Cenere. Delitto e castigo

E’ stata inaugurata domenica 27 gennaio 2019 presso il Museo d’arte contemporanea di Palazzo Beneventano a Lentini (SR) la rassegna di Momò Calascibetta e Dario Orphée Cenere: delitto e castigo, a cura di Andrea Guastella.

Si dice che l’assassino è sempre sul luogo del delitto; nel nostro caso, sono piuttosto i luoghi a inseguire gli assassini. E non è certo un caso che gli autori di Cenere, su cui ricade la colpa di aver ucciso e seppellito i potenti dell’arte in Sicilia – Dario Orphée ha raccontato di una mostra nata morta, Momò Calascibetta invece i morti li ha risuscitati, sigillandoli in loculi di 69×69 cm. ognuno -, si è accorsi proprio un Lentini, patria di quel sofista che, arrivando a teorizzare l’innocenza di Elena, non era lontano dall’ammettere l’universalità del maschio: se tutti sono innocenti, nessuno è incolpevole.

Uomini che meno gli autori che, come il protagonista dell’immortale romanzo di Dostoevskij, dopo essersi accaniti contro i pupi siciliani, sono assaliti dai sensi di colpa e si fatica, tra una risata e una vodka, in attesa di un perdono che non chiederanno mai.La rassegna, itinerante, inaugurata alla Farm di Favara lo scorso 16 giugno, e che ha già toccato il Polo Museale A. Cordici di Erice, l’ex chiesa di San Giovanni a Gela, Palazzo La Rocca a Ragusa e il Museo Mandralisca a Cefalù, toccherà i principali musei della Sicilia per poi spostarsi in Italia e in Europa.

Momò Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti ma si dedica esclusivamente alla pittura; pittura che Leonardo Sciascia definirà “il racconto dettagliato dell’imbestiamento di una classe di potere già presente imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità …”. I suoi personaggi hanno assistito “alla caduta degli dei” ma conservano l’ imprinting del mito più alto; i suoi “relitti umani” divorano con cupidigia, godono e si preparano all’atto unico, forse finale, dell’effusione amorosa, della totale consunzione carnale dell’individuo, del deliquio dei sensi nella sfrenatezza di un’avida passione. Piazza della Vergogna, De l’amour, : serie di opere esposte alla Fondazione Corrente, alla Fondazione Mudima, alla Galleria Jannone, alla Galleria Daverio ed in fiere internazionali presso Arte Fiera di Bologna, MiArt, Artexpo New York Colosseo, Art Basel, Arco Fiera di Madrid. Nel 2002 la Fondazione Mudima, una cura di Philippe Daverio, organizza una mostra dal titolo Terromnia, dove vengono per la prima volta raccolte le sculture ei dipinti più rappresentativi di tutte le serie. La mostra susciterà l’interesse di Gillo Dorfles, Alessandro Riva, Marco Meneguzzo, Liana Bortolon e Giovanni Quadrio Curzio. Nel 2004 è ospite coi suoi lavori alla trasmissione Passepartout di Philippe Daverio su RAI 3 e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene utilizzato per l’allestimento del set di nove trasmissioni estive di Passepartout. Memoria la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale organizza il progetto collaterale Esserci al Padiglione Italia, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominata da lobby finanziarie cieche ed arroganti, sempre più separato dalla vita reale. Nel 2005 col progetto Plotart a cura di Gianluca Marziani è coinvolto in diverse gallerie d’arte in Europa (Studio Senko, Danimarca; Dot Galerie, Svizzera; Fondazione Carlo Molineris, Svizzera; Galerie Kiron, Francia; Rar Galerie, Olanda; Galerie Hartdiest, Belgio; Blanca Soto, Spagna, Galleria Arturarte, Italia, La Sala Naranja, Spagna). Data al 2007 un’antologica intorno al tema del “sorriso” a cura di Vincenzo Consolo al Museo Mandralisca di Cefalù e al 2009 l’acquisto di una sua opera al Museo Guttuso di Bagheria. Nel 2016 è il turno di Momeide, un’antologica alla Civica Raccolta Cappello a Ragusa, una cura di Andrea Guastella, e nel 2017 di un’istallazione alla Fattoria Parco Culturale di Favara da titolo provocatorio Agrigentèrotique, a cura di Dario Orphée. , l’ultimo progetto itinerante realizzato in collaborazione con lo scrittore Dario Orphée e cura di Andrea Guastella, lo vede presente dal 2018 al 2019 nei principali siti espositivi e musei della Sicilia, terra in cui l’artista, come hanno rilevato Sciascia, Bufalino e Consolo, è profondo radicato. Eppure in questo ciclo non sono meno i tratti del disegnatore satirico di razza evidenziati un po ‘da tutti i critici – da de Micheli a Soavi, da Dentice a Testori, da Daverio a Dorfles a Meneguzzo – che lo hanno seguito da vicino.

Nato ad Agrigento, Dario Orphée ha conseguito la maturità scientifica e la laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione presso l’Accademia di Belle Arti di Agrigento e Progettazione delle Professioni presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente, collaborazione con le riviste – scrittura di critica d’arte e teatrale, estetica, filosofia della natura e filosofia dell’agricoltura – tra cui “Segno”, “Il Pickwick”, “Permacultura & Transizione” e “Balarm” . Si tratta di studio del sentimento, di gnoseologia dell’arte, di estetica ecobiologica e di scienze naturali.

Dal 27 Gennaio 2019 al 24 Febbraio 2019

Lentini | Siracusa

Luogo: Palazzo Beneventano

Indirizzo: via Francesco d’ Assisi 4

Orari: sabato e domenica dalle 10 alle 13; da martedì a venerdì su prenotazione; chiuso lunedì

Curatori: Andrea Guastella

Telefono per informazioni: +39 3287167281

E-Mail info: artecenere@gmail.com

Paolo Picozza. Cavalcare lo spazio

L’Accademia di Belle Arti di Roma ospita fino al prossimo 13 febbraio, all’interno della Sala Colleoni, la mostra Cavalcare lo spazio, dedicata alle opere di Paolo Picozza.

L’esposizione è il risultato di un lavoro di squadra che ha visto la collaborazione tra gli studenti dell’Accademia e l’Associazione Paolo Picozza, rappresentata dalla sorella dell’artista, Maria Pia. Il progetto espositivo ruota intorno alla produzione realizzata nella sua ultima fase di vita: si tratta di nove grandi tele e otto opere su carta, selezionate da 13 studenti del corso di Allestimento Spazi Espositivi della docente Giuliana Stella, durante un workshop condotto da Jonathan Turner. I giovani si sono occupati dell’intero processo, dall’allestimento delle opere alla realizzazione della grafica e del materiale promozionale, oltre che del catalogo che verrà pubblicato al termine della mostra. Tutto ciò ha offerto la possibilità di creare una grande sinergia tra il lavoro di Picozza, ex studente dell’Accademia, e le nuove leve che si approcciano al mondo dell’arte nella stessa sede.

L’artista (1970-2010), originario di Latina, inizia a realizzare le prime personali dal 1994 (suo ultimo anno del corso di Pittura), presso la Galleria romana Al Ferro di Cavallo e alla Kunsthaus Tacheles di Berlino, per poi proseguire con una serie di mostre internazionali. La sua ascesa viene purtroppo interrotta dalla morte improvvisa avvenuta nel 2010; tra anni dopo il MACRO di Roma gli dedica una retrospettiva a cura di Achille Bonito Oliva.

Nel 2017 l’Accademia di Belle Arti gli rende omaggio a sua volta con la creazione del Premio Paolo Picozza, la cui prima edizione è stata vinta dalla studentessa Claudia Roma. E’ infatti il suo lavoro intitolato Viandante a chiudere il percorso espositivo di questa mostra; si tratta di un’opera grafica su carta che riporta i cambiamenti di luminosità studiati dalla giovane nell’arco di 24 giorni, fino alla loro trasformazione finale in paesaggio ghiacciato. Uno studio della luce che si pone coerentemente in linea con i lavoro di Picozza, che prediligeva soggetti legati al paesaggio, sia naturale che urbano. I suoi quadri erano realizzati con materiali sintetici, industriali, come il bitume o gli smalti, applicati sulla tela tramite una gestualità forte ed espressiva, per larghe campiture orizzontali. Tonalità scure, come il grigio e il marrone, dialogano con bianchi accecanti di neve e neri scuri di profondità, illuminati da fiamme di rosso, in una poesia della terra e delle sue innumerevoli sfumature e manifestazioni.

Accademia di Belle Arti di Roma, Sala Colleoni
Via di Ripetta, 222 – Roma
dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 18:00
ingresso gratuito

Daniele Cestari, Sound of Silence

Ferrarese, trentacinque anni, Daniele Cestari è un fuoriclasse del paesaggio. È questa la sua chiave per interpretare la realtà. Le sue sono vedute urbane ampie, giocate su prospettive potenzialmente infinite, dove gli edifici si rivelano pretesti per un ripensamento dello spazio; oppure montagne iconiche, monolitiche, perse in un altrove che le rende archetipo del paesaggio di montagna e portatrici di simboli e significati sottintesi. Il silenzio della partitura cromatica appena sussurrata – giocata spesso su una gamma ridotta di toni che vanno dai grigi ai bianchi oppure dai bruni agli ocra – si accende all’improvviso nello squillo dei graffi di colore, delle strisce incongruenti, degli addensamenti di materia che costringono lo spettatore a ripensare l’immagine. E la stessa materia pittorica non è mai piana, ma sofferente, grumosa, colante. A volte l’artista sceglie come supporto per la sua pittura carte antiche, vecchie pagine di quaderni vergate con una grafia ordinata, vetusti atti amministrativi, ottenendo il risultato di dilatare il tempo dell’opera fino a un passato lontano, avvolto nel mistero, capace di trasformare l’immagine in un abisso di suggestioni inedite.

Dal 26 Gennaio 2019 al 02 Marzo 2019

VARESE

LUOGO: Punto sull’Arte

INDIRIZZO: viale Sant’Antonio 59/61

CURATORI: Alessandra Redaelli

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0332 320990

E-MAIL INFO: info@puntosullarte.it

SITO UFFICIALE: http://www.puntosullarte.it

Van Gogh – Multimedia Experience

L’evento espositivo Van Gogh – Multimedia Experience approda a Torino presso lo Spazio Lancia dal prossimo 26 Gennaio.

Una mostra evento in una location quale lo Spazio Lancia che apre le porte ai torinesi che tornano a riappropriarsene dopo anni di silenzio. Grazie a questo progetto espositivo Palazzo Lancia si prepara a scrivere nuove entusiasmanti pagine d’arte nella storia di Torino.

Un percorso espositivo unico, coinvolgente ed immersivo che prevede inoltre una stanza segreta con i capolavori originali degli amici di Van Gogh. Si tratta di capolavori inediti al grande pubblico poiché provenienti tutte da collezioni private. Dalla Veduta di Argenteuil di Monet a Ragazza con farfalla di Gauguin, cinque opere impreziosiranno il già ricco percorso multimediale.

Una mostra straordinaria per il pubblico che si sentirà trasportato fin dentro le opere del genio olandese. Una produzione Navigare s.r.l che propone un percorso bilingue in italiano e in inglese adatto a tutti. L’esposizione celebra un artista che, più di altri, con le sue pennellate sembra riuscire a comunicare con un linguaggio davvero universale.

Tra gli obiettivi dell’evento espositivo, quello di riuscire in un solo colpo d’occhio ad offrire per intero i grandi capolavori del Maestro. Tutte le opere multimediali sono divise ed ordinate per grandi temi come i celebri ritratti, gli autoritratti, le nature morte e i paesaggi, tutte riprodotte con tecnologie di altissima qualità. Una mostra che va fruita nel buio, immersi in un’atmosfera unica che si traduce in esperienza visiva entusiasmante. La multimedialità riesce a sposarsi perfettamente con quello che è a tutti gli effetti un modo nuovo di fruire la grande Storia dell’Arte. Tra schermi, totem e soprattutto grazie all’utilizzo dell’esclusiva tecnologia oculus, è di straordinaria suggestione trovarsi immersi tra i densi colori di Vincent Van Gogh. All’interno della mostra una sezione speciale è dedicata alla ricostruzione in scala reale della celebre Camera di Arles più volte riprodotta dall’artista. Non solo multimedialità, la mostra per la prima volta in assoluto permette ai visitatori di conoscere alcuni dei capolavori originali prodotti nel periodo storico in cui operò Vincent. Cinque tra opere su tela e disegni che permettono di riscoprire lo stile e l’espressività in voga a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

L’arte di Van Gogh in grado di arrivare al cuore di tutti, tanto da essere stato consacrato come il più grande artista di tutti i tempi.

Dal 26 Gennaio 2019 al 28 Aprile 2019

TORINO

LUOGO: Spazio Lancia

INDIRIZZO: via Vincenzo Lancia 27

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 340 664 46 43

E-MAIL INFO: info@spaziolancia.it

SITO UFFICIALE: http://www.spaziolancia.it

La Passeggiata di Buster Keaton. Fausta Squatriti

La Galleria Bianconi è lieta di annunciare la mostra personale dell’artista Fausta Squatriti (1941, Milano), la prima negli spazi di Via Lecco 20. La mostra vuole indagare le origini del lavoro dell’artista, esponendo il ciclo pittorico La Passeggiata di Buster Keaton, creato nei primi anni Sessanta e rimasto fino ad ora inedito.

Il titolo è attinto da un’opera teatrale di Federico Garcia Lorca, dal poeta stesso definita come farsa, scritta nel 1928 dopo l’incontro con Salvator Dalì. La contraddizione tra la leggerezza della passeggiata e l’enigmatica malinconia di Buster Keaton, per la giovanissima artista è lo spunto per una raffigurazione giocosa di spazi entro i quali si dibattono figurine dagli acidi colori ammiccanti che si narrano come diverse da quello che sono. Aggregate sulla soglia di una nuvola, si gettano nel nulla mentre la tromba del giudizio annuncia l’allegra, inconsapevole disfatta.

Grandissime tele, ma anche piccolissime, come quella che arricchisce l’esemplare n°1 del suo primo libro d’artista ispirato a Tatane del patafisico Alfred Jarry, anch’esso esposto in questa mostra.

In quei primi anni ‘60 la borghesia milanese, desiderosa di rinnovarsi, si andava liberando delle cornici intagliate, o decorate a stucco, che ornavano i quadri di famiglia, per sostituirle con il listello bianco suggerito dagli architetti. La giovane artista ne trova, e se ne innamora, parecchie, presso il corniciaio Viganò, e fa fare i telai in funzione delle cornici. La sofisticata, quanto incompresa, operazione, anticipa la messa in opera del Kitsch, la cui popolarità inizierà qualche anno dopo, in massima parte per lo studio che ne ha fatto Gillo Dorfles.

Le cornici si mettono in antagonismo con la dilagante spazialità rosa, celeste, ma anche nera, mettendone in crisi la contagiosa allegria. Al tempo non capita, si convince di avere sbagliato, si libera momentaneamente di quasi tutte le cornici, per riproporle in mostra oggi, ricongiunte alle tele su cui sono parte integrante.

In mostra sono presenti anche sei maschere realizzate da Fausta Squatriti nel 2012 per un breve spettacolo teatrale intitolato Ora d’Aria ideato e realizzato prendendo frammenti di testi a lei inviati da amici poeti, assemblati secondo la surrealista regola del caso. Attraverso di esse, cinquant’anni più tardi, è possibile rileggere la linea poetica de La Passeggiata di Buster Keaton, un mondo mai rinnegato. Le maschere, che raffigurano sei stati d’animo importanti nell’umana psicologia, Malinconia, Morte, Arroganza, Paura, Lussuria, Follia, diventeranno protagoniste di una performance la cui regia è curata da Associazione A, che si occupa di teatro e performing arts, diretta da Irina Galli. Il testo polifonico e dalla tagliente ironia ci propone non tanto dei personaggi, quanto una sorta di canto corale di esseri fatti di parola più che di carne, cui le maschere raffigurano, dando loro vita, alla perfezione.

La messa in scena si concentra sul rapporto tra attore e maschera facendo sì che l’attore incarni pienamente la stilizzazione che la maschera rappresenta. Il corpo vivo si annulla, lasciando pieno spazio all’identità della parola nella sua rappresentazione più pura.

Dal 23 Gennaio 2019 al 22 Febbraio 2019

MILANO

LUOGO: Galleria Bianconi

INDIRIZZO: via Lecco 20

ORARI: Lun. – Ven. 10.30-13 / 14.30-18.30. Sabato su appuntamento

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 22228336

E-MAIL INFO: info@galleriabianconi.com

SITO UFFICIALE: http://www.galleriabianconi.com

Altre Stanze anni ’50 e ’60

Dalle diverse sedi della Banca d’Italia, raccolte in un’unica, importante collezione, sono giunte a Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018, quaranta opere di trenta artisti che hanno segnato il secondo dopoguerra, negli anni Cinquanta e Sessanta.

La Fondazione Sant’Elia ospiterà fino al 28 febbraio la mostra Altre Stanze anni ’50 e ’60, a cura di Mariastella Margozzi e Morena Costantini.

Un patrimonio prezioso e vario, che si è costituito nel tempo, riuscendo a raccontare lo sviluppo dell’arte figurativa italiana e le trasformazioni sociali del Paese. Una collezione destinata agli ambienti di rappresentanza degli istituti di credito, ma che esce dagli studi dirigenziali per percorrere quella stessa Italia che fa parte del racconto. L’arte va di pari passo alla ripresa, al rilancio, al “sogno” italiano; racconta un Paese uscito dalla guerra che faticosamente rinasce alla ricerca della democrazia, del benessere delle famiglie, di una maggiore libertà. Un periodo che è riduttivo definire solo “vivace”: è “vivo” e, nello stesso tempo, consapevole della realtà attorno: è l’Italia del primo Festival di Sanremo (1951), del maestro Manzi che dalla TV (1954) insegna agli adulti a leggere e scrivere; le “borgate” di Pasolini contro la Dolce Vita e il miracolo economico; la “valigia di cartone” vsi jeans; del Piano Marshall, del paragone con gli States, delle prime lavatrici e frigoriferi; Enrico Mattei all’ENI e Adriano Olivetti tra i privati. Ed eccoci al mondo dell’arte: dalla tradizione figurativa, ancora presente nei primi anni Cinquanta, all’astrattismo informale, la collettiva offre la possibilità di apprezzare le composizioni dei più noti artisti italiani e dei gruppi che in quegli anni si sono formati.

Da Lucio Fontanaa Franco Angeli, da Renato Guttuso a Carla Accardi, da Turcato a Burri, da Ugo Attardi ad Enrico Baj, Giorgio De Chirico, Tano Festa: creativi, affabulatori, per nulla inclini a cedere le armi, ognuno convinto del suo “segno”: ognuno ha qualcosa di profondo e intimo da comunicare. La raccolta della Banca d’Italia non ha un filo conduttore preciso, non è orientata verso questa o quella tendenza, ma racchiude opere acquistate soprattutto sul mercato nazionale e internazionale, tra la fine degli anni ‘80 e gli anni 2000, per rispondere ad un’esigenza di rappresentanza. Si ricompone in questa mostra, una sorta di puzzle che fornisce un ottimo contributo alla narrazione della storia dell’arte italiana dei due decenni ’50 e ’60.

Fino al 28 Febbraio 2019

PALERMO

LUOGO: Fondazione Sant’Elia

INDIRIZZO: via Maqueda 81

ORARI: da martedì a venerdì 9.30-18.30; sabato e domenica 10-18.30. Lunedì chiusura. Chiusa il 25 dicembre

CURATORI: Mariastella Margozzi, Morena Costantini

ENTI PROMOTORI:

Assessorato regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana
Città di Palermo | Città Metropolitana di Palermo
COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

SITO UFFICIALE: http://www.palermocapitalecultura.it

Caragh Thuring

In occasione del primo anniversario della Thomas Dane Gallery di Napoli e come quarta mostra in programma, abbiamo il piacere di annunciare la personale di Caragh Thuring (1972, Bruxelles).

Tramite l’utilizzo di tessuti diversi come canvas, tela da vela, tartan napoletano e immagini che richiamano i suoi precedenti lavori, Thuring riproduce frammenti di sottomarini, figure umane, monete, piante, tessuti e vulcani creando composizioni che esplorano lo spazio e il linguaggio della pittura. Ad accompagnare la mostra il libro d’artista con le raffigurazioni di vulcani, create negli ultimi quindici anni dall’artista.

In queste nuove opere Thuring ricorre spesso al motivo del tartan, sia come tessuto intrecciato che come motivo del dipinto. La geometria del tartan rappresenta un piano bidimensionale e una griglia su cui gli elementi che compongono l’opera sono disposti e interconnessi. Thuring sviluppa la sua ricerca utilizzando come tela un tartan di realizzazione napoletana prodotto dalla rinomata sartoria ISAIA, fondata nel 1920. La lunga tradizione sartoriale italiana e napoletana è qui direttamente collegata a quella scozzese. Infatti Caragh è cresciuta vicino a Glasgow, un’altra città portuale molto simile per l’energia che sprigiona, a Napoli.

Il peculiare disegno del tartan funge da velo o tenda sull’opera e attraverso di esso vediamo gli elementi del dipinto. La resa imprecisa di tale disegno è in netto contrasto con la netta e piana superficie della tela aggiungendo un forte elemento spaziale al lavoro: dietro, sopra e davanti ad esso traspaiono frammenti di immagini. Questa sequenza di componenti sembra quasi proseguire oltre i bordi del dipinto, con la tela che si espande all’infinito mentre gli elementi sulla superficie fuoriescono per convergere verso l’osservatore.

Assieme allo sviluppo del motivo del tartan Thuring utilizza anche un metodo da lei creato per realizzare le sue tele, collaborando con tessitori di seta inglese al fine di produrre tessuti da immagini di suoi lavori precedenti. Questo processo permette all’artista di approfondire l’interesse nella serialità del lavoro e nell’interscambio tra processi digitali e analitici presenti nelle sue opere. Realizzando personalmente le sue tele inoltre, Thuring inizia il suo lavoro non partendo da una base neutra bensì da una tela già lavorata, facendosi responsabile degli aspetti riguardanti la fisicità della pittura, non relazionandosi con una superficie sterile.

La pubblicazione che accompagna la mostra riproduce quarantaquattro opere dell’artista, realizzate negli ultimi quindici anni e raffiguranti dipinti di vulcani seguiti da un testo scritto da Gillian Darley, autore di Vesuvius (pubblicato da Profile Books nel 2011) e da una conversazione di Thuring con Glenn Brown (1966, Hexham).

Thuring sin dall’inizio della sua carriera, coltiva una passione per i vulcani, il loro mistero, la forza che rappresentano e le loro raffigurazioni nelle pitture romantiche. Questa passione risale al primo dipinto che l’artista realizzò nel suo studio dopo anni di lavoro in una galleria: un taglio trasversale di un vulcano in eruzione.

Il libro è disponibile per la vendita in galleria, durante la mostra.

Caragh Thuring è nata a Bruxelles ma cresce nel Regno Unito, vivendo e lavorando a Londra dopo aver conseguito la laurea presso la Nottingham Trent University nel 1995. Le sue personali più recenti includono: Anthony Meier, San Francisco, 2018; Thomas Dane Gallery, London 2016/17 e Chisenhale Gallery, London, 2014/15.

Altre mostre a cui ha preso parte sono: Criminal Ornamentation, Hayward Gallery Touring mostra curata da Yinka Shonibare; Virginia Woolf, mostra ispirata ai suoi scritti, Tate St. Ives, St. Ives, Cornwall; Pallant House, Chichester, England; Fitzwilliam Museum, Cambridge; Voyage, Galeria Bergamin & Gomide, Sao Paulo, Brazil and Call and Response alla Gavin Brown’s Enterprise, New York.

Dal 22 Gennaio 2019 al 02 Marzo 2019

NAPOLI

LUOGO: Thomas Dane Gallery

INDIRIZZO: via Francesco Crespi 69

ORARI: da martedì a venerdì 11-13:30 / 14:30-19; sabato 12-19 o su appuntamento

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 081 18920545

E-MAIL INFO: napoli@thomasdanegallery.com

SITO UFFICIALE: http://www.thomasdanegallery.com

Joint is Out of Time

Inaugura il 21 gennaio 2019 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea la mostra Joint is Out of Time, a cura di Saretto Cincinelli e Bettina Della Casa, esposizione che si inserisce all’interno dell’allestimento permanente della collezione museale, arricchendolo con le opere di 7 artisti contemporanei dal respiro internazionale.

Si tratta di Elena Damiani (Lima, 1979), Fernanda Fragateiro (Montijo, Portogallo, 1962), Francesco Gennari (Pesaro, 1973), Roni Horn (New York,1955), Giulio Paolini (Genova, 1940), Davide Rivalta (Bologna, 1974) e Jan Vercruysse (Ostenda, 1948 –Bruges, 2018). Il loro lavoro dialoga in maniera attiva con la collezione: basti pensare ai cinque nuovi leoni bronzei di Davide Rivalta, posizionati sulla scalinata esterna del museo, diventati ormai presenza integrante dell’habitat urbano circostante, o ai lavori site specific eseguiti da Elena Damiani e Fernanda Fragateiro; interessante l’intervento di Giulio Paolini, che presenta un’opera concepita espressamente per uno degli spazi di ingresso del museo oltre al riallestimento di due suoi lavori esposti sempre in questa sede nel 1988.

Time is out of joint: era l’ottobre del 2016 quando Cristiana Collu, allora nuova direttrice del museo, proponeva un progetto di allestimento del tutto inedito, che, mettendo da parte la tradizionale divisione delle sale per cronologia temporale o stilistica, aveva dato spazio alla commistione e al confronto tra artisti molto lontani tra loro per modi e tempi, giocando attraverso una serie di associazioni visive ed intuitive che invitavano lo spettatore a partecipare ad un’esperienza non tanto didattica quanto originale e stimolante, capace di rimanere impressa nella memoria dopo la visita.

Joint is out of time è il titolo della nuova mostra; un’inversione di parole per due progetti diversi ma paralleli, volti a dare voce ad artisti contemporanei ponendoli però sempre in stretto dialogo con grandi nomi della storia dell’arte.

Per l’occasione sono state organizzate diverse iniziative: un progetto di mediazione culturale in collaborazione con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che condurranno delle visite guidate all’interno degli spazi espositivi per tutta la durata della mostra, e una convenzione con la Fondazione Bioparco di Roma,dove sarà possibile usufruire di un biglietto ridotto nelle giornate del 26-27 gennaio previa presentazione del biglietto d’ingresso della Galleria Nazionale.

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Via delle Belle Arti 131 – Roma
Dal 22 gennaio al 2 giugno 2019-01-19
Dal martedì alla domenica 8.30-19.30
www.lagallerianazionale.com

Louise Manzon. Aion nei Sassi

Sarà inaugurata il 18 gennaio alle ore 18 a Matera, nella chiesa di San Pietro Barisano la nuova mostra di sculture di Louise Manzon Aion nei Sassi, aperta al pubblico dal 19 gennaio al 15 luglio 2019.

Questo progetto è parte integrante delle iniziative della Fondazione Advantage in continuità con le tematiche di sostenibilità sociale e ambientale che la Fondazione stessa persegue.

Con questa mostra, Aion nei Sassi, le donne continuano ad essere protagoniste del percorso artistico di Louise Manzon: portatrici di vita, custodi di sogni e speranze.

Sono circa trenta sculture di figure femminili ricoperte di materiali poveri, fili di ferro, frammenti di reti metalliche, cocci di ceramica ma incoronate come vere regine, interpreti della forza e della dignità umana.

Con Aion nei sassi, Louise Manzon offre una riflessione sul processo migratorio, dramma epico del nostro tempo. Una nuova serie di sculture di animali in ceramica policroma completa il nuovo allestimento dell’esposizione.

Aion nei Sassi, è realizzata con il patrocinio del Comune di Matera, dell’Arcidiocesi di Matera Irsina, della Fondazione Matera – Basilicata 2019, di Wind Tre operatore internazionale mobile delle telecomunicazioni, del Consolato Onorario della Repubblica del Kenia, dell’Ambasciata del Brasile, del Consolato Onorario della Repubblica del Portogallo e di Venice International University, il consorzio di 17 università di tutto il mondo con un campus sull’isola di San Servolo a Venezia.

Dal 18 Gennaio 2019 al 15 Luglio 2019

MATERA

LUOGO: Chiesa di San Pietro Barisano

INDIRIZZO: via S. Pietro Barisano

ENTI PROMOTORI:

Patrocinio di
Comune di Matera
Arcidiocesi di Matera Irsina
Fondazione Matera – Basilicata 2019
Wind Tre
Consolato Onorario della Repubblica del Kenia
Ambasciata del Brasile
Consolato Onorario della Repubblica del Portogallo
Venice International University

SEMIdei: il seme dell’arte germoglia a Roma

“Dove la natura non sparge il seme, invano ha arato l’arte”, recita il proverbio. E la curatrice e gli artisti protagonisti della mostra SEMIdei, che inaugurerà il prossimo 22 gennaio alla Galleria Il Laboratorio di Roma, sembrano averlo preso alla lettera.

La mostra è incentrata infatti proprio sul tema dei semi: elementi piccoli e all’apparenza insignificanti, ma portatori di un’enorme forza creatrice. Agenti di vita e rigenerazione, capaci di contenere in sé passato e futuro allo stesso tempo. E come scrive la curatrice Roberta Melasecca nel testo di accompagnamento alla mostra “i semi non sono solo quelli materiali, ma le radici da cui traggono origine le capacità umane di indagare, pensare ed esperire, quelle capacità di relazioni e connessioni che generano comunità e diventano i presupposti di speranze concrete, quelle capacità che ci avvicinano al divino e all’universo che è in noi”.
Gli artisti in mostra, Alberta Piazza e Sergio Vecia, hanno elaborato il tema secondo il proprio stile e le proprie attitudini creative, fotografando o trasportando direttamente all’interno dell’opera una grande varietà di semi.

Le opere esposte da Alberta Piazza – artista veneziana che vive e lavora tra Roma e l’Umbria – sono dipinti fortemente materici, la cui tridimensionalità è data soprattutto dall’applicazione di elementi naturali direttamente sul supporto (all’interno di grandi campiture di colori evocativi, che richiamano la terra e la natura incontaminata). Sono opere che contengono in sé qualcosa di primordiale, un senso di profondo contatto con la natura, e sembrano quasi frutto di una qualche cerimonia magica o rito sciamanico.

Sergio Vecia – artista e fotoreporter romano – fotografa invece elementi naturali che, isolati dal loro contesto, appaiono come forme di vita o oggetti provenienti da un altro pianeta. Semplici semi si trasformano attraverso il suo obiettivo in mitologici mostri marini, strane galassie e astronavi o curiosi animali mai visti prima, ricordando il divertente Herbarium del catalano Joan Fontcuberta e ponendosi quasi come una versione aggiornata del celeberrimo Urformen der Kunst di Karl Blossfeldt.

SEMIdei è il primo “raccolto” del 2019 del progetto Interno 14 Next, non ci resta che attendere per sapere cos’altro semineranno.

SEMIdei/ Alberta Piazza e Sergio Vecia
Dal 22 al 27 gennaio 2019
Inaugurazione 22 gennaio 2019 ore 17.00
Galleria Il Laboratorio
Via del Moro 49 – Roma