Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà

L’eleganza e il talento declinato in molteplici forme: questo e molto altro ancora traspare dalla mostra antologica dedicata all’artista Duilio Cambellotti, visitabile presso i musei di Villa Torlonia fino al prossimo 11 novembre.

La mostra, curata da Daniela Forti, responsabile scientifico dell’archivio dell’opera di Duilio Cambellotti e da Francesco Tetro, direttore del Museo Civico Duilio Cambellotti di Latina, consta di 200 opere, che ripercorrono l’intera produzione del maestro.

All’interno delle otto sale del Casino dei Principi sono allestiti disegni, bozzetti, vetri decorati, ceramiche, filatelia, manifesti, complementi d’arredo: un universo raffinato, curato in ogni dettaglio, permeato dall’armonia e dalla bellezza tipicamente liberty, caratterizzato da una linearità che, se a prima vista può apparire semplicemente decorativa porta in sé invece anche vigorosi elementi strutturali e formali.

Una sezione distaccata è ospitata invece nel Casino Nobile, dove sono esposte una serie di sculture oltre che apparati scenografici e costumi teatrali: il teatro fu infatti una delle grandi passioni di Cambellotti, che mise al servizio di questo mondo il suo estro multidisciplinare.

L’artista fu un rappresentante di spicco di quella versatilità propugnata dal movimento inglese delle Arts & Crafts; fu infatti in grado di spaziare tra espressioni artistiche molto diverse fra loro, con una resa finale però universalmente convincente.

E’ interessante notare come in lui convivano in maniera serena e produttiva due anime molto diverse tra loro: da una parte una produzione legata a un ambito più intimo e personale, come quello domestico, dall’altra il mondo della pubblicità e a tratti della propaganda (basti pensare ai manifesti dedicati alla bonifica dell’agro pontino).

Quest’ultimo aspetto però è sempre colto non con spirito di parte politica bensì come un tentativo di sublimare nella bellezza qualsiasi cosa passasse nelle mani dell’artista, che fosse un progetto sociale piuttosto che una tragedia da rappresentare su un palco.

La mostra, organizzata in collaborazione con la Galleria Russo di Roma e la Fondazione Cultura e Arte, è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.

 

 

Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà

Musei di Villa Torlonia

Via Nomentana, 70

Dal 6 giugno all’11 novembre 2018

Dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00

www.museivillatolonia.it

 

Senza Tema. Carta / Paper

Studio la Città inaugura sabato 9 giugno alle ore 11.30 la mostra: Senza Tema. Carta / Paper, una collettiva tutta dedicata alla produzione su carta di 65 artisti internazionali che, negli anni, hanno esposto con la galleria o sono stati personalmente collezionati dalla sua titolare: Hélène de Franchis. Le opere, selezionate dopo un lungo ed attento lavoro di ricerca, sono proposte con un particolare allestimento a “quadreria”: da lavori piccoli a molto grandi, realizzati in un arco temporale piuttosto ampio, partendo da un’incisione di Mauro Reggiani del 1934, fino ai recentissimi acquerelli di Stuart Arends. Parola chiave di questa esposizione è libertà. La libertà di sperimentazione che questo medium ha conferito agli artisti, ma anche la libertà che guida una galleria privata nella scelta di esporre semplicemente seguendo il proprio gusto, o meglio, come dichiara la stessa Hélène de Franchis, di scegliere per una volta…”senza tema”.

All’interno dell’ampio gruppo di artisti proposti, spiccano nomi di rilievo che hanno segnato il percorso espositivo di Studio la Città, come ad esempio Lucio Fontana, di cui saranno esposte delle Battaglie e un Concetto Spaziale su carta assorbente, un Paesaggio Anemico di Mario Schifano, alcune serigrafie e acrilici di Piero Dorazio, gouache di Sonia Delaunay, dei piccoli lavori di Sol Lewitt, passando per una serie di artisti inglesi molto cari alla galleria negli anni ’70 (Robyn Denny, John Hoyland, David Leverett, Richard Smith ecc.). L’elenco è molto lungo e non si esaurisce celebrando i grandi maestri, ma prende in esame anche gli esponenti più “contemporanei”, rispecchiando a pieno le scelte stilistiche della gallerista. Ecco quindi in mostra, non solo opere in edizione ma anche pezzi unici di alcuni importanti rappresentanti dell’arte povera, dalle serigrafie di Pier Paolo Calzolari ad un’opera installativa di Giulio Paolini, per giungere al nuovo millennio con lavori su carta di Eva Kot’átková (artista ceca con un’importante personale in corso all’Hangar Bicocca), Herbert Hamak, Jacob Hashimoto, Hema Upadhyay, Giorgia Severi, Eugenio Tibaldi, solo per citarne alcuni.

 

 

Dal 09 Giugno 2018 al 15 Settembre 2018

Verona

Luogo: Studio la Città

Telefono per informazioni: +39 045 597549

E-Mail info: mostre@studiolacitta.it

Sito ufficiale: http://studiolacitta.it

Antonio Saporito. Idee spaziali e mutazioni d’acciaio

Il 9 giugno 2018 alle ore 18, si inaugura una grande antologica alla Biblioteca Nazionale di Torino, dedicata al percorso artistico di Antonio Saporito, importante artista contemporaneo allievo del grande Lucio Fontana. Fino al 30 giugno sono in esposizione circa 115 opere tra le più rappresentative della lunga carriera artistica del pittore scultore contemporaneo, opere che abbracciano buona parte dei temi del suo Curriculum artistico per una grande mostra personale del Maestro Antonio Saporito.

“Idee spaziali” perché le opere di Antonio Saporito sono improntate sullo spazialismo, l’astratto nello spazialismo in relazione al futuro, una ricerca artistica che sceglie la via dell’astrazione utilizzando materiali metallici.
“Mutazioni d’acciaio” perché si tratta di lastre di acciaio prodotte con pigmenti colorati particolari ed unici, che rendono protagonista la colorazione, che muta in relazione alla posizione da cui il quadro viene visto. Un quadro diverso ogni volta, soprattutto nei colori.

Nel periodo in cui ha conosciuto il maestro Lucio Fontana non faceva ancora i tagli ma punzonature a mano libera. Era ciò che più lasciava Saporito incuriosito, domandandosi quale fosse il significato. Pur stando lì, vicino a lui, guardava incredulo e pensieroso, ma le sue parole lo tranquillizzavano, spiegandogli in parte ciò che tutti sappiamo del suo modo di fare arte e della sua astrazione. E proprio in quei momenti è iniziata la svolta della vita artistica di Saporito, nel mondo della ricerca e della personalizzazione della propria arte.

Dopo vari tentativi di lavoro su vetri cattedrali incisi a fuoco e grotte vulcaniche le acque forti, il tema delle spirali con rame, la serie delle penne e il figurativo ad olio su tela è arrivato a sperimentare ciò che aveva svelato il maestro Lucio Fontana ,spiegandogli l’astrazione spaziale. Tutto questo ha condotto al tema principale che Saporito produce con l’acciaio, l’alluminio e il piombo.

Alla presenza di importanti personaggi del mondo dell’arte, della cultura e delle Istituzioni Regionali e Comunali verrà presentato anche il Nuovo Catalogo 2018, andato in stampa in questi giorni.

 

 

Dal 09 Giugno 2018 al 30 Giugno 2018

Torino

Luogo: Biblioteca Nazionale di Torino

Telefono per informazioni: +39 011.854330

E-Mail info: a.saporito1940@libero.it

Sito ufficiale: http://www.antoniosaporito.it/

Italiani, al voto! Manifesti elettorali dal 1945 al 1953

Dal 2 giugno al 1° luglio 2018 le Scuderie del Castello Sforzesco di Vigevano (PV) ospitano una mostra che presenta 130 manifesti elettorali italiani, provenienti dalla Collezione Maurizio Cavalloni  di Piacenza, risalenti a un arco cronologico che va dal 1945 giunge fino al 1953.

La mostra Italiani, al voto!, curata da Maurizio Cavalloni, ripercorre un periodo storico decisivo per la formazione della Repubblica Italiana, immediatamente successivo alla fine del secondo conflitto mondiale; otto anni che hanno visto dapprima lo svolgersi del referendum istituzionale su Monarchia-Repubblica del 1946, quindi le elezioni politiche del 1948 e le amministrative del 1951, e infine la seconda tornata elettorale del 1953.

Le opere in esposizione precedono la nascita e ripercorrono i primi passi della nostra Repubblica. Una storia scritta sui muri, fatta di disegni, illustrazioni, slogan, forse un po’ lontani dalla nostra sensibilità attuale, ma che dimostrano la passione e la dialettica che sta alla base della nostra democrazia.

I manifesti murali dovevano veicolare i messaggi politici ed elettorali, meglio di quanto faceva la radio, il cui spazio dedicato alla politica andò quasi fino a scomparire nel biennio ’46-’48, dei giornali che venivano letti da una minoranza e della televisione che iniziò la prima trasmissione di propaganda elettorale solo nel 1960.

Molto ricca è la sezione dedicata alle elezioni del 1948, dove si assistette a uno scontro tra la Democrazia Cristiana e il Fronte Democratico Popolare per la costituzione del governo del primo parlamento repubblicano e in cui le forze in campo fronteggiavano due visioni opposte del mondo: da un lato De Gasperi, gli Stati Uniti, la Chiesa e il capitalismo, dall’altro Togliatti e Nenni con l’URSS e il comunismo.

 

Dal 02 Giugno 2018 al 01 Luglio 2018

Vigevano | Pavia

Luogo: Castello Sforzesco

Curatori: Maurizio Cavalloni

Enti promotori:

  • Fondazione di Piacenza e Vigevano
  • In collaborazione con il Comune di Vigevano

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 0381.691636

E-Mail info: auditoriumsandionigi@lafondazione.org

México. La pittura dei grandi muralisti e gli scatti di vita di Diego Rivera e Frida Kahlo

La mostra México, La pittura dei grandi muralisti e gli scatti di vita di Diego Rivera e Frida Kahlo nasce dall’intento di realizzare un progetto artistico rimasto incompiuto. Il 13 settembre del 1973 a Santiago del Cile doveva essere infatti inaugurata la mostra Orozco Rivera Siqueiros. Pittura Messicana. L’esposizione, frutto della rinnovata amicizia tra Messico e Cile, avrebbe dovuto presentare al pubblico cileno l’espressione dell’avanguardia messicana rappresentata dalla collezione di Alvar Carrillo Gil e di sua moglie Carmen Tejero. L’inaugurazione fu bruscamente annullata dal colpo di Stato che Augusto Pinochet portò a compimento proprio durante quei giorni. La mostra fu dunque sospesa divenendo famosa come la “exposicion pendiente”.
A distanza di oltre 40 anni questa straordinaria collezione è state finalmente esposta prima in Cile (2015), in seguito in Argentina (2016), in Perù (2017) e ora in Italia.

Il progetto espositivo presenta circa 70 opere realizzate dai tre grandi maestri: José Clemente Orozco, Diego Rivera e David Alfaro Siqueiros, altrimenti conosciuti come “Los Tres Grandes”, figure di spicco della cultura messicana e internazionale. La loro arte rappresentava l’avanguardia artistica messicana nel quadro dei movimenti più importanti del XX secolo.
La storia del muralismo messicano inizia nel 1922, quando José Vasconcelos, primo ministro della Pubblica Istruzione del governo di Alvaro Obregòn chiama Orozco, Rivera e Siqueiros per realizzare un grande progetto di murales nell’Antico Collegio di San Ildefonso di Città del Messico. Da quel momento e durante tutta la loro vita, questi tre grandi artisti sperimenteranno varie tecniche artistiche tra le quali i murales, le opere su tela, il disegno e l’incisione, ricevendo numerose commissioni pubbliche quanto private in Messico, negli Stati Uniti e in America del Sud.

Questa mostra permette al visitatore di approfondire la conoscenza della pratica artistica di questi tre maestri presentando opere ed esperimenti meno noti come i bozzetti per i murales e i grandi disegni.

La collezione nasce durante gli anni ‘30 dalla mutua passione di Carrillo Gil e di sua moglie per le avanguardie messicane ed è composta, per la quasi totalità, da olii e disegni di grande impegno politico che documentano lo spirito creativo e politico che caratterizzò la poetica di Rivera, Orozco e Siqueiros quali grandi protagonisti della modernità messicana a livello nazionale quanto internazionale. Alle opere esposte si affianca un’ampia documentazione dei murales originali, realizzata con moderne tecnologie di video animazione HD che consentono di ammirare e localizzare le opere principali dei tre muralisti nelle varie città del Messico.

Infine, a compendio della mostra verrà presentata una raccolta fotografica che documenta il sovrapporsi delle vicende artistiche e politiche dei tre maestri muralisti con l’artista Frida Kahlo. Si tratta di una collezione di 50 foto d’epoca, scattate da parenti e amici degli artisti e fotografi famosi tra i quali il padre di Frida, Guillermo Kahlo, Manuel Alvarez Bravo, Nickolas Muray, Ernesto Reyes, Ansel Adams e Juan Guzman.

 

 

Fino al 09 Settembre 2018

Genova

Luogo: Palazzo Ducale

Enti promotori:

  • Fondazione di Palazzo Ducale

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 10, scuole e bambini dai 6 ai 14 anni, tesserati CUS tutti i pomeriggi feriali dalle 14.00 e ogni venerdì giovani fino a 27 anni € 5. Gratuito minori di 6 anni, accompagnatori di persone disabili, giornalisti e guide turistiche, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, membri ICOM

Telefono per informazioni: 199.15.11.21

E-Mail info: palazzoducale@palazzoducale.genova.it

Sito ufficiale: http://www.mostramexico.it

More Sweetly Play the Dance. William Kentridge e la ritualità della danza al Museum of Art and Design

Quasi quaranta metri di proiezioni video hanno invaso un’area circoscritta dell’appena riaperto Museum of Art and Design con sede nella bellissima struttura del Freedom Tower di Miami. Quaranta metri di racconto per immagini e suoni, che descrivono e narrano gradualmente di temi come la morte, la malattia e temi socio-politici della nostra contemporaneità. William Kentridge, il maestro per eccellenza della ritualità della danza e della morte, ha presentato la sua installazione video in otto canali, More Sweetly Play the Dance, originariamente commissionata nel 2015 dal EYE Filmmuseum di Amsterdam. La narrazione che si snoda come un’irrefrenabile danza, presenta un rituale in parte filmato live e in parte rielaborato dallo stesso Kentridge, utilizzando il suo inconfondibile segno stilistico, ovvero disegni su carboncino animati riadattati e inseriti in contesti reali e quotidiani.

Il lavoro ci racconta e ci introduce in molteplici storie come un funerale jazz di New Orleans, viaggi mitici o un esodo di sfollati. Il racconto a cui siamo invitati, non solo ci avvolge per la monumentale installazione ma ci rende partecipi di una danza che si muove lenta da destra verso sinistra, seguita da una musica che risuona in testa e che postuma ci fa riflette.

La capacità di William Kentridge di raccontare delle storie che non sono poi altro che parti di realtà proposte in forme nuove, è la sua diligente passione verso l’utilizzo di mezzi semplici come la fotografia e l’immagine in movimento. Metodi che non vengono nascosti bensì lasciati lì, senza troppe pretese, chiari e presenti allo spettatore ma perfettamente inseriti in contesti che non gli appartengono. Inoltre, le mani esperte dell’artista di fama internazionale, danno vita, ancora una volta, in maniera abile e attenta al trionfo della morte come celebrazione della resilienza e della vita.

More Sweetly Play the Dance fa parte del Living Together, un programma interdisciplinare proposto dal MOAD che attraverso incontri di arte, musica, teatro, politica e poesia sfidano la cultura americana ad affrontare tematiche che invadono il quotidiano. Living Together propone in modo trasversale un nuovo modo di pensare e agire, attraverso l’invito a investigare azioni e ri-immaginare nuove forme di vita e utopiche città.

 

 

William Kentridge. More Sweetly Play the Dance

Fino al 20 gennaio 2019

Museum of Art and Design at Miami Dade College

Freedom Tower, 600 Biscayne Blvd.

 

Orari: dal mercoledì al sabato, dalle ore 13.00 alle ore 18.00. La domenica dalle ore 13.00 alle 20.00
Biglietti: $12 general, $5 studenti, bambini under 12 gratis

 

Sangue e Arena

Immaginate di poter essere per una sera spettatori dei celebri giochi del Colosseo. Di ritrovarvi sul pavimento dell’arena, di avere lo stesso punto di vista che ebbero gli antichi romani che assistevano alle lotte tra la vita e la morte che coinvolgevano gladiatori, belve, schiavi, prigionieri.

Tutto questo oggi torna ad essere possibile grazie a Sangue e Arena, spettacolo multimediale che prende spunto dalle descrizioni dei giochi offerti al popolo dall’Imperatore Tito, narrati dal poeta latino Marziale nel Liber de Spectaculis, realizzato per renderci partecipi della molteplicità di eventi che si tenevano in questo luogo nell’antichità.

Il Colosseo era infatti una grande macchina scenografica, oltre che un teatro della vita e della morte, che offriva per il divertimento della popolazione una serie di spettacoli e giochi: le muneras, combattimenti tra gladiatori, personaggi celebri del tempo, paragonabili per fama e seguaci ai moderni calciatori; le venationes, lotte tra belve feroci provenienti dai più lontani angoli del globo (immaginate l’effetto per il pubblico di vedere per la prima volta un leone o un elefante, il fascino della prova tangibile dell’esistenza di un mondo esotico e lontano, quasi fantastico).

E poi ancora le damnatio ad bestias, le condanne a morte per i prigionieri eseguite tramite la ferocia di belve tenute affamate per giorni, o le sorprendenti naumachie, combattimenti tra navi inscenate dopo aver riempito d’acqua il piano dell’arena del Colosseo stesso.

E’ la società canadese Graphic Motion ad aver realizzato il progetto multimediale, che ha visto la supervisione di esperti del campo (archeologi e storici) oltre chiaramente alla collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo e all’apporto organizzativo di Electa.

Le sedute riservate agli spettatori sono posizionate direttamente sull’arena; davanti a loro un telone orizzontale di 17 metri, sul quale vengono proiettate diversi tipi di scene: gladiatori che si affrontano, belve che si attaccano, miti che vengono messi in scena per il divertimento di un pubblico ansioso di emozioni forti, il tutto accompagnato dalla guida di opere d’arte antiche animate, al fine di dare una testimonianza il più esatta possibile di un contesto del quale ci restano molte tracce ma nessuna prova visibile.

Le immagini, coadiuvate da un sapiente uso delle luci e dei suoni, che garantisce un’esperienza fortemente immersiva per lo spettatore, sono proiettate oltre che sul telo anche sulla cavea dell’anfiteatro, generando un effetto di sicuro stupore e di totale coinvolgimento per chi si trova seduto ad assistervi.

Gli spettacoli, tre per sera e della durata di 30 minuti l’uno, si terranno fino al prossimo 27 ottobre ogni giovedì, venerdì e sabato.

 

 

Sangue e Arena

Anfiteatro Flavio,

Piazza dell’Anfiteatro Flavio, 1 – Roma

Dal giovedì al sabato 21.30-23.30

www.coopculture.it

 

Katarina Janeckova. Chi cerca trova

La Richter Fine Art ospita la prima mostra personale in galleria dell’artista slovacca Katarina Janeckova.

Dopo aver partecipato alla collettiva COM surrogate (5 dicembre 2017 – 31 gennaio 2018) l’artista presenta la sua ultima serie di lavori.

Slovacca di nascita e texana per amore, nel 2013, dopo il Master in pittura, si trasferisce negli States con il suo futuro marito.

Katarina Janeckova si è guadagnata in breve tempo una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione, è riuscita nella sua impresa non solo grazie alla sua pittura figurativa tipicamente rilassata, caratterizzata da espressività emotiva, ma soprattutto grazie all’onestà con cui interpreta le sue esperienze quotidiane non convenzionali. Documenta la sua vita a tal punto che le sue opere possono essere percepite quasi come le voci di un diario. I suoi dipinti raccontano la cultura texana, fatta di pescatori locali di un piccolo paese, il suo cortile, le tonnellate di piatti nel lavandino, lavoratori che costruiscono case intorno, il giardino, il deserto, i serpenti, i cowboy, le cowgirl e ovviamente suo marito.

«Chi cerca trova – afferma l’artista – è stata la prima frase che ho imparato in italiano. Mio padre, scomparso sette anni fa, mi ha insegnato questa frase prima del mio primo viaggio in Italia, quando avevo dodici anni, e non l’ho mai dimenticata. Da allora l’ho usata nella mia vita. Appena trasferita in Texas mi ci è voluto un po’ per smettere di compatirmi e rendermi conto che vivere qui può essere un’opportunità per guardare la vita in modo diverso. Ogni giorno di più i soggetti che dipingo diventavano una ricca fonte di divertimento, ispirazione, e infine ammirazione, finchè ho capito di aver trovato quello che stavo cercando».

Ma Katarina Janeckova non si affida interamente alla realtà esterna, uguale, se non maggiore, è l’attenzione rivolta al suo mondo interiore. Questa fusione di eventi, sentimenti e pensieri soggettivi particolari, crea il raro tipo d’intensità che si irradia dal suo lavoro. È davvero impossibile separare la fantasia dalla realtà, poiché la prima si fonde costantemente con quest’ultima e viceversa. Sebbene spesso basata sulla sua esperienza personale, l’approccio dell’artista non è esclusivamente documentario in modo descrittivo. La sua capacità di esprimersi attraverso simboli ampiamente riconosciuti e facilmente riciclabili spesso conferisce alle sue scene un aspetto allegorico che sposa il razionale con la sensualità, la castità con il desiderio subconscio irrefrenabile, il convenzionale con un comportamento sessuale provocatorio.

 

 

Vademecum:

Titolo: Chi cerca trova

Artisti: Katarina Janeckova

galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Durata mostra: dal 6 giugno al 21 luglio

Orari: da giovedì 7 giugno a venerdì 21 luglio dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

Specie di spazi, Anna Capolupo

A partire da giovedì 7 giugno 2018, Burning Giraffe Art Gallery ospita la mostra Specie di spazi, personale dell’artista Anna Capolupo (Lamezia Terme, 1983). La mostra rinnova il sodalizio tra l’artista e la galleria torinese, a quattro anni dalla prima esposizione, che inaugurava l’attività espositiva di quest’ultima.

La mostra prende le mosse dalla riflessione sullo spazio, inteso sia in senso fisico che psichico e affettivo, che anima l’omonimo libro del 1974 di Georges Perec, in cui l’autore francese si proponeva di dare vita a “un bestiario di spazi”, che ne avrebbe mostrato diverse specie, come si fa con le differenti specie d’animali.

La ricerca portata avanti negli ultimi anni da Anna Capolupo ha nello spazio il suo soggetto di predilezione. Dapprima inteso come spazio urbano, tracciato con perizia architettonica e un’estrema attenzione ai giochi prospettici, dando vita a imponenti cattedrali suburbane di scheletri industriali, la presenza personale dell’artista nei luoghi ritratti nei suoi dipinti ruvidi si è fatta via via più tangibile, arrivando all’attuale forma di irrealismo urbano che sconvolge gli spazi attraverso un uso sempre più importante e maturo dell’astrazione, sia gestuale che cromatica. Così come Perec, l’artista sembra accorgersi del fatto che non esistano luoghi «stabili, immobili … immutabili, radicati», mostrandone l’evanescenza nelle sue opere pittoriche, tracciando i fantasmi, quasi irriconoscibili, di ciò che resta di interni ed esterni urbani post-industriali che hanno da tempo perso la loro funzione.

Per la prima volta, alle opere pittoriche dell’artista viene affiancata una serie di lavori più intima, in cui lo spazio ritratto è quello della memoria, dell’anima e dell’infanzia. Si tratta della materializzazione artistica di oggetti ritrovati in vecchie fotografie: le coperte che la bisnonna realizzava con amore per ciascuno dei membri della famiglia. L’artista parte dallo stesso supporto che utilizza per i dipinti – la carta ruvida da incisione, che dona una matericità quasi tattile agli elementi urbani –, ricamando su di essa segmenti di cotone e lana colorati che ricostruiscono le trame di quelle coperte antiche, andate perdute, di cui l’unica memoria conservata è quella di una fotografia sbiadita. Performando il gesto lento e ripetitivo del ricamo su fogli di carta di grandi dimensioni, ricostruisce quegli spazi famigliari riscoprendone la lentezza fatta di amorevole cura e attenzione.

Per Anna Capolupo, come per Perec, lo spazio è «ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: l’ostacolo», e questi ostacoli danno vita a una mostra di spazi invisibili ai più, intangibili perché quasi dimenticati, inutilizzati, ma mai inutili.

 

 

ANNA CAPOLUPO. Specie di spazi
Luogo: Burning Giraffe Art Gallery – Via Eusebio Bava, 8/a, Torino
Vernissage: giovedì 7 giugno, ore 18:30-21:30
Periodo mostra: dal 7 giugno al 21 luglio 2018
Orario di apertura: martedì-sabato, 14:30-19:30 (mattina su appuntamento)
Contatti: www.bugartgallery.cominfo@bugartgallery.com – t. 0115832745

La “memoria presente” di Roma negli acquerelli di Pedro Cano

Alla galleria Honos Art di Roma, ancora fino al 31 maggio, si possono ammirare gli acquerelli di Pedro Cano, uno dei più famosi pittori spagnoli contemporanei, che da anni vive e lavora tra Roma, Anguillara e la città natale Blanca (dove ha inaugurato nel 2010 una fondazione a suo nome).

Nella mostra, intitolata Roma Memoria Presente e curata da Loredana Rea, sono esposti una serie di acquerelli sul tema della città eterna, e su quello che essa ha significato non solo per il suo territorio ma anche per tutti gli altri toccati dall’antico impero. Si tratta di un viaggio per immagini lungo il Mediterraneo, alla scoperta dei luoghi in cui ancora si possono scorgere le tracce della sua grandezza.

Il tema del viaggio e della città è molto caro all’artista fin dai suoi esordi. Scrive in proposito nel testo in catalogo «Durante molti anni, ho trascorso parte della mia vita viaggiando, spesso per trovare un determinato luogo da dipingere. Mi ha sempre affascinato Roma, non solo per l’estensione dei suoi confini, ma per la grande qualità e quantità di opere d’arte che testimoniano il suo potere e la sua cultura», continuando poi «Per questi grandi acquerelli sull’ “Eredità di Roma”, mi sono servito dei quaderni di viaggio, che sempre hanno accompagnato i miei spostamenti. Un’immagine talmente popolare come quella del Pantheon convive con un’altra sconosciuta, perfino per molti romani: il dimenticato Tempio di Minerva Medica, nel pieno centro della città. L’eredità dell’impero si trova anche al di fuori delle mura della Capitale: nel Palazzo di Diocleziano a Spalato (Croazia), nel Complesso di San Simeone ad Aleppo (Siria), nel dialogo tra architettura e vegetazione delle rovine di Volubilis in Marocco e nell’Arco di Adriano a Palmira (Siria)».

La dicitura “memoria presente” del titolo vuole così evocare un’eredità, quella che Roma ha lasciato nei luoghi in cui si è estesa, un’eredità ancora oggi forte e vitale. Essa però non è raccontata in maniera scontata e descrittiva, ma suggerita attraverso dipinti che sembrano quasi più immagini mentali che rappresentazioni fedeli. I soggetti di Cano si presentano infatti monumentali e evanescenti allo stesso tempo. Attraverso colori tenui e rarefatti rappresentano una dimensione evocativa più che narrativa, in cui passato e presente si intrecciano, a creare un’atmosfera sospesa e senza tempo.

 

 

Fino al 31 maggio

Honos Art

Via dei Delfini, 35

Roma

 

https://www.honosart.com/galleria/pedro-cano-roma-memoria-presente/