Icons 5.7 – Master Photographers

Whitelight Art Gallery e Copernico, piattaforma di spazi e servizi dedicati allo smart working, – in collaborazione con SudEst57, presentano dal 5 Dicembre 2018 al 28 Febbraio 2019 ICONS 5.7 – MASTER PHOTOGRAPHERS, una limitata selezione delle migliori opere fotografiche di grandi maestri della fotografia nazionale ed internazionale.

Steve McCurry, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, dialogherà in mostra con Gian Paolo Barbieri, tra i più importanti nomi della fotografia di moda, Eolo Perfido, maestro della street photography e Christian Cravo, firma internazionale della fotografia naturalistica.
La mostra, allestita presso gli spazi di Whitelight Art Gallery all’interno di Copernico Milano Centrale, offrirà un percorso insolito ed esclusivo, attraverso lo sguardo di quattro maestri dell’obiettivo fotografico. Attraverso alcune immagini oggi divenute icone della fotografia d’autore, si entrerà nel regno del reportage e del ritratto, della fotografia di moda, naturalistica fino ad arrivare alla street photography.
Non un confronto ma un vero e proprio percorso tra i più grandi scatti del nostro tempo, un dialogo equilibrato e potente allo stesso tempo attraverso gli sguardi dei loro autori, grandi firme della fotografia contemporanea.
Progetto Art Box:Solo 5 opere fotografiche, selezionate tra le più famose icone di ogni artista, verranno presentate in formato inedito ed esclusivo, racchiuse all’interno di una custodia interamente realizzata a mano, in legno, rivestita di pelle, con una grafica personalizzata per ogni autore e firmata da Anders Weinar, in numero limitato.
Ogni Art Box ha una tiratura limitata di 7 pezzi.

 

 

Dal 05 Dicembre 2018 al 28 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Whitelight Art Gallery

Telefono per informazioni: +39 334 1499233

E-Mail info: info@whitelightart.it

Sito ufficiale: http://www.whitelightart.it

Fotonica: il festival delle arti luminose

Il fotone è il più piccolo frammento luminoso dell’universo, una particella di dimensioni microscopiche ma dalla straordinaria potenza creatrice, in grado di dare origine a ogni forma di luce. A esso e allo “scintillante universo creativo” che è in grado di generare è dedicato il festival Fotonica, che si svolgerà dal 7 al 15 dicembre prossimi al Macro Asilo di Roma.

Giunto alla sua seconda edizione, Fotonica è un festival gratuito dedicato alle forme d’arte contemporanea legate all’elemento luce e che perciò si propone di indagare e promuovere l’innovazione delle arti audio-video e digitali. È parte del programma di Contemporaneamente Roma 2018, ed è realizzato con la collaborazione di alcune tra le più importanti manifestazioni internazionali attive nello stesso campo come lo Zsolnay Light Festival (Ungheria), l’Athens Digital Art Festival (Grecia), il Patchlab Festival (Polonia) e il Videomapping Mexico.

I numeri di quest’anno sono veramente notevoli: per la manifestazione verranno messi in campo ben 65 artisti, 4 performance e 6 installazioni audio-video, 3 workshop, 7 lecture, oltre a 3 live set musicali e più di 40 partner internazionali.

Parte centrale del festival saranno le performance, che si terranno nel foyer del museo. Si partirà con OVV, la performance degli ungheresi Glowing Bulbs, seguita da Go Back to Hiding in the Shadows di Pandelis Diamantide, Digilogue di Studio Otaika e Iterations dell’artista russo Procedural. Il foyer del museo ospiterà ogni giorno anche tutti gli altri appuntamenti della manifestazione: le installazioni audio-video, quelle di light art, e il videomapping. Per tutta la durata del festival sarà poi visitabile anche la mostra di Net Art Net Paintings, realizzata come lo scorso anno in collaborazione con il progetto Shockart.net.

Ampio spazio verrà poi dedicato anche alle lecture, che si terranno presso la sala cinema e l’auditorium del Macro Asilo. Esperti del settore si racconteranno in diversi appuntamenti per incoraggiare l’avvicinamento del pubblico al mondo delle arti audio-visive e digitali e favorirne l’approfondimento teorico. Ad interessare i partecipanti ai temi del festival attraverso un’esperienza più pratica e diretta sarà poi il workshop di Videomapping (in programma per il 7 e il 14 dicembre), mentre i più piccoli saranno avvicinati alla cultura digitale attraverso gli stimoli creativi dei laboratori di animazione Animating your star e Dalla luce alla proiezione. Ci sarà poi spazio anche per la musica, con i dj e vj set di musica elettronica organizzati con LPM Live Performers Meeting e Manifesto delle Visioni Parallele.

Ad anticipare il festival e fornire un assaggio di questa nuova edizione sarà l’anteprima che si terrà il prossimo 1 dicembre presso la Centrale Montemartini. Per l’occasione verrà presentata la performance ONNFrame di Ipologica + FLxER Team, in cui forme, narrazioni, suoni e colori si fonderanno tra loro e con la suggestiva location in un dialogo generato in tempo reale da una band di 4 elementi, tre musicisti del collettivo Ipologica e la Vj Liz.

 

 

Per maggiori informazioni e il programma dettagliato delle attività: https://fotonicafestival.com

Valentina. Una vita con Crepax

Valentina, la donna di una vita. Per Guido Crepax ma anche per milioni di uomini (e di donne) nel mondo. Arriva ai Civici Musei di Bassano del Grappa, affascinante protagonista di una esposizione originale quanto spettacolare, totalmente nuova rispetto alle recenti mostre che a lei e al suo creatore sono state dedicate in anni anche recenti a Roma e a Milano.
A Bassano, Valentina Rosselli, in arte solo Valentina, accoglierà amici e ospiti, dal 2 dicembre al 15 aprile, da padrona di casa, affascinante, bellissima, pur talvolta scostante.
Nessuno noterà i suoi molti anni, oltre 70, attraversati con l’intangibilità che appartiene al sogno.

Protagonista di una vita normale e onirica, fuga, la seconda dalle difficoltà della prima. Una vita molto reale, marchiata dall’anoressia, dalle allucinazioni, dalle difficoltà. Una difficile quotidianità superata dalla realtà altra, quella del sogno, là dove tutto è consentito e nulla è impossibile o censurabile. Donna forte e fragilissima, donna normale, quindi. E anche per questo Valentina è il ritratto di un’epoca, oltre che il frutto di un uomo di genio, il suo creatore, Guido Crepax.

Chiara Casarin, che dei Civici Musei è l’attivissima Direttrice, e Giovanni Battista Cunico, Assessore alla Cultura del Comune, spiegano il perché di questa mostra bassanese: “Valentina è una delle icone femminili più affascinanti della storia del fumetto italiano. Il suo creatore, Guido Crepax, sarebbe stato il più ambito ospite nella nostra commissione per la Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea che si terrà nella primavera del 2019 che questa mostra vuole anticipare nella stessa sede (la Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa) e con un omaggio, una dedica al grande autore internazionalmente ammirato. Il progetto espositivo è stato concepito dai tre figli di Crepax ad hoc per questa occasione e si conferma come momento di produzione culturale rivolta al pubblico più ampio e vede il suo focus nel lavoro di un artista contemporaneo volto alla valorizzazione delle tradizioni e del genius loci a partire dalle collezioni dei Remondini per arrivare alla sesta Biennale che ormai è un appuntamento consolidato della città sul Brenta”.
E Valentina e Crepax sono i co-protagonisti della mostra al Museo Civico che ripercorre le tappe della vita di entrambi.

“In questa ricerca delle origini del lavoro di una vita, che trascende l’ambito del fumetto e colloca l’Autore e il suo personaggio tra i testimoni di quarant’anni di vita italiana, la città di Venezia è un tassello fondamentale nella sua formazione”, anticipano i curatori. Infatti, vent’anni prima della nascita di Valentina (pubblicata per la prima volta sulla rivista Linus nel 1965), un Crepax appena dodicenne, aveva realizzato, proprio a Venezia (dove aveva abitato con la famiglia tra il ’43 e il ’45 per sfuggire alla guerra), i suoi primi albi a fumetti ispirati a film horror degli anni ’30/’40 e sognava di diventare un autore di storie a fumetti. Figlio d’arte di un musicista, primo violoncello alla Fenice di Venezia e poi alla Scala di Milano, e fratello di un’emergente manager discografico, Crepax ottenne i primi incarichi professionali in ambito musicale illustrando centinaia di cover di dischi di tutti i generi musicali. Notato come illustratore adatto per la pubblicità, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, realizzò importanti campagne pubblicitarie per Shell, Dunlop, Campari e i tessuti Terital. Contemporaneamente, lavorò anche a sigle e scenografie per alcuni programmi televisivi, scenografie di spettacoli teatrali e storyboard cinematografici. Disegnò anche centinaia di illustrazioni per riviste (Novella, Tempo Medico, ecc.) e copertine di libri. Dopo una parentesi dedicata al principale passatempo dell’autore (realizzare giochi da tavolo basati sulla sua passione per la ricostruzione storica e caratterizzati dal suo incredibile gusto estetico), la mostra si focalizza sul personaggio di Valentina che, unico nel mondo dei fumetti, invecchia, vive in una realtà possibile (anche se con frequenti divagazioni oniriche) ed ha una psicologia complessa, passioni e idee che possono essere comuni a molte donne reali. L’ultima tappa del percorso dedicato all’evoluzione artistica dell’autore (al piano terra), sarà dedicata alla scelta di Crepax, innovativa per il mondo tradizionale del fumetto, di fare delle donne le protagoniste delle proprie storie. Non solo per un fatto estetico o legato alla valenza erotica delle sue storie, ma per distinguersi dagli altri fumetti, uscire dal solco della tradizione, esplorare mondi psicologici e stili narrativi nuovi e, talvolta, anche per far discutere, riflettere, scandalizzare. Il primo piano sarà dedicato, invece, ai tanti contenuti video dedicati all’Autore e al personaggio di Valentina e ai possibili sviluppi futuri: la video arte e la colorazione delle pagine legate in un’installazione dove le pagine si colorano progressivamente e grandi tavole su cavalletti forniscono un saggio dell’ultimo progetto editoriale di Archivio Crepax: la nuova collana con le storie più belle a colori realizzata per la Repubblica.

 

 

Dal 02 Dicembre 2018 al 15 Aprile 2019

Bassano del Grappa | Vicenza

Luogo: Museo Civico

Curatori: Archivio Crepax

Enti promotori:

  • Comune Bassano del Grappa

Costo del biglietto: Intero 7 €, Ridotto 5 €

Sito ufficiale: http://www.museibassano.it/

Wolfram Ullrich. Coordinate e convergenze

Dal 2 dicembre 2018 al 27 gennaio 2019, il MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco Guglielmo, ospita la prima grande antologica dell’artista tedesco Wolfram Ullrich (Würzburg, 1961).

La rassegna, dal titolo Coordinate e convergenze, curata da Alberto Zanchetta, organizzata in partnership con Dep Art di Milano, si inserisce nel più ampio progetto GLOCAL I Edizione Arte Contemporanea Sezione Grandi Mostre, promosso dalla Fondazione Rocco Guglielmo e realizzato in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro.

L’esposizione presenta 30 opere di Ullrich, tra cui una serie di lavori recenti in acrilico su acciaio e altri pezzi storici, capaci di ripercorrere trent’anni di carriera e definire con chiarezza la cifra più caratteristica della sua ricerca.

Il percorso espositivo ruota attorno alle astrazioni geometriche tridimensionali di Ullrich, frutto di un assemblaggio di segmenti in acciaio preparati in modo che l’acrilico, applicato per velature successive, vi si possa fissare.

Le sue creazioni appaiono come sculture da parete – nonostante lo stesso Ullrich si definisca ‘pittore’ e non ‘scultore’ – che giocano con la prospettiva, poligoni che fluttuano e che sembrano immersi in uno spazio profondo, grazie all’uso di aree dai colori intensi.
Le opere, come spiega lo stesso artista, vengono letteralmente costruite assemblando le diverse parti, in un processo opposto alla scultura, dove si lavora per sottrazione.
A seconda della posizione dell’osservatore le opere si inclinano, diventano morbide, si piegano in strette fessure d’ombra. Il lavoro di Ullrich entra quindi in relazione non solo con l’occhio dello spettatore, ma anche con lo spazio e con il movimento del visitatore all’interno di tale spazio, trattando entrambi come variabili dinamiche.
Una delle caratteristiche del lavoro dell’artista tedesco è l’uso piatto del colore. Il segno cromatico di Ullrich anima la superficie della parete marcandola con presenze vive. Il colore diventa forma concreta e tridimensionale, determinando i lavori in estensioni spaziali, al limite dell’installazione. L’intervento di Ullrich si disloca infatti nello spazio secondo la misura rigorosa eppur libera delle sue sequenze che danno vita nel loro insieme a un’unica installazione in cui ciascun elemento è legato e rimanda al successivo.

Accompagna la mostra un catalogo Giampaolo Prearo Editore, con testi di Alberto Zanchetta, Ralf Christofori e Matteo Galbiati.

 

 

Dal 01 Dicembre 2018 al 27 Gennaio 2019

Catanzaro

Luogo: Museo MARCA

Curatori: Alberto Zanchetta

Costo del biglietto: intero: € 4, ridotto: € 3

Telefono per informazioni: +39 0961.746797

E-Mail info: info@museomarca.com

Sito ufficiale: http://www.museomarca.info

This art is too smart: Waone alla Galleria Varsi

La Galleria Varsi, situata nel cuore del centro storico di Roma, è una tra le più importanti realtà che producono street culture nella capitale, e ormai da anni accoglie i migliori artisti attivi sulla scena underground internazionale. A varcare le sue porte stavolta è l’artista ucraino Vladimir Manzhos, in arte Waone. Dall’1 dicembre 2018 la galleria ospiterà infatti la personale This art is too smart, in cui sarà esposta una selezione di tele e disegni dell’artista, alcuni dei quali creati appositamente per l’occasione.

Waone, nato nel 1981 in Ucraina, vive e lavora a Kiev. Ha iniziato il suo percorso artistico in strada nel 1999, sviluppando negli anni un personale linguaggio fiabesco ben riconoscibile e fondando una particolarissima “forma eterea e trascendentale di muralismo contemporaneo”, come si legge sul suo sito. Ha continuato poi la sua evoluzione passando dal muro al foglio alla tela e creando composizioni sempre più complesse, ispirandosi ai grandi protagonisti del fumetto francese e belga e imitando l’estetica di incisioni e illustrazioni antiche. Dal 2003 al 2016 ha lavorato in duo con Aleksei Bordusov aka Aec al progetto Interesni Kazki (“Fiabe interessanti”), per poi tornare a dipingere da solo. Negli ultimi anni ha realizzato murales in tutto il mondo e ha tenuto mostre personali e collettive in diverse gallerie europee e americane.

Quello che caratterizza le opere di Waone è un universo simbolico e surreale, ispirato a scienza, natura, magia e pratiche spirituali. La sua narrativa è ricca di implicazioni mistiche ed esoteriche, e le sue storie sono piene di riferimenti alla fantascienza, alla numerologia, alla cosmologia e al folklore. Questo ed altro si potrà ammirare dal vivo in occasione della sua personale romana dall’1 dicembre al 12 gennaio prossimo. Oltre a opere in acrilico, inchiostro e gouache su tela e a disegni su carta, inoltre, sarà presentato in mostra anche un lavoro realizzato con l’ausilio della realtà aumentata in relazione all’opera Jump through time, in cui lo spettatore, tramite un’apposita App, potrà visualizzare un’animazione sul tema del tempo e assistere a una speciale narrazione in tre dimensioni.

 

 

This art is too smart – Waone

Dall’1 dicembre 2018 al 12 gennaio 2019

Opening 1 dicembre dalle ore 18.30

Galleria Varsi

Via di Grotta Pinta 38, Roma

www.galleriavarsi.it

Abitare il paesaggio

Mercoledì 5 dicembre, nell’ambito di Garbatella IMAGES, la 10b Photography, con la cura di Sara Alberani, presenta Abitare il paesaggio una mostra di fotografie inedite di Francesco Zizola e Giovanni Cocco negli spazi della galleria, che coinvolge anche alcuni lotti storici del quartiere Garbatella, che per la prima volta si aprono alla fotografia.

Garbatella IMAGES è un progetto realizzato con il patrocinio del Municipio Roma VIII, pensato per il quartiere Garbatella e che sviluppa un percorso attraverso la memoria del territorio grazie a una serie di workshop, alle mostre, a talk e visite guidate, alla scoperta delle caratteristiche urbane, sociali, architettoniche, antropologiche, storiche del quartiere attraverso l’uso della fotografia.

Ideato dall’associazione culturale e galleria 10b Photography e curato dalla storica dell’arte Sara Alberani, il progetto mette in luce le caratteristiche uniche del quartiere e ne indaga la storia sotto vari punti di vista, dalla sua originalità architettonica – con particolare attenzione all’area dei lotti – alle vicende storiche, culturali e sociali che vi si sono alternate fino ad oggi.

Percorrendo l’area dei lotti si è visivamente e socialmente immersi in un luogo fondato sulla prossimità abitativa. Il “barocchetto romano”, lo stile ottocentesco, le innovazioni del manifesto Piacentino, ma anche i cortili, gli stenditoi comuni, i giardini, i ballatoi, i piccoli viali: nella città-giardino lo spazio privato si mescola con quello pubblico, ogni lotto è un microcosmo in cui entrare liberamente. Garbatella IMAGES indaga, attraverso la fotografia, le visioni che il quartiere naturalmente produce, legate al suo fascino, alle sue caratteristiche e alle memorie condivise attraverso i racconti dei residenti, con un lavoro che intende l’immagine come veicolo di memoria, strumento di relazione e di ricerca contemporanea.

Fulcro del progetto è la mostra fotografica Abitare il Paesaggio che sarà visitabile fino al 20 dicembre, per un’esposizione che mette in dialogo la fotografia contemporanea di Zizola e Cocco con le fotografie storiche degli archivi familiari.

Proprio gli archivi sono oggetto di riscoperta e ricostruzione attraverso il Laboratorio Territorio Personale, in collaborazione con WSP Photography e i centri anziani di Garbatella e che avrà luogo dal 19 al 30 novembre, aperto a tutti su prenotazione. Le immagini individuate in dialogo con i partecipanti al laboratorio compongono il fil rouge della memoria del quartiere, attraverso la loro installazione in alcuni dei lotti storici; un primo passo verso la nascita di un archivio visivo del territorio costruito dai suoi abitanti.

I fotografi Francesco Zizola e Giovanni Cocco hanno scelto di dedicare una produzione fotografica inedita al quartiere in cui da sempre lavorano. Insieme alle architetture, l’obiettivo è diretto alla comunità che le abita, ai suoi modi di vita attuali e passati e alle specie botaniche aliene e autoctone che abitano l’area dei lotti, testimoni di una biodiversità che si è arricchita attraverso gli spostamenti degli abitanti.

“Garbatella IMAGES è un lavoro per immagini su un territorio abitato estremamente connotato” – afferma la curatrice Sara Alberani – “I tratti fisionomici – architettonici e urbani – che caratterizzano il quartiere sono restituiti mediante un doppio livello etimologico: immagine/immaginazione, paese/paesaggio, proprio per spingerli un po’ più in là rispetto alla caratterizzazione comune con cui li riconosciamo e tenere aperta la relazione tra realtà e interiorità. Abbiamo chiesto agli abitanti dei lotti la loro storia per immagini, fotografie emerse dagli album di famiglia, per espandere il racconto dal piano visivo a quello narrativo fino all’evento collettivo: un’esposizione delle immagini come lenzuola in mezzo ai panni degli stenditoi, negli spazi resi sociali dall’edilizia del luogo. Qui si sono mossi Giovanni Cocco e Francesco Zizola, restituendoci due lavori profondamente diversi sull’abitare il “paesaggio Garbatella”. Le piante ritratte da Cocco emergono da una sospensione di fondo, ritagliate nel buio notturno dei cortili sono produttrici di silenzio e di surreale sacralità, come impresse in un antico erbario dipinto. Francesco Zizola vive a Garbatella da anni, conosce come il sole illumina certe aree del quartiere, ritrae con il cellulare cortili e architetture secondo una dimensione umana dello spazio urbano. Un ambiente antropizzato, uno spazio spirituale riflesso nei volti dei suoi abitanti”.

Garbatella IMAGES compone un percorso fotografico nello spazio pubblico, un evento aperto al pubblico e gratuito, accompagnato da un talk di presentazione del progetto e da una visita guidata che si concluderà con un catering a cura di Casetta Rossa.

Il progetto si avvale della presenza e collaborazione – attraverso contributi artistici, scientifici e interventi – di una rete di partner sul territorio: Associazione Culturale WSP Photography, Centro Anziani Pullino, Centro Anziani Commodilla, Associazione Culturale Casetta Rossa, Associazione Itaca.

 

 

Inaugurazione: mercoledì 5 dicembre dalle 18.00 alle 21.00 presso 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154, Roma. In collaborazione con WSP Photography.

Durata mostra: dal 5 al 20 dicembre 2018

Orari: (Lun-Ven h 11 -13 e 15 -18)

Ingresso libero.

Location: 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154, Roma

E installazioni fotografiche all’interno dei lotti 30 e 32.

Ulteriore visita guidata sabato 15 dicembre ore 11.30, presso 10b Photography, via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154 Roma – brunch a cura di Casetta Rossa

 

CONTATTI: Mail: events@10bphotography.com- Tel. 06.70.30.69.13

Social: facebook: 10b Photography – Instagram: 10bphotography

via San Lorenzo da Brindisi, 10b, 00154  Roma

 

Stessa spiaggia, stesso mare: il ritorno di Cristiano Carotti alla White Noise Gallery

Il mare nell’antichità aveva una connotazione negativa: era simbolo di caos primordiale, di morte, ed era visto come un luogo popolato da terribili mostri. Oggi, nel 2018, sembra proprio che nell’immaginario comune sia tornato ad avere lo stesso significato. I mostri che minacciano e infondono paura, però, non sono tritoni o serpenti giganti, ma i migranti. Nella mostra Stessa spiaggia, stesso mare, alla White Noise Gallery di Roma fino al 22 dicembre, Cristiano Carotti – artista visivo attivo anche nel campo del video, della musica e della performance – riflette su questo discorso, indagando le reazioni che i più recenti flussi migratori del Mediterraneo provocano nell’opinione pubblica e la nuova percezione del mare nella società italiana ed europea.

Con questa mostra Cristiano Carotti prosegue una ricerca sulle dinamiche sociali e sulle loro derive più estreme portata avanti da diversi anni. Già nel 2016, con la personale Dove Sono gli Ultrà, che aveva inaugurato la sua presenza alla White Noise Gallery, attraverso l’analisi dei simboli delle tifoserie calcistiche l’artista aveva fatto emergere il senso di sconfitta della razionalità occidentale in favore di dinamiche tribali, in una profonda riflessione sulla crisi dei modelli di democrazia occidentale. Con Stessa spiaggia, stesso mare Carotti dimostra ancora una volta alla White Noise – che nel frattempo ha cambiato sede, trasferendosi dalla periferia al cuore di Roma – di essere un artista consapevole della complessità del presente e in grado di analizzare con estrema lucidità i fenomeni che permeano la realtà contemporanea.

La mostra, a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, raccoglie più di venti opere dell’artista. Nella sala principale, ad esempio, sono esposte diciotto sculture in ceramica (Scilla I-XVIII, 2018) rappresentanti minacciose creature dalla testa di lupo e il corpo di serpente marino e l’olio su tela Shipwreck of the Birds (2018), ispirato a La Zattera della Medusa di Théodore Géricault, mentre al piano inferiore troneggia la scultura Cariddi (2018), raffigurante un curioso mostro moderno, metà sirena e metà culturista.

Opera simbolo della mostra, però, è Seagull SS17 (2018), un’installazione “in grado di mostrare la doppia faccia dei nuovi fenomeni xenofobi legati ai movimenti populisti”. Si tratta di un paradossale pedalò armato: strumento rozzo ed inappropriato, ma al contempo pericoloso e minaccioso, che da icona nazional-popolare simbolo delle ferie d’agosto si trasforma per mano dell’artista nell’arma perfetta per il cittadino qualunque, travolto dalla paura e dall’odio verso i migranti e convinto perciò di dover affrontare un mare nuovamente pieno di mostri.

 

 

Cristiano Carotti – Stessa spiaggia, stesso mare

Fino al 22 dicembre 2018

White Noise Gallery
Via della Seggiola, 9

Roma

 

www.whitenoisegallery.it

 

C-CUT Homo Ab Homine Natus. La terza personale di Francesco Vezzoli alla Galleria Franco Noero

Tra la fitta agenda di eventi che ha invaso Torino durante la fiera dai numeri strabilianti di quest’anno, Artissima, una particolare menzione merita la mostra C-CUT Homo Ab Homine Natus, di Francesco Vezzoli presso la Galleria Franco Noero. Piazza Carignano, ha infatti accolto per la terza personale dell’artista, un ambientazione noire, con riferimenti chiari al cinema horror degli anni ‘70, che si lega profondamente con la Torino occulta di quegli anni. L’allestimento si è da subito adattato agli splendidi spazi interni del palazzo dove è ubicata la galleria. La mostra parte da un hambient con neon rossi che accompagnano il cammino dello spettatore preparandolo più che visivamente, mentalmente, all’opera C-CUT una scultura di un milite romano, dalla cui schiena con uno squarcio appare una testa in bronzo, anch’essa citazione di copie d’epoca romana, tardo repubblicana. L’opera ruota in maniera lenta, inquietante, come se si trattasse di un carillon a grandezza naturale, introducendo un’azione improbabile o forse dai tratti eccezionali: un parto di un uomo da un altro uomo.

Nell’irriverenza formale ed estetica che rappresenta un dato imprescindibile dell’operato artistico di Vezzoli, si incatena ancora una volta un’arte fatta di citazioni e richiami a un mondo antico, con pregi e difetti, che si reinventa e ripropone sotto gli occhi degli spettatori sotto molteplici forme. Nel caso di C-CUT, è chiara la connessione con la pratica della copia, diffusa in epoca romana e considerata come disgrazia e testimonianza, come lati di una stessa medaglia. Era anche pratica diffusa, l’utilizzo di dettagli contemporanei al tempo del committente dell’opera che si stagliavano in modo tante volte evidente nel rifacimento della scultura. Allo stesso modo, il taglio profondo che dilata e squarcia la schiena del milite è un riferimento estetico ai tagli di Fontana. Un concetto spaziale che Vezzoli adatta, ancora una volta, come rilettura di una precisa necessità: possibili aperture verso un’altrove e la scoperta di un infinito.

Vezzoli che come pratica diffusa si occupa di interventi estetici caratterizzati da ironia sarcastica e humor, ancora una volta reagisce al vecchio con un’estetica delle plastiche arbitraria, ancora una volta sfrontato, ma incessantemente ancorato a elementi indiscutibili e che hanno le loro radici in un passato, nemmeno troppo remoto. L’opera diffusa di Vezzoli, fa riflettere su un infinito che ha mille sfaccettature, induce a imparare a non soffermarsi sul superficiale, ma con caratteri quasi ludici, spinge ad andare oltre con l’immaginazione, facilitando collegamenti e spaziando da una forma d’arte a un’altra mantenendo ben chiaro il ruolo dello spettatore. L’essere umano, homo inter homines, è l’elemento centrale attraverso cui questa composizione arbitraria e, superficialmente, illogica prende vita e si attiva, in una contingenza di forme, l’opera si trasforma in una dimensione temporale sospesa che si espande all’infinito.

 

 

Francesco Vezzoli

C-CUT Homo Ab Homine Natus

fino al 12 gennaio 2019

Galleria Franco Noero

Piazza Carignano 2, Torino

Orari: dal martedì al sabato, h 12.00 – 20.00

Ingresso libero

 

New Perspective

Fino al 2 dicembre 2018, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita New Perspective, un evento dedicato alla promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche, con lo scopo di informare e sensibilizzare alla lotta contro i tumori del sangue, con particolare attenzione al mieloma multiplo. Un’iniziativa dal valore sociale unico promossa dall’AIL (Associazione italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma ONLUS), con il supporto di Takeda, con il patrocinio del Comune di Roma, della Regione Lazio, della SIE Società Italiana di Ematologia, della Fondazione GIMEMA onlus e con l’egida dello European Myeloma Research Network.

New Perspective è una mostra collettiva al suo secondo appuntamento dopo il debutto lo scorso gennaio presso la Triennale di Milano. A caratterizzare l’inedita iniziativa è la sensibilizzazione alla conoscenza del mieloma multiplo e lo scopo benefico, infatti i proventi ricavati dalla vendita dei biglietti e del catalogo saranno devoluti a sostegno di progetti AIL destinati a pazienti affetti da mieloma multiplo.
Curata da Denis Curti, l’esposizione presenta installazioni, fotografie e video di 21 artisti le cui opere porteranno i visitatori a guardare la realtà, spesso difficile, da un’angolazione inedita ed arrivare a comprendere come le prospettive di un malato di mieloma multiplo possano essere diverse, come le ricerche possano migliorare la qualità di vita e dare una nuova visione della quotidianità.

Si potranno così ammirare le installazioni di Carola Bonfili, Carlo Cossignani, Theo Drebbel, Manuel Felisi, Martino Genchi, Fabio Giampietro, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Luca Pancrazzi, Lorenzo Vitturi, le fotografie di Silvia Camporesi, Lorenzo Cicconi Massi, Paola De Pietri, Maurizio Galimberti, Fabio Paleari, Marco Palmieri, Agnese Purgatorio, Paolo Venturae i video di Olivo Barbieri, Paola Di Bello, Francesco Jodice.

New Perspective si chiude idealmente con una sezione pedagogica, dove si troveranno indicazioni medico-scientifiche sulla malattia. Qui sarà allestita una sala esperienziale in cui si approfondirà la valenza scientifica dei contenuti proposti lungo tutta la mostra. Da un lato si informerà il visitatore sulla patologia, dall’altro si sottolineerà come, attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove cure, la qualità della vita del paziente sia notevolmente migliorata.
All’interno si troveranno delle isole multimediali, come l’installazione grazie alla quale, guardando attraverso gli oculari di un microscopio, si avrà una visione d’insieme sui tumori del sangue con un breve cenno sul mieloma, il linfoma e le leucemie. Attraverso visori VR sarà inoltre possibile indagare il meccanismo che sta alla base della comparsa del mieloma multiplo.
Un’altra area multimediale dimostrerà, attraverso l’intervento di medici e pazienti, quanto sia cambiata nell’arco di vent’anni la convivenza con la patologia, in rapporto alla vita quotidiana e alla pratica clinica.
Il percorso all’interno della sala esperienziale condurrà infine il visitatore ad approfondire l’attività di AIL a supporto dei pazienti affetti da mieloma multiplo.

 

 

Fino al 02 Dicembre 2018

Roma

Luogo: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Curatori: Denis Curti

Enti promotori:

  • AIL con il sostegno di Takeda

Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 5, gratuito under 18 e altre categorie secondo normativa vigente

Telefono per informazioni: +39 06 322981

E-Mail info: gan-amc@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://www.newperspective.it

De scultura

Coerentemente con il programma delle precedenti esposizioni dedicate al disegno (Ripensare il medium: il fantasma del disegno), alla pittura (Senza titolo. La pittura come modello), ed alla fotografia (Fort/Da risonanze e intermittenze del fotografico) Museo Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea dedica quest’anno un display alla pratica scultorea e più precisamente alla scultura modellata partendo come di consueto da alcuni esempi storici: Medardo Rosso, Arturo Martini, Antonietta Raphaël Mafai. L’ipotesi apparentemente inattuale e controcorrente rispetto alle teorizzazioni contemporanee sulla scultura, in bilico tra ready-made, installazione e oggetto di design, si rivolge ad una pratica che, pur minoritaria, non ha mancato di manifestarsi in diverse esperienze moderne e contemporanee che hanno cercato di oltrepassare e decostruire la dimensione della statua e del monumento pur mantenendo un complesso rapporto di relazione con il sorgere della figura. È quanto è accaduto all’alba del moderno con la scultura di Medardo Rosso e, nel secondo dopoguerra, con Alberto Giacometti, per limitarsi a citare solo due nomi-faro. Una linea di ricerca a cui – con esisti differenti, e attraverso una diversificazione anche nell’utilizzo dei materiali – paiono ricollegarsi, in maniera eterodossa, opere come le resine e le fusioni di Davide Rivalta, le plastiline e le ceramiche di Sandra Tomboloni, i gessi, le terre e le carte (piegate e manipolate) di Paolo Fabiani o, infine, le terrecotte inedite di Emanuele Becheri e alcune opere in resina o in fusione di Michel Frère, artista belga, prematuramente scomparso, che ha lavorato per lungo tempo in Toscana.

L’esposizione è un progetto di Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma e Saretto Cincinelli, curatore indipendente.

 

 

24 novembre 2018 – 13 gennaio 2019
Casa Masaccio | Corso Italia, 83 | San Giovanni Valdarno

DE SCULTURA
Emanuele Becheri, Paolo Fabiani, Michel Frère, Arturo Martini, Antonietta Raphaël Mafai, Davide Rivalta, Medardo Rosso, Sandra Tomboloni

a cura di Saretto Cincinelli e Cristiana Collu

Inaugurazione sabato 24 novembre ore 18