Contemporary Art Fair. Art grows here

Art grows here: ecco lo slogan che riassume perfettamente lo spirito di SetUp Contemporary Art Fair.

I cambiamenti e le novità di questa VI edizione sono il risultato di cinque anni di continue evoluzioni e innovazioni.

SetUp predispone le basi per il cambiamento, rinnovandosi di anno in anno, ma, al contempo, mantiene viva e attuale la sua identità. La sua mission, infatti, è offrire nuovi orizzonti interessanti, promuovere gallerie che investono su artisti emergenti, far crescere una nuova generazione di collezionisti. In altre parole, l’obiettivo è innescare un cortocircuito virtuoso tra economia e cultura, offrendo un luogo di incontro e di scambio per esperti e appassionati di arte contemporanea.

Questo è un intento molto caro a SetUp e la volontà è di perseguirlo in un’ottica di valorizzazione del territorio fatta attraverso l’arte contemporanea come strumento di partecipazione.

Per la sua sesta edizione, SetUp Contemporary Art Fair ha scelto di rinnovarsi, scegliendo come nuova sede Palazzo Pallavicini, dimora di origine rinascimentale nel cuore della Bologna antica, e confermando, così, il suo carattere eccezionale, da sempre all’avanguardia e in controtendenza rispetto alle altre manifestazioni fieristiche.

Il tema che guiderà SetUp 2018 è l’attesa, e va a completare, dopo i leitmotiv delle passate due edizioni orientamento ed equilibrio, una trilogia tematica che ha chiesto notevole audacia e coraggio agli organizzatori, trovando compimento assoluto nel divenire dell’idea e della riflessione come atto di fiducia per il domani.

Il progetto dovrà essere presentato, come di consueto, sulla base dell’intramontabile format che richiede l’interazione delle tre figure chiave del sistema dell’arte contemporanea: artista, curatore-critico, gallerista. Anche quest’anno, i galleristi sono stati invitati a presentare un progetto curatoriale di almeno un artista under 35, illustrato da un testo critico di un curatore under 35.

 

 

Dal 1 al 4 febbraio 2018

Preview:

giovedì 1 febbraio 2018, ore 20.00 > 24.00

Apertura al pubblico:

giovedì, ore 21.00 > 24.00

venerdì e sabato, ore 16.00 > 24.00

domenica, ore 11.30 > 22.00

 

Tariffe biglietto

Intero: 7 euro

Entrata gratuita per i bambini di età inferiore a 7 anni

 

Info:

info@setupcontemporaryart.com

Segreteria Organizzativa:

Lorenza Scardovi

+339 7805157 – segreteria@setupcontemporaryart.com

 

Link di riferimento

www.setupcontemporaryart.com

Facebook: setupartfair

Twitter: @setupartfair

Instagram: @setupartfair

E’ obbligatorio per i giornalisti e pubblicisti accreditarsi in anticipo tramite l’ufficio stampa o sul sito di SetUp Contemporary Art Fair indicando il numero dell’ordine dei giornalisti oppure con una lettera d’incarico della testata a firma del Direttore o del Caporedattore. Non saranno prese in considerazione le richieste di accredito prive della documentazione indicata. L’ufficio stampa si riserva di confermare l’accredito con una comunicazione scritta inviata via e-mail.

 

Sarà pioggia che scende forte. Luca Gasparro

Istituto Italiano di Fotografia, in via Caviglia 3 a Milano (MM3 Corvetto), presenta il progetto fotografico di Luca Gasparro Sarà pioggia che scende forte, in mostra visitabile presso la sede dell’istituzione dal 16 gennaio al 14 febbraio 2018 dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00. L’esposizione è inserita nel programma “WALL” che mira a valorizzare il talento dei giovani fotografi formati da Istituto Italiano di Fotografia.

La mostra sarà inaugurata martedì 16 gennaio a partire dalle 18:30.

Il giovane fotografo presenta il progetto fotografico con queste parole: «Sono nato a Milano nel 1993. Dovevo essere femmina, ma sono nato maschio, giallo e peloso. Son stato figlio unico fino all’età di 2 anni, ancora più in compagnia all’età di 4. Piangevo come un disperato, mi dicono. Ancora un altro fratellino no. Di quello che è stato mi piace dire che ricordo poco. All’asilo il mio amore è stato un odore. Nella mia mente è dolce e sa di ammorbidente. L’ho ritrovato un giorno quando ero poco più grande in una scatola. L’ho conservata sotto il calorifero per un po’, finché il profumo non è andato via. Picchiavo i miei fratelli e mi rimproveravano il fatto che mi sentissi padre. Ho dormito sempre solo, faceva caldo nel lettone. Lo spazio era poco e io non ci stavo. Solo ad affrontare il mondo. Io, comunque con le spalle protette, capace di sopravvivere. Non so più ora se qualcuno mi guarda dall’alto. Mi dicevano che lassù c’è sempre qualcuno che ti osserva. Lì in alto io non ci ho mai visto niente. Quel niente a volte mi pesa. Ho sempre voluto essere una star, ora mi ritrovo spesso in seconda fila. Alla giusta distanza dalle cose, così che non mi possano ferire. Quel che posso lo osservo e lo faccio mio. Mastico pensieri come nessun altro. Amo il mondo e sogno spesso di fuggire, forse perché in fondo mi terrorizza. La è sempre meglio che qua, e qua è sempre meglio che la. Non ho un rapporto con la mia famiglia e di questo vengo spesso accusato. So di amarli e che mi amano, ma non posso far altro che stare un passo lontano. C’è una mano e degli occhi che più che mai ora mi mancano. A volte mi fermo, ascolto. Penso di poterli percepire nella natura. Difficilmente mi raccolgo in preghiera. Un incenso ogni tanto. La mia vita sta in un tiro di sigaretta la mattina. Quel qualcosa di estraneo che ti sveglia e che ti fa sentire pronto per poter ricominciare».

 

 

Marketing e comunicazione

Istituto Italiano di Fotografia

Via E. Caviglia 320139 Milano

Tel: +39  02 58107623 – 02 58107139

Fax: +39 02 58107139

web: www.istitutoitalianodifotografia.it

Dias & Riedweg. Other time than here. Other place than now

Prima volta in Italia per il duo Dias & Riedweg, presente a Roma fino a fine gennaio con la doppia personale dal titolo Other time than here. Other place than now., curata da Anna Cestelli Guidi e dislocata tra le due sedi del MACRO Testaccio e dell’Auditorium Parco della Musica.

Mauricio Dias e Walter Riedweg, brasiliano il primo, svizzero il secondo, sono una coppia artistica attiva da più di venti anni, che realizza opere visive e performance, e che ha partecipato con i suoi lavori ad importanti manifestazioni internazionali quali la Biennale di Venezia e di San Paolo e Documenta di Kassel.

Saranno proprio i lavori realizzati per Documenta del 2007 ad essere esposti presso la sede dell’AuditoriumArte – Auditorium Parco della Musica: si tratta della video installazione a tre canali Funk Staden, allestita nella sala interna dell’AuditoriumArte, della proiezione monocanale Book e delle fotografie Woodcuts.

Al centro del progetto un interessante critica verso il colonialismo passato e presente, che si è spesso spinto a forme di violenza esasperata e di scarso rispetto per le popolazioni locali. Il duo cerca un collegamento tra il fenomeno contemporaneo del Funk Carioca delle favelas di Rio de Janeiro e il racconto dell’avventuriero tedesco Hans Staden, scritto nel XVI secolo e intitolato Wahrhaftige Historia, in cui narrava della sua prigionia presso la tribù brasiliana dei Tupinambà. Il testo, corredato da disegni, alimentò il mito e la diffidenza verso ciò che era considerato selvaggio e quindi potenzialmente pericoloso. Gli artisti ci propongono una riflessione su come il concetto di diversità sia stato spesso visto come qualcosa da abbattere piuttosto che da conservare e da cui trarre esempio e conoscenza.

Il Macro Testaccio espone invece una serie di opere, eseguite dal 1999, che ruotano attorno al concetto di immigrazione e di spostamento, intesi come movimento di individui all’interno del mondo, attraverso città e paesi: è questa eterogenea diversità individuale a formare poi la variegata collettività sociale che ci circonda.

In mostra una serie di video oggetti e video installazioni, che esprimono la volontà di criticare in modo ironico le politiche globali contemporanee (in particolare nel caso di Flesh, del 2005), e che si focalizzano sul concetto di migrazione visto spesso come perdita di un proprio centro.

Presente in questa sede l’opera inedita site specific dal titolo La casa degli altri, realizzata durante il recente soggiorno romano di Dias & Riedweg: un viaggio all’interno del mondo degli abitanti delle più estreme periferie della capitale.

 

 

MACRO – Museo di arte contemporanea di Roma

Testaccio Padiglione A, Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma

Fino al 21 gennaio 2018

Orario: da martedì a domenica, ore 14.00-20.00.

http://www.museomacro.org

 

AuditoriumArte – Auditorium Parco della Musica

Fondazione Musica per Roma, viale de Coubertin 30, 00196 Roma

Dal 16 dicembre 2017 al 28 gennaio 2018

Orario: da lunedì a venerdì, ore 17.00-21.00. Sabato, domenica e festivi, 11.00-21.00.

www.auditorium.com

Oliviero Toscani. Più di cinquant’anni di magnifici fallimenti

Per celebrare la carriera di Oliviero Toscani è stata proposta una mostra da parte del Comune di Otranto e Theutra, la quale sarà presentata dall’artista stesso il 20 gennaio 2018 nelle sale del Castello Aragonese.

L’esposizione, curata da Nicolas Ballario e coordinata da Lorenzo Madaro, metterà in scena la potenza creativa e la carriera del fotografo grazie alla presentazione al pubblico delle sue immagini più note, che hanno fatto discutere il mondo su temi caldi quali razzismo, pena di morte, AIDS e guerra.

Tra i lavori in mostra sarà presente il celebre Bacio tra prete e suora, del 1991, i Tre Cuori White/Black/Yellow, del 1996, No-Anorexia,  del 2007,oltre a tantissime altre opere.

Nella mostra saranno presenti anche i lavori realizzati per il mondo della moda, che Oliviero Toscani ha contribuito a cambiare in modo radicale, si pensi ad esempio alle celebri fotografie di Donna Jordan fino a quelle di Monica Bellucci, ma anche ai ritratti di Mick Jagger, Lou Reed, Federico Fellini, o ancora ai più grandi protagonisti della cultura dagli anni Settanta in poi. In questa straordinaria galleria di ritratti non può certo mancare quello dedicato al genio di Nostra signora dei Turchi, Carmelo Bene.

Sarà possibile ammirare nel percorso espositivo anche alcune fotografie del progetto Razza Umana, che Oliviero Toscani da anni porta avanti realizzando ritratti nelle strade e nelle piazze del Mondo. «RAZZA UMANA è frutto di un soggetto collettivo – ha scritto il critico d’arte e curatore Achille Bonito Oliva – lo studio di Oliviero Toscani inviato speciale nella realtà della omologazione e della globalizzazione. Con la sua ottica frontale ci consegna una infinita galleria di ritratti che confermano il ruolo dell’arte e della fotografia: rappresentare un valore che è quello della coesistenza delle differenze».

 

 

Dal 20 Gennaio 2018 al 31 Marzo 2018

Otranto | Lecce

Luogo: Castello Aragonese

Enti promotori:

  • Theutra
  • Comune di Otranto

Costo del biglietto: mostra + castello 7 Euro intero, 5 Euro ridotto

 

Light Art / Black Light Art – La luce che colora il buio

Opere di arte contemporanea si sono accese a partire dal mese di dicembre a Spoleto e a Gubbio attraverso le mostre Black Light Art, La luce che colora il buio e Light Art che per la prima volta mettono in sinergia due strutture del Polo museale dell’Umbria: il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto – Rocca Albornoz e il Palazzo Ducale di Gubbio.

Il progetto artistico Lightquake 2017 ospita quindici artisti italiani. Fino al 25 febbraio 2018 la mostra Black Light Art occuperà le sale interne e gli spazi esterni della Rocca di Spoleto. Fino al 25 febbraio 2018 il cortile e il passetto del Palazzo Ducale a Gubbio ospiteranno tre opere significative di Light Art.

 

 

Fino al 25 Febbraio 2018

Gubbio | Perugia

Luogo: Palazzo Ducale di Gubbio / Museo Nazionale del Ducato di Spoleto – Rocca Albornoz

Enti promotori:

  • MiBACT – Polo Museale dell’Umbria
  • Regione Umbria
  • Comune di Spoleto
  • Comune di Gubbio

Telefono per informazioni: +39 0759275872

E-Mail info: pm-umb@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://polomusealeumbria.beniculturali.it/

Comunicato Stampa:

Giorgio Musinu. Molloy

Giovedì 11 gennaio alle ore 18 in Sala Dogana a Palazzo Ducale si inaugura la mostra MOLLOY, un progetto fotografico di Giorgio Musinu. Molloy è una storia senza Storia in cui l’osservatore è lasciato con un indizio nell’opacità del nostro mondo.

Molloy è la ricerca di un mistero, l’inseguimento di un’ossessione. Molloy prende spunto dall’omonimo romanzo di Samuel Beckett. Di quel romanzo questo lavoro riprende le atmosfere e la sospensione del senso proprio della nostra epoca. Il dramma si svolge in una tensione congelata e destinata a divenire memoria di un evento che non avrà mai luogo.
Molloy consiste di un filmato in Super8 e una serie di autoscatti con l’ausilio di telecomandi e temporizzatori, realizzati in svariate location fatiscenti e in stato di abbandono totale. Lo spettatore è invitato a inoltrarsi in questo “mondo” surreale ed estraneo alla vita di tutti i giorni, in compagnia del medesimo personaggio e della sua cinepresa.

Giorgio Musinu (Genova, 1990) inizia il suo percorso fotografico studiando fotografia a Genova e frequentando attualmente il master di alta formazione sull’immagine contemporanea di Fondazione Fotografia Modena. Le sue opere non fanno riferimento a una forma riconoscibile ma si avvicinano a una vasta scala di argomenti su più livelli. Con il rifiuto di una verità oggettiva e narrazioni culturali globali, l’interpretazione diviene personale, poliedrica e metaforica. L’autore crea opere in cui l’evento reale deve ancora avere luogo o semplicemente è terminato: momenti suggestivi di atmosfera con il dramma che si svolge in una tensione congelata destinata a divenire memoria di un evento che non avrà mai luogo.

 

 

Dal 11 Gennaio 2018 al 28 Gennaio 2018

Genova

Luogo: Palazzo Ducale

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.palazzoducale.genova.it/

Stefano Paci. La misura della giusta distanza

Si inaugura mercoledì 10 gennaio alle 18.30 La misura della giusta distanza, la mostra di Stefano Paci alla Galleria Cloister di Ferrara.

In mostra verranno esposte sei tele di grande formato (cm. 250×160) ed una quindicina di disegni a china, pastello e carboncino realizzati su carta per Artisti Fabriano di diverso formato. Le tele rappresentano una sintesi del lavoro fatto a Cipro nel periodo compreso tra il 2012 e il 2015, e vengono dalle raccolte Conserve e No Relation.

I disegni fanno parte della raccolta A Pennino, realizzati tra il 2013 e il 2016 sempre a Cipro, dove l’artista ha vissuto a lungo. La presentazione di Angelo Andreotti Attrae l’attenzione, con una gravità che è legge soltanto dello sguardo, quello spazio compreso tra due masse sospese in un improbabile equilibrio. Spazio lasciato o spazio trovato?

La differenza fa differenza. Indica due percorsi distinti. Forse è anche spazio misurato, ma l’unità di misura è incalcolabile. Qui l’unità di misura non è una parte che compone l’insieme, piuttosto è l’insieme che si determina nelle sue parti. E l’unità è quello spazio, sottile, quasi la membrana di un “niente” che impedisce il contatto. Il quadro non dice, il quadro espone, ed espone l’interiorità di Stefano chiamando fuori la nostra. Il quadro è quello spazio “tra” Stefano e noi, e quindi ciò che avevo pensato come un “niente” in realtà è un “tutto”, e ciò che avevo considerato come impedimento a un contatto in realtà è dove accade il contatto, come fosse lo spazio di due sguardi che si toccano l’un l’altro o, se vogliamo, lo spazio nudo che consente a due mani di toccarsi e, nella reciprocità, di sentirsi toccati. Né attrazione, né repulsione.

Neppure immobilità perché, se guardi bene, se ti metti alla giusta distanza e non t’imponi sul quadro, potrai in quell’interstizio sentire una tensione. Se quello spazio non ci fosse, e le forme si toccassero (si uni-formassero) veramente allora verrebbe meno quel sottile luogo che consente la differenza, la diversità, l’alterità, e di conseguenza la possibilità vera di una relazione. La misura è fondamentale, ma è l’insieme a chiederla, di volta in volta, di caso in caso. Il quadro è lì, e anche ciò che consente l’esistenza di un io e un tu, di me che guardo il quadro, di Stefano che guardando il quadro vede in esso un altro sé. E sempre a generare valore è la giusta distanza. Noi siamo lì.

 

 

Dal 10 Gennaio 2018 al 30 Gennaio 2018

Ferrara

Luogo: Galleria Cloister

Telefono per informazioni: 0532 210698

E-Mail info: galleriadarte@cloister.biz

Sito ufficiale: http://www.cloister.biz

Dal simbolismo all’astrazione. Il primo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi

Dal 1° dicembre scorso il tessuto espositivo del centro storico romano si avvale di una nuova realtà operante sul fronte dell’arte contemporanea: parliamo di Musia, spazio polifunzionale ideato dal collezionista e imprenditore Ovidio Jacorossi.

Il luogo prescelto è un luogo caro alla famiglia dell’imprenditore: Musia è situata infatti in Via dei Chiavari, dove suo nonno, Agostino, iniziò nel 1922 la sua avventura imprenditoriale con un piccolo negozio di carbone. L’attività di famiglia proseguirà poi di generazione in generazione, legandosi sempre all’ambito delle fonti energetiche e ai servizi per l’ambiente; sarà poi proprio Ovidio a compiere i primi passi verso il collezionismo artistico, con una serie di acquisizioni di dipinti, sculture e disegni.

Musia è uno spazio di oltre 1000 mq, un ambiente enorme rispetto alle tradizionali metrature delle gallerie d’arte capitoline. Al suo interno gli spazi sono destinati a diversi tipi di attività, tutte legate però alla cultura e alla fruizione del bello: l’area dedicata alle mostre tempoanee della Galleria 7, la vendita di oggetti di design, fotografia e opera d’arte all’interno della Galleria 9, gli ambienti destinati alle installazioni site specific delle Sale di Pompeo, la zona ristoro della Cucina & Wine bar, diretta dallo chef Ben Hirst, che si caratterizza per un’attenzione particolare alla carta dei vini proposti nonchè alle materie prime utilizzate, provenienti dal territorio laziale e del centro Italia.

L’attività espositiva di Musia è inaugurata dalla mostra Dal Simbolismo all’Astrazione. Il primo Novecento a Roma nella Collezione Jacorossi, allestita negli spazi della Galleria 7: in mostra circa cinquanta opere, provenienti dal contesto storico artistico italiano della prima metà del Novecento. Tra gli importanti autori dei pezzi esposti ci sono Giorgio De Chirico, Gino Severini, Alberto Savinio, Leoncillo, Mimmo Rotella e molti altri. Tra le opera spiccano lo splendido Autoritratto Tricolore di Giacomo Balla, oltre all’intensa scultura La sognatrice di Antonietta Raphael Mafai.

A questa prima esposizione ne seguiranno altre due nel 2018: una dedicata alla seconda compagine della collezione Jacorossi, con opere databili alla seconda metà del Nocecento, ed infine una terza incentrata invece sulle opere di grande formato eseguite lungo i decenni centrali dello stesso secolo.

Le Sale di Pompeo, situate sui resti dell’omonimo Teatro romano ospitano invece la video installazione site specific di Studio Azzurro dal titolo il Teatro di Pompeo (Dramma per 4 stanze e 8 schermi), punto forte del programma inaugurale di Musia, che narra dell’uccisione di Giulio Cesare. Lo spettatore si aggira tra le sale, dove si snodano scene di vita quotidiana ambientate nella Roma antica, rappresentate attaverso la semplice silhouette dei loro protagonisti: il mercato, le terme, le danze. Tutto è in penombra, apparentemente quieto, fino a un brusco cambio di immagine: il giorno cede il passo alla notte, la congiura sta per iniziare, Cesare sarà ucciso e ciò che un tempo era certezza diventa caos, avvolto tra le fiamme che si innalzano in questo teatro multimediale di grande effetto.

In occasione dell’apertura di Musia infine, la Galleria 9 propone una rassegna sui gioielli d’artista, esponendo le sculture indossabili di Paola Gandolfi, i gioielli in ceramica di Rita Miranda e le creazioni della designer Alessandra Calvani.

 

 

MUSIA

Via dei Chiavari 7/9, Roma

dal 1° dicembre 2017 al 18 marzo 2018

Orari: da martedì a sabato ore 16 – 22,30; domenica, lunedì e festivi chiuso

Ingresso: libero

Info: www.musia.it

Bruno Biondi. Ri-vedere

Scegliere di trattare il tema della “discromatopsia” per una mostra d’arte può sembrare avventato, folle; e forse lo è, ma quando si scopre che il daltonismo – come comunemente chiamiamo questa particolare condizione della vista – è un peculiarità di un pittore, cioè dell’artista Bruno Biondi, allora ci si rende conto dell’originalità dell’evento. Lo spettro cromatico del tutto sfasato concedeva a lui la specificità distintiva di riuscire però a percepire alcuni valori minimali non visibili a monitor da altri. Biondi vive in un mondo tutto suo dal punto di vista cromatico e ciò fa di lui un artista del tutto singolare.

Ha sempre amato i colori puri come il bianco e il nero in quanto li sentiva profondamente insiti nella sua natura e molti dei suoi lavori viravano maggiormente verso tali cromie; ma, nel tempo decide di inserire nelle sue opere anche  colori  come il giallo, il blu e il rosso.

La nuova mostra in galleria STATUTO13 ci presenta infatti oltre ai toni bianchi, neri o digradanti verso il grigio, anche le nuances dei colori primari.

Osservare queste nuove tonalità nelle opere di Bruno Biondi – tra le quali anche il rosso, mai utilizzato in passato, colore pulsante e fortemente emozionale – dona una sorta di trepidazione che sa catturare l’attenzione della mia anima e che sa far vibrare le corde della spiritualità e dell’emozionalità più pura .

Spesso ri-vediamo le verticalità presenti e tipiche nelle sue tele e nelle sue tavole ma connotarle, inserirle in un mondo dove emerge il colore riesce a risvegliare i sensi nell’intimo.

Si riesce a percepire dunque un’urgenza, svelata dalle cromie scelte da Bruno Biondi per questa nuova e affascinante mostra, quella di un uomo pacato e molto sensibile che riesce ad urlare metaforicamente con l’ausilio del colore. Egli urla silenziosamente, poeticamente, la bellezza della vita, la voglia di emergere dal buio, la sincerità di chi sa generosamente donare una parte di sé creando un’opera d’arte intima e vera.

 

 

Dal 10 Gennaio 2018 al 23 Gennaio 2018

Milano

Luogo: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13

Curatori: Massimiliano Bisazza

Telefono per informazioni: +39 347 2265227

E-Mail info: info@statuto13.it

Sito ufficiale: http://www.statuto13.it

Paper Gardens: la personale di Giorgio Coen Cagli allo Studio Co-Co

É ancora visitabile fino al 13 gennaio presso lo Studio Co-Co di Roma Paper Gardens, personale del giovane fotografo romano Giorgio Coen Cagli a cura di Giorgia Noto.

Inaugurata lo scorso dicembre nell’ambito delle Passeggiate Fotografiche Romane, tre giorni dedicata alla fotografia organizzata dal Ministero dei Beni Culturali, la mostra espone 10 scatti inediti dell’artista. Si tratta di fotografie appartenenti ad una serie ancora in evoluzione che l’artista porta avanti da circa un anno, dedicata alla scoperta di luoghi al confine tra naturale e antropizzato. I soggetti delle foto sono infatti luoghi abbandonati, rovine architettoniche di cui la natura ha ripreso possesso. Sono luoghi volutamente non specificati, dominati dal silenzio e in cui la figura umana è sempre totalmente assente, ma ne rimane l’eco attraverso i resti degli insediamenti dismessi. Non c’è però un intento ambientalista dietro la serie, nessuna volontà critica di creare dibattito, ma uno scopo puramente estetico, semplice attrazione per il fascino decadente della rovina e dell’abbandono. La natura dei paesaggi rappresentati, unita al bianco e nero e all’assenza di figure umane dona alle fotografie un’atmosfera surreale alla Eugène Atget.

La peculiarità della mostra è la stampa su carta washi, una carta inusuale di tradizione giapponese, che usata come supporto fotografico enfatizza la sua texture ed esalta i grigi. La forte attenzione alla carta e alla stampa alla base dell’esposizione è dovuta al luogo che la ospita, non una semplice galleria ma uno studio di progettazione grafica e arti applicate che si occupa principalmente di comunicazione visiva, design editoriale e web design. Per la stessa ragione la mostra è anche accompagnata da un pacchetto editoriale realizzato dallo studio in una edizione limitata di 30 copie, contenente tre fotografie del progetto, degli adesivi e i testi di Fabio Donalisio, Giulio Ciccarese e Giorgia Noto.

Altra peculiarità è la modalità di esposizione dei lavori. Sono infatti esposti in Light boxes progettate appositamente dallo studio, realizzate in cartone (per rimanere in tema cartaceo) e motivo per il quale la mostra è visitabile solo di pomeriggio, dal tramonto in poi.

 

 

Fino al 13 gennaio

Studio Co-Co

Via Ruggero d’Altavilla, 10 – Roma

 

www.co-co.it