Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento

Un centinaio tra dipinti, sculture, oggetti di arte applicata, arazzi, miniature e libri a stampa, ricostruiscono il mondo di un grande intellettuale del Cinquecento, Pietro Aretino (1492-1556).
Il suo ritratto alla Galleria Palatina è uno dei capolavori di Tiziano, noto per le effigi di Papi e Imperatori, nientemeno.
Pietro Aretino visse, e alimentò con i suoi scritti, un momento fondamentale per la storia e per l’arte italiana: quello che vide l’affermazione di Michelangelo e Raffaello a Roma e la diffusione in tutta Europa della cultura maturata nei primi tre decenni del Cinquecento nello sfarzo della corte di Giulio II, Leone X e Clemente VII.
Aretino visse, in una parola, nel pieno della “Maniera Moderna”, secondo la definizione di Giorgio Vasari nelle sue Vite degli artisti, pubblicate nel 1550 e nel 1568.
La mostra è scandita in cinque sezioni che illustrano i principali momenti della vicenda di Pietro, e l’avvicendarsi di scenari che vanno dagli esordi tra Arezzo e Perugia, all’approdo alla corte pontificia Roma, fino al trasferimento nel nord Italia, a Mantova prima e infine a Venezia.

 

 

Dal 26 Novembre 2019 al 01 Marzo 2020

Firenze

Luogo: Galleria Palatina

Indirizzo: piazza de’ Pitti 1

Curatori: Anna Bisceglia, Matteo Ceriana, Paolo Procaccioli

Telefono per informazioni: +39 055 294883

E-Mail info: infouffizi@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://www.uffizi.it

Inner Landscapes. Paula Cortazar, Benjamin Degen, Alexandra Karakashian, Michele Mathison

Il viaggio e le sue molteplici declinazioni; questo è il tema della mostra Inner Landscapes, curata da Marina Dacci, in corso presso la galleria Anna Marra di Roma fino al prossimo 21 dicembre.

Viaggio inteso non solo come spostamento fisico ma come sequenza di tappe interiori, movimento interno che si riflette nei passi che si compiono all’esterno, mentre ci si sposta di luogo in luogo. Terre reali o immaginarie, spazi fisici o mentali: tra queste il viaggiatore non vede la differenza, ma si limita a percorrerne i sentieri.

Le opere esposte sono state eseguite da un gruppo di artisti di diversa provenienza: il sudafricano Michele Mathison, che crea le sue sculture utilizzando dei materiali duri, pesanti, realizzando delle fattispecie di divinità legate a un mondo connesso ai cicli delle coltivazioni e ai ritmi della comunità; i disegni dello statunitense Benjamin Degen, le cui opere su carta fanno da filo conduttore a tutta la mostra, piene come sono di colori vibranti, tesi a rappresentare il procedere fisicamente percepibile delle sue mai e dei suoi piedi nello spazio, un incedere fatto di curiosità, di fatica, di approdi e di partenze, in un labirinto segnico che ci mostra quasi una volontà di restare nel circuito piuttosto che trovarne la via d’uscita.

E poi ancora le opere della scultrice messicana Paula Cortazar, che diventano trascrizione del segno naturale sul materiale artistico: profonda interprete del linguaggio della terra e degli elementi, riscontra tra di essi profonde sinergie, quasi una matrice comune tra uomo e ambiente. Di nuovo dal Sudafrica la ricerca di Alexandra Karakashian, che racconta attraverso le sue bandiere fatte di frammenti dai toni scuri una lirica dell’istante ricostruito, quasi a formare un patchwork del ricordo e dei substrati della memoria, i bilico tra malinconia e ricostruzione.

Un viaggio dentro e fuori di sè stessi, sentito e provato dal corpo, ma elaborato e ricordato dalla mente, che si arricchisce strada facendo di dettagli ed impressioni, che segue la mappa del cuore piuttosto che quella dei laghi e dei fiumi.

Completa la mostra il catalogo edito Gangemi Editore, con un testo di Marina Dacci ed interventi degli artisti.

Galleria Anna Marra

Dal 13 Novembre 2019 al 21 Dicembre 2019

Via Sant’angelo in Pescheria 32 – Roma

Su appuntamento lunedì – sabato 15.30 – 19.30 (chiuso i festivi)

http://www.galleriaannamarra.com

 

 

Rinascimento Marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma

A tre anni dal sisma del 2016 tornano nel cratere del terremoto 51 opere d’arte restaurate a cura di Anci Marche e Pio Sodalizio dei Piceni, insieme all’apporto scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e al contributo della Regione Marche per le iniziative espositive, la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale.

Una mostra itinerante in tre tappe che prenderà il via proprio nella zona del cratere, ad Ascoli Piceno presso il Forte Malatesta, nei suggestivi ambienti progettati da Antonio da Sangallo il Giovane, per poi continuare a Roma presso la sede del Pio Sodalizio dei Piceni e concludersi nell’estate 2020 a Senigallia, sulla riviera adriatica.

Il 22 novembre inaugura al Forte Malatesta di Ascoli Piceno la mostra Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma a cura di Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi, frutto della convenzione siglata da ANCI Marche e Pio Sodalizio dei Piceni nel 2017, che si sono impegnati in un importante lavoro di recupero delle opere d’arte danneggiate e ora, a tre anni di distanza, tutto è pronto per mostrare i risultati ottenuti.

In collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, sono state individuate per il recupero e il restauro un nucleo di 51 opere marchigiane di proprietà di 17 differenti Enti pubblici ed ecclesiastici delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
Si tratta di manufatti che “vanno dal ‘400 al ‘700, alcuni dall’alto valore devozionale e non storico-artistico ed altre invece dal grande valore storico-artistico”, come spiega il curatore Stefano Papetti. Tra questi ultimi crocifissi lignei e vesperbild di ambito tedesco, che ancora oggi si trovavano all’interno delle chiese per essere oggetto di preghiera da parte dei fedeli. Non mancano però nomi importanti come Jacobello del Fiore con la serie delle Scene della vita di Santa Lucia provenienti dal Palazzo dei Priori di Fermo, Vittore Crivelli con la Madonna orante, il Bambino e angeli musicanti di Sarnano, di stessa provenienza le due predelle di Vincenzo Pagani e la Crocifissione di Stefano Folchetti, Cola dell’Amatrice di cui spicca la Natività con i santi Gerolamo, Francesco, Antonio da Padova e Giacomo della Marca dalla sacrestia della Chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno. E ancora da Roma Giovanni Baglione e il Cavalier d’Arpino, e Giovanni Serodine che dalla Svizzera seguì nella capitale l’esempio di Caravaggio. Tutti autori di indubbia fama che nelle Marche sono nati o che vi hanno soggiornato e che hanno contribuito a modificare la geografia della Storia dell’Arte.

Gli interventi di restauro sono stati eseguiti da tecnici tutti marchigiani, in collaborazione con l’Università di Camerino e l’Università di Urbino e la direzione scientifica della Soprintendenza, che con innovative analisi diagnostiche hanno valutato lo stato di ciascuna opera. Questi lavori non soltanto hanno consentito di porre rimedio ai danni subiti dalle opere, ma hanno permesso di effettuare nuove attribuzioni e di acquisire nuove conoscenze relative alla tecnica pittorica ed ai materiali usati dai pittori, accrescendo le conoscenze che si avevano su questo patrimoni e aprendo la strada a molto studi scientifici che ora sarà possibile avviare. Per dare conto di queste nuove acquisizioni, il catalogo è stato pensato affiancando alla scheda storico artistica dell’opera la relazione dell’intervento di restauro ed i risultati delle indagini diagnostiche che lo hanno preceduto.

La mostra Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma rappresenta un viaggio nella religiosità popolare marchigiana attraverso un affascinante percorso stilistico e iconografico che, partendo dal centro della regione per arrivare fino alla costa, era stato già definito da Federico Zeri e Pietro Zampetti cultura adriatica.
Proprio per questo la mostra è stata pensata come un evento espositivo itinerante che, dopo la prima tappa di Ascoli Piceno, approderà a Roma presso il Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni, che ha permesso il restauro delle opere restaurate insieme ad ANCI Marche, e infine si concluderà a Palazzo del Duca di Senigallia per favorire la conoscenza dell’operazione a tutto il grande pubblico, nazionale ed internazionale, che gravita nel periodo estivo sulla costa adriatica.

L’obiettivo della mostra è anche quello di rendere fruibili le opere restaurate da qui in futuro, come spiega Pierluigi Moriconi della Soprintendenza dei Beni Architettonici delle Marche e curatore di dell’esposizione: “Terminate le mostre, le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno collocate in 8 depositi e lì saranno sempre a disposizione del pubblico”.

 

 

Dal 22 Novembre 2019 al 03 Novembre 2020

Ascoli Piceno

Luogo: Ascoli Piceno, Roma, Senigallia

Indirizzo: sedi varie

Orari: lunedì chiuso; martedì e giovedì 10.00/13.00; mercoledì e venerdì 15.00/18.00; sabato, domenica, festivi e prefestivi 10.00/13.00 – 15.00/18.00; 25 dicembre chiuso

Curatori: Stefano Papetti, Pierluigi Moriconi

Enti promotori:

  • Anci Marche
  • Pio Sodalizio dei Piceni
  • Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche
  • Regione Marche

Costo del biglietto: Intero € 6, Ridotto € 4 per gruppi e per chi ha diritto alla riduzione (FAI, COOP, TOURING CLUB)

Telefono per informazioni: +39 0736 298213

E-Mail info: info@ascolimusei.it

Sito ufficiale: http://www.ascolimusei.it

RomArt 2019 – Biennale Internazionale di Arte e Cultura

Torna in una veste rinnovata la Biennale Internazionale di Arte e Cultura della città di Roma: dal 20 al 24 novembre l’appuntamento è con RomArt 2019, l’evento che raccoglie opere di artisti provenienti da ogni continente, per una manifestazione caratterizzata da quattro sezioni espositive – dedicate rispettivamente a pittura, scultura e installazione, fotografia e grafica, video e digital Art – per cui sono già aperte online le iscrizioni di partecipazione (scadenza invio candidatura 30 settembre).

Per la sua terza edizione RomArt 2019 sceglie due prestigiose location: agli spazi museali dello Stadio di Domiziano, uno dei più suggestivi siti archeologici del I secolo d. C. nella splendida cornice di Piazza Navona (e già sede di RomArt 2017), si affiancano le sale del magnifico Palazzo Velli a Trastevere, storica dimora nobiliare romana. Una mostra diffusa che segue un preciso obiettivo della scelta curatoriale di RomArt, che puntava già dalla prima edizione del 2015 – in cui sono state esposte circa 2.000 opere di 540 artisti provenienti da 54 Paesi del mondo – a un cambiamento che portasse a una crescita e a una dislocazione dell’evento in più aree della città.

L’idea di un connubio tra antico e moderno resta viva in entrambe le sedi espositive che, anche se in epoche diverse, costituiscono il punto focale di un’iniziativa che riflette sulle nuove rette dei linguaggi artistici mondiali, in un confronto sempre vivo tra storia e tradizioni del nostro Patrimonio culturale.

Cinque i giorni dedicati alla mostra che sarà inaugurata il 20 novembre, con una cerimonia dedicata agli artisti, alla stampa, alla critica e agli invitati in lista. Le opere saranno visibili al pubblico fino al 24 novembrepresso lo Stadio di Domiziano (Via di Tor Sanguigna 3) e a Palazzo Velli (Piazza di Sant’Egidio 10) a Roma, durante gli orari di apertura degli spazi espositivi.

 

 

Dal 20 Novembre 2019 al 24 Novembre 2019

Roma

Luogo: Stadio di Domiziano / Palazzo Velli

Indirizzo: sedi varie

E-Mail info: info@romart.org

Sito ufficiale: http://www.romart.org

Phantom Limb: Adam Grossman Cohen e le immagini come “arto fantasma”

La “sindrome dell’arto fantasma” è in sostanza l’anomala capacità di provare sensazioni e perfino dolore in parti del corpo che non esistono più. Adam Grossman Cohen, fotografo e filmmaker newyorkese, al concetto di arto fantasma si è ispirato per costruire una personale metafora della forza delle immagini.

Con la mostra intitolata per l’appunto Phantom Limb, curata dal fotografo Lorenzo Castore e visitabile presso la galleria Interzone di Roma fino al prossimo 30 novembre, l’artista dimostra infatti come le immagini che giungono a noi dal passato, seppur portando in sé il ricordo di luoghi e persone che ormai non esistono più, sono in grado di colpirci ancora con tutta la forza della loro intensità. Lo stesso vale per le immagini di sconosciuti. Ad essere esposti in mostra sono infatti non solo immagini realizzate dall’artista, ma anche vecchie fotografie e oggetti raccolti nel corso degli anni in mercatini delle pulci di tutto il mondo, arricchiti con frasi tratte da citazioni, lettere, appunti e diari. Attraverso questa combinazione di memorie proprie e objets trouvés il “sé” si mescola perciò con l’”altrui”, l’esistenza dell’artista si intreccia con quelle di anonimi sconosciuti, per arrivare a creare un’unica memoria atemporale ed espansa.

A oggetti e immagini fisse si aggiungono poi in mostra anche quattro cortometraggi girati dall’artista in Super 8 tra il 1986 e il 1995 (tre dei quali esposti per la prima volta al pubblico), che proiettati “con lo sfarfallio delle pellicole del muto” assumono il ruolo di “fantasmi del passato”, per usare le parole dell’artista stesso. È sempre l’artista, del resto, a definire l’intera mostra “un personale tentativo multimediale di sfocare alcuni confini tra ciò che chiamiamo Passato/Presente/Futuro”.

Raccogliendo e collezionando ricordi, Cohen sembra riprendere lo stesso meccanismo alla base di ogni fotografia: cercare di trattenere ciò che inevitabilmente sfugge, salvare qualcosa dall’inesorabile azione dissolvente del tempo. E con la sua tecnica dell’assemblage – che peraltro rimanda per alcuni versi ad altri artisti suoi connazionali, Joseph Cornell e Robert Rauschenberg – estesa all’intero spazio espositivo, trasforma la galleria in una sorta di Wunderkammer, un gabinetto ricco di curiosità provenienti da tempi e spazi lontani. Gabinetto in cui storie e volti ormai dimenticati vengono sottratti all’oblio e tornano a vivere, come arti fantasma ancora in grado di farsi sentire.

 

 

ADAM GROSSMAN COHEN | Phantom Limb

fino al 30.11.2019

Interzone Galleria

Via Macerata, 46 – Roma

https://www.interzonegalleria.it/it/galleria/10-galleria/127-.html

 

Looking at the trees gazing at the sky

Il giorno 12 novembre 2019 alle ore 17.00, St Stephen’s Cultural Center presenta la mostra Looking at the trees gazing at the sky: un dialogo tra le poetiche di Marina Buening, Lucy Clink, Anita Guerra, accompagnato da un testo critico di Roberta Melasecca.

Le tre artiste si confrontano sul rapporto uomo-natura, evidenziandone aspetti quali la fragilità, la conservazione, la trascendenza, la realtà e l’illusione in un susseguirsi di dimensioni intimistiche che sorvolano passato e presente.

Marina Buening lavora con materiali naturali sempre molto diversi: per questo progetto ha realizzato una mini installazione di scatole trasparenti che prendono forma da strane conchiglie, pungenti e spinose (in tedesco stachelig). Dietro di esse dei disegni realizzati a matita e delle acqueforti a punta secca. L’artista dà vita a dei micro-mondi, metafore delle variegate e molteplici realtà nelle quali ognuno di noi si trova immerso: ogni scatola è una vita, reale e concreta o dello spirito, nella quale la natura si insinua inevitabile e ineluttabile.

Lucy Clink presenta una serie di fotografie in bianco e nero: sono stampe in gelatina d’argento, ispirate agli elementi tipici della tradizione pittorica come la la natura morta, il paesaggio e il ritratto, che in questo progetto assumono una vita ed una essenza nuova, mantenendo tuttavia uno stringente legame con le realtà di un tempo andato.

Anita Guerra affronta la sua intima connessione con la sfera naturale presentando un olio su rame: il rame è un materiale che ha la doppia connotazione di essere sia rigido e sia malleabile; è presente nel nostro organismo ed è essenziale per il benessere del nostro corpo, è conduttore di elettricità, si trasforma a contatto con gli altri elementi e si scioglie facilmente. A Cuba, paese di origine dell’artista, il rame viene spesso associato alla ricchezza, ma anche allo sfruttamento del periodo dello schiavismo e al mondo spirituale legato al culto della patrona di Cuba, la Vergine della Carità. Di colore rosa-arancione, il rame ha una luce calda e i colori ad olio scivolano dolcemente sulla superficie scintillante: Anita lo lucida, lo graffia, lo ossida e lo modella. L’opera si impone con la sua materialità ma contemporaneamente la nega in un complesso mondo di illusioni: vuoto o fiamma, paradiso o elemento che sgorga da un ruscello, lascito del passato e attesa del futuro.

Marina Buening, nata nella Germania del Nord, studia e lavora dapprima in un ambito economico, per poi approfondire gli studi nel campo dell’arte e della scultura sempre in Germania. Ha partecipato a diverse mostre in Italia, Germania e USA, sia collettive che personali. Attualmente insegna presso L’American University of Rome e presso la Temple University Rome. Dal 1989 vive e lavora in Sabina.

Lucy Clink vive e lavora a Roma; ha ottenuto l’MFA alla Tyler School of Art di Philadelphia e un B.F.F.A dalla James Madison University, Harrisonburg, Va. E’ stata protagonista di numerose mostre personali e collettive sia in Italia che negli Stati Uniti.

Anita Guerra, nata a Cuba, vive e lavora a Roma dal 1977. Ha partecipato a diverse mostre sia in Italia che nel continente americano, e in modo particolare ha preso parte al progetto “C.A.F.E.”, un gruppo itinerante di artisti cubani fondato da Leandro Soto. Nel 2016 è stata selezionata dall’Ambasciata Italiana a Cuba per partecipare all’evento “Mi Cuba, La mia Italia” in occasione della XIX edizione della Settimana della Cultura Italiana all’Havana. Dal 2012 studia e sperimenta su varie superfici e con vari materiali il tema della nostalgia, della perdita e della trasformazione. Attualmente sta lavorando alla stesura di un libro di memorie illustrato sulla sua famiglia di origine. Insegna disegno, pittura e scultura presso la Temple University of Rome, la St John’s University of Rome e la St. Stephen’s School of Rome.

 

 

 

Looking at the trees gazing at the sky
Marina Buening
Lucy Clink
Anita Guerra
Testo critico di Roberta Melasecca

Vernissage 12 novembre 2019 ore 17.00
St Stephen’s Cultural Center
Via Aventina 1 – Viale Aventino 17 | Roma

Fino al 26 novembre 2019
Orari: su appuntamento mail: agnes.martin@sssrome.it / tel: +39 3392019315

St Stephen’s Cultural Center
Via Aventina 1 – Roma
agnes.martin@sssrome.it

Ufficio stampa
Melasecca PressOffice
roberta.melasecca@gmail.com
3494945612 www.melaseccapressoffice.it

 

 

JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale

 Il 16 novembre presso l’Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia) Linea di Confine presenta la mostra collettiva JOBS. Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale che vede la partecipazione di autori quali Michele Borzoni, Allegra Martin, Guido Guidi, Olivo Barbieri, Stephen Shore, Paola De Pietri, Andrea Simi, William Guerrieri, Andrea Paco Mariani.

Oltre che una mostra JOBS è soprattutto un laboratorio aperto alla discussione e al confronto sul tema del lavoro nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, che comprende anche un concorso fotografico under 35 (la cui selezione finale sarà esposta lo stesso giorno) e una Giornata di studio che vedrà la partecipazione del sociologo Aldo Bonomi, dell’urbanista Stefano Munarin, dello scrittore Gianfranco Bettin, dell’architetto Claudio De Gennaro, delo storico della fotografia Antonello Frongia Spagna, dei fotografi Olivo Barbieri, Jorge Ribalta, Michele Borzoni, William Guerrieri, Andrea Pertoldeo, Andrea Simi e del regista Andrea Paco Mariani.

 

Amazon, Castel San Giovanni (PC). 830 people work in 86.000 square meters with an average age 31 years old. As big as 12 soccer fields, goods are displayed on kilometres of shelves, and they are delivered at the rate of one every four seconds.
Amazon, Castel San Giovanni (PC), 2016. In 86.000 metri quadri lavorano 830 persone, età media 31 anni. Grande come 12 campi da calcio, le merci esposte su chilometri di scaffalature sono milioni, e vengono consegnate ai clienti al ritmo di una ogni 4 secondi.

 

16 novembre

Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia)

 

Bacon, Freud e la Scuola di Londra

La School of London, trainata dai grandi nomi di Lucien Freud e Francis Bacon arriva nelle sale del Chiostro del Bramante di Roma: una mostra a cura di Elena Crippa che propone un corpus di oltre quarantacinque dipinti, disegni e incisioni provenienti dalla Tate, che percorrono sette decenni di arte britannica, con opere che vanno dal 1945 al 2004.

Gli artisti che fanno parte della School of London non sono originari di questa città, ma vi sono arrivati per vie traverse, spesso dovute a situazioni di crisi o a motivi di ricerca personale. Vi giungono fuggendo dalla Germania nazista Lucian Freud e Frank Auerbach; vi approdano per motivi di studio il norvegese Michael Andrews (che diventerà allievo di Freud alla scuola d’arte) e Paula Rego, che lascerà l’assolato Portogallo per le nebbie britanniche; viveva qui da eterno immigrato Leon Kossoff, nato nella capitale inglese da genitori ebrei russi, e Francis Bacon, irlandese di nascita ma londinese d’adozione da quando, quindicenne, vi si trasferì.

L’individuo, la sua vita e la sua psicologia sono al centro delle loro opere, analizzate attraverso prospettive diametralmente opposte tra loro; il senso di appartenenza a un substrato etnografico e familiare di Paula Rego esplode nella disintegrazione dell’io dei corpi di Francis Bacon, magma putrescente che tracima i succhi di anime tormentate o semplicemente desiderose di esplodere oltre il consentito. Il dettaglio ossessivo e puntuale di Lucien Freud intende limare le angosce dei volti di esseri per lo più distesi, dormienti o in veglia assorta, in cerca di alienazione dai loro stessi pensieri, coesi in alcune occasioni con i loro alter ego animali al punto da perdersi nelle loro fattezze, mentre quello di Leon Kossof si erge solitario in un marasma di segni e tratti cromatici, singolo baluardo a difesa di tutta la rappresentazione della vita che scorre.

Il medium audiovisivo trova una certa risonanza in questo progetto espositivo: a “The Naked Truth”, opera filmica interpretata da Stefano Cassetti, Adamo Dionisi, Lucrezia Guidone e Sarah Sammartino per la regia di Enrico Maria Artale è infatti affidato il compito di narrare la mostra attraverso una serie di immagini, mentre le audioguide che accompagneranno lo spettatore nella visita avranno la voce di Costantino D’Orazio, storico dell’arte e saggista.

 

 

Chiostro del Bramante

Dal 26 settembre 2019 al 20 febbraio 2020

Via della Pace – Roma

Lunedì – Venerdì dalle 10.00 alle 20.00

Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 21.00

https://www.chiostrodelbramante.it

Microcosmi onirici. Mostra personale di Simona Cozzupoli

Abbiamo già avuto l’onore di scrivere dell’arte di Simona Cozzupoli in questa sede. Ora abbiamo l’opportunità di invitarvi a visitare la mostra sui suoi “microcosmi onirici”, creati dentro a scatole e cornici di legno, che conducono lo spettatore in una dimensione originaria dominata dalla meraviglia.
Guardando attraverso un vecchio libro si aprono nuovi orizzonti percettivi. L’artista milanese, attraverso la realizzazione di scatole lignee chiuse nella parte anteriore da una superficie in vetro, generalmente di piccole dimensioni, offre al pubblico la possibilità di sognare, come quando si era bambini. Il pubblico si troverà di fronte a dei veri e propri “rebus oggettuali” uniti da un unico filo conduttore, quello della meraviglia e dello stupore.

 

 

Fino al 31 dicembre 2019

@Mare Culturale Urbano

Via Gabetti, 15 Milano

Orari mostra:
Dal lunedì al mercoledì h.11,30/24
Giovedì h.11,30/01,00
Venerdì h.11,30/02,00
Sabato h.10/02,00
Domenica h.10/24

Sito: www.simonacozzupoli.wixsite.com/simonacozzupoli

Facebook: https://www.facebook.com/simona.cozzupoli
Instagram: https://www.instagram.com/simona_cozzupoli/
Mail: millaisofelia@yahoo.it

Studiovisit 2019

Nel corso degli ultimi quattro anni Studiovisit ha formulato una mappa temporanea e parziale della scena dell’arte emergente in Italia, con una attenzione specifica verso artiste e artisti che ispirano la propria ricerca a una dimensione relazionale, politica, sociale.

Nel 2019 viene rinnovato l’appuntamento invitando due autori, Rachele Maistrello e Giulio Saverio Rossi, a presentare il proprio lavoro in un formato non canonico. Il dispositivo della mostra si apre in una declinazione che include anche il lavoro, le incertezze, le indagini che si trovano alle spalle dell’opera. Un passaggio intermedio tra l’intimità dello studio e una presentazione pubblica che permette di avvicinarsi, da una prospettiva inedita, alla pratica artistica. Nel giorno dell’inaugurazione infatti i due artisti dialogheranno con i curatori e con il pubblico per dilatare ulteriormente questa dimensione di confronto sui processi e sulla forma dell’arte. Un continuo interscambio tra interno ed esterno che coinvolge gli spazi fisici e il ruolo sociale dell’artista nella società contemporanea.

Parallelamente Casa Mannozzi ospita anche Studiovisit rewind, una esposizione che raccoglie opere di tutti gli undici artisti che hanno animato il progetto nelle scorse edizioni: Marina Arienzale, Mohsen Baghernejad M., Matteo Coluccia, Stefano Giuri, Federica Glauso, Lori Lako, Marco Paganini, Francesco Nordio, Jacopo Rinaldi, Caterina Shanta, Luca Staccioli.

Un’occasione più formale e tradizionale rispetto al formato di Studiovisit che permette di tracciare nuove correlazioni tra i protagonisti dei precedenti incontri e anche di trarre considerazioni sul procedere delle nuove generazioni di artisti che hanno scelto di dedicare il loro sguardo al reale attraverso una lente politica e sociale.

Rassegna realizzata nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanincontemporanea2019

La pratica di Rachele Maistrello (Vittorio Veneto, 1986) è principalmente incentrata sulla decostruzione dei luoghi comuni attraverso un’attitudine basata su rapporti privati in ambienti suburbani, nei quali il medium fotografico è usato come uno strumento sociale di straniamento. Nella sua ricerca la sontuosità del kitsch, la contraddizione del tautologico e dell’iconologia del periferico sono il risultato di un continuo tentativo di avvicinarsi alle persone e al loro eroismo privato. Maistrello spesso unisce performance e fotografia, ma il suo amore per Internet, i paesaggi e le deviazioni spesso la portano a improbabili ibridi. Dalla sua ricca lista di appunti visuali emergono immagini che oscillano tra l’ordine del vero, dell’incerto e del falso. Per comprendere la loro natura, siamo obbligati a studiare, con un occhio semiotico, il taglio dell’immagine, l’origine della fonte luminosa e la possibile presenza di riflessi.
Il suo lavoro è stato presentato BYOB, 54° Biennale di Venezia (2011); Museo di Fotografia Contemporanea di Milano (2012); MSUM, Ljubljana (2013), Unseen Fair, Amsterdam (2017); PhotoEspana, Madrid (2018), La Triennale, Milano (2018).

Giulio Saverio Rossi (Massa, 1988). Diplomato in Pittura all’Accademia di Venezia e all’Accademia Albertina di Torino.

La sua pratica artistica si sviluppa come riflessione critica sul ruolo e le possibilità dei medium tradizionali e come riconsiderazione dello statuto delle immagini oggi. I suoi lavori più recenti sono focalizzati sulla riconversione da immagine digitale a immagine analogica tramite la pittura.

Fra le sue mostre personali Chiasmo, GRGLT Alley (Torino 2019), Ogni cosa rappresa, CAR DRDE (Bologna 2018), Bordi/Borders/Bords #1, a cura di Davide La Montagna e Katiuscia Pompili, progetto K+D (Torino 2018), No Subject, a cura di Carolina Gestri, LOCALEDUE (Bologna 2017) e THAUMÀZEIN, con Jacopo Pagin, a cura di Alessandra Franetovich, Castello Malaspina di Massa (Massa 2015).

Ha esposto presso centri di ricerca del contemporaneo fra cui Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci (Prato 2019, 2015), PAV Parco Arte Vivente, (Torino 2017) e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Rivoli 2008).

È stato selezionato per partecipare a diversi programmi di residenza fra cui Open Call artista in residenza in Cina promosso da Le Murate PAC di Firenze presso Accademia di Belle Arti di Sichuan, (Cina 2019), Open Works: a focus on painting, Senza Bagno (Pescara 2018), Landina (C.V.O. 2018) VIR Viafarini-in-Residence (Milano 2017), Mediterranean Landscapes, promosso da BJCEM e presentato a Mediterranea 18 Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo (Tirana 2017), Cartografia sensibile, C.A.R.S. (Omegna 2017) e SAC Fondazione Museo Pino Pascali (Polignano a Mare 2015).

 

 

16 novembre–8 dicembre 2019

Casa Mannozzi | Corso Italia, 105 San Giovanni Valdarno

 

studiovisit 2019

incontri, visioni, conversazioni su arte e politica

Rachele Maistrello / Giulio Saverio Rossi

 

studiovisit rewind

con gli artisti delle precedenti edizioni, 2016-2018

Marina Arienzale, Mohsen Baghernejad M., Matteo Coluccia, Stefano Giuri, Federica Glauso, Lori Lako, Francesco Nordio, Marco Paganini, Jacopo Rinaldi, Caterina Erica Shanta, Luca Staccioli

 

a cura di Pietro Gaglianò e Serena Trinchero

 

Inaugurazione e incontro con gli artisti sabato 16 novembre ore 18.00