Leonardo Ricci 100. Scrittura, pittura e architettura: 100 note a margine dell’Anonimo del XX secolo

In occasione del centenario dalla nascita di Leonardo Ricci, personalità di spicco nel panorama architettonico italiano del Secondo Dopoguerra, l’ex Refettorio di Santa Maria Novella a Firenze ospita dal 12 aprile al 26 maggio 2019 la mostra LEONARDO RICCI 100. Scrittura, pittura e architettura: 100 note a margine dell’Anonimo del XX secolo. Insieme ai materiali d’archivio dello CSAC di Parma, sono esposti per la prima volta i lavori conservati nella casa-studio dell’architetto a Monterinaldi. Schizzi di matrice espressionista, quadri di forte impatto materico e figurativo, frammenti di composizioni in mosaico, fotografie d’epoca e modelli dei progetti sono accostati ai disegni architettonici, in un collage che permette di fare luce su aspetti del lavoro di Ricci non ancora indagati, attraverso differenti livelli di espressione estetica. Documenti video/audio e brani di riviste contribuiscono a rendere comprensibile un messaggio poliedrico ma profondamente organico, tradotto magistralmente da Ricci anche attraverso la forma scritta. Il risultato è uno stupefacente quadro della ricchezza della ricerca teorica, della produzione artistica e dell’attività progettuale di Leonardo Ricci scrittore, pittore e architetto.

La mostra, curata da Maria Clara Ghia, Ugo Dattilo e Clementina Ricci, ha l’obiettivo di presentare la figura di Leonardo Ricci in maniera libera e asistematica, con un chiaro taglio interdisciplinare. A guidare il visitatore saranno stralci di Anonimo del XX Secolo, libro di respiro esistenzialista scritto da Ricci negli Stati Uniti nel 1957, “non un libro dotto per specializzati ma aperto a tutti”, come lo definiva il suo autore. “Il mio desiderio -scriveva- era quello di trattare alcuni argomenti strettamente connessi alla mia sfera di attività che si svolge principalmente nel campo dell’urbanistica e dell’architettura, ma in maniera non specifica”.

Divisa in sedici movimenti, come i sedici capitoli del libro, la mostra LEONARDO RICCI 100 propone un percorso aperto, vario eppure profondamente organico che mescola le trame delle discipline praticate da Leonardo Ricci, per mostrarne i legami sottesi e le interferenze. Le sezioni così mimano l’apertura del suo pensiero e mescolano opere di diversi periodi e di differenti provenienze, collezionando, invece che catalogando, la sua produzione, in cui si perdono i confini tra le discipline. Le sezioni diventano così possibili chiavi di lettura che aiutano a comprendere l’uomo che a Firenze aveva preso la lezione di Michelucci e l’aveva mescolata con quella dell’Astrattismo Classico. L’uomo che a Parigi aveva frequentato Albert Camus, Jean Paul Sartre e Le Corbusier e che poi si era spinto fino al Nord America, dove aveva conosciuto le pratiche dell’Action Painting.

Per ogni capitolo sono selezionate una serie di opere di discipline diverse, affiancate da alcuni brani del testo particolarmente significanti. L’attribuzione dei progetti ai diversi capitoli è funzionale a una lettura complessa e inclusiva, che non segue il principio dell’elenco ma del discorso aperto. L’itinerario di visita non vuole quindi essere lineare e accosta realizzazioni profondamente diverse per forma espressiva, epoca, destinazione d’uso e scala d’intervento, eppure vicine per ragioni di senso. Lo stesso metodo messo in atto da Ricci nella scrittura: i temi sono accostati o contrapposti senza seguire un ordine sistematico ma con un processo che l’autore definisce “logico”: non una ricerca di giustificazioni a priori, solo il desiderio semplice e incessante di trovare relazioni fra le cose che esistono e stabilirne di nuove.

Assomiglia a un agile compendio del Novecento la vita di Leonardo Ricci, un uomo che ha saputo attraversare le epoche, le filosofie e le nazioni, e che da queste ha tratto i fondamentali per costruirsi una visione personale del mondo e della pratica di architetto. Così in LEONARDO RICCI 100 ci si muove tra l’ottimismo utopico degli anni Quaranta della Firenze postbellica, dove Ricci partecipa ai concorsi per la ricostruzione dei ponti fiorentini, lavora con Savioli e Michelucci e scopre l’amore per la didattica, spostandoci verso le correnti esistenzialiste che ne influenzeranno l’opera letteraria, fino a toccare il primitivismo e il figurativismo mutuato da artisti come Schiele e Picasso, ma anche da contemporanei quali Corrado Cagli e Afro. Ampio spazio viene dedicato alla sua opera manifesto di Monterinaldi (la casa-studio Ricci del 1949, completata nel 1961), opera in cui si rintracciano i principali motivi della sua ricerca architettonica. Proprio in quest’area con Fiamma Vigo, nel 1955 Ricci dà vita a “La cava”, un evento in forma di manifestazione espositiva diventato celebre per la scelta di coinvolgere la collina intera di Monterinaldi, in un’azione collaborativa alla quale prendono parte liberamente architetti, pittori e scultori, in una completa integrazione fra le arti.

“Fare un’architettura vuol dire far vivere la gente in un modo piuttosto che in un altro” scrive Ricci in Anonimo del XX secolo, ripetendo una frase con cui pungolava i suoi studenti: ed è la domanda a cui risponde attraverso i villaggi per le comunità valdesi di Agape (1946-47) a Prali in Piemonte e di Monte degli Ulivi (1963-67) a Riesi in Sicilia, progetti in cui Ricci esprime pienamente la sua poetica comunitaria e il suo procedimento creativo, oppure con “La Nave” che realizza a Sorgane (Firenze), un edificio-città lungo 200 metri, in cui rivela le intenzioni del progettista di superare quegli aspetti critici che rintracciava nell’Unité d’habitation di Le Corbusier.

“Vi assicuro che senza essere visionari, senza essere futuristi, senza essere profeti, si può realizzare nella testa davvero una città felice per uomini felici. Ancora più semplicemente una città che tiene conto della possibilità della felicità.” Leonardo Ricci

Nella mostra trovano spazio anche le matrici organico-espressionista che caratterizzano le architetture di villa Mann Borgese a Forte dei Marmi (1957–59), o del progetto per la villa Pleydell–Bouverie, per la villa Balmain all’isola d’Elba (1958) e in molti altri progetti non realizzati, accanto al padiglione italiano per l’EXPO 67 a Montreal in Canada, dove la collaborazione con Emilio Vedova e Carlo Scarpa ribadisce le sue sensibilità ancora una volta aperte all’esplorazione di ambiti di 6 espressione artistica contigui all’architettura. E ancora: il progetto Model City per la Florida, i concorsi in Francia, l’attività di instancabile insegnante: le 100 note di architettura, pittura e architettura ci restituiscono oggi un ritratto multiforme d’artista.

Una ricerca aperta quella di Leonardo Ricci, che metteva al centro il benessere e il bonheur delle persone: in Anonimo del XX secolo scriveva “spero che ognuno vi trovi qualcosa di quello che cerca, che in questo mondo apparentemente incomunicabile uno scambio avvenga”. Questo approccio si traduce in un itinerario di visita non lineare, pensato appositamente da Eutropia Architettura, che accosta realizzazioni profondamente diverse, con un processo che Ricci definisce “logico”: non una ricerca di giustificazioni a priori, solo il desiderio semplice e incessante di trovare relazioni fra le cose che esistono e stabilirne di nuove.

Dal 12 Aprile 2019 al 26 Maggio 2019

Firenze

Luogo: Ex Refettorio di Santa Maria Novella

Indirizzo: piazza della Stazione

Curatori: Maria Clara Ghia, Ugo Dattilo, Clementina Ricci

Enti promotori:

Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario di Leonardo Ricci

Patrocinio di Comune di Firenze

Oltre il segno, il gesto. Oltre il colore, il bianco. Marco Strappato in mostra da The Gallery Apart

Al di là dello spazio, al di là del colore c’è un momento, un attimo in cui tutto è sospeso, come annullato. Il colore bianco, brillante, si staglia monocromo sulle pareti e una poesia di visioni esplode nel silenzio della sala. Una sintesi di tanti elementi, di tecnologie silenziose, sono pochissimi tratti che creano però immagini mentali di lontani paesaggi, il mare, una vela, il sole. Au-delà, un epilogo di una ricerca, è la mostra ospitata negli spazi di The Gallery Apart e visitabile fino al 26 aprile. La quarta personale nella galleria romana, per l’esattezza, di Marco Strappato artista marchigiano impiegato nella sperimentazione e ricerca pittorica attraverso l’uso di nuovi supporti e nuove tecnologie.
Un tempo sospeso è quello in cui si entra una volta varcata la porta d’ingresso della galleria. Non ci sono riferimenti temporali precisi, tutto sembra suggerire qualcosa che è assopito nell’immaginario personale di ciascun visitatore. Ritorna prepotentemente il mare, il suo dolce increspare o l’orizzonte con due soli che quasi si sovrappongono. Poi le stampe o le grandi tavole lignee, come ricordo neppure troppo lontano delle ricerche di Bonalumi, Fontana, Manzoni e Ghirri in cui la semplicità e la riduzione dei segni diventano una stratificazione di elementi mentali e paesaggi visuali ideali che nella loro bidimensionalità e, a volte tridimensionalità, sembrano implicare uno sguardo che va oltre la semplice visione.
Strappato lavora attraverso una ricerca che sfocia nell’esistenziale. L’artista guarda ai grandi del passato, rielaborandone i contenuti, facendone proprie le riflessioni senza però omaggiarli bensì interpretando e rivisitando in stratificazioni semantiche le immagini mediante l’uso ricorrente della tecnologia grazie alla quale Strappato riduce all’estremo gli elementi, azzerandone la difficoltà e la complessità del suo utilizzo.
Se il segno nasconde una gestualità articolata, quella della tecnologia, l’uso del monocromo invece evoca la potenza di quel segno, delle linee che, seppur nella loro apparente semplicità, spezzano la calma dell’atmosfera sospesa e atemporale e permettono di ritrovare quelle immagini personali e individuali del passato, le radici di un luogo o dei ricordi sbiaditi. Come il bianco di un foglio o di una tela, le opere si rimettono all’immaginario personale dell’artista che in una matura rielaborazione dei segni ha la capacità di raccontare un mondo, il suo personale a cui sovrapporre il nostro, ritrovarne la calma e da lì ricominciare.

Au-delà di Marco Strappato
fino al 26 aprile 2019
The Gallery Apart
Via Francesco Negri 43, Roma
Orari: dal martedì al venerdì, h 15.00 – 19.00
Ingresso gratuito

Caravaggio in mostra al Museo e Real Bosco di Capodimonte (Napoli)

Napoli rappresenta una tappa fondamentale per la vita e per le opere di Caravaggio. L’intensa resa della passione e dell’istinto nei dipinti più iconici realizzati dal maestro durante il periodo napoletano identifica, nella visione dei nostri contemporanei, lo stile e la personalità dell’artista lombardo, divenuto maggiormente drammatico in seguito all’episodio dell’assassinio romano.

La mostra approfondisce il periodo napoletano del pittore e l’eredità lasciata nella città partenopea, fondamentale alla costituzione della poetica barocca e alla diffusione del naturalismo caravaggesco nella pittura del XVII secolo in Europa.

Caravaggio visse a Napoli per complessivi 18 mesi tra il 1606 e il 1610. Un soggiorno fondamentale per la sua vita e le sue opere, tuttavia meno noto del periodo trascorso a Roma.

Dopo 15 anni dall’ultima esposizione che Capodimonte ha dedicato al maestro lombardo (Caravaggio. L’ultimo tempo 2004) nuove scoperte e recenti dibattiti internazionali saranno presentati in mostra insieme alla ricostruzione di una dettagliata crono-biografia che riorganizzerà le conoscenze letterarie e documentarie (edite e inedite) del periodo.

Attraverso un rigoroso approccio scientifico saranno messe a confronto le opere del Merisi eseguite a Napoli, provenienti dai Musei italiani e stranieri, tra cui prestiti straordinari quale La Flagellazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen.

L’esposizione costituisce dunque un’occasione unica nel panorama delle molteplici iniziative espositive sull’opera di Caravaggio, per ragionare sullo scorcio, estremo ed affascinante, dell’esistenza dell’artista, consentendo una maggior comprensione dei suoi anni a Napoli e della loro importanza per lo sviluppo della pittura in Italia e in Europa.

Dal 12 Aprile 2019 al 14 Luglio 2019

Napoli

Luogo: Museo e Real Bosco di Capodimonte

Indirizzo: via Miano 2

Curatori: Cristina Terzaghi, Sylvain Bellenger

Costo del biglietto: da € 14

Arte Matera2019. BURNING. Anima e memoria nei volti di donna

Sabato 13 aprile alle 18:00 si inaugura la mostra BURNING, nella splendida cornice della Città di Matera, organizzata dalla Galleria d’arte D’Imperio, in Piazza Vittorio Veneto, 34, nel cuore della Capitale Europea della Cultura 2019. L’esposizione, a cura di Maria Italia Zacheo, propone le opere di Fabrizio Borelli e di Mario D’Imperio, a confronto, sul tema della passione femminile, un fuoco che esalta e al tempo stesso distrugge. Storie di donne – anima e memoria nei volti – colte dai due artisti, facce di una stessa realtà, unità bifronte ed espressione binaria di un’unica forza che attira, vivifica e annulla. Un gioco delle parti, proposto nelle due vie possibili: In/Out.
La rassegna, nell’ambito delle iniziative proposte dalla Galleria D’Imperio, ha l’obbiettivo di offrire al pubblico approfondimenti sull’arte contemporanea, e, nel presentare il tema antico del femminile, consente una riflessione in più: pensieri ed emozioni, luce e buio, assenze e presenze in immagini che continuano un racconto antico nel mondo contemporaneo.
La serie di Fabrizio Borelli – Burning Out – è una sequenza/replica di un unico volto femminile, aperta da un titolo didascalia; datata 2010, è stata prodotta in occasione della collettiva Stop all’abuso sulle donne (Roma, Museo delle Mura). Le opere sono in copia unica. L’immagine meta-fotografica del volto ripetuto è elaborazione di materiale web di risulta. Tecnica mista, stampa glicée su carta tradizionale Magnani puro cotone, emulsionata artigianalmente. Le immagini sono trattate con patine, colore e nerofumo, per oscurare/negare progressivamente il volto femminile. La realizzazione esalta l’ispirazione poetica dell’artista. Mario D’Imperio utilizza in questa esposizione l’antica tecnica della ceramica a grande fuoco. Le sue opere denotano ironia e superamento della moltiplicazione dei volti, proposta in passato dalla pop art. Ma se quelle immagini erano replicate spesso all’infinito in copie più uguali a sé stesse, utilizzando chiavi pittoriche, fotografiche e pubblicitarie, qui avviene l’esatto contrario. Il volto femminile è stilizzato in un fumetto quasi umoristico ma proposto utilizzando la chiave artigianale della ceramica, contrapposta alla produzione industriale di molta arte contemporanea. Pur rifacendosi alla celebre mostra e campagna pubblicitaria “Faces” di Oliviero Toscani per Benetton, Mario D’imperio esprime il recupero del disegno con una linea semplice ed essenziale. Fabrizio Borelli vive e lavora tra Roma e l’Umbria. È impegnato, da sempre, nel campo della restituzione visiva della realtà. La costante ricerca – prediletto il linguaggio fotografico, meta-fotografico e quello video – e l’esperienza professionale, lunga e di ampio respiro – nel cinema ha lavorato con numerosi registi, tra i quali Ettore Scola, Andrei Tarkovskij, Luigi Comencini, Giovanna Gagliardo, Bruno Corbucci, Ermanno Olmi – insieme all’attività in ambito televisivo hanno arricchito la sensibilità reportistica e la capacità di sintesi. È fondatore e presidente dell’associazione culturale X-Frame. Tra le ultime realizzazioni: il libro fotografico Fabrizio Borelli CONFINE 1 / storia di luci e di ombre, a cura di Maria Italia Zacheo – presentato al MAXXI, Roma Maggio 2018 (Lithos editrice) – e la mostra relativa, in calendario nel 2018 a Roma, MAXXI, e a Terni, Palazzo di Primavera. E’ presente alle precedenti edizioni di RAW – La verità, vi prego, sull’amore Open Studio/ Recital per voce, musica, suoni (2016) e Sopra – sotto Berlino – Finestre inedite su Berlino contemporanea (2017), ha esposto alle collettive Swing Angel 03 (Ancona 2017), Destrutturazione/I (Magliano Sabina 2016), LDD – Legittima Difesa Dossier (Roma 2013), Stop sull’abuso delle donne (Roma 2010), Ciao Dario, in ricordo di Dario Bellezza (Roma 1996) e alle personali Scents (Giovinazzo 2017), Tracks&Chips (Roma 2008), Distratti (Roma 1996). Mario D’Imperio è nato a Matera ed attualmente vive a Roma. Dagli anni ottanta, accanto alla sua professione di medico, ha svolto un’intensa attività artistica, partecipando ad oltre 100 mostre d’arte personali e collettive. Nel 2000 ha realizzato 14 formelle in ceramica per il Santuario quattrocentesco di Pozzo Faceto a Fasano. Nel 2008 ha fondato il Circolo Culturale Casa D’Imperio, di cui è il presidente, ospitando mostre ed eventi culturali, artistici e musicali nella casa di famiglia nei Sassi di Matera. E’ stato insignito nel 2012 del prestigioso Premio Personalità Europea in Campidoglio a Roma durante la 42 Giornata d’Europa. Recentemente ha ricevuto a Porto Potenza Picena il Premio Sant’Anna Speciale della critica e il Premio nazionale Natiolum, ai Bastioni di Giovinazzo. Le sue opere pittoriche ad olio e acrilico e le sue ceramiche a terzo e a grande fuoco sono state raccolte e recensite nei seguenti cataloghi: L’angelo e il giudizio. Opere 1999 – 2000 (Grafischena Fasano – 2000), con introduzione e versi di Rosa Maria Fusco; Percorsi 1980 – 2002 con contributi critici di Rosa Maria Fusco, Antonio Lotierzo, Livia Semerari e Sara Torquati; Il rosso e l’arancio 2005 – 2007 (Cimer – 2007) e Mario D’Imperio (Lithos editrice – 2015) a cura di Emanuele Pecoraro, con contributi critici di Pierfrancesco Campanella, Loredana Finicelli e Beatrice Mastrorilli e versi di Aldo Bagnoni e Paolo Di Caprio. Inoltre, i suoi quadri sono stati utilizzati per il cortometraggio L’amante perfetta, diretto da Pierfrancesco Campanella e per le locandine dei documentari La città d’acqua e 28… ma non li dimostra, diretti da Emanuele Pecoraro. E’ inoltre presente come esperto d’arte nel docufilm per il cinema I love… Marco Ferreri, diretto da Campanella.

BURNING ANIMA E MEMORIA NEI VOLTI DI DONNA
mostra a cura di Maria Italia Zacheo
meta-fotografie di Fabrizio Borelli ceramiche a grande fuoco di Mario D’Imperio
CASA D’IMPERIO GALLERIA STUDIO
Piazza Vittorio Veneto, 34, 75100 Matera
INAUGURAZIONE MOSTRA Sabato 13 aprile 2019 ore 18.00
ESPOSIZIONE APERTA AL PUBBLICO dal 13 al 28 aprile 2019 giorni feriali: dalle 18:00 alle 21:00 festivi: 10.00 – 13.00 / 18.00 – 21.00
INGRESSO LIBERO
https://www.materaevents.it/events/view/arte%20contemporanea/2321/burning
www.fabrizioborelli-imaging.it
www.mariodimperio.com
UFFICIO STAMPA Emanuele Pecoraro emanuele.pecoraro@live.it Chiara Velocci c.velocci89@gmail.com

Verso le celebrazioni della morte di Amedeo Modigliani (1920 – 2020)

La galleria Alson Gallery di Milano aderisce alle celebrazioni del Centenario della morte di Amedeo Modigliani.

In occasione del Salone del Mobile di Milano, la galleria Alson Gallery, Via San Maurilio 11, Milano, è onorata di ospitare due produzioni dell’Istituto Amedeo Modigliani destinate alla divulgazione culturale: il format Modlight, marchio registrato dall’Istituto, una innovativa opera in cui l’arte incontra la tecnologia e diventa oggetto di design e la collezione delle fotolitografie nell’ambito di una “special edition” in cui anche le litografie diventano oggetto esclusivo e innovativo.

La galleria dunque è lieta di presentare al suo pubblico e alla stampa da mercoledì 10 Aprile 2019 al 30 Aprile 2019, dalle ore 10 alle ore 19, tali produzioni di assoluta novità e di partecipare attivamente alle celebrazioni previste per il 2020.

Dal 10 Aprile 2019 al 30 Aprile 2019

Milano

Luogo: Alson Gallery

Indirizzo: via S.Maurilio 11

Telefono per informazioni: +39 0272080187

E-Mail info: alsongallery@gmail.com

Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione

La figura femminile, il suo fascino, le sue molteplici identità e il suo avanzare nella storia sono il tema centrale della mostra Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione, in corso dal mese scorso presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma.
Un percorso espositivo dislocato su tutti i tre piani del museo, con un corpus di più di cento opere (quadri, sculture, fotografie, video), alcune mai esposte prima, provenienti principalmente dalla ricchissima collezione permanente della galleria capitolina, eseguite da una serie di importanti artisti operanti da fine Ottocento fino ai giorni nostri.
La donna viene indagata nelle sue molteplici sfaccettature, nella sua incredibile profondità, nel suoi possibili ruoli: quello di portatrice di vita, come nel dipinto Maternità di Luigi Trifoglio, quello di misteriosa seduttrice ne Il dubbio, iconico lavoro di Giacomo Balla, o ancora come incarnazione di una natura rigogliosa e fiorita nel dipinto Nel parco eseguito da Amedeo Bocchi. Non mancano in mostra prove di importanti correnti artistiche sviluppatesi nel corso del Novecento, come il Realismo Magico della Donna alla Toletta di Antonio Donghi, ipnotica rappresentazione della vanità femminile oltre lo spazio e il tempo.
Un repertorio variegato che ci permette di indagare come il punto di vista dell’artista sulle donne sia cambiato nel tempo: dalla rappresentazione del suo potere ammaliatore o della sua angelica innocenza si arriva alla celebrazione della presa di potere raggiunta attraverso un secolo di lotte femminili, frutto della volontà di essere riconosciute come soggetti pensanti e dall’esigenza di ottenere parità di diritti, sia sul piano politico che su quello personale.
La mostra, a cura di Arianna Angelelli, Federica Pirani, Gloria Raimondi e Daniela Vasta è affiancata da numerosi eventi culturali, come letture, performance, proiezioni e serate musicali a tema; completano inoltre il percorso espositivo videoinstallazioni, film d’artista e documenti fotografici provenienti dalla Cineteca di Bologna e da ARCHIVIA – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne, oltre a spezzoni di performance eseguite da artiste al femminile. Particolarmente interessante è la proiezione di Bellissima, film del 2004 di Giovanna Gagliardi prodotto dall’Istituto Luce-Cinecittà, che attraverso materiale documentario eterogeneo ci narra la storia delle donne nel corso del ventesimo secolo.


Galleria d’Arte Moderna
Via Francesco Crispi 24 – Roma
Dal 24 gennaio al 13 ottobre 2019
da martedì a domenica ore 10.00 – 18.30
http://www.galleriaartemodernaroma.it/

PARMA 360. Festival della creatività contemporanea. IV edizione – L’eredità creativa e tecnologica di Leonardo da Vinci

In vista delle celebrazioni di Parma Capitale italiana della Cultura 2020, prende il via sotto il segno di Leonardo, nell’anno che ne ricorda i 500 anni dalla scomparsa, la quarta edizione di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, evento dedicato alle massime espressioni delle arti visive contemporanee e alla creatività giovanile. Dal 6 aprile al 19 maggio 2019 il ricco palinsesto, dal titolo L’eredità creativa e tecnologica di Leonardo da Vinci, propone al grande pubblico mostre ed eventi diffusi in città in luoghi istituzionali e privati, all’insegna della rigenerazione e della rifunzionalizzazione degli spazi urbani per un coinvolgimento attivo della cittadinanza e dei visitatori.

Nascono così, in dialogo con vie, quartieri e scorci storici e suggestivi di Parma, gigantesche installazioni, pale pittoriche, sculture cinetiche, carte disegnate a mano, proiezioni multimediali, percorsi olfattivi e realtà aumentata, che portano la firma di grandi artisti come Aqua Aura, Maria Cristina Carlini, Giuseppe Ciracì, Peter de Cupere, Duilio Forte, Michele Giangrande, Paolo Mezzadri, Alice Padovani, Enrico Robusti, oltre agli street artists che fanno capo al MAUA Museo di Arte Urbana Aumentata e agli otto artisti cinetici tedeschi Sebastian Hempel, Angelika Huber, Siegfried Kreitner, Pfeifer & Kreutzer, Carolin Liebl & Nikolas Schmid-Pfähler, Hans Schock, Björn Schuelke, Martin Willing.

Simbolo dell’unione delle culture umanistica e scientifica, il genio di Leonardo Da Vinci viene omaggiato dal Festival, attraverso l’arte contemporanea, per l’eredità creativa e tecnologica trasmessa imperitura attraverso i secoli, privilegiando le ricerche di quegli artisti che continuano a stupirci per la sperimentazione della loro tecnica espressiva, per l’indagine in settori diversi rispetto a quelli di loro stretta pertinenza, come la scienza, la tecnologia e la percezione, e per la capacità di innovare in modo semplice ma creativo.

Parole chiave del Festival, quindi, incoraggiare e divulgare l’arte contemporanea e promuovere gli artisti emergenti, attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico parmense trasformato in un vero e proprio museo diffuso sul territorio. In questo modo chiese sconsacrate, palazzi storici, spazi di archeologia industriale e musei, come il Ponte Europa più conosciuto come Ponte Nord, che riapre al pubblico per l’occasione, l’Edicola ottocentesca di Piazza della Steccata, la Chiesa di San Quirino, il Ponte Romano, l’Oratorio di San Tiburzio, tipico esempio di Barocco parmense, l’Antica Farmacia di San Filippo Neri, il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico e APE Parma Museo, riacquistano il loro valore aggregativo e si arricchiscono di nuove valenze semantiche.

L’iniziativa abbraccia dunque attivamente tutta la città e si arricchisce del circuito off 360 VIRAL per coinvolgere il pubblico in un percorso che spazia dal centro storico fino al quartiere Oltretorrente, con l’obiettivo di rilanciare e promuovere la fervida cultura artistica già presente sul territorio. All’appello sono chiamati oltre 50 spazi creativi di Parma: gallerie, studi professionali, associazioni, coworking, enolibrerie, negozi per una ricca e curiosa offerta espositiva, in collaborazione con Ascom.

PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, che vede la direzione artistica e la curatela di Camilla Mineo e Chiara Canali, è organizzato dalle associazioni 360° Creativity Events ed Art Company, con il sostegno del Comune di Parma e un’ampia rete di partner pubblici e privati.

Il percorso espositivo dell’edizione 2019 prende avvio dal lungo e avveniristico corridoio in vetro e acciaio del PONTE NORD, che ospita le creazioni di Michele Giangrande, Duilio Forte e Peter de Cupere. A firma del barese Michele Giangrande la grande installazione site-specific a dimensione ambientale GEARS (Ingranaggi), dove 1.000 cartoni da imballaggio dislocati come molteplici ruote dentate, a lanterna o gabbia, costituiscono le forme circolari di ingranaggi meccanici, di circa 3 metri di diametro ciascuno, che entrano in relazione con le volumetrie del ponte ad evocare i meccanismi delle complesse macchine di Leonardo. Sospese invece le sculture volanti dell’italo-svedese Duilio Forte, ispirate ad animali immaginari e alla mitologia soprattutto scandinava, secondo le regole del movimento ArkiZoic, quali Ptero IX Ingens una riproduzione gigante in legno di uno Pterodattilo simile a quello esposto al Museo di Storia Naturale di Milano, che vola fisicamente sopra di noi a unire metaforicamente passato e presente, e Sleipnir XLIX, installazione in legno di circa 7 metri di altezza raffigurante il leggendario cavallo di Odino, simbolo per l’artista di esplorazione, scoperta e conquista. Infine il progetto Olfactory Portraits di Peter de Cupere, instancabile sperimentatore da oltre 20 anni dell’arte olfattiva nel mondo e ideatore dell’Olfactory Art Manifest, che vanta all’attivo più di 700 lavori legati alla percezione olfattiva dei contesti sociali, culturali e ambientali. L’artista belga propone un percorso che si dipana in una sequenza di casse di legno per il trasporto di opere d’arte, di dimensioni differenti, che racchiudono odori e fragranze. In questo modo lo spettatore è invitato ad essere parte attiva nella fruizione dell’opera e ad immedesimarsi con la situazione creata, in quanto gli odori influiscono sulla nostra vita emotiva e sulla formazione dei nostri ricordi. Al secondo piano del Ponte Nord la mostra del MAUA, Museo di Arte Urbana Aumentata, ideata e curata da Bepart in collaborazione con la casa editrice Terre di Mezzo, la scuola di fotografia Bauer e altri partner, permette di ammirare tramite l’App Bepart, disponibile gratuitamente su Google Play e Apple Store, 15 degli oltre 50 lavori di Street Art in diverse città italiane, animati con altrettanti contenuti virtuali attraverso la Realtà Aumentata.

Sempre nell’ottica della Realtà Aumentata, i digital artists di Bepart hanno rivestito l’Edicola ottocentesca di Piazza della Steccata con immagini dedicate a Leonardo da Vinci, prelevate dal Codice Trivulziano e dalla Sala delle Asse del Castello Sforzesco di Milano.

La bellezza e l’ipnosi del movimento sono invece le caratteristiche che accomunano le opere dell’innovativa mostra E PUR SI MUOVE presso la CHIESA DI SAN QUIRINO, a cura di Afra Canali e Siegfried Kreitnr, che riunisce le ricerche di otto artisti cinetici provenienti dalla scena tedesca: Sebastian Hempel, Angelika Huber, Siegfried Kreitner, Pfeifer & Kreutzer, Carolin Liebl & Nikolas Schmid-Pfähler, Hans Schock, Björn Schuelke, Martin Willing, i quali condividono con Leonardo l’entusiasmo nella comprensione della magica coreografia del gioco meccanico. L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Galleria Kanalidarte di Brescia, che da sempre segue i movimenti cinetici italiani ed internazionali.

Il percorso verso la Chiesa di San Quirino si arricchisce con l’installazione inedita La Chiusa. Omaggio a Leonardo di Maria Cristina Carlini, collocata sotto le arcate del PONTE ROMANOrecentemente restaurate nel rinnovato sottopasso della Ghiaia. L’opera, composta da quattro imponenti porte in legno di recupero e ferro, che racchiudono al loro interno un “raggio di luce” dorato, simbolo del riflesso del sole sull’acqua, si ispira al sistema di chiuse fluviali studiato dal maestro fiorentino. La scultrice milanese d’adozione, figura di spicco nel panorama della ricerca plastica italiana contemporanea, indaga nei suoi lavori i rapporti fra l’uomo, la natura e i diversi materiali, interpretando la scultura come continua esplorazione di forme universali e primordiali.

L’artista parmigiano Enrico Robusti presenta un progetto pittorico realizzato appositamente per l’ORATORIO DI SAN TIBURZIO, Danze macabre, sposine ambiziose e angeli caduti. L’opera nasce da una riflessione sulla condizione umana, sullo spirito leonardesco di andare oltre i propri limiti al di là delle leggi universali ed è incentrata sul rapporto tra la sfera terrena e quella celeste. Con il suo stile grottesco e caricaturale, i suoi volti trasfigurati e i cortocircuiti prospettici, Robusti racconta ambizione, progresso, limiti sociali, ansie, disubbidienza, individualismo, momenti di vita quotidiana portati all’esagerazione e all’esasperazione, per rappresentare la voce di una società, dell’uomo, o meglio il suo grido.

Inoltre, in occasione del Festival, riapre l’ANTICA FARMACIA DI SAN FILIPPO NERI dopo un oblio di oltre cinquant’anni, grazie a un progetto di rivalutazione promosso dall’Associazione 360° Crativity Events assieme a Positive River Festival e Ad Personam, con il contributo di Fondazione Cariparma. Al suo interno sono presentate le personali dell’artista pugliese Giuseppe Ciracì dal 6 al 29 aprile e, a seguire, della modenese Alice Padovani dal 4 al 26 maggio. Il progetto Le carte di Windsor raccoglie una decina di lavori su carta di Ciracì, datate 2011-2017, che rielaborano ossessivamente alcuni famosi disegni di Leonardo conservati nelle collezioni della Royal Library del Castello inglese di Windsor, raffiguranti studi di anatomia e fisiologia, caricature e ricerche su cavalli, geografia e catastrofi naturali. I disegni sono carte “mediate” dagli agenti atmosferici, che modificano e trasformano i supporti pittorici. L’artista interviene esclusivamente a matita o sanguigna sulle trasparenti pagine di acetato, assecondando lo sviluppo segnico e sovrapponendosi agli appunti del maestro toscano o colmando gli spazi vuoti, per arrivare a comporre un reticolo di forme anatomiche che utilizzano le tecniche dello “sfumato” e del “non finito” leonardesco. In Codice involontario Padovani unisce alla spontaneità dell’impulso creativo il rigore del metodo scientifico e l’interesse per il mondo naturale. La mostra racconta l’evoluzione del suo percorso dall’utilizzo del disegno come mezzo espressivo e strumento di indagine scientifica ed emotiva, alla classificazione materiale più recente, con animali e insetti reali raccolti in teche entomologiche e scatole. Recuperare, catalogare, ordinare sono atti di memoria, strenui combattimenti per il controllo del tempo e dei ricordi, misurati attraverso azioni artistiche quali assemblaggi, installazioni e momenti performativi. Quella di Alice Padovani è una poetica ibrida, da cui si origina un Codice involontario, innato, inconscio, spontaneo. Il cortile interno dell’Antica Farmacia è invaso da Il Gioco è il Tempo, enorme installazione di Paolo Mezzadri che, in un percorso ludico e attivo dove lo spazio diventa territorio di un tempo intimo e personale, ci invita a riscoprire dal 6 aprile al 26 maggio il gioco da adulti, a cui abbandonarsi senza schemi e regole per ritrovarne lo spirito, e condividere gesti fanciulleschi senza paura e senza timore.

Quest’anno nel percorso del Festival rientra anche il MUSEO D’ARTE CINESE ED ETNOGRAFICO, considerato tra i più importanti al mondo. Nelle sale le opere contemporanee di Aqua Aura, grazie alla mostra La stratègie du camouflage curata da Marta Santacatterina, instaurano un dialogo profondo con le memorie millenarie di civiltà lontane; emblematico in tal senso il video Millennial Tears, che si apre con gli immensi scenari dei ghiacciai artici, per poi restringere il campo visivo dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, come in The Gift, che presenta in teche scintillanti racchiuse da nastri di tulle cellule impazzite, camuffate da un aspetto ammaliante. L’incessante metamorfosi della vita trova la sua manifestazione estetica anche nelle due serie inedite Sweet November e Carnal Still Life, in cui le elaborazioni digitali di immagini fotografiche fondono l’ambiente della natura e degli oggetti tipicamente urbani con ingrandimenti al microscopio di cellule, tessuti umani, virus e parassiti, al fine di restituire da un lato la complessità di un organismo, dall’altro quella dell’ambiente in cui l’uomo vive e la complessità della riflessione artistica contemporanea.

La programmazione di PARMA 360 si completa con la mostra STORIE DAGLI ABISSI. Mari di Sicilia tra reale e virtuale, eccezionalmente esposta dal 14 aprile fino al 7 agosto presso APE PARMA MUSEO, il centro culturale ed espositivo ideato e realizzato da Fondazione Monteparma. Il progetto, a cura di Francesco Spaggiari, si snoda attraverso i temi della navigazione antica, degli scambi commerciali e delle battaglie navali, con particolare riferimento alla prima guerra punica, e crea un dialogo innovativo tra archeologia, arte e tecnologia per promuovere la valorizzazione e la conoscenza del patrimonio culturale subacqueo. L’allestimento propone per la prima volta un’inedita combinazione tra l’esposizione fisica di reperti archeologici provenienti dai fondali siculi, l’avventura del loro ritrovamento e le soluzioni tecnologiche in grado di offrire un’esperienza immersiva. Scopo principale dell’evento è, infatti, rendere “accessibile l’inaccessibile” con il ricorso alla realtà aumentata e virtuale.

Dal 06 Aprile 2019 al 19 Maggio 2019

Parma

Luogo: Sedi varie

Indirizzo: sedi varie

Curatori: Camilla Mineo, Chiara Canali

E-Mail info: info@parma360Festival.it

Sito ufficiale: http://www.parma360Festival.it

Giappone. Terra di geisha e samurai

Giappone. Terra di geisha e samurai, curata da Francesco Morena, affascinerà chiunque conosca la raffinatezza e l’originalità della cultura giapponese classica.

Il percorso espositivo propone uno spaccato delle arti tradizionali dell’arcipelago estremo-orientale attraverso una precisa selezione di opere databili tra il XIV e il XX secolo, tutte provenienti dal fondo privato di Valter Guarnieri, appassionato collezionista trevigiano che ha creato nel corso degli ultimi decenni una raccolta di grande qualità e molto vasta per materiali, tecniche di realizzazione e soggetti iconografici.

La mostra, prodotta da ARTIKA, è proposta dal 4 aprile al 30 giugno 2019 presso Casa dei Carraresi con la collaborazione di Fondazione Cassamarca e il patrocinio della Città di Treviso.

Il percorso si sviluppa per isole tematiche, approfondendo da un lato i molteplici aspetti relativi ai costumi e alle attività tradizionali del popolo giapponese, dall’altro creando dei focus sulle peculiarità e sulla storia della collezione.

L’apertura dell’esposizione non poteva che essere dedicata al binomio Geisha e Samurai. Il Giappone tradizionale è infatti un paese popolato di bellissime donne, le geisha, e audaci guerrieri, i samurai. La classe militare ha dominato il paese del Sol Levante per lunghissimo tempo, dal XII alla metà del XIX secolo, imponendo il proprio volere politico ed elaborando una cultura molto raffinata la cui eco si avverte ancora oggi in molti ambiti. La geisha, o più in generale la beltà femminile così come la intendiamo noi (volto ovale cosparso di cipria bianca, abiti elegantissimi e modi cadenzati), ha rappresentato per il Giappone un topos culturale altrettanto radicato, dalle coltissime dame di corte del periodo Heian (794-1185) alle cortigiane vissute tra XVII e XIX secolo, così ben immortalate da Kitagawa Utamaro (1753-1806), il pittore che meglio di ogni altro ha restituito la vivacità dei quartieri dei piaceri di Edo (attuale Tokyo).

Dal mondo degli uomini a quello, affollatissimo, degli dei, sintesi di credenze autoctone e influenze provenienti dal continente asiatico. Il Buddhismo, in particolare, di origini indiane, giunse nell’arcipelago per tramite di Cina e Corea. Esso ha permeato profondamente il pensiero giapponese, soprattutto nella sua variante dello Zen, che in questa sezione è testimoniata da un gruppo di dipinti nel formato del rotolo verticale raffiguranti Daruma, il mitico fondatore di questa setta.

Questo affascinante avvicinamento all’arte e alla cultura nipponica continua introducendo alla quotidianità del suo popolo: dalle attività di intrattenimento come il teatro Kabuki, dall’utilizzo del kimono alla predilezione degli artisti giapponesi per la micro-scultura. Di quest’ultima troviamo esempio nel nucleo di accessori legati al consumo del fumo di tabacco.
Non meno affascinante è il percorso che vede le storie tradizionali e i temi legati alla letteratura, diventare raffinati soggetti di dipinti.

Il clou della grande mostra è riservato al rapporto tra i giapponesi e la natura, che nello Shintoismo, la dottrina filosofica e religiosa autoctona dell’arcipelago, è espressione della divinità. Questa relazione privilegiata con la Natura viene qui indagata attraverso una serie di dipinti su rotolo verticale, parte dei quali realizzati tra Otto e Novecento, agli albori del Giappone moderno.

A metà dell’Ottocento, dopo oltre due secoli di consapevole isolamento, il paese decise di aprirsi al mondo. Così, nel volgere di pochi decenni, il Giappone avanzò con convinzione verso la modernità. Intanto europei e statunitensi cominciarono ad apprezzare le arti sopraffini di quel popolo e molti giunsero a scoprire il mitico arcipelago. Il mutato scenario portò molti artisti ad adottare tecniche e stili stranieri, e molti artigiani a produrre opere esplicitamente destinate agli acquirenti forestieri.
Tra le forme d’arte inedite per il Giappone di quei tempi, la fotografia d’autore occupa senz’altro un posto d’elezione. Gli stranieri che visitavano l’arcipelago molto spesso acquistavano fotografie per serbare e condividere un ricordo di quel paese misterioso e bellissimo. È il caso dello sconosciuto che acquisì il nucleo esposto in mostra, il quale annotò in lingua spagnola, a margine delle fotografie, le descrizioni dei luoghi e delle attività raffigurate nei suoi scatti.

L’ultima sala è riservata ad una delle forme d’arte più complesse e insieme più affascinanti del Giappone, la scrittura. Grandi paraventi ornati di potenti calligrafie concludono l’esaltante percorso espositivo.

Dal 04 Aprile 2019 al 30 Giugno 2019

Treviso

Luogo: Casa dei Carraresi

Indirizzo: via Palestro 33/35

Orari: dal martedì al venerdì 10-19; sabato, domenica e festivi 10-20

Curatori: Francesco Morena

Enti promotori:

Con il patrocinio della Città di Treviso

Costo del biglietto: Intero € 12, Ridotto € 10 (gruppi min. 10 persone, soci Fai, Arci e Touring Club, possessori biglietto Trenitalia con destinazione Treviso), Ridotto speciale € 8 (studenti dai 6 ai 26 anni), Ridotto famiglia € 8 (min. 2 adulti e 1 minorenne) Gratuito: giornalisti previo accredito presso l’ufficio stampa (gestione3@studioesseci.net), guide turistiche con tesserino, insegnanti accompagnatori, disabili non autosufficienti con accompagnatore

Telefono per informazioni: +39 0422 513150

E-Mail info: mostre@artikaeventi.com

Michelangelo. Disegni da Casa Buonarroti

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli presenta, da giovedì 4 aprile a venerdì 21 luglio, la mostra Michelangelo. Disegni da Casa Buonarroti, a cura di Alessandro Cecchi.

In esposizione disegni autografi con studi per gli affreschi della volta della Cappella Sistina, studi di anatomia e studi di architettura, tutti provenienti da Casa Buonarroti, fondazione fiorentina che conserva, oltre all’archivio della famiglia, la più grande collezione al mondo di opere grafiche di Michelangelo. Sarà dunque l’occasione per ammirare preziosi studi di anatomia e di architettura abitualmente non esposti al pubblico.

In occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo, che coinvolgeranno anche il Piemonte e la città di Torino con il programma “Leonardo a Torino”, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli integra la proposta culturale offrendo la possibilità di riscoprire questo straordinario periodo del Rinascimento con un prezioso e rappresentativo percorso dell’opera michelangiolesca e dei processi di elaborazione formale che sottendono alle creazioni del maestro fiorentino.

Dal 04 Aprile 2019 al 21 Luglio 2019

Torino

Luogo: Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli

Indirizzo: via Nizza 230/103

Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 19 con orario continuato. Ultimo ingresso alle 18:15

Curatori: Alessandro Cecchi

Enti promotori:

Patrocinio di Città di Torino

Costo del biglietto: Intero € 10, Ridotto € 8 gruppi, over 65, convenzionati, Ridotto speciale € 4 scuole e ragazzi 6-16 anni. Gratuito 0-6 anni non compiuti, disabili, Abbonati Musei Torino Piemonte

Telefono per informazioni: +39 011.0062713

Sito ufficiale: http://www.pinacoteca-agnelli.it

Carlos Amorales. L’ora dannata

In occasione di Miart 2019, dal 2 aprile all’8 luglio 2019 la Fondazione Adolfo Pinipresenta la mostra L’ORA DANNATA di Carlos Amorales, a cura di Gabi Scardi.

Carlos Amorales si interessa al linguaggio, alle immagini e alle loro varianti e, più in generale, ai sistemi della comunicazione, al loro costante rinnovamento, alle loro potenzialità e alle loro insidie; ai meccanismi che consentono ad alcune narrazioni di emergere, a scapito di altre; e, per estensione, alla questione delle rappresentazioni dominanti, della manipolazione della comunicazione e del pensiero stesso. Nella sua pratica confluiscono arte visiva, musica, animazione e poesia, tutte coniugate, con grande rigore formale, nel nome di una consapevolezza rispetto al presente e alle sue tensioni.

Per la Fondazione Adolfo Pini, Amorales ha concepito la mostra L’ORA DANNATA incentrata sull’installazione di dimensioni ambientali Black Cloud e su diversi elementi afferenti al progetto Life in the folds. La mostra comprende inoltre silhouettes e altre opere dell’artista, in un continuo slittamento tra immagini e segni.

Con Black Cloud, uno sciame di migliaia di farfalle nere invade gli ambienti della Fondazione già a partire dallo scalone d’ingresso. 15.000 farfalle popolano gli spazi nuovi e quelli già esistenti della Fondazione. Con Life in the folds l’artista mette invece in scena il tema della violenza dell’uomo sull’uomo. Una violenza che alberga nel profondo e che può esplodere in modo ingiustificato. Il progetto comprende, tra l’altro, un video di animazione in cui, mentre assistiamo a una drammatica vicenda, vediamo anche le mani del burattinaio che muove i fili dei protagonisti: metafora della mistificazione a cui, che ne siamo consapevoli o meno, la storia e le nostre azioni sono sottoposte. Da questo nucleo centrale deriva una serie di trasposizioni; tra le altre: un’installazione di grandi dimensioni e una serie di ocarine, ognuna delle quali ha la forma di un segno e il cui insieme compone un linguaggio in codice che può essere sia “letto” che “suonato”; proprio il loro suono fa, tra l’altro, da colonna sonora per il video. Alcune figure appaiono alle pareti della Fondazione come se le avessero attraversate; sono sagome umane e sembrano presentare alcuni fogli su cui sono rappresentati i momenti salienti della storia. In mostra anche i fogli dello story board in cui prendono forma per la prima volta i personaggi e le vicende raccontate nel video.

Con questa mostra Amorales fa riferimento al proprio paese, il Messico; ma nello stesso tempo ci parla di discrepanze e tensioni estremamente attuali in tutto il mondo, e della necessità di identificare l’origine dei nostri fantasmi, di riconoscerne la portata, la matrice, la valenza ideologica.

Dopo aver presentato i cinque progetti site-specific, The Missing Link di Michele Gabriele, Materia prima di Lucia Leuci, Memory as Resistance di Nasan Tur, Labyrinth di Jimmie Durham e SUMMERISNOTOVER di Šejla Kamerić, la Fondazione Adolfo Pini prosegue con questa nuova mostra il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci.

Dal 02 Aprile 2019 al 08 Luglio 2019

Milano

Luogo: Fondazione Adolfo Pini

Indirizzo: corso Garibaldi 2

Orari: 10-13 | 15 -17. Apertura straordinaria Milano Art week da lunedì a venerdì orario prolungato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Sabato 6 e domenica 7 dalle 11 alle 13 dalle 15 alle 18

Curatori: Gabi Scardi

Telefono per informazioni: +39 02 874502

Sito ufficiale: http://www.fondazionepini.net