Universo Futurista

Venerdì 20 aprile alle ore 18.30 (su invito) apre a San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri da Bologna, la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, una nuova istituzione privata italiana che nasce sulla base di uno archivio storico dedicato alla cultura italiana del XX secolo, avviato a New York nel 1984 dai suoi fondatori, Massimo e Sonia Cirulli e che oggi conta una collezione di alcune migliaia di pezzi.

Gli obiettivi della Fondazione sono la valorizzazione, in ambito nazionale e internazionale, dell’arte e della cultura visiva italiana del XX secolo attraverso una rilettura dal taglio inedito e multidisciplinare della sua eredità culturale e la promozione di progetti orientati alla divulgazione della cultura creativa italiana dalla nascita della modernità e del made in Italy fino al boom economico.

Contestualmente all’apertura dello spazio sarà inaugurata la mostra Universo Futurista, a cura di Jeffrey T. Schnapp e Silvia Evangelisti, focalizzata sul nucleo della collezione dedicato a questo periodo storico (1909 -1939) su cui non cessa di rinnovarsi l’attenzione degli studiosi, attraverso mostre e pubblicazioni, e del pubblico.
La mostra presenta una selezione di opere dalla collezione della Fondazione Cirulli e pone l’accento su tematiche centrali dell’estetica futurista come l’inno alla vitalità creativa, alla giocosità e alla fantasia di un’arte che rallegra il mondo ricreandolo integralmente, riprendendo le parole del Manifesto “Ricostruzione Futurista dell’Universo” redatto nel 1915 da Giacomo Balla e Fortunato Depero.

L’estetica futurista muove i suoi passi da un nuovo modo di concepire la creazione artistica, che supera i confini delle arti tradizionali e coinvolge la vita quotidiana nella sua totalità per diventare “arte totale”, creando un legame strettissimo tra arte e vita. Universo Futurista approfondisce questa nuova concezione estetica attraverso l’accurata selezione di dipinti, sculture, oggetti di design, disegni progettuali, fotografie e fotomontaggi, manifesti pubblicitari e documenti autografi di ogni genere realizzati da artisti futuristi dal 1909 fino alla fine degli anni ‘30 del Novecento.

 

 

Dal 21 Aprile 2018 al 18 Novembre 2018

San Lazzaro di Savena | Bologna

Luogo: Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

Curatori: Jeffrey T. Schnapp, Silvia Evangelisti

Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 8. Gratuito bambini fino ai 5 anni compiuti accompagnati da un adulto; giornalisti iscritti all’ordine con tessera in corso di validità o accreditati; membri ICOM; guide turistiche;1 accompagnatore per gruppo di almeno 10 persone; 2 accompagnatori per gruppo di almeno 20 persone; visitatori con disabilità e accompagnatore

Telefono per informazioni: +39 051 628 8300

E-Mail info: info@fondazionecirulli.org

Sito ufficiale: http://fondazionecirulli.org/

 

Barry X Ball. The End of History

Da giovedì 12 aprile a domenica 9 dicembre 2018, Villa Panza sceglie di esporre, ancora una volta, il lavoro di un artista la cui sensibilità altamente raffinata insieme alla ricerca della purezza della luce e della spiritualità hanno incontrato la visione etica ed estetica di Giuseppe Panza, che ne divenne collezionista sin dai primi anni ‘80. Una straordinaria affinità tra artista e mecenate, che Barry X Ball ha voluto celebrare nel potente Pseudogroup of Giuseppe Panza (1998 -2001): un insieme di nove ritratti realizzati da un calco del suo volto in cui l’artista guarda il suo soggetto da diverse angolature e con diverse espressioni.

La mostra – curata da Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza e Laura Mattioli, storica dell’arte, collezionista e fondatrice del Center for Italian Modern Art di New York – presenta 55 opere dagli anni ‘80 a oggi, in un excursus che parte dai primi lavori a fondo oro, piccoli oggetti preziosi riduttivi e luccicanti che riecheggiano icone religiose e pale d’altare, e giunge ai carismatici recenti Portraits fino alla sezione dei Masterpieces, in un percorso che si snoda dalle sale del primo piano della Villa al nuovo spazio delle Rimesse per le Carrozze. In contemporanea, il Castello Sforzesco inaugura un’inedita Pietà (2018), omaggio dell’artista alla celebre opera michelangiolesca conservata dal 2015 nel nuovo Museo della Pietà Rondanini.

Nelle sue opere, realizzate con metalli, marmi, alabastri, onici e lapislazzuli, l’artista insegue, sulle superfici e nei volumi, l’utopia di una materia dominata e al tempo stesso sublimata, unendo la progettazione virtuale e la modellazione al computer con l’intaglio e la levigatura dei dettagli a mano.
Scansionare e stampare in 3D una scultura esistente significa per lui affrontare il tema dell’oggettività e della serialità intesa come copia e superarlo attraverso la materia, elemento naturale incontrollabile e unico nel suo aspetto finale: Barry X Ball crea così un’opera autonoma nell’immagine e nel pensiero.

 

 

Fino al 09 Dicembre 2018

Varese

Luogo: Castello Sforzesco

Curatori: Anna Bernardini, Laura Mattioli

Telefono per informazioni: +39 02.88463700

Sito ufficiale: http://https://www.milanocastello.it

Stati d’animo. Arte e psiche da Previati a Boccioni

Stati d’animo. Arte e psiche da Previati a Boccioni, a cura di Maria Grazia Messina, Fernando Mazzocca e Chiara Vorrasi, è la mostra ospitata presso le sale del Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al prossimo 10 giugno.

Riuscire a rappresentare il variegato mondo delle emozioni e degli stati d’animo umani attraverso l’arte: questo era l’intento condiviso da una serie di artisti, appartenenti a correnti diverse che a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si sono cimentati con questo particolare compito.

Lo zeitgeist del periodo si prestava ad alimentare questa ricerca: si era infatti diffuso un interesse tutto nuovo verso i fenomeni dell’ invisibile e le energie associate ai sentimenti. Il clima di indagine verso questi temi si divideva però in due direzioni; da una parte quella più esoterica (basti pensare che in questi anni iniziano ad avere un grande successo le sedute spiritiche organizzate da medium, alle quali partecipavano anche diversi artisti), dall’altra il versante scientifico-positivista, con la scoperta dei raggi x applicati a fini medici e i primi progressi della psichiatria. Entrambe le strade avevano lo scopo di svelare ciò che era nascosto sotto la realtà visibile, cambiando però  l’agente coinvolto; nel primo caso era la sensibilità del veggente o in alcuni casi dell’artista a cercare di dare forma a questo mondo di vibrazioni, nel secondo caso il tutto era affidato invece a dei macchinari scientifici, per l’epoca di grande innovazione.

La mostra documenta in modo approfondito questi due aspetti, con una parte dedicata sia alle prove fotografiche dei diversi atteggiamenti che caratterizzavano i pazienti comunemente definiti isterici o melanconici, sia ai momenti più intensi e misteriosi colti durante le sedute medianiche.

Psichiatria, paranormale, scienza, medicina, pittura, fotografia, musica, scultura: tutte queste discipline hanno contribuito a dare la propria versione ed interpretazione del tema, e la mostra intende ripercorrerne i passi e le conclusioni raggiunte.

Sul fronte artistico le opere in mostra si focalizzano su un largo spettro di tonalità emotive e psicologiche. Si va dal torbido simbolismo della donna tentatrice di Franz Von Stuck alla malinconia della giovane malata ritratta da Edvard Munch, passando per la raffigurazione quasi incantata della maternità di Giovanni Segantini fino ad approdare al capolavoro di Giuseppe Pellizza Da Volpedo, Ritratto di un dolore, dove la potenza del ricordo di un sentimento lontano riaffiora con tutta la sua forza, trasportando la protagonista in un qui e ora che non è più quello attuale bensì quello del tempo vissuto, scardinando le porte dello spazio-tempo attraverso la forza delle emozioni. Chiudono il percorso gli originali esiti della neonata Avanguardia Futurista, con opere di Carlo Carrà e Umberto Boccioni.

Grande protagonista della mostra è proprio quest’ultimo, che incentrò la sua ricerca, nei primi anni dieci del ‘900, proprio sulla traduzione in linee e colori delle impressioni legate agli stati d’animo, come si evince chiaramente dal trittico omonimo, ma anche osservando il turbine di vibrazioni colorate e quasi musicali suscitate dalla fragorosa risata emessa dalla donna ritratta nel dipinto conservato al MoMa di New York.

 

 

Stati d’animo. Arte  e psiche da Previati a Boccioni.

dal 3 marzo al 10 giugno 2018

Palazzo dei Diamanti

Corso Ercole D’Este 21, Ferrara

Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

www.palazzodeidiamanti.it

 

Japanese Design Today 100: la cultura giapponese in 100 oggetti di design

Vento d’Oriente a Roma: dopo il grande successo della mostra dedicata al maestro Hokusai, l’Hanami e le esposizioni di Hiroshige e Shio Kusaka ancora in corso, arriva nella capitale l’ultimo evento dedicato al Giappone. Si tratta di Japanese Design Today 100, la mostra inaugurata lo scorso 12 aprile dall’Istituto Giapponese di Cultura.

La mostra, visitabile fino al 19 maggio con ingresso gratuito, espone una selezione di cento oggetti di design realizzati tra gli anni Cinquanta e oggi. Gli oggetti, creati attraverso l’incontro di tecniche raffinate e avanzate, praticità e grande senso estetico, sono suddivisi in diverse categorie, che spaziano dai mobili alla cucina, dall’abbigliamento e gli accessori ai prodotti per infanzia, alla cancelleria, al tempo libero, fino ai trasporti e agli strumenti sanitari.

La stessa mostra era già stata organizzata per la prima volta nel 2004, e aveva girato per anni in tutto il mondo. Quella riproposta quest’anno a Roma è una versione rinnovata, con un focus sui prodotti di tutti i giorni. Si tratta di una sorta di piccolo viaggio immaginario nel mondo nipponico, pensato in modo da aprire l’immaginario italiano e spingerlo oltre gli stereotipi comuni che limitano la cultura giapponese solo al sushi e ai manga.

Cento oggetti possono sembrare pochi rispetto a tutta la produzione di un Paese, eppure sono sufficienti per comprendere molti aspetti della sua cultura. Il design, in effetti, riflette come uno specchio lo stile di vita degli individui e delle società, è una fotografia sulla vita quotidiana delle persone. Japanese Design Today 100 perciò, insieme allo splendido edificio che la ospita, non mostra ai visitatori solamente i passati e recenti trend del design nipponico, ma allo stesso tempo anche le abitudini estetiche, economiche e sociali del Paese, rivelando qualcosa in più al pubblico romano sulla natura della misteriosa cultura giapponese.

 

 

Fino al 19 maggio 2018
Istituto Giapponese di Cultura
Via Antonio Gramsci, 74 – Roma

Ingresso gratuito

http://www.jfroma.it/japanese-design-today-100-12-aprile-19-maggio-2018/

 

 

Donald Judd: Paintings. Il lato inedito del minimalismo in mostra all’Institute of Contemporary Art di Miami

Donald Judd: Paintings è la mostra di recente inaugurata presso The Institute of Contemporary Art, Miami (ICA Miami). Lo spazio, nel cuore del Design District, ha aperto al pubblico soltanto nel 2017 e intede promuovere gli artisti e l’arte contemporanea con un particolare riguardo alle novità locali. La mostra curata da Ellen Salpeter (ICA Director), Alex Gartenfeld (Deputy Director and Chief Curator), e Flavin Judd, (Curator and Co-President of Judd Foundation), pone l’attenzione su quattordici disegni, dimenticati o meglio poco conosciuti, creati dal maestro del minimal, Donald Judd. Una sorta di celebrazione del mito attraverso l’atto dell’idea creativa, la nascita di un pensiero o un processo che sposta l’attenzione dal finito all’origine.

Solitamente associato alla scultura minimalista e conosciuto per la sua fenomenale produzione scritta di critico d’arte (basti citare il saggio Specific Objects, 1964) Donald Judd è stato prima di tutto uno sperimentatore del colore e delle forme. Dedito alla pittura fino agli anni Sessanta, Judd ha prodotto notevoli tele, sperimentando e lavorando con il colore le superfici e indagando prospettive e visioni che si sono ben presto tradotte in ricerche specifiche intorno all’oggetto e alla sua capacità scultorea, in particolare dando il via all’esperienza minimalista di cui Judd è uno degli esponenti più severi e rigorosi. Per Judd il mondo geometrico, le linee, le strutture e la matematica, rappresentano gli unici elementi che possono convivere e creare uno spazio.

La mostra presenta un excursus che va dal 1959 al 1961, dimostrando quanto centrale e necessaria fosse la sua produzione pittorica e la sua arte per la massiva costruzione tridimensionale dagli anni Sessanta in poi. Le opere esposte delineano una profonda relazione e connessione tra rappresentazione dello spazio e colore, evidenziano temi e sperimentazioni che si muovono dall’uso di intersezioni tra pittura e scultura, forma e luce, attraverso l’utilizzo di forme, linee e geometrie.

Le pitture rivelano la transizione di Judd dalla figurazione alle composizioni astratte di colori e linee, manifestando il suo interesse per le strutture e lo spazio. In questo triennio, gli elementi prima citati si evolvono in opere tridimensionali radicandosi e strutturandosi nel tempo, trasformando le sue teorie e la sua pratica, che lo hanno poi consacrato a padre dell’oggettualità minimalista. L’esposizione offre una chiave di lettura inedita che permette di ampliare la conoscenza e la comprensione della pratica artistica di Donald Judd.

 

 

Donald Judd: Paintings

05/04/2018 – 15/07/2018

The Institute of Contemporary Art

61 NE 41st Street, Miami, FL 33137

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 11.00 alle 18.00
Ingresso libero

 

XVII Biennale Donna – Ketty La Rocca 80. Gesture, speech and word

Dal 15 aprile al 3 giugno torna al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara la Biennale Donna, dedicata quest’anno a Ketty La Rocca (La Spezia, 1938 – Firenze, 1976), protagonista dell’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta, al centro di un vivo e crescente interesse internazionale.

A quasi vent’anni dall’ultima mostra antologica in Italia e a ottant’anni dalla nascita, Ketty La Rocca 80. Gesture, speech and word, a cura di Francesca Gallo e Raffaella Perna e realizzata in collaborazione con l’Archivio Ketty La Rocca di Michelangelo Vasta, raccoglie una vasta selezione di opere basate sul rapporto tra linguaggio verbale e corpo, fulcro della poetica dell’artista.

La mostra si muove su un doppio binario, tematico e cronologico: opere di anni diversi sono raccolte attorno al polo della parola, centrale nella fase verbovisiva e a quello del gesto, che invece domina la produzione del decennio successivo.

Insieme a una selezione di circa cinquanta opere scelte tra le più rappresentative delle varie serie dell’artista – dai collage verbovisivi ai cartelli, dai videotape alle sculture sagomate, dalle Riduzioni alle Craniologie – l’esposizione propone inoltre alcuni progetti, opere e materiali documentari mai esposti prima in Italia, come ad esempio la documentazione dell’azione Verbigerazione (1973), realizzata nell’ambito della X Quadriennale d’Arte di Roma, recentemente ritrovata nell’archivio dell’ente romano, e l’audio originale della performance Le mie parole, e tu? (1975). Inoltre, sarà presentato un progetto mai realizzato: In principio erat verbum, un gioco-performance che ribadisce l’interesse di La Rocca per la comunicazione gestuale.

La mostra, oltre all’indispensabile sostegno dell’Archivio Ketty La Rocca, si arricchisce dei prestiti del Mart di Rovereto, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, della Collezione Palli, della Collezione Frittelli, delle Teche Rai e della Quadriennale d’Arte di Roma.

 

 

Inaugurazione sabato 14 aprile ore 18
Orari: da martedì a domenica 9.30-13 / 15-18. Aperto anche 23 e 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno

CAZZOTTO: eventi d’arte nel centro storico di Perugia

Perugia è colpita da un potente cazzotto, sferrato da una serie di artisti: Giovanni Albanese, Rita Albertini, artisti§innocenti, Marco Bernardi, Simone Bertugno, Tomaso Binga (Bianca Menna), Stefano Bonacci, Carlo Caloro, Francesco Capponi, Mario Consiglio, Mauro Cuppone e Jack, Iginio De Luca, Carlo De Meo, Escuela Moderna/ Ateneo Libertario, Marino Ficola, Angelo Frillici, Simona Frillici, Giovanni Gaggia, Alain Le Bourgocq, Karpuseeler, Hans Hermann Koopman, Britta Lenk, Andrea Nurcis, Enrico Corte, Giassi Piagentini, Ugo Piccioni, Pasquale Polidori, Luigi Puxeddu, Francesco Romanelli, Paolo Sfretti, Santiago Sierra, Daniele Villa Zorn, Mirk Zantor.

Una “rissa” simbolica, che vede protagoniste una serie di opere e di interventi (si va dall’installazione alla performance, fino ad arrivare alla pittura), dislocati in maniera inedita ed originale per le vie del centro cittadino che si fa percorso espositivo: vetrine, edicole e perfino le sale del Cinema Modernissimo accolgono infatti le opere in mostra.

La kermesse, ideata da Simona Frillici e Gianni Piagentini, ha avuto inizio l’8 aprile con l’inaugurazione della mostra The Ring, e proseguirà poi con Cazzotto nei giorni dal 12 al 14 aprile.

I due eventi artistici si inseriscono in un programma più ampio, infatti in  concomitanza della mostra si svolgerà  il consueto appuntamento annuale del Festival del Giornalismo, mentre Cazzotto sarà il finissage del Perugia Social Photo Fest.

E’ questa un’occasione per far dialogare in maniera diretta con l’arte perugini e  forestieri, creando degli incontri sorprendenti ed inusuali mentre si cammina per le vie della città.

L’ironico nome dell’evento è un omaggio al capoluogo umbro e al suo dolce simbolo, il famoso bacio Perugina, il cui nome originario era infatti proprio “cazzotto”.

Cazzotto e bacio, due termini in antitesi, entrambi però in qualche modo associabili ad un’emozione potente, la stessa che trasmette l’arte stessa nelle sue molteplici espressioni.

Ring si terrà invece nelle sale di Palazzo della Penna dedicate a Alberto Burri e Joseph Beuys, e vedrà protagonisti una serie di artisti la cui ricerca si incentra su temi socio-politici, mettendo così l’arte nella posizione di diventare intervento attivo nel mondo.

 

 

Perugia

dall’ 8 al 15 aprile 2018

 

Torna Outdoor, il grande festival dedicato alla cultura metropolitana

Torna a Roma dal 14 aprile al 12 maggio Outdoor Festival, il più grande festival italiano dedicato alla cultura metropolitana.

Giunto alla sua ottava edizione, quest’anno il festival si rinnova, cambiando concept e location: sarà ospitato dal Mattatoio Testaccio, coinvolgerà tantissimi partner e oltre all’arte visiva sarà dedicato anche a musica e televisione. Il programma sarà poi arricchito da una serie di conferenze e da un’area mercato dedicata ai makers contemporanei.

Il tema di questa edizione sarà “Heritage”. Nell’anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale, il festival si propone infatti di indagare il tema attraverso diverse discipline e ponendosi degli interrogativi: «Cosa rappresenta il patrimonio oggi? Quali culture sono oggi considerate come patrimonio nella nostra società? Quale patrimonio stiamo costruendo e quale trasmetteremo alle future generazioni?». «Chi ci conosce sa che Outdoor ha sempre dato un messaggio al suo pubblico, cercando di offrire un contenuto pop ma allo stesso tempo che possa portare anche a una riflessione su temi importanti», ha spiegato Francesco Dobrovich, direttore e cofondatore del festival.

La sezione dedicata all’arte, a cura di Antonella Di Lullo e Christian Omodeo, sarà ospitata nel padiglione 9B del Mattatoio. Non avendo a disposizione gli spazi enormi a cui il festival era abituato, quest’anno il percorso sarà progettato come una sorta di labirinto e diviso in quattro sezioni tematiche (Disobedience, Speedlight, Total Recall e Retromania) rappresentanti i quattro modi di rapportarsi al patrimonio. Questa nuovo tipo di organizzazione spaziale pone lo spettatore al centro della mostra e lo lascia libero di scegliere la propria esperienza, favorendo inoltre (ancor di più rispetto alle passate edizioni) il confronto diretto tra artisti provenienti da nazioni, generazioni e ricerche diverse.

La musica sarà la nuova protagonista del festival, con un calendario di eventi ispirati alle tendenze e alle sonorità delle ultime generazioni (dalla techno alla house, dalla disco all’hip hop e alla trap), che si svolgeranno all’interno di uno speciale temporary club dove il suono si fonderà con l’arte visiva. Contemporaneamente il festival ospiterà la finale italiana del Red Bull BC One 2018, la sfida tra rapper romani Tutti contro tutti, e uno studio mobile di registrazione in cui diversi artisti (tra cui Giorgio Poi, Cosmo e Anja Schneider, solo per citarne alcuni) produrranno contenuti inediti, performance, workshop e tanto altro.

Alla televisione, strumento che più di tutti ha contribuito a creare un patrimonio e una cultura nazionale condivisa, saranno dedicati una serie di proiezioni e di talk incentrati su diverse tematiche, realizzati in collaborazione con la Rai e distribuiti in quattro appuntamenti domenicali.

Il padiglione 9A ospiterà invece i contenuti sviluppati dai partner: Stories, un progetto di digitalizzazione del patrimonio immateriale delle periferie romane realizzato dallo studio Fake Factory in collaborazione con Google Arts and Culture; Map of Null, un’installazione audiovisiva creata dallo IED; ed Express Yourself, un’installazione partecipativa all’interno della quale il pubblico potrà esprimere le proprie idee sul tema del patrimonio e rispondere alle questioni poste dal festival.

Infine, all’interno del festival verrà creato uno spazio dedicato al mercato, una sorta di fiera dell’artigianato (nelle varie declinazioni del design, vintage, street wear, editoria e illustrazione) in cui si potranno acquistare prodotti e si terranno laboratori per adulti e bambini.

Outdoor, nato nel 2010 con l’intento di contribuire al cambiamento del tessuto sociale di Roma attraverso la cultura, è stato in grado negli anni di rivoluzionare il quartiere Ostiense, creando il primo Street Art District della capitale, e di restituire alla città spazi in disuso come l’Ex Dogana e l’Ex Caserma Guido Reni, trasformandoli in nuovi importanti luoghi di aggregazione. Quest’anno il festival apre la nuova stagione dell’Ex Mattatoio, che dopo Outdoor ospiterà altri due festival: l’ARF! e il Live Performers Meeting. Il vicesindaco Luca Bergamo, ricordando la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (dal titolo Visioni di Futuro) con cui vent’anni fa l’area venne sottratta ad una situazione di degrado, ha dichiarato durante la presentazione di Outdoor «Mi fa molto piacere che questo luogo, a venti anni di distanza, torni finalmente a fare quello che avevamo pensato allora, con lo stesso spirito ma dentro la realtà di oggi».

 

 

Per maggiori informazioni: https://www.out-door.it/

 

 

A word for each of us

Martedì 17 aprile la galleria Richter Fine Art ospita tre giovani talenti dell’arte pittorica transilvana: Dragoş Bădiţă, Răzvan Botiş e Tincuta Marin, nella seconda collettiva di questa stagione A word for each of us.

In linea con la ricerca che la galleria Richter Fine Art porta avanti attorno al linguaggio della pittura gli artisti romeni della Şcoala de la Cluj mostrano il loro approccio alla pittura contemporanea: fresco, unico, le cui opere riflettono non solo la società odierna, ma un modo singolare di costruire un discorso sulla pittura.

Tutti e tre gli artisti romeni si sono formati nell’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD), che negli ultimi vent’anni è diventata un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea, soprattutto per la pittura, artisti di livello internazionale come Victor Man (1974), Radu Comșa (1975), Adrian Ghenie (1977), Mircea Cantor (1977), Ciprian Mureşan (1977), Șerban Savu (1978) e Ioana Nemeş (1979) si sono formati nella stessa Accademia.

Come afferma Antonello Tolve nel testo che accompagna la mostra: «Con esperienze di gusto assai diverse, animate tuttavia da uno stesso background il volto di Cluj-Napoca – una vera miniera di pittori di qualità – è fatto oggi di nuove leve dell’arte, di occhi vigili che guardano, che metabolizzano e, între tradiţii şi inovaţii (tra tradizioni e innovazioni), reinventano, arricchendo le immagini di contenuti sempre più aperti. Munita di grande determinazione e tecnica la generazione dei nati tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, presenta infatti un termometro la cui gradazione immaginifica assorbe al suo interno esperienze nazionali e estere, ricerca e di riflessone sulla pittura, luoghi della memoria collettiva e della storia sociale, spazi fisici e metafisici risucchiati spesso nella regione aperta dell’остранение (Šklovskij), di un processo narrativo in cui la realtà viene ribaltata da un punto di vista inconsueto».

Dragoș Bădiță, Răzvan Botiş e Tincuța Marin, il triunvirato radunato in questa mostra che Tommaso Richter dedica alle freschezze della Şcoala de la Cluj, sono campioni che delineano appieno lo scenario plurale di un paese dove la partecipazione collettiva avverte l’importanza della singolarità e dove il manuale e il mentale si intrecciano indissolubilmente per creare piacevoli e accattivanti stordimenti visivi.

Le opere di Dragoş Bădiţă (Horezu, 1987) riflettono sulla natura momentanea dell’esperienza e su come si collega a una più ampia comprensione della realtà, che porta in primo piano il rapporto con la natura, con il corpo, con le persone, con la natura fluttuante del sé, l’inevitabilità della decadenza e della dissoluzione, i limiti della comprensione dei mondi interiori degli altri.

Răzvan Botiş (Brașov, 1984) propone uno spaccato riflessivo senza laccature che ricuce al suo interno strati d’animo differenti: dalla cupezza del capitalismo e della corruzione planetaria all’alienazione dell’uomo contemporaneo, dalla perdita della certezza alla vetrinizzazione sociale, dalle periferie ai residui di una libertà condizionata dal potere.

Infine le opere di Tincuta Marin (Galați, 1995) presentano e incorporano elementi presi dalla street art e dall’espressionismo astratto. L’artista manipola frammenti della realtà, li destruttura e li ricompone per creare combinazioni magiche e dinamiche, completando i collage attraverso le basi del gesto pittorico, della linea, del punto e della forma.

Le sue opere sono piene di magia e immagini oniriche dalla forma alla composizione, alla metamorfosi dei filtri percettivi, ai personaggi deformati, con strani volti atipici.

 

 

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Inaugurazione: martedì 17 aprile dalle ore 18.30, ingresso libero

Durata mostra: 17 aprile – 25 maggio 2018

Orari: da mercoledì 18 aprile a venerdì 25 maggio: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

REVOLUTIJA: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky

L’arte delle Avanguardie Russe approda al MAMbo di Bologna con una grande mostra curata da Evgenia Petrova e Joseph Kiblitsky dal titolo REVOLUTIJA: da Chagall  a Malevich, da Repin a Kandinsky.

Il primo trentennio del ‘900 è stato un periodo a dir poco florido sul fronte artistico in tutta Europa grazie alla nascita di movimenti e correnti che ebbero come protagonisti svariati artisti; anche la Russia diede un notevole contributo a questa fortunata concatenazione di grandi personaggi attivi sul fronte pittorico e non solo.

E’ questa la sede dove vengono celebrati: sono 70 infatti le opere in mostra, provenienti nella quasi totalità dalle grandiose collezioni del museo di Stato Russo di San Pietroburgo. Ai grandi nomi a tutti noti, come quelli di Chagall o di Kandinsky, si affiancano pregiate opere di artisti minori (minori nel senso di meno noti ai non addetti ai lavori, ma comunque di grande importanza in questo capitolo della storia dell’arte, come Valentin Serov e Petro Vodkin).

Primitivismo, Cubo-Futurismo, Suprematismo e Costruttivismo, stilemi e forme di pensiero diverse, un universo fertile e variegato che ha dato vita a prove artistiche eterogenee, tutte egualmente ricche e potenti. Il potere dell’ immagine sta alla base delle opere in mostra, dall’assoluta universalità delle forme geometriche di Malevich al iconicità del ciclista di Natal’ja Goncarova  fino ad arrivare al Realismo di Repin, passando per le immagini tragicamente fiabesche di Chagall.

Un periodo storico difficile e intenso, che ha messo a dura prova i cittadini russi: gli artisti  interpretano a modo loro lo zeitgesist del periodo, cercando spesso la fuga in altre dimensioni possibili, come accade nello splendido dipinto intitolato per l’appunto Fantasia di Petrov Vodkin, dove un cavaliere sopra un cavallo rosso fuoco sembra volare al di sopra del mondo reale, proiettandosi in una possibile esistenza, forse migliore rispetto a quella difficile e limitante come quella del periodo storico in cui l’artista viveva.

Alla mostra è abbinato un ricco ciclo di eventi, intitolato Intorno a Revolutja, volto a promuovere la mostra ma anche a celebrare il centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Un grande affresco storico-artistico che permette al visitatore di approfondire la conoscenza di un importante spaccato del XX secolo, visto attraverso gli occhi di artisti appartenenti a un territorio geograficamente e politicamente lontano dal nostro.

 

 

MAMbo

12 dicembre 2017 – 13 maggio 2018

Via Don Giovanni Minzoni, 14, Bologna

martedì, mercoledì, giovedì, domenica h 10.00 – 19.00 – venerdì e sabato h 10.00 – 20.00

http://www.mambo-bologna.org/