Delicatezza e inafferrabilità: Mattia Pajè si racconta nella sua prima personale a Roma

Una delicata inafferrabilità è ciò che si percepisce davanti alle opere che Mattia Pajè, artista emergente classe ‘91, ha immaginato e ideato per gli spazi della Fondazione smART. Un giorno tutto questo sarà tuo, titolo della mostra a cura di Saverio Verini, non è solo un auspicio, ma è uno statement che fa da collante a un approccio artistico non solo concettuale, bensì esperienziale.

Il progetto nato a seguito di una residenza presso lo spazio di Fondazione smART, convoglia non solo un uso materico differente e una connessione apparentemente scollegata tra le opere, ma fa molto di più ovvero si concentra su una sorta di sospensione, di incertezza e instabilità che precede un obiettivo, così come recita una delle opere in mostra. Questo senso di precarietà che avvolge il percorso della visita, si affianca anche ad un senso di casualità non necessariamente riconducibile a qualcosa di negativo, ma nella sua variante più possibilista. Il caso, l’incapacità di prevedere la raggiungibilità di un qualcosa a cui ognuno di noi cerca di arrivare, è un’incognita che si sviluppa nelle opere di Pajè sotto varie forme: una sequenza di numeri, un volto indefinito, un’immagine interrotta. Ciò che può succedere da un momento all’altro non è dato sapere, ma quello che resta è un senso di ambiguità e fragilità.

Le opere di Pajè pensate per la mostra, sembrano vivere di contraddizioni non solo a causa dell’eterogeneità e della scelta di metodi stilistici diversi che potrebbero far pensare a un molteplice autore, ma anche dalla loro distribuzione nello spazio. Ogni intervento sembra essere pensato per entrare in contraddizione con ciò che ha di fronte: un’immagine troppo grande persino della stanza entra in un dialogo immediato e ferratissimo con una piccolissima “bacchetta magica” che nel bianco puro e accecante della parete riesce a mostrarsi allo spettatore in uno scambio di intenzioni e forza espressiva che invade la stanza.

Ogni opera nella sua complessità o nella sua semplicità, racchiude e nasconde infinite riflessioni che hanno una forza e una potenza espressiva immediata. L’inafferrabilità è sia la delicatezza di un gesto che l’imprevedibilità di una conclusione che forse non avverrà mai o forse si. Un abbraccio accennato che potrebbe sgretolarsi da un momento all’altro, un gesto semplice e quasi impercettibile che però racchiude tutta la forza della mostra e di quel senso di imprevedibilità che accomuna una generazione. In questo senso, la mostra ha un approccio prima emotivo e poi concettuale, una forza espressiva che non lascia niente all’incompiuto a differenza del messaggio che vuole inviare.

Un giorno tutto questo sarà tuo si racconta in una dimensione domestica, quasi familiare e sicuramente vivace, che nonostante lo zelo e l’abbondanza degli interventi, si presenta in un modo del tutto lineare, non narrativo, ma episodico dove il senso comune di appartenenza a una generazione segnata dalla libertà di scelta, di cambiamento e di autonomia, porta con sé inquietudine e incertezze affrontate nel tentativo di affidarsi al caso, all’imprevedibilità del momento per poi raggiungere, forse, una promessa di felicità.

Mattia Pajè. Un giorno tutto questo sarà tuo

a cura di Saverio Verini

fino al 20 marzo 2020

Fondazione smART – Polo per l’Arte

Piazza Crati 6/7, Roma

Orari: dal martedì al venerdì, ore 11-13 / 15-18 o su appuntamento

Ingresso gratuito

 

Sabina Mirri. Gonna be a cult character

In scena presso la Galleria Alessandra Bonomo di Roma la personale dell’artista svizzero-romana Sabina Mirri, arricchita da un intervento di Sandro Ghia: cameo questo che rappresenta unchiaro richiamo alle sue origini, visto che la Mirri ha esordito negli anni ’80 come artista della Post Transavanguardia in alcune rassegne curate da Achille Bonito Oliva dedicate questa corrente.

In mostra una serie inedita di collage in carta velina montati su pannelli di legno, disegni e lo Studiolo, opera che trae ispirazione dal San Girolamo di Antonello da Messina: si tratta di un ambiente realmente usato dall’artista per il suo lavoro, già esposto a Pisa nel 2017, nei cui scomparti e anditi sono racchiuse testimonianze, attimi di vita e soprattutto i disegni di Sandro Chia, personaggio che come già accennato riveste un ruolo importante nella formazione artistica di Sabina Mirri.

I collage sono composti da carte veline colorate, diafane e trasparenti, che alla base hanno un’ossatura definita dal disegno e dal carboncino: si sovrappongono creando un percorso cromatico e narrativo fatto di vedo e non vedo. La maggior parte dei collage in mostra ha come soggetto principale una lepre umanizzata, viziosa e lasciva, dedita a piaceri di vario genere, quasi un antieroe destinato a suscitare simpatia e riconoscimento nelle nostre personali debolezze.

 

 

GALLERIA ALESSANDRA BONOMO

Dal 18 febbraio 2020

Via del Gesù 62, Roma

Dal martedì al sabato 12.00-19.00

www.bonomogallery.com

 

 

Roma Fotografia 2020 – Eros

Un grande evento per la Capitale, che delinea i contorni e le sfumature della forza straordinaria che muove il mondo: il Desiderio. Una proposta culturale che indaga il rapporto tra la fotografia e l’arte in generale con il tema del desiderio, della passione e della bellezza. L’obiettivo è stimolare la ricerca sulle motivazioni e le spinte più profonde che animano i sogni e le azioni quotidiane che puntano alla realizzazione di essi. Per riscoprire il talento, le capacità, le potenzialità, le aspirazioni che trovano nell’arte lo strumento ideale di espressione.

L’evento si svolgerà a Roma dal 22 febbraio al 6 aprile in collaborazione con diverse istituzioni culturali tra le quali CoopCulture, Fondazione Cerasi, Stadio di Domiziano, Istituto Luce e il patrocinio di Regione Lazio e Roma Capitale.

Un viaggio in quattro tappe che parte con le immagini iconiche che hanno portato Tina Modotti ad essere la fotografa più influente dell’inizio del secolo. Il suo splendido sguardo mostra una straordinaria capacità di raccontare la complessità di una rivoluzione senza mai perdere la delicatezza di porgere attenzione ad un particolare, ad un fiore. La mostra, organizzata in collaborazione con Associazione Culturale onlus 8 Marzo, prevede 38 opere che provengono dall’Instituto de Investigaciones Estéticas  (IIE), dal Fondo “Manuel Toussaint” dell’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) di Città del Messico e dalla Collezione della Fototeca Nazionale dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) della Città di Pachuca Hidalgo, Messico.

 

 

Dal 22 Febbraio 2020 al 06 Aprile 2020

Roma

Luogo: Sedi varie

Indirizzo: sedi varie

Enti promotori:

  • Con il patrocinio di Regione Lazio e Roma Capitale

E-Mail info: info@roma-fotografia.it

Sito ufficiale: http://www.roma-fotografia.it

Tomás Saraceno. Aria

Le opere di Tomás Saraceno (Argentina, 1973) possono essere interpretate come una ricerca continua tra arte, architettura, biologia, astrofisica e ingegneria. Le sue sculture sospese, i suoi progetti collettivi e le sue installazioni interattive propongono ed esplorano nuove forme sostenibili di vivere ed esperire la realtà che ci circonda. La sua arte coinvolge il pubblico in esperienze immaginative e partecipative per ripensare collettivamente il modo in cui abitiamo il mondo, al di là di una prospettiva solo umana.

In quello che costituisce il suo più grande progetto mai realizzato in Italia, l’artista trasformerà Palazzo Strozzi in un nuovo spazio unitario mettendo insieme sue celebri opere e una nuova grande produzione site specific. Affiancata da un ricco programma di attività interdisciplinari, la mostra creerà una sorta di organismo vivente tra l’umano e il non umano, il visibile e l’invisibile, in cui tutti gli esseri entrano in connessione contribuendo alla creazione di una nuova realtà condivisa.

 

 

Dal 22 Febbraio 2020 al 19 Luglio 2020

Firenze

Luogo: Palazzo Strozzi

Indirizzo: piazza Strozzi

Orari: Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00; Giovedì 10.00-23.00

Curatori: Arturo Galansino

Enti promotori:

  • Fondazione Palazzo Strozzi
  • Studio Tomás Saraceno

Telefono per informazioni: +39 055 2645155

E-Mail info: info@palazzostrozzi.org

Sito ufficiale: http://www.palazzostrozzi.org

Y.Z.Kami e l’indaco della notte

Avvolte da un’atmosfera enigmatica, dalle tonalità fredde color indaco, il colore della notte, le opere di Y.Z.Kami sono forme visibili di un sogno, di un’idea o di un’immagine del reale veicolata dalla foschia e dallo sfumato del nostro vedere. Originario di Teheran, Y.Z.Kami, dopo la sua partecipazione al progetto collaterale della 58esima Biennale di Venezia, The Spark Is You, una collettiva organizzata dalla Parasol unit foundation for contemporary art di Londra, presenta la sua prima personale in Italia dal titolo Night Paintings presso gli spazi di Gagosian.

Lo spazio espositivo di Gagosian si mette a disposizione di un racconto per immagini monocromo in cui vige la predilezione per un linguaggio teso tra il figurativo e l’astratto. Nella tensione dell’indaco e di una pennellata nebbiosa e sfocata, che esaspera l’enigma del vedere, i dipinti notturni di Kami mostrano delle immagini in dialogo attraverso piani apparentemente solidi, liquidi e gassosi. A tenere unito il tutto è una riflessione tra il filosofico e lo spirituale. Seppur non in maniera immediata, si percepisce una necessità di raccoglimento, come un momento di sacra contemplazione, in cui la possibilità di cogliere certi aspetti del visibile è velata dall’ineffabilità della composizione. Sembra più essere in dialogo diretto con le capacità del vedere, che con ciò che è realmente visibile. Tra tutte le opere, Great Swan (2018) esplicita questa incapacità in un’immagine più figurativa che ci suggerisce un momento, interrotto però da un compatto blocco di colore che sospende il percorso dell’occhio sulla superficie del dipinto in maniera brusca. Così, l’immagine è suggerita e invita la memoria e l’immaginazione, a mettersi in gioco e a vivere in maniera più empatica possibile il racconto descritto nell’opera. I corpi, i colori, le fattezze umane sembrano dissolversi, e così anche il tempo dell’immagine che tesa nell’enigma si dilata nell’immortalità del gesto.

Le immagini di Kami, partono spesso da istantanee scattate dall’artista stesso che ritraggono componenti della famiglia, amici o sconosciuti. I suoi ritratti si distinguono per l’utilizzo di una pittura fatta di velature, di composizioni velate, accennate, attraverso cui, gradualmente, costruisce l’immagine. I tratti sfumati che li caratterizzano richiamano antichi dipinti iconici, carichi di una dimensione temporale e sacrale sospesa. Per Gagosian, Kami, mette in mostra la duplice anima della sua produzione, lasciando da parte i ritratti e aggrappandosi a un’unica dimensione del colore. Da una parte l’astratto, dall’altra il figurativo, mezzi che l’artista utilizza per rendere delle emozioni e delle immagini che si legano necessariamente con la nostra capacità non solo di vedere, ma anche di interagire emotivamente e spiritualmente.

Veduta d’installazione della mostra “Night Paintings” di Y. Z. Kami presso Gagosian Roma, ph Matteo D’Eletto, M3Studio, Courtesy Gagosian and the artist

Veduta d’installazione della mostra “Night Paintings” di Y. Z. Kami presso Gagosian Roma, ph Matteo D’Eletto, M3Studio, Courtesy Gagosian and the artist

Veduta d’installazione della mostra “Night Paintings” di Y. Z. Kami presso Gagosian Roma, ph Matteo D’Eletto, M3Studio, Courtesy Gagosian and the artist

Veduta d’installazione della mostra “Night Paintings” di Y. Z. Kami presso Gagosian Roma, ph Matteo D’Eletto, M3Studio, Courtesy Gagosian and the artist

Veduta d’installazione della mostra “Night Paintings” di Y. Z. Kami presso Gagosian Roma, ph Matteo D’Eletto, M3Studio, Courtesy Gagosian and the artist

Y.Z.Kami Night Paintings

fino al 21.03.2020

Gagosian

Via Francesco Crispi 16, Roma

Orari: dal martedì al sabato, ore 10.30 – 19.00

Ingresso libero

Gabriel Basilico, Metropoli

In mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma oltre 250 scatti di Gabriel Basilico, il fotografo che ha incentrato la sua ricerca sui panorami urbani e sulle contraddizioni visive e architettoniche delle metropoli di tutto il mondo.

La mostra, a cura di Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale Azienda Speciale Palaexpo, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico di Milano.

Si tratta di una serie di lavori realizzati dagli anni Settanta al Duemila, alcuni dei quali inediti. Al centro delle foto un universo variegato di geografie e spaccati storico-sociali: Beirut, Istanbul, San Francisco, Roma, Madrid, Gerusalemme, Buenos Aires, Rio de Janeiro, New York, Shanghai, rappresentate attraverso una serie di immagini che ci danno la possibilità di conoscere, nel tempo di uno sguardo, situazioni di vita, gusti estetici, drammi sociali e skyline di luoghi vicini e lontani, visti in tempo di pace o dilaniati da conflitti bellici.

Il percorso espositivo è diviso in cinque sezioni: “Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980”, primo fondamentale progetto realizzato dal fotografo; segue “Sezioni del paesaggio italiano”, un’indagine sulla nostra penisola presentata alla Biennale Architettura di Venezia. Di grande impatto il viaggio attraverso la distruzione della guerra e la successiva ricostruzione di “Beirut”, che si snoda lungo due campagne fotografiche diverse, qui esposte per la prima volta insieme, realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori.

E poi “Le città del mondo”, un viaggio tra Palermo, Bari, Napoli, fino a Istanbul, Gerusalemme, Mosca, New York, Rio de Janeiro e molte altre ancora, “Roma”, che chiude il percorso, la città che ha visto Basilico cimentarsi nel 2010 con un confronto tra la città contemporanea e quella settecentesca vista attraverso le famose incisioni di Giovambattista Piranesi.

Completa la mostra una serie di documenti video, tra i quali spicca il filmato realizzato da Tanino Musso nel 1991 a Beirut e rimontato da Giacomo Traldi che ha rielaborato anche un’intervista del regista Amos Gitai del 2012 dedicata a Roma e a Piranesi.

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale 194

Dal 25 gennaio al 12 aprile 2020

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00 – Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

https://www.palazzoesposizioni.it/

 

 

Memoria e passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero

Con Memoria e passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero, dal 20 febbraio al 10 maggio 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia si anima attraverso le storie e i racconti celati nelle immagini più significative della Collezione Bertero, raccolta unica in Italia per originalità dell’impostazione e qualità delle fotografie presenti.
Tra le oltre duemila immagini che compongono la collezione, i curatori ne hanno scelte più di duecento, realizzate da circa cinquanta autori provenienti da tutto il mondo: tra i tanti, spiccano i nomi di Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Robert Capa, Lisetta Carmi, Henri Cartier-Bresson, Mario Cattaneo, Carla Cerati, Mario Cresci, Mario De Biasi, Mario Dondero, Alfred Eisenstaedt, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Jan Groover, Mimmo Jodice, William Klein, Herbert List, Duane Michals, Ugo Mulas, Ruth Orkin, Federico Patellani, Ferdinando Scianna, Franco Vimercati e Michele Zaza.
Curata da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA, con la collaborazione di Barbara Bergaglio e Monica Poggi, la mostra racconta il nostro passato e le radici del nostro presente, oltre all’evoluzione della fotografia italiana e internazionale di un intero trentennio.

Nelle sale di CAMERA, la Storia diventa lo sfondo su cui si sviluppano innumerevoli storie, che ci parlano di un Paese e di tanti paesi. I protagonisti sono contadini, preti, famiglie, nobildonne, militari, bambini e soprattutto i fotografi che, con gli accenti e le lingue più disparate, hanno impresso su pellicola il ricordo di queste vicende. I maestri della fotografia italiana e mondiale hanno realizzato un racconto che nasce nell’Italia appena liberata dal fascismo, dove, nonostante le macerie e la povertà, si avverte intensamente la voglia di scendere in strada, di ballare e di utilizzare gli angoli remoti della natura per fare l’amore invece che per nascondersi dal nemico.

Fra le numerose opere in mostra ci sono alcuni degli scatti più riconoscibili di questo periodo, capolavori che hanno fatto la storia della fotografia internazionale come «La strada per Palermo», realizzata da Robert Capa nel 1943, «American girl in Italy, Firenze» di Ruth Orkin del 1951, e il reportage dedicato all’Italia da Henri Cartier-Bresson nel 1952. Tante sono le opere che hanno segnato in maniera decisiva l’evoluzione della fotografia italiana, autentiche pietre miliari ormai conosciute in tutto il mondo come «Gli italiani si voltano» (1954) di Mario De Biasi, dove un gruppo di uomini ammira la bellezza di Moira Orfei che passeggia per le strade di Milano; i due amanti appartati fra le dune di un lido veneziano, scovati da Gianni Berengo Gardin nel 1958; «Palermo, via S. Agostino» (1960) di Enzo Sellerio, che ritrae una coppia di bambini trasportare due sedie sopra la testa; gli iconici seminaristi che giocano nella neve, ritratti da Mario Giacomelli nel 1961; la serie «Mondo Cocktail», realizzata da Carla Cerati all’inizio degli anni Settanta durante le inaugurazioni di gallerie d’arte e negozi della Milano bene.
Nonostante il nucleo più numeroso della collezione sia costituito da fotografi del periodo neorealista, la scelta di Bertero è stata di ampie vedute. La raccolta, infatti, comprende racconti di decenni successivi che hanno contribuito alla nascita di un nuovo modo di intendere l’immagine, distaccandosi progressivamente da una vocazione documentaria per diventare via via sempre più concettuali. In mostra quindi anche le celebri «Verifiche» (1969-72) di Ugo Mulas, attraverso cui il fotografo ha indagato e scardinato alcuni dogmi del linguaggio fotografico; il fondamentale viaggio che Luigi Ghirri compie nel 1973 attraverso gli stati, i deserti, gli oceani e le galassie sfogliando le pagine di un atlante; i «Ritratti di fabbriche» (1978-80) di Gabriele Basilico, dove le mutazioni del panorama industriale milanese diventano pretesto attraverso cui capire la complessità della nostra epoca; la cultura millenaria mediterranea riletta, a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, attraverso la forza espressiva delle immagini di Mimmo Jodice, solo per citare alcune ricerche particolarmente iconiche di questa preziosa collezione.

Questa mostra, tuttavia, è anche – e soprattutto – la storia di un collezionista, Guido Bertero, che, a partire dalla fine degli anni Novanta ad oggi, ha raccolto circa duemila stampe. Una collezione nata quasi per caso a Torino, città nella quale Bertero vive da sempre, nel 1998 durante una visita ad Artissima, dove l’allora collezionista di arte antica e contemporanea si imbatte in due fotografie dell’artista americana Jan Groover, che decide di acquistare per le figlie. Nel giro di qualche mese le occasioni di contatto con questo linguaggio si moltiplicano, ma è da una proposta di finanziamento ad un’edizione di “Photo Espana” dedicata al Neorealismo italiano che si concretizza l’idea di costruire una vera e propria collezione. Un periodo di continui viaggi lungo tutta la penisola per conoscere e acquistare le opere di decine di fotografi che da lì a poco verranno esposti nella prima grande mostra a Cagliari, poi in Spagna, a Monaco e Winterthur. Un’esperienza ricordata con entusiasmo nonostante le numerose difficoltà, dovute soprattutto alla volontà e alla lungimiranza di reperire stampe vintage in un periodo in cui ancora la consapevolezza sul valore artistico dell’immagine fotografica era debole. Grazie anche a questa determinazione la collezione è oggi un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della fotografia italiana del dopoguerra, tanto che dallo scorso anno, a seguito di un’importante donazione fatta da Bertero al Metropolitan Museum of Art di New York, una ricca selezione del suo patrimonio sta attraversando gli Stati Uniti in una mostra itinerante sul Neorealismo che ha già coinvolto New York, San Francisco e Reno.

Una raccolta ricca ed eterogenea, nata da una passione personale che viene in quest’occasione esposta grazie alla volontà di Guido Bertero di condividere il suo patrimonio con il pubblico, in un’ottica di estrema apertura e volontà di diffondere la conoscenza per questo linguaggio che da sempre lo contraddistingue.

La mostra è accompagnata da un volume edito da Umberto Allemandi editore introdotto da Walter Guadagnini. Oltre la riproduzione di più di 250 immagini, all’interno del volume sarà possibile ripercorrere queste vicende attraverso il dialogo fra collezionista e curatore.

L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Eni, Reda, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

 

 

Dal 20 Febbraio 2020 al 10 Maggio 2020

Torino

Luogo: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Indirizzo: via delle Rosine 18

Orari: 11-19; giovedì 11-21. Martedì chiuso

Curatori: Walter Guadagnini

Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 6 (fino a 26 e oltre 70 anni). Gratuito bambini fino a 12 anni, possessori Abbonamento Musei Torino Piemonte, possessori Torino+Piemonte Card, possessori tessera ICOM, visitatori portatori di handicap e un loro familiare o altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria

E-Mail info: camera@camera.to

Sito ufficiale: http://www.camera.to

A nostra immagine. Scultura in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio

Secoli, dispersioni, furti, indifferenza, vandalismi hanno quasi completamente distrutto o disperso un patrimonio d’’arte unico al mondo: le sculture in terracotta rinascimentali del territorio padovano. Ma qualcosa di prezioso e significativo è rimasto e il Museo Diocesano di Padova, insieme all’’Ufficio beni culturali, al termine di una intensa partecipata campagna di recupero, studi, ricerche e restauri, sostenuti anche dalla campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi ““Mi sta a cuore””, riescono ora a riunire nelle Gallerie del Palazzo vescovile di Padova, sede espositiva del Museo, dal 15 febbraio al 2 giugno 2020, una ventina di terrecotte rinascimentali del territorio, orgogliosa testimonianza delle migliaia che popolavano chiese, sacelli, capitelli, conventi e grandi abbazie di una Diocesi che spazia tra le province di Padova, Vicenza, Treviso, Belluno e Venezia.

Ci si potrebbe chiedere il perché di una diffusione tanto capillare della scultura in terracotta proprio in questo territorio. La ragione, a giudizio di Andrea Nante, direttore del Museo Diocesano di Padova e coordinatore del prestigiosissimo comitato scientifico della mostra A nostra immagine. Scultura in terracotta del RinascimentoDA DONATELLO A RICCIO, va individuata nella presenza prolungata e molto attiva, a Padova, a ridosso della Basilica di Sant’’Antonio, della bottega di Donatello e, dopo di lui, di Bartolomeo Bellano, Giovanni De Fondulis e Andrea Riccio. Questi artisti creavano capolavori in pietra, marmo, bronzo, ma anche nella più umile (e meno costosa) terracotta. Opere preziose ed espressive, e per questo molto ambite e richieste.

In queste fucine venivano alla luce grandi scene di gruppo, come i Compianti, ma anche piccole ma raffinate Madonne con il Bambino o immagini di Santi per devozione familiare, di dimensioni ridotte ma spesso di grande qualità. E la mostra, quasi per campione, accoglie esempi emozionanti di queste variegate produzioni artistiche distribuite nel territorio, non meno pregiate di altre sculture in terracotta che saranno prestate per l’occasione da alcuni Musei nazionali e internazionali.

Verrà ricomposto il Compianto di Andrea Riccio, oggi diviso tra la chiesa padovana di San Canziano e i Musei Civici di Padova. Saranno presentati alcuni inediti, tra cui una Madonna con il Bambino salvata da una clarissa dopo la soppressione del Convento padovano di Santa Chiara in età napoleonica, custodita fino a poco tempo fa nella clausura del Monastero della Visitazione in Padova, e ora restituita al suo aspetto originario da un importante restauro. Per la prima volta saranno esposti, in una suggestiva installazione, i frammenti superstiti di una Deposizione, gravemente danneggiata nel bombardamento della chiesa di San Benedetto dell’11 marzo 1944.

La mostra è il frutto di un lungo lavoro di studio che parte dall’’esperienza di restauro di alcune di queste opere, nell’’ambito del progetto “Mi sta a cuore”: “un progetto che ha visto la partecipazione di moltissime persone, che in occasioni diverse hanno dato il loro fattivo contributo ai restauri, e nello stesso tempo hanno imparato a conoscere da vicino e ad amare un patrimonio spesso trascurato e poco valorizzato”.

 

 

Dal 15 Febbraio 2020 al 02 Giugno 2020

Padova

Luogo: Museo Diocesano

Indirizzo: piazza Duomo 12

Curatori: Andrea Nante, Carlo Cavalli

Telefono per informazioni: +39 049 652855

Sito ufficiale: http://www.museodiocesanopadova.it

Il “Warudo” di Rei per la prima volta in mostra a Roma

“Un segno scuro e potente che scava le forme per estrarne la luce segreta, l’incontro e la lotta tra il nero e gli altri colori da cui scaturisce lo splendore delle cose e dei volti, evocazioni e culture che si sovrappongono e si fondono in un ciclo coerente di opere”: così il curatore Lorenzo Canova descrive il lavoro dell’artista romano Rei, la cui prima personale Warudo sta per essere inaugurata presso il museo Venanzo Crocetti di Roma.

La mostra, visitabile dal 14 al 29 febbraio 2020, espone una serie di opere realizzate dall’artista attraverso la sua originale tecnica pittorica, che unisce un incisivo segno grafico a una altrettanto intensa ricerca cromatica. Una netta linea di contorno, insieme a colori accesi e a una evidente geometrizzazione delle forme, sono perciò i protagonisti di questi dipinti, e trasformano i loro soggetti in immagini stilizzate, a metà tra il fumetto, le vetrate istoriate e gli smalti cloisonné.

Soggetti prediletti dell’artista sono la natura e il ritratto. Volti umani e fiori di campo sono perciò le componenti essenziali del “mondo” creato dall’artista (l’espressione “warudo”, infatti, che dà titolo alla mostra, allude al modo in cui i giapponesi pronunciano la parola “world”), e si alternano nell’esposizione dando vita a “un mosaico vitale di suggestioni e di riferimenti”, per riprendere le parole del curatore.

La mostra sarà anche accompagnata da un catalogo, edito da Gangemi Editore.

 

 

Rei – Warudo

Dal 14 al 29 febbraio 2020

Inaugurazione 14 febbraio ore 18.00

Museo Venanzo Crocetti

Via Cassia 492 – Roma

Orari: dal lunedì al venerdì 11-13 / 15-19; sabato 11-19

 

Jim Dine

Mezzo secolo in 60 opere: in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma lo spirito libero di Jim Dine, in una monografica curata da Daniela Lancioni in stretta collaborazione con l’artista stesso.

Nato a Cincinnati ne 1935, Dine sfugge a qualsivoglia classificazione; originale e sovversivo, il suo lavoro ha marcato la cultura visiva contemporanea; spesso erroneamente considerato artista Pop, è in realtà un artista scevro da condizionamenti stilistici, fiero di non appartenere ad alcun gruppo preciso.

In mostra una serie di tele e sculture che coprono un lungo arco temporale, dal 1959 al 2016, esposte in ordine cronologico insieme a un apparato iconografico che ci restituisce la memoria visiva dei suoi happening. Dine è protagonista della mostra in tutti i sensi: attraverso una serie di video interviste abbiamo modo di approfondire la sua conoscenza ed entrare così a pieno nella sua poetica.

Molti i prestiti eccellenti, provenienti dall’Italia, dall’Europa e dagli Stati Uniti. Particolare rilievo ha senza dubbio il nucleo dalle opere che Jim Dine ha donato nel 2017 al Musée national d’art moderne – Centre George Pompidou di Parigi, concesso in blocco per questa esposizione. Inquietanti e affascinanti i suoi combine paintings; la tela e la pittura si uniscono ad oggetti di uso quotidiano, generando un effetto straniante e dai profondi risvolti psicologici e semiotici.

 

 

Palazzo dell’Esposizioni

dall’11 febbraio al 2 giugno 2020

Via Nazionale, 194

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

www.palaexpo.it