Diego Colantoni. Personal Exhibition

Il linguaggio artistico del talentuoso Diego Colantoni è concettuale, materico, soggettivo e di forte impatto emotivo. È un linguaggio composito che si sviluppa nel tempo grazie alla formazione completa dell’artista che si cimenta nelle molteplici discipline riuscendo sapientemente a sintetizzare le varie tecniche per approdare a rese espressive uniche e personali.

Nato a Roma nel 1982, l’arte è qualcosa di innato, la cui passione cresce in lui da sempre in maniera spontanea.; nei suoi lavori, energia positiva e negativa si fondono, imprigionate nelle atmosfere notturne che rimandano all’epoca del proibizionismo che diventa contemporaneo e duale.

Nei suoi quadri convivono il vizio, la sensualità, l’energia; attratto dal genio, diverse sono le figure della storia, del cinema e della scienza che lo suggestionano e lo ispirano.

Il suo è un tratto nervoso, fatto di fitte pennellate che deformano, a volte destrutturandola, la figura, stile che rispecchia il suo carattere irrequieto e da sfogo ad uno spirito complesso che si imprime su tela.

Dal 06 Dicembre 2017 al 06 Gennaio 2018
ROMA
LUOGO: Roof top – Griffe Mac Gallery

Maristella Laricchia. Materia fra formale e informale

Un nuovo appuntamento alla Galleria degli Artisti di Milano con l’arte di Maristella Laricchia e la mostra dal titolo Materia fra formale e informale,in programma dal 6 al 22 dicembre 2017, con uno speciale dialogo con l’artista, che si terrà giovedì 14 dicembre 2017 dalle 19 alle 21.

La personale rappresenta per l’artista una nuova occasione per mostrare al pubblico i suoi ultimi lavori nelle diverse interpretazioni tra reale e immaginario, in un percorso espositivo di oltre 30 opere – olio su tela a spatola – frutto di una libertà gestuale più consapevole dell’effetto materico scaturito sulla tela, amplificato rispetto alle opere precedenti, in una sorta di dialogo nascosto tra sé e sé, e una maturità stilistica ancora più evidente. La mostra si snoda cronologicamente in due sezioni distinte attraverso il passaggio e il rinnovamento artistico, che ha portato l’artista a una mutazione della dimensione originale della sua pittura.
Una narrazione creativa che si rifà anche al cambiamento delle stagioni, in un vortice compositivo che sa catturare la luce e si impone, mettendo in relazione i diversi aspetti delle sue opere, dando modo al visitatore di scoprire meglio il contesto delle opere dal linguaggio formale all’ informale.

Tra i lavori esposti troviamo anche i paesaggi e i quattro elementi della natura che li compongono: acqua, fuoco, aria, terra, che si fanno più evidenti nelle opere dal titolo Fiume del Tempo(2017) e ancor più manifesto proprio nell’opera I quattro elementi (2017) e nella forza motrice del rilievo materico dai colori tipicamente autunnali nel Ricordo di un sogno (2017)e ancora nella tela Betulle (2017), protagoniste sospese nella solitudine della terra che le accoglie, così come sospeso sembra essere l’astratto Entitas Abstracte sempre del 2017, dove il blu intenso si fonde in un labirinto concentrico di variazioni cromatiche dal particolare effetto brillante.

L’improvvisazione dell’informale in queste ultime opere si fa gestualità forte della spatola sulla tela, che sa trasmettere scenari immaginari in una chiave interpretativa che è soprattutto vitalità artistica della pittrice, nell’evolversi di una sensibilità emotiva che da sempre la contraddistingue.

Dal 06 Dicembre 2017 al 22 Dicembre 2017
MILANO
LUOGO: Galleria degli Artisti
CURATORI: Sabrina Falzone
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02.867841
E-MAIL INFO: info@galleriadegliartisti.net
SITO UFFICIALE: http://www.galleriadegliartisti.net

Federico Buzzi. Luoghi atemporali

Federico Buzzi dipinge con intensità e guardando con afflato alla pittura figurativa del passato novecento italiano. Ammaliato dalle atmosfere sospese di Mario Sironi, da quelle metafisiche di Giorgio De Chirico e da quelle surreali di Carlo Carrà.

Cresciuto di fronte a una collezione di dipinti del primo Rinascimento e degli anni ’20, è senza dubbio rimasto piacevolmente segnato consequenzialmente incuriosito; attratto emotivamente, da quella figurazione che reputa come l’ultima reale tradizione pittorica italiana: Il Gruppo “Novecento”.

I suoi lavori, mai esposti sino ad ora, sono presenti in collezioni private, conosciuti nei circoli intellettuali, tra amici e conoscenti. E’ con Galleria STATUTO13 che si presenta l’effettiva possibilità, coadiuvata da una volontà dell’artista stesso, di esporli pubblicamente appannaggio del fruitore.

Come si evince nella citazione dell’incipit i luoghi rappresentati nei suoi dipinti sono spesso legati all’attualità di una società malinconica, dove talvolta la solitudine emerge con connotazioni di timore, altre invece con velate introspezioni surreali, atemporali.

Le copie dal vero inserite tra contesti urbani e metafisici ci ricordano i corpi dei manichini di De Chirico o le statue greche ed evidenziano quello sguardo volto a stilemi del passato, convincendoci che sia necessario un ritorno a tali ambientazioni, trovandoci in una società contemporanea dove valori e principi morali sono ormai troppo spesso desueti e dimenticati.

Secondo Federico Buzzi difatti l’Arte tradizionale occidentale non è legata a un progresso lineare nel tempo e tanto meno a un fine. Ci troviamo di fronte a cicli, corsi e ricorsi storici dove epigoni e anacronismo fanno da catalizzatori artistici. Un ritorno al passato dunque è auspicabile e quantomeno desiderabile.

Dal 06 Dicembre 2017 al 19 Dicembre 2017
MILANO
LUOGO: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
CURATORI: Massimiliano Bisazza
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 347 2265227
E-MAIL INFO: info@statuto13.it
SITO UFFICIALE: http://www.statuto13.it

Nel segno di Galep

La mostra a cura del centro internazionale del fumetto, in collaborazione con il Search, sala espositiva archivio storico di Comunale di Cagliari, presenta una mostra in occasione del centenario della nascita dell’artista sardo Antonio Galleppini, disegnatore del mitico Tex Willer.

E’ possibile visitare l’esposizione fino al 18 gennaio 2018.

La mostra approfondisce inoltre gli anni cagliaritani dell’artista che, nel secondo dopoguerra, realizzò una serie di dipinti. Un’occasione imperdibile per riscoprire e celebrare il grande artista del fumetto che ha dato lustro alla Sardegna. Un mito che negli anni si è consolidato, ha assunto mille volti, adattandosi ai mass media, alle mode e ai tempi.

Il corpo principale dell’esposizione proviene dalla collezione del disegnatore Antonio Galleppini.

Il disegno diventa una passione per sfogare l’angoscia, disegna scene dal vero, imprimendo pochi schizzi sul foglio, con pochi segni di matita, aspetti di vita cittadina, che a stento cercava di uscire dagli orrori della guerra. Si reca nella periferia dove trova gli spunti, nei quali si rivela già il suo straordinario talento.

I suoi disegni in stile di cartone animato, una sorta di fumetto che richiama la dura realtà del tempo, dove l’Italia entra in guerra, mostrando una disciplina rigida e la vita nell’immediato dopoguerra dura, per chi vanta una carriera come artista. In questo periodo si colloca la produzione dell’artista, comincia a disegnare scorci cittadini bombardati, utilizza mattonelle come fogli da disegno e fumi addensati come matite.

Mostra fin da subito un talento per la raffigurazione del fumetto, il successo certamente è dato dal celebre Tex. Diventa un’icona come sfogo e conforto contro una vita vissuta tra le armi e la desolazione di una città che cercava di riprendere le sue forze.

Innanzitutto il protagonista del fumetto è un fuorilegge perseguitato, come si sente il nostro artista, catapultato in un periodo che cerca di dare una connotazione morale alla società senza tempo e vita.

L’esposizione cerca di dare un quadro rivisitato della vita in armonia con la natura, valori positivi di un tempo che sembrano perduti, lontani nel tempo, guardata con occhi differenti, considerando i valori positivi della loro cultura, come il senso del rispetto e la lealtà data troppo spesso per scontata.

La mostra è visitabile al Search fino al 18/01/2018
Dal lunedì al sabato
Dalle 9,00 alle 19,00

Claudio Andreoli. Sottocosto 4: Recent Works on Ceramic

La Minigallery è lieta di presentare Recent Works on Ceramic, la prima personale in galleria di Claudio Andreoli. Dopo le sculture lignee esposte alla Terza Biennale di Scultura di Piazzola sul Brenta, l’artista propone ad Assisi la recente ricerca composta da 30 “tavole” (18x14cm circa) in ceramica naturale o verniciata, con impressa l’immagine di una figura umana sempre più astratta, rarefatta.

L’argilla è per sua natura duttile, incapace di resistere alla forza; facile da manipolare, ha una predisposizione intrinseca a essere messa in forma. Partendo da queste riflessioni Andreoli ne ribalta l’approccio: da un lato riduce al minimo l’energia utilizzata, sottolineando gli incidenti involontari del lavoro, che diventano cicatrici durature. La modellazione come testimonianza di un metodo processuale. Dall’altra interviene sulla resistenza del materiale, stravolto da azioni violente: le proprietà fisiche consentono a linee, graffi, incisioni di dissolversi gradualmente nella massa stessa. Così, quelli che sono dei corpi, la sottile umanità che ossessivamente l’autore racconta, viene diluita in segni impercettibili, sostituita dall’imprevedibilità e dal caso. Anche la rottura in cottura o essiccazione (l’errore) può trasformarsi in opera, ricomposta con barre di piombo e gomma. In mostra, infine, sono presenti due tele di grandi dimensioni che perdono il telaio e acquistano, nella deformazione, la capacità di farsi struttura nello spazio.

E’ il quarto Sottocosto di Claudio Andreoli, un appuntamento che si concentra sul tema dell’accessibilità dell’arte; un progetto nato nel 2012 con la Takeawaygallery di Roma e che dopo il legno, il cemento e la pittura, approda alla Minigallery per insistere sull’analisi dei ruoli di gallerista, critico, artista e collezionista e del complesso rapporto tra gli ultimi due. Ciascuna tavola, proposta a una cifra irrisoria, perde nel momento dell’acquisizione la sua aura, assumendo quella di semplice “oggetto”; un esperimento sui processi e i meccanismi dello scambio; un cortocircuito che fa saltare la regola non scritta della corrispondenza tra prezzo e valore.

Dal 08 Dicembre 2017 al 17 Dicembre 2017
ASSISI | PERUGIA
LUOGO: Minigallery
Vernissage: venerdì 8 dicembre 2017 ore 18
Orari: dal giovedì al martedì 10-18; mercoledì chiuso
ENTI PROMOTORI:
Minigallery
COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 3332946260
E-MAIL INFO: stefano.frascarelli@gmail.com
SITO UFFICIALE: http://www.minigallery.it/

Provocazioni e corrispondenze. Franco Mello tra arti e design

Mercoledì 6 dicembre 2017, alle ore 18.00 presso la Biblioteca (primo piano) del Museo MADRE, sarà presentato il volume PROVOCAZIONI E CORRISPONDENZE. FRANCO MELLO TRA ARTI E DESIGN (Gangemi Editore, 2017), la prima monografia sull’artista e designer Franco Mello, a cura di Giovanna Cassese, realizzato e prodotto dalla Fondazione Plart.

Alla presentazione, introdotta dal direttore del museo MADRE Andrea Viliani, interverranno insieme a Franco Mello, Giovanna Cassese, curatrice del volume, Professore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e Presidente dell’ISIA di Faenza, Maria Pia Incutti, Presidente della Fondazione Plart, Cecilia Cecchini, curatore scientifico della Fondazione Plart e Lia Rumma, gallerista.

Testimonianza dell’attività di ricerca e dell’ampia e diversificata produzione di Franco Mello – che si articola dal design alla fotografia, dalla grafica all’editoria, ricoprendo i ruoli e le funzioni di artista, docente, ideatore di installazioni multimateriche, creatore di gioielli e manufatti d’uso, giochi per bambini e format televisivi – la monografia si compone di tre sezioni.

La prima parte contiene le introduzioni di Maria Pia Incutti e di Andrea Viliani, un saggio della curatrice Giovanna Cassese che analizza nel suo complesso la poliedrica attività di Mello, le analisi critiche di Cecilia Cecchini e Alba Cappellieri sui materiali e sulla produzione di gioielli, e l’approfondimento di Claudio Germak che inquadra la produzione di Mello nell’ambito del design industriale in Piemonte.

La seconda parte del volume illustra il catalogo delle opere di Mello esposte alla Fondazione Plart in occasione della mostra “Provocazioni e corrispondenze. Franco Mello tra arti e design” (9 marzo – 3 giugno 2017), organizzata nell’ambito di Progetto XXI dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e SCABEC, progetto volto a sostenere il sistema culturale contemporaneo operante in Regione Campania, ente fondatore e partecipante unico della Fondazione Donnaregina, di cui supporta integralmente i progetti.

La terza e ultima parte della monografia riporta una raccolta di documenti, immagini, testimonianze e testi critici, relativa alla ricerca di Franco Mello, dalle origini a oggi, con la ripubblicazione di alcuni importanti testi critici di Flaviano Celaschi, Francesco De Bartolomeis, Paolo Fossati, Vittorio Marchis, Nico Orengo, Francesco Poli, Edoardo Sanguineti, Franco Torriani e dello stesso Franco Mello.
Conclude il volume una ricca serie di apparati biografici e bibliografici inediti di Pina Di Pasqua.

L’attività di Franco Mello (Genova, 1945) ha avuto inizio negli anni Settanta, sullo scenario di una Torino all’avanguardia – quella di Germano Celant e dell’Arte Povera – caratterizzata dal costante dialogo fra critici e artisti. In un’attività che dura da più di 50 anni, l’artista e designer è stato al centro di rilevanti rapporti fra la creazione e l’industria italiana, mostrando una feconda e profonda cultura del contemporaneo, capace di tradurre con straordinaria ironia e leggerezza le grandi potenzialità, fra gli altri, dei materiali plastici e di sviluppare una visione complessiva sulla relazione fra i processi di ideazione e progettazione, presentazione espositiva e comunicazione, mediazione culturale e riflessione critica.

PRESENTAZIONE DELLA MONOGRAFIA:
“PROVOCAZIONI E CORRISPONDENZE. FRANCO MELLO TRA ARTI E DESIGN”
PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE: Fondazione Plart
DOVE: Biblioteca Museo MADRE (primo piano), Via Settembrini 79, Napoli
QUANDO: 6 dicembre 2017, ore 18.00
CONTATTI:
TEL: +39.081.197.37.254
EMAIL: info@madrenapoli.it
WEB: www.madrenapoli.it

SCHEDA LIBRO:
TITOLO: “PROVOCAZIONI E CORRISPONDENZE. FRANCO MELLO TRA ARTI E DESIGN”
A CURA DI: GIOVANNA CASSESE
EDITO DA: GANGEMI EDITORE
LINGUA: ITALIANO
PAGINE: 320
PREZZO DI COPERTINA: 30.00 EURO
ISBN 978 – 8849234428

ufficio stampa Fondazione Plart
Culturalia di Norma Waltmann
051 6569105, 392 2527126
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com

ufficio stampa Fondazione Donnaregina / museo MADRE
www.madrenapoli.it – ufficiostampa@madrenapoli.it

Long live the revolution

Wunderkammern è lieta di presentare Long live the revolution, mostra collettiva degli artisti Tomaso Binga, Paolo Buggiani, Richard Hambleton, Keith Haring e Ken Hiratsuka.

Per la prima volta in mostra alla galleria Wunderkammern di Roma le opere di grandi maestri che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea, grazie alla loro volontà di uscire fuori dagli schemi: Tomaso Binga (Salerno, Italia, 1931); Paolo Buggiani(Castelfiorentino, Italia, 1933); Keith Haring (Reading, USA, 1958-1990); Richard Hambleton (Vancouver, Canada, 1954-2017) e Ken Hiratsuka (Shimodate, Giappone, 1959).

Art revolution: così recita il motto che Paolo Buggiani ha fatto suo fino a imprimerlo indelebilmente sulla pelle con un tatuaggio.

Per l’artista toscano, la rivoluzione è un atto necessario per cambiare una situazione stagnante, è un gesto dirompente che ha come scopo quello di portare progresso. La ribellione, intesa come sovvertimento di un ordine statico, è il motore del lavoro di tutti gli artisti in mostra. Le opere esposte in Long live the revolution sono connesse tra di loro da uno schema che si ripete con modalità differenti: sono pensate per stupire lo spettatore, sorprenderlo per catturarne l’attenzione fino a condurlo alla riflessione e, in maniera auspicabile, a una sentita e profonda consapevolezza della necessità di un cambiamento. Questo è presente nelle performance newyorkesi di Buggiani, tra le quali si ricordano quelle in cui l’artista, travestito da Icaro, pattinava tra le automobili nel traffico provocando lo stupore (e talvolta l’ira) dei conducenti, oppure in quelle di Binga, volte a scardinare gli odiosi aspetti del patriarcato saldamente radicati nella cultura italiana – e non solo – attraverso l’uso del suo corpo come strumento tramite tra le parole recitate e gli spettatori coinvolti; negli interventi pregni di leggibili messaggi sociopolitici fatti da Keith Haring sui cartelloni pubblicitari nella metropolitana di New York. Nella stessa metropoli, le ombre urbane di Hambleton coglievano di sorpresa i passanti in angoli inaspettati delle strade. La sensazione di “rivoluzione necessaria” si avverte anche nelle linee infinite che sembrano non interrompersi mai di Hiratsuka, quasi a volere racchiudere al loro interno l’umanità intera senza distinzione di sesso, etnia o religione, unendo gli esseri umani in un’unica forma di comunicazione universale.  In mostra opere storiche esposte insieme a lavori più recenti.

 

 

Dal 2 Dicembre 2017 al 20 Gennaio 2018

ROMA

LUOGO: Wunderkammern Roma

CURATORI: Giuseppe Ottavianelli

ENTI PROMOTORI:

  • Patrocinio istituzionale del Municipio Roma V

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0645435662

E-MAIL INFO: wunderkammern@wunderkammern.net

SITO UFFICIALE: http://www.wunderkammern.net

Ciredz: residui e frammentazione in mostra alla Galleria Varsi

Ciredz, artista poliedrico di origine sarda, è il protagonista della recente mostra Residui a cura di Chiara Pietropaoli, inaugurata il 24 novembre presso lo spazio della Galleria Varsi. L’artista conosciuto per lo più per la sua produzione di opere di street art, è anche scultore e pittore. Il paesaggio è per lui l’elemento principale in cui si genera ed evolve la sua produzione artistica. Nel caso specifico, Ciredz porta in scena un nuovo aspetto legato in modo inscindibile al paesaggio, che fa del suo lavoro degli ultimi anni una ricerca minuziosa e precisa: i residui.

Lo scrittore e paesaggista Gilles Clément, in un suo saggio sul paesaggio, definisce “residui” delle zone ben precise dove l’intervento dell’uomo non ha intaccato la natura. Anzi, il residuo ridefinisce il concetto di paesaggio, divenendo esso stesso una riappropriazione di un luogo. Da questo concetto Ciredz elabora delle visioni composte di residui reali come della terra, cemento o dell’erba artificiale e li fa vibrare davanti l’occhio umano, cercando di indagare attraverso prospettive diverse la relazione tra l’uomo e la natura, incontaminata e libera. A questi lavori, si affiancano disegni e serigrafie che legano e spiegano in maniera grafica e visivamente impattante, la metodologia di produzione che caratterizza il lavoro dell’artista.

Ciredz intende sottolineare un concetto ben preciso, quello del “Terzo Paesaggio”, termine coniato nel 2013 dallo stesso Gilles Clément, ovvero degli spazi abbandonati in cui la tradizione e la completezza vengono sostituiti dalla celebrazione dell’incompletezza che cela dietro di sé la purezza dello sguardo e la costanza nell’osservare e nel vivere determinati spazi e luoghi. L’uomo non esiste in quanto fattezza fisica, ma vive come entità che si compenetra nel non – finito, nella diversità e si fa il presupposto di un agire umano che non può essere slegato dal frammento residuale di un paesaggio comune.

Un ultimo aspetto che si denota dalla sua produzione precedente e odierna, è il tentativo e l’attenzione che l’artista ripone nel creare immagini che richiamano aspetti del quotidiano, che si legano a delle memorie di un passato comune o identitario. Attraverso l’apparente assenza figurativa, Ciredz lascia spazio alle geometrie e riesce, con pochi e umili mezzi, a raccontare un’immagine in continuo divenire, sempre diversa da persona a persona. Quest’ultimo, ma importante, aspetto dell’arte di Ciredz dà un ulteriore spinta verso la riflessione sulla relazione contrastata tra uomo e natura, che l’artista riscontrata nel frammento, nel residuo o nella presenza di un’assenza. Il residuo, nella memoria di qualcosa che non è più visibile, diventa testimone silenzioso di un intero mondo di archivi dimenticati, ritrovati e immaginati.

Residui
24 novembre 2017 – 05 gennaio 2018
Galleria Varsi
Via di Grotta Pinta 38, Roma
Dal martedì al sabato dalle ore 12.00 alle ore 20.00. La domenica dalle ore 15.00 alle ore 20.00
Ingresso Libero

Between Darkness and Light. Selected Works: South Africa 1994 – 2010. Jodi Bieber

Fondazione Carispezia inaugurerà sabato 2 dicembre la mostra personale di Jodi Bieber dal titolo Between Darkness and Light. Selected Works: South Africa 1994 – 2010, terza tappa del percorso dedicato alla fotografia contemporanea inaugurato dalla Fondazione nel 2015. L’esposizione a cura di Filippo Maggia è la prima grande personale in Italia della fotografa sudafricana, vincitrice nel 2011 del World Press Photo con il celebre ritratto di Bibi Aisha, giovane donna afghana con il volto sfigurato. L’artista sarà presente a La Spezia in occasione dell’apertura della mostra.

Jodi Bieber (Johannesburg 1966) è da numerosi anni una delle autrici di spicco della fotografia sudafricana, scuola che vanta lunghe tradizioni e importanti fotografi contemporanei come David Goldblatt, Santu Mofokeng, Zanele Muholi, Pieter Hugo, Guy Tillim. La mostra – che resterà aperta al pubblico fino al 4 marzo 2018 negli spazi espositivi della Fondazione – presenta 4 serie complete fra le più rilevanti dell’intera produzione di Bieber: Between dogs & wolves – Growing up with South Africa, Going home -Illegality and Repatriation, Women who murdered their husbands e Soweto. Una raccolta di oltre 100 fotografie in bianco e nero e a colori che tracciano la storia recente del Sudafrica. Dalla fine dell’apartheid sino quasi ai nostri giorni, le immagini di Bieber raccontano un paese in pieno sviluppo economico, riferimento per molte altre nazioni africane, ma ancora lacerato da vecchi conflitti sociali e da nuove tensioni derivanti proprio dalla modernità che avanza.

La serie Between dogs & wolves – Growing up with South Africa è il risultato di un lavoro durato dieci anni – iniziato nel 1994 all’indomani delle prime elezioni democratiche del paese – e realizzato all’interno delle comunità più povere dei sobborghi di Johannesburg. Le immagini di Bieber ci trasportano nel mondo delle giovani generazioni cresciute ai margini della società sudafricana, un mondo segnato da sogni e fallimenti, dominato dalle gang, dove i bambini convivono con l’HIV/Aids e dove le prostitute cambiano le tariffe in base al colore della pelle dei clienti. Un racconto sulla perdita dell’innocenza e sull’istinto di sopravvivenza, che diviene metafora della battaglia che lo stesso Sudafrica ha combattuto per decenni.

Nelle fotografie in bianco e nero che compongono la serie Going home – Illegality and Repatriation, vincitrice del Premio dell’Unione Europea per la fotografia documentaria, Bieber ha rappresentato il periodo immediatamente successivo alle terribili inondazioni che nel 2000 devastarono il Mozambico e che coincisero, nel vicino Sudafrica, con l’operazione Crackdown messa in atto dalla polizia per diminuire il tasso di criminalità nel paese. Per le persone ritratte – rinchiuse nei centri in attesa di essere rimpatriate o nei treni che le riportano al loro paese di origine, in una sorta di stato di transizione senza fine – attraversare i confini non rappresenta un semplice sogno, ma un atto dettato dal bisogno che si trasforma in un inutile e doloroso calvario.

Tra i lavori in mostra a La Spezia anche Women who murdered their husbands, una serie in cui emerge in maniera particolarmente evidente quella predisposizione di Bieber a stabilire rapporti forti e sinceri con i luoghi e le persone che racconta, che attraversa tutta la sua produzione. Le fotografie, realizzate all’interno della prigione femminile di Johannesburg, ritraggono alcune donne condannate per aver ucciso, molto spesso per legittima difesa, i loro mariti o compagni.

Soweto è, invece, una serie inaugurata da Bieber nel 2009 e dedicata alla celebrazione della vita nell’omonima area urbana della città di Johannesburg. Grazie al ruolo fondamentale svolto nella storia della lotta all’apartheid, Soweto oggi incarna, forse più di qualunque altro luogo, la lotta del Sudafrica per la libertà e rappresenta uno dei centri nodali del percorso di costruzione di una consapevolezza collettiva. Ma da Soweto provengono anche molte delle espressioni artistiche e culturali nelle quali si riconoscono le giovani generazioni: al di là delle grandi narrazioni, in questo luogo per sua natura vitale e cosmopolita c’è – e c’è sempre stato – un proliferare di espressioni artistiche, tra danza, arte, moda. Le immagini di Bieber raccontano questa realtà in fermento dove – qui come altrove – gli abitanti del Sudafrica reinventano in continuazione se stessi e il proprio spazio urbano.

La mostra Between Darkness and Light. Selected Works: South Africa 1994 – 2010 è accompagnata da un catalogo edito da Skira che contiene tutte le opere in esposizione e una conversazione fra Jodi Bieber e Filippo Maggia.

 

 

Dal 02 Dicembre 2017 al 04 Marzo 2018

LA SPEZIA

LUOGO: Fondazione Carispezia

CURATORI: Filippo Maggia

ENTI PROMOTORI:

  • Fondazione Carispezia

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0187 772335

E-MAIL INFO: feis@fondazionecarispezia.it

SITO UFFICIALE: http://www.fondazionecarispezia.it

Inaugurazione sabato 2 dicembre 2017 ore 17.30

Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì 16.30-19.30; sabato e domenica 10.30-13 e 16.30-19.30; chiuso 25 dicembre 2017

James Nachtwey. Memoria

Dal 1 dicembre 2017 al 4 marzo 2018 la mostra James Nachtwey. Memoria sarà esposta a Palazzo Reale di Milano.

L’attesissima esposizione del pluripremiato fotografo americano, considerato universalmente l’erede di Robert Capa, è la prima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo. La mostra propone una imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, Memoria rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro. Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Civita, Contrasto e GAmm Giunti, la mostra ha come Digital Imaging Partner Canon ed è realizzata con il supporto di Fondazione Cariplo e Fondazione Forma per la Fotografia.

Organizzate in diciassette sezioni, le duecento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visitatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey. Da El Salvador a Gaza, dall’Indonesia al Giappone, passando per la Romania, la Somalia, il Sudan, il Rwanda, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nepal, gli Stati Uniti (tra cui la testimonianza straordinaria dell’attentato delll’11 settembre 2001) e molti altri paesi e si conclude con un reportage oltremodo attuale sull’immigrazione in Europa: Memoria raccoglie gli scatti con cui il fotografo racconta la crudezza della guerra, la violenza del terrorismo, lo sguardo vuoto della disperazione.

La mostra sarà accompagnata da un libro pubblicato da Contrasto e Giunti.

 

 

Dal 01 Dicembre 2017 al 04 Marzo 2018

MILANO

LUOGO: Palazzo Reale

CURATORI: Roberto Koch, James Nachtwey

ENTI PROMOTORI:

  • Comune di Milano – Cultura
  • Palazzo Reale
  • Civita
  • Contrasto
  • GAmm Giunti

COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 12, ridotto € 10/8/6, gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa del Comune o dall’ufficio stampa della mostra, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano, tesserati ICOM

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0288445181

E-MAIL INFO: c.mostre@comune.milano.it

SITO UFFICIALE: http://www.palazzorealemilano.it/