Mario Merz. Igloos

Pirelli Hangar Bicocca presenta Igloos, la mostra dedicata a Mario Merz (Milano 1925- 2003), tra gli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, riunendo il corpus delle sue opere più iconiche, gli igloo, datati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa. Il progetto espositivo, curato da Vicente Todolí e realizzato in collaborazione con la Fondazione Merz, si espande nei 5.500 metri quadrati delle Navate e del Cubo di Pirelli Hangar Bicocca e pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo.

A cinquant’anni dalla creazione del primo igloo, la mostra offre l’occasione per osservare lavori di Mario Merz di importanza storica e dalla portata innovativa, provenienti da numerose collezioni private e museali internazionali – tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbemuseum di Eindhoven –, raccolti ed esposti insieme per la prima volta in Italia.

La mostra Igloos assume come punto di partenza l’esposizione personale di Mario Merzcurata da Harald Szeemann nel 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove vennero presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento al fine di formare un villaggio, un paese, una ‘Città irreale’ nello spazio espositivo, come afferma Szeemann.

Il progetto di Milano prosegue l’intento di Szeemann e Merz, mettendo in luce come l’artista abbia continuato a sviluppare con coerenza e visionarietà l’immaginario dell’igloo. L’esposizione include infatti anche opere concepite nei decenni successivi, in occasione di importanti antologiche e retrospettive nei grandi musei europei e stranieri. Si apre con La Goccia d’Acqua, 1987, il più grande igloo mai realizzato da Merz per uno spazio interno, di dodici metri di diametro, presentato in occasione della sua mostra personale al CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux.

Nello spazio delle Navate il percorso espositivo si sviluppa in nuclei che seguono un ordine cronologico, partendo dai primi igloo concepiti negli anni ‘60 come, per citarne alcuni: Igloo di Giap, 1968 e Acqua scivola, 1969. Quelli degli anni ‘70: tra gli altri, sono presenti Igloo di Marisa, 1972 e ‘If the hoar frost grip thy tent Thou wilt give thanks when night is spent’(Ezra Pound), 1978. Le evoluzioni degli anni ‘80, periodo in cui gli igloo divengono più complessi, si raddoppiano, si triplicano o si intersecano, sono testimoniate da, ad esempio: Igloo del Palacio de las Alhajas, 1982 e Chiaro Oscuro, 1983. Rappresentativo degli anni ‘90 è Senza titolo, 1999, realizzato per il parco del museo, in occasione della mostra personale alla Fundação de Serralves, curata proprio da Vicente Todolí.

Attraverso questo gruppo di opere la mostra rivela gli aspetti e i temi più innovativi di Merz, inserendo la sua ricerca all’interno del panorama artistico internazionale e contemporaneo degli ultimi cinquant’anni, come: l’utilizzo di materiali naturali e industriali, l’impiego poetico ed evocativo della parola scritta e il dialogo con lo spazio circostante e la sua architettura.

La pratica di Mario Merz si sviluppa a Torino fin dagli anni ‘50. Figura chiave dell’Arte Povera, è uno degli antesignani in Italia a utilizzare l’installazione, superando la bidimensionalità del quadro, inserendo tubi al neon nelle sue tele e in oggetti quotidiani come ombrelli e bicchieri. Attraverso il suo lavoro indaga e rappresenta i processi di trasformazione della natura e della vita umana, utilizzando elementi provenienti dall’ambito scientifico-matematico, come la spirale e la sequenza numerica di Fibonacci, e introducendo a partire dal 1968 quello che rimarrà uno dei motivi ricorrenti e più rappresentativi della sua pratica per oltre trent’anni: l’igloo.

Queste opere, riconducibili visivamente alle primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo e la metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività.
Gli igloo sono caratterizzati da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune, come argilla, vetro, pietre, iuta e acciaio – spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile – e dall’uso di elementi e scritte al neon.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo, pubblicato da Mousse Publishing, che include un’estesa documentazione fotografica dell’esposizione, i contributi di Germano Celant, Lisa Le Feuvre e Pietro Rigolo, e dettagliate schede di ogni lavoro presentato.

Vicente Todolí è Direttore Artistico di Pirelli Hangar Bicocca e curatore della mostra. Precedentemente è stato Direttore della Tate Modern di Londra dal 2003 al 2010; dal 1996 al 2003 ha diretto la Fundação de Serralves di Porto e dal 1989 al 1996 è stato Direttore Artistico dell’IVAM (Instituto Valenciano de Arte Moderno).

 

 

Dal 24 Ottobre 2018 al 24 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Pirelli Hangar Bicocca

Curatori: Vicente Todolí

Enti promotori:

  • In collaborazione con Fondazione Merz

Telefono per informazioni: +39 02 66 11 15 73

E-Mail info: info@hangarbicocca.org

Sito ufficiale: http://www.hangarbicocca.org

Milano e il Cinema

Dall’8 novembre 2018 al 10 febbraio 2019, le sale di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine di Milano accoglieranno una mostra che analizza il rapporto tra il capoluogo lombardo e il mondo della settima arte.  L’esposizione presenterà fotografie, manifesti, locandine, contributi video e memorabilia in grado di ripercorrere un secolo di storia del cinema a Milano, dalle prime sperimentazioni degli anni Dieci all’epoca d’oro degli anni sessanta, fino alle produzioni più recenti con la nascita di un genere-commedia tutto milanese che ha visto affermarsi artisti quali Renato Pozzetto, Adriano Celentano, Diego Abatantuono, Aldo, Giovanni e Giacomo, e molti altri.

Prima che il regime fascista concentrasse le grandi produzioni cinematografiche nelle nuove strutture romane di Cinecittà, Milano ha rappresentato il centro nevralgico delle prime sperimentazioni in Italia, luogo di fiorente innovazione, creatività e capitale della nascente industria filmica. Negli anni Trenta, la costruzione dei teatri di posa capitolini e il conseguente trasferimento nella Capitale delle attività produttive provocarono una perdita di centralità del capoluogo lombardo all’interno della produzione cinematografica. Occorre aspettare gli anni Cinquanta-Sessanta perché Milano si trasformi lentamente in set di innumerevoli pellicole che cercavano di cogliere nei cambiamenti repentini della città l’essenza stessa della modernità. Da Miracolo a Milano a Rocco e i suoi fratelli, da La Notte a Il posto, si contarono a decine le produzioni che immortalarono le atmosfere cittadine e catturarono l’incanto e le contraddizioni di una metropoli che evolveva a ritmi vertiginosi. Nonostante avesse perso il primato produttivo, agli inizi degli anni Sessanta, Milano seppe convertirsi nel luogo ideale dove sviluppare due nuovi filoni cinematografici: quello pubblicitario, che avrà la sua più clamorosa espressione in Carosello e quello industriale, che vedrà protagoniste aziende del calibro di Pirelli, Breda, Campari, Edison tra le altre, teso a valorizzare le realtà imprenditoriali attraverso lo sfruttamento del linguaggio cinematografico.

Dopo la stagione dei poliziotteschi degli anni Settanta, che proprio nel capoluogo lombardo troveranno il set ideale, gli ultimi decenni vedranno proliferare la commedia in salsa meneghina con protagoniste figure entrate di diritto nell’immaginario di tutti.

“MILANO E IL CINEMA” è il nuovo appuntamento espositivo a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine di un percorso iniziato con Milano tra le due guerre. Alla scoperta della città dei Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti (2013) e proseguito con Milano, città d’acqua (2015) e Milano, storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione (2016) e Milano e la mala (2017). Questa serie di iniziative racconta il capoluogo lombardo a partire dalla sua storia, dalla sua specificità, dalle sue vicende sociali, capaci di trasformare in modo radicale il volto della città.

 

 

Dal 08 Novembre 2018 al 10 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Palazzo Morando | Costume Moda Immagine

Curatori: Stefano Galli

Enti promotori:

  • Patrocinio di regione Lombardia

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 10 (studenti under 26, over 65, disabili, gruppi adulti e tutte le convenzioni). Gratuito bambini da 0 a 6 anni, guide turistiche, accompagnatori di disabili; possessori Abbonamenti Musei Lombardia Milano

Telefono per informazioni: +39 02 884 65735

E-Mail info: c.palazzomorando@comune.milano.it

Sito ufficiale: http://www.civicheraccoltestoriche.mi.it/

Paul Klee. Alle origini dell’arte

Dal 31 ottobre 2018 sarà visibile a Milano presso ilMUDEC – Museo delle Culture  la mostra intitolata Paul Klee. Alle origini dell’arte. Si intende offrire al pubblico la visione di un’ampia selezione di opere di Klee sul tema del primitivismo, un’argomentazione che in Klee include sia epoche preclassiche dell’arte occidentale (come l’Egitto faraonico), sia epoche sino ad allora considerate “barbariche” o di decadenza, quale l’arte tardo-antica, quella paleocristiana e copta, l’Alto Medioevo, sia infine l’arte africana, oceanica e amerindiana.

Il primitivismo assume nell’arte di Klee connotazioni differenti rispetto a quelle comunemente utilizzate a proposito delle avanguardie storiche. L’interesse verso il “selvaggio” e il “primitivo” nasce in coincidenza con il primo viaggio dell’artista in Italia e la scoperta dell’arte paleocristiana a Roma nei primissimi anni del Novecento.

Klee conosce la storia dell’arte occidentale in tutta la sua ampiezza e varietà, istituisce rapporti nuovi e inattesi con questa o quella componente della tradizione e si nutre di memorie figurative, in modo non nostalgico. Per necessità insieme storica e di temperamento, l’omaggio all’arte occidentale si intreccia in lui intimamente alla parodia. Klee non solo mostra interesse verso la caricatura,  la sua attenzione si volge anche verso altre direzioni, come ad esempio per il rinnovamento dell’arte sacra, sviluppatosi in particolare a partire dagli anni in cui Klee collabora alle iniziative del Blaue Reiter con Kandinskij e soprattutto con Franz Marc.

Egli  ritiene opportuno il superamento delle iconografie tradizionali. A partire dal 1912-1913 Klee dissemina le proprie immagini di ideogrammi, rune o elementi “alfabetici” di invenzione. Si sforza di rinviare l’osservatore al processo che sta dietro l’immagine, vuole sollecitarne domande attorno al senso di ciò che vede e indurlo a leggere e decifrare con attenzione. Guarda all’arte bizantina, all’arte celtica, ovviamente all’illustrazione primo-rinascimentale tedesca per trovare precedenti di un’arte intimamente congiunta alla parola e alla “rivelazione”. E’ negli anni Venti e Trenta che il suo interesse per l’epigrafia si nutre di riferimenti agli antichi alfabeti cuneiformi medio-orientali e alla geroglifica egizia.

Le sezioni in cui verrà suddivisa la mostra racconteranno questo processo di formazione artistica. Una sezione sarà dedicata al teatrino di marionette che Klee aveva costruito per il figlio Felix, testimonianza del suo interesse per l’espressività infantile. Insieme a esemplari di marionette verrà presentata una selezione delle opere etnografiche del MUDEC. Infine sarà visibile la sezione dedicata a “policromie e astrazione” che designa un diverso insieme di opere, caratterizzate dal disegno geometrico per lo più associato a motivi architettonici, dalla trasparenza di differenti velature di colore.

 

 

Dal 31 Ottobre 2018 al 03 Marzo 2019

Milano

Luogo: MUDEC – Museo delle Culture

Curatori: Michele Dantini, Raffaella Resch

Roberto Floreani. Ricordare Boccioni

La galleria Russo di Roma ospita la mostra Ricordare Boccioni, terza personale dell’artista Roberto Floreani, astrattista di fama che ha al suo attivo quasi settanta personali, e che in questa sede presenta per la prima volta un corpus di opere realizzate esclusivamente su carta.

La mostra è un chiaro omaggio a Umberto Boccioni, grandissimo artista nonché padre del Futurismo scomparso prematuramente per una caduta da cavallo nel 1916 durante un esercitazione militare; si era infatti arruolato per essere parte attiva di quella Grande Guerra che era parsa a lui e a una folta schiera di artisti come il sogno di rivalsa della modernità su un passato ormai stantio e che invece si rivelò teatro di morte per quasi tutti loro.

Ricordare Boccioni è l’ultima tappa di una serie di iniziative culturali che Floreani gli ha dedicato negli ultimi anni. Già nel 2015 infatti aveva dato il via al progetto “Ricordare”, che includeva la mostra personale a Palazzo Chiericati, oltre che la stesura del saggio “I Futuristi e la Grande Guerra” (finalista al Premio Acqui Storia) e la Serata teatrale “Zang Tumb Tumb” a Vicenza, per non citare il Congresso internazionale dedicato al Futurismo tenutosi a Lisbona che ha visto Floreani tra i relatori, fino alla recente pubblicazione del testo Umberto Boccioni-Arte vita, edito da Electa.

Alla galleria Russo sono esposte 35 opere, che hanno avuto un triennio di gestazione, dal 2015 al 2018, realizzate su un supporto frutto della ricerca materica dell’artista, che ha sviluppato un materiale nuovo, una carta-tessuto cannettata, combinata con medium diversi, dal vetro al carbone al legno.

Le opere sono presentate all’interno di cornici a cassetta in betulla bianca, una sorta di scatole della memoria dalle quali si affacciano elementi legati chiaramente alla figura di Boccioni (foto, immagini, elementi tratti dalla sua iconografia), un diario visivo della sua produzione e della sua stessa vita abbinati agli elementi geometrici ed astratti tipici della produzione di Floreani, nonché alle cromie da lui predilette, come si evince dall’uso di toni quali l’arancio, il rosso e il blu elettrico.

Un dialogo interessante ed efficace dunque, non semplice dedica ma spunto per nuove immagini e creazioni.

 

 

Galleria Russo

Via Alibert, 20 – Roma

Lunedì : 16.30 – 19.30

Martedì – Sabato : 10.00 – 19.30

Info: www.galleriarusso.it

 

MOVE THE MUSEUM!When Water Touches the Ground. Il festival di arti visive, performative e multimediali riapre Villa Farinacci

Immersa nel verde del Parco Petroselli a Casal de’ Pazzi, si erge una degli ultimi esempi di ville razionaliste romane, Villa Farinacci. Costruita negli anni Quaranta come dimora del gerarca fascista Farinacci e rimasta chiusa per quasi vent’anni, la Villa riapre finalmente le sue porte con il festival a MOVE THE MUSEUM! When Water Touches the Ground, dedicato ad artisti, curatori, musicisti under 35.

Inaugurato sabato 22 settembre e aperto per nove giorni fino al 30 settembre, il progetto mette in relazione le diverse realtà che convivono nel quartiere, con l’obiettivo di attivare la creatività territoriale attraverso un laboratorio di co-progettazione culturale. Il MAXXI insieme all’Associazione Culturale Roerso Mondo e ZIP_Zone d’Intersezione Positiva, vincitori del bando SIAE S’Illumina, hanno attivato un dialogo con il territorio grazie anche al Municipio IV che ha sostenuto il progetto.

Fulcro del Festival è il progetto espositivo a cura di Giulia Gelmini, giovane vincitrice del concorso di idee dedicato a curatori under 35 e lanciato dal MAXXI lo scorso luglio. Spettri, titolo del progetto, presenta i lavori di Enrico Boccioletti, Andrea Magnani e del collettivo DITTO, pensati appositamente per gli spazi della villa. Tutte le opere di ambientazione performativa, giocano con l’immaterialità, il vuoto e la memoria, permettendo alla storia della Villa di rivivere attraverso l’attivazione dei suoi spazi. Attraverso le installazioni e la loro attivazione, conducono il pubblico alla scoperta della verticalità degli spazi dell’edificio e della torre che si erge e domina il parco.

Enrico Boccioletti con Variazione: Intraducibile, mette in scena una breve opera drammatica per attori fantasma in cui personaggi senza copro incarnano simbolicamente quattro istinti dell’uomo e conducono un dialogo sulla morte, l’amore, la paura e il dolore. Andrea Magnani ci coinvolge in un gioco di ruolo, Perhaps Empire, in cui invece di personaggi prestabiliti, un gruppo di giovani ragazze partecipa vestendo i propri panni e agendo secondo la propria personalità. Un esercizio di immaginazione che stimola ogni partecipante a una sorta di autoanalisi delle proprie caratteristiche e che ha come scenario il contesto storico della villa. Il collettivo DITTO, invece, interviene con tre antenne installate nei punti più alti dell’edificio attraverso cui trasforma alcune fotografie storiche di Villa Farinacci, in sequenze sonore. Con il sistema della Slow Scan Television, la televisione a scansione lenta, i colori delle immagini vengono smaterializzati e fatti corrispondere a frequenze audio. Una narrazione criptata, un modo diverso di raccontare la storia e la memoria del luogo, enfatizzandola attraverso la complessità del processo.

Spettri si sviluppa attorno al tema dello storytelling, strumento utilizzato dai tre artisti con modalità diverse, per abitare metaforicamente le stanze vuote dell’edificio, la cui storia diventa lo scenario di una pièce teatrale in tre parti.

Accanto al lavoro dei giovani artisti, è possibile visitare gli spazi interni ed esterni della Villa attraverso un percorso sono in tre tracce in cui si susseguono racconti, poesie e musiche.

Il ricco calendario di appuntamenti del Festival animerà la villa fino a domenica 30 settembre con performance musicali e letterarie, laboratori, concerti, conferenze e molto altro.

 

 

MOVE THE MUSEUM! When Water Touches the Ground

22 – 30 settembre 2018

Villa Farinacci, Viale Rousseau 90, Roma

Orari e programma disponibile sul sito del MAXXI www.maxxi.art

Ingresso gratuito

 

Salvo me, mostra personale di Diego Miguel Mirabella

Il 17 ottobre verrà presentata negli spazi della Richter Fine Art di Roma la mostra personale di Diego Miguel Mirabella Salvo me.

I lavori in mostra, tutti inediti e realizzati nel 2018, proseguono un progetto iniziato dall’artista nel 2017 nella città di Fès in Marocco. Frasi e disegni dell’artista vengono consegnati su carta ad artigiani locali che li traducono nel tipico mosaico marocchino (zellige in arabo) incastonando la consegna di Mirabella tra le trame dell’ornamento islamico.

La mostra è pensata come un’installazione scenica che gioca con i pieni e i vuoti della galleria nella quale le frasi e gli ornamenti abitano le architetture dello spazio.

Il progetto è stato vincitore del Premio Speciale SpazioCima in occasione del Talent Prize 2018.

Diego Miguel Mirabella è un artista visivo nato nel 1988 a Enna, Italia. Il suo lavoro si concentra su poesia e linguaggio e sulla loro restituzione visuale. Una naturale inquietudine lo porta a strutturare la sua ricerca in modo eterogeneo e con diversi media, lavorando spesso per mezzo di famiglie di progetti. Caratteristica nelle opere di Mirabella una tensione continua tra ciò che è mostrato e ciò che invece si cela allo spettatore. In molti dei suoi progetti si avvale di altre persone, del loro immaginario, usi e culture, con il fine di spingere il confine di comunicazione e scambio tra lui e questi creando lavori che scaturiscono da questo conflitto. Attualmente vive e lavora a Bruxelles.

Nell’ambito della stessa sera siamo lieti di annunciare l’inaugurazione congiunta con Sguardo Straniero, personale di Alessandro Roma presso z2o Sara Zanin Gallery.

In occasione della mostra verrà stampa, distribuito e donato un poster dell’artista – grafica Condensed Studio (Torino) con i testi di: Arnaud Eeckhout, Collettivo VOID Sara Moccia e Giacomo Morbiato – Università degli Studi di Padova, Dipartimento di studi linguistici e letterari.

 

 

17 ottobre – 23 novembre

Opening mercoledì 17 ottobre ore 18:30

galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Orari: da giovedì 18 ottobre dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

“Simbiosi”. Residenza in Studio di Jerico Cabrera Carandang, a cura di Elena Nicolini

Open Studio è il nuovo progetto Kill The Pig in collaborazione con l’agenzia di comunicazione creativa Reverse Studio che vedrà, dal 21 Settembre 2018, l’artista Jerico Cabrera Carandang ospite per un mese di residenza finalizzato alla creazione e alla presentazione dell’intero processo creativo, il 26 Ottobre 2018, durante la RAW – Rome Art Week.

Un primo confronto con un pubblico di addetti ai lavori, appassionati del settore dell’arte e fruitori che giornalmente saranno accolti nel cuore del quartiere Parioli di Roma ed invitati ad osservare le diverse fasi progettuali attraverso lo scambio tra artista ed osservatore che diventa dinamica quotidiana.

Disegni su carta, come segno dell’esperienza, ritratti su tela matrice della natura espressiva, argille come compenetrazione dell’uomo nella materia saranno solo alcuni dei media di cui l’artista si servirà per affrontare le sue indagini su “la Natura dell’Uomo come Uomo nella Natura”.

La capacità pittorica di Jerico, frutto del suo bagaglio personale, non riguarda solo i canonici strumenti della tela, degli olii, degli acrilici e dei pennelli ma riesce a maneggiare rulli e pennelli da muratore lanciandosi in un Action Painting avvolgente riuscendo a coinvolgere e catturare l’attenzione dell’osservatore.

 

 

Dal 21.09.2018 al 26.10.2018

Viale Gioacchino Rossini, 20 – Roma

 

 

Casa del Sol, una personale di Rochelle Goldberg

Museo Casa Masaccio Centro per l'Arte Contemporanea è lieto di presentare Casa del Sol, una personale di Rochelle Goldberg (1984, Vancouver, CA). Il percorso espositivo riorganizza le stanze di questa antica dimora con opere e installazioni che disperdono modelli consueti di valore in polvere di glitter. Proseguendo l’indagine e lo scavo continuo proprio della sua pratica artistica, Goldberg utilizza la digestione allegorica dell’oro per triangolare storia personale e memoria collettiva con gli oggetti scultorei che popolano quest’arena architettonica – un luogo che per secoli abbiamo continuato a chiamare casa. Assistiamo ad una interiorizzazione esteriorizzata, come a forme domestiche e resti acquatici trovati, inaspettatamente, a marcire sotto il sole. Questo marciume metabolico non è un'involuzione, piuttosto esso segnala il ritorno rianimato di ciò che una volta era stato messo a nudo. Nel rispetto di stratificazioni centenarie, Goldberg libera la casa da un’ imposta cecità, le restituisce la sua stessa luce e i suoi immemori occhi che guardano sia nel futuro più lontano che nel passato più remoto. Un sole spettrale, origine e ancora di vita, irrompe. I suoi raggi si inseguono da una stanza all'altra insieme all’eco di infinite voci, senza la minima certezza e dove nulla forse ci sarà, lasciandoci intravedere appena un barlume. La mostra si avventura nell'erranza del tempo e nelle profondità dello spazio abitato.

"Sono nata in un raggio di luce, mi muovo continuamente eppure sono immobile. Sono molto di più della vita e tuttavia non respiro. Sono visibile solo nell'oscurità. Puoi vedermi ma mai toccarmi. Posso parlarti ma mai ascoltarti. Mi conosci intimamente, ma io non ti conosco affatto. Siamo estranei l’uno all’altro e tuttavia mi porti dentro di te. Chi sono?”

Casa Del Sol
“E tutte le cose che pensava la sua casa dovesse avere”.

“Il titolo di questa mostra si riferisce alla casa nella quale sono nata”.
“Visto che stiamo riordinando la casa natale di Masaccio per i nostri fini, rinomino il luogo per poter fare spazio allo stesso evolversi della nostra Casa del Sol”.

“Il raggio di luce colpisce il muro come una memoria”.

“Ma lei ricorderebbe cosa c’era stato prima?”

“Lo stucco bianco, diventato rosa, trattiene ancora il freddo”.

“I fiori vomitano su tutti i muri”.

Loro sanno che le storie tetre non possono essere considerate segreti privati”.

“Ho in mente un’immagine del sole visto dalle grandi profondità dell’oceano, come se una delle sculture potesse essere riesumata da tale abisso … come se perdita e affondamento fossero l’unico vero vantaggio dal quale sperimentare questa visione. È ambizioso e allo stesso tempo necessario tentare di raggiungere una superficie per poter respirare … anche se il tuo tessuto è inerte come quello di una scultura”.

“ Niente qui è annegato o sta annegando”.

“Per me è fondamentale rimanere ambiziosi. Non in termini di prezzo, poiché il contenuto è sempre gratuito”.

“Come abbiamo appreso dal nostro comune interesse nel passaggio temporale dell’oro, il valore in se stesso è una forza animatrice. Quando un sistema di valori cambia, la vita è sia risorta che appena nata”.

“Qual’ è l’unità di cambio in questo tuo differente mondo?

“ Perfino lei, alla fine, fu costretta a riconoscere che i tempi erano cambiati”.

“Chiaramente sono ancora impressionata dalla risposta degli archeologi al seguente quesito: come facciamo a sapere che la cultura materiale di un’epoca (espressa in metallo) è stata fusa nell’epoca successiva?” La risposta come già detto, “perché continuiamo a scoprire esemplari unici sommersi in fondo a relitti sia terrestri che oceanici”.
“Al momento sento che le sculture su cui sto lavorando sono incagliate nella mia vita così come è evidente che l’ho capito proprio ora”.

“Stava vivendo la sua migliore vita?” Si, sta vivendo la sua vita migliore”.

(e più tardi lei provò)

“In seguito al difetto del suo organo, anche se per una condizione ereditaria, l’intero sistema doveva lavorare di più per evitare il crollo”.

“E a proposito della cosa nel terreno??”
“Come il soggetto deve essere allevata”.

 

Progetto realizzato nell’ambito di Toscanaincontemporanea2018.
Casa del Sol è stata possibile grazie al supporto di Miguel Abreu Gallery (New York), Galleria Federico Vavassori (Milano).

 

 

29 settembre – 4 novembre 2018

Casa Masaccio | Corso Italia, 83 | San Giovanni Valdarno

ROCHELLE GOLDBERG

CASA DEL SOL

a cura di Rita Selvaggio

Inaugurazione sabato 29 settembre ore 19:00

 

Pomezia si illumina con l’arte

Dal 21 al 23 settembre Pomezia si illumina con l’arte. Torna infatti la manifestazione artistica Pomezia Light festival, che quest’anno metterà in campo ben 27 artisti, 8 dei quali internazionali, in mille metri quadrati di percorso luminoso. Giochi di luce, performance, colori e proiezioni faranno rivivere gli spazi pubblici della cittadina laziale, spingendo gli spettatori a guardarli con occhi nuovi.

Tema di questa edizione sarà la Smart City, la città intelligente e ideale già immaginata dagli intellettuali del Rinascimento, un luogo in cui l’armonia e la bellezza dell’architettura si sposano con la lungimiranza del governo politico e la vita della comunità, fondendo estetica, funzionalità e ideali. L’idea degli organizzatori – il collettivo Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia – è quindi quella di ridisegnare le strade della città attraverso le opere, in un intervento di rigenerazione urbana e riqualificazione del patrimonio edilizio. Pomezia è la città ideale per tutto ciò: moderna ma con una storia alle spalle, è l’unico vero polo industriale del Lazio, con delle strutture urbanistiche che si prestano perfettamente alla realizzazione di interventi estetici luminosi.

Quest’anno il festival si articolerà in tre sezioni: AroundTheCity, dedicata a digital performance, media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; EyesUpTower, dedicata alle operazioni di videomapping o live mapping sulla Torre Civica; e FunAtBeach, dedicata alle live performance, in particolare AV performance, live cinema, VJing.

Le luci si accenderanno ogni giorno alle 21.30. Condizione essenziale per l’evento infatti è l’oscurità, ma quest’anno il festival non vive solo di notte: sono in programma anche diversi incontri, workshop e masterclass aperti a tutti. Per maggiori informazioni sul programma e per prenotare gratuitamente le attività: www.pomezialightfestival.it.

 

 

Dal 21 al 23 settembre 2018

Pomezia

Ingresso gratuito

 

 

Sculture in campo. Parco di scultura contemporanea

Sculture in campo è il parco di scultura contemporanea nato da un’idea dell’artista Lucilla Catania. Situato a Bassano in Teverina, nella campagna viterbese, immerso quindi in un ambiente naturale privo di inquinamenti umani e di sovrastrutture mentali, il parco ospita un complesso di nove sculture, destinate a crescere nel tempo in termini numerici. E’ infatti già in programma un progetto di ampliamento, in un’ottica di crescita ed espansione quasi organica di questo particolare spazio espositivo, che vuole essere un luogo dedicato alla scultura lontano dai soliti schemi e aperto invece a un respiro nuovo, che permetta alle opere di uscire dalle solite quattro mura delle white cube delle gallerie e dei musei e di interagire con uno spazio vitale, legato ai cicli delle stagioni e agli elementi atmosferici.

Il parco sculture ha inaugurato lo scorso sabato 15 settembre. Gli artisti presenti al momento sono quattro: Lucilla Catania, che espone in questa sede sei sculture, Luigi Puxeddu, Alberto Timossi e Francesca Tulli, con un’opera a testa.

Le opere di questi artisti sono molto eterogenee fra loro in termini stilistici e materici, e ciò permette di creare un concetto di varietà perfettamente affine in un contesto naturale in continua evoluzione e mutamento.

L’opera di Alberto Timossi, Flusso,è una scultura tubolare in resina rossa, che sembra nascere dal suolo su cui è posizionata; il dialogo tra l’elemento terra e l’installazione di matrice industriale anziché creare un’antitesi risulta particolarmente felice, come se l’elemento artificiale si piegasse alle forze della natura, ma senza strappi, bensì attraverso morbide piegature.

Umana Natura di Francesca Tulli è un’elegante rappresentazione di femminilità e grazia; la figura che si staglia contro il cielo è impegnata in una metamorfosi fluida, che la pone a metà tra l’essere donna e foglia, tra il considerarsi un essere umano o una creatura marina, fino a divenire quasi una sirena dell’aria.

Le sculture di Lucilla Catania sono monumenti organici, realizzati in pietra e in materiali resistenti al vento, al sole, al tempo; eppure sembra quasi che la mano dell’artista abbia voluto fare quello che avrebbero potuto fare gli agenti atmosferici, realizzando nelle sue opere curve sinuose, aperture verso il panorama circostante, salite e discese lungo il terreno, levigature e sabbiature da erosione.

La Tigre di Luigi Puxeddu è espressione archetipa del concetto di ferinità che si inserisce con naturalezza tra l’erba e gli alberi, regalando ai visitatori un guizzo di purezza originaria, un alito di esotico, un’immagine estrapolata dal tempo e dallo spazio geografico, perché la natura è una e le sue creature ne prendono possesso nei modi che più gli aggradano, in questo caso ad esempio attraverso la curiosa ricerca di scoperta del cucciolo del magnifico felino che tutti noi nel nostro immaginario conosciamo.

Sculture in campo è visitabile e si propone come un’interessante novità in ambito artistico a poca distanza da Roma, dando la possibilità al visitatore di scoprire panorami naturali e orizzonti creativi inediti, offrendo un rifugio dalla città e un momento di ritorno ad una libertà di movimento che spesso, nei contesti legati all’esposizione di opere d’arte, gli viene negata, e che invece è da considerarsi elemento fondante per la corretta fruizione dell’espressione creativa.

 

 

Sculture in campo. Parco di scultura contemporanea

Località Poggio Zucco, 01030 Bassano in Teverina (VT)

Orari: venerdì dalle 15.00 alle 20.00

Sabato e domenica dalle 9.00 alle 20.0

Lunedì dalle 9.00 alle 15.00

www.scultureincampo.it