Henri Matisse. Sulla scena dell’arte

L’esposizione Henri Matisse. Sulla scena dell’arte presenta e sviluppa una tematica centrale all’interno della vasta vita artistica di Henri Matisse: il rapporto con il teatro e la produzione di opere legate alla drammaturgia. Una mostra inedita che porta al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, dal 7 luglio al 14 ottobre 2018 oltre 90 opere realizzate in un arco temporale di 35 anni, dal 1919 fino alla morte dell’artista, avvenuta nel 1954. Si tratta principalmente della cosiddetta période Nicoise: Matisse, infatti, nel 1917 scelse Nizza come luogo principale della sua creazione artistica.

Il percorso espositivo, curato da Markus Müller, direttore del Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster, è suddiviso in quattro grandi sezioni: Costumi di scena; Matisse e le sue modelle; Le odalische; Jazz. Una selezione di opere illustra il rapporto tra l’artista e le sue modelle, “attrici” della sua arte, mentre l’esposizione di tappeti, abiti, oggetti di arte orafa, collezionati dall’artista e concessi in prestito dalla famiglia Matisse, dà conto dell’interesse di Matisse per il decorativismo di influenza orientaleggiante. Negli anni Quaranta, infine, Matisse sviluppa la tecnica dei “papiers découpés”, di cui le opere della serie “Jazz” sono la testimonianza più importante.

I capolavori – tra tele, disegni, sculture e opere grafiche – provengono dal Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster che possiede nella sua collezione permanente anche la più ampia raccolta di opere di Matisse in Germania. Oltre al museo di Münster, figurano tra i prestatori il Musée Matisse di Nizza, i Ballets di Monte-Carlo e gli stessi eredi di Matisse, che hanno concesso in prestito oggetti della collezione privata dell’artista, come fonti di ispirazione e testimonianza dei suoi viaggi.

 

 

Dal 07 Luglio 2018 al 14 Ottobre 2018

Bard | Aosta

Luogo: Forte di Bard

Curatori: Markus Müller

Telefono per informazioni: +39 0125 833811

E-Mail info: info@fortedibard.it

Sito ufficiale: http://www.fortedibard.it/

Spoleto Arte 2018

Arte contemporanea declinata in più di cento stili diversi. La mostra internazionale Spoleto Arte si presenta in una veste inedita, che riflette la vita e il tempo che gli artisti contemporanei vivono tra la difficoltà di emergere e la voglia di esprimersi e di farcela. Sono infatti oltre un centinaio gli artisti che prenderanno parte alla mostra esponendo le proprie opere in diverse forme d’espressione artistica: pittura, scultura, fotografia, video arte con stili che variano dal figurativo, all’astratto, dall’arte sacra all’iperrealismo. Sarà quindi una manifestazione volta a far conoscere al grande pubblico e ai media le creazioni del panorama contemporaneo internazionale.  In esposizione, tra gli altri, le opere di Federica Marin, Sergio Cavallerin, Alessandro Scannella, Vincenzo Cossari, Rolando Conti, Fedor Suskov, Emanuela Corbellini, Alessandro Negrini, Barbara Trani.

A presentare l’iniziativa a Palazzo Madama è stato il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa che ha dichiarato: «La bellezza salverà il mondo, da sola l’Italia rappresenta la maggioranza assoluta di tutto ciò che merita di essere guardato, studiato, visitato. La bellezza e l’arte grazie a queste iniziative possono essere apprezzate non solo dagli addetti ai lavori, ma da chiunque percepisca la cultura come un arricchimento personale. Non tutti – ha proseguito La Russa – hanno capito che è sbagliato dire che con il patrimonio artistico non si può generare economia, l’Italia con queste immense ricchezze potrebbe realizzare una crescita sociale ed economica oltre che culturale».

L’esposizione, organizzata dal presidente di Spoleto Arte, Salvo Nugnes, è stata inaugurata sabato 30 giugno nello storico Palazzo Leti Sansi a Spoleto, e rimarrà in mostra presso la sede di via Arco di Druso 37 (piazza del Mercato) fino al 25 luglio.
«Spoleto Arte – ha spiegato Nugnes- ha ottenuto il prestigioso patrocinio dell’UNESCO, che per noi è motivo di grande orgoglio e soddisfazione. È un riconoscimento speciale, che ci stimola nel proseguire il cammino intrapreso e nel cercare sempre nuove e originali soluzioni da proporre sia agli artisti sia ai visitatori, che aumentano di anno in anno, confermando l’ampio gradimento e apprezzamento verso l’iniziativa».

 

 

Fino al 25 Luglio 2018

Spoleto | Perugia

Luogo: Palazzo Leti Sansi

Curatori: Vittorio Sgarbi

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Regione Umbria
  • Provincia di Perugia
  • Città di Spoleto
  • Con il patrocinio dell’UNESCO

Telefono per informazioni: +39 0424 525190

E-Mail info: org@spoletoarte.it

Sito ufficiale: http://www.spoletoarte.it

Keith Haring. Party of Life

A 60 anni dalla sua nascita, Palermo rende omaggio a Keith Haring (1958-1990), uno degli artisti contemporanei più significativi del XX secolo, la cui popolarità è paragonabile a quella di Andy Warhol.

Fino al 16 settembre 2018 saranno esposte nella splendida cornice di Villa Zito diverse opere dell’artista statunitense, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private.
C’è grande attesa per la mostra Keith Haring “Party of Life” organizzata da Contemporary Concept e curata da Diana Di Nuzzo, volta a diffondere la conoscenza sulla vita e l’opera dell’artista e presentata per la prima volta in Sicilia. Questo importante appuntamento, dedicato al genio della street-culture newyorkese, vuole invitarci ad una riflessione collettiva ispirata al suo messaggio sociale e a commemorare il valore profondamente innovativo dell’opera di questo artista americano che ha lasciato la propria traccia in tutto il mondo.
L’opera di Haring riassume infatti la storia degli anni Ottanta, scintillanti e drammatici a un tempo, la proliferazione della “graffiti art”, l’immaginario gioioso della Pop, ma anche l’ombra dell’Aids. Keith Haring, in soli 30 anni, ha realizzato un vasto corpus di immagini ed è pioneristicamente riuscito ad inserire il mondo della Street Art, con la sua forza espressiva, nel circuito dell’Arte Contemporanea, all’interno dunque di gallerie e musei. Keith Haring ha in principio attratto l’attenzione del grande pubblico disegnando con il gessetto sui cartelloni pubblicitari della metropolitana di New York e la facile accessibilità al suo alfabeto visivo e il messaggio positivo di amore universale hanno costituito una scelta vincente, per la diffusione della sua fama, sul lungo periodo.

L’esposizione intende commemorare il valore profondamente innovativo dell’opera di questo artista, che ha lasciato la propria traccia in tutto il mondo con il suo linguaggio visivo unico e trasversale. Mediante il suo linguaggio inedito, prettamente iconico, Keith Haring ha comunicato la propria visione della realtà al mondo, viaggiando, mettendo la propria creatività al servizio del sociale, realizzando lavori di enorme impatto e di risonanza internazionale. ​​​​

Ad arricchire il progetto vi sarà la collaborazione con le associazioni non profit 4Children e NPS Italia onlus, nel rispetto dell’impegno di Keith Haring per il mondo dell’infanzia e della malattia, e l’attenzione verso tutte le tematiche sociali, incarnate oggi dalla Fondazione istituita a suo nome.
L’idea dell’esposizione nasce da Contemporary Concept, un’organizzazione per mostre ed eventi legati all’arte contemporanea che da anni allarga i propri orizzonti a forme d’interazione tra generi – arte visiva, digitale e urbana – con progetti curatoriali e grandi eventi, privati e istituzionali. La mostra è organizzata in partnership con Arteventi&Communication.

 

 

Fino al 16 Settembre 2018

Palermo

Luogo: Villa Zito

Curatori: Diana Di Nuzzo

Enti promotori:

  • Fondazione Sicilia
  • Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo
  • Regione Sicilia
  • Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
  • Palermo Capitale Italiana della Cultura
  • Liceo F. Arcangeli – Ufficio Scolastico Regionale E.R.
  • ABABO

Telefono per informazioni: +39 375 621 38 25

E-Mail info: info@contemporaryconcept.net

Sito ufficiale: http://www.contemporaryconcept.net

Ripensare lo spazio attraverso il colore: Karen Rifas – Deceptive Construnctions

Lo spazio, che sia esso costruito o decostruito, rivela equilibri e stratificazioni che inducono il ricevente a farne esperienza irrazionale e tante volte ingenua che crea inosservate relazioni tra il corpo e ciò che lo circonda. Karen Rifas, artista originaria di Chicago e da oltre trent’anni conosciuta negli ambienti artistici di Miami, ha basato il suo lavoro pluri-trentennale sulla ricerca e la decostruzione dello spazio. Il The Bass, museo di arte contemporanea di Miami Beach, ha permesso a questa ricerca attenta e minuziosa di prendere vita in un’esposizione colorata e ragionata con l’obiettivo principale di rendere lo spettatore cosciente di uno spazio che esiste intorno a sé e che ha la capacità di mutare e modificarsi. Karen Rifas Deceptive Constructions, è il primo solo show dedicato all’artista dopo circa dieci anni e concentra un corpo di lavori tra i più recenti realizzati dall’artista, dal 2016 ad oggi.

La sala white cube del museo ha lasciato spazio ad un percorso intellettivo ed emozionale che racconta lo spazio e lo re-immagina attraverso forme tridimensionali e bidimensionali in cui il colore e la linea sviscerano forme inattese e interrogativi del quotidiano.

I lavori presentati, focalizzano l’attenzione sulle infinite possibilità del colore e su un’idea di spazialità che muta attraverso procedimenti di denaturalizzazione della materia, come già Piet Mondrian aveva intenso nel suo viaggio pittorico verso la decostruzione della forma individuando rapporti equivalenti tra forme e colori. Le opere dislocate sul pavimento o sviluppate su carte o su legno, si muovono tra due dimensioni quella della percezione oggettuale che per prima colpisce l’occhio e, successivamente, la percezione immaginata, suggerita che ci obbliga a mutare la nostra percezione dello spazio. Le opere, spesso interattive, aiutano dunque il corpo a porsi in relazione con una spazialità informale, ripensata attraverso figure geometriche surreali, ma allo stesso tempo che suggeriscono forme conosciute ai nostri sensi.

La mostra, a cura di Leilani Lynch, racconta dunque di un percorso oggettuale informale, un sentiero di colore che unisce e stratifica la ricerca dello spazio e della dimensione. Deceptive Constructions attraverso forme concettuali, dà vita a visioni contingenti in cui il corpo in primis ridefinisce la sua posizione all’interno o al di fuori di una struttura, rivalutando la condizione dell’essere e la sua fisicità in relazione allo spazio che lo circonda.

 

 

Karen Rifas. Deceptive Constructions

Fino al 21 ottobre 2018

Info: www.thebass.org

The Bass

2100 Collins Ave, Miami Beach

33139, Stati Uniti

 

Orari: dal mercoledì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 17.00

Ingresso: $10, ragazzi e studenti $5, bambini under 12 gratis

 

 

 

Robert Doisneau. Pescatore d’immagini

Fino al 30 settembre 2018, il Palazzo delle Paure di Lecco ospita una mostra di Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.

La rassegna, dal titolo Pescatore d’immagini, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille ed Annette Doisneau – in collaborazione con Piero Pozzi, col patrocinio del Comune di Lecco, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography e ViDi – Visit Different, presenta 70 immagini in bianco e nero che ripercorrono l’universo creativo del fotografo francese.

Il percorso espositivo, che mette in mostra alcune delle icone più riconoscibili della sua carriera come Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Les pains de Picasso, Prévert au guéridon, si apre con l’autoritratto del 1949 e ripercorre i soggetti a lui più cari, conducendo il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese.

I soggetti prediletti delle sue fotografie sono, infatti, i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo.

Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; è quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna e qui presente con uno scatto -Prévert au guéridon- che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta.

 

 

Fino al 30 Settembre 2018

Lecco

Luogo: Palazzo delle Paure

Curatori: Atelier Robert Doisneau

Enti promotori:

  • Col patrocinio del Comune di Lecco

Costo del biglietto: Intero € 9, Ridotto € 7 per ragazzi dai 6 ai 18 anni over 65 anni studenti universitari muniti di tessera gruppi precostituiti di adulti oltre le 15 persone, Soci FAI e TCI con tessere in corso di validità, Ridotto speciale € 5 per disabile e un accompagnatore, giornalisti con tessera in corso di validità, bambini sotto i 6 anni soci ICOM muniti di tessera in corso di validità

E-Mail info: ufficio.stampa@comune.lecco.it

Matèria, Dialogue #1

Dal 18 giugno al 19 luglio 2018 Matèria, galleria romana fondata da Niccolò Fano nel 2015, arriva a Palermo negli spazi di Studio Frontiera, in Via Alloro 36.

In occasione della biennale nomade Manifesta 12, Matèria presenta Dialogue #1, collettiva che porta nel capoluogo siciliano una ricognizione sul percorso compiuto in questi tre anni di attività attraverso una selezione di opere degli artisti rappresentati: Fabio Barile, Giulia Marchi, Mario Cresci, Xiaoyi Chen, Giuseppe De Mattia, Marta Mancini e Stefano Canto.

Il dialogo che si innesca tra le opere, vicine per poetica, linguaggio o estetica, è messo in evidenza dal percorso espositivo creato all’interno degli spazi di Studio Frontiera. Diverse le espressioni artistiche legate alla ricerca contemporanea: dall’installazione di Stefano Canto AE Rep.3, risultato del processo fisico di solidificazione della polvere di cemento a presa diretta tramite lo scioglimento di una lastra di ghiaccio, alle immagini fotografiche di Fabio Barile Transform fault. Toilet paper, floor and couscous, powder spice., lavoro incentrato sulle dinamiche geologiche e sullo studio del paesaggio, proseguendo con Untitled di Marta Mancini, che fa parte dell’ultimo ciclo di dipinti in cui lo strato di colore piatto cancella le sovrapposizioni di segni sottostanti. L’artista è presente in mostra anche con Untitled del 2009, autoritratto di piccole dimensioni che mette in luce le origini stilistiche della pittrice.

Mario Cresci è rappresentato da due lavori Traslazione (dalla serie Avvicinamento, Rotazione, Traslazione, Milano – Matera 1971-73) e Relazioni, separazioni, analogie, Bergamo 1994-95, in quest’ultima la composizione di fotografie, realizzata attraverso la ripetizione e traslazione dello stesso elemento, viene resa parzialmente visibile grazie agli strappi sulla carta velina, attraendo lo sguardo sui dettagli del soggetto ritratto.

Al contrario Giuseppe de Mattia, nella serie Cancellature rosso scarlatto (le palme di Luca), Bologna 2016-2017 (parte del lavoro Dispositivi per non vedere bene Roma), occulta l’immagine fotografica con campiture di colore, tracciate su indicazione di un gruppo di artisti, critici e artigiani coinvolti nel progetto. L’idea di delegare le scelte compositive a terzi è presente anche nell’installazione Il mare di Bologna in cui strumenti autoprodotti diventano il dispositivo attraverso il quale tracciare le linee, indagando così le possibilità date da uno strumento tecnico combinate alle potenzialità proprie del disegno.

Infine nei lavori di Xiaoyi Chen e Giulia Marchi emerge una forte tendenza alla sperimentazione sul mezzo fotografico, la prima, in Traces e H2o, utilizza la macchina fotografica per andare oltre la rappresentazione, verso l’astrattismo, dilatando le dimensioni del soggetto ritratto fino a trasformarlo in un intreccio di linee o in una texture, l’altra, con l’opera Fluxus, gioca invece con una maschera circolare, sovrapposta al foro stenopeico, realizzando delle polaroid che ricreano l’illusione di ritrarre la Luna.

Dialogue #1 è parte di OUTER CIRCLE un progetto speciale che vede la galleria al fianco di D.O.O.R., Gibellina PhotoRoad, Cesura, a r c h i p e l a g o e Studio Frontiera e che proseguirà con un vasto programma di mostre, talk e workshop fino alla fine di ottobre.

 

 

Dialogue #1

Fino al 19 luglio 2018

Dal mercoledì al sabato dalle h 11:00 alle h 20:00

Studio Frontiera, Via Alloro 36, Palermo

Contatti: contact@materiagallery.com, www.materiagallery.com

Ufficio stampa: press@materiagallery.com

Chiara Ciucci Giuliani chiaracgiuliani@gmail.com mob: +39 392 917 3661

Roberta Pucci robertapucci@gmail.com mob: +39 340 817 4090

Gabriel Hartley, Spoiled

La galleria Z2O Sara Zanin Gallery presenta la prima mostra personale di Gabriel Hartley, artista britannico che ha realizzato le opere esposte (dipinti, disegni e rilievi scultorei), durante il suo soggiorno come Abbey Fellow in Pittura presso la British School di Roma.

Il percorso espositivo è una sorta di collage della memoria dell’artista, che ci mostra, attraverso i suoi occhi e i suoi processi mentali di assimilazione, un universo di immagini, colori e sapori associati a cose viste, sperimentate e perfino assaggiate durante il suo soggiorno romano. Elementi della vita quotidiana o di un passato monumentale convergono in una serie di oggetti artistici o di espressioni cromatiche e materiche, che da un singolo dettaglio possono innescare nello spettatore processi legati alla memoria e al riconoscimento.

Il fulcro della sua indagine artistica è la ricerca del punto di rottura, che si spinge fino ad arrivare al concetto stesso di rovina. Nei dipinti questo avviene attraverso un processo di creazione dell’immagine che prevede l’utilizzo di una smerigliatrice angolare per intagliare la vernice, che comporta un paziente lavoro di scavo stratificato, il cui esito finale è quello di mostrarci un’immagine mobile che si sfoca progressivamente.

Nei rilievi invece, eseguiti utilizzando materiali di risulta delle imbottiture dei mobili, l’intento è quello di associarsi in linea di pensiero alle antiche spolia, ossia le sculture decorative di reimpiego utilizzate sulla maggior parte degli antichi edifici romani.

Il termine spolia è chiaramente un rimando al titolo della mostra, Spoiled, che unisce quindi in senso filologico la lingua latina a quella, contemporanea, parlata dall’autore. Inoltre si associa al concetto di rovina, sia essa materiale o intellettuale; il termine prevede la doppia valenza (latina/inglese) anche per quanto riguarda il concetto di spoliazione, di appropriazione (in inglese bottino di guerra si dice infatti spoils), che, se analizzato in maniera trasversale e in senso chiaramente anti-predatorio, può essere visto come l’assorbimento da parte dell’artista di una serie di “bolle di pensiero” come lui stesso le chiama (ovvero frammenti di storia che fluttuano liberamente), che appartengono a una città che lo ha ospitato mentre portava avanti la sua ricerca, di cui questa mostra è il tracciato finale.

 

Z2O Sara Zanin Gallery

Vicolo della Vetrina, 32

Dal 6 Giugno al 31 Luglio 2018

www.z2ogalleria.it

 

 

 

Dolomiti. Il cuore di pietra del mondo

Dal settembre del 2009 le Dolomiti sono entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità, in virtù della loro monumentale bellezza ed unicità.

Dolomiti. Il cuore di pietra del mondo è la terza tappa della mostra che, dopo le sedi di Praga e di Zagabria, approda nelle sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma; circa quaranta scatti, eseguiti dal fotografo del National Geographic Georg Tappeiner, originario di Merano, allestite all’interno degli spazi della Sala Fontana. Da profondo conoscitore nonché abitante di queste splendide montagne, Tappeiner riesce a renderne tutta la magia e la potenza in questi scatti degni della migliore tradizione dei fotoreporter del mondo della natura del passato.

Splendide panoramiche, scorci di luce e pietra immortalati con perizia e poesia dal fotografo compongono un affresco naturale di grande impatto e fascino, oltre a sottolinearne il grandissimo potenziale a livello scientifico e geologico.

Completano la mostra una serie di supporti informativi della Fondazione Dolomiti UNESCO, tra i quali ricordiamo il documentario tratto dal reportage realizzato da Piero Badaloni con Fausta Slanzi, il cui tema è l’influenza e il fascino esercitati dalle Dolomiti su tutta una serie di artisti, musicisti e scrittori.

 

 

Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale, 194

Dal 20 giugno al 2 settembre 2018

www.palazzoesposizioni.it

 

Alexander Rodchenko. Revolution in Photography

È il 1928 e tutto comincia da una Leica: Alexander Rodchenko ha 37 anni ed è fermamente convinto che tutto dipende dall’angolazione. È l’unico modo per bilanciare l’immagine piatta e consolidata di una società, quella russa, che tende a massificare ogni sospiro. Rodchenko nel suo campo è stato un rivoluzionario: abbandonata la pittura – ma sarà un amore corrisposto fino alla fine – si dedica alla fotografia e rivoluziona l’immagine facendola divenire la rappresentazione visiva di costruzioni intellettuali dinamiche. La base è il rapporto documentario con la realtà, ma sono lo sguardo e l’obiettivo ad essere diversi, visto che riescono a cogliere istantaneamente le sensazioni dell’uomo moderno.
Grazie al lavoro di curatela della direttrice del Museo di Arti visive di Mosca, Olga Sviblovae al contributo organizzativo della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, Olga Strada, giunge a Palermo una selezione di oltre 150 fotografie, dai negativi originali degli anni Venti e Trenta, del grande fotografo russo, esponente di primo piano dell’avanguardia sovietica del XX secolo.

Alexander Rodchenko. Revolution in Photography–che si è inaugurato lunedì 18 giugno all’Albergo dei Poveri, a Palermo, che la ospiterà fino al 23 settembre– è promossa dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana, coprodotta da Civita e da Bridge Consulting, curata della State-Financed Institution of Culture and Education of the City of Moscow e di Multimedia Complex of ActualArts, “abiterà” le sale dell’Albergo dei Poveri adiacenti agli spazi occupati dalla mostra sul reporter Robert Capa, costruendo così un vero e proprio polo dedicato alla fotografia, da visitare anche con un biglietto unico.

Il “rivoluzionario” Alexander Rodchenko (1891 – 1956) è stato senza dubbio uno dei principali generatori di idee di una stagione straordinaria, di cui ha profondamente incarnato lo spirito. Le fotografie, provenienti dalla collezione del Multimedia Art Museum di Mosca, selezionate dalla curatrice Olga Sviblova, raccontano un artista padredi un cambiamento radicale del modo di concepire la natura della fotografia e il ruolo del fotografo: anziché mero riflesso della realtà, la fotografia diviene anche uno strumento per la rappresentazione visiva di costruzioni intellettuali dinamiche. Nella sua opera fotografica la composizione si coniuga con un approccio documentario autentico e con la capacità di cogliere istantaneamente le sensazioni dell’uomo moderno.

Ricordato come “il padre della fotografia sovietica”, Rodchenko dà forma a uno stile e a un linguaggio visivo del tutto unici: nasce con lui il “Metodo Rodchenko” che gioca con composizioni in diagonale, prospettive scorciate, punti di ripresa insoliti dal basso verso l’alto e viceversa. Un dettaglio ingrandito racconta più di un personaggio, il particolare di un’architettura, narra una città in movimento.

L’esposizione si inserisce in un piano di collaborazione tra la Regione Siciliana e il Ministero dei Beni Culturali della Federazione Russa, nel quadro di una strategia avviata da Vittorio Sgarbie dal presidente dell’ARS Gianfranco Miccichè.

 

 

Dal 19 Giugno 2018 al 23 Settembre 2018

Palermo

Luogo: Real Albergo dei Poveri

Curatori: Olga Sviblova

Enti promotori:

  • Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana

Costo del biglietto: Intero € 9, Ridotto € 8 per gruppi (min 15 – max 25 pax), titolari di convenzioni, giornalisti non accreditati, giovani > 26 anni, soci ICOM, Forze dell’Ordine, docenti, Ridotto speciale € 3 per scolaresche di ogni ordine e grado e minori di 18 anni. Gratuito per docenti accompagnatori, disabili + accompagnatore, giornalisti accreditati, guide turistiche con patentino, minori di 6 anni, dipendenti dell’Assessorato regionale dei beni culturali

Telefono per informazioni: +39 091 7657621

Sito ufficiale: http://www.mostrarodchenko.it

Mauro Staccioli, Sensibile ambientale

Ventisei sculture immerse nella cornice paesaggistica e monumentale del complesso delle Terme di Caracalla di Roma: questa la mostra Sensibile ambientale, che celebra l’operato di Mauro Staccioli, uno dei principali interpreti della scultura italiana dal secondo dopoguerra, scomparso lo scorso gennaio a 80 anni.

La retrospettiva, curata da Alberto Fiz, ha questo titolo proprio per sottolineare la profonda empatia che lega l’opera di Staccioli al mondo naturale; tutta la sua produzione infatti si contraddistingue per la cura utilizzata nel rapportare scultura e ambiente, in un equilibrio reciproco volto ad amplificare le potenzialità intrinseche di entrambe.

Il percorso espositivo, allestito sia nei sotterranei che negli spazi all’aperto delle Terme, ripercorre tutta la carriera dell’artista: dai lavori degli anni Settanta, fino alla produzione più recente, come Diagonale Palatina (2017), sua ultima opera, che faceva parte della mostra Da Duchamp a Cattelan tenutasi sul colle Palatino di Roma, che rimarrà esposta in modo permanente presso le Terme di Caracalla al termine della mostra.

Sensibile ambientale ci mostra come l’interazione tra antico e contemporaneo sia un esperimento di sicuro successo: i materiali industriali (cemento, ferro e acciaio) utilizzati da Staccioli coesistono infatti in maniera armoniosa con le antiche architetture romane, generando un rapporto di mutevole esaltazione che impreziosisce ambedue le testimonianze, come d’altronde era già stato evidente con le installazioni permanenti di Michelangelo Pistoletto presenti all’interno delle Terme.

Sculture di forma geometrica si posizionano nello spazio diventandone parte integrante: i Vortici in acciaio di 10 metri di diametro, gli Anelli attraverso i quali si insinuano spezzoni di paesaggio, diventando cornice ambientale, le piramidi, simboli antichi e misteriosi che catturano lo sguardo del visitatore.

La mostra, visitabile fino al prossimo 30 settembre, è promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e con l’Archivio Staccioli, ed è accompagnata da una monografia edita da Electa.

 

 

Complesso delle Terme di Caracalla

Viale delle Terme di Caracalla

Dal 13 giugno al 30 settembre 2018

Tutti i giorni dalle ore 9.00