Licia Galizia. Flussi

La galleria Anna Marra Contemporanea ospiterà, fino al prossimo 26 maggio, la personale di Licia Galizia dal titolo Flussi, a cura di Isabella Indolfi.

L’artista abruzzese propone una serie di opere che integrano in modo originale linguaggi diversi: quello scultoreo, quello musicale e quello digitale.

Le sue sono infatti vere e proprie sculture musicali, orchestrate in un unico ritmo tramite la tecnologia chiamata Planofoni, realizzata dal CRM (Centro Ricerche Musicali di Roma).

Il tutto crea un’ atmosfera immersiva, dove lo spettatore riesce ad interagire e a confrontarsi in profondità con le opere esposte.

Il leit-motiv della mostra è il tema dell’acqua, declinate nelle sue accezioni più cupe ma anche in quelle più alte e affascinanti.

Tra la serie di opere site specific qui esposte, spicca Mare oscuro, che parafrasa quegli aspetti terribili recentemente connessi al mare più vicino al nostro paese, il Mediterraneo, teatro della tragica fine di molte vite di profughi.

Licia Galizia illustra questo dramma tramite una serie di lastre acuminate che si sollevano dal fondo, invadendo lo spazio e costringendo lo spettatore a farsi strada in modo tortuoso nel percorso che vanno a creare. Più speranzoso il messaggio delle installazioni Acqua e Diluvio, che propongono invece una progressiva sublimazione della materia verso un concetto di purezza.

Le forme si fanno onda musicale, vibrazione tattile che invita l’osservatore al contatto, avvolgendolo in un’interessante e completa esperienza sinestetica.

 

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ANNA MARRA CONTEMPORANEA

dal 18 aprile al 26 maggio 2018

Via Sant’Angelo in pescheria 32 – Roma

www.annamarracontemporanea.it

da lunedì a sabato, dalle ore 15.30 alle 19.30

Ex-Voto

Ex Dogana è uno spazio polifunzionale immenso, di circa 23.000 metri quadrati, declinati in diversi tipi di utilizzo (concerti, dj set, serate a tema, eventi gastronomici, persino un planetario), che oggi torna ad occuparsi anche di arti figurative, dopo il grande successo della mostra Paradiso Inclinato tenutasi nel 2016, grazie alla creazione di un nuovo spazio espositivo interno.

Parliamo di una vera e propria white cube, che si propone di portare avanti un progetto continuativo dedicato al mondo dell’arte contemporanea, inaugurato dalla mostra Ex-Voto, visitabile fino al prossimo 5 maggio, che raccoglie un corpus di lavori realizzati dagli artisti residenti nella Factory interna di Ex Dogana.

Il titolo della mostra gioca con le assonanze riferite in primo luogo alla sede ospitante, e poi al nome del gruppo di curatori che hanno seguito e organizzato l’evento: parliamo del Collettivo EX composto da Loredana Calvet, Silvia Marsano e Francesca La Croce, oltre che chiaramente sull’iconografia e il concetto dell’ ex-voto inteso come pratica religiosa ma anche laicamente popolare.

Le opere hanno tutte un punto in comune, ossia l’utilizzo del marmo: siamo nel cuore del quartiere romano di San Lorenzo, famoso per la presenza, vecchia di generazioni, di vari laboratori di marmisti, situati strategicamente nella zona soprattutto a causa della presenza del cimitero ormai monumentale del Verano. Il loro apporto è stato fondamentale per la realizzazione della mostra, in quanto attraverso il loro operato artigianale hanno unito le diverse poetiche degli artisti ad un materiale comune a tutti, ossia il marmo.

Sono nove gli artisti in mostra: Andreco, Borondo, Ciredz, Giannì, Grimaldi, Puxeddu, Sbagliato, Scorcucchi e Tellas; sono pittori, scultori, fotografi, street artist, e ognuno di loro interpreta con il proprio stile il tema della mostra. Le opere sono allestite in una stanza in penombra su una parete unica, come accade nel caso degli ex voto religiosi; una accanto all’altra, si danno risalto reciproco proprio grazie all’eterogeneità cromatica e stilistica, creando una convincente preghiera contemporanea.

 

 

Ex-Voto

Ex-Dogana, Via dello Scalo San Lorenzo 10 – Roma

Dall’ 11 aprile al 5 maggio 2018

Vincenzo Frattini. La dipendenza sensibile alle condizioni iniziali

Il Castello Aragonese d’Ischia (NA) ospita dal 28 aprile al 17 giugno 2018 la personale di Vincenzo Frattini (Salerno, 1978) dal titolo La dipendenza sensibile alle condizioni iniziali.

L’esposizione, a cura di Valeria D’Ambrosio, promossa e organizzata dagli Amici di Gabriele Mattera, e in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli, presenta diciassette tra opere a parete, sculture, installazioni e video, che tracciano l’evoluzione degli ultimi dieci anni della pratica dell’artista salernitano.

La mostra trae ispirazione dalla teoria scientifica del caos reinterpretando, da un punto di vista estetico e tecnico, i complessi meccanismi che governano le leggi naturali nel tentativo di rintracciare lo scorrere della vita umana e di fornire un’esperienza diretta della realtà, attraverso la relazione sensibile tra forma e colore.

Il perno concettuale è la nozione di “Dipendenza sensibile alle condizioni iniziali” teorizzata dal meteorologo Edward Lorenz, ossia quel concetto per cui un minimo spostamento di molecole d’aria in un dato luogo può provocare, a distanza di tempo e spazio, un evento di portata estremamente maggiore. Meglio nota come The Butterfly Effect, tale teoria si basa su un attento studio dei sistemi complessi e apparentemente caotici che ha portato alla definizione di un punto di vista nuovo e positivo sul caos, inteso come informazione massima, come fonte e presenza di tutto, piuttosto che come assenza di ordine.

Ed è in quest’ottica che l’esposizione aspira a reinterpretare la teoria del caos tramite le arti visive, attraverso un approccio antologico alla produzione di Frattini. L’allestimento, che per la prima volta supera i confini tradizionali della Chiesa dell’Immacolata per espandersi verso luoghi meno canonici ma ugualmente suggestivi del Castello, vede susseguirsi le opere in un variegato gioco di sospensioni che restituiscono una visione globale ma diversificata della pratica dell’artista.

Se lo spazio della chiesa sconsacrata si pone, infatti, come sintesi della sua intera produzione, il Cimitero delle Clarisse, i cortili, gli scorci sul mare e persino le prese d’aria del Castello si presentano progressivamente come una naturale scenografia in cui tentare di definire un paradigma artistico di quel disordine ordinato che è la vita.

 

 

Dal 28 Aprile 2018 al 17 Giugno 2018

Ischia | Napoli

Luogo: Castello Aragonese

Curatori: Valeria D’Ambrosio

Enti promotori:

  • Amici di Gabriele Mattera
  • In collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli

Costo del biglietto: intero € 10, Gruppi (superiori alle 20 persone) € 9, Ragazzi 10-14 anni € 6, Bambini 0-9 anni gratuito, Scuole elementari € 3, Scuole medie inferiori e superiori € 6

Telefono per informazioni: +39 081 99 19 59

E-Mail info: info@castelloaragonese.it

Gabriele Basilico. La città e il territorio

L’esposizione rende omaggio al grande fotografo Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013) attraverso duecento fotografie, tra le quali una cospicua selezione di immagini dedicate alla Valle d’Aosta.

L’itinerario espositivo, diviso per nuclei di ricerca e non strettamente cronologico, prende l’avvio da uno dei suoi lavori più noti, quei Milano Ritratti di fabbriche (1978-1980) che hanno segnato l’inizio delle sue indagini sulle città del mondo. Sono inoltre esposte immagini a colori inedite di Beirut ricostruita (2011) e di alcune metropoli del mondo (Shanghai, Rio, Istanbul, Mosca) e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo con due serie di immagini dedicate alla montagna, alla Valle d’Aosta e al passo del San Gottardo, in Svizzera.

Novantasei foto provengono dal lavoro Sezioni del paesaggio italiano, realizzato in collaborazione con Stefano Boeri per la Biennale di Architettura di Venezia, nel 1998. Fa seguito un’ampia indagine realizzata in collaborazione con l’architetto Luigi Snozzi in una cittadina svizzera, Monte Carasso (1996), oggi periferia di Bellinzona, che documenta la trasformazione della città grazie agli interventi operati dallo stesso Snozzi. Conclude l’itinerario una selezione di immagini di paesaggio, realizzate in luoghi e occasioni diverse, tra le quali quelle realizzate per incarico della Mission Photographique de la DATAR (1984-1985) in Francia.

L’allestimento è accompagnato da alcuni video dedicati a Gabriele Basilico.

 

 

Dal 28 Aprile 2018 al 23 Settembre 2018

Aosta

Luogo: Museo Archeologico Regionale

Curatori: Angela Madesani

Telefono per informazioni: +39 0165.275937

E-Mail info: u-mostre@regione.vda.it

Sito ufficiale: http://www.regione.vda.it/

Biennale Disegno Rimini – Visibile e invisibile, desiderio e passione

Da 28 aprile al 15 luglio 2018 Rimini ospita 33 mostre e un percorso di 2.000 opere, che tocca tutti i processi creativi – disegno antico e moderno, fumetto e architettura, calligrafia e grafica, pittura, street art e cinema – scegliendo una traccia sotterranea come l’erotismo. Rimini mette a disposizione il proprio centro storico trasformato per l’occasione in un cuore pulsante della creatività: da Castel Sismondo al Museo della Città, dal Cinema Fulgor alla FAR, dalla Domus del Chirurgo a Palazzo Gambalunga, il tutto da scoprire comodamente in un fine settimana.

Sono diverse le mostre di altissimo significato che approdano alla 3a Biennale del Disegno di Rimini. Tra tutte l’esposizione di Vanessa Beecroft ospitata alla Far (Fabbrica Arte Rimini) in piazza Cavour. Dopo aver individuato e reinterpretato il mondo delle donne attraverso i suoi celebri tableau vivant, Vanessa Beecroft ha ripreso a disegnare, a dipingere, e ha scelto la Biennale dei Disegno di Rimini per esporre una serie di opere nella mostra dal titolo Disegni americani.  Opere eccelse di grandi dimensioni: corpi nudi, figure di donne, muse fragili, silhouette informi sopraffatte dal burka. Un epicentro umano si intuisce in queste figure che si stagliano in solitudine, e anche in quelle che non hanno corpo, che assumono l’aspetto di un fantasmino sotto un lenzuolo nero, da cui affiora un’espressione attonita.

Un altro evento di grande importanza è al Castel Sismondo, la splendida Rocca Malatestiana di Rimini, dove sono messi a confronto, attraverso due mostre dalla traccia erotica, i due maestri del Novecento: Federico Fellini (1920-1993) e Pablo Picasso (1881-1973).

Del pittore spagnolo sono esposte 66 incisioni – acqueforti, acquetinte e puntesecche – eseguite nel 1968 per illustrare La Célestine di Fernando de Rojas, prima opera drammatica spagnola che diventò simbolo del femminino e di cui Picasso, con freschezza e originalità, riuscì a renderne la figura.

Accanto nella mostra Il corpo sognato i personaggi disincantati del regista italiano nei disegni dal Libro dei sogni, dove Fellini annotava il suo mondo onirico e in cui Pablo Picasso compare per ben tre volte. Si tratta di 42 disegni di coerente invenzione e di propulsiva ironia. Dal confronto emerge una straordinaria somiglianza, un’unica matrice trasgressiva che accomuna i due maestri, che mai s’incontrarono, ma che tanto condividevano artisticamente.

Queste e tante altre sono le mostre che accompagneranno i visitatori nella città romagnola.

 

 

Dal 28 Aprile 2018 al 15 Luglio 2018

Rimini

Luogo: Sedi varie

Enti promotori:

  • Comune di Rimini
  • Musei Comunali

Costo del biglietto: intero € 10. Biglietto unificato con Caravaggio Experience € 16

Telefono per informazioni: +39 0541 793851

E-Mail info: biennaledisegnorimini@comune.rimini.it

Sito ufficiale: http://www.biennaledisegnorimini.it

Universo Futurista

Venerdì 20 aprile alle ore 18.30 (su invito) apre a San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri da Bologna, la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, una nuova istituzione privata italiana che nasce sulla base di uno archivio storico dedicato alla cultura italiana del XX secolo, avviato a New York nel 1984 dai suoi fondatori, Massimo e Sonia Cirulli e che oggi conta una collezione di alcune migliaia di pezzi.

Gli obiettivi della Fondazione sono la valorizzazione, in ambito nazionale e internazionale, dell’arte e della cultura visiva italiana del XX secolo attraverso una rilettura dal taglio inedito e multidisciplinare della sua eredità culturale e la promozione di progetti orientati alla divulgazione della cultura creativa italiana dalla nascita della modernità e del made in Italy fino al boom economico.

Contestualmente all’apertura dello spazio sarà inaugurata la mostra Universo Futurista, a cura di Jeffrey T. Schnapp e Silvia Evangelisti, focalizzata sul nucleo della collezione dedicato a questo periodo storico (1909 -1939) su cui non cessa di rinnovarsi l’attenzione degli studiosi, attraverso mostre e pubblicazioni, e del pubblico.
La mostra presenta una selezione di opere dalla collezione della Fondazione Cirulli e pone l’accento su tematiche centrali dell’estetica futurista come l’inno alla vitalità creativa, alla giocosità e alla fantasia di un’arte che rallegra il mondo ricreandolo integralmente, riprendendo le parole del Manifesto “Ricostruzione Futurista dell’Universo” redatto nel 1915 da Giacomo Balla e Fortunato Depero.

L’estetica futurista muove i suoi passi da un nuovo modo di concepire la creazione artistica, che supera i confini delle arti tradizionali e coinvolge la vita quotidiana nella sua totalità per diventare “arte totale”, creando un legame strettissimo tra arte e vita. Universo Futurista approfondisce questa nuova concezione estetica attraverso l’accurata selezione di dipinti, sculture, oggetti di design, disegni progettuali, fotografie e fotomontaggi, manifesti pubblicitari e documenti autografi di ogni genere realizzati da artisti futuristi dal 1909 fino alla fine degli anni ‘30 del Novecento.

 

 

Dal 21 Aprile 2018 al 18 Novembre 2018

San Lazzaro di Savena | Bologna

Luogo: Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

Curatori: Jeffrey T. Schnapp, Silvia Evangelisti

Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 8. Gratuito bambini fino ai 5 anni compiuti accompagnati da un adulto; giornalisti iscritti all’ordine con tessera in corso di validità o accreditati; membri ICOM; guide turistiche;1 accompagnatore per gruppo di almeno 10 persone; 2 accompagnatori per gruppo di almeno 20 persone; visitatori con disabilità e accompagnatore

Telefono per informazioni: +39 051 628 8300

E-Mail info: info@fondazionecirulli.org

Sito ufficiale: http://fondazionecirulli.org/

 

Barry X Ball. The End of History

Da giovedì 12 aprile a domenica 9 dicembre 2018, Villa Panza sceglie di esporre, ancora una volta, il lavoro di un artista la cui sensibilità altamente raffinata insieme alla ricerca della purezza della luce e della spiritualità hanno incontrato la visione etica ed estetica di Giuseppe Panza, che ne divenne collezionista sin dai primi anni ‘80. Una straordinaria affinità tra artista e mecenate, che Barry X Ball ha voluto celebrare nel potente Pseudogroup of Giuseppe Panza (1998 -2001): un insieme di nove ritratti realizzati da un calco del suo volto in cui l’artista guarda il suo soggetto da diverse angolature e con diverse espressioni.

La mostra – curata da Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza e Laura Mattioli, storica dell’arte, collezionista e fondatrice del Center for Italian Modern Art di New York – presenta 55 opere dagli anni ‘80 a oggi, in un excursus che parte dai primi lavori a fondo oro, piccoli oggetti preziosi riduttivi e luccicanti che riecheggiano icone religiose e pale d’altare, e giunge ai carismatici recenti Portraits fino alla sezione dei Masterpieces, in un percorso che si snoda dalle sale del primo piano della Villa al nuovo spazio delle Rimesse per le Carrozze. In contemporanea, il Castello Sforzesco inaugura un’inedita Pietà (2018), omaggio dell’artista alla celebre opera michelangiolesca conservata dal 2015 nel nuovo Museo della Pietà Rondanini.

Nelle sue opere, realizzate con metalli, marmi, alabastri, onici e lapislazzuli, l’artista insegue, sulle superfici e nei volumi, l’utopia di una materia dominata e al tempo stesso sublimata, unendo la progettazione virtuale e la modellazione al computer con l’intaglio e la levigatura dei dettagli a mano.
Scansionare e stampare in 3D una scultura esistente significa per lui affrontare il tema dell’oggettività e della serialità intesa come copia e superarlo attraverso la materia, elemento naturale incontrollabile e unico nel suo aspetto finale: Barry X Ball crea così un’opera autonoma nell’immagine e nel pensiero.

 

 

Fino al 09 Dicembre 2018

Varese

Luogo: Castello Sforzesco

Curatori: Anna Bernardini, Laura Mattioli

Telefono per informazioni: +39 02.88463700

Sito ufficiale: http://https://www.milanocastello.it

Stati d’animo. Arte e psiche da Previati a Boccioni

Stati d’animo. Arte e psiche da Previati a Boccioni, a cura di Maria Grazia Messina, Fernando Mazzocca e Chiara Vorrasi, è la mostra ospitata presso le sale del Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al prossimo 10 giugno.

Riuscire a rappresentare il variegato mondo delle emozioni e degli stati d’animo umani attraverso l’arte: questo era l’intento condiviso da una serie di artisti, appartenenti a correnti diverse che a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si sono cimentati con questo particolare compito.

Lo zeitgeist del periodo si prestava ad alimentare questa ricerca: si era infatti diffuso un interesse tutto nuovo verso i fenomeni dell’ invisibile e le energie associate ai sentimenti. Il clima di indagine verso questi temi si divideva però in due direzioni; da una parte quella più esoterica (basti pensare che in questi anni iniziano ad avere un grande successo le sedute spiritiche organizzate da medium, alle quali partecipavano anche diversi artisti), dall’altra il versante scientifico-positivista, con la scoperta dei raggi x applicati a fini medici e i primi progressi della psichiatria. Entrambe le strade avevano lo scopo di svelare ciò che era nascosto sotto la realtà visibile, cambiando però  l’agente coinvolto; nel primo caso era la sensibilità del veggente o in alcuni casi dell’artista a cercare di dare forma a questo mondo di vibrazioni, nel secondo caso il tutto era affidato invece a dei macchinari scientifici, per l’epoca di grande innovazione.

La mostra documenta in modo approfondito questi due aspetti, con una parte dedicata sia alle prove fotografiche dei diversi atteggiamenti che caratterizzavano i pazienti comunemente definiti isterici o melanconici, sia ai momenti più intensi e misteriosi colti durante le sedute medianiche.

Psichiatria, paranormale, scienza, medicina, pittura, fotografia, musica, scultura: tutte queste discipline hanno contribuito a dare la propria versione ed interpretazione del tema, e la mostra intende ripercorrerne i passi e le conclusioni raggiunte.

Sul fronte artistico le opere in mostra si focalizzano su un largo spettro di tonalità emotive e psicologiche. Si va dal torbido simbolismo della donna tentatrice di Franz Von Stuck alla malinconia della giovane malata ritratta da Edvard Munch, passando per la raffigurazione quasi incantata della maternità di Giovanni Segantini fino ad approdare al capolavoro di Giuseppe Pellizza Da Volpedo, Ritratto di un dolore, dove la potenza del ricordo di un sentimento lontano riaffiora con tutta la sua forza, trasportando la protagonista in un qui e ora che non è più quello attuale bensì quello del tempo vissuto, scardinando le porte dello spazio-tempo attraverso la forza delle emozioni. Chiudono il percorso gli originali esiti della neonata Avanguardia Futurista, con opere di Carlo Carrà e Umberto Boccioni.

Grande protagonista della mostra è proprio quest’ultimo, che incentrò la sua ricerca, nei primi anni dieci del ‘900, proprio sulla traduzione in linee e colori delle impressioni legate agli stati d’animo, come si evince chiaramente dal trittico omonimo, ma anche osservando il turbine di vibrazioni colorate e quasi musicali suscitate dalla fragorosa risata emessa dalla donna ritratta nel dipinto conservato al MoMa di New York.

 

 

Stati d’animo. Arte  e psiche da Previati a Boccioni.

dal 3 marzo al 10 giugno 2018

Palazzo dei Diamanti

Corso Ercole D’Este 21, Ferrara

Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

www.palazzodeidiamanti.it

 

Japanese Design Today 100: la cultura giapponese in 100 oggetti di design

Vento d’Oriente a Roma: dopo il grande successo della mostra dedicata al maestro Hokusai, l’Hanami e le esposizioni di Hiroshige e Shio Kusaka ancora in corso, arriva nella capitale l’ultimo evento dedicato al Giappone. Si tratta di Japanese Design Today 100, la mostra inaugurata lo scorso 12 aprile dall’Istituto Giapponese di Cultura.

La mostra, visitabile fino al 19 maggio con ingresso gratuito, espone una selezione di cento oggetti di design realizzati tra gli anni Cinquanta e oggi. Gli oggetti, creati attraverso l’incontro di tecniche raffinate e avanzate, praticità e grande senso estetico, sono suddivisi in diverse categorie, che spaziano dai mobili alla cucina, dall’abbigliamento e gli accessori ai prodotti per infanzia, alla cancelleria, al tempo libero, fino ai trasporti e agli strumenti sanitari.

La stessa mostra era già stata organizzata per la prima volta nel 2004, e aveva girato per anni in tutto il mondo. Quella riproposta quest’anno a Roma è una versione rinnovata, con un focus sui prodotti di tutti i giorni. Si tratta di una sorta di piccolo viaggio immaginario nel mondo nipponico, pensato in modo da aprire l’immaginario italiano e spingerlo oltre gli stereotipi comuni che limitano la cultura giapponese solo al sushi e ai manga.

Cento oggetti possono sembrare pochi rispetto a tutta la produzione di un Paese, eppure sono sufficienti per comprendere molti aspetti della sua cultura. Il design, in effetti, riflette come uno specchio lo stile di vita degli individui e delle società, è una fotografia sulla vita quotidiana delle persone. Japanese Design Today 100 perciò, insieme allo splendido edificio che la ospita, non mostra ai visitatori solamente i passati e recenti trend del design nipponico, ma allo stesso tempo anche le abitudini estetiche, economiche e sociali del Paese, rivelando qualcosa in più al pubblico romano sulla natura della misteriosa cultura giapponese.

 

 

Fino al 19 maggio 2018
Istituto Giapponese di Cultura
Via Antonio Gramsci, 74 – Roma

Ingresso gratuito

http://www.jfroma.it/japanese-design-today-100-12-aprile-19-maggio-2018/

 

 

Donald Judd: Paintings. Il lato inedito del minimalismo in mostra all’Institute of Contemporary Art di Miami

Donald Judd: Paintings è la mostra di recente inaugurata presso The Institute of Contemporary Art, Miami (ICA Miami). Lo spazio, nel cuore del Design District, ha aperto al pubblico soltanto nel 2017 e intede promuovere gli artisti e l’arte contemporanea con un particolare riguardo alle novità locali. La mostra curata da Ellen Salpeter (ICA Director), Alex Gartenfeld (Deputy Director and Chief Curator), e Flavin Judd, (Curator and Co-President of Judd Foundation), pone l’attenzione su quattordici disegni, dimenticati o meglio poco conosciuti, creati dal maestro del minimal, Donald Judd. Una sorta di celebrazione del mito attraverso l’atto dell’idea creativa, la nascita di un pensiero o un processo che sposta l’attenzione dal finito all’origine.

Solitamente associato alla scultura minimalista e conosciuto per la sua fenomenale produzione scritta di critico d’arte (basti citare il saggio Specific Objects, 1964) Donald Judd è stato prima di tutto uno sperimentatore del colore e delle forme. Dedito alla pittura fino agli anni Sessanta, Judd ha prodotto notevoli tele, sperimentando e lavorando con il colore le superfici e indagando prospettive e visioni che si sono ben presto tradotte in ricerche specifiche intorno all’oggetto e alla sua capacità scultorea, in particolare dando il via all’esperienza minimalista di cui Judd è uno degli esponenti più severi e rigorosi. Per Judd il mondo geometrico, le linee, le strutture e la matematica, rappresentano gli unici elementi che possono convivere e creare uno spazio.

La mostra presenta un excursus che va dal 1959 al 1961, dimostrando quanto centrale e necessaria fosse la sua produzione pittorica e la sua arte per la massiva costruzione tridimensionale dagli anni Sessanta in poi. Le opere esposte delineano una profonda relazione e connessione tra rappresentazione dello spazio e colore, evidenziano temi e sperimentazioni che si muovono dall’uso di intersezioni tra pittura e scultura, forma e luce, attraverso l’utilizzo di forme, linee e geometrie.

Le pitture rivelano la transizione di Judd dalla figurazione alle composizioni astratte di colori e linee, manifestando il suo interesse per le strutture e lo spazio. In questo triennio, gli elementi prima citati si evolvono in opere tridimensionali radicandosi e strutturandosi nel tempo, trasformando le sue teorie e la sua pratica, che lo hanno poi consacrato a padre dell’oggettualità minimalista. L’esposizione offre una chiave di lettura inedita che permette di ampliare la conoscenza e la comprensione della pratica artistica di Donald Judd.

 

 

Donald Judd: Paintings

05/04/2018 – 15/07/2018

The Institute of Contemporary Art

61 NE 41st Street, Miami, FL 33137

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 11.00 alle 18.00
Ingresso libero