Spazio Urano: un nuovo centro culturale nel cuore del Pigneto

Il quartiere Pigneto di Roma negli ultimi anni è stato colonizzato da molte realtà creative, che, innestandosi sul tessuto urbano preesistente, lo hanno fortemente trasformato, convertendolo in un distretto creativo diffuso e conferendogli un volto nuovo, alternativo a quello associato alla grande presenza di attività legate alla vita notturna, a cui deve in parte la sua fama di zona malfamata o degradata.

Una nuova realtà creativa e culturale, Spazio Urano, verrà inaugurata nel quartiere il prossimo sabato 20 ottobre. Si tratta nello specifico di un luogo di incontro per artisti e appassionati d’arte, il cui scopo sarà quello di ospitare attività culturali e didattiche, come mostre, eventi e workshop di varia natura.

Lo spazio sarà anche sede dello studio del pittore di origine campana Francesco Campese, ormai adottato dal Pigneto, dove ha lavorato per molti anni presso l’atelier StudioSotterraneo, condiviso con altri cinque artisti.

In occasione dell’inaugurazione dello Spazio Urano una selezione dei lavori più importanti di Campese sarà esposta al pubblico attraverso la mostra Etere, a cura di Simona Pandolfi. Saranno esposte opere dai suoi due cicli più importanti, Architectures 2009-1017 e Landscape 2017, in cui lo sfondo si fa paradossalmente protagonista, ogni riferimento alla figura umana è completamente eluso, e forte è l’ispirazione ai grandi artisti del passato (spesso sfociando anche in citazioni dirette), a partire dai primitivi italiani come Giotto e Piero della Francesca, passando per Antonello da Messina, fino ad arrivare alle atmosfere sospese della Metafisica di De Chirico, delle nature morte di Giorgio Morandi e degli scenari urbani di Edward Hopper.

Lo studio di Campese e la mostra saranno visitabili fino al 27 ottobre, in occasione della Rome Art Week.

 

 

22 – 27 ottobre 2018

Inaugurazione sabato 20 ottobre, ore 18.00

Spazio Urano

via Sampiero di Bastelica, 12

Roma

 

Andy Warhol

A novant’anni dalla nascita di Andy Warhol, Roma celebra il padre della Pop Art con una grande mostra monografica allestita nelle sale del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl.

Inaugurata il 3 ottobre scorso, l’esposizione, a cura di Matteo Bellenghi, presenta oltre 170 opere, che ripercorrono l’intero percorso artistico di Warhol, iniziato a partire dagli anni Sessanta. Parliamo di un personaggio che non è stato solo un grande innovatore del linguaggio artistico contemporaneo ma anche e soprattutto un icona di stile e di costume, che è stato in grado di diventare lui stesso prodotto e marchio di fabbrica, al pari dei prodotti che dipingeva. Prodotti che appartenevano all’immaginario consumistico e pubblicitario collettivo degli Stati Uniti, diventati, attraverso il suo lavoro, veri e propri oggetti d’arte, sebbene sempre ricoperti da una forte patina di ironia dissacratoria e portatori di una progressiva svalutazione di significato.

Basti pensare alla notissima serie delle Campbell’s Soup, le zuppe in barattolo che l’artista a suo stesso dire ha mangiato per vent’anni prima di iniziare a dipingere, facendo diventare oggetto da museo un prodotto alimentare legato al consumo quotidiano, acquistato da intere generazioni appartenenti a diverse classi sociali, in un ottica di omologazione che è anche una chiara frecciata verso il consumismo di massa che abbassa (o innalza?) tutto allo stesso livello, sottraendo così ogni senso ed importanza individuale.

Le sue opere inoltre contengono spesso riferimenti alla morte, dai cicli degli incidenti stradali a quelli che hanno come soggetto la sedia elettrica, per non parlare dei ritratti dedicati ai grandi divi della mecca hollywoodiana morti prematuramente, come Elvis Presley o Marilyn Monroe, e che forse anche per questo motivo sono diventati così carismatici, perché come dicevano gli antichi “chi muore giovane è caro agli Dei.” Volti bellissimi, intensi, resi con forti gradazioni di colore, emblema di vite vissute così intensamente da colare via velocemente, viste, assimilate e consumate dallo spettatore di turno, che subito perde interesse e già si volge, vorace, verso il nuovo attore, la nuova marca di detersivi, il nuovo prodotto miracoloso che soppianta quelli ancora quasi intonsi sugli scaffali della sua casa o ritratti sulle locandine fuori dai cinema.

In mostra anche le serigrafie dedicate al mondo della moda, del cinema e della musica, le copertine dei dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground, i cicli dedicati ai fiori e quelli che consacrano come moderni feticci le calzature femminili, oggetti che attiravano particolarmente la fantasia dell’artista. Anche il nostro paese diventa iconografia di suo interesse, come è evidente nella serie che celebra L’ultima cena di Leonardo Da Vinci o nel coloratissimo ciclo dei vulcani, chiaramente ispirati dal Vesuvio, che Warhol ebbe modo di vedere durante alcuni suoi viaggi a Napoli.

 

 

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Via di San Pietro in Carcere, Roma

Dal 3 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019

da lunedì a giovedì 9.30 – 19.30 – venerdì e sabato 9.30 – 22.00 domenica 9.30 – 20.30

www.ilvittoriano.com

 

Squid Dinner di Giovanni Vetere

Inaugura il 18 ottobre la mostra personale di Giovanni Vetere, Squid Dinner, a cura del collettivo The Orange Garden. Vetere ha fatto del rapporto uomo e acqua il filo conduttore della sua ricerca artistica. Dal forte carattere performativo, le recenti installazioni dell’artista mirano a stravolgere il modo in cui il pubblico vive e interagisce con lo spazio, creando un percorso estraneo allo spettatore, complesso, ma allo stesso tempo dinamico e vivo.

Squid Dinner presenta una concezione della natura che si allontana dalle nozioni estetiche tradizionali del “sublime”. Partendo, piuttosto, dalle teorie dell’Homo Acquaticus di Jacques Yves Cousteau in cui ipotizza un’evoluzione futura della specie umana capace di vivere sott’acqua, Squid Dinner ne diventa la dimostrazione reale. Attraverso un percorso multisensoriale accompagnato dalla suggestiva composizione musicale di Filippo Tosti, la performance mette alla prova ogni precostituita consapevolezza del pubblico e la sua capacità di adattarsi a un nuovo ambiente.

La mostra sfida il pubblico ad abbracciare un nuovo e insolito paesaggio, innescando tensioni tra la sua capacità di adattarvisi e la volontà di farlo. Mentre stimola la consapevolezza sensoriale, la mostra costringe il pubblico a scoprire un nuovo significato di adattabilità dell’uomo rispetto alla natura.

Entrando nell’era della post-verità, dove i fatti sono spesso percepiti come finzione e la finzione come un fatto, Squid Dinner oscilla tra l’immaginazione e la realtà. Mettendo in mostra la simbiosi tra uomo e natura, l’artista, con la sua performance, porta alla luce la linea sottile che divide mito e scienza.

Esaminando l’equilibrio del rapporto tra uomo e natura, la mostra genera un senso di mutevolezza della specie umana e mentre l’innalzamento dei mari minaccia la civiltà, la vita subacquea non si presenta più come un destino inevitabile ma piuttosto come un Arcadia acquatica.

 

 

Squid Dinner di Giovanni Vetere

Opening: 18 Ottobre 2018, 18:00 – 21:00

18 ottobre – 8 Novembre

 

Via Crescimbeni 11, 0084 Roma

Orari mostra: dal martedì al sabato, ore 14:00 – 19:00

Orari performance: dal 18 al 27 ottobre, ore 16:00 – 19:00

 

 

Eco e narciso, la bellezza dell’immagine e il suo potere

Inizia sotto la strepitosa volta affrescata da Pietro da Cortona, il percorso espositivo curato da Flaminia Gennari Santori (Direttrice Galleria Nazionale Corsini Barberini) e Bartolomeo Pietromarchi (Direttore MAXXI Arte), un connubio multiforme che si insedia ed inaugura le nuove sale di Palazzo Barberini attraverso un confronto diretto, tra antico e moderno che mette in relazione e contrapposizione pezzi delle collezioni dei due musei nazionali.

Eco e narciso, indaga sotto molteplici forme, l’essere, interrogandolo su alcuni temi che seguono una linea armonica e crescente che permette al visitatore di seguire un percorso visivo e al contempo emozionale che lo induce a porsi dei quesiti e a ripensare certi temi in una chiave di lettura molteplice. Partendo dalle Metamorfosi di Ovidio, la ricerca si snoda analizzando il tema del Narciso, colui che perderà l’amore della sua vita, Eco, e incontrerà la morte secondo il volere degli Dei per aver seguito la sua stessa immagine, di cui si era innamorato. Il riflesso, che per Narciso è fonte di morte, ad oggi è il simbolo di un processo umano che estremizza l’auto rappresentazione di sé nella ricerca disperata di un consenso. Un’iconografia allegorica auto celebrativa di un sé sperduto e imperfetto è ciò che prende vita sotto il sontuoso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza, in cui si scontrano le ventiquattro fotografie de Le ore di Luigi Ontani, il Narciso contemporaneo per eccellenza.

Ad affacciarsi sulla grande sala, la cappella dalle forme ellittiche vede Narciso di Caravaggio, scontrarsi con la più contemporanea rappresentazione della ninfa Eco, realizzata da Giulio Paolini in un vortice verticale che dall’alto si staglia al suolo. Un meraviglioso scontro di visioni riempie la stanza fin sopra il soffitto, dove i riflessi degli specchi, metafora dell’acqua, si riflettono in un turbinio di rimandi di luce. Il percorso prosegue alternando ai temi del ritratto e della donna, in particolare nel ritratto attribuito a Guido Reni della rivoluzionaria Beatrice Cenci e le visioni femministe di Kiki Smith e Shirin Neshat, a quelli del colonialismo e dei ritratti e non ritratti. L’ultima sala, possente quasi quanto la prima, ci introduce nella sala destinata alla messa in mostra dei tesori della famiglia Barberini. Qui l’accostamento tra antico e moderno è perturbante, il busto di Urbano VIII è incorniciato da due grandi tele di Yan Pei-Ming, da un lato Papa Giovanni Paolo II e dall’altro Mao Zedong. Bernini e Pei-Ming si sfidano sull’idea della immagine e della sua riproducibilità. In questo caso, l’immagine è al servizio dalla forza del ritratto ufficiale, da un lato l’esaltazione, il vibrato della pietra berniniana rende “viva” la figura del pontefice, dall’altro il gigantismo, recupera l’idea del manifesto che se da un lato enfatizza, dall’altro esaspera.

Eco e narciso, è una riflessione multi direzionale, attenta e minuziosa che riflette in maniera trasversale l’idea narcisistica della presenza predominante di un’immagine dell’essere in continua ricerca di sé. Attraverso le composizioni fotografiche, i video, le sculture, l’immagine appare essere l’unico mezzo attraverso cui creare una verità e integrarla di ulteriori punti di vista. Una rilettura dedicata a tematiche profondamente connesse con il vedere che si muovono da una visione del sé legata fortemente alle apparenze in cui tutto ci appare perfetto e tante volte eccessivo, ad una immagine distorta, apocalittica, simbolo inerme di una condizione umana rarefatta, distopica e assente. Ciò che le accomuna però è il potere che ne deriva e di cui l’immagine del sé ne diventa oltre che testimone, creatrice.

 

 

Eco e Narciso. Ritratto e Autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini

fino al 28 ottobre 2018

Sede espositiva Palazzo Barberini con una eco al MAXXI

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 8:30 alle 19:00

Ingresso: Intero 12€, Ridotto 6€. Fino al 28 ottobre ridotto speciale per i possessori di biglietto del MAXXI: 8€ Nello stesso periodo con il biglietto delle Gallerie Nazionali l’ingresso al MAXXI è ridotto a 8€

 

Per maggiori informazioni www.barberinicorsini.org

Picasso e il Mito

Affascinato dal sentimento piuttosto che dalla forma, Picasso fa della bestialità e del repertorio mitologico il tema che incontra la sua estetica. Tra i suoi riferimenti ricorrenti mantiene la stranezza di esseri ibridi (fauni, centauri e minotauri) intimamente lacerati tra l’umanità e l’animalità, bene e male, vita e morte.
E si incontrano la violenza della guerra come quella della corrida, la fantasia sfrenata e l’erotismo.

La mostra si compone di cinque sezioni, con circa 350 opere fra i più grandi capolavori del Museo Picasso, comparati a importanti pezzi d’antiquariato e ad opere che si rifanno ai canoni della bellezza classica.

 

 

Dal 18 Ottobre 2018 al 17 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Palazzo Reale

Curatori: Pascale Picard

Enti promotori:

  • Comune di Milano – Cultura
  • Palazzo Reale

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 10 / € 8 / € 6. Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa del Comune o dall’ufficio stampa della mostra, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano, tesserati ICOM

Telefono per informazioni: +39 02 88445181

E-Mail info: c.mostre@comune.milano.it

Sito ufficiale: http://www.palazzorealemilano.it

Picasso. La scultura

Apre alla Galleria Borghese il 24 ottobre la prima mostra in Italia dedicata al Picasso scultore.

La mostra intende proseguire il lavoro di indagine sul concetto di scultura che il Museo sta portando avanti da molti anni attraverso maestri di epoche diverse. Pensata come un viaggio attraverso i secoli, seguendo il filo cronologico dell’interpretazione plastica delle forme, l’evento presenta 56 capolavori del grande maestro realizzati dal 1905 al 1964, fotografie di atelier inedite e video che raccontano il contesto in cui le sculture sono nate.

Fu durante il suo viaggio a Roma e a Napoli nel 1917 che Picasso ebbe modo di confrontarsi per la prima volta in situ con la scultura dell’antichità romana, con il Rinascimento, ma anche con le pitture murali pompeiane. Una visita alla Galleria Borghese gli permise di studiare le sculture di Bernini, del quale ritrovò le opere anche nella Basilica di San Pietro in Vaticano, che gli svelò inoltre il Michelangelo della Cappella Sistina.

La mostra alla Galleria Borghese terrà conto della sua esperienza di contatto con l’arte italiana per tornare a riflettere su grandi temi legati alla pittura e soprattutto alla scultura dal Rinascimento in avanti.

La maggior parte dei critici che ha riconosciuto l’influenza dei grandi maestri sul lavoro pittorico di Picasso, infatti, non ha saputo stimare l’impatto che la conoscenza dell’arte del passato ha avuto sulla sua scultura. In conseguenza di ciò le consonanze visive e concettuali generate dal dialogo che si propone con la mostra alla Galleria Borghese apriranno nuovi campi di riflessione.

 

 

Dal 24 Ottobre 2018 al 03 Febbraio 2019

Roma

Luogo: Galleria Borghese

Costo del biglietto: intero € 13, intero+visita guidata € 19.50, ridotto € 6.50 (Cittadini dell’Unione Europea, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera tra 18 e 25 anni), ridotto+visita guidata € 13. Su tutti i biglietti € 2 di prevendita. Gratuito portatori di handicap dell’Unione Europea, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera e un loro accompagnatore​; guide turistiche dell’Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale

Telefono per prevendita: +39 06 32810

Telefono per informazioni: +39 06 8413979

E-Mail info: ga-bor@beniculturali.it

Sito ufficiale: http://galleriaborghese.beniculturali.it/i

Leonardo Crudi. Bandiere

Il 12 ottobre viene inaugurata a Sala 1 la personale di Leonardo Crudi Bandiere, che esporrà per la prima volta il lavoro dell’artista su alcune personalità del Bauhaus che hanno avuto punti di contatto con le avanguardie russe. Alla vigilia del centenario della fondazione del Bauhaus a Wiemar nel 1919, Leonardo ripensa in senso pittorico, fotografico e grafico l’importanza di tale istituzione: una serie di personalità “bandiera” dell’innovazione artistica, generatasi nel fervido ambiente della scuola tedesca, rivestiranno le pareti della storica galleria romana Sala 1.

Anni Albers, Gertrud Arndt, Otti Berger, Max Bill, Marianne Brandt, Sonia Terk Delaunay, Walter Gropius, Johannes Itten, Vasilij Vasil’evič Kandinskij, László Moholy-Nagy, Oskar Schlemmer, sono le figure scelte da Leonardo e rappresentate sui manifesti di stoffa: un richiamo militante ai principi fondatori dell’arte e della grafica moderna.

I grandi artisti del passato si frammentano in un complicato montaggio di forme astratte e geometriche dai colori piatti, a cui si alternano parti del corpo frastagliate nelle loro gradazioni cromatiche tracciate con una semplice penna Bic. Le figure così realizzate compongono una serie di danzatori le cui posizioni mimano le mosse biomeccaniche del teatro di Vsevolod Meyerhold.

Leonardo Crudi fin da giovanissimo scopre il mondo dei graffiti e intraprende la sua ricerca artistica in maniera autonoma e autodidatta. È nel mondo della strada che si forma imparando a calibrare colori e a costruire composizioni in cui geometrie e lettere si modulano in inedite soluzioni grafiche. Dai primi studi sul cinema neorealista italiano, arriva ad approfondire le avanguardie russe e la comunicazione propagandistica alle grandi masse con una particolare attenzione ai manifesti stradali. Dal 2012, si dedica alla produzione delle sue prime opere su carta, e ritrova nelle avanguardie pittoriche e fotografiche del Suprematismo, Costruttivismo, Futurismo russo e nelle personalità di Ejzenštejn, El Lissitzky, Malevič, Rodčenko e Vertov, un linguaggio capace di veicolare contenuti etici e politici.

Oltre alla produzione di manifesti da affiggere sui muri della città per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e di film italiani d’avanguardia e sperimentazione underground degli anni ’60 e ‘70, ha esposto i suoi lavori in varie gallerie; tra queste ricordiamo le personali a Spazio Cerere (2016) e Porta Blu Gallery (2014), nonché la partecipazione nel 2018 all’Outdoor Festival al MACRO di Roma.

Il progetto sarà documentato in un catalogo digitale a cura della Sala 1, con testo della curatrice Sara Esposito, Claudio Sagliocco della redazione L’Amletico e di Giovanni Argan.

 

 

Inaugurazione: venerdì 12 ottobre 2018, ore 18:00

Sala 1, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma

Fino al 16 novembre 2018

Dal martedì al sabato dalle ore 16.30 alle ore 19.30

 

Ludovica Gioscia, Nuclear Reaction Cosmic Interation

NUCLEAR REACTION COSMIC INTERACTION è la prima personale presso la galleria Ex-Elettrofonica di Ludovica Gioscia, (Roma, 1977), artista che vive e lavora a Londra dal 1996, e che torna in patria con un progetto site-specific fortemente immersivo.

La mostra si propone di analizzare la sempre più profonda influenza che il mondo del digitale, dei media e dei social sta avendo sulla nostra vita e sui nostri comportamenti. Siamo ormai arrivati a un totale sconfinamento tra mondo privato e mondo esterno, continuamente invitati a comunicare i nostri stati d’animo e così facendo a farli in qualche modo diventare cibo per la massa, vista come con un onnivoro divoratore, dall’identità incerta ma molto presente. Il concetto stesso di memoria personale e memoria digitale si assembla, creando una curiosa e straniante simbiosi.

La galleria diventa una grotta ricoperta da carte da parati serigrafate a mano, una sorta di pelle, espressione personale dell’artista, insieme a zone di Giant Decollage. Un mix di colori, di temi, di immagini che ricordano la molteplicità di stimoli visivi che riceviamo dal mondo del web quotidianamente.

Sui muri di Ex -Elettrofonica sarà inoltre proiettato un assemblage introspettivo, dedicato in gran parte alla figura della madre dell’artista, che lavorava come fisica sperimentale. I progetti materni sono rivistati dalla figlia in chiave psichedelica, e si uniscono ad elementi che riguardano il patrimonio della loro vita in comune. Il lavoro delle due donne corre su binari paralleli, entrambe sono artefici di trasmutazioni materiche, il cui prodotto in mostra sono le cartapeste che nascono dal processo di macerazione di detriti di vecchi e nuovi lavori eseguito della Gioscia, che li riutilizza per dar vite a nuove forme.

Tra le opere esposte va sicuramente citata quella indossata dall’artista durante l’opening del 28 settembre scorso, realizzata in collaborazione con l’artista James Stopforth: è uno dei Mad Lab Coats, camici da laboratorio che diventano tela dove Ludovica Gioscia sperimenta la sua creatività.

 

 

Ex Elettrofonica

Dal 28 Settembre al 21 Novembre 2018

Vicolo Sant’Onofrio, 10 Roma

Dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00

info@exelettrofonica.com

 

 

 

Emilio Vedova dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Sabato 6 ottobre alle ore 11, presso la Chiesa di San Giuseppe ad Alba (piazzetta Vernazza, 6), avrà luogo l’inaugurazione della mostra a cura di Caterina Molteni Emilio Vedova dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, nella quale sarà esposta l’opera Da Dove… (1984-1). Dopo l’evento dello scorso autunno sull’opera di Enzo Cucchi, prosegue la collaborazione tra la Fondazione CRC e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea finalizzata a promuovere importanti occasioni di fruizione culturale nel territorio cuneese attraverso la presentazione al pubblico di prestigiose opere d’arte contemporanea.  La mostra rientra tra gli eventi culturali collaterali all’88aedizione della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.

L’esposizione sarà visitabile fino a domenica 2 dicembre 2018, dal lunedì al venerdì dalle ore 14,30 alle 18,30, il sabato e la domenica con orario continuato dalle 10,30 alle 18,30.

Protagonista dell’esposizione è il dipinto Da dove… (1984-1), che venne realizzato tra il 1983 e il 1984 dal celebre pittore Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006). L’artista è stato tra le figure più influenti del panorama artistico italiano del secondo dopoguerra, promotore di un forte rinnovamento culturale e politico ed esponente primario della corrente pittorica informale. L’opera, allestita nella zona absidale della chiesa, è un saggio rappresentativo della maturità raggiunta dall’artista in ambito informale e racchiude l’importanza attribuita al gesto nella sua pratica pittorica, nella quale si abbandona la necessità di una corrispondenza rappresentativa con il mondo esterno.

 

 

Dal 06 Ottobre 2018 al 02 Dicembre 2018

Alba | Cuneo

Luogo: Chiesa di San Giuseppe

Curatori: Caterina Molteni

Enti promotori:

  • Fondazione CRC

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 0173 293163

Sito ufficiale: http://www.fondazionecrc.it

Mario Merz. Igloos

Pirelli Hangar Bicocca presenta Igloos, la mostra dedicata a Mario Merz (Milano 1925- 2003), tra gli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, riunendo il corpus delle sue opere più iconiche, gli igloo, datati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa. Il progetto espositivo, curato da Vicente Todolí e realizzato in collaborazione con la Fondazione Merz, si espande nei 5.500 metri quadrati delle Navate e del Cubo di Pirelli Hangar Bicocca e pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo.

A cinquant’anni dalla creazione del primo igloo, la mostra offre l’occasione per osservare lavori di Mario Merz di importanza storica e dalla portata innovativa, provenienti da numerose collezioni private e museali internazionali – tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbemuseum di Eindhoven –, raccolti ed esposti insieme per la prima volta in Italia.

La mostra Igloos assume come punto di partenza l’esposizione personale di Mario Merzcurata da Harald Szeemann nel 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove vennero presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento al fine di formare un villaggio, un paese, una ‘Città irreale’ nello spazio espositivo, come afferma Szeemann.

Il progetto di Milano prosegue l’intento di Szeemann e Merz, mettendo in luce come l’artista abbia continuato a sviluppare con coerenza e visionarietà l’immaginario dell’igloo. L’esposizione include infatti anche opere concepite nei decenni successivi, in occasione di importanti antologiche e retrospettive nei grandi musei europei e stranieri. Si apre con La Goccia d’Acqua, 1987, il più grande igloo mai realizzato da Merz per uno spazio interno, di dodici metri di diametro, presentato in occasione della sua mostra personale al CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux.

Nello spazio delle Navate il percorso espositivo si sviluppa in nuclei che seguono un ordine cronologico, partendo dai primi igloo concepiti negli anni ‘60 come, per citarne alcuni: Igloo di Giap, 1968 e Acqua scivola, 1969. Quelli degli anni ‘70: tra gli altri, sono presenti Igloo di Marisa, 1972 e ‘If the hoar frost grip thy tent Thou wilt give thanks when night is spent’(Ezra Pound), 1978. Le evoluzioni degli anni ‘80, periodo in cui gli igloo divengono più complessi, si raddoppiano, si triplicano o si intersecano, sono testimoniate da, ad esempio: Igloo del Palacio de las Alhajas, 1982 e Chiaro Oscuro, 1983. Rappresentativo degli anni ‘90 è Senza titolo, 1999, realizzato per il parco del museo, in occasione della mostra personale alla Fundação de Serralves, curata proprio da Vicente Todolí.

Attraverso questo gruppo di opere la mostra rivela gli aspetti e i temi più innovativi di Merz, inserendo la sua ricerca all’interno del panorama artistico internazionale e contemporaneo degli ultimi cinquant’anni, come: l’utilizzo di materiali naturali e industriali, l’impiego poetico ed evocativo della parola scritta e il dialogo con lo spazio circostante e la sua architettura.

La pratica di Mario Merz si sviluppa a Torino fin dagli anni ‘50. Figura chiave dell’Arte Povera, è uno degli antesignani in Italia a utilizzare l’installazione, superando la bidimensionalità del quadro, inserendo tubi al neon nelle sue tele e in oggetti quotidiani come ombrelli e bicchieri. Attraverso il suo lavoro indaga e rappresenta i processi di trasformazione della natura e della vita umana, utilizzando elementi provenienti dall’ambito scientifico-matematico, come la spirale e la sequenza numerica di Fibonacci, e introducendo a partire dal 1968 quello che rimarrà uno dei motivi ricorrenti e più rappresentativi della sua pratica per oltre trent’anni: l’igloo.

Queste opere, riconducibili visivamente alle primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo e la metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività.
Gli igloo sono caratterizzati da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune, come argilla, vetro, pietre, iuta e acciaio – spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile – e dall’uso di elementi e scritte al neon.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo, pubblicato da Mousse Publishing, che include un’estesa documentazione fotografica dell’esposizione, i contributi di Germano Celant, Lisa Le Feuvre e Pietro Rigolo, e dettagliate schede di ogni lavoro presentato.

Vicente Todolí è Direttore Artistico di Pirelli Hangar Bicocca e curatore della mostra. Precedentemente è stato Direttore della Tate Modern di Londra dal 2003 al 2010; dal 1996 al 2003 ha diretto la Fundação de Serralves di Porto e dal 1989 al 1996 è stato Direttore Artistico dell’IVAM (Instituto Valenciano de Arte Moderno).

 

 

Dal 24 Ottobre 2018 al 24 Febbraio 2019

Milano

Luogo: Pirelli Hangar Bicocca

Curatori: Vicente Todolí

Enti promotori:

  • In collaborazione con Fondazione Merz

Telefono per informazioni: +39 02 66 11 15 73

E-Mail info: info@hangarbicocca.org

Sito ufficiale: http://www.hangarbicocca.org