Bruno Biondi. Ri-vedere

Scegliere di trattare il tema della “discromatopsia” per una mostra d’arte può sembrare avventato, folle; e forse lo è, ma quando si scopre che il daltonismo – come comunemente chiamiamo questa particolare condizione della vista – è un peculiarità di un pittore, cioè dell’artista Bruno Biondi, allora ci si rende conto dell’originalità dell’evento. Lo spettro cromatico del tutto sfasato concedeva a lui la specificità distintiva di riuscire però a percepire alcuni valori minimali non visibili a monitor da altri. Biondi vive in un mondo tutto suo dal punto di vista cromatico e ciò fa di lui un artista del tutto singolare.

Ha sempre amato i colori puri come il bianco e il nero in quanto li sentiva profondamente insiti nella sua natura e molti dei suoi lavori viravano maggiormente verso tali cromie; ma, nel tempo decide di inserire nelle sue opere anche  colori  come il giallo, il blu e il rosso.

La nuova mostra in galleria STATUTO13 ci presenta infatti oltre ai toni bianchi, neri o digradanti verso il grigio, anche le nuances dei colori primari.

Osservare queste nuove tonalità nelle opere di Bruno Biondi – tra le quali anche il rosso, mai utilizzato in passato, colore pulsante e fortemente emozionale – dona una sorta di trepidazione che sa catturare l’attenzione della mia anima e che sa far vibrare le corde della spiritualità e dell’emozionalità più pura .

Spesso ri-vediamo le verticalità presenti e tipiche nelle sue tele e nelle sue tavole ma connotarle, inserirle in un mondo dove emerge il colore riesce a risvegliare i sensi nell’intimo.

Si riesce a percepire dunque un’urgenza, svelata dalle cromie scelte da Bruno Biondi per questa nuova e affascinante mostra, quella di un uomo pacato e molto sensibile che riesce ad urlare metaforicamente con l’ausilio del colore. Egli urla silenziosamente, poeticamente, la bellezza della vita, la voglia di emergere dal buio, la sincerità di chi sa generosamente donare una parte di sé creando un’opera d’arte intima e vera.

 

 

Dal 10 Gennaio 2018 al 23 Gennaio 2018

Milano

Luogo: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13

Curatori: Massimiliano Bisazza

Telefono per informazioni: +39 347 2265227

E-Mail info: info@statuto13.it

Sito ufficiale: http://www.statuto13.it

Paper Gardens: la personale di Giorgio Coen Cagli allo Studio Co-Co

É ancora visitabile fino al 13 gennaio presso lo Studio Co-Co di Roma Paper Gardens, personale del giovane fotografo romano Giorgio Coen Cagli a cura di Giorgia Noto.

Inaugurata lo scorso dicembre nell’ambito delle Passeggiate Fotografiche Romane, tre giorni dedicata alla fotografia organizzata dal Ministero dei Beni Culturali, la mostra espone 10 scatti inediti dell’artista. Si tratta di fotografie appartenenti ad una serie ancora in evoluzione che l’artista porta avanti da circa un anno, dedicata alla scoperta di luoghi al confine tra naturale e antropizzato. I soggetti delle foto sono infatti luoghi abbandonati, rovine architettoniche di cui la natura ha ripreso possesso. Sono luoghi volutamente non specificati, dominati dal silenzio e in cui la figura umana è sempre totalmente assente, ma ne rimane l’eco attraverso i resti degli insediamenti dismessi. Non c’è però un intento ambientalista dietro la serie, nessuna volontà critica di creare dibattito, ma uno scopo puramente estetico, semplice attrazione per il fascino decadente della rovina e dell’abbandono. La natura dei paesaggi rappresentati, unita al bianco e nero e all’assenza di figure umane dona alle fotografie un’atmosfera surreale alla Eugène Atget.

La peculiarità della mostra è la stampa su carta washi, una carta inusuale di tradizione giapponese, che usata come supporto fotografico enfatizza la sua texture ed esalta i grigi. La forte attenzione alla carta e alla stampa alla base dell’esposizione è dovuta al luogo che la ospita, non una semplice galleria ma uno studio di progettazione grafica e arti applicate che si occupa principalmente di comunicazione visiva, design editoriale e web design. Per la stessa ragione la mostra è anche accompagnata da un pacchetto editoriale realizzato dallo studio in una edizione limitata di 30 copie, contenente tre fotografie del progetto, degli adesivi e i testi di Fabio Donalisio, Giulio Ciccarese e Giorgia Noto.

Altra peculiarità è la modalità di esposizione dei lavori. Sono infatti esposti in Light boxes progettate appositamente dallo studio, realizzate in cartone (per rimanere in tema cartaceo) e motivo per il quale la mostra è visitabile solo di pomeriggio, dal tramonto in poi.

 

 

Fino al 13 gennaio

Studio Co-Co

Via Ruggero d’Altavilla, 10 – Roma

 

www.co-co.it

 

 

Idill’io Romano alla PIOMONTI Arte Contemporanea

Fino al 5 gennaio la storica galleria PIOMONTI Arte Contemporanea ospita la mostra Idill’io Romano, dedicata a Giacomo Leopardi.

L’evento collega idealmente lo spazio attivo ormai da più di quarant’anni nel panorama artistico romano con la nuova galleria IDILL’IO, aperta da Pio Monti a Recanati nel 2015. L’idea è dovuta sicuramente alle origini marchigiane del gallerista, ma la connessione tra i due spazi ha anche un’origine antica. Durante il suo soggiorno romano del 1822-23, infatti, Leopardi risiedette proprio a Palazzo Mattei, lo stesso che oggi ospita la galleria.

Ad essere esposta è una installazione composita, formata da due opere di due artisti diversi: una statua dorata raffigurante il poeta a dimensione naturale creata da Michela Nibaldi (in arte Niba), e uno dei famosi frottage di sampietrini realizzati in alluminio da Baldo Diodato. Il frottage è posto a terra come una passerella, a indirizzare il poeta dal fondo della galleria verso l’esterno. Lo spazio puro e silenzioso della galleria è così collegato alla pittoresca piazzetta che gli si apre di fronte, proiettandosi fino alla celebre fontana delle Tartarughe che la caratterizza.

Il prodotto dell’accostamento tra le due opere è una sorta di visione immateriale, quasi un’immagine mentale. Lo sfondo azzurro, il luccichio dei metalli e la tensione tra verticale e orizzontale, infatti, rendono la visione straniante e surreale, quasi si trattasse di un sogno. E di sogno in effetti si tratta, quello del gallerista di vedere ancora il grande poeta suo conterraneo passeggiare per quello stesso palazzo e per quelle strade romane che per un attimo seppero donargli un’illusione di felicità.

Fino al 5 gennaio 2018
PIOMONTI arte contemporanea
Piazza Mattei 18, Roma
www.piomonti.com

La Rivoluzione Russa. Da Djagilev all’astrattismo (1898-1922)

Quest’anno ricorre il centenario della Rivoluzione d’Ottobre, che ha certamente marcato la storia mondiale del XX sec. Esiste però, per quanto riguarda la cultura e le arti, un’altra, più ampia Rivoluzione Russa, che ha stabilmente mutato i canoni espressivi precedenti, dal teatro (Cečhov, Mejerchol’d, Stanislavskij) alla musica (Musorskij, Skrjabin, Stravinskij…), dal balletto (Djagilev) alla fotografia (Rodčenko), alle arti figurative, dove, tra molti altri, basterà ricordare alcuni nomi: Benois, Bakst, Kandinskij, Malevič, Končalovskij, Larionov, Tatlin, Gončarova, Stepanova, Ekster.

Mostrare questa “esplosione culturale” è l’ambizione del progetto di Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, che dirigono il Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell’Università Ca’ Foscari Venezia, affiancati da Faina Balachovskaja, della Galleria Tret’jakov di Mosca che l’ERPAC – l’Ente Regionale Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia – ha accolto per la sua sede museale di Gorizia.

«Questa grande mostra presenta un’originale sequenza di opere emblematiche, ma anche assai poco viste in Italia, e vuole essere quindi l’insolita celebrazione di un evento storico che ha mutato per sempre il mondo contemporaneo. Indicandolo come l’esito di una complessiva dinamica che, poco prima e poco dopo il 1917, ha rivoluzionato radicalmente la cultura e la scena internazionale dell’arte». Ad affermarlo è Raffaella Sgubin, Direttore del Servizio Museo e Archivi Storici dell’ERPAC.

I margini cronologici del percorso espositivo vanno dal 1898, l’anno di fondazione del gruppo Mir iskusstva (Il mondo dell’arte) e della rivista fondata e diretta da Djagilev, sino al 1922, la data di costituzione dell’Unione Sovietica. Il percorso espositivo si articola in 6 sezioni, ciascuna corrispondente a un anno specifico e cruciale, e ciascuna recante un sottotitolo tematico, che incrocia eventi storici, movimenti culturali, pratiche artistiche e opere concrete: dipinti, opere su carta, oggetti, documenti.

«Dalle ricerche che hanno sotteso questa esposizione – anticipano i Curatori – sono emersi anzitutto il valore e il ruolo “rivoluzionari” delle pratiche artistiche all’interno della società russa a cavallo tra XIX e XX sec., a partire dalla sotterranea e decisiva matrice letteraria della cultura russa ottocentesca, e qui basterà ricordare almeno i nomi di Blok, Achmatova, Mandel’stam, Pasternak, Majakovskij. Ma fu una rivoluzione complessiva, che si è estesa alla pittura (esiste un’arte prima dell’Astrattismo e una successiva, quella in cui ancora oggi viviamo) e poi alla grafica, alle scenografie, alla musica, per registrare infine le origini dell’esperienza del cinema, che qualche anno dopo si sarebbe concretata nel magistero di Ėjzenštejn e Vertov».

Questo affascinante percorso, fatto di continue intersezioni tra le Arti e la Storia, è offerto in mostra, all’interno del magnifico Palazzo Attems-Petzenstein, con il ricorso a una sofisticata multimedialità, a complemento dell’esposizione di una sequenza spettacolare di oltre cento opere concesse da alcune delle principali istituzioni moscovite, in gran parte dalla Galleria Tret’jakov, cui si aggiungono il Museo delle arti decorative e applicate e il Museo di Storia contemporanea della Russia (già Museo della Rivoluzione), nonché il Fondo Alberto Sandretti presso la Fondazione Feltrinelli di Milano.

Dal 21 Dicembre 2017 al 25 Marzo 2018

Gorizia

Luogo: Musei Provinciali di Palazzo Attems-Petzenstein

Curatori: Silvia Burini, Giuseppe Barbieri, Faina Balachovskaja

Masbedo. Madame Pinin

Qual è il rapporto dell’artista contemporaneo con l’arte del passato? La storia dell’arte può essere fonte di ispirazione per le nuove generazioni? E’ questo il ragionamento alla base del progetto espositivo pensato dai MASBEDO (Nicolò Massazza, Milano 1973, Iacopo Bedogni, Sarzana 1970) per il Museo Civico di Castelbuono.

La mostra presenta quattro lavori: Fragile (2016), un video mono canale prodotto dai Musei Reali Galleria Sabauda di Torino e qui esposto su monitor; Handle with care (2016), pensato originariamente come video installazione a 6 schermi e rielaborato specificatamente per l’istituzione castelbuonese come una complessa installazione fotografica; il video monocanale Madame Pinin (2017), inedita produzione dei MASBEDO e, infine, Manifesti di falsi colori (2017), installazione multimediale, anche quest’ultima realizzata site specific.

Il tema centrale della mostra indaga la relazione tra il mondo dell’immagine e la conservazione, la creazione intesa come pulsione/effervescenza/forma in opposizione al concetto di fine, ineluttabilità del tempo, la necessità di una cura. Tutte le opere in mostra nascono da riferimenti visivi e mentali che si sono evoluti in forma fisica e psichica nella forma ibrida tra indizio/performance/opera installativa/video.

L’intero progetto espositivo è appositamente pensato per gli spazi del Castello dei Ventimiglia, sede del Museo Civico, e raccoglie fotografie estratte dalla video installazione Handle with care (video installazione a più canali esposta nel 2016 alla Reggia di Venaria di Torino per il progetto The Classroom a cura di Paola Nicolin). Il video Fragile mette in scena la storia di un giovane mentre visita le sale della Galleria Sabauda di Torino in compagnia di un pavone. Passeggiando tra i capolavori dell’antichità, oggetti simbolici di bellezza archetipica, la presenza del pavone sottolinea l’essenziale precarietà dell’animale vivente e della sua menomazione che lo rende inabile a rappresentare la sua stessa natura. L’immagine è altamente suggestiva perché resa ancor più drammatica nel vuoto delle sale, di fronte all’immobilità definitiva dei personaggi dipinti. Il tema principale di questi lavori è il concetto di “cura”: l’animale anziano, oggetto delle cure del suo padrone è una metafora dell’impasto tra una vanità svanita e l’eterno viaggio nella bellezza, un viaggio che Rainer Maria Rilke definiva come “il tremendo al suo inizio”. La fragilità dell’arte, a cui allude il titolo dell’opera, impegna lo sguardo dell’osservatore e ammonisce sulla necessità di provvedere alla salvaguardia dell’arte e del patrimonio culturale. Una metafora che rammenta la necessità della conservazione e della cura del nostro patrimonio artistico e culturale come forma di resistenza al tempo e all’incuria dell’uomo.

Infine sarà presentato in anteprima assoluta il video Madame Pinin (2017). Un ritratto pittorico su dettagli di mani, viso e occhi, della restauratrice Pinin Brambilla Barcilon, la donna che con un delicatissimo intervento ha salvato L’ultima cena, capolavoro di Leonardo Da Vinci, oggetto di una campagna di restauro memorabile durata 22 anni, la più discussa al livello artistico, la più importante di tutti tempi a livello storico, la più ammirata e contestata da tutti i media del mondo. Gli artisti hanno inquadrato come una lente d’ingrandimento i dettagli del corpo della donna, quei dettagli che in una lotta estenuante hanno fatto riaffiorare la luce e i colori del capolavoro di Leonardo.

Dal 19 Dicembre 2017 al 22 Aprile 2018

Castelbuono | Palermo

Luogo: Museo Civico di Castelbuono

Curatori: Laura Barreca, Paola Nicolin

Enti promotori:

Museo Civico di Castelbuono

Comune di Castelbuono

Costo del biglietto: intero € 4; ridotto € 2 (adulti oltre i 65 anni e ragazzi dagli 8 ai 18 anni, scolaresche e gruppi superiori a 12 persone); omaggio per bambini di età non superiore a 7 anni

Telefono per informazioni: +39 0921 671211

E-Mail info: info@museocivico.eu

Sito ufficiale: http://www.museocivico.eu/

Memorie#Estasi – Installazione Tour specific di Paola Romoli Venturi

Martedì 19 dicembre apre al pubblico l’appuntamento conclusivo del tour specific dell’installazione MEMORIE: MAIN MEMORY, BY HEART, PAR COUR. di Paola Romoli Venturi, che sarà in mostra presso gli appartamenti privati del Palazzo Doria Pamphilj a Roma fino al 7 gennaio 2018.

Un viaggio, un tour specific, iniziato a marzo dalla piazza della Chiesa di Santa Maria in Cappella a Roma, riaperta in occasione della festa della patrona Santa Francesca Romana e della mostra itinerante MEMORIE#ESTASI, a cura di Don Massimiliano Floridi, proseguito durante l’estate presso la Villa del Principe-Palazzo di Andrea Doria a Genova, nel Castello di Dolceacqua (Im), e nei Chiostri di Santa Caterina a Finale Ligure (Sv).

Tornata a Roma, l’installazione in marmo e acciaio specchiante dell’artista Paola Romoli Venturi, dialogherà in modo assolutamente unico con la collezione Doria Pamphilj, che per la prima volta si apre all’arte contemporanea, trasportando il visitatore in una dimensione intima e atemporale.

L’opera è stata commissionata all’artista romana da Lucia Viscio, imprenditrice e Past-President Rotary Club Roma Cassia, per poi essere donata al Trust Floridi Doria Pamphilj, per celebrare il centenario della Fondazione Rotary con la mostra itinerante MEMORIE#ESTASI, promossa dagli stessi enti e iniziata presso il polo culturale dell’Ospitale della Fondazione Santa Francesca Romana a Roma.

L’installazione è stata realizzata dall’artista rispettando le caratteristiche di tutte le location in cui sarebbe stata installata durante il suo tour specific, prima di arrivare alla sua collocazione definitiva nella Cappella Floridi a Campocatino, Guarcino (Fr).

Dal 18 Dicembre 2017 al 07 Gennaio 2018

Roma

Luogo: Palazzo Doria Pamphilj

Curatori: Don Massimiliano Floridi

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 6 (under 26 over 65 e gruppi da 15 persone in su)

Telefono per informazioni: +39 331 1641490

E-Mail info: info.rm@trustfdp.it

Mario Vespasiani. FIVE

Fra gli artisti più eclettici della pittura italiana contemporanea si annovera Mario Vespasiani (1978), protagonista della grande mostra collettiva FIVE, inaugurata sabato 9 dicembre presso la Catania Art Gallery di Catania.

Vespasiani lo scorso anno era stato presentato con una personale dal titolo Sì Sì Lì, ove era stato apprezzato per l’originalità e l’attenzione alle dinamiche migratorie, grazie all’originalità rivolta verso interpretazione dell’Isola come metafora di contrasti e di energie, mentre in questa occasione ha avuto come intento quello di realizzare un’opera inedita, che vede nella marcia di quattro orsi polari il cambiamento e i grandi spostamenti che la nostra società sta vivendo.

La galleria in occasione del quinto anniversario di attività, ha voluto celebrare con questo evento il suo compleanno, effettuando una selezione fra alcune delle proposte più interessanti visibili nel panorama nazionale. Sessantacinque nomi di qualità che abbracciano varie generazioni e stili, ma non solo, anche autori che vanno da Alberto Abate a Ubaldo Bartolini, da Giuseppe Bergomi ad Andrea Martinelli, da Mauro Reggio a Livio Scarpella fino a Mario Vespasiani, il quale,in questi giorni, è anche presente con una personale al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle.

La mostra a cura di Aldo Gerbino ed Elisa Mandarà si concluderà il 31 gennaio 2018. La presentazione del catalogo edito per la collana Edizioni Elefantino avverrà sabato 21 gennaio 2018.

Catania Art Gallery
Via Caronda 48-48a
Catania
orari: da lunedi a sabato dalle 16,30 alle 20,30 – lunedi su appuntamento 095-315047

Museo della Follia

Apre i battenti a Napoli, per la quinta tappa del suo viaggio itinerante, il Museo della Follia, creatura nata da un’idea di Vittorio Sgarbi, che è anche curatore di questa interessante esperienza umana ed artistica.

Dopo le sedi di Matera, Milano, Catania e Salò la mostra trova una nuova location nel capoluogo campano, presso la Basilica di Santa Maria in Pietrasanta, nella centrale Via dei Tribunali.

L’esposizione, articolata lungo le sale in penombra, mostra le opere come intense interpreti di loro stesse: la luce le irradia in maniera diretta, svelandone l’intensa iconografia, generando un apparato teatrale della sensibilità acuta, e quasi dolorosa, della diversità del sentire.

Opere di artisti appartenenti a tempi diversi, molti dei quali vittima di quel turbamento interiore, di quelle ossessioni della mente denominate generalmente follia, opere caratterizzate da tecnica ed esiti molteplici, eppure tutte unite da una profondità viscerale, dall’aver saputo tirare fuori dalle proprio ombre o da quelle altrui guizzi di luce e colore, come per liberare in modo catartico attraverso la forma, anche solo per un momento, quel lavorio interiore senza posa che li contraddistingueva: che l’alienato o presunto tale sia il protagonista dell’opera piuttosto che il suo esecutore, l’effetto è infatti ugualmente profondo e coinvolgente.

Gli intensi ritratti eseguiti da Francis Bacon di Van Gogh, il pittore folle per eccellenza, (se per folle intendiamo chi è malato di vita, chi si immerge talmente a fondo nell’apparato dell’esistenza da sentire suo il contorcimento dei girasoli verso il sole o la tensione verso l’alto dei grandi cipressi scuri) si legano a Le agitate di Telemaco Signorini, alle colorate visioni di un continente lontano di Antonio Ligabue, alle frasi di Alda Merini, agli oggetti appartenuti a veri malati nella sezione delle Stanze del ricordo, catturando lo sguardo e l’anima dello spettatore, in una visita il cui livello di introspezione man mano aumenta, fino a raggiungere una brutale e necessaria climax nel video documentario che svela l’esistenza, che molti neanche sospettavano, dei sei OPG italiani, gli ospedali psichiatrici giudiziari.

Questi sono dei gironi infernali senza via d’uscita dove, in condizioni igienico sanitarie a dir poco raccapriccianti, sono depositati come stracci abbandonati esseri umani, colpevoli di reati più o meno gravi, spesso abbandonati dalle famiglie, alcuni richiusi lì loro malgrado per una serie di errori giudiziari o in attesa di un trasferimento presso comunità d’accoglienza o ritorni alla vita reale che non arrivano mai, attese senza fine che creano un fine pena mai dell’orrore della solitudine.

Tanto di cappello a Vittorio Sgarbi che inserisce coraggiosamente tra opere meravigliose una testimonianza così dura e tragicamente vera, una secchiata d’acqua in faccia, una denuncia necessaria a rendere attuale non solo la poesia distorta che circonda da sempre le conseguenze artistiche della pazzia, ma anche l’urgenza di aiutare nella pratica coloro che ne sono vittime.

Museo della Follia – Basilica di santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
Piazzetta Pietrasanta, angolo via dei Tribunali
Dal 1° dicembre 2017 al 27 maggio 2018
Dal lunedì al venerdì ore 10.00 – 20.00 – Sabato e domenica 10.00 – 21.00

Christian Balzano. Resilienza

La sede di Banca Generali Private Banking, in Piazza Sant’Alessandro 4 a Milano, ospita dal 14 dicembre 2017 al 27 aprile 2018 la personale di Christian Balzano (Livorno, 1969), una delle personalità più interessanti del panorama artistico italiano contemporaneo.

La mostra, dal titolo Resilienza, curata da Marco Bazzini, organizzata in collaborazione con Boxart Verona, propone 30 dipinti e sculture recenti, oltre ad alcuni lavori realizzati dall’artista toscano negli ultimi dieci anni.

Il percorso espositivo inizia idealmente da piazza Sant’Alessandro che accoglie la grande scultura (320 cm di altezza) di un toro a testa in giù che duplica se stesso riverberando la sua immagine su una mappa specchiante di Milano composta dalla sovrapposizione dei continenti. Questo lavoro riassume la tematica che Christian Balzano ha sviluppato nella sua ricerca dell’ultimo decennio. Quello del toro è uno dei soggetti più volte replicato, e rappresenta una figura primordiale, di origine mitica, che Balzano utilizza per parlare e riflettere sull’uomo immerso nel tempo presente. Lo stesso titolo dell’esposizione, Resilienza, fa riferimento alla capacità di reagire e di rialzarsi più forti senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà e dalle avversità dettate dal destino. L’arte, proprio, per la sua capacità di evocare nuove strategie e nuove ritualità, è una delle forme di resilienza più antiche.

Dal 14 Dicembre 2017 al 27 Aprile 2018
MILANO
LUOGO: Banca Generali Private Banking
CURATORI: Marco Bazzini
E-MAIL INFO: receptionprivatemi@bancagenerali.it

Asinara. Marco Delogu

La Fondazione di Sardegna presenta un progetto di arte contemporanea, condivisa in Sardegna.

Si tratta di un percorso progettuale volto alla valorizzazione di mostre dedicate alla storia dell’arte sarda, diffusa su tutto il territorio. Al centro del lavoro c’è il viaggio dell’artista sardo, alla scoperta dell’Asinara, isola nell’isola, colta nella sua identità più profonda attraverso gli scatti di Marco Delogu.

E’ possibile visitare la mostra fotografica fino al 28 febbraio 2018.

La natura e la storia dell’Asinara sono dunque raccontate attraverso le immagini e le parole dell’artista in grado di ricreare con scatti offuscati le suggestioni di un ambiente misterioso, segnato da un vissuto ricco di contraddizioni. L’approccio visivo dell’isola si distingue da una natura libera e incontaminata, una metamorfosi dell’umanità, in grado di paralizzare lo spettatore.

Le foto sono un percorso di molti tormenti passati che hanno condizionato la vita dell’autore. Una serie d’immagini leggermente mosse hanno il piacere di comunicare una sublime bellezza. Con le sue fotografie raggiunge un punto d’incontro, dove le tensioni estreme sono sospese nell’aria.
Le figure e i contorni si spogliano del loro significato da diventare meravigliosamente anonime. Le fotografie sono un’eterna bellezza della vita dell’artista, il bello e il sublime di un’estetica ormai dimenticata. La bellezza e il male dell’isola non sono eliminati ma conciliati nel loro insieme, come parte di una stessa essenza.

L’intensità della mostra permette a quelle forme di risplendere miracolosamente nell’oscurità.

La storia annullata con l’ambiente geografico dell’isola da un tenue e delicato bagliore che disegna appena il profilo delle cose, non corrisponde più al racconto della natura. Un mare di luci, un barlume di colori si creano nella pupilla dell’occhio, creando un gioco di luci e colori, dove il tumulto e le vibrazioni della vita si sono assottigliati non legati più a un evento o luogo straordinario, ma solo il ricordo di un piacevole viaggio. Le immagini create da Delogu si rivelano invece come una scenografia poetica dove i ricordi dolorosi in contrasto con la bellezza e liberta fiabesca.

La mostra è visitabile alla Fondazione di Sardegna
Via San Salvatore da Horta
Dalle 10:00 alle 20:00
Ingresso libero