I think I’m dumb…But I have some glue

Spazio Ferramenta presenta, fino al 7 aprile 2019, un nuovo progetto nell’ambito di COLLA, il circuito torinese di gallerie e spazi indipendenti. Per questa edizione, insieme a Spazio Ferramenta, presenteranno i propri artisti: Galleria Moitre, Burning Giraffe Art Gallery e Fusion Art Gallery – Inaudita.

Il titolo della mostra è formato da due versi estrapolati da un brano dei Nirvana, I think I’m dumb…But I have some glue, tradotto: “Penso di esser stupido…ma ho della colla”. ln un periodo storico dove viene elogiata l’ignoranza e la stoltezza a fini propagandistici, gli artisti possono essere una voce fuori dal coro, un aiuto alla ragione, e attraverso le loro creazioni stimolare il pensiero e la curiosità di molti.

Le opere di Alessandro Fara, Otto D’Ambra, Lavinia Raccanello, Niccolò Calmistro, nell’ambito di produzioni eterogenee, raccontano ricerche differenti e sono state scelte per dialogare con gli spazi dell’infernotto del ‘400, sede di Spazio Ferramenta.

Spazio Ferramenta espone il lavoro del giovane artista Niccolò Calmistro, classe 1993, scultore di spazio, tempo, luce e calore. Nelle sue opere arte e metodo scientifico sono la base di surreali e poetiche installazioni scultoree che giocano con gli elementi e rielaborano la cultura ciber punk. Il pubblico diventa parte di un esperimento a tratti divertente e irriverente che porta alla scoperta di eventi quantistici. L’opera indaga la trasformazione della luce attraverso le temperature compiendo un salto dimensionale tra il visibile e l’invisibile tra l’immateriale e il materiale.

Fusion Art Gallery propone l’opera di Alessandro Fara, un progetto in continua fase di realizzazione che tenta di indagare il rapporto tra naturale ed artificiale, tra spirituale e razionale, individuando l’elettricità come elemento fondamentale e punto di contatto tra questi concetti. Se agli albori dell’umanità i fenomeni elettrici dati da fulmini e temporali erano visti come qualcosa di affascinante, spaventoso, incontrollabile e in qualche modo divino, con il passare dei secoli e con l’evoluzione della tecnica l’uomo ha potuto sempre più dominare questo elemento naturale trasformandolo a seconda dei propri bisogni in luce, movimento, calore e in generale energia.

Burning Giraffe Art Gallery presenta il lavoro di Otto D’Ambra, artista che attraverso incisioni a laser su plexiglas tratta temi che spaziano dalla tecnologia alla religione, portando a riflettere sul rovescio della medaglia, su quello che c’è dietro la facciata della realtà, attraverso composizioni tecnicamente minuziose e dall’atmosfera surreale. Un percorso che inizia dallo studio della percezione sensoriale, dalla registrazione ed elaborazione delle informazioni come uno degli elementi chiave da comprendere per arrivare a capire meglio la forma delle cose.

Galleria Moitre propone il lavoro di Lavinia Raccanello, qui arte e attivismo sociale sono dichiaratamente espresse, l’artista presenta un’ opera creata durante i vari mesi passati presso il Faslane Peace Camp, punto di riferimento per chiunque si opponga alla guerra, al militarismo e alle armi di distruzione di massa, ed occupato in maniera continuativa dal 1982. Riproduzione di un HMS Astute, sottomarino d’attacco della Royal Navy alimentato da un reattore nucleare, l’opera si regge in equilibrio su un pezzo della rete di difesa della base militare, tagliato dai peace campers in occasione di una delle varie azioni di protesta.

I Think I’m Dumb… But I Have Some Glue
Fino al 7 aprile 2019
Opening: martedì 19 marzo, ore 18:30
Spazio Ferramenta, Via Bellezia, 8/g, Torino
Info e contatti: collacontemporary@outlook.com
L’evento su Facebook

Viva Leonardo da Vinci 2019

Gli italiani saranno orgogliosi di sapere che l’anno 2019 è stato consacrato nella regione del Centre-Val de Loire in Francia alla figura del padre della Gioconda. Per il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci sono presente in varie città manifestazioni ed esibizioni.
Per esempio, a Blois, nell’occasione della giornata internazionale dei diritti delle donne (l’8 marzo) e dell’anniversario di Da Vinci, sono stati esposti all’esterno degli affreschi che illustrano due delle sue opere più famose: l’Uomo vitruviano e l’Ultima Cena, con soltanto… donne!
Infatti, l’artista Philippe Luchese, che è stato dietro questo lavoro, ha voluto interpretare il tema della “femminilità” e questi affreschi fotografici sono il risultato della continuità di un lavoro iniziato 5 anni fa sulla figura “dell’altro sesso”, mettendo così la donna nel cuore dei più grandi capolavori della storia dell’arte.
Fatto interessante, Blois festeggia anche questo anno il cinquecentesimo anniversario della nascita della regina Caterina de’ Medici. I destini quasi incrociati della discendente dei Medici e del pittore, fanno di Blois la città perfetta per Philippe Luchese. Quale sarebbe stato il posto migliore per mettere la donna sotto luce? Trattare il rapporto femminile laddove una delle reggenti più importante nella storia del mondo ha regnato, laddove il maestro Da Vinci ha finito la sua vita e laddove il Rinascimento francese si è esteso.
Insomma, per chi vorrà visitare del Centre-Val de Loire, troverete fino alla fine dell’anno altre esibizione e spettacoli!

Viva Leonardo Da Vinci 2019. 500 ans de Renaissance en Centre-Val de Loire.
Link utile per trovare tutte le informazioni sul sito dell’evento : https://www.vivadavinci2019.fr/

Giostre! Storie, Immagini, Giochi

Completamente dedicata alla fantasiosa iconografia delle giostre, questa mostra, sfaccettata e divertente, è anche pensosa, e vuole suscitare nel pubblico un vero e proprio effetto-giostra, tra il gioco più semplice e genuino che rimanda all’infanzia e la riflessione sulla vita, sul tempo che passa, sul mondo che gira, sul destino.

A proporla (Palazzo Roverella, dal 23 marzo al 30 giugno 2019) è la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo insieme al Comune di Rovigo e all’ Accademia dei Concordi, per la cura di Roberta Valtorta, con la collaborazione di Mario Finazzi per il percorso riservato alla pittura.

“Il Polesine, anticipa il Presidente della Fondazione, prof. Gilberto Muraro, è da sempre terra di giostre e giostrai. Qui, e in particolare nel territorio di Bergantino, vengono realizzate giostre destinate ai parchi di divertimento e agli spettacoli viaggianti di tutto il mondo. Ed è con il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare di Bergantino che questa nostra mostra idealmente si coniuga. In una unione complementare: il Museo indaga il passato di una grande tradizione. La mostra legge il tema della giostra in chiave soprattutto sociale, affidandosi a grandi fotografi e a grandi artisti che l’hanno declinato nelle loro opere”.
In mostra, infatti, vengono proposte immagini di giostre grandi e piccole, così come sono state raffigurate soprattutto in fotografia, ma anche in pittura, grafica, nei numerosissimi giocattoli, nei modellini, fino ai carillon. Presenti in mostra anche “pezzi” di antiche giostre come organi e cavalli di legno.

La struttura della giostra è stata infatti ampiamente rappresentata in mille forme di straordinari giocattoli meccanici per bambini ma anche per adulti, dalle forme articolate e varie, talvolta carillon, talvolta orologi e soprammobili, divenuti nel tempo oggetto di collezionismo.

L’ampia sezione di fotografie comprende opere di più di sessanta importanti fotografi dall’Ottocento a oggi. Tra questi, le immagini ottocentesche di Celestino Degoix e di Arnoux; quella della Parigi dell’inizio del Novecento di Eugène Atget e dei Frères Seeberger; le fotografie degli anni Quaranta-Sessanta di Henri Cartier Bresson, Mario Cattaneo, Cesare Colombo, Bruce Davidson, Robert Doisneau, Eliot Erwitt, Izis, Mario Giacomelli, Paolo Monti, Willy Ronis, Lamberto Vitali, David Seymour; per l’epoca contemporanea, le immagini di Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, John Batho, René Burri, Stefano Cerio, Raymond Depardon, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Guido Guidi, Jitka Hanzlovà, Guy Le Querrec, Raffaela Mariniello, Bernard Plossu, Pietro Privitera, Francesco Radino, Ferdinando Scianna.

La mostra è arricchita da una selezione di importanti opere pittoriche e da manifesti di fiere di paese e sagre popolari. Importante l’installazione dell’artista contemporanea Stephen Wilks “Donkey Roundabout” e il film di Adriano Sforza “Jodi delle giostre”, vincitore del David di Donatello 2011.

La mostra si avvale della collaborazione con il Museo Storico della Giostra e dello Spettacolo Popolare di Bergantino-Rovigo.

Dal 23 Marzo 2019 al 30 Giugno 2019

Rovigo

Luogo: Palazzo Roverella

Indirizzo: via Giuseppe Laurenti 8

Curatori: Roberta Valtorta

Exposition «Andy Summers. Une certaine étrangeté» | Pavillon Populaire – Montpellier

Al Pavillon Populaire, in pieno centro storico della bella città di Montpellier, è presente fino al 14 Aprile una mostra fotografica realizzata dal chitarrista del gruppo inglese The Police, il famoso Andy Summers, artista completo che ha condiviso la sua vita fra strumento a corde e macchina fotografica.
Fu nel ‘79 che Andy Summers scoprì la fotografia, in un’intervista sua (disponibile nel video della mostra) che descrive questo momento, quando annoiato in una camera d’albergo a New York, dopo concerti consecutivi, prese coscienza del bisogno di occuparsi una volta che la frenesia dei concerti fosse finita. Gli venne così l’idea di comprare una macchina fotografica.
La mostra, condivisa in due parti, espone al piano superiore del palazzo il periodo degli anni di successo del gruppo The Police fra il 1977 e il 1982, al piano terra, invece viaggiamo attraverso le varie città e capitali che l’artista ha visitato negli anni successivi alla separazione del gruppo. Durante il percorso, il nostro occhio può percepire, attraverso le varie immagini, il rallento del movimento, la sua ricerca col tempo della precisione, risultato dovuto molto probabilmente a una certa maturità e alla fine del ritmo indiavolato e rock’n’roll dei tour che facevano attraverso il mondo.
Gli altri membri, Sting e Stewart Copeland sono più volte presenti, come le numerose camere di albergo, le groupie e tante donne nude. Degli accordi di chitarra in fondo sonore ricordano l’importanza della musica per l’artista. Andy Summers spiegò come la musica e la fotografia sono per lui legate, «cercavo un equivalente fotografico alla creazione musicale».
La mostra gratuita visibile fino a metà Aprile 2019 è fatta per chi è amante di musica e di fotografia, facendo del Pavillon Populaire il posto giusto da visitare. Andy Summers regala ai nostri occhi un suo stile ispirato dai più grandi nomi dell’arte fotografica (Henri Cartier-Bresson, Brassaï…), ma soprattutto i suoi viaggi e un pezzo dell’intimità della sua vita, il rovescio dello specchio.

Pavillon Populaire. Esplanade Charles de Gaulle — 34000 Montpellier. +33 (0)4 67 66 13 46

Franco Fontana. Sintesi

Modena rende omaggio a Franco Fontana (1933), uno dei suoi artisti più importanti e tra i più conosciuti a livello internazionale. Dal 22 marzo al 25 agosto 2019, FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, nelle tre sedi della Palazzina dei Giardini, del MATA – Ex Manifattura Tabacchi e della Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, ospita la mostra, dal titolo Sintesi, che ripercorre oltre sessant’anni di carriera dell’artista modenese e traccia i suoi rapporti con alcuni dei più autorevoli autori della fotografia del Novecento.

L’esposizione è suddivisa in due sezioni. La prima, curata da Diana Baldon, direttrice di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, allestita nella Sala Grande di Palazzo Santa Margherita e nella Palazzina dei Giardini, rappresenta la vera sintesi – come recita il titolo – del percorso artistico di Franco Fontana, attraverso trenta opere, la maggior parte delle quali inedite, realizzate tra il 1961 e il 2017, selezionate dal vasto archivio fotografico dell’artista.

Questo nucleo si concentra su quei lavori che costituiscono la vera cifra espressiva di Fontana. Sono paesaggi urbani e naturali, che conducono il visitatore in un ideale viaggio che lega Modena a Cuba, alla Cina, agli Stati Uniti e al Kuwait. Fin dagli esordi, Fontana si è dedicato alla ricerca sull’immagine fotografica creativa attraverso audaci composizioni geometriche caratterizzate da prospettive e superfici astratte significandone e testimoniandone la forma. Queste riprendono soggetti vari, che spaziano dalla cultura di massa allo svago, dal viaggio alla velocità, quale allegoria della libertà dell’individuo, in cui la figura umana è quasi sempre assente o vista da lontano.

Le sue fotografie sono state spesso associate alla pittura astratta modernista, per la quale il colore è un elemento centrale, mentre le linee geometriche delle forme dissimulano la rappresentazione della realtà. Questo suo innovativo approccio si è imposto, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, come una carica innovatrice nel campo della fotografia creativa a colori.

La seconda sezione, curata dallo stesso Franco Fontana, ospitata dal MATA – Ex Manifattura Tabacchi, propone una selezione di circa cento fotografie che Franco Fontana ha donato nel 1991 al Comune di Modena e Galleria Civica che costituisce un’importante costola del patrimonio collezionistico ora gestito da Fondazione Modena Arti Visive. Tale collezione delinea i rapporti intrecciati dall’artista con i grandi protagonisti della fotografia internazionale. A metà degli anni settanta, Fontana inizia infatti a scambiare stampe con altri fotografi internazionali, raccogliendo negli anni oltre 1600 opere di molti tra i nomi più significativi della fotografia italiana e internazionale, da Mario Giacomelli a Luigi Ghirri e Gianni Berengo Gardin, da Richard Avedon a Annie Leibovitz, da Arnold Newman a Josef Koudelka e Sebastião Salgado. Attraverso i ricordi in prima persona dell’artista, questa sezione testimonia la vastità e la genuinità delle relazioni di Fontana con colleghi di tutto il mondo, in molti casi divenute legami di amicizia profonda, e la stima di cui è circondato, attestata dalle affettuose dediche spesso presenti sulle fotografie.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo disponibile in mostra.

La mostra Franco Fontana. Sintesi è realizzata in collaborazione con il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, che nell’edizione 2019 sarà dedicato al tema “LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi”.

Franco Fontana è nato a Modena nel 1933, dove vive e lavora. Tra le principali personali si ricordano Vita Nova, Palazzo Ducale, Genova (2014); La luz del paisaje, IVAM, Valencia (2011); Franco Fontana, Museo de Bellas Artes, Buenos Aires (2007); Ombre e colori, Palazzo Reale, Milano (2004); Franco Fontana, Galleria Civica d’Arte Moderna, Torino (2001); Sorpresi nella luce americana, Galleria Civica, Modena (2000); Varivalokuvia fargfotografier, Finnish Museum of Photography, Helsinki (1990). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni museali internazionali tra le quali Maison Européenne de la Photographie, Parigi; International Museum of Photography, Rochester, NY; Museum of Modern Art, San Francisco; Ludwig Museum, Colonia; Pushkin Museum, Mosca; Stedelijk Museum, Amsterdam; Metropolitan Museum, Tokyo; Museum of Modern Art, Parigi; Victoria & Albert Museum, Londra. Ha tenuto workshop e conferenze al Guggenheim Museum di New York, all’Institute of Technology di Tokyo, all’Académie Royale des Beaux-Arts di Bruxelles, all’Università di Toronto. Ha collaborato con il Centre Georges Pompidou, il Ministero della Cultura giapponese e il Ministero della Cultura francese.

Dal 22 Marzo 2019 al 25 Agosto 2019

Modena

Luogo: Sedi varie

Indirizzo: sedi varie
Orari di apertura:
Dal 23 marzo al 20 giugno 2019: Mercoledì-venerdì: 11-13 / 16-19; Sabato, domenica e festivi: 11-19
Dal 21 giugno al 25 agosto 2019: Giovedì-domenica 17-22

Curatori: Diana Baldon, Franco Fontana

Costo del biglietto: Intero € 6, Ridotto € 4

Telefono per informazioni: +39 059 2032911

20 Ritratti Disumani

Che succede se un biologo con la passione per gli insetti scopre di avere anche un’altra passione per l’arte e la pittura? Nascono opere d’arte paradossali e ironiche come i 20 Ritratti Disumani attualmente esposti al Museo dell’Arte Classica della Sapienza Università di Roma.

Si tratta di 20 quadri realizzati da Niccolò Falchi, biologo ormai da tempo prestato all’illustrazione scientifica (è disegnatore all’Istituto di Zoologia della Sapienza dal 1980), che da qualche anno si cimenta anche nella pura espressione artistica.

Scopo dichiarato dell’artista è quello di nobilitare gli insetti, spesso bistrattati, e ridimensionare l’essere umano, troppo spesso invece considerato padrone assoluto del mondo. Per questo nei suoi ritratti i volti umani, onnipresenti nella società attuale con la mania del selfie e dell’autorappresentazione, sono sostituiti con quelli, normalmente nascosti, di esseri infinitamente più piccoli. Nascono così quadri a metà tra il ritratto rinascimentale e la pittura surrealista, in questo caso resi ancora più paradossali dal contesto in cui sono inseriti: la Sala di Pergamo della Gipsoteca dell’Università, a contatto e in contrasto con le bianche e imponenti statue ellenistiche.

Unendo due realtà piuttosto incompatibili tra loro, l’artista crea “immagini focalizzate, insieme, sulla raffigurazione simbolica e metamorfica dell’animalità umana e dell’umanità animale, in una sintesi apparentemente impossibile e invece efficacissima e coinvolgente” – per riprendere le parole del Prof. Paolo Aldo Audisio, Direttore del Museo di Zoologia della Sapienza- immedesimandosi nei suoi soggetti come un nuovo Gregor Samsa (come egli stesso si definisce) e trascinando il pubblico in un mondo di kafkiana o anche ovidiana memoria.

La mostra sarà visitabile ancora per un’altra settimana, fino al 29 marzo 2019, e il catalogo è scaricabile sul sito del Polo Museale Sapienza.

Niccolò Falchi – 20 Ritratti Disumani
Fino al 29 marzo 2019
Museo dell’Arte Classica
Sapienza Università di Roma
Edificio di Lettere, Piazzale Aldo Moro 5

Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico

Palazzo Merulana presenta Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, una mostra curata da Fabio Benzi e incentrata sul famoso dipinto Primo Carnera del 1933.

Un’opera eccezionale della produzione del Maestro futurista. Dipinta sui due lati, con da una parte Vaprofumo del 1926, un soggetto tipicamente futurista che fu esposto nel 1928 alla mostra personale che Balla tenne agli Amatori e Cultori di Roma e che rappresenta appieno il giocoso sistema sinestetico del futurismo balliano dell’epoca: le forme chiare, i colori tenui, metallici e dorati, intendono evocare l’impressione olfattiva che si sprigiona da un flacone di profumo; la curiosa sagoma “bucata” del quadro rappresenta con le due aperture in alto le narici che percepiscono l’odore.

Sul verso dell’opera nel 1933, l’artista dipinge Primo Carnera che si ispira nitidamente a una foto di Elio Luxardo, amico di Marinetti (di cui fotografa la casa di piazza Adriana) e autore di un impressionante ritratto del pugile pubblicato sulla prima pagina della “Gazzetta dello Sport” nel 1933, quando diventò Campione del Mondo.

Questa immagine, diffusa simultaneamente in tutto il globo, costituisce la base iconografica del dipinto di Balla.
L’intenzione di far coincidere l’immagine dipinta con l’effetto del rotocalco è realizzato dall’artista applicando al fondo del dipinto una rete di metallo su cui poi dipinge, provocando un effetto di “retinatura”, identico a quello prodotto dalle immagini a stampa dei giornali.

Un confronto intenzionale, e per l’epoca straordinario, con i mezzi di diffusione di massa dell’immagine: elemento fondante, molti anni dopo, dell’universo figurativo del “pop art” americano (da Warhol a Lichtenstein).

È evidente che Balla studiasse un possibile sviluppo e rinnovamento del Futurismo trovando ispirazione, in sintonia con la sensibilità quotidiana della gente, nell’immaginario suscitato dal cinema, dalla fotografia di moda e di attualità, che quotidianamente si sfoglia su riviste patinate, che è simultaneamente guardata e imitata da milioni di persone
L’“avanguardia” del gusto è una sorta di immaginario di massa, di “avanguardia di massa”, concetto che egli sottolinea in un proclama futurista pubblicato nel 1930.

La mostra si propone quindi di indagare questo passaggio di stile, che sperimenta immagini che si associano fortemente, quasi violentemente, a quelle dei media dell’epoca, alla nascente iconicità dei divi mediatici (dello sport come del cinema).
In mostra si riuniscono, oltre ad alcuni dipinti più esplicitamente futuristi eseguiti negli stessi anni, le opere eseguite con quella tecnica a “retinatura”, mettendole a confronto con le immagini dei divi, realizzate da grandi fotografi come Luxardo e Ghergo, e con le riviste dell’epoca.

Giacomo Balla (1871–1958) è tra i primi protagonisti del divisionismo italiano, quando nei primi anni del ‘900 comincia a dipingere quadri di matrice pointilliste, senza aderire pienamente al programma dei suoi massimi esponenti. Diviene poi un esponente di spicco del Futurismo, firmando con Marinetti e altri tra cui Boccioni, Carrà e Russolo, i manifesti che sancivano gli aspetti teorici del movimento, il primo nel 1909 e in particolare nell’anno seguente, il Manifesto dei pittori futuristi. Dopo diversi anni di coinvolgimento attivo, nel 1937 scrive una lettera al giornale Perseo con la quale si dichiara estraneo alle attività futuriste: le opere degli anni ‘30 sono contrassegnate da un ritorno, seppur innovativo, alla figurazione.

Dal 21 Marzo 2019 al 17 Giugno 2019

Roma

Luogo: Palazzo Merulana

Indirizzo: via Merulana 121

Orari: lun.mer.giov.ven. dalle ore 14 alle ore 20; sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 20. Ultimo ingresso ore 19. Martedì chiuso

Curatori: Fabio Benzi

Costo del biglietto: Intero 10 €, Ridotto 8 € giovani under 27, adulti over 65, insegnanti in attività, appartenenti a gruppi convenzionati. Gratuito bambini under 7, un insegnante ogni 10 studenti, un accompagnatore ogni 10 persone, disabile con accompagnatore

Telefono per informazioni: +39 06 39967800

E-Mail info: info@palazzomerulana.it

Sito ufficiale: http://www.palazzomerulana.it

Gauguin a Tahiti. Il paradiso perduto. Il mito del selvaggio. Il fascino dell’esotico che diventa leggenda

Solo il 25-26-27 Marzo 2019 come nuovo appuntamento del progetto della Grande Arte al Cinema sarà possibile compiere un viaggio alla ricerca delle origini, ovvero quello proposto da GAUGUIN A TAHITI. IL PARADISO PERDUTO.

Il film è dedicato all’artista che lasciò tutto per seguire la sua ispirazione primitiva e reiventare, trasformare, completamente la pittura occidentale. Lo spettacolo ci guiderà infatti in un percorso tra i luoghi che Gauguin scelse come propria patria d’elezione e attraverso i grandi musei americani dove sono custoditi i suoi più grandi capolavori, New York col Metropolitan Museum, Chicago con il Chicago Art Institute, Washington con la National Gallery of Art, Boston con il Museum of Fine Arts. lo spettatore sarà accompagnato durante la visione del film verso la ricerca del mondo straordinario dell’artista.

Il racconto si apre con le parole di Gauguin che si definisce come “un lupo solitario nel bosco”. La sua vita è una corsa, un uomo in fuga alla ricerca della propria felicità. E’ la storia di uomo lontano dalle regole dell’arte accademica, di una società troppo modernizzata, che cerca pace, rifugio, nelle sperdute isole della Polinesia.

I suoi capolavori sono all’origine di una straordinaria bellezza dove ogni minimo particolare viene esaltato dai colori illuminati da una luce fuori dal tempo. I suoi quadri non sono conservati ai tropici, nelle sperdute isole, ma nei grandi musei, dove ogni anno milioni di spettatori si recano per trovare il loro angolo di paradiso, e si arrendano alla grazia della natura.

La partenza dell’artista segna l’inizio di un viaggio che porterà l’artista agli antipodi della civiltà, alla ricerca dell’alba del Tempo e dell’Uomo. Le sue isole sono una disperata e febbrile ricerca di autenticità di immersioni sempre più profonde nella natura lussureggiante, di sensazioni, visioni e colori ogni volta più puri e accesi; l’approdo definitivo in un Eden talvolta crudele che farà di lui uno dei pittori più grandi di sempre. Il viaggio si apre come un libro, che trasforma in immagini quello che fu la sua vita, accampanata dalle stesse parole dell’artista.

Bodies Exhibition”. Veri Corpi Umani. A Cagliari da 26 al 28 aprile 2019

Fin dai tempi antichi l’uomo ha mostrato interesse verso il corpo umano. Se Leonardo da Vinci e Michelangelo, tra Quattrocento e Cinquecento, svolsero attenti studi sull’anatomia umana, per mezzo dell’osservazione dei cadaveri, per poter dipingere e scolpire le imponenti opere d’arte note a tutto il mondo, più tardi invece Clemente Susini, ceroplasta vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento, rese omaggio all’anatomia umana realizzando delle sculture in cera, conservate nel Museo delle cere anatomiche Clemente Susini di Cagliari, in virtù delle quali è possibile ammirare la composizione del corpo umano.
Immaginiamo però di non volerci più limitare all’osservazione del corpo dell’uomo solo attraverso forme d’arte quali la pittura e la scultura, compresa l’arte della ceroplastica. Come possiamo ammirare il nostro corpo “dall’interno”? La soluzione a questo quesito è stata data da Gunther von Hagens, anatomopatologo tedesco, inventore, alla fine del Novecento, della plastinazione, una tecnica di conservazione del corpo resa possibile attraverso la disidratazione e poi l’inserimento di polimeri di silicone, un metodo che rende i cadaveri inodori, rigidi e senza mutamenti di colore.
I corpi plastinati di Gunther von Hagens sono stati esposti in diverse città del mondo grazie a mostre itineranti. Ora è giunto il turno della Sardegna, che dal 26 al 28 aprile 2019 presso il T-Hotel di Cagliari ospiterà la mostra “Bodies Exhibition”. Veri Corpi Umani. L’esposizione si divide in diverse sezioni trattanti tematiche differenti, come lo scheletro e l’apparato motorio, il cervello col sistema nervoso, il cuore e la circolazione sanguigna, il sistema digestivo, i polmoni con il sistema respiratorio, i reni con le vie urinarie, gli organi sessuali e gli organi sensoriali. La mostra cagliaritana darà uno spazio particolare al tumore, con l’esposizione di pezzi autentici, presentazioni multimediali e tabelle didattiche legate al tema. Le altre tematiche trattate riguarderanno l’AIDS, l’alcool, il fumo e la donazione degli organi.

Dal 26 al 28 aprile 2019
Cagliari
T-Hotel
Prezzi d’entrata presso la cassa in loco:
Bambini fino a 4 anni: gratis
Allievi e studenti: euro 15
Adulti: euro 20

Jewish Manga art. La bellezza del rigore

La mostra, voluta dal Museo Ebraico di Venezia, Comunità ebraica veneziana e CoopCulture, con il Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano e dell’AEPJ, Associazione Europea per la preservazione del patrimonio ebraico, resterà aperta al pubblico dal 20 marzo al 28 aprile 2019, negli stessi orari del museo.

Thomas Lay è l’unico mangaka occidentale formato in Giappone nonché allievo e primo assistente di Yumiko Igarashi, celebre autrice di Candy Candy, cartoon di culto per milioni di teenager italiani e di tutto il Mondo dalla fine degli anni ’70 fino al 1997. Un vero fenomeno di massa i cui tratti potremo ritrovare nella Mostra monografica La bellezza del rigore che espone diversi quadri che rappresentano immagini tipiche dell’iconografia ebraica attraverso lo stile e la tecnica proprie dell’arte manga. I manga, da circa quarant’anni, svolgono un ruolo fondamentale nella divulgazione dello spirito e della cultura nipponica in Occidente, e specialmente in Italia, dove riscuotono grande popolarità e hanno ispirato molti artisti locali.

Nell’opera di Lay, per la prima volta, la cultura ebraica, radicata in Italia da millenni, si esprime attraverso l’estetica e lo stile narrativo dell’autentica arte giapponese. Si crea così un connubio unico e suggestivo fra culture ricche di storia e tradizione e uniscono simbolicamente i popoli nel, segno della fratellanza e della reciproca stima.

L’arte ebraica attraversa un fervido momento produttivo che vede nei giovani pittori, scultori e fotografi che lo animano, la nascita di un vero e proprio Rinascimento in “chiave pop”, di una tra le più ricche ed antiche culture della storia della civiltà. Dall’America Latina, attraverso l’Europa e fino ad Israele, il fiorire di tale sperimentazione artistica ha raggiunto risultati considerevoli. Basti ricordare il “Jewish Comic Con” di New York, e le decine di gallerie tematiche che solo nella metropoli statunitense, rappresentano quanto di più innovativo offre oggi il panorama creativo contemporaneo.

Thomas Lay inizia la carriera di disegnatore all’età di 25 anni, in Giappone, nello studio di Yumiko Igarashi, autrice di Candy Candy e Georgie. Dopo lo studio all’Accademia di Arte Drammatica di Parigi, Lay decide di seguire la sua prima, grande passione, iniziando così il percorso formativo che lo porterà a Tokyo, riuscendo nell’intento di entrare a fare parte del team di lavoro di Igarashi. Oggi Lay alterna la sua professione di interprete di giapponese all’arte dell’illustrazione, traendo forte ispirazione dalla cultura ebraica, alla quale è dedicata questa sua prima collezione di lavori iconografici: «Da ebreo, trovo importante e molto innovativo rappresentare la nostra cultura millenaria, attraverso un linguaggio grafico attuale e popolare come quello dei manga, universalmente riconosciuti».

Dal 20 Marzo 2019 al 28 Aprile 2019

Venezia

Luogo: Museo Ebraico

Indirizzo: Cannaregio 2902/b

Orari: 10-17.30

Enti promotori:

Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano e dell’AEPJ – Associazione Europea per la preservazione del patrimonio ebraico

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 6

Telefono per informazioni: +39 041 715359

E-Mail info: museoebraico@coopculture.it

Sito ufficiale: http://www.museoebraico.it