Focus

La rubrica Focus ha l’intenzione di restituire il contatto diretto e immediato con una singola opera oppure con diverse opere dello stesso artista, favorendo un rapporto a tu per tu come succede in una galleria, anche se ci si trova davanti allo schermo del computer, dello smartphone o del tablet. Focus vuole inoltre focalizzare l’attenzione sulla vita di un singolo artista, analizzandone il percorso di ricerca lontano dalla consueta riproposizione biografica dal taglio storico.

Siamo bombardati di immagini, questa è una frase fatta ricorrente ma non per questo meno veritiera e l’insieme dell’arte visuale è una fabbrica mai stanca di immagini.
In questo magma indistinto alcune immagini ci colpiscono, ci attraggono, ci seducono al primo sguardo. Senza rifletterci tanto, a volte in contrasto con quel che è il nostro gusto solito o quello che vorremmo fosse, siamo attratti da un’opera per come appare.
Non dalla ricerca artistica, non dall’autore, non perchè era su un libro o su un sito web. Talvolta l’intuizione arriva prima della comprensione.

Pomezia si illumina con l’arte

Dal 21 al 23 settembre Pomezia si illumina con l’arte. Torna infatti la manifestazione artistica Pomezia Light festival, che quest’anno metterà in campo ben 27 artisti, 8 dei quali internazionali, in mille metri quadrati di percorso luminoso. Giochi di luce, performance, colori e proiezioni faranno rivivere gli spazi pubblici della cittadina laziale, spingendo gli spettatori a guardarli con occhi nuovi.

Tema di questa edizione sarà la Smart City, la città intelligente e ideale già immaginata dagli intellettuali del Rinascimento, un luogo in cui l’armonia e la bellezza dell’architettura si sposano con la lungimiranza del governo politico e la vita della comunità, fondendo estetica, funzionalità e ideali. L’idea degli organizzatori – il collettivo Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia – è quindi quella di ridisegnare le strade della città attraverso le opere, in un intervento di rigenerazione urbana e riqualificazione del patrimonio edilizio. Pomezia è la città ideale per tutto ciò: moderna ma con una storia alle spalle, è l’unico vero polo industriale del Lazio, con delle strutture urbanistiche che si prestano perfettamente alla realizzazione di interventi estetici luminosi.

Quest’anno il festival si articolerà in tre sezioni: AroundTheCity, dedicata a digital performance, media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; EyesUpTower, dedicata alle operazioni di videomapping o live mapping sulla Torre Civica; e FunAtBeach, dedicata alle live performance, in particolare AV performance, live cinema, VJing.

Le luci si accenderanno ogni giorno alle 21.30. Condizione essenziale per l’evento infatti è l’oscurità, ma quest’anno il festival non vive solo di notte: sono in programma anche diversi incontri, workshop e masterclass aperti a tutti. Per maggiori informazioni sul programma e per prenotare gratuitamente le attività: www.pomezialightfestival.it.

 

 

Dal 21 al 23 settembre 2018

Pomezia

Ingresso gratuito

 

 

Sculture in campo. Parco di scultura contemporanea

Sculture in campo è il parco di scultura contemporanea nato da un’idea dell’artista Lucilla Catania. Situato a Bassano in Teverina, nella campagna viterbese, immerso quindi in un ambiente naturale privo di inquinamenti umani e di sovrastrutture mentali, il parco ospita un complesso di nove sculture, destinate a crescere nel tempo in termini numerici. E’ infatti già in programma un progetto di ampliamento, in un’ottica di crescita ed espansione quasi organica di questo particolare spazio espositivo, che vuole essere un luogo dedicato alla scultura lontano dai soliti schemi e aperto invece a un respiro nuovo, che permetta alle opere di uscire dalle solite quattro mura delle white cube delle gallerie e dei musei e di interagire con uno spazio vitale, legato ai cicli delle stagioni e agli elementi atmosferici.

Il parco sculture ha inaugurato lo scorso sabato 15 settembre. Gli artisti presenti al momento sono quattro: Lucilla Catania, che espone in questa sede sei sculture, Luigi Puxeddu, Alberto Timossi e Francesca Tulli, con un’opera a testa.

Le opere di questi artisti sono molto eterogenee fra loro in termini stilistici e materici, e ciò permette di creare un concetto di varietà perfettamente affine in un contesto naturale in continua evoluzione e mutamento.

L’opera di Alberto Timossi, Flusso,è una scultura tubolare in resina rossa, che sembra nascere dal suolo su cui è posizionata; il dialogo tra l’elemento terra e l’installazione di matrice industriale anziché creare un’antitesi risulta particolarmente felice, come se l’elemento artificiale si piegasse alle forze della natura, ma senza strappi, bensì attraverso morbide piegature.

Umana Natura di Francesca Tulli è un’elegante rappresentazione di femminilità e grazia; la figura che si staglia contro il cielo è impegnata in una metamorfosi fluida, che la pone a metà tra l’essere donna e foglia, tra il considerarsi un essere umano o una creatura marina, fino a divenire quasi una sirena dell’aria.

Le sculture di Lucilla Catania sono monumenti organici, realizzati in pietra e in materiali resistenti al vento, al sole, al tempo; eppure sembra quasi che la mano dell’artista abbia voluto fare quello che avrebbero potuto fare gli agenti atmosferici, realizzando nelle sue opere curve sinuose, aperture verso il panorama circostante, salite e discese lungo il terreno, levigature e sabbiature da erosione.

La Tigre di Luigi Puxeddu è espressione archetipa del concetto di ferinità che si inserisce con naturalezza tra l’erba e gli alberi, regalando ai visitatori un guizzo di purezza originaria, un alito di esotico, un’immagine estrapolata dal tempo e dallo spazio geografico, perché la natura è una e le sue creature ne prendono possesso nei modi che più gli aggradano, in questo caso ad esempio attraverso la curiosa ricerca di scoperta del cucciolo del magnifico felino che tutti noi nel nostro immaginario conosciamo.

Sculture in campo è visitabile e si propone come un’interessante novità in ambito artistico a poca distanza da Roma, dando la possibilità al visitatore di scoprire panorami naturali e orizzonti creativi inediti, offrendo un rifugio dalla città e un momento di ritorno ad una libertà di movimento che spesso, nei contesti legati all’esposizione di opere d’arte, gli viene negata, e che invece è da considerarsi elemento fondante per la corretta fruizione dell’espressione creativa.

 

 

Sculture in campo. Parco di scultura contemporanea

Località Poggio Zucco, 01030 Bassano in Teverina (VT)

Orari: venerdì dalle 15.00 alle 20.00

Sabato e domenica dalle 9.00 alle 20.0

Lunedì dalle 9.00 alle 15.00

www.scultureincampo.it

 

Arte | Musica | Natura. Il nuovo progetto espositivo di CultRise al Museo Orto Botanico di Roma

Nella meravigliosa cornice dell’Orto Botanico, adiacente agli spazi di Palazzo Riario Corsini, nel cuore di Trastevere, ha inaugurato il nuovo progetto espositivo a cura di CultRise. Visitabile per una sola settimana, fino a sabato 22 settembre, Arte | Musica | Natura è un viaggio itinerante tra otto opere site-specific e le sonorità di RadioCircolo, che inducono il pubblico a compiere un percorso emotivo e sensoriale attraverso la ricca collezione del museo. Il progetto mira a un dialogo in cui forza e leggerezza convivono in sinergia con lo spazio. Le otto opere realizzate da giovani artisti e collettivi internazionali, si compongono di una scelta razionale e minuziosa, una ricerca precisa e rispettosa grazie alla quale le opere site-specific convivono con lo spazio circostante che ne viene inglobato o, ancor meglio, ulteriormente valorizzato.

Gli artisti hanno accolto un’importante sfida che li ha visti confrontarsi con un luogo iconico qual è l’Orto Botanico i cui la creatività artistica deve amalgamarsi con il contesto naturale rispettandone gli schemi. L’impresa, non facile, di coinvolgere l’arte e il suono in un’atmosfera sospesa, è stata accolta e portata a compimento in maniera singolare, senza strafare.

L’impressione è quella di una leggerezza che attanaglia l’emotività e una fragilità che fa stare in bilico e ingloba l’essere nella sua perpetua relazione con la natura. In questo caso, la sua forza dirompente non è preludio di caos ma è invece il punto di partenza di una stasi, quiete e pura. Il percorso da intraprendere, ridefinisce l’animo e permette una scoperta continua che a mano a mano stupisce e entusiasma. Le sonorità di Studio Orbita permettono ulteriormente di annullare ogni distanza e creare un unicum di percezioni che, ancora una volta, si adagiano con assordante rispetto all’ambiente circostante. Dominate da sperimentazioni personali, le opere ridefiniscono il processo creativo di ogni artista.

In questo continuo scambio Arte | Musica | Natura, si snoda come un eccellente esempio di sinergie. Un processo ben riuscito che si incastra con il paesaggio circostante rispettandolo e dialoga con ironica serietà ridefinendo gli equilibri e ridando, ancora una volta, all’uomo la possibilità di rigenerarsi e riscoprirsi attraverso la bellezza dirompente della natura.

Gli artisti che hanno preso parte al progetto sono: James Hillman, Andrew Iacobucci, Jerico, M_O, Moneyless, Giulia Mangoni, SBAGLIATO e per le sonorizzazioni Studio Orbita.

 

 

Arte | Musica | Natura

Fino al 22 settembre 2018

Museo Orto Botanico di Roma

​Largo Cristina di Svezia 24, Roma

Orari: dal lunedì al sabato, dalle ore 9:30 alle 18:30

Ingresso: ​8 € | 4 € (6-11 e 65+ anni) | Gratis 0-5 anni e Personale e Studenti La Sapienza di Roma

 

Il mare di Hull. I nudi blu di Spencer Tunick

Risale al 9 luglio 2016 la nuova iniziativa di Spencer Tunick (1967), artista statunitense specializzato nella fotografia collettiva rappresentante persone nude, che grazie all’ausilio di 3.200 volontari completamente nudi e dipinti in quattro diverse tonalità di blu ha potuto realizzare l’opera intitolata Il mare di Hull. E’ stata la Ferens Art Gallery di Hull a commissionare le fotografie al celebre artista americano per rendere omaggio alla città, nominata capitale britannica della cultura del 2017.

L’effetto scenografico della performance artistica è sorprendente, viene offerta all’osservatore la vista di un mare umano che scorre fra le vie della città, una marea senza acqua ma carica di emozioni variopinte, una distesa d’acqua umana che celebra il rapporto tra Hull e il mare. Il flusso umano suscita reazioni emotive non solo nello spettatore che ammira l’opera d’arte contemporanea ma anche fra gli stessi membri che hanno contribuito la realizzazione del mare umano. “Siamo diventati un mare di silenziosi monoliti blu, di fronte a un obbiettivo quasi invisibile. Siamo diventati acqua che fluisce attraverso una città che una volta era stata inondata”: queste sono le parole di Hannah Tomes su Il Post, una ragazza di 23 anni che ha preso parte all’opera di Spencer Tunick, spinta dall’entusiasmo di essere immortalata dal fotografo statunitense.

Il divertimento, la passione per l’arte e il desiderio di esibizionismo sono i motivi che hanno indotto le persone a prendere parte in modo volontario all’iniziativa artistica. Partecipare come volontari per realizzare Il mare di Hull significa che bisogna affrontare il problema della nudità, l’individuo deve eliminare i tabù che vivono intorno all’essere nudi, si deve superare l’imbarazzo di mostrare il proprio corpo nudo a migliaia di persone estranee, il corpo viene celebrato, non esiste la parola censura per Tunick. L’essere umano è colui che coltiva la cultura e questa non deve avere limiti, il nudo celebrato da Tunick non viene celato, viene fatto marciare silenziosamente tra le vie cittadine ed è ammirato con stupore, lo stesso stupore provato da un qualunque individuo mentre si sofferma ad ammirare l’immensità della natura del mare.

Attraversamenti Multipli 2018: “Sconfinamenti” artistici tra Roma e Viterbo

Sconfinamenti è il tema dell’edizione di quest’anno di Attraversamenti Multipli, festival di arti performative contemporanee che da ormai diciotto anni si interroga sulle relazioni tra azione artistica, spettatori e luoghi, portando spettacoli e performance site-specific in spazi pubblici non convenzionali.

Il festival, ideato e organizzato dalla compagnia teatrale Margine Operativo con la direzione artistica di Alessandra Ferraro e Pako Graziani, si svolgerà quest’anno in tre diverse location: Roma, Calcata e Faleria.

Performance, teatro, danza e musica andranno in scena dal 15 al 29 settembre a Roma, presso l’isola pedonale di Largo Spartaco al Quadraro, per poi approdare a ottobre nei due piccoli borghi in provincia di Viterbo (il 6 ottobre a Calcata e il 7 a Faleria).

A inaugurare il festival sarà Ascanio Celestini, seguito poi da Roberto Latini, Valerio Sirna, Giselda Ranieri, Nanirossi, Collettivo Cinetico e molti altri artisti. Largo spazio verrà dato anche alla formazione, con due workshop gratuiti condotti dal performer, coreografo e regista Salvo Lombardo e dall’artista visivo e coreografo Alessandro Carboni. Ogni workshop sarà finalizzato alla creazione di una performance, che verrà presentata al pubblico durante il festival.

Il tema di quest’anno, Sconfinamenti, suona come un’incitazione a uscire dai propri confini e superare i propri limiti, e può essere letto con diverse valenze. I confini da abbattere, infatti, possono essere tanti: quelli tra generi artistici, quelli tra spettatore e azione artistica, ma anche quelli tra culture diverse. Il concetto di “sconfinamento” è da interpretare perciò sicuramente in riferimento alla commistione tra le arti che da sempre è alla base della manifestazione, ma può essere collegato anche al dialogo innescato tra i diversi luoghi che la ospitano, e soprattutto al tema molto attuale delle migrazioni. Quest’ultima interpretazione è confermata ad esempio dal blog che seguirà e racconterà il festival in diretta, gestito da una redazione formata da migranti e richiedenti asilo (parte del progetto Spettatori migranti/Attori sociali, nato da un’idea del web magazine Teatro e Critica). Del resto, per riprendere le parole dei direttori artistici del festival, il confine “non è solo un segno che separa e divide, ma anche una linea in comune attraverso cui i diversi si toccano e le culture comunicano, e lo sconfinare è un processo costituente di incontro e di confronto, grazie al quale le diversità si relativizzano e possono avere origine nuovi percorsi”.

 

 

Attraversamenti Multipli 2018

15 – 29 settembre: Largo Spartaco, Roma

6 ottobre: Centro storico, Calcata (VT)

7 ottobre: Centro storico, Faleria (VT)

Per maggiori informazioni sul programma: www.attraversamentimultipli.it

L’arcaicità della pittura, il segno e la manipolazione. Kerstin Brätsch in mostra alla Fondazione Memmo

Fino a domenica 11 novembre negli spazi della Fondazione Memmo si svolge una rivisitazione ambientale e strutturale, attraverso un’attenta e minuziosa ricerca. L’obiettivo primario è quello di ricostruire un tradizionalismo che recupera un pittoricismo arcaico consolidandone la memoria attraverso la destabilizzazione dell’atto pittorico in sé. Kerstin Brätsch, artista di origini tedesche, è la protagonista di questa mostra a cura di Francesco Stocchi, che si suddivide in due sezioni: Ruine e KOVO. La prima, Ruine, si fa testimone di una pratica artistica dedicata alla ricerca costante del segno pittorico nella contemporaneità, espandendolo e rivisitandolo attraverso collaborazioni in attivo con artigiani, con l’obiettivo finale di mettere in crisi l’idea stessa del gesto pittorico come atto soggettivo e puramente arcaico.

Partendo dunque dalle sale della Fondazione, Kerstin Brätsch, ha presentato un corpo inedito di marbling paintings nei quali fa gocciolare inchiostri e solventi su una superficie liquida permettendo al caso di creare disegni e geometrie che richiamano le venature del marmo. Accanto a questi, si affiancano lavori in stucco-marmo presentati come rinvenimenti di reperti archeologici di una Roma sotterranea e spesso misteriosa. I lavori rispecchiano tutti il segno comune della manipolazione. Utilizzando anche tecniche del passato, Brätsch permette ai suoi oggetti non solo un mimetismo che spesso ricade nel dubbio ma, allo stesso tempo, compie un’inversione temporale in cui il segno tangibile del lavoro dell’uomo richiama quei gesti in cui il linguaggio verbale è sostituito e depositato sotto superfici scultoree o liquide. La mostra predispone un avvicinamento all’idea ancestrale di gesto pittorico attraverso l’inganno e il dubbio. Questa idea di manipolazione e la riflessione stessa di cui l’artista si fa portatrice, si fanno evidenti nella sua scelta in itinere di stravolgere l’allestimento precedente per permettere al fruitore di leggere le stesse opere secondo punti di vista molteplici e perennemente differenti.

La seconda sezione, KOVO, è un luogo nel quale gli elementi si attivano creando delle suggestioni che evocano spettri e rituali. In questa occasione, Kerstin Brätsch, si presenta sotto lo pseudonimo del collettivo KAYA composto dall’artista e Debo Eilers. Il collettivo che unisce due distinte individualità di pittore e scultore, presentano un conflitto, un fragoroso scontro di processi creativi. Anche in questo caso, la manipolazione dell’oggetto in sé diventa una contrapposizione simultanea di composizioni e decomposizioni, che sono ridefinite anche dall’uso di suoni che a intermittenza ricreano e ridefiniscono ancora una volta gli spazi circostanti, abbracciandoli in un mondo primordiale, all’oscuro del quale la condizione umana viene messa in crisi e sfocia in un regno animale, ribelle e feroce.

 

 

Kerstin Brätsch _Ruine

KAYA _KOVO

Fino al 11 novembre 2018

Fondazione Memmo Arte Contemporanea

Via della Fontanella di Borghese, 56/b, 00186 Roma RM

Orario: dal mercoledì alla domenica dalle ore 11:00 alle ore 18:00

Ingresso: libero

 

John Bock: The Next Quasi-Complex

Gli spazi del Podium della Fondazione prada ospitano, fino al prossimo 24 settembre, la mostra dell’artista tedesco John Bock dal titolo: The Next Quasi-Complex.

Il progetto espositivo comprende due grandi installazioni provenienti dalla Collezione Prada, il palco mobile di When I’m Looking into the Goat Cheese Baiser (2001) e il salotto di Lütte mit Rucola (2006).

Il lavoro e la ricerca di Bock si focalizzano sul tema dell’installazione della performance; le prime sono da lui definite “summutation” (sommutazione), ossia la trasformazione di ciò che resta dopo una lezione o le riprese di un film, mentre le seconde sono chiamate “lectures”, ovvero parodie di presentazioni accademiche. Le ambientazioni sono spazi arredati con oggetti di uso quotidiano, arredi ed elementi vari, volti a creare un universo surreale e straniante per lo spettatore.

Lo spazio espositivo infatti è riempito da una serie di architetture dell’assurdo, muri parzialmente aperti, confini costituiti da materiali eterogenei, abitati da oggetti e visioni al limite tra l’umoristico, il grottesco e la memoria.

When I’m looking into the Goat Cheese Baiser è una scenografia mobile usata da Bock durante una sua passata performance del 2001: un insieme di componenti sceniche che vengono mosse dalle mani e dal pensiero di Bock. La stessa performance di allora è in programma per il giorno 8 settembre e vedrà coinvolti l’artista e gli attori Lars Eidinger e Sonja Viegener.

L’opera Lütte mit Rucola invece, è un prolungamento dell’omonimo film in cui Bock recita il ruolo di un folle assassino che fa a pezzi la sua vittima, ancora viva. L’artista ricrea la stanza dove si è svolto l’omicidio, offrendo al visitatore una visione privilegiata della scena raccapricciante.

Gli spazi espositivi sono quindi suddivisi in una serie di ambienti minori, costellati di tende, di reti fatte di corda o di calzini imbottiti, di schermi ed illuminazioni che più che creare un ambiente domestico ed accogliente si mostrano nascondendo però la loro vera essenza al visitatore, che è posto sempre su una linea di confine dalla quale può osservare ma mai del tutto vedere.

 

 

Fondazione Prada

Largo Isarco, 2 Milano

Fino al 24 Settembre 2018

Lunedì, mercoledì e giovedì 10.00 -19.00 – Martedì chiuso

Venerdì, sabato e domenica 10.00-21.00

www.fondazioneprada.org

 

 

 

Slight Agitation 4/4: Laura Lima

E’ in corso presso la Fondazione Prada di Milano Slight Agitation 4/4: Laura Lima, la quarta e ultima fase del progetto curatoriale ideato dal Thought Council di Fondazione Prada, gruppo di cui fanno parte Shumon Basar, Elvira Dyangani Ose e Dieter Roelstraete.

Prima del contributo della Lima, “Slight Agitation” ha visto susseguirsi le mostre dei seguenti artisti: Tobias Putrih, Pamela Rosenkranz e il collettivo austriaco Gelitin. Tutti e 4 i capitoli comprendono opere site-specific eseguite ed esposte per la Cisterna, spazio sito all’interno della sede milanese della Fondazione.

L’artista brasiliana Laura Lima presenta in questa sede il progetto Horse Takes King (Cavallo mangia re); il riferimento agli scacchi simboleggia una specie di percorso che lo spettatore deve compiere all’interno di uno spazio non chiaramente percepibile, a tratti surreale, ma comunque esistente.

Tre sono le opere in mostra, Bird (2016), Pendulum (2018) e Telescope (2018), allestite nelle tre sale che compongono il suggestivo spazio della Cisterna: sono un invito per lo spettatore a recepire “ciò che in termini astronomici è definito “sizigia”, una configurazione in linea retta di tre corpi celesti in un sistema gravitazionale”.

Partendo dalla sala di sinistra la prima opera visibile dallo spettatore è Telescope: un’installazione su più livelli composta da scale verticali il cui tragitto non è chiaro o lineare. Al primo livello troviamo una classe dove si tengono due volte al giorno (alle 12.30 e alle 17.00) due seminari di astronomia della durata di mezz’ora, ideati dagli scienziati di L’Officina del Planetario di Milano. Oltre questa livello, si trova installato, a un’altezza di circa 10 metri, un telescopio, che può essere puntato verso il cielo, per essere usato dal pubblico sotto la guida di un astronomo.

Nello spazio centrale è invece allestito Pendulum: a una grande asta oscillante, che riproduce il movimento del pendolo di Foucault, è fissato un dipinto, con dei segni non chiaramente leggibili, che rimandano a un alfabeto misterioso che il pubblico deve provare a decifrare.

L’ultima sala, quella di destra, è la “tana” di Bird, opera realizzata con l’apporto dell’artista brasiliano Zé Carlos Garcia. Si tratta di una grande scultura di piume nera, che simboleggia un animale morto o dormiente a terra, dalle fattezze non riconoscibili, inquietante figura a metà tra il paesaggio metropolitano e la fiaba.

Laura Lima invita lo spettatore a giocare sul confine che esiste tra reale e immaginario, tra tangibile e assurdo, sollecitando i sensi e la percezione di chi guarda, indicandogli la via per scandagliare le profondità semantiche di ciò che sembra reale e ciò che invece non lo è.

 

 

Fondazione Prada

Fino al 22 Ottobre 2018

Largo Isarco, 2, Milano

Lunedì, mercoledi e giovedì dalle 10.00 alle 19.00

Venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 21-00 Martedì chiuso
www.fondazioneprada.org

 

 

Blu al Quarticciolo: l’eroe mascherato dell’arte italiana torna a Roma

Il suo volto è segreto, si cala dai palazzi ed è sempre schierato dalla parte dei più deboli. È Spiderman? No, Blu, il supereroe mascherato dell’arte italiana che con il suo spirito provocatorio e il suo incredibile talento realizza ormai da tanti anni in tutto il mondo “gigantesche opere che mettono il dito nelle piaghe dell’umanità” (per riprendere un’affermazione di Duccio Dogheria).

L’artista – noto a livello internazionale per opere come il murale realizzato a inizio 2015 a Città del Messico in ricordo dei 43 studenti uccisi l’anno precedente o quello in Palestina realizzato sul muro eretto dal governo israeliano (al fianco di artisti del calibro di Banksy e JR) – ha iniziato da qualche tempo una nuova opera a Roma, nel quartiere popolare del Quarticciolo.

L’opera, ancora incompleta, si estende sulla facciata a sei piani di una ex Questura occupata e rappresenta una severa lettura allegorica della nostra società. Due simboli della cultura occidentale, la Venere di Milo e il David di Michelangelo, sono riproposti dall’artista in chiave caricaturale, l’una con borse, gioielli e accessori firmati e barboncino al guinzaglio, l’altro con pancia, catena e orologio d’oro, Hogan ai piedi e birra e iphone in mano. Le due figure sono racchiuse in una architettura classica dipinta a trompe-l’oeil, composta da due grandi nicchie sormontate da un fregio non ancora concluso, ma che si intuisce rappresentare dei carrelli che si trasformano in carri armati, a ribadire il pericolo e le conseguenze del capitalismo, già simboleggiati dalle figure principali.

Uno dei maggiori esponenti nel campo della Street art italiana, Stefano Antonelli, in un recente articolo su quest’opera ha individuato i precedenti di queste figure nella Happy Shopper di Banksy e nel San Sebastiano di Ozmo (street artista che spesso riprende opere d’arte del passato per riproporle in chiave satirica). La ripresa di immagini simboliche è del resto una strategia da sempre molto utilizzata in campo artistico, e molto efficace per imporsi nell’immaginario dell’osservatore (si pensi ad esempio ad opere divenute iconiche come la Gioconda coi baffi di Duchamp). Forse proprio grazie a questa strategia l’opera di Blu è stata oggetto di grande attenzione ed è arrivata con forza al grande pubblico.

Il discorso di Blu a Roma non è iniziato però con quest’opera, prosegue da ormai tanti anni, sviluppandosi in tutta la città attraverso un repertorio di immagini di straordinaria intensità e carica politica. Oltre alla famosissima ex Caserma dell’Aeronautica Militare di via del Porto Fluviale a Ostiense, dipinta da Blu su 4 lati e divenuta ormai simbolo dei quartiere, esistono infatti nella capitale numerose altre opere di Blu, dalla stazione di Nuovo Salario (interamente decorata nel 2006 insieme a Etnik e Itnes), alle pareti esterne dei centri sociali Alexis di via Ostiense e Acrobax di via della Vasca Navale, al San Basilio dipinto nel 2014 nell’omonimo quartiere in ricordo di Fabrizio Ceruso (e prontamente censurato), fino alle due facciate cieche delle case popolari di Casal de’ Pazzi dipinte nel 2015 e al grande muro realizzato alla fine dello scorso anno nei pressi dell’ex Snia su via Prenestina.

Nell’ultimo intervento al Quarticciolo, l’intento dell’artista sembra essere quello di mettere in atto una critica al sistema dell’arte, e in particolare a quello della Street art stessa, nata come forma espressiva di protesta, estranea alle logiche del mercato e dell’industria culturale, ma da esse sempre più inglobata. Si tratta cioè di un attacco dall’interno, una critica alla piega che sta prendendo, sopratutto a Roma, di fenomeno di massa e di moda, con artisti che lavorano per multinazionali, opere che in realtà sono pubblicità, e un continuo proliferare di festival, progetti e mostre che a volte sfruttano l’etichetta “acchiappa-pubblico” di Street art più per questioni di profitto che per l’aspetto culturale.

Nonostante il suo successo, Blu ha sempre lavorato da outsider, in forma autonoma e indipendente. Forte di una identità sfuggente che ne aumenta il mito, ha sempre portato avanti il suo progetto di denuncia e critica sociale, sfidando il sistema dell’arte e rifiutando categoricamente di esservi incluso (si ricordi l’esempio clamoroso della auto-cancellazione nel 2016 dei suoi murales di Bologna dopo l’inclusione non autorizzata di sue opere “strappate” all’interno della mostra Street Art – Banksy & Co. a Palazzo Pepoli, o quella nel 2014 dei murales di Kreuzberg a Berlino in risposta al loro sfruttamento da parte degli immobiliaristi per aumentare il prezzo delle case circostanti).

Nonostante la sua insofferenza ad essere incluso nel sistema, Blu è considerato uno dei maggiori artisti italiani del momento. Sempre Antonelli, nel suo recente articolo, lo ha paragonato a Michelangelo e lo ha definito «l’artista italiano più importante del nostro tempo». Forse queste affermazioni possono essere un po’ esagerate, ma anche il Guardian ha incluso Blu nella sua lista dei dieci migliori interventi di Street art di tutti i tempi, e nella classifica The 50 Greatest Street Artists Right Now promossa da Complex è risultato addirittura al primo posto.

Non possiamo che essere onorati, perciò, che abbia scelto ancora Roma per esprimersi, e non ci resta che aspettare che l’opera sia conclusa per conoscerne l’aspetto finale (si vocifera che sarà a ottobre).

 

Manifesta 12, la bellezza nascosta svela il “fascino osceno” di Palermo

Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza, titolo scelto per la Biennale Manifesta 2018, trae spunto dalle teorizzazioni di Gilles Clément che vedeva nel giardino la costante per eccellenza di cambiamenti innescati spesso in maniera incontrollabile e involontaria, così come accade in natura. Palermo, non a caso, è stata scelta come luogo prediletto dove stagliare dei percorsi labirintici, immersi nell’incontrollabile combinazione di sapori, rumori e culture ben rappresentato dalla città siciliana.

“Palermo è sontuosa e oscena”, così la città dalle mille dominazioni veniva definita da Giuseppe Fava, scrittore e giornalista siciliano ucciso dalla mafia negli anni Ottanta. Palermo, la città di cui lo stesso Goethe si innamorò, non è soltanto la capitale per eccellenza di quello spirito orientale che ha portato la stessa città a definirsi come la conca del Mediterraneo. Palermo finalmente si racconta attraverso i palazzi antichi e mai restaurati, piccole botteghe abbandonate o chiese sfregiate dalla guerra. Manifesta 12 è dunque Palermo, la biennale nomade, così come è stata definita, che ha indirizzato lo sguardo dell’Europa intera su quelle bellezze nascoste che, seppur dimenticate e spesso fatiscenti, hanno la capacità di raccontarsi e accoglierle la novità, il diverso e il sovversivo. Palermo è dunque non solo capitale della cultura 2018, ma il bacino su cui l’arte contemporanea sta scommettendo. Manifesta 12 ha un valore aggiunto quest’anno, non racconta solo un percorso tematico e di riflessione sul diverso, ma crea una visione unica che accompagna il visitatore alla scoperta di una città poco conosciuta e dalle mille sorprese.

Manifesta 12 non è soltanto nomade, Manifesta è anche interdisciplinare: racconta e descrive aspetti nuovi o rielabora quelli del passato per attualizzarli. Con l’occasione, artisti di diverse origini territoriali hanno affrontato contesti nuovi, con storie importanti e anche imponenti, preservando con dolcezza e integrandosi con rispetto con le culture che hanno stratificato ogni parte di Palermo. Basti citare il gioiello ritrovato grazie ai collezionisti Massimo e Francesca Valsecchi, Palazzo Butera che, guardando il mare, apre alle sue meraviglie attraverso gli interventi site specific dei Fallen Fruit, Renato Leotta o Maria Thereza Alves. Palazzo Forcella de Seta, invece, ci rimanda immediatamente nella Palermo esotica e arabeggiante con la bellissima installazione di sale benedetto dell’artista olandese Patricia Kaersenhout. Più di venti sedi, stanno ospitando e ripensando l’interculturalità tramite interventi artistici o produzioni ex novo e site-specific. Palazzo Ajutamicristo lascia spazio a progetti partecipativi come quello di Filippo Minelli, Across the Border, che indagano i temi dell’immigrazione e ripensano l’interculturalità con una visione politica, come nell’opera di Tania Bruguera. La splendida chiesa dello Spasimo, sempre nel quartiere de “la pura”, la Kalsa (Kahalisah in arabo), ospita una delle installazioni del collettivo londinese Cooking Sections.

Tra gli interventi più acclamati, quello del duo Masbedo presso l’Archivio di Stato, una video installazione site-specific concepita come tributo alle vicissitudini del regista Vittorio De Seta. Protocollo no. 90/6 è una visione sovversiva che spolvera dal passato fascicoli e documenti trasformando migliaia di prodotti cartacei stratificati e abbandonati negli anni, in un’impressionante idea di archivio accatastato e dimenticato.

Molti gli interventi collaterali di cui quest’anno Manifesta si è fatta promotrice, incrementando non solo l’interesse in una visione più ampia e abbordabile di arte contemporanea ma dando ulteriore senso a quel concetto di interdisciplinarità e fusione culturale di cui Palermo, le sue strade e la sua essenza, sono impregnati.

Per maggiori informazioni sulle sedi e gli artisti, visitare il sito: m12.manifesta.org

 

 

Manifesta 12

Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza

Fino al 4 novembre 2018

Sedi dislocate, Palermo

 

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 20:00

I biglietti sono disponibili al seguente sito: http://manifesta12.org/tickets/