Manifesta 12, la bellezza nascosta svela il “fascino osceno” di Palermo

Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza, titolo scelto per la Biennale Manifesta 2018, trae spunto dalle teorizzazioni di Gilles Clément che vedeva nel giardino la costante per eccellenza di cambiamenti innescati spesso in maniera incontrollabile e involontaria, così come accade in natura. Palermo, non a caso, è stata scelta come luogo prediletto dove stagliare dei percorsi labirintici, immersi nell’incontrollabile combinazione di sapori, rumori e culture ben rappresentato dalla città siciliana.

“Palermo è sontuosa e oscena”, così la città dalle mille dominazioni veniva definita da Giuseppe Fava, scrittore e giornalista siciliano ucciso dalla mafia negli anni Ottanta. Palermo, la città di cui lo stesso Goethe si innamorò, non è soltanto la capitale per eccellenza di quello spirito orientale che ha portato la stessa città a definirsi come la conca del Mediterraneo. Palermo finalmente si racconta attraverso i palazzi antichi e mai restaurati, piccole botteghe abbandonate o chiese sfregiate dalla guerra. Manifesta 12 è dunque Palermo, la biennale nomade, così come è stata definita, che ha indirizzato lo sguardo dell’Europa intera su quelle bellezze nascoste che, seppur dimenticate e spesso fatiscenti, hanno la capacità di raccontarsi e accoglierle la novità, il diverso e il sovversivo. Palermo è dunque non solo capitale della cultura 2018, ma il bacino su cui l’arte contemporanea sta scommettendo. Manifesta 12 ha un valore aggiunto quest’anno, non racconta solo un percorso tematico e di riflessione sul diverso, ma crea una visione unica che accompagna il visitatore alla scoperta di una città poco conosciuta e dalle mille sorprese.

Manifesta 12 non è soltanto nomade, Manifesta è anche interdisciplinare: racconta e descrive aspetti nuovi o rielabora quelli del passato per attualizzarli. Con l’occasione, artisti di diverse origini territoriali hanno affrontato contesti nuovi, con storie importanti e anche imponenti, preservando con dolcezza e integrandosi con rispetto con le culture che hanno stratificato ogni parte di Palermo. Basti citare il gioiello ritrovato grazie ai collezionisti Massimo e Francesca Valsecchi, Palazzo Butera che, guardando il mare, apre alle sue meraviglie attraverso gli interventi site specific dei Fallen Fruit, Renato Leotta o Maria Thereza Alves. Palazzo Forcella de Seta, invece, ci rimanda immediatamente nella Palermo esotica e arabeggiante con la bellissima installazione di sale benedetto dell’artista olandese Patricia Kaersenhout. Più di venti sedi, stanno ospitando e ripensando l’interculturalità tramite interventi artistici o produzioni ex novo e site-specific. Palazzo Ajutamicristo lascia spazio a progetti partecipativi come quello di Filippo Minelli, Across the Border, che indagano i temi dell’immigrazione e ripensano l’interculturalità con una visione politica, come nell’opera di Tania Bruguera. La splendida chiesa dello Spasimo, sempre nel quartiere de “la pura”, la Kalsa (Kahalisah in arabo), ospita una delle installazioni del collettivo londinese Cooking Sections.

Tra gli interventi più acclamati, quello del duo Masbedo presso l’Archivio di Stato, una video installazione site-specific concepita come tributo alle vicissitudini del regista Vittorio De Seta. Protocollo no. 90/6 è una visione sovversiva che spolvera dal passato fascicoli e documenti trasformando migliaia di prodotti cartacei stratificati e abbandonati negli anni, in un’impressionante idea di archivio accatastato e dimenticato.

Molti gli interventi collaterali di cui quest’anno Manifesta si è fatta promotrice, incrementando non solo l’interesse in una visione più ampia e abbordabile di arte contemporanea ma dando ulteriore senso a quel concetto di interdisciplinarità e fusione culturale di cui Palermo, le sue strade e la sua essenza, sono impregnati.

Per maggiori informazioni sulle sedi e gli artisti, visitare il sito: m12.manifesta.org

 

 

Manifesta 12

Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza

Fino al 4 novembre 2018

Sedi dislocate, Palermo

 

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 20:00

I biglietti sono disponibili al seguente sito: http://manifesta12.org/tickets/

 

 

 

 

Franco Toselli e gli artisti di Portofranco. Soft Revolution

La Triennale di Milano ospita, fino al prossimo 26 agosto, la mostra Franco Toselli e gli artisti di Portofranco. Soft Revolution, a cura di Elena Pontiggia.

La mostra, oltre a celebrare l’operato del noto gallerista milanese, si focalizza su una serie di artisti il cui lavoro, seppur di non immediata facilità di accostamento, presenta una caratteristica comune, una profonda levità, termine che a prima vista può apparire come una sorta di ossimoro linguistico, ma che in questa sede può essere inteso come una nuova e convincente figura retorica applicata alla creatività.

Gli artisti qui esposti sono stati più volte riuniti da Toselli, a partire dagli anni ’90, in una serie di mostre intitolate Portofranco. La loro produzione è un naturale prolungamento della presenza nella galleria Toselli di artisti quali Salvo, Alighiero Boetti, Tony Cragg e Charlemagne Palestine (solo per citarne alcuni), percorso caratterizzato da una grande libertà creativa e da una fantasia originaria non contaminata da altrui esperienze. Il termine Portofranco, oltre ad avere un chiaro ed immediato riferimento al creatore del progetto, è già di per sé un assioma di libertà, di fuga dai vincoli o dai facili approdi, è una zona aperta dove l’unico dazio in vigore è quello che si paga alla propria fantasia.

La rivoluzione “morbida” attuata dagli artisti di Portofranco è una battaglia a cuscinate, una conquista del colore e della luce ottenuta nell’intimità dell’artista, nei suoi sogni, nella delicata filigrana delle pagine sfogliate dai suoi occhi e dalla sua memoria. Una battaglia soffice, il cui generale è lo sguardo intenso e perspicace di Franco Toselli, capace di orchestrare in modo armonioso note artistiche eterogenee ma ugualmente efficaci, giocando con i sottili confini sui quali le stesse si muovono, in bilico tra stili e tematiche diverse, ma tutte protette nello stesso modo dal sensibile che le avvolge come una rete di salvataggio. Queste opere rappresentano un mondo lirico, inafferrabile eppure solido, riconoscibile dallo spettatore in quanto vissuto dall’artista, un ritorno alla poesia del mondo attraverso un approccio delicato e un’arte che usa i codici stessi della natura e della vita per raccontare un’idea che non deve essere per forza vincolata a tematiche sociali o alla cruda verità, ma che viene colorata attraverso le linee del sentimento e le molteplici tonalità dell’età umana e delle sue diverse esperienze.

In mostra opere di Enzo Forese, Peter Angermann, Fabrizio Braghieri, Serena Clessi, Giorgio Colombo, Tony Cragg, Nicola De Maria, Bonomo Faita, Angelo Formica, Francesca Fornasari, Helgi Thorgils Fridjonsson, Riccardo Gusmaroli, Jan Knap, Milan Kunc, Claus Larsen, Kazumasa Mizokami, Corrado Levi, Enzo Obiso, Charlemagne Palestine, Paola Pezzi, Lisa Ponti, Luigi Puxeddu, Rosa Maria Rinaldi, Salvo, Antonio Serrapica, Antonio Sofianopulo, Giacomo Toselli, Giampaolo Truffa, Gabriele Turola.

 

 

Palazzo della Triennale

Viale Alemagna 6 – Milano

dal 13 luglio al 26 agosto 2018 – dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 20.30

www.triennale.org

 

Artisti al teatro. Disegni per il Maggio Musicale Fiorentino

Il teatro visto con gli occhi di alcuni dei più grandi artisti del secolo breve. Si intitola Artisti al teatro. Disegni per il Maggio Musicale Fiorentino la seconda mostra del ciclo dedicato al disegno come “madre di tutte le arti”, che ha aperto i battenti giovedì 19 luglio al Museo Novecento (fino al 27 settembre).
Nell’arco del Novecento il disegno è entrato di diritto nella pratica di molti artisti, acquisendo sempre maggiore autonomia. Negli ultimi decenni molti musei hanno dedicato attenzione a questo mezzo, da un lato riconoscendo al disegno un ruolo sempre meno marginale all’interno della storiografia artistica, dall’altro facendone una chiave di lettura e di interpretazione spesso inedite del lavoro di molti artisti e delle varie correnti.

Dopo “Il disegno dello scultore”, che ha inaugurato la nuova stagione del Museo Novecento, con la mostra “Artisti al teatro” – ideata dal direttore artistico del Museo Sergio Risaliti, realizzata grazie alla collaborazione con la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e a cura di Moreno Bucci – sarà presentata al pubblico una selezione di figurini, bozzetti e modellini firmati da alcuni dei più grandi artisti del Novecento per il Teatro del Maggio.

Da Gino Severini a Enrico Prampolini e Mario Sironi, da Bob Wilson a Derek Jarman, da Fausto Melotti a Giulio Paolini, da Toti Scialoja a Franco Angeli, da Piero Dorazio a Piero Sadun e Giacomo Manzù. Una panoramica di disegni e modellini, oggi conservati nell’Archivio Storico del Teatro, che questi protagonisti dell’arte hanno realizzato per accompagnare le rappresentazioni del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 1933 al 1999.

Artisti al teatro, allestita nelle sale al primo piano del Museo Novecento, intende indagare la pratica del disegno per la musica, il melodramma e il balletto nel XX secolo. Una pratica che rinnova la tradizione inaugurata a Firenze da Bernardo Buontalenti, artista poliedrico che già nel Cinquecento metteva la sua creatività al servizio del teatro della corte medicea. Una tradizione rinascimentale sviluppata nei secoli successivi, che ha trovato humus fertile nel Novecento e nella contemporaneità. Sono stati numerosissimi infatti gli scultori e i pittori che nel secolo breve sono stati chiamati a rivedere il teatro da una prospettiva diversa, grazie ad una sensibilità che ha lasciato al teatro fiorentino un patrimonio di opere d’arte in miniatura, trasferite poi sul palcoscenico da abili maestranze. L’odierna selezione permette di entrare in contatto diretto con l’ispirazione dei pittori e degli scultori coinvolti e di cogliere il momento germinale dell’invenzione artistica che ha contribuito a rendere memorabili alcune delle messinscene del Maggio, dall’Amfiparnaso di Orazio Vecchi (1933), per cui Gino Severini pensò i costumi, alle invenzioni astratte di Piero Dorazio per Rideau Réversible di Goffredo Petrassi e Igor Stravinsky (1980); dai Lombardi alla Prima Crociata di Giuseppe Verdi del 1948, che vide la collaborazione di Mario Sironi per scenografie e costumi, alle irriverenti creazioni di Derek Jarman per The Rake’s Progress di Igor Stravinsky (1982).

 

 

Fino al 27 Settembre 2018

Firenze

Luogo: Museo Novecento

Curatori: Moreno Bucci

Enti promotori:

  • In collaborazione con Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Costo del biglietto: intero € 8,50, ridotto € 5

Sito ufficiale: http://www.museonovecento.it/

Un fotografo in viaggio. Gianni Berengo Gardin e la Sardegna Nuragica

Fino al 31 agosto 2018 è possibile visitare la mostra fotografica dell’artista ligure Gianni Berengo Gardin, inaugurata dalla Fondazione di Sardegna attraverso la collaborazione di Milano.

Milano dedica una grande mostra alla civiltà nuragica della Sardegna prestorica, la città di Cagliari ospita una grande esposizione, dedicata all’archeologia misteriosa dell’isola, ideata per celebrare il più grande archeologo sardo, Giovanni Lilliu.

L’isola e le fotografie di Gianni Berengo Gardin tornano a essere come un palco d’immagini per raccontare angoli remoti di una terra ancora poco nota, da diventare una pellicola cinematografica e fotografica, in bianco e nero, di un viaggio alla scoperta dei luoghi sconosciuti della Sardegna.

Grazie all’impegno della Fondazione di Sardegna e attraverso la supervisione scientifica della Soprintendenza di Cagliari diventa un progetto di scatti dedicati ad altrettanti monumenti, selezionati con cura per avere una panoramica ampia e variegata delle tante sfaccettature dell’architettura nuragica; nuraghi, templi, pozzi, fonti sacre, necropoli e villaggi si susseguono in una lunga carrellata armoniosa nel cuore della Sardegna.

Le fotografie si susseguono in una danza di luci, suoni, come un fenomeno unico e favoloso di un territorio dell’isola percorso senza risparmio.

Cagliari finalmente dedica un progetto di mostra a Gianni Berengo Gardin, un reportage per raccontare la storia del suo passato.

Per ritrovare nel bianco e nero delle sue immagini la persistente grandezza dei propri monumenti che guardano lo spettatore indifferente e allo stesso tempo affascinato da quel mondo incantevole, come in un viaggio dei luoghi raggiunti attraverso l’obbiettivo della macchina fotografica.

L’artista attraverso il suo sguardo rigoroso ha raccontato in bianco e nero, il nostro tempo e il nostro paese. Ha creato un sodalizio tra la fotografia e l’ambiente, per restituire le immagini umanizzati attraverso la presenza delle persone che hanno creato gli spazi.

Era stato uno dei primi a raccontare la remota Sardegna con il suo paesaggio prestorico e le sue anime antiche.

Le immagini come ragazzini che viaggiano alla scoperta del mondo.

Le fotografie dell’artista ligure fedeli all’arte della pittura con la luce e l’ombra, suscitano questi struggenti emozioni.

 

 

Fondazione Banco di Sardegna fino al 31/08/2018

Dal lunedì al venerdì

Dalle 10,00 alle 19,00

 

BRIC-à-brac – The Jumble of Growth – 另一种选择

E’ in corso presso il Salone Centrale della Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma la collettiva di artisti intitolata BRIC-à-brac – The Jumble of Growth – 另一种选择, a cura di Huang Du e Gerardo Mosquera, un progetto espositivo frutto della collaborazione inedita con il Today Art Museum di Pechino.

Il respiro internazionale della mostra si evince non solo dal titolo multilingue, ma dall’origine geografica degli stessi curatori, che provengono da due paesi molto diversi e lontani fra loro, ossia Cuba e Cina. Sono circa quaranta le opere esposte, di 26 artisti provenienti da tutto il mondo: Wim Delvoye (Belgium); Cinthia Marcelle (Brazil); Wang Goufeng, Wang Guangyi, Ni Haifeng, Wang Lijun, Tian Longyu, Lei Lu, Weng Fen, Gao Weigang, Yang Xinguang, Lu Zhengyuan, Du Zhenjun (China); Chang Young-hae, Heavy Industries (South Korea); Wilfredo Prieto (Cuba); Shilpa Gupta (India); Jamal Penjweny (Kurdistan, Iraq); Damián Ortega (Mexico); Mounir Fatmi (Morocco); Donna Conlon, Jonathan Harker (Panama); AES+F (Russia); Cristina Lucas, Fernando Sánchez Castillo (Spain); Kendell Geers (South Africa); Thomas Hirschhorn (Switzerland).

Il focus di mostra riguarda la crescita caotica e a tratti imprevedibile dei territori legati alle economie emergenti, con particolare riferimento ai cosiddetti Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), e a tutte le potenziali conflittualità che la loro improvvisa crescita può generare. Il gioco di parole presente nel titolo, oltre a citare i suddetti paesi, rimanda all’espressione francofona Bric à brac, usata per descrivere un accumulo disordinato e confuso di oggetti e decorazioni eterogenei fra loro, di solito atto a suscitare curiosità nell’osservatore.

Il termine BRIC è stato coniato nel 2001 dall’economista Jim O’Neill, al fine di portare l’attenzione sul ruolo che questi paesi stanno giocando su scala globale, non solo in campo economico ma anche nella politica, nella società, nell’arte e nella cultura, sul singolo e sulla collettività.

Queste economie emergenti si stanno sviluppando in luoghi che erano in precedenza caratterizzati da situazioni di sottosviluppo; stanno affrontando quindi una crescita accelerata e un’industrializzazione alle quali forse non erano preparati, che sta portando a radicali trasformazioni a livello sociale e antropologico all’interno di queste società, spesso ancora legate a modelli precedenti.

E’ quindi in corso un cambiamento epocale, che ha reso ormai obsoleto il termine Terzo mondo; tutto ciò infatti sta dando il via a un processo di decentramento all’interno della distribuzione dei ruoli a livello globale, generando per l’appunto un bric-à-brac di situazioni e dinamiche.

E’ ovvio che il tema venga affrontato anche dagli artisti, che in questa sede provano a dare attraverso i loro lavori una personale interpretazione di questa nuova e sfaccettata realtà contemporanea.

 

 

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma

Viale delle Belle Arti, 131 – Roma

Dal 17/07 al 14/10/2018

dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.30

www.lagallerianazionale.com

Gian Maria Tosatti. Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Catania

Per la prima volta nella sua storia, Palazzo Biscari, una delle più importanti residenze barocche della Sicilia, apre le sue porte all’arte contemporanea. Dal 16 luglio al 18 agosto 2018, il palazzo ospiterà l’installazione site specific dell’artista Gian Maria Tosatti intitolata Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Catania, a cura di Adele Ghirri, Ludovico Pratesi, Pietro Scammacca, e presentata da unfold, associazione culturale no profit con sede a Palazzo Biscari, Catania, fondata nel 2017 da Pietro Scammacca. Grazie al supporto della città, donazioni e altre istituzioni, l’associazione invita artisti italiani e internazionali a produrre opere site specific presso luoghi di interesse storico-artistico siciliani. Ampliando i confini fisici e concettuali dello spazio espositivo, unfold invita a investigare l’identità di questi luoghi commissionando installazioni temporanee con lo scopo di tracciare una topografia innovativa del territorio siciliano.

Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Catania, costituisce il primo capitolo di un progetto che porterà l’artista in un lungo pellegrinaggio attraverso l’Europa tra le macerie della Storia moderna che allunga ancora le sue ombre sul presente, e i germogli di un tempo nuovo, forse una Nuova Storia. Tosatti, nel suo cammino, si pone come testimone di fronte ad uno dei più profondi passaggi di civiltà che l’occidente abbia registrato, teso fra la spinta verso un futuro di totale trasformazione – profetizzata da autori come Pier Paolo Pasolini – e l’opposizione di vecchie strutture come gli stati-nazione, il capitalismo, il colonialismo, che nella loro resistenza mostrano il loro volto più sinistro.

L’intervento che prende corpo in questo palazzo settecentesco sì dà come una sorta di prologo dell’intero progetto, dando vita ad uno spazio visionario e crudele che occuperà loscalone centrale, i tre grandi saloni d’ingresso e il monumentale Salone delle Feste. L’opera di Tosatti si propone come un viaggio che il visitatore affronterà individualmente: una sorta di percorso solitario il cui inizio coincide con l’ingresso in un nuovo monumentale romanzo visivo.

 

 

Dal 16 Luglio 2018 al 18 Agosto 2018

Catania

Luogo: Palazzo Biscari

Curatori: Adele Ghirri, Ludovico Pratesi, Pietro Scammacca

Telefono per informazioni: +39 095 7152508

E-Mail info: info@palazzobiscari.com

Sito ufficiale: http://www.un-fold.org

Ghiglia. Classico e Moderno

Fino al 4 novembre 2018 nel Centro Matteucci per l’Arte Moderna sarà possibile ammirare l’operato di Oscar Ghiglia, il più italiano ed insieme il più europeo degli artisti italiani d’inizio Novecento.

Con una monografica selezionatissima che, accanto ai capolavori più noti di colui che, in modo del tutto personale, ha saputo aggiornare la lezione di Fattori, propone una ventina di opere fondamentali, che sino ad ora, non erano mai uscite dai raffinati salotti di un collezionista d’eccezione.

E’ grazie agli studi di Raffaele Monti e Renato Barilli della metà degli anni settanta che il livornese Oscar Ghiglia comincia ad essere preso in considerazione, rappresentando un “caso” che incarna la cultura figurativa dei primi decenni del Novecento. La pittura dell’artista è priva di contaminazioni anche in virtù del tratto umbratile e scontroso del personaggio, non molto aperto alle relazioni, spesso in contrasto anche con amici vicini, come ad esempio Giovanni Papini e l’illustre Amedeo Modigliani.

Formatosi nella Firenze “modernista”, Ghiglia si afferma tra i più ricettivi alle nuove istanze cosmopolite, declinanti in una pittura di pura invenzione, dove classico e moderno si fondono in modo ideale. A cogliere in anticipo l’essenza di questo doppio registro è Llewelyn Lloyd, che si esprime nei confronti dell’arte di Ghiglia come originalissima e non somigliante a nessun’altra, che non ha punti di riferimento né coi macchiaioli toscani né con l’impressionismo francese.

 

 

Viareggio | Lucca

Luogo: Centro Matteucci per l’Arte Moderna

Sito ufficiale: http://www.cemamo.it/

Orari:

dal 7 luglio al 9 settembre: mar / ven 17.30 – 22.30 ; sab / dom 10.00 – 13.00; 17.30 – 22.30; dal 11 settembre al 4 novembre: gio / ven 15.30 – 19.30 ; sab / dom 10.00 – 13.00; 15.30 – 19.30, martedì e mercoledì : gruppi; lunedì chiuso

Caudu e fridu, una filigrana emotiva. Il progetto site-specific di Massimo Bartolini a Palazzo Oneto

“Caudu e fridu sento ca mi pigla”, un neon rosso sangue illumina la stanza buia di Palazzo Oneto mentre un lieve, ma fastidioso rumore s’insinua nel nostro orecchio. Al di là della stanza rosso fuoco, ipotesi visiva e sensoriale di un tempo passato, l’Inquisizione, divampa una luce tenue, blu, fredda che resta così intrappolata in una filigrana di strutture che si srotolano come una ragnatela e imprigionano le mura, i soffitti, il pavimento e gli stucchi.

Caudu e fridu, ossimoro è anche un pensiero e un contrasto su cui Massimo Bartolini ha voluto avvolgere la sua installazione site-specific. Il progetto a cura di Claudia Gioia e sostenuta dalla Fondazione VOLUME!, nell’ambito degli eventi collaterali della Biennale Manifesta 12 a Palermo, ripensa gli spazi di Palazzo Oneto in via Bandiera, contraddistinta per la sua elegante e disordinata tradizione. Il Palazzo costruito verso la fine del XVII, ha riaperto al pubblico in questa occasione, presentando non soltanto i propri tesori tante volte nascosti o oscurati, ma ha permesso di far convogliare l’asse del contemporaneo, elaborando un procedimento di repentino svelamento di strutture architettoniche e apparati decorativi unici.

Caudu e fridu, il caldo e il freddo, sono dunque l’incipit tratto da un graffito rinvenuto sulle pareti delle celle di Palazzo Chiaramonte Steri che tra il Seicento e la fine del Settecento ospitò il tribunale dell’Inquisizione. Il neon rosso di Bartolini, riapre una ferita e dà nuova vita ad una memoria, a quel grido di dolore e di aiuto che, però, nascosto veniva giustapposto con strumenti di fortuna sulle pareti del palazzo.

È la contrapposizione tra rumore e silenzio che fa restare attoniti, quel caos che viene desunto da un colore e da un suono, poi la ragnatela di luminarie che invade tutta la stanza adiacente e che permette al pubblico di entrarci dentro con tutte le difficoltà nel crearsi un percorso che però, girando in tondo, si sofferma e riflette su elementi imbrogliati e strutture decorative tradizionali. È un dialogo silenzioso, quello che si svela sotto ai nostri occhi. Le luminarie, tipiche della tradizione popolana e in particolare di quella Siciliana, assumono qui una decostruzione del loro stesso significato. Decontestualizzate e annullate della loro peculiare appariscenza e colorata festosa rappresentazione, qui creano non solo dei contrasti ma sono una filigrana fittissima che tenta di cancellare il caos, offrendosi silenziose al pubblico e quindi liberandosi della propria funzione attraverso l’atto stesso dello “spegnere”. Le luci si spengono e ciò che resta è un dialogo fitto e una contrapposizione di sensazioni e di visioni.

È dunque questa contrapposizione tra caldo e freddo, tra caos e silenzio, che diventa da affare pubblico e condivisibile, ad affare privato in cui l’animo umano trova fine alle proprie irrequietezze. Un ossimoro che invita a ripensare alla luce e alla parola detta o pensata, qualcosa che supera ogni apparenza e chi si trattiene inattesa e inosservata ai lati di un pensiero.

La mostra è realizzata con il supporto di Magazzino Arte Moderna Roma, Massimo De Carlo Milano, Londra, Hong Kong e per Palazzo Oneto si ringrazia Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona.

 

 

 

Caudu e fridu

Fino al 15 settembre 2018

 

Palazzo Oneto di Sperlinga

Via Bandiera 24, Palermo

 

Ingresso libero

 

Peter Kim. Sull’orlo della forma

E’ in corso presso il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, in anteprima assoluta per Roma, Sull’orlo della forma, la personale dell’artista Peter Kim (1967), visitabile fino al prossimo 4 novembre.

Kim, coreano di nascita ma attualmente residente a New York, si è formato in Asia e in Europa; le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Tema ricorrente della sua ricerca è un costante richiamo al soggetto tempo, alle interazioni tra passato e presente, al legame fra natura e cultura.

La mostra, curata da Maria Giovanna Musso e organizzata da Comediarting, focalizza il suo nucleo semiotico sull’archetipico del vaso, luogo-contenitore senza tempo che mantiene al suo interno la memoria del cosmo, che detiene l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande.

I lavori selezionati dalla curatrice infatti sono quelli in cui “l’artista si attarda ai bordi del reale, insistendo sui limiti della figura e sul vuoto che essa delinea, sull’orlo della forma dove si decide il senso e il destino delle cose”.

Vasi composti da trame di materiale, costruiti attraverso l’uso della linea, che viene scandita in maniera precisa e ritmica, quasi fosse strofa di un canto, fino a diventare vibrazione visiva e sonora che si espande nei gorghi spazio temporali, da usare come filtro e traduttore per la conoscenza del reale, intesa come espressione di forma e contenuto primigenie.

In mostra anche disegni e una serie di opere dove è il materiale ad essere determinante, come è evidente nelle matasse informi di fili colorati; il percorso espositivo è infine completato dalla proiezione di alcuni video, e da un’opera site-specific, che sarà installata sulla terrazza.

Correda l’esposizione un catalogo a cura di Maria Giovanna Musso, con testi suoi e di Vittoria Biasi.

 

 

photo by brian buckley for

 

Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

Dal 22 giugno al 04 novembre 2018

Da martedì a venerdì ore 13.00 – 19.00

Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00

www.museocarlobilotti.it

 

Giacomo Piussi. Camere con vista

Sabato 7 luglioa Pietrasanta, entra nel vivo la stagione espositiva della Galleria Susanna Orlando di via Stagio Stagi, con il vernissage della mostra personale site-specific Giacomo Piussi | Camere con vista a cura di Ivan Quaroni.

Fino al 15 agosto sarà visibile la mostra appositamente pensata e realizzata per questo spazio da Giacomo Piussi, sulle cui pareti disegnerà una sequenza di stanze ammobiliate in blu acquerellato su sfondo bianco, ispirate ad una casa immaginaria della Versilia. Alle pareti di questa “casa ideale” saranno affissi alcuni quadri dell’artista, una selezione di oli su tela di piccole dimensioni dipinti per questo progetto nel 2018, per un viaggio fantastico tra arte e quotidianità. “Ci si deve immaginare di essere in una casa in Versilia in un’epoca indefinita. La Versilia ha questa capacità di essere fuori dal tempo, di conservare, come in una teca, rituali, gesti, sensazioni che si ripropongono intatte da oltre un secolo” spiega Giacomo Piussi.

 

 

Dal 08 Luglio 2018 al 15 Agosto 2018

Pietrasanta | Lucca

Luogo: Galleria Susanna Orlando

Curatori: Ivan Quaroni

Telefono per informazioni: +39 0584 70214

E-Mail info: info@galleriasusannaorlando.it

Sito ufficiale: http://www.galleriasusannaorlando.it