Focus

La rubrica Focus ha l’intenzione di restituire il contatto diretto e immediato con una singola opera oppure con diverse opere dello stesso artista, favorendo un rapporto a tu per tu come succede in una galleria, anche se ci si trova davanti allo schermo del computer, dello smartphone o del tablet. Focus vuole inoltre focalizzare l’attenzione sulla vita di un singolo artista, analizzandone il percorso di ricerca lontano dalla consueta riproposizione biografica dal taglio storico.

Siamo bombardati di immagini, questa è una frase fatta ricorrente ma non per questo meno veritiera e l’insieme dell’arte visuale è una fabbrica mai stanca di immagini.
In questo magma indistinto alcune immagini ci colpiscono, ci attraggono, ci seducono al primo sguardo. Senza rifletterci tanto, a volte in contrasto con quel che è il nostro gusto solito o quello che vorremmo fosse, siamo attratti da un’opera per come appare.
Non dalla ricerca artistica, non dall’autore, non perchè era su un libro o su un sito web. Talvolta l’intuizione arriva prima della comprensione.

Momento zero: le montagne senza eco di Pietro Manzo

È in corso presso la White Noise Gallery Momento Zero, personale di Pietro Manzo composta da opere che spaziano dal monumentale al piccolissimo formato, dalla fotografia alla pittura all’installazione.

A prima vista, le opere di Manzo non sembrano avere molto di originale da dire. Basta una seconda occhiata, però, per accorgersi che in realtà nascondono qualcosa in più rispetto a quanto si potrebbe pensare fermandosi al primo colpo d’occhio. Quelli che sembrano semplici paesaggi fotografici, infatti, sono in realtà ricostruzioni fittizie di una realtà non più esistente, ottenute sovrapponendo strati di colore a stampe fotografiche. Quella che potrebbe sembrare la solita mostra di fotografia naturalistica, pertanto, si trasforma nell’occasione di conoscere una ricerca di tutt’altro genere, e di riflettere su tematiche tutt’altro che scontate. Se da lontano potrebbero sembrare solo immagini da cartolina, infatti, guardando con più attenzione si scopre che quelli esposti da Manzo sono panorami colpiti da ferite indelebili, ferite che l’artista tenta però di ricucire attraverso la pittura. I soggetti da cui parte sono montagne sventrate, paesaggi stravolti dalla presenza umana, che l’artista riporta con il suo intervento al loro “momento zero”, allo stadio iniziale della loro storia. L’artista, come un chirurgo plastico, elimina cioè con pazienza tutte le cicatrici lasciate dall’uomo sulla natura, ristabilendo almeno sulla carta un equilibrio millenario ormai perduto per sempre.

Quella offerta da Manzo è perciò la rappresentazione di un mondo perfetto ma surreale, ambiguo, che non è del tutto naturale, né del tutto artificiale. È l’effige di una natura fin troppo incontaminata, il ritratto di paesaggi senza memoria, di montagne senza eco. Un ritratto reso paradossalmente poco credibile proprio a causa della totale assenza di qualsiasi contaminazione umana, ormai inconcepibile nella mente dell’uomo moderno. I paesaggi di Manzo, in altre parole, hanno lo stesso effetto di paesaggi realizzati in computergrafica, troppo vergini e silenziosi per risultare realistici.

La tecnica utilizzata per realizzare queste opere è molto antica, tanto quanto il mezzo fotografico stesso. La pratica del ritocco a pennello, infatti, era ampiamente diffusa già all’epoca di Daguerre, e così è stato fino all’invenzione della fotografia a colori e alla cosiddetta “rivoluzione del digitale”. L’artista, però, riesce a trasferirla in maniera originale nel contesto artistico contemporaneo, e a sfruttarla al massimo per veicolare il suo messaggio. La curiosità da parte del pubblico è inevitabile, non solo per l’utilizzo di una tecnica così inusuale nel 2017, ma anche a causa dell’impossibilità di conoscere l’immagine originale che si nasconde dietro l’intervento dell’artista.

Nella project room al piano inferiore della galleria è esposta un’altra parte della ricerca dell’artista, a metà strada tra scultura, pittura e installazione, in cui il discorso affrontato nelle altre sale si fa ancora più forte e tangibile. Dettagli di quelle stesse montagne raffigurate in foto sono dipinti qui dall’artista direttamente su frammenti di marmo prelevati dalle stesse (frutto pertanto della distruzione del paesaggio naturale ad opera dell’uomo di cui si parlava). Frammenti fisici e iconici convergono così a rappresentare un tutto in bilico tra un passato ormai perduto e un presente difficile da accettare.

Esposti e illuminati in maniera suggestiva, questi frammenti appaiono come pezzi di un corpo lacerato, da contemplare nel religioso silenzio di questa sorta di cripta. Unici particolari fatti emergere dal buio della stanza, sembrano essere indicati come testimoni di un delitto, o come reliquie di un martirio, normalmente incapaci di suscitare altra reazione che una malcelata indifferenza.

 

 

Fino al 18 novembre

White Noise Gallery

Via dei Marsi, 20/22

Roma

 

http://whitenoisegallery.it/mostra/momento-zero/

Gli orizzonti della percezione. Personale di Antonio Milleddu

La Ruota della Fortuna è lieta di presentare la mostra di pittura dell’artista locale Antonio Milleddu, dal titolo Gli orizzonti della percezione, presso la locanda Aurora di Cagliari, in piazza Yenne, in mostra sino al 15 novembre 2017.

Un risultato con una forte e tangibile espressione del pensiero dell’animo umano, una materializzazione del vissuto personale dell’artista. Antonio Milleddu ha cercato di attraversare e varcare quel sottile confine che separa ciò che vede l’occhio da ciò che vede la mente, passando dalla consapevolezza dell’essere umano. Si tratta di una conoscenza del linguaggio dell’arte legato alla storia e ai vissuti di ognuno di noi. Nei suoi lavori attraverso una fusione di colori e di luci abbiamo una rappresentazione di stati d’animo, un vissuto interiore, sfigurato dal tempo, che esprime allo stesso modo energia, dinamismo, con un risultato oggettivamente suggestivo.

Il pubblico coinvolto ha il progetto di interpretare in chiave eloquente le opere, diventando come parte integrante di esse.

Un’arte studiata nelle forme, con uno spiccato senso del realismo e un innato senso dell’osservazione. Lo sguardo è attratto dai colori brillanti, che rafforzano questo lavoro, basato sull’analisi personale dell’artista. Una componente naturale nel comunicare il mondo interiore del vissuto quotidiano è presente nel lavoro del Milleddu, ove è evidente un lavoro ricco di passione, con un entusiasmo volto alla crescita interiore del protagonista. L’esperienza pittorica è un presupposto che risulta essere la chiave della vita matura dell’uomo.

In questa mostra l’autore mostra le ragioni della trasformazione da una visione del mondo essenzialmente umanista volto al pregiudizio della decadenza, a una concezione più spirituale e astratta. Le esperienze traversali in campo artistico hanno permesso di varcare e conoscere il confine dell’animo artistico, spesso turbato dal vissuto quotidiano. Il percorso artistico nasce dall’esigenza di catturare lo sguardo dello spettatore che deve saper comprendere fino in fondo le radici del suo male. I colori sgargianti rafforzano il carattere dell’esposizione, una parte fondamentale che ha contribuito alla nascita della mostra, che è un percorso ricco di passione ed entusiasmo.

 

 

Info: Cagliari, associazione culturale “la ruota della fortuna” LocandAurora

Fino al 15 novembre

Dalle 10,00 alle 20,00

 

Daidalos. Javier Marìn in mostra al Labirinto della Masone

Javier Marìn (1962) è lo scultore messicano protagonista della mostra intitolata Daidalos, presso il Labirinto della Masone, in corso fino al 14 gennaio 2018.

La mostra offre al pubblico la possibilità di ammirare uno scambio artistico fra l’architettura in stile neoclassico del complesso ospitante l’evento e le forme plastiche create dall’artista, opere in terracotta, bronzee e altri materiali, nate dall’immaginazione del Marìn.

L’uomo è il centro dell’operato di Marìn, non è un caso infatti che ad accogliere il pubblico sia un cavaliere bronzeo alto più di 7 metri. L’artista assume il ruolo di un Creatore, nel proprio lavoro infatti il processo creativo, quello in cui viene plasmata un’opera, assume un ruolo fondamentale, è un’esperienza che è in grado di offrire la possibilità di studiare maggiormente il corpo o gli oggetti a cui si intende dar vita.

Cabeza Roja è la scultura regina esposta nella corte centrale, una creazione che rappresenta un’imponente testa femminile, un lavoro che garantisce al pubblico di ammirare l’attenzione che lo scultore attua nei confronti non solo del corpo dell’essere umano, ma anche verso il reale e il mondo metaforico.

Ad accompagnare l’esposizione ci sarà la Guida alla mostra,edita da Franco Maria Ricci, firmata da Giorgio Antei.

 

 

Fino al 14 Gennaio 2018

Fontanellato | Parma

Luogo: Labirinto della Masone

La mostra è aperta tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 10.30 alle 19. L’accesso è incluso nel biglietto d’ingresso del Labirinto della Masone (intero € 18, riduzioni indicate sul sito), che comprende anche l’accesso al labirinto di bambù e alla collezione permanente di Franco Maria Ricci.

Curatori: Giorgio Antei, Fondazione Franco Maria Ricci

Telefono per informazioni: +39 0521827081

E-Mail info: labirinto@francomariaricci.com

 

Romina Bassu. Campionario analogico

Da giovedì 26 ottobre 2017, Burning Giraffe Art Gallery presenterà la mostra intitolata Campionario analogico dell’artista Romina Bassu, nata a Roma, classe 1982.

Un’attenta ricerca di foto d’archivio costituisce il punto di partenza dell’indagine pittorica della Bassu, ove fan da padrone ritagli di vecchi rotocalchi e locandine del cinema classico, un piccolo campionario di immagini attraverso il quale la pittrice prende in prestito le atmosfere e le suggestioni.

La mostra si compone di una decina di opere su tela e su carta, realizzate appositamente per questa personale dell’artista nella galleria torinese, un’occasione in cui è stato possibile concentrare la propria attenzione sulla figura femminile. La staticità caratterizza le figure dipinte, appaiono quasi prive di vita e sembrano sacrificate al loro apparire. I personaggi che popolano i quadri sono stati inseriti dell’artista in un passato recente, gli anni Cinquanta, con la presenza di immediati riferimenti iconografici e culturali. Tale scelta permette di far emergere una concezione dei ruoli sociali e di genere più rigida e pervasiva, la scena è trasportata su una dimensione senza tempo e le figure diventano degli archetipi, estremamente contemporanei allo spettatore.

L’oggettivazione del corpo femminile è il concetto su cui verte la riflessione portata avanti da Romina Bassu, che avrebbe nello sguardo del genere maschile la principale azione di tale oggettivazione. Il volto dipinto, presente in quasi tutte le opere in mostra, sottolinea tale meccanismo, in quanto, nel momento in cui ci si limita all’apparenza, il corpo subisce la sostituzione da un prodotto universale e disincarnato, che non contempla il riconoscimento del valore in senso soggettivo.

«Un individuo privato dei suoi connotati e dei suoi caratteri distintivi – spiega l’artista – si confonde in un’anonima istantanea e si trasforma in un personaggio simbolico. L’anonimato è un carattere importante nella mia indagine; fornisce la possibilità di sovrapporre l’identità collettiva a quella individuale, ritrovando inevitabilmente nei volti e nelle persone ritratte qualcosa che ci appartiene attivando un processo di agnizione e immedesimazione».

Luogo: Burning Giraffe Art Gallery – Via Eusebio Bava, 8/a, Torino
Vernissage: giovedì 26 ottobre, ore 18:30-21:30
Periodo mostra: dal 26 ottobre al 2 dicembre 2017
Orario di apertura: martedì-sabato, 14:30-19:30 (mattina su appuntamento)
Contatti: www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com – t. 0115832745

MAN. Sardegna contemporanea – Spazi Archivi Produzioni

Una nuova ondata di contemporaneo invade la Sardegna. Il Man di Nuoro arriva alla terza tappa del programma pluriennale La costante resistenziale, lo studio delle ricerche più innovative che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, hanno caratterizzato il panorama artistico regionale. Con il termine Costante Resistenziale, l’archeologo Giovanni Lilliu intendeva esprimere la storica lotta condotta dal popolo sardo contro le potenze coloniali che di volta in volta si sono affacciate sulle coste dell’isola.

In Sardegna contemporanea. Spazi Archivi Produzioni il pubblico può ammirare due livelli di indagine: una mostra e la creazione di un archivio multimediale.

La mostra, curata da Micaela Deiana, propone una ricostruzione della produzione artistica nell’isola ampliata rispetto alla ricerca di singoli artisti. Vediamo un progetto che include realtà diverse tra loro che hanno animato il dibattito culturale locale degli ultimi vent’anni, evidenziando relazioni e collaborazioni: artisti, curatori, critici, galleristi, collezionisti e mecenati. Sono stati invitati a partecipare diciassette realtà, libere nella scelta delle modalità espositive attraverso cui raccontare la propria esperienza, organizzando una propria sezione espositiva. Prende vita così un processo di autodeterminazione, specchio dell’eterogeneità delle proposte e delle visioni portate avanti in Sardegna negli anni Duemila.

La project room del museo accoglie invece l’archivio-biblioteca: una sala studio per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza. Un archivio aperto, un primo fondo implementabile che avvia una esplorazione sulle ricerche dei singoli artisti attivi in questo arco temporale. L’archivio vuole costituirsi come un progetto in continuo sviluppo, studio e ricerca, capace di fotografare nel tempo l’evoluzione della realtà artistica.

Alla mostra seguirà la pubblicazione del volume Arte Contemporanea in Sardegna (1957-2017), a cura di Lorenzo Giusti, Micaela Deiana ed Emanuela Manca, raccoglie una ricca selezione di testi critici sulla produzione artistica in Sardegna a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Dodici gli autori coinvolti nel volume: Sonia Borsato, Antonella Camarda, Simona Campus, Antonello Cuccu, Micaela Deiana, Rita Pamela Ladogana, Emanuela Manca, Emanuele Mureddu, Giangavino Pazzola, Marta Pettinau, Roberto Sirigu, Luca Vargiu.

Partecipano al laboratorio di Sardegna Contemporanea: Askosarte, blublauerspazioarte, Casa Falconieri, Centro culturale Man Ray, Cherimus, Fondazione per l’arte Bartoli Felter, Galleria Capitol, Giuseppefraugallery, Little Room Gallery, LEM – Laboratorio Estetica Moderna, Madriche, MEME | Arte contemporanea prossima / Progetto Contemporaneo, Seuna Lab, S’Umbra Percorsi Visivi, Su Palatu Fotografia, Spazio (In)visibile, Spazio P.

 

 

INFORMAZIONI

Museo MAN. Nuoro

Dal 13.10 – al 19.11.2017

Inaugurazione: Venerdì 13 ottobre ore 19.00

 

 

PICASSO. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925

A cento anni dal suo viaggio in Italia, le Scuderie del Quirinale dedicano una grande mostra a Pablo Picasso, con un corpus di circa 100 opere che spaziano dai collage alla natura morta, dal ritratto alle grandi figure di stampo classico.

La mostra è una celebrazione dell’artista ma soprattutto del grande influsso che la visita a città italiane come Roma, Napoli e Pompei ebbero sulla sua produzione, come è ben visibile dalle figure monumentali dei suonatori di flauto o delle donne che corrono sulla spiaggia, opera icona dell’esposizione. Elementi della scultura classica si mescolano ai colori mediterranei, elaborati poi attraverso le ricerche moderniste dell’artista spagnolo, fino al raggiungimento di un linguaggio nuovo, che, sebbene parta dal mondo classico, lo rielabora in un discorso completamente originale.

In occasione di questo importante evento sarà esposta, per la prima volta a Roma, Parade, l’impressionante tela di 17 metri di lunghezza e 11 di altezza progettata da Picasso durante il viaggio compiuto nel nostro paese, e destinata a fare da sipario per l’omonimo balletto teatrale ideato da Jean Cocteau, messo in scena a Parigi nel 1917.

Proveniente dal Centre Georges Pompidou di Parigi, Parade ha un’ampiezza di 172 mq, ed è esposta in Italia per la seconda volta quest’anno, dopo la fortunata mostra tenutasi al Museo di Capodimonte la scorsa primavera.

Allestita nel grandioso salone affrescato da Pietro da Cortona di Palazzo Barberini, l’opera dialoga in modo efficace con il grande soffitto dipinto dal maestro del ‘600, creando un fertile scambio tra arti e stili di epoche diverse.

Parade è una scena nella scena, gioca sul versante illusionistico confondendo la vista dello spettatore, che si trova davanti una recita di personaggi e maschere appartenenti a vari universi, quello teatrale, quello circense, quello animale, che si contrapponeva al gruppo degli attori/ballerini in primo piano, creando un duplice livello di lettura e di profondità.

La mostra alle scuderie espone, insieme a dipinti, disegni ed acquerelli, anche i bozzetti degli abiti di scena dello spettacolo nonché uno dei costumi, presentando al visitatore un Picasso inedito e forse poco conosciuto, la cui arte ha saputo spaziare in maniera originale tra vari linguaggi, da quello pittorico a quello teatrale, con una costante di ricerca dai risultati sempre sorprendenti.

 

 

Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16, Roma

Fino al 21 gennaio 2018

http://https://www.scuderiequirinale.it/

 

Tiziana Contu alla Gallery Pma – Momenti

Tiziana Contu, esponente di spicco della fiber art italiana, ritorna alla galleria PMA di Cagliari, in via Napoli 84, con una nuova mostra dal titolo Momenti. Cose che già esistono, il loro ricordo e la ricerca del nuovo.

Il percorso artistico dell’artista nasce con la tessitura, col maestro Paolo Marras. Capisce che la tessitura è studio, matematica e precisione, oltre che atto creativo, e come la musica e il canto, ha bisogno di un lungo tempo di studio e applicazione. Così l’esperienza e la passione per la fiber art ha portato Tiziana ad andare oltre: attraverso un processo che attinge al ready made rettificato dei Dada, inizia a lavorare con oggetti dimenticati, a volte scarti di modesto valore, che lei riassembla per dare nuova vita a questi frammenti: molle, ingranaggi, stoffe, giocattoli, pietre, legni, ritagli di giornali e fotografie. Questi pezzi, montati su una struttura impreziosita da ricami con fili di rame, cotone, seta e parti metalliche, diventano conduttori di calore umano: sentimenti, emozioni, ricordi, dubbi, fragilità.

L’opera che Tiziana Contu ha scelto come icona per questa mostra, Si salvi chi può, è un’intelaiatura di ferro da cui pendono delle barchette di carta, come quelle che si facevano da bambini. La carta con cui sono realizzate è stampata in caratteri arabi. Tutto ha un senso: le barche su cui fuggono i profughi somali, siriani, libici, sono fragili come barche di carta. Fra le barchette ci sono dei brandelli di stoffa sporchi, insanguinati. Fragilità. La fragilità del filo di ferro arrugginito che tiene le barche altro non ricorda se non la ruggine che persiste fra le nostre diverse culture. Tiziana Contu mette in scena un caleidoscopio di umanità, che rivela le storie personali nella storia collettiva.

 

 

INFO

Da venerdì 6 a sabato 21 Ottobre 2017

dal martedì alla domenica, dalle 17:00 alle 21:00

Gallery PMA, Via Napoli 84, Cagliari

Vernissage: Venerdì 6 Ottobre, ore 19:00

Carlo Maria Mariani: è un classico

Anni di piombo: con questa locuzione ci riferiamo ad un periodo storico italiano, che va dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta del ventesimo secolo. Se da un lato spopolano minigonne, figli dei fiori e alla radio si ascoltano i Led Zeppelin e i Rolling Stone dall’altra c’è una corrente artistica che vuole richiamare il rigore e la logica del passato: il Citazionismo.

Artisti che attraverso le loro opere ci rimandano all’arte classica e rinascimentale, dove proporzioni, canoni di bellezza, armonia dei movimenti sono punti cardine dell’elaborato. Il critico d’arte Italo Mussa, definisce questa corrente artistica: Pittura Colta. Ed è proprio seguendo questi canoni che possiamo intravedere nel dipinto La mano ubbidisce all’intelletto, la naturalezza delle forme classiche, il panneggio delle vesti e il chiaroscuro.

Artisti che vogliono imitare, riproporre e correggere in chiave contemporanea opere del passato; come a dire che siamo “nani sulle spalle dei giganti”. Un richiamo ai volti del Botticelli, al surrealismo contemporaneo, alla metafisica di De Chirico e un poco anche al magrittismo, fanno del nostro Carlo Maria Mariani un esponente di punta dell’ Anacronismo.

Nato nella capitale nel 1931 e risiedente nella grande mela dal 1993, è giunto alla fama internazionale solo nel 1975 quando si tenne la sua prima mostra. Biennale di Venezia, Centre Pompidou, Museum of Modern Art di New York , sono solo alcuni grandi nomi dei musei dove espose le sue opere d’arte. Forse per la mancanza di energie e di innovazione che l’arte concettuale e il minimalismo avevano finito, Mariani si rifà al classicismo e al rinascimento; e chi meglio di un italiano può mettere in pratica le tecniche di questi due grandi periodi del passato? Con un background del genere… Chiamatelo come più vi piace: nostalgico, appassionato, conservatore, tradizionalista, malinconico, Carlo Mariani è riuscito nel suo intento, almeno nel mondo artistico, dare regole a quel mondo che eccede e mai si ferma.

 

Federica Meloni

 

Il cardo rosso. Reportage di Davide Monteleone

L’utilizzo del video e del testo fotografico caratterizza il lavoro dell’italiano Davide Monteleone, classe 1974, artista e giornalista visivo che si è impegnato nello studio di tematiche sociali indaganti le relazioni esistenti fra essere umano e potere.

Al centro dell’operato artistico di Monteleone è possibile trovare l’analisi rivolta ai paesi post – sovietici, che ha dato vita alla realizzazione di quattro libri inerenti l’argomento, Dusha, Anima russa (2007), La Linea inesistente (2009), Red Thistle (2012) e Spasibo (2013).

Si è scelto di esaminare in questa sede il reportage Il cardo rosso / Red Thistle, titolo tratto dal romanzo di Lev Tolstòj Chadži-Mura, ove si racconta la vita condotta al nord del Caucaso, un luogo che in passato è stato sconvolto da guerre, violazioni dei diritti umani e conflitti etnici.

Ci si potrebbe chiedere come è possibile che una popolazione composta da individui possa sopportare dei simili drammi, come si può sopravvivere in situazioni simili. Il fotografo, attraverso l’aiuto della fotografia, cerca proprio di rispondere a queste domande, si pone come obbiettivo quello di capire come sia possibile cercare di sopravvivere di fronte a tragiche sfide e difficoltà.

Nel reportage è visibile il dialogo esistente fra l’uomo e l’ambiente in cui vive, un paesaggio in cui a far da padrona è la desolazione, sono poste di fronte allo spettatore storie di donne e di uomini, di fronte alle quali Monteleone col suo obbiettivo assume il ruolo di testimone che deve svolgere la funzione di custode della memoria.

Passato e presente, tradizione e modernità, differenti culture, questi sono gli aspetti con cui l’artista ha a che fare nel proprio percorso narrativo, dove appare evidente l’incertezza del futuro. Il desiderio di indipendenza del popolo caucasico, la sofferenza e l’orgoglio legato alla propria diversità vengono documentati dall’artista in modo minuzioso, tanto da apparire evidente allo spettatore che dietro ogni volto immortalato si cela una storia complessa.

 

Gehard Demetz – Introjection

È in corso al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma Introjection, la mostra a cura di Marco Tonelli dedicata alle sculture di Gehard Demetz.

L’artista, nato a Bolzano e residente a Selva di Val Gardena, è un maestro nella lavorazione del legno, tecnica antica quasi quanto l’uomo, a cui però egli ha saputo conferire un sapore nuovo e ultracontemporaneo. Le sue opere, infatti, coniugano perfettamente la tradizione nordica della scultura in legno con il mondo dell’arte contemporanea, il passato con il presente, in un connubio perfetto tra storia e modernità.

Nelle sculture di Demetz, del resto, non è solo il contrasto tra tecnica atavica e sensibilità contemporanea ad essere protagonista, o quello tra artigianato e arte alta, ma anche quello tra pieni e vuoti, tra finito e non finito, tra fronte e retro, e così via. Sfasamenti cromatici, distorsioni, iconografie dissonanti sono infatti alla base delle sue opere.

La tecnica che impiega più di frequente, ad esempio, è molto particolare. L’artista infatti non utilizza normali pezzi di legno come qualsiasi scultore, ma realizza delle costruzioni composte da tanti piccoli tasselli, che solo successivamente scolpisce in forme realistiche. Quelle che genera così sono opere quasi architettoniche, costruite blocchetto per blocchetto, di cui però spesso alcuni spazi restano vuoti, e il retro abbozzato. In questo modo sono introdotti nelle sculture come dei disturbi, dei pixel mancanti, e si intravede il vuoto che le attraversa, a rendere più tridimensionale e instabile la materia, in una sorta di Jenga versione artistica.

A volte, inoltre, le sculture di Demetz sfruttano anche un altro genere di contrasto: quello cromatico. In alcune opere, ad esempio, più livelli iconografici si dissolvono l’uno nell’altro, risultando distinguibili solo attraverso diverse campiture di colore. Altre volte, invece, il colore serve a dare risalto a qualche dettaglio, che in questo modo viene fatto emergere rispetto al legno lasciato al naturale.

Lo scopo dell’artista, attraverso l’utilizzo di tutti questi contrasti e tecniche originali, non è altro che quello di generare opere dal forte impatto visivo. Lo stesso accade anche a livello tematico. La maggior parte delle opere, infatti, sono dedicate a tematiche ambigue e giocate sulle opposizioni, come quella tra condizione adulta e infanzia, o tra sacro e profano, al fine di generare lo stesso impatto anche sul piano emotivo.

Grazie ad una proroga, chiunque fosse interessato a scoprire l’affascinante mondo delle sculture di Demetz ha ancora tempo fino all’1 ottobre per approfittare della mostra in corso a Roma.

 

 

Prorogata fino all’ 1 ottobre 2017

MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma

via Nizza, 138

 

http://www.museomacro.org/mostre_ed_eventi/mostre/gehard_demetz_introjection