Focus

La rubrica Focus ha l’intenzione di restituire il contatto diretto e immediato con una singola opera oppure con diverse opere dello stesso artista, favorendo un rapporto a tu per tu come succede in una galleria, anche se ci si trova davanti allo schermo del computer, dello smartphone o del tablet. Focus vuole inoltre focalizzare l’attenzione sulla vita di un singolo artista, analizzandone il percorso di ricerca lontano dalla consueta riproposizione biografica dal taglio storico.

Siamo bombardati di immagini, questa è una frase fatta ricorrente ma non per questo meno veritiera e l’insieme dell’arte visuale è una fabbrica mai stanca di immagini.
In questo magma indistinto alcune immagini ci colpiscono, ci attraggono, ci seducono al primo sguardo. Senza rifletterci tanto, a volte in contrasto con quel che è il nostro gusto solito o quello che vorremmo fosse, siamo attratti da un’opera per come appare.
Non dalla ricerca artistica, non dall’autore, non perchè era su un libro o su un sito web. Talvolta l’intuizione arriva prima della comprensione.

ROMA CITTA’ MODERNA. Da Nathan al Sessantotto

Una carrellata di immagini e di stili lunga un secolo, per ricordare attraverso le sue molteplici sfumature il XX secolo, con un occhio di riguardo alla città di Roma, fucina artistica e scena privilegiata dai protagonisti di questa lunga compagine culturale. 

La mostra, allestita presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma fino al prossimo 28 ottobre, presenta un corpus di 180 opere (dipinte, sculture, fotografie) provenienti da collezioni di arte contemporanea capitoline, alcune mai esposte prima.

Il 900 fu un secolo che vide un susseguirsi di correnti artistiche eterogenee, tra le quali spiccano sia la nascita di alcune avanguardie, come quella Futurista, sia un recupero dell’antico, come accadde negli anni Venti e Trenta.

In tal senso il tracciato espositivo è veramente ricco e completo: si parte dal Simbolismo decandennte di fine 800, (con opere di Duilio Cambellotti  e Adolf Wildt solo per citarne alcune), per arrivare poi alle innovazioni del secondo Futursrmo e degli esponenti dell’aereopittura (tra cui ricordiamo Benedetta Cappa Marinetti ed Enrico Prampolini).

Un periodo così intenso e complesso a livello storico e sociale non può che essere visto in una molteplicità di varianti dagli artisti che lo hanno vissuto.

Le atmosfere surreali  e smaltate del Realismo Magico si affiancano alle piazze solitarie e agli interni onirici della Metafisica di Giorgio De Chirico, la ripresa dei moduli classici di Mario Sironi si interfaccia con gli sviluppi della Scuola Romana di Mario Mafai, Scipione e Afro; la figuratività, che in questa fase ha una presenza preponderante, verrà poi soppiantata negli anni ’40 e ’50 da una nuova attenzione verso il segno, come si evince dalle opere di Gastone Novelli e Giulio Turcato, per poi approdare agli esperimenti della Pop art degli anni ’60, che vedono Roma confrontarsi con le istanze artistiche d’oltreoceano (con Mario Schifano e Franco Angeli), senza dimenticare le sperimentazioni di Pino Pascali e i décollage di Mimmo Rotella.

La mostra, coaudiuvata da un apparato multimediale e didattico molto ampio, sarà affiancata da una seri di iniziative culturali volte all’approfondimento del periodo, particolarmente florido, vissuto dalla città capitolina in questo lungo secolo  di storia.

 

 

ROMA CITTA’ MODERNA. Da Nathan al Sessantotto

Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma

Via Francesco Crispi 131, Roma

dal 29 marzo al 28 ottobre 2018

dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.30

www.galleriaartemodernaroma.it

 

 

Liu Bolin, The invisible man

Liu Bolin è il maestro del camouflage, un essere umano camaleontico, capace di fondersi con l’ambiente circostante, creando stupore e meraviglia nello spettatore.

Arriva a Roma una mostra a lui dedicata, curata da Raffaele Garrano, con più di 70 opere suddivise in sette cicli tematici, allestite nelle sale del Complesso del Vittoriano.
Le performance di Bolin prevedono un iniziale ed accurato lavoro di body painting, il cui fine è quello di renderlo parte integrante e non immediatamente identificabile dello sfondo, urbano o naturale, davanti al quale sceglierà poi di essere fotografato, immobile come una scultura vivente. Il fine di questo artista è spesso quello di veicolare importanti messaggi politici e sociali; il suo lavoro infatti nasce nel 2005, quando il governo cinese decise di abbattere il quartiere Suojia Village a Pechino, sede di numerosi artisti dissidenti verso lo stesso. In quell’occasione Liu Bolin si mimetizzò fra le macerie, facendosi poi fotografare, diffondendo così a livello internazionale immagini che diventarono testimonianza oltre che muta ma efficace protesta.

Tantissimi sono i “backgrounds” usati dall’artista negli anni: monumenti, opere d’arte, interni di negozi, cumuli di rifiuti, paesaggi naturali. L’artista diventa così presenza-assenza attiva, lasciandosi attraversare dai materiali, dai colori, dalle situazioni, e lasciandovi a sua volta impressa una parte di sé. Che si parli di meraviglie della natura o di situazioni di denuncia, ciò che conta è che l’artista “senta” ciò che si trova intorno a lui come se facesse parte della sua stessa persona, incarnando così un interessante esempio di arte vissuta come riflesso del mondo circostante.

                                                                                                                         

 

Liu Bolin – The invisible man
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
Dal 2 marzo al 1 luglio 2018
Dal lunedì al giovedì 9.30-19.30
Venerdì e sabato 9.30-22.00
Domenica 9.30-20.30
www.ilvittoriano.com

Streets of Art: creazioni live, mostre e beneficenza per il nuovo festival di arte all’aria aperta

Ultimamente in Italia fioriscono in continuazione festival, mostre e progetti di Street art. Streets of Art, però, inaugurato lo scorso weekend a Roma, è diverso dagli altri: non è infatti il classico festival di arte di strada, ma un festival di arte IN strada. Quindici artisti appartenenti a diversi generi e generazioni si sono dati appuntamento per l’occasione a piazza Margana, nel centro di Roma, trasformandola per due giorni in un laboratorio creativo all’aria aperta. Tra performance, fotografia, pittura, disegno e scultura hanno lavorato ognuno secondo la sua tecnica e il suo stile, ma tutti in un comune spirito di condivisione e di dialogo, sia tra di loro che con lo splendido angolo di Roma che li ha ospitati.

Il tema della strada è stato protagonista non solo come luogo fisico, ma anche perché tutti gli artisti invitati vi sono da sempre in qualche modo legati. C’è chi come Giovanni Pernazza, Claudia Manelli, e Giancarlino Benedetti Corcos ama dipingere en-plein air, facendo della strada il proprio studio, o chi, come Andrea Gandini, è solito trasformare direttamente alcuni elementi del contesto urbano (i tronchi morti, per l’esattezza) in opere d’arte, e ancora chi, come Baldo Diodato, delle strade ha fatto l’oggetto principale di tutta la sua carriera (con i caratteristici calchi di sampietrini, perfetto simbolo della città eterna). Questi come tutti gli altri artisti che hanno aderito alla manifestazione, armati di cavalletti, banchetti, camere oscure e altri mezzi creativi, hanno invaso per l’interno weekend piazza Margana e i vicoli circostanti, creando interventi site-specific, visivamente o concettualmente legati al luogo. Lo street artist Ex-Voto, ad esempio, ha creato uno dei suoi soliti geniali altarini alternativi, un poster dal titolo Santa Madonna della Sagacia, dedicato alla storica Acacia che fino a poco tempo fa abbelliva la piazza, mentre Ryan Spring Dooley ha ridato vita a un vecchio palo in disuso attraverso una scultura fatta di materiali riciclati.

Le opere nate da questa esperienza di creazione live, collettiva e all’aperto saranno esposte al pubblico il prossimo weekend (il 12 e 13 maggio) in occasione di Open House 2018. La mostra si terrà presso la Sala Margana, una sorta di wunderkammer colma di quadri, statue, stampe, mobili e altre meraviglie antiquarie, che affaccia sulla storica piazza e che già di per sé merita decisamente una visita.

Al termine di Open House (precisamente dalle ore 18 di domenica 13), inoltre, queste opere create durante il festival verranno vendute attraverso un’asta di beneficenza, insieme ad alcune riproduzioni e stampe, in modo da coinvolgere sia i collezionisti che un pubblico più vasto. Parte del ricavato verrà donato al nuovo centro di cure primarie e accoglienza per minori stranieri non accompagnati Intersos 24.

L’intero evento è dedicato, a 20 anni dalla sua scomparsa, a Carlo Sestieri, antiquario e generoso mecenate che più di qualsiasi cosa amava passeggiare in cerca di giovani talenti per quelle stesse strade che in questi giorni si sono riempite di artisti in suo ricordo. Il festival, alla sua prima edizione, è stato organizzato dal nipote di Carlo, Giovanni Edoardo Visone, e dalla musicista Tess Amodeo-Vickery, che proprio in questo luogo magico fuori dal tempo si sono conosciuti e innamorati.

 

 

Per maggiori informazioni: http://www.salamargana.it/

 

Le piccole diaspore personali di Danh Vō. La retrospettiva in mostra al Solomon R. Guggenheim di New York

 

 Take my breath away, non è solo una citazione, è il titolo che Katherine Brinson e Susan Thompson hanno voluto affidare alla splendida retrospettiva di uno tra gli artisti di ultima generazione, capace di una potenza emozionale e carica emotiva unica: Danh Vō. Il titolo riflette il suo stesso significato, perché il respiro è per davvero portato via da una narrazione per immagini che ci accompagna mentre passeggiamo tra le memorie e i ricordi di drammi vissuti all’interno di una vita personale e collettiva. Non è solo la meravigliosa cornice del Guggenheim a rendere incantevole questa retrospettiva, è il senso di collettività che percepiamo percorrendo il lungo corridoio che si srotola come una pergamena, in un susseguirsi di oggetti che raccontano storie che si intrecciano in un loop storico e sociale riservato. Senza necessariamente una connessione semantica e cronologica precisa, gli oggetti trovati di Danh Vō sussurrano o fanno riemergere nei ricordi la storia di una terra ferita, il Vietnam, poco dopo la caduta di Saigon nel 1975, e mettono in ombra il tanto bramato “sogno americano”, come nell’opera We The People del 2011, in cui fa a pezzi la Statua della Libertà con delle riproduzioni in rame in scala 1:1.

Una visione malinconica e intima fa da atmosfera ai lavori recenti e passati dell’artista vietnamita-danese che convivono come ready-made personali, le sue opere sono visioni universali che ripercorrono temi come il colonialismo, la religione e il capitalismo. Ciò che permette a questi oggetti di convivere e nutrirsi reciprocamente, è il fatto di non avere più una sola funzione oggettuale, ma di essere intimamente caratterizzati da contingenze visive ed emozionali. Sono, quindi, sistemi ed idee, come afferma lo stesso Vō.

Per il visitatore, l’artista ha immaginato una narrazione che lo allontana dalla sola forma estetica, cullandolo e rendendolo partecipe inconsapevole della forma concettuale dei suoi lavori che si susseguono come piccole diapositive di memorie indagando aspetti storici che riflettono i tempi moderni. Danh Vō è dunque un’equilibrista che trova la stabilità in bilico tra i suoi oggetti; trova una pace interiore che deriva dalla sua personalissima diaspora di vita che, inesorabilmente, si lega per immagini e per racconti a quella personale di ognuno di noi.

Danh Vō vive e lavora tra Berlino e Città del Messico, nel 2012 si è aggiudicato l’Hugo Boss Prize, mentre nel 2015 ha partecipato alla Biennale di Venezia e nel 2008 a Manifest Intention. Drawing in all its forms and languages a Torino presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

 

Installing Danh Vo: Take My Breath Away exhibition on view February 9, 2018-May 9, 2018

 

Danh Vō: Take My Beath Away

Fino al 9 maggio 2018

Solomon R. Guggenheim

1071 5th Ave, New York

Orari: dal lunedì al mercoledì, venerdì e domenica dalle ore 10.00 alle ore 17.45, il sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.45. Chiuso il giovedì

Ingresso: adulti 25$, studenti 18$, bambini gratis

 

 

 

 

Contemporaneità oggettuale e relazione arte/moda: Laure Prouvost e DESTEFASHIONCOLLECTION in mostra al The Bass Miami Beach

Doppia inaugurazione per il museo di arte contemporanea, da poco rinnovato, The Bass di Miami Beach. Dopo il successo dell’esposizione di Ugo Rondinone che ha invaso tutto il piano superiore del museo, il Bass lascia spazio a due esposizioni che inducono il visitatore a compiere un viaggio tra ambienti onirici e strutture ultra architettoniche che rileggono l’arte attraverso la moda e il sogno.

Laure Prouvost, artista multimediale di origine francese, ha proposto l’installazione dal titolo They are Waiting for You, in cui il conflitto tra finzione e realtà della vita quotidiana è trasformato in una sala d’attesa scura, buia, dove convivono elementi della quotidianità rivisitati e riproposti come un sogno. L’artista mette insieme pittura, scultura ed object trouvé, creando una convivenza a tratti inquietante che si scontra con il tema della fuga in mondi sconosciuti o inaspettati ambienti alternativi. Gli spazi del museo sono dunque trasformati in un’atmosfera onirica, accompagnati da un sottofondo che altro non è che la voce dell’artista che in un’installazione video cattura l’attenzione del visitatore attraverso parole e istruzioni che lo chiamano in prima persona a farsi avanti. Il lavoro di Prouvost confonde le aspettative attraverso una successione di oggetti, suoni e immagini rapide e incessanti, riflette sul linguaggio e le sue capacità di celare significati nascosti nelle parole più comuni.

Il viaggio però ritorna ad essere reale facendo ingresso nelle bellissime strutture di materiali rivisitati dall’architetto Edwin Chan, che ospitano la DESTEFASHIONCOLLECTION: 1 to 8 un progetto itinerante concepito con il fine di abbattere ogni barriera esistente tra arte e moda. Ogni anno dal 2007 al 2014, la DESTE Foundation for Contemporary Art, istituzione no-profit nata a Ginevra nel 1983 per volontà del collezionista Dakis Joannou, ha commissionato a un artista per ogni anno, di proporre e selezionare cinque oggetti con i quali creare un “capsule project”, un progetto che operi per tematiche e che re-interpreti e compari ambienti differenti della moda, così come dell’arte. L’esposizione concepita in collaborazione con la fondazione e adattata dal The Bass approda per la prima volta negli Stati Uniti. Il percorso è costruito su tensioni, affinità e distanze tra arte e moda e il problema dalla loro contemporaneità, il visitatore naviga e abbatte queste barriere attraverso un’elaborazione curatoriale che ridisegna nuove capacità di convivenza che spaziano tematiche sociali, artistiche e culturali di ogni singolo anno in cui sono state elaborate. Gli artisti che hanno partecipato al progetto sono: Michael Amzalag and Mathias Augustyniak (M/M Paris), 2007; Juergen Teller, 2008; Helmut Lang, 2009; Patrizia Cavalli, 2010; Charles Ray, 2011; Athina Rachel Tsangari, 2012; Diller Scofidio +Renfro, 2013; and Maria Papadimitriou, 2014.

 

 

Info: www.thebass.org

The Bass

2100 Collins Ave, Miami Beach

 

Laure Prouvost: They are waiting for you

27/04/2018 – 06/09/2018

 

DESTEFASHIONCOLLECTION: 1 to 8

27/04/2018 – 06/09/2018

 

Orari: dal mercoledì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.00

Ingresso: 10 euro, studenti e bambini 5 euro

 

 

 

 

(Dis) Figured: esorcizzare la morte attraverso l’arte

«Dei mali della vita ci si consola pensando alla morte e della morte pensando ai mali della vita. Una piacevole condizione». Così la pensava Arthur Schopenhauer, e lo stesso sembrano fare i tre artisti internazionali protagonisti di (Dis) Figured, la tripla personale in mostra fino al 15 maggio presso la galleria Montoro 12 di Roma. Sia i mali della vita che la morte sono esorcizzati da Rashwan Abdelbaki, Luis Gomez de Teran e Jan Van Oost con opere molto diverse tra loro per tecniche e stile, ma che mostrano tutte sinceramente le loro riflessioni sulla tragedia della condizione umana (intesa sia come condizione di mortalità inevitabile che come appartenenza a un periodo storico fatto di costante crisi e tensione). Le opere in mostra sono seducenti e affascinanti nella loro bellezza, ma ricche di contrasti ancestrali e irrisolvibili, come quelli tra luce e buio, forza e debolezza, felicità e tristezza, e ovviamente quello tra vita e morte.

Rashwan Abdelbaki, artista siriano che vive e lavora a New York, concentra tutti i suoi lavori sull’indagine e la rappresentazione della condizione umana, un interesse legato sicuramente alle sue origini, ma anche frutto dell’atmosfera di violenza ed estremismi in cui viviamo. Lo stato di paura e incertezza che caratterizza l’uomo contemporaneo è interpretato dall’artista in tutte le sue opere attraverso un motivo ricorrente: i personaggi rappresentati con un occhio chiuso e uno aperto. Le sue figure appaiono così in allerta costante, sempre vigili in modo da non farsi sorprendere né dalle avversità né dalla morte. Spesso però questi personaggi sono rappresentati in coppia, in modo da confortarsi a vicenda riguardo la loro tragica condizione di esseri umani (che poi forse è un po’ il senso dell’amore anche fuori dai suoi dipinti). In mostra Rashwan Abdelbaki espone otto acrilici su tela, che con i loro colori accesi a primo impatto sembrerebbero rappresentare scene allegre e spensierate, ma a una osservazione più accurata lasciano emergere chiaramente il loro significato più profondo.

Luis Gomez de Teran, artista venezuelano che attualmente risiede a Roma, è noto in tutto il mondo per i suoi interventi di Street art, ma recentemente ha iniziato un nuovo percorso esplorando altri generi attraverso materiali e tecniche inusuali. In mostra, ad esempio, espone cinque oli su tavola che racchiudono elementi naturali (come petali, pane e semi) incastonati nella resina. Si tratta delle uniche opere realizzate appositamente per l’occasione, e compongono una serie rappresentante il ciclo della vita, dalla nascita fino alla morte. Come i suoi murales, anche queste altre opere sono caratterizzate da forti chiaroscuri dichiaratamente ispirati al barocco, con figure che emergono suggestivamente dal nero più totale con il risultato di un forte impatto emotivo oltre che visivo.

Jan Van Oost, artista belga di fama internazionale, appartiene ad un’altra generazione rispetto agli altri due protagonisti della mostra (ha iniziato ad esporre nei primi anni Ottanta, nello stesso periodo in cui gli altri due nascevano). La seduzione mista a paura della morte caratterizza tutta la sua produzione, e il memento mori è un simbolo ricorrente nelle sue opere, compresi la scultura in marmo e i quattro grandi disegni a tecnica mista su carta esposti in mostra. Se però a volte questo simbolo appare subito evidente, altre invece emerge dai suoi disegni come fossero macchie di Rorschach: a malapena visibile ma costantemente presente, come del resto la morte stessa.

 

 

Fino al 15 maggio 2018

Montoro 12 Contemporary Art

Via di Montoro, 12

Roma

Licia Galizia. Flussi

La galleria Anna Marra Contemporanea ospiterà, fino al prossimo 26 maggio, la personale di Licia Galizia dal titolo Flussi, a cura di Isabella Indolfi.

L’artista abruzzese propone una serie di opere che integrano in modo originale linguaggi diversi: quello scultoreo, quello musicale e quello digitale.

Le sue sono infatti vere e proprie sculture musicali, orchestrate in un unico ritmo tramite la tecnologia chiamata Planofoni, realizzata dal CRM (Centro Ricerche Musicali di Roma).

Il tutto crea un’ atmosfera immersiva, dove lo spettatore riesce ad interagire e a confrontarsi in profondità con le opere esposte.

Il leit-motiv della mostra è il tema dell’acqua, declinate nelle sue accezioni più cupe ma anche in quelle più alte e affascinanti.

Tra la serie di opere site specific qui esposte, spicca Mare oscuro, che parafrasa quegli aspetti terribili recentemente connessi al mare più vicino al nostro paese, il Mediterraneo, teatro della tragica fine di molte vite di profughi.

Licia Galizia illustra questo dramma tramite una serie di lastre acuminate che si sollevano dal fondo, invadendo lo spazio e costringendo lo spettatore a farsi strada in modo tortuoso nel percorso che vanno a creare. Più speranzoso il messaggio delle installazioni Acqua e Diluvio, che propongono invece una progressiva sublimazione della materia verso un concetto di purezza.

Le forme si fanno onda musicale, vibrazione tattile che invita l’osservatore al contatto, avvolgendolo in un’interessante e completa esperienza sinestetica.

 

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ANNA MARRA CONTEMPORANEA

dal 18 aprile al 26 maggio 2018

Via Sant’Angelo in pescheria 32 – Roma

www.annamarracontemporanea.it

da lunedì a sabato, dalle ore 15.30 alle 19.30

Outdoor Festival 2018: breve racconto del padiglione arte

È già grande successo per l’ottava edizione di Outdoor Festival, inaugurata a Roma lo scorso 14 aprile, in seguito a una suggestiva anteprima del duo Quiet Ensemble all’IQOS Embassy di via Margutta. Il tema di quest’anno è il patrimonio culturale, e dopo le passate edizioni dedicate all’arte urbana e alla riattivazione di spazi abbandonati, il festival è approdato all’ex Mattatoio (nonché ex Macro Testaccio) e si è totalmente rinnovato, aprendo non solo ad ogni genere di arte visiva, ma anche a musica, televisione, conferenze e artigianato.

Nonostante tutti questi cambiamenti, già dai primi giorni di apertura è evidente che anche in questa edizione il padiglione arte, a cura di Antonella Di Lullo e Christian Omodeo, resta il protagonista assoluto dell’evento. Non avendo a disposizione gli spazi enormi a cui il festival era abituato, quest’anno il percorso è stato progettato (dal collettivo di architetti Orizzontale) come una sorta di labirinto, diviso in quattro sezioni tematiche rappresentanti i quattro modi di rapportarsi al patrimonio e allo scorrere del tempo. Questa organizzazione spaziale pone lo spettatore al centro della mostra e lo lascia libero di scegliere la propria esperienza, favorendo anche il confronto diretto tra artisti provenienti da nazioni, generazioni e ricerche diverse. Lo spettatore è inoltre bombardato da luci, suoni e odori che trasformano ancor di più la visione della mostra in un’esperienza interattiva capace di coinvolgere tutti i sensi.

Il primo percorso, Disobedience, rappresenta chi si pone in discontinuità con il passato, chi rompe gli schemi per cambiare le cose. Protagonisti di questa sezione sono il monumento femminista della portoghese Wasted Rita, un vero e proprio “funerale del patriarcato” che con corone di fiori, ceri accesi e volantini annuncia la morte del potere maschilista, e Btoy, l’ironica installazione con cui Biancoshock riflette sull’atteggiamento di omologazione e moda ormai imperante nel mondo della Street art. Fanno parte di Disobedience anche la collezione di adesivi del francese Mathieu Tremblin, le opere infuocate di Paolo Buggiani, il vortice di caramelle in betoniera di Rub Kandy, e i graffiti come sport estremo dei Berlin Kidz.

Il secondo percorso, Lightspeed, si sviluppa lungo tutto l’asse centrale del padiglione ed è dedicato a chi corre così velocemente verso il futuro da non accorgersi di cosa si sta lasciando alle spalle. Fanno parte di questa sezione la scritta “Here we are” dello street artist inglese Kid Acne (già noto al pubblico di Outdoor per la sua Paint over the cracks del 2011); l’installazione sospesa del duo italiano Quiet Ensemble, nascosta dietro pesanti drappi neri che ne esaltano la percezione eterea e fuori dal tempo; il tunnel ridefinito dalle linee geometriche e optical dei Motorefisico, il cui scivolo finale rappresenta perfettamente l’idea di slancio verso il futuro che caratterizza il percorso; e i cinque pannelli fluorescenti di Uno, che posti come una successione di porte all’ingresso del padiglione danno da subito allo spettatore l’idea di entrare in uno spazio-tempo parallelo rispetto al resto della città.

Il terzo percorso, Total Recall, è dedicato invece a chi interagisce quotidianamente con il passato, ma attraverso un approccio fecondo e senza mai finirci intrappolato. Gli artisti protagonisti di questa sezione mettono in atto diverse forme di riappropriazione nostalgica ma allo stesso tempo ironica del passato e del patrimonio culturale. Le opere dell’illustratore cinese Tony Cheung (alcuni lo conosceranno per una recente copertina di Calcutta), ad esempio, riflettono sulle contraddizioni tra l’antica cultura del suo paese e la moderna società capitalistica, mentre quelle di Leonardo Crudi, noto ai romani per i poster del Collettivo Novecento disseminati in tutta la città negli ultimi mesi, fanno proprio il linguaggio delle avanguardie storiche e del Costruttivismo russo in particolare. Si incontrano poi lungo questo percorso i riferimenti ad antiche stampe e incisioni della parigina Madame; le geniali e spesso grottesche gif animate con cui il canadese Scorpion Dagger mixa riferimenti al Rinascimento e alla nostra società contemporanea; la strana archeologia fatta di cemento e polistirolo di Rub Kandy; e soprattutto la stravagante Classic Dance di Sam 3 (anche lui figura ben nota al pubblico di Outdoor per l’opera dipinta accanto alla basilica di San Paolo nel 2012), che con riferimenti a diverse epoche passate che vanno dalla statuaria classica alla musica anni Novanta domina il piano superiore e fa scatenare il pubblico di ogni età.

La quarta e ultima via possibile, Retromania, è dedicata infine a chi vive nel passato. Attraverso le fotografie di Ricky Powell e la collezione di scarpe da ginnastica Asics di Fabrizio Efrati di I Love Tokyo, glorifica oggetti prodotti industrialmente per le masse, sottolineando automaticamente come il culto del vintage si stia sempre più imponendo sul gusto contemporaneo.

A questi 4 percorsi si aggiungono poi l’opera immersiva allestita nella sala concerti e le tre installazioni realizzate dai partner del festival nel padiglione 9A: Stories, un’indagine sull’identità culturale di alcune periferie tra le più difficili di Roma, ideata dallo studio Fake Factory in collaborazione con Google Arts and Culture; Map of Null, un’installazione audiovisiva creata dal digital artist Franz Rosati insieme agli studenti dello IED; ed Express Yourself, una grande opera collettiva all’interno della quale il pubblico può esprimersi in prima persona dipingendo con bombolette spray.

C’è ancora tempo fino al 12 maggio per visitare la mostra e per prendere parte ai vari appuntamenti previsti dal festival. Per maggiori informazioni su programma e orari: https://www.out-door.it/

 

 

 

Ex-Voto

Ex Dogana è uno spazio polifunzionale immenso, di circa 23.000 metri quadrati, declinati in diversi tipi di utilizzo (concerti, dj set, serate a tema, eventi gastronomici, persino un planetario), che oggi torna ad occuparsi anche di arti figurative, dopo il grande successo della mostra Paradiso Inclinato tenutasi nel 2016, grazie alla creazione di un nuovo spazio espositivo interno.

Parliamo di una vera e propria white cube, che si propone di portare avanti un progetto continuativo dedicato al mondo dell’arte contemporanea, inaugurato dalla mostra Ex-Voto, visitabile fino al prossimo 5 maggio, che raccoglie un corpus di lavori realizzati dagli artisti residenti nella Factory interna di Ex Dogana.

Il titolo della mostra gioca con le assonanze riferite in primo luogo alla sede ospitante, e poi al nome del gruppo di curatori che hanno seguito e organizzato l’evento: parliamo del Collettivo EX composto da Loredana Calvet, Silvia Marsano e Francesca La Croce, oltre che chiaramente sull’iconografia e il concetto dell’ ex-voto inteso come pratica religiosa ma anche laicamente popolare.

Le opere hanno tutte un punto in comune, ossia l’utilizzo del marmo: siamo nel cuore del quartiere romano di San Lorenzo, famoso per la presenza, vecchia di generazioni, di vari laboratori di marmisti, situati strategicamente nella zona soprattutto a causa della presenza del cimitero ormai monumentale del Verano. Il loro apporto è stato fondamentale per la realizzazione della mostra, in quanto attraverso il loro operato artigianale hanno unito le diverse poetiche degli artisti ad un materiale comune a tutti, ossia il marmo.

Sono nove gli artisti in mostra: Andreco, Borondo, Ciredz, Giannì, Grimaldi, Puxeddu, Sbagliato, Scorcucchi e Tellas; sono pittori, scultori, fotografi, street artist, e ognuno di loro interpreta con il proprio stile il tema della mostra. Le opere sono allestite in una stanza in penombra su una parete unica, come accade nel caso degli ex voto religiosi; una accanto all’altra, si danno risalto reciproco proprio grazie all’eterogeneità cromatica e stilistica, creando una convincente preghiera contemporanea.

 

 

Ex-Voto

Ex-Dogana, Via dello Scalo San Lorenzo 10 – Roma

Dall’ 11 aprile al 5 maggio 2018

Stati d’animo. Arte e psiche da Previati a Boccioni

Stati d’animo. Arte e psiche da Previati a Boccioni, a cura di Maria Grazia Messina, Fernando Mazzocca e Chiara Vorrasi, è la mostra ospitata presso le sale del Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al prossimo 10 giugno.

Riuscire a rappresentare il variegato mondo delle emozioni e degli stati d’animo umani attraverso l’arte: questo era l’intento condiviso da una serie di artisti, appartenenti a correnti diverse che a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si sono cimentati con questo particolare compito.

Lo zeitgeist del periodo si prestava ad alimentare questa ricerca: si era infatti diffuso un interesse tutto nuovo verso i fenomeni dell’ invisibile e le energie associate ai sentimenti. Il clima di indagine verso questi temi si divideva però in due direzioni; da una parte quella più esoterica (basti pensare che in questi anni iniziano ad avere un grande successo le sedute spiritiche organizzate da medium, alle quali partecipavano anche diversi artisti), dall’altra il versante scientifico-positivista, con la scoperta dei raggi x applicati a fini medici e i primi progressi della psichiatria. Entrambe le strade avevano lo scopo di svelare ciò che era nascosto sotto la realtà visibile, cambiando però  l’agente coinvolto; nel primo caso era la sensibilità del veggente o in alcuni casi dell’artista a cercare di dare forma a questo mondo di vibrazioni, nel secondo caso il tutto era affidato invece a dei macchinari scientifici, per l’epoca di grande innovazione.

La mostra documenta in modo approfondito questi due aspetti, con una parte dedicata sia alle prove fotografiche dei diversi atteggiamenti che caratterizzavano i pazienti comunemente definiti isterici o melanconici, sia ai momenti più intensi e misteriosi colti durante le sedute medianiche.

Psichiatria, paranormale, scienza, medicina, pittura, fotografia, musica, scultura: tutte queste discipline hanno contribuito a dare la propria versione ed interpretazione del tema, e la mostra intende ripercorrerne i passi e le conclusioni raggiunte.

Sul fronte artistico le opere in mostra si focalizzano su un largo spettro di tonalità emotive e psicologiche. Si va dal torbido simbolismo della donna tentatrice di Franz Von Stuck alla malinconia della giovane malata ritratta da Edvard Munch, passando per la raffigurazione quasi incantata della maternità di Giovanni Segantini fino ad approdare al capolavoro di Giuseppe Pellizza Da Volpedo, Ritratto di un dolore, dove la potenza del ricordo di un sentimento lontano riaffiora con tutta la sua forza, trasportando la protagonista in un qui e ora che non è più quello attuale bensì quello del tempo vissuto, scardinando le porte dello spazio-tempo attraverso la forza delle emozioni. Chiudono il percorso gli originali esiti della neonata Avanguardia Futurista, con opere di Carlo Carrà e Umberto Boccioni.

Grande protagonista della mostra è proprio quest’ultimo, che incentrò la sua ricerca, nei primi anni dieci del ‘900, proprio sulla traduzione in linee e colori delle impressioni legate agli stati d’animo, come si evince chiaramente dal trittico omonimo, ma anche osservando il turbine di vibrazioni colorate e quasi musicali suscitate dalla fragorosa risata emessa dalla donna ritratta nel dipinto conservato al MoMa di New York.

 

 

Stati d’animo. Arte  e psiche da Previati a Boccioni.

dal 3 marzo al 10 giugno 2018

Palazzo dei Diamanti

Corso Ercole D’Este 21, Ferrara

Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

www.palazzodeidiamanti.it