Gabriel Hartley, Spoiled

La galleria Z2O Sara Zanin Gallery presenta la prima mostra personale di Gabriel Hartley, artista britannico che ha realizzato le opere esposte (dipinti, disegni e rilievi scultorei), durante il suo soggiorno come Abbey Fellow in Pittura presso la British School di Roma.

Il percorso espositivo è una sorta di collage della memoria dell’artista, che ci mostra, attraverso i suoi occhi e i suoi processi mentali di assimilazione, un universo di immagini, colori e sapori associati a cose viste, sperimentate e perfino assaggiate durante il suo soggiorno romano. Elementi della vita quotidiana o di un passato monumentale convergono in una serie di oggetti artistici o di espressioni cromatiche e materiche, che da un singolo dettaglio possono innescare nello spettatore processi legati alla memoria e al riconoscimento.

Il fulcro della sua indagine artistica è la ricerca del punto di rottura, che si spinge fino ad arrivare al concetto stesso di rovina. Nei dipinti questo avviene attraverso un processo di creazione dell’immagine che prevede l’utilizzo di una smerigliatrice angolare per intagliare la vernice, che comporta un paziente lavoro di scavo stratificato, il cui esito finale è quello di mostrarci un’immagine mobile che si sfoca progressivamente.

Nei rilievi invece, eseguiti utilizzando materiali di risulta delle imbottiture dei mobili, l’intento è quello di associarsi in linea di pensiero alle antiche spolia, ossia le sculture decorative di reimpiego utilizzate sulla maggior parte degli antichi edifici romani.

Il termine spolia è chiaramente un rimando al titolo della mostra, Spoiled, che unisce quindi in senso filologico la lingua latina a quella, contemporanea, parlata dall’autore. Inoltre si associa al concetto di rovina, sia essa materiale o intellettuale; il termine prevede la doppia valenza (latina/inglese) anche per quanto riguarda il concetto di spoliazione, di appropriazione (in inglese bottino di guerra si dice infatti spoils), che, se analizzato in maniera trasversale e in senso chiaramente anti-predatorio, può essere visto come l’assorbimento da parte dell’artista di una serie di “bolle di pensiero” come lui stesso le chiama (ovvero frammenti di storia che fluttuano liberamente), che appartengono a una città che lo ha ospitato mentre portava avanti la sua ricerca, di cui questa mostra è il tracciato finale.

 

Z2O Sara Zanin Gallery

Vicolo della Vetrina, 32

Dal 6 Giugno al 31 Luglio 2018

www.z2ogalleria.it

 

 

 

Dolomiti. Il cuore di pietra del mondo

Dal settembre del 2009 le Dolomiti sono entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità, in virtù della loro monumentale bellezza ed unicità.

Dolomiti. Il cuore di pietra del mondo è la terza tappa della mostra che, dopo le sedi di Praga e di Zagabria, approda nelle sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma; circa quaranta scatti, eseguiti dal fotografo del National Geographic Georg Tappeiner, originario di Merano, allestite all’interno degli spazi della Sala Fontana. Da profondo conoscitore nonché abitante di queste splendide montagne, Tappeiner riesce a renderne tutta la magia e la potenza in questi scatti degni della migliore tradizione dei fotoreporter del mondo della natura del passato.

Splendide panoramiche, scorci di luce e pietra immortalati con perizia e poesia dal fotografo compongono un affresco naturale di grande impatto e fascino, oltre a sottolinearne il grandissimo potenziale a livello scientifico e geologico.

Completano la mostra una serie di supporti informativi della Fondazione Dolomiti UNESCO, tra i quali ricordiamo il documentario tratto dal reportage realizzato da Piero Badaloni con Fausta Slanzi, il cui tema è l’influenza e il fascino esercitati dalle Dolomiti su tutta una serie di artisti, musicisti e scrittori.

 

 

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale, 194

Dal 20 giugno al 2 settembre 2018

www.palazzoesposizioni.it

 

Alexander Rodchenko. Revolution in Photography

È il 1928 e tutto comincia da una Leica: Alexander Rodchenko ha 37 anni ed è fermamente convinto che tutto dipende dall’angolazione. È l’unico modo per bilanciare l’immagine piatta e consolidata di una società, quella russa, che tende a massificare ogni sospiro. Rodchenko nel suo campo è stato un rivoluzionario: abbandonata la pittura – ma sarà un amore corrisposto fino alla fine – si dedica alla fotografia e rivoluziona l’immagine facendola divenire la rappresentazione visiva di costruzioni intellettuali dinamiche. La base è il rapporto documentario con la realtà, ma sono lo sguardo e l’obiettivo ad essere diversi, visto che riescono a cogliere istantaneamente le sensazioni dell’uomo moderno.
Grazie al lavoro di curatela della direttrice del Museo di Arti visive di Mosca, Olga Sviblovae al contributo organizzativo della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, Olga Strada, giunge a Palermo una selezione di oltre 150 fotografie, dai negativi originali degli anni Venti e Trenta, del grande fotografo russo, esponente di primo piano dell’avanguardia sovietica del XX secolo.

Alexander Rodchenko. Revolution in Photography–che si è inaugurato lunedì 18 giugno all’Albergo dei Poveri, a Palermo, che la ospiterà fino al 23 settembre– è promossa dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana, coprodotta da Civita e da Bridge Consulting, curata della State-Financed Institution of Culture and Education of the City of Moscow e di Multimedia Complex of ActualArts, “abiterà” le sale dell’Albergo dei Poveri adiacenti agli spazi occupati dalla mostra sul reporter Robert Capa, costruendo così un vero e proprio polo dedicato alla fotografia, da visitare anche con un biglietto unico.

Il “rivoluzionario” Alexander Rodchenko (1891 – 1956) è stato senza dubbio uno dei principali generatori di idee di una stagione straordinaria, di cui ha profondamente incarnato lo spirito. Le fotografie, provenienti dalla collezione del Multimedia Art Museum di Mosca, selezionate dalla curatrice Olga Sviblova, raccontano un artista padredi un cambiamento radicale del modo di concepire la natura della fotografia e il ruolo del fotografo: anziché mero riflesso della realtà, la fotografia diviene anche uno strumento per la rappresentazione visiva di costruzioni intellettuali dinamiche. Nella sua opera fotografica la composizione si coniuga con un approccio documentario autentico e con la capacità di cogliere istantaneamente le sensazioni dell’uomo moderno.

Ricordato come “il padre della fotografia sovietica”, Rodchenko dà forma a uno stile e a un linguaggio visivo del tutto unici: nasce con lui il “Metodo Rodchenko” che gioca con composizioni in diagonale, prospettive scorciate, punti di ripresa insoliti dal basso verso l’alto e viceversa. Un dettaglio ingrandito racconta più di un personaggio, il particolare di un’architettura, narra una città in movimento.

L’esposizione si inserisce in un piano di collaborazione tra la Regione Siciliana e il Ministero dei Beni Culturali della Federazione Russa, nel quadro di una strategia avviata da Vittorio Sgarbie dal presidente dell’ARS Gianfranco Miccichè.

 

 

Dal 19 Giugno 2018 al 23 Settembre 2018

Palermo

Luogo: Real Albergo dei Poveri

Curatori: Olga Sviblova

Enti promotori:

  • Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana

Costo del biglietto: Intero € 9, Ridotto € 8 per gruppi (min 15 – max 25 pax), titolari di convenzioni, giornalisti non accreditati, giovani > 26 anni, soci ICOM, Forze dell’Ordine, docenti, Ridotto speciale € 3 per scolaresche di ogni ordine e grado e minori di 18 anni. Gratuito per docenti accompagnatori, disabili + accompagnatore, giornalisti accreditati, guide turistiche con patentino, minori di 6 anni, dipendenti dell’Assessorato regionale dei beni culturali

Telefono per informazioni: +39 091 7657621

Sito ufficiale: http://www.mostrarodchenko.it

Mauro Staccioli, Sensibile ambientale

Ventisei sculture immerse nella cornice paesaggistica e monumentale del complesso delle Terme di Caracalla di Roma: questa la mostra Sensibile ambientale, che celebra l’operato di Mauro Staccioli, uno dei principali interpreti della scultura italiana dal secondo dopoguerra, scomparso lo scorso gennaio a 80 anni.

La retrospettiva, curata da Alberto Fiz, ha questo titolo proprio per sottolineare la profonda empatia che lega l’opera di Staccioli al mondo naturale; tutta la sua produzione infatti si contraddistingue per la cura utilizzata nel rapportare scultura e ambiente, in un equilibrio reciproco volto ad amplificare le potenzialità intrinseche di entrambe.

Il percorso espositivo, allestito sia nei sotterranei che negli spazi all’aperto delle Terme, ripercorre tutta la carriera dell’artista: dai lavori degli anni Settanta, fino alla produzione più recente, come Diagonale Palatina (2017), sua ultima opera, che faceva parte della mostra Da Duchamp a Cattelan tenutasi sul colle Palatino di Roma, che rimarrà esposta in modo permanente presso le Terme di Caracalla al termine della mostra.

Sensibile ambientale ci mostra come l’interazione tra antico e contemporaneo sia un esperimento di sicuro successo: i materiali industriali (cemento, ferro e acciaio) utilizzati da Staccioli coesistono infatti in maniera armoniosa con le antiche architetture romane, generando un rapporto di mutevole esaltazione che impreziosisce ambedue le testimonianze, come d’altronde era già stato evidente con le installazioni permanenti di Michelangelo Pistoletto presenti all’interno delle Terme.

Sculture di forma geometrica si posizionano nello spazio diventandone parte integrante: i Vortici in acciaio di 10 metri di diametro, gli Anelli attraverso i quali si insinuano spezzoni di paesaggio, diventando cornice ambientale, le piramidi, simboli antichi e misteriosi che catturano lo sguardo del visitatore.

La mostra, visitabile fino al prossimo 30 settembre, è promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e con l’Archivio Staccioli, ed è accompagnata da una monografia edita da Electa.

 

 

Complesso delle Terme di Caracalla

Viale delle Terme di Caracalla

Dal 13 giugno al 30 settembre 2018

Tutti i giorni dalle ore 9.00

 

 

 

La luce diversa. Lucilla Catania | Claudio Palmieri | Sandro Sanna

Il Mattatoio di Roma ospita la mostra La luce diversa. Lucilla Catania | Claudio Palmieri | Sandro Sanna, curata da Anna Imponente e promossa dall’ Assessorato alla Crescita Culturale del Comune di Roma e dall’ Azienda Speciale Palaexpo.

I tre protagonisti illustrano, attraverso il loro operato, il particolare rapporto che sussiste tra materia, luce e natura nella loro produzione artistica.

La mostra, pensata come un unico organismo malgrado le singole peculiarità dei tre artisti, è allestita negli spazi del Padiglione 9°, ed è divisa in tre parti: nella prima i lavori degli artisti dividono il medesimo spazio, nella seconda, la grande sala centrale, si articola il dialogo tra le pitture di Sandro Sanna e le sculture di Lucilla Catania; nella terza infine, sono presentate le opere di Claudio Palmieri, che chiudono la mostra.

L’alternanza di luce e buio gioca un ruolo importante per la fruizione delle spettatore. Ad esempio le opere di Claudio Palmieri sono immerse nella totale oscurità: una luce ultravioletta fa emergere la vernice fluorescente presente sui suoi lavori, generando un effetto affascinante, quasi ipnotico. In questo caso la pittura interagisce in maniera imprescindibile con la scultura, attraverso l’uso di pigmenti e resine.

Riflessi cangianti, mutevolezza dell’apparire, sfaccettature pittoriche: queste le caratteristiche che denotano le opere di Sandro Sanna; la materia diventa mobile, sfuggente, con effetti luministici che sembrano provenire dall’essenza stessa dell’opera.

In entrambi i casi gli artisti giocano con l’aspetto materico più che formale, con un chiaro aggancio all’universo naturale.

Con Lucilla Catania invece l’asse materico-formale si assesta in un equilibrio perfetto. Le sue superfici marmoree, levigate o increspate che siano, si fanno riflesso, diventano solido effetto luminoso; anche qui l’ispirazione è tratta dal mondo della natura, che si articola in forme a volte sinuose a volte più strutturate e geometriche.

La mostra, accompagnata da un catalogo di Campisano Editore, al cui interno si trova un testo della curatrice, è prodotta dall’Associazione Culturale per la Promozione delle Arti Visive Hidalgo.

 

 

Mattatoio Testaccio – Padiglione 9A

Piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma

Dal 06 Giugno al 29 Luglio 2018

www.mattatoioroma.it

 

 

 

 

La Famiglia in Italia

Sabato 16 giugno 2018 verrà inaugurata la mostra La Famiglia in Italia al CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (Via delle Monache 2), a partire dalle ore 17,30. La mostra rimarrà poi aperta fino a domenica 9 settembre 2018.

Lo scopo del progetto LA FAMIGLIA IN ITALIA è quello di documentare e interpretare la famiglia italiana contemporanea alla luce delle trasformazioni epocali che hanno riguardato i diversi ruoli dei suoi componenti, le identità sessuali, le esigenze economiche, il ruolo della donna, la presenza di immigrati e italiani di nuova generazione e molti altri aspetti che modificano continuamente un’idea di famiglia che per molti anni era apparsa congelata nelle sue statiche certezze.

Se l’articolo 29 della Costituzione Italiana afferma che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”, è lecito domandarsi l’attualità dell’affermazione: le trasformazioni sociali hanno messo in discussione sia l’esistenza di un’unica forma naturale di famiglia, sia il matrimonio come suo istituto fondativo per eccellenza. Dalle famiglie allargate fine alle coppie di fatto e le unioni civili, le nuove famiglie si presentano in maniera poliforme: Cosa è dunque oggi famiglia? Partendo da tale interrogativo, la ricognizione fotografica collettiva della FIAF ha inteso esplorare e rappresentare la famiglia italiana in tutte le sue declinazioni, tracciandone i nuovi confini. Ogni Autore ha affrontato la tematica del progetto partendo dalla propria esperienza personale, con uno sguardo intimo verso la realtà della propria condizione affettiva, oppure ha voluto aprirsi al racconto delle famiglie degli altri, senza alcuna preclusione linguistica.

Il progetto ha incoraggiato la ricerca della molteplicità e delle specificità familiari, chiarendo che per famiglia italiana si doveva intendere la famiglia che vive stabilmente in Italia, indipendentemente dalla nazionalità di origine dei suoi componenti. I campi di indagine hanno riguardato tematiche classiche come la nascita della coppia, le modalità di convivenza, il rapporto con l’esterno e gli equilibri interni, i figli o la loro mancanza, il rapporto tra fratelli, i rapporti con i genitori e con gli anziani, le risorse condivise (la casa, i mezzi di spostamento, etc.), gli spazi privati della famiglia e del singolo, le affinità, i vincoli, i rapporti tra padre/madre e figli, il ruolo dei nonni e degli zii, insieme a tematiche relativamente nuove quali l’omosessualità e la riproduzione assistita, la discriminazione, il ricorso alle terapie di sostegno, le famiglie allargate, quelle mono-genitoriali, le famiglie cosiddette “miste”, le comunità, le case famiglia e tutto quanto la sensibilità e la ricerca degli Autori fotografici potesse portare a scoprire nei mille universi dei nuclei famigliari contemporanei.

 

 

Dal 16 Giugno 2018 al 09 Settembre 2018

Bibbiena | Arezzo

Luogo: CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore

Enti promotori:

  • FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 0575 1653924

Sito ufficiale: http://www.fiaf.net/lafamigliainitalia

Giorgio de Chirico e la Neometafisica

Dal 1 giugno al 4 novembre 2018, a Palazzo Campana, Osimo, si terrà la mostra Giorgio de Chirico e la Neometafisica a cura di Vittorio Sgarbi con la collaborazione di Maria Letizia Rocco. L’esposizione, realizzata grazie alla concessione del generoso prestito di un selezionato nucleo di opere della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, è organizzata dal Comune di Osimo con la partecipazione dell’Istituto Campana, della Fondazione Don Carlo Grillantini e dell’Associazione culturale “Metamorfosi”.

Saranno esposte nelle spaziose sale di Palazzo Campana più di 60 opere, tra dipinti, disegni, sculture e grafiche provenienti dalla collezione della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, che ripercorrono prevalentemente l’ultimo periodo di produzione artistica di Giorgio de Chirico: la Neometafisica.
Queste opere sono caratterizzate da una felicissima vena creativa che mette in scena una rappresentazione divertita degli stessi temi proposti nelle prime opere.
I soggetti sono i medesimi di quelli rappresentati nel periodo Metafisico. Sono sempre piazze, interni/esterni e manichini ma tutto, anche il cromatismo e la costruzione dello spazio, è in grado di innescare richiami cognitivi ed empatici di natura più lieta e quasi ironica.

Una nuova e matura dimensione in cui l’artista gioca consapevolmente a declinare il suo immenso universo di immagini, alla luce di una poetica che traduce la malinconia dei toni cupi del primo periodo con vaste campiture dai toni vivaci.

Questa nuova consapevolezza, è rinnovata fucina degli stessi temi che hanno ispirato da sempre il Maestro: la mitologia greca, il profondo studio della filosofia di Friedrich Nietzsche, le sue esperienze legate indissolubilmente con alcune città italiane.

Seguendo la sua idea di prospettiva ribaltata e di tempo circolare nel segno dell’Eterno ritorno di Nietzsche, de Chirico riscopre i suoi manichini, i suoi archeologi, le sue piazze e i suoi assemblaggi incongrui in un nuovo vortice di idee in cui il pensiero anticipa la dimensione “concettuale” della pittura delle più giovani generazioni che hanno trovato in de Chirico un fondamentale punto di riferimento.

Durante tutto il periodo dell’esposizione saranno attivi dei laboratori didattici per bambini e ragazzi e visite guidate che accompagneranno il pubblico alla scoperta del grande artista e delle sue opere.

Inoltre la mostra sarà arricchita da un catalogo con una presentazione di Paolo Picozza, Presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, dal saggio del curatore Vittorio Sgarbi, e dai testi a cura di Riccardo Dottori e di Maria Letizia Rocco, nonché da una selezione di scritti scelti di Giorgio de Chirico e una sintetica biografia del Pictor Optimus.

 

 

Dal 31 Maggio 2018 al 04 Novembre 2018

Osimo | Ancona

Luogo: Palazzo Campana

Curatori: Vittorio Sgarbi

Enti promotori:

  • Comune di Osimo

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 6 / € 4, famiglia € 20. Gratuito bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, diversamente abili con accompagnatore, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino

Telefono per informazioni: +39 071 7236088

E-Mail info: iat@osimoturismo.it

Sito ufficiale: http://www.dechiricoaosimo.it/

Postcard from New York — Part II

E’ New York, con la sua complessa e variegata scena sociale e culturale, la protagonista della mostra Postcard from New York — Part II, inaugurata lo scorso 6 giugno presso la galleria Anna Marra Contemporanea di Roma.

Curata da Larry Ossei-Mensah e Serena Trizzino, l’esposizione è la seconda di una serie iniziata nel 2016, e coinvolge i lavori di: Derrick Adams, Firelei Báez, Alexandria Smith e William Villalongo, Paul Anthony Smith e Abigail DeVille, quest’ultima presente con un’installazione posizionata all’interno del cortile della galleria.

La metropoli newyorchese è oggi il luogo con la più alta percentuale di abitanti di colore (circa 2 milioni); ciò significa che il 25% della sua popolazione è di origine africana (e con africana si intende afro-latina, afro-caraibica e afro-americana).

Se nel passato gli Stati Uniti si sono spesso macchiati di comportamenti scorretti nei confronti della popolazione nera, oggi il problema al quale si sta finalmente ponendo rimedio è la scarsa attenzione culturale che per decenni è stata rivolta agli artisti di colore.

Questa mostra intende celebrarne l’operato e mostrare, attraverso il filtro dello sguardo di questi cinque artisti di origine africana che vivono e lavorano a New York, temi come quello della migrazione, della razza, dei diritti umani e del pregiudizio, correlati alle vicende che hanno visto protagonisti i partecipanti della diaspora africana. Ognuno di loro, attraverso le sue opere (su tela, carta o collage), cerca di rappresentare cosa voglia dire essere oggi una persona di colore in America, quali siano le contraddizioni ancora presenti piuttosto che gli spiragli di apertura.

Il discorso però non si limita alla compagine geografica statunitense, ma tenta di allargarsi su grande scala, proponendosi come una riflessione internazionale che sia grado di abbracciare l’intera situazione umana associabile a queste tematiche.

 

 

Anna Marra Contemporanea

Via di S. Angelo in Pescheria, 32

dal 6 giugno al 27 luglio 2018

dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30 (chiuso i festivi)

www.annamarracontemporanea.com

 

 

Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà

L’eleganza e il talento declinato in molteplici forme: questo e molto altro ancora traspare dalla mostra antologica dedicata all’artista Duilio Cambellotti, visitabile presso i musei di Villa Torlonia fino al prossimo 11 novembre.

La mostra, curata da Daniela Forti, responsabile scientifico dell’archivio dell’opera di Duilio Cambellotti e da Francesco Tetro, direttore del Museo Civico Duilio Cambellotti di Latina, consta di 200 opere, che ripercorrono l’intera produzione del maestro.

All’interno delle otto sale del Casino dei Principi sono allestiti disegni, bozzetti, vetri decorati, ceramiche, filatelia, manifesti, complementi d’arredo: un universo raffinato, curato in ogni dettaglio, permeato dall’armonia e dalla bellezza tipicamente liberty, caratterizzato da una linearità che, se a prima vista può apparire semplicemente decorativa porta in sé invece anche vigorosi elementi strutturali e formali.

Una sezione distaccata è ospitata invece nel Casino Nobile, dove sono esposte una serie di sculture oltre che apparati scenografici e costumi teatrali: il teatro fu infatti una delle grandi passioni di Cambellotti, che mise al servizio di questo mondo il suo estro multidisciplinare.

L’artista fu un rappresentante di spicco di quella versatilità propugnata dal movimento inglese delle Arts & Crafts; fu infatti in grado di spaziare tra espressioni artistiche molto diverse fra loro, con una resa finale però universalmente convincente.

E’ interessante notare come in lui convivano in maniera serena e produttiva due anime molto diverse tra loro: da una parte una produzione legata a un ambito più intimo e personale, come quello domestico, dall’altra il mondo della pubblicità e a tratti della propaganda (basti pensare ai manifesti dedicati alla bonifica dell’agro pontino).

Quest’ultimo aspetto però è sempre colto non con spirito di parte politica bensì come un tentativo di sublimare nella bellezza qualsiasi cosa passasse nelle mani dell’artista, che fosse un progetto sociale piuttosto che una tragedia da rappresentare su un palco.

La mostra, organizzata in collaborazione con la Galleria Russo di Roma e la Fondazione Cultura e Arte, è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.

 

 

Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà

Musei di Villa Torlonia

Via Nomentana, 70

Dal 6 giugno all’11 novembre 2018

Dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00

www.museivillatolonia.it

 

Senza Tema. Carta / Paper

Studio la Città inaugura sabato 9 giugno alle ore 11.30 la mostra: Senza Tema. Carta / Paper, una collettiva tutta dedicata alla produzione su carta di 65 artisti internazionali che, negli anni, hanno esposto con la galleria o sono stati personalmente collezionati dalla sua titolare: Hélène de Franchis. Le opere, selezionate dopo un lungo ed attento lavoro di ricerca, sono proposte con un particolare allestimento a “quadreria”: da lavori piccoli a molto grandi, realizzati in un arco temporale piuttosto ampio, partendo da un’incisione di Mauro Reggiani del 1934, fino ai recentissimi acquerelli di Stuart Arends. Parola chiave di questa esposizione è libertà. La libertà di sperimentazione che questo medium ha conferito agli artisti, ma anche la libertà che guida una galleria privata nella scelta di esporre semplicemente seguendo il proprio gusto, o meglio, come dichiara la stessa Hélène de Franchis, di scegliere per una volta…”senza tema”.

All’interno dell’ampio gruppo di artisti proposti, spiccano nomi di rilievo che hanno segnato il percorso espositivo di Studio la Città, come ad esempio Lucio Fontana, di cui saranno esposte delle Battaglie e un Concetto Spaziale su carta assorbente, un Paesaggio Anemico di Mario Schifano, alcune serigrafie e acrilici di Piero Dorazio, gouache di Sonia Delaunay, dei piccoli lavori di Sol Lewitt, passando per una serie di artisti inglesi molto cari alla galleria negli anni ’70 (Robyn Denny, John Hoyland, David Leverett, Richard Smith ecc.). L’elenco è molto lungo e non si esaurisce celebrando i grandi maestri, ma prende in esame anche gli esponenti più “contemporanei”, rispecchiando a pieno le scelte stilistiche della gallerista. Ecco quindi in mostra, non solo opere in edizione ma anche pezzi unici di alcuni importanti rappresentanti dell’arte povera, dalle serigrafie di Pier Paolo Calzolari ad un’opera installativa di Giulio Paolini, per giungere al nuovo millennio con lavori su carta di Eva Kot’átková (artista ceca con un’importante personale in corso all’Hangar Bicocca), Herbert Hamak, Jacob Hashimoto, Hema Upadhyay, Giorgia Severi, Eugenio Tibaldi, solo per citarne alcuni.

 

 

Dal 09 Giugno 2018 al 15 Settembre 2018

Verona

Luogo: Studio la Città

Telefono per informazioni: +39 045 597549

E-Mail info: mostre@studiolacitta.it

Sito ufficiale: http://studiolacitta.it