 luglio fino a venerdì 14 luglio a Cagliari, una mostra dedicata al più celebre pittore viennese, Gustav Klimt. La collezione è curata dal pittore Mauro Angiargiu e dalla pittrice Gabi Schunzel.

Viene rappresentato un mondo colorato e romantico, facendoci sognare e riempiendoci gli occhi di bellezza e poesia. Poesia come Klimt, che celebra l’esistenza umana, la minaccia della morte, con uno stile totalmente carico emotivamente e fortemente espressivo.

I due artisti creano un modo policromo con la loro arte di vedere Klimt, una sorta di enfasi che crea un’intensità di linguaggio dall’accentatura lieve di colore o dal gioco di luce e penombra.

Le loro opere creano una teatralità, un’ampollosità nel coinvolgere totalmente il pubblico, conferendo solennità e rilievo ai dipinti grazie all’uso combinato di miscele diverse di toni.

Nell’immaginazione dell’artista si crea la combinazione di tutti gli aspetti della personalità umana complessa ed enigmatica e allo stesso tempo ingenua.

Nella produzione artistica l’amore richiede azione e forza creativa con costante attenzione alla natura intrinseca del proprio artista.

Pittori come Angiargiu e Schunzel, creano passione e curiosità nei loro dipinti, coinvolgendo totalmente il pubblico, dando origine a un racconto avventuroso ed ironico ricco di sarcasmo nella loro arte, che è una chiave di lettura per comprendere il grande maestro viennese.

Sono quadri che si mostrano ricchi di elementi simbolici e mistici. Si crea uno spirito giocoso nella realizzazione delle opere, che si presentano a una lettura leggera e piacevole.

Una produzione artistica che alimenta la fantasia e desta curiosità, capace di sonare al pubblico una serenità, un ponte ideale con l’artista del passato che ha fatto la storia della pittura.

La collezione non segue un ordine cronologico ma quello visivo che è in grado di scaturire emozione, un ringraziamento al grande maestro austriaco da un’eleganza decorativa e mondi onirici.

 

Cagliari

L’esposizione permarrà fino al 14 luglio

Orari: 10-13 e 16-20

via Bacaredda 48/b

Il silenzio dei paesaggi di Roberto Salgo

Paesaggi industriali, scorci di una città deserta, forse di giorno troppo chiassosa, una spiaggia invernale che sa di sturm und drang. Stiamo parlando di Roberto Salgo. Nato a Cagliari nel 1959, dopo alcuni reportage e collaborazioni con agenzie pubblicitarie si accosta alla fotografia a partire dal 1995.

Da qui in poi espone presso numerose mostre e concorsi fotografici, in cui arriva quasi sempre finalista. Collabora con riviste, mensili e quotidiani, nazionali e regionali, con agenzie pubblicitarie per la realizzazione di brochure, siti web e campagne pubblicitarie. È stato docente in corsi di fotografia su metodi e tecnica utilizzati durante i reportage. Qualificato come fotografo in tutte le sagre della Sardegna, è evidente quanto lui ami viaggiare, scoprire, osservare posti nuovi, ha viaggiato soprattutto in Africa e in Asia, «Quando ho visto degli uomini di una tribù africana guardare estasiati le immagini trasmesse da una tv, ho pensato: ecco come doveva essere stato anche per noi, 60 anni fa, vedere delle storie dentro una scatola». Da questo viaggio infatti nasce il reportage fotografico in Sud Sudan, Kenia e Uganda, in collaborazione con Argonauti Explorers per la rivisitazione e ristampa del libro Equatoria 12° parallelo.

Le sue aree di interesse più recenti sono l’architettura, urbana e industriale, un esempio è l’opera Dighe della Sardegna, esposta presso il Bastione di Sant Remy di Cagliari. Frammenti di vita quotidiana, la frenesia della città descritta con un tocco di futurismo: un tram cha a tutta velocità taglia l’immagine, il silenzio dei macchinari delle fabbriche chimiche, insomma paesaggi che, diversi dal solito e differenti tra loro, mostrati assieme esprimono quasi un senso di isolamento: manca sempre l’uomo. Protagonisti indiscussi delle opere di Salgo sono dunque i paesaggi, la natura, e un tuffo nel sublime romantico.

 

WARAL, la Street Art che fa sognare Varallo

Il progetto Waral, ideato e curato da Alessandro Dealberto, è un’iniziativa che valorizza il ruolo della Street Art in funzione della riqualificazione urbana. La città di Varallo ha colto brillantemente il valore dell’idea e ha dato vita a una kermesse che si appresta a trasformare il piccolo centro piemontese in un museo a cielo aperto.

La prima opera realizzata è un intervento di Andrea Ravo Mattoni, street artist nato a Varese nel 1981, che ha ereditato dal padre Carlo la passione per l’arte. La sua peculiarità è il riadattamento di opere antiche ai mezzi contemporanei, estrapolando i soggetti dei più famosi maestri dell’arte e riproponendoli con gli strumenti tipici del writer.

Il suo intervento a Waral si è rivelato un magnifico esempio di riqualificazione di uno spazio urbano. Attraverso la riproposizione del dipinto Davide e Golia di Tanzio da Varallo è riuscito a coniugare identità, storia dell’arte e senso del contemporaneo. Identità perché Tanzio da Varallo era un pittore locale e questo stesso dipinto lo si può trovare alla Pinacoteca cittadina; storia dell’arte perché si parla di un’opera del 1625 fortemente ispirata a Caravaggio; senso del contemporaneo perché la riproposizione attraverso il graffitismo, mezzo espressivo moderno per antonomasia, è volta a valorizzare uno spazio urbano altrimenti mesto e ignorabile.

Waral è dunque partito col piede giusto e già da subito ha mostrato tutte le potenzialità del progetto che durerà fino al 2018 sempre nella città di Varallo. Altri famosissimi street artist sono pronti a lasciare la loro impronta e chissà come sarà l’immagine del piccolo paese al termine della kermesse che per il momento sta riscuotendo un’ottima risonanza mediatica. Per il momento l’idea di Alessandro Dealberto sta prendendo forma e non c’è dubbio che sia sulla buona strada verso un risultato finale che potrebbe trasformare Varallo in un format da riproporre in giro per l’Italia.

 

Delusione e rinascita. Camilla Manca

Fino al primo Luglio è allestita la mostra fotografica Delusione e rinascita di Camilla Manca, presso la gelateria artigianale Likitta, Cagliari, in piazza Garibaldi. Una serie di scatti, che rappresentano gli stati d’animo delle persone, individui coinvolti nei vortici dei processi quotidiani. Si tratta di modo per trasmettere le sensazioni della propria condizione psicofisica, é una realtà, guardata con occhi, non come rappresentazione del quotidiano.

Il lavoro esposto in questa rassegna rappresenta una delusione profonda accompagnata dalla rinascita. Le foto pur essendo a colori, mostrano una gamma limitata di toni, per far riflettere le forme essendo offuscate dalle ombre. L’artista ha saputo cogliere con un semplice scatto la serenità del paesaggio e l’emozione di un semplice ritratto. L’immagine é come se fosse una pellicola applicata ai nostri occhi che mostra il sentimento, la fragilità della realtà che ne emerge.

Il progetto della mostra è concepito in modo da rispecchiare il percorso e la personalità dell’artista. Si tratta di un lavoro formale ed espressivo, attraverso il quale ci conduce verso la propria ricerca, indagando ora percorsi inattesi della memoria, della condizione umana in una lettura più intima. Ogni fotografia diventa una sorta di finestra dalla quale e sulla quale vede e racconta quello che attira la sua attenzione. Le sue fotografie sono i diari dei suoi sentimenti, delle sue impressioni sulla bellezza del mondo.

Lo sguardo abbraccia la mostra, cogliendo ogni singola fotografia di quest’affascinante viaggio della coscienza umana. L’esposizione non segue un ordine cronologico, ma solo le memorie dell’artista, che ha fatto delle foto il suo mondo.

Le fotografie sono come delle istantanee di una pellicola che si offre allo sguardo, lo trattengono senza immobilizzarlo. In questa mostra l’artista ha voluto rappresentare il proprio stato d’animo, un ricordo, un’immagine senza fissarla nella memoria.

 

 

La mostra è visitabile fino al primo luglio dalle 18.00 alle 00.00

Presso Likitta, piazza Garibaldi Cagliari

Lo “sketchbook” di Lucrezia de Fazio in mostra a Milano

Bianco e nero onnipresente, forme organiche ripetute ossessivamente e spaesamento dell’osservatore: queste sono le caratteristiche principali della ricerca di Lucrezia de Fazio, giovane artista che si accinge a inaugurare a Milano la sua prima personale.

Disegno, scultura, suoni e immagini in movimento dialogano abitualmente tra loro nelle opere di questa artista, fino a creare delle installazioni immersive e multisensoriali a metà tra il materiale e l’immateriale. Obiettivo di queste opere è provocare un disorientamento nello spettatore, di sapore vagamente surrealista. Esso è ottenuto attraverso la scomposizione, frammentazione e ripetizione di parti del corpo, che si trasformano così in una sorta di macchie di Rorschach, elementi tra il conosciuto e l’irriconoscibile, che ognuno è portato ad interpretare a modo suo.

È in questa maniera che le opere di Lucrezia de Fazio si fanno ipnotiche, e il corpo, punto di vista privilegiato e oggetto della sua analisi artistica, viene trasfigurato, e una volta smembrato e privato del suo contesto si riveste di nuovi e inediti significati.

Nonostante la grande eterogeneità, insomma, esiste un filo conduttore tra le opere dell’artista. Il momento giusto per scoprirlo è la sua prima personale, Sketchbook, che inaugurerà stasera presso The Lone T Art Space a Milano. Proprio come un diario, un taccuino di appunti, la mostra avrà infatti lo scopo di presentare il percorso dell’artista, nelle sue differenti manifestazioni.

Nonostante la giovane età della loro autrice, inoltre, i lavori di Lucrezia sono già stati esposti singolarmente in diverse parti del mondo, e la sua When It’s Three In The Morning si trova in mostra fino al 25 giugno a Roma, all’interno della collettiva Aurore, organizzata dall’associazione CultRise negli spazi del The Popping Club.

 

 

Lucrezia de Fazio. Sketchbook

23 giugno – 29 luglio 2017

Inaugurazione 22 giugno ore 18.30

The Lone T s.r.l.

via Senato, 24

Milano

www.thelonet.it

Roberto Lalli: un informale contemporaneo

Ceralacca, cemento su tavola, collage e tessuti su tela, non è mai troppo tardi per l’arte informale.

E’ Roberto Lalli, romano doc e discepolo dell’informale e dell’espressionismo astratto americano.

Dopo esser stato impegnato a Roma nel restauro di affreschi e sculture presso alcune ditte, ha frequentato botteghe artigiane che gli hanno fatto amare gli strumenti d’arte, la creatività e l’alchimia dei colori, lavorando poi in uno studio da lui stesso allestito, creando con grande appagamento tecniche polimateriche.

E così Tapies, Burri, Rotko e Capogrossi l’hanno affascinato. Terre, metalli, pigmenti, legni, cartigli e stoffe diventano per Lalli elementi narranti nelle sue tele. Più che una tela, si sente quasi davanti ad un muro, sul quale manifesta lo sfogo creativo delle sue emozioni, avvertita dallo spettatore come una rappresentazione ideale di rottura, strappo e lacerazione per l’elemento più importante in assoluto del pittore, ovvero la tela.

«Ancora oggi ogniqualvolta creo un quadro, dopo tanta esperienza assorbita, provo una sensazione di tormento, legata al desiderio di riuscire ad ottenere perfettamente ciò che vedo, nel profondo del mio essere. Creando le mie tele in un piacere, quasi di estasi, cerco di trovare quella pace che caratterizza il progetto e l’attività di un modesto pittore come me».

Anche con le sue parole si nota come l’opera sia il risultato di una lunga meditazione, «un informale tormentato» come si esprime Daniele Radini Tedeschi nel 2011 in occasione della Triennale di Roma, che vede Burri come un’autorità paterna.

A partire dal 2008 ha esposto a diverse mostre d’arte contemporanea, ricevendo anche premi e riconoscimenti, nel 2008 a Roma un premio alla Carriera e nel 2009 un attestato di gradimento da parte della critica e del pubblico. Nell’ottobre del 2011 ha partecipato alla Triennale di Roma con grandissimo successo.

 

ArtFutura: strane “creature digitali” popolano l’Ex Dogana di Roma

Arriva finalmente in Italia ArtFutura, la mostra dedicata alla sempre più feconda zona di confine tra arte e scienza. Sculture luminose e ambienti immersivi, campi magnetici che generano forme dinamiche e installazioni audiovisive che interagiscono con lo spettatore sono alcune delle “creature digitali” in mostra per questa occasione all’interno dei nuovi spazi espositivi dell’Ex Dogana di Roma. Per l’evento, il curatore Montxo Algora (fondatore e direttore dell’omonimo festival internazionale ArtFutura, che da ben 26 anni celebra e diffonde l’arte multimediale nel mondo) ha riunito un gruppo di artisti provenienti da nazioni, generazioni e discipline diverse, accomunati però dalla stessa passione per la sperimentazione di nuovi orizzonti della creatività.

La mostra si apre con la sala dedicata Paul Friedlander, scienziato e artista statunitense che da più di vent’anni si dedica a una ricerca tecnologica che ha lo scopo di trasformare la luce in un materiale malleabile e capace di assumere qualsiasi forma. Entrando nella sua Spinning Cosmos, installazione site-specific prodotta appositamente per la mostra, ci si trova completamente immersi in un buio da cui emergono solo una serie di colorate “sculture luminose cinetiche”, che si riflettono però all’infinito grazie ad un gioco di specchi convessi. Il visitatore si trova così in un ambiente totalmente disorientante e immersivo, definito una sorta di “macchina spaziale” attraverso cui meditare sui misteri dell’universo che ci circonda.

Si passa poi alle installazioni dell’artista di origine turca Can Buyukberber, ipnotiche proiezioni basate sullo studio delle percezioni visive e sull’interattività con il pubblico attraverso il movimento o l’utilizzo dello smartphone.

Successivamente si entra nella sala dedicata al collettivo Amorphic Robot Works, diretto da Chico Mac Murtrie e composto da artisti, ingegneri, musicisti e scienziati. L’opera esposta a Roma dal collettivo è una scultura dinamica e interattiva, composta da un progressione di archi gonfiabili che subiscono diverse metamorfosi durante l’arco della giornata, avvolgendosi improvvisamente su se stesse fino a formare delle spirali esteticamente assimilabili a strutture molecolari.

Proseguendo si entra poi addirittura all’interno di un campo magnetico, generato da Sachiko Kodama, artista e professoressa all’università di Tokyo che da anni mescola creatività artistica e rigore scientifico per realizzare progetti basati sullo studio e la manipolazione di particolari sostanze magnetiche: i ferrofluidi. Si tratta di metalli liquidi che in prossimità di campi magnetici reagiscono vibrando e cambiando forma a seconda dell’intensità della forza applicata, che l’artista controlla attraverso un computer, ottenendo così sculture vive e dinamiche.

Lo spazio successivo è dedicato all’argentino Esteban Diacono, che in Uncanny, un’installazione video a più schermi, raccoglie quaranta animazioni “ispirate all’assurdo, al surreale e alla paura del futuro”.

Screens of the future è invece la serie di video che il collettivo inglese Universal Everything dedica alla relazione dell’uomo con la tecnologia e ai suoi possibili sviluppi nel prossimo futuro.

A concludere la mostra, infine, uno spazio dedicato alla documentazione delle varie edizioni di ArtFutura e una grande proiezione che presenta il meglio delle nuove creazioni digitali elaborate in tutto il mondo nell’ultimo anno.

 

 

ArtFutura. Creature Digitali

Fino al 10 settembre 2017

Ex Dogana

Viale dello Scalo San Lorenzo, 10 – Roma

 

http://www.artfuturaroma.it/

 

Fabrizio Acciaro. Sognatore, artista o non arista?

 

Fabrizio Acciaro è un artista cagliaritano, visionario di un’arte comunicativa realizzata con semplici tocchi di una tastiera di un computer. Mostra fin da bambino una predilezione per l’arte figurativa, la sua vera passione, permettendo di creare un mondo totalmente diverso fatto di luci e colori. Colori e figure invadono la sua vita, creando così un connubio perfetto con l’arte. La narrazione avviene attraverso la tela, la scultura e il disegno, maestri della sua vita.

Fabrizio Acciaro dà vita a un arte figurativa, plasmando una società dispotica non lontana dal nostro tempo, devastata, oscurata dall’indifferenza del nostro tempo alla ricerca di quel progresso oscurantismo della società, mettendo in atto la ricerca di una verità superficiale che mostra solo il ricordo di quello che eravamo.

E’ una lotta continua per la sopravvivenza, un viaggio alla ricerca di una luce sempre offuscata da una conoscenza, che cresce fino a diventare un muro mostruoso e violento che spersonalizza l’unica certezza dell’essere umano e la sua propensione al bene o al male.

Ha voluto con queste immagini raccontare alcuni momenti della giornata di uno di quelli nati in una società medievale senza la possibilità di una conoscenza, egli riesce a dare vita a  un’immagine forte dal punto di vista visivo, con pennellate studiate e colori che nell’insieme creano una visione onirica del nostro tempo.

Un artista eccezionale capace di rappresentare l’urbano, ciò che passa sotto i nostri occhi quotidianamente, sotto una luce intima e introspettiva. Una creazione originale in continua evoluzione ispirata alla vita. Un’arte a tratti pungente che penetra attraverso lo sguardo provocando risentimento, stupore negli occhi di chi guarda.

Acciaro espone le sue idee, pensieri, ripercorrendo un ruolo importante nella società, la figura dell’artista, evolvendo allo stereotipo di pittore o scultore. La sua produzione artistica è rivolta alla conoscenza della natura umana, una performance basata sui dipinti, una poesia all’insegna dell’arte e della vita.

 

 

 

AURORE: tempo di rinascita al Popping Club di Roma

«Nascere non basta.

È per rinascere che siamo nati.

Ogni giorno».

(Pablo Neruda)

 

Inaugura oggi, giovedì 8 giugno 2017, Aurore, nuovo progetto espositivo del Popping Club a cura dell’associazione CultRise. Per l’occasione la galleria di via Baccina 84 cambia volto, aprendo per la prima volta al pubblico tutti gli ambienti della ex rimessa Atac che la ospita (mutando così il suo aspetto da classico white cube a monumento di archeologia industriale), e rinnovandosi sotto le mani di cinque giovani artisti che, con opere site-specific e non, ne reinterpretano lo spazio.

Il tema dell’aurora va inteso allora nell’accezione di rinascita, di momento indefinito di metamorfosi e di cambiamento. L’idea di rinascita, però, non si esaurisce solo nel nuovo look dello spazio espositivo, ma si estende anche a tutte le opere in mostra, che dialogano tra loro su questo tema a creare un discorso unico e piuttosto articolato, frutto di mesi di lavoro degli artisti a stretto contatto tra di loro.

Entrando nella galleria ci si trova subito catapultati in uno spazio altro, estraneo al caos cittadino che ci si lascia alle spalle, per iniziare una sorta di viaggio sia fisico che emotivo. Il primo ambiente che si incontra è infatti Spring/Horizon di James Hillman, un tunnel scolpito dall’artista a ricordare una grotta scavata dal passaggio dell’acqua, che scorre realmente sopra le teste dei visitatori. In questa sorta di attraversamento, di tunnel iniziatico, cullati dal suggestivo rumore dell’acqua si inizia finalmente un percorso rigeneratore.

Usciti dal canale di Hillman si entra poi in un altro spazio di transizione, Declinazioni del Liminale di Eugenio Carabba: una sorta di anticamera, di “brodo primordiale” in cui tutto è ancora possibile. Si tratta di un vuoto riempito da elementi scultorei disposti in equilibrio instabile e da una luce gialla straniante, dominato da un grande calco e dalle forme da esso generate, ancora una volta a rimandare al concetto di nascita e di maternità.

Da qui si passa invece alla stanza dedicata ai pattern organici di Giulia Mangoni, in cui una serie di lavori pittorici esteticamente assimilabili a delle cellule si mescolano tra loro a coprire interamente l’alta parete di fondo. È questo, seguendo ancora l’idea di un percorso generale di rinascita, il momento della prima formazione fisica. Fondamentale è del resto per quest’artista il processo creativo, più che la singola opera in sé (tutti i quadri vengono generati infatti attraverso un unico processo di sovrapposizione di livelli di colore in maniera automatica, eliminando la fase della scelta razionale).

Con When it’s Three in the Morning di Lucrezia De Fazio, poi, si inizia ad avere a che fare con il corpo vero e proprio. Immagini e suoni difficilmente decifrabili provengono da installazioni video disseminate attraverso piccoli schermi in un ambiente già di per sé affascinante.

Al termine del percorso non rimane poi che salire verso l’alto, e attraverso una serie di scale lasciare la carnalità del corpo ed elevarsi verso il metafisico. In un ambiente sospeso e fuori dal tempo, le surreali geometrie inventate di Gianfranco Toso sono immerse in un silenzio luminoso e caldo. Giunti al punto di arrivo del processo di ascesa, si è però costretti a voltarsi indietro e tornare sui propri passi, fino a ritrovarsi all’inizio del percorso.

Non sono tanto le singole opere, insomma, ma l’esperienza stessa del visitatore a trovarsi al centro della proposta espositiva. Attraverso l’immersione fisica e il coinvolgimento dei vari sensi, infatti, si tenta di eliminare il solito rapporto unilaterale tra opera e pubblico, per favorire al contrario il verificarsi di un’esperienza contingente, effimera e momentanea, che come un’aurora si mostri appena, per poi scomparire di nuovo.

 

 

AURORE

09 – 25 giugno 2017

Vernissage: Giovedì 8 Giugno 2017 – dalle ore 18:00

The Popping Club

Via Baccina 84, Roma

Ingresso Gratuito

www.cultrise.com

info@cultrise.com