BRIC-à-brac – The Jumble of Growth – 另一种选择

E’ in corso presso il Salone Centrale della Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma la collettiva di artisti intitolata BRIC-à-brac – The Jumble of Growth – 另一种选择, a cura di Huang Du e Gerardo Mosquera, un progetto espositivo frutto della collaborazione inedita con il Today Art Museum di Pechino.

Il respiro internazionale della mostra si evince non solo dal titolo multilingue, ma dall’origine geografica degli stessi curatori, che provengono da due paesi molto diversi e lontani fra loro, ossia Cuba e Cina. Sono circa quaranta le opere esposte, di 26 artisti provenienti da tutto il mondo: Wim Delvoye (Belgium); Cinthia Marcelle (Brazil); Wang Goufeng, Wang Guangyi, Ni Haifeng, Wang Lijun, Tian Longyu, Lei Lu, Weng Fen, Gao Weigang, Yang Xinguang, Lu Zhengyuan, Du Zhenjun (China); Chang Young-hae, Heavy Industries (South Korea); Wilfredo Prieto (Cuba); Shilpa Gupta (India); Jamal Penjweny (Kurdistan, Iraq); Damián Ortega (Mexico); Mounir Fatmi (Morocco); Donna Conlon, Jonathan Harker (Panama); AES+F (Russia); Cristina Lucas, Fernando Sánchez Castillo (Spain); Kendell Geers (South Africa); Thomas Hirschhorn (Switzerland).

Il focus di mostra riguarda la crescita caotica e a tratti imprevedibile dei territori legati alle economie emergenti, con particolare riferimento ai cosiddetti Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), e a tutte le potenziali conflittualità che la loro improvvisa crescita può generare. Il gioco di parole presente nel titolo, oltre a citare i suddetti paesi, rimanda all’espressione francofona Bric à brac, usata per descrivere un accumulo disordinato e confuso di oggetti e decorazioni eterogenei fra loro, di solito atto a suscitare curiosità nell’osservatore.

Il termine BRIC è stato coniato nel 2001 dall’economista Jim O’Neill, al fine di portare l’attenzione sul ruolo che questi paesi stanno giocando su scala globale, non solo in campo economico ma anche nella politica, nella società, nell’arte e nella cultura, sul singolo e sulla collettività.

Queste economie emergenti si stanno sviluppando in luoghi che erano in precedenza caratterizzati da situazioni di sottosviluppo; stanno affrontando quindi una crescita accelerata e un’industrializzazione alle quali forse non erano preparati, che sta portando a radicali trasformazioni a livello sociale e antropologico all’interno di queste società, spesso ancora legate a modelli precedenti.

E’ quindi in corso un cambiamento epocale, che ha reso ormai obsoleto il termine Terzo mondo; tutto ciò infatti sta dando il via a un processo di decentramento all’interno della distribuzione dei ruoli a livello globale, generando per l’appunto un bric-à-brac di situazioni e dinamiche.

E’ ovvio che il tema venga affrontato anche dagli artisti, che in questa sede provano a dare attraverso i loro lavori una personale interpretazione di questa nuova e sfaccettata realtà contemporanea.

 

 

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma

Viale delle Belle Arti, 131 – Roma

Dal 17/07 al 14/10/2018

dal martedì alla domenica: 8.30 – 19.30

www.lagallerianazionale.com

Gian Maria Tosatti. Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Catania

Per la prima volta nella sua storia, Palazzo Biscari, una delle più importanti residenze barocche della Sicilia, apre le sue porte all’arte contemporanea. Dal 16 luglio al 18 agosto 2018, il palazzo ospiterà l’installazione site specific dell’artista Gian Maria Tosatti intitolata Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Catania, a cura di Adele Ghirri, Ludovico Pratesi, Pietro Scammacca, e presentata da unfold, associazione culturale no profit con sede a Palazzo Biscari, Catania, fondata nel 2017 da Pietro Scammacca. Grazie al supporto della città, donazioni e altre istituzioni, l’associazione invita artisti italiani e internazionali a produrre opere site specific presso luoghi di interesse storico-artistico siciliani. Ampliando i confini fisici e concettuali dello spazio espositivo, unfold invita a investigare l’identità di questi luoghi commissionando installazioni temporanee con lo scopo di tracciare una topografia innovativa del territorio siciliano.

Il mio cuore è vuoto come uno specchio – episodio di Catania, costituisce il primo capitolo di un progetto che porterà l’artista in un lungo pellegrinaggio attraverso l’Europa tra le macerie della Storia moderna che allunga ancora le sue ombre sul presente, e i germogli di un tempo nuovo, forse una Nuova Storia. Tosatti, nel suo cammino, si pone come testimone di fronte ad uno dei più profondi passaggi di civiltà che l’occidente abbia registrato, teso fra la spinta verso un futuro di totale trasformazione – profetizzata da autori come Pier Paolo Pasolini – e l’opposizione di vecchie strutture come gli stati-nazione, il capitalismo, il colonialismo, che nella loro resistenza mostrano il loro volto più sinistro.

L’intervento che prende corpo in questo palazzo settecentesco sì dà come una sorta di prologo dell’intero progetto, dando vita ad uno spazio visionario e crudele che occuperà loscalone centrale, i tre grandi saloni d’ingresso e il monumentale Salone delle Feste. L’opera di Tosatti si propone come un viaggio che il visitatore affronterà individualmente: una sorta di percorso solitario il cui inizio coincide con l’ingresso in un nuovo monumentale romanzo visivo.

 

 

Dal 16 Luglio 2018 al 18 Agosto 2018

Catania

Luogo: Palazzo Biscari

Curatori: Adele Ghirri, Ludovico Pratesi, Pietro Scammacca

Telefono per informazioni: +39 095 7152508

E-Mail info: info@palazzobiscari.com

Sito ufficiale: http://www.un-fold.org

Ghiglia. Classico e Moderno

Fino al 4 novembre 2018 nel Centro Matteucci per l’Arte Moderna sarà possibile ammirare l’operato di Oscar Ghiglia, il più italiano ed insieme il più europeo degli artisti italiani d’inizio Novecento.

Con una monografica selezionatissima che, accanto ai capolavori più noti di colui che, in modo del tutto personale, ha saputo aggiornare la lezione di Fattori, propone una ventina di opere fondamentali, che sino ad ora, non erano mai uscite dai raffinati salotti di un collezionista d’eccezione.

E’ grazie agli studi di Raffaele Monti e Renato Barilli della metà degli anni settanta che il livornese Oscar Ghiglia comincia ad essere preso in considerazione, rappresentando un “caso” che incarna la cultura figurativa dei primi decenni del Novecento. La pittura dell’artista è priva di contaminazioni anche in virtù del tratto umbratile e scontroso del personaggio, non molto aperto alle relazioni, spesso in contrasto anche con amici vicini, come ad esempio Giovanni Papini e l’illustre Amedeo Modigliani.

Formatosi nella Firenze “modernista”, Ghiglia si afferma tra i più ricettivi alle nuove istanze cosmopolite, declinanti in una pittura di pura invenzione, dove classico e moderno si fondono in modo ideale. A cogliere in anticipo l’essenza di questo doppio registro è Llewelyn Lloyd, che si esprime nei confronti dell’arte di Ghiglia come originalissima e non somigliante a nessun’altra, che non ha punti di riferimento né coi macchiaioli toscani né con l’impressionismo francese.

 

 

Viareggio | Lucca

Luogo: Centro Matteucci per l’Arte Moderna

Sito ufficiale: http://www.cemamo.it/

Orari:

dal 7 luglio al 9 settembre: mar / ven 17.30 – 22.30 ; sab / dom 10.00 – 13.00; 17.30 – 22.30; dal 11 settembre al 4 novembre: gio / ven 15.30 – 19.30 ; sab / dom 10.00 – 13.00; 15.30 – 19.30, martedì e mercoledì : gruppi; lunedì chiuso

Caudu e fridu, una filigrana emotiva. Il progetto site-specific di Massimo Bartolini a Palazzo Oneto

“Caudu e fridu sento ca mi pigla”, un neon rosso sangue illumina la stanza buia di Palazzo Oneto mentre un lieve, ma fastidioso rumore s’insinua nel nostro orecchio. Al di là della stanza rosso fuoco, ipotesi visiva e sensoriale di un tempo passato, l’Inquisizione, divampa una luce tenue, blu, fredda che resta così intrappolata in una filigrana di strutture che si srotolano come una ragnatela e imprigionano le mura, i soffitti, il pavimento e gli stucchi.

Caudu e fridu, ossimoro è anche un pensiero e un contrasto su cui Massimo Bartolini ha voluto avvolgere la sua installazione site-specific. Il progetto a cura di Claudia Gioia e sostenuta dalla Fondazione VOLUME!, nell’ambito degli eventi collaterali della Biennale Manifesta 12 a Palermo, ripensa gli spazi di Palazzo Oneto in via Bandiera, contraddistinta per la sua elegante e disordinata tradizione. Il Palazzo costruito verso la fine del XVII, ha riaperto al pubblico in questa occasione, presentando non soltanto i propri tesori tante volte nascosti o oscurati, ma ha permesso di far convogliare l’asse del contemporaneo, elaborando un procedimento di repentino svelamento di strutture architettoniche e apparati decorativi unici.

Caudu e fridu, il caldo e il freddo, sono dunque l’incipit tratto da un graffito rinvenuto sulle pareti delle celle di Palazzo Chiaramonte Steri che tra il Seicento e la fine del Settecento ospitò il tribunale dell’Inquisizione. Il neon rosso di Bartolini, riapre una ferita e dà nuova vita ad una memoria, a quel grido di dolore e di aiuto che, però, nascosto veniva giustapposto con strumenti di fortuna sulle pareti del palazzo.

È la contrapposizione tra rumore e silenzio che fa restare attoniti, quel caos che viene desunto da un colore e da un suono, poi la ragnatela di luminarie che invade tutta la stanza adiacente e che permette al pubblico di entrarci dentro con tutte le difficoltà nel crearsi un percorso che però, girando in tondo, si sofferma e riflette su elementi imbrogliati e strutture decorative tradizionali. È un dialogo silenzioso, quello che si svela sotto ai nostri occhi. Le luminarie, tipiche della tradizione popolana e in particolare di quella Siciliana, assumono qui una decostruzione del loro stesso significato. Decontestualizzate e annullate della loro peculiare appariscenza e colorata festosa rappresentazione, qui creano non solo dei contrasti ma sono una filigrana fittissima che tenta di cancellare il caos, offrendosi silenziose al pubblico e quindi liberandosi della propria funzione attraverso l’atto stesso dello “spegnere”. Le luci si spengono e ciò che resta è un dialogo fitto e una contrapposizione di sensazioni e di visioni.

È dunque questa contrapposizione tra caldo e freddo, tra caos e silenzio, che diventa da affare pubblico e condivisibile, ad affare privato in cui l’animo umano trova fine alle proprie irrequietezze. Un ossimoro che invita a ripensare alla luce e alla parola detta o pensata, qualcosa che supera ogni apparenza e chi si trattiene inattesa e inosservata ai lati di un pensiero.

La mostra è realizzata con il supporto di Magazzino Arte Moderna Roma, Massimo De Carlo Milano, Londra, Hong Kong e per Palazzo Oneto si ringrazia Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona.

 

 

 

Caudu e fridu

Fino al 15 settembre 2018

 

Palazzo Oneto di Sperlinga

Via Bandiera 24, Palermo

 

Ingresso libero

 

Peter Kim. Sull’orlo della forma

E’ in corso presso il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, in anteprima assoluta per Roma, Sull’orlo della forma, la personale dell’artista Peter Kim (1967), visitabile fino al prossimo 4 novembre.

Kim, coreano di nascita ma attualmente residente a New York, si è formato in Asia e in Europa; le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Tema ricorrente della sua ricerca è un costante richiamo al soggetto tempo, alle interazioni tra passato e presente, al legame fra natura e cultura.

La mostra, curata da Maria Giovanna Musso e organizzata da Comediarting, focalizza il suo nucleo semiotico sull’archetipico del vaso, luogo-contenitore senza tempo che mantiene al suo interno la memoria del cosmo, che detiene l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande.

I lavori selezionati dalla curatrice infatti sono quelli in cui “l’artista si attarda ai bordi del reale, insistendo sui limiti della figura e sul vuoto che essa delinea, sull’orlo della forma dove si decide il senso e il destino delle cose”.

Vasi composti da trame di materiale, costruiti attraverso l’uso della linea, che viene scandita in maniera precisa e ritmica, quasi fosse strofa di un canto, fino a diventare vibrazione visiva e sonora che si espande nei gorghi spazio temporali, da usare come filtro e traduttore per la conoscenza del reale, intesa come espressione di forma e contenuto primigenie.

In mostra anche disegni e una serie di opere dove è il materiale ad essere determinante, come è evidente nelle matasse informi di fili colorati; il percorso espositivo è infine completato dalla proiezione di alcuni video, e da un’opera site-specific, che sarà installata sulla terrazza.

Correda l’esposizione un catalogo a cura di Maria Giovanna Musso, con testi suoi e di Vittoria Biasi.

 

 

photo by brian buckley for

 

Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese

Dal 22 giugno al 04 novembre 2018

Da martedì a venerdì ore 13.00 – 19.00

Sabato e domenica ore 10.00 – 19.00

www.museocarlobilotti.it

 

Giacomo Piussi. Camere con vista

Sabato 7 luglioa Pietrasanta, entra nel vivo la stagione espositiva della Galleria Susanna Orlando di via Stagio Stagi, con il vernissage della mostra personale site-specific Giacomo Piussi | Camere con vista a cura di Ivan Quaroni.

Fino al 15 agosto sarà visibile la mostra appositamente pensata e realizzata per questo spazio da Giacomo Piussi, sulle cui pareti disegnerà una sequenza di stanze ammobiliate in blu acquerellato su sfondo bianco, ispirate ad una casa immaginaria della Versilia. Alle pareti di questa “casa ideale” saranno affissi alcuni quadri dell’artista, una selezione di oli su tela di piccole dimensioni dipinti per questo progetto nel 2018, per un viaggio fantastico tra arte e quotidianità. “Ci si deve immaginare di essere in una casa in Versilia in un’epoca indefinita. La Versilia ha questa capacità di essere fuori dal tempo, di conservare, come in una teca, rituali, gesti, sensazioni che si ripropongono intatte da oltre un secolo” spiega Giacomo Piussi.

 

 

Dal 08 Luglio 2018 al 15 Agosto 2018

Pietrasanta | Lucca

Luogo: Galleria Susanna Orlando

Curatori: Ivan Quaroni

Telefono per informazioni: +39 0584 70214

E-Mail info: info@galleriasusannaorlando.it

Sito ufficiale: http://www.galleriasusannaorlando.it

Henri Matisse. Sulla scena dell’arte

L’esposizione Henri Matisse. Sulla scena dell’arte presenta e sviluppa una tematica centrale all’interno della vasta vita artistica di Henri Matisse: il rapporto con il teatro e la produzione di opere legate alla drammaturgia. Una mostra inedita che porta al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, dal 7 luglio al 14 ottobre 2018 oltre 90 opere realizzate in un arco temporale di 35 anni, dal 1919 fino alla morte dell’artista, avvenuta nel 1954. Si tratta principalmente della cosiddetta période Nicoise: Matisse, infatti, nel 1917 scelse Nizza come luogo principale della sua creazione artistica.

Il percorso espositivo, curato da Markus Müller, direttore del Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster, è suddiviso in quattro grandi sezioni: Costumi di scena; Matisse e le sue modelle; Le odalische; Jazz. Una selezione di opere illustra il rapporto tra l’artista e le sue modelle, “attrici” della sua arte, mentre l’esposizione di tappeti, abiti, oggetti di arte orafa, collezionati dall’artista e concessi in prestito dalla famiglia Matisse, dà conto dell’interesse di Matisse per il decorativismo di influenza orientaleggiante. Negli anni Quaranta, infine, Matisse sviluppa la tecnica dei “papiers découpés”, di cui le opere della serie “Jazz” sono la testimonianza più importante.

I capolavori – tra tele, disegni, sculture e opere grafiche – provengono dal Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster che possiede nella sua collezione permanente anche la più ampia raccolta di opere di Matisse in Germania. Oltre al museo di Münster, figurano tra i prestatori il Musée Matisse di Nizza, i Ballets di Monte-Carlo e gli stessi eredi di Matisse, che hanno concesso in prestito oggetti della collezione privata dell’artista, come fonti di ispirazione e testimonianza dei suoi viaggi.

 

 

Dal 07 Luglio 2018 al 14 Ottobre 2018

Bard | Aosta

Luogo: Forte di Bard

Curatori: Markus Müller

Telefono per informazioni: +39 0125 833811

E-Mail info: info@fortedibard.it

Sito ufficiale: http://www.fortedibard.it/

Spoleto Arte 2018

Arte contemporanea declinata in più di cento stili diversi. La mostra internazionale Spoleto Arte si presenta in una veste inedita, che riflette la vita e il tempo che gli artisti contemporanei vivono tra la difficoltà di emergere e la voglia di esprimersi e di farcela. Sono infatti oltre un centinaio gli artisti che prenderanno parte alla mostra esponendo le proprie opere in diverse forme d’espressione artistica: pittura, scultura, fotografia, video arte con stili che variano dal figurativo, all’astratto, dall’arte sacra all’iperrealismo. Sarà quindi una manifestazione volta a far conoscere al grande pubblico e ai media le creazioni del panorama contemporaneo internazionale.  In esposizione, tra gli altri, le opere di Federica Marin, Sergio Cavallerin, Alessandro Scannella, Vincenzo Cossari, Rolando Conti, Fedor Suskov, Emanuela Corbellini, Alessandro Negrini, Barbara Trani.

A presentare l’iniziativa a Palazzo Madama è stato il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa che ha dichiarato: «La bellezza salverà il mondo, da sola l’Italia rappresenta la maggioranza assoluta di tutto ciò che merita di essere guardato, studiato, visitato. La bellezza e l’arte grazie a queste iniziative possono essere apprezzate non solo dagli addetti ai lavori, ma da chiunque percepisca la cultura come un arricchimento personale. Non tutti – ha proseguito La Russa – hanno capito che è sbagliato dire che con il patrimonio artistico non si può generare economia, l’Italia con queste immense ricchezze potrebbe realizzare una crescita sociale ed economica oltre che culturale».

L’esposizione, organizzata dal presidente di Spoleto Arte, Salvo Nugnes, è stata inaugurata sabato 30 giugno nello storico Palazzo Leti Sansi a Spoleto, e rimarrà in mostra presso la sede di via Arco di Druso 37 (piazza del Mercato) fino al 25 luglio.
«Spoleto Arte – ha spiegato Nugnes- ha ottenuto il prestigioso patrocinio dell’UNESCO, che per noi è motivo di grande orgoglio e soddisfazione. È un riconoscimento speciale, che ci stimola nel proseguire il cammino intrapreso e nel cercare sempre nuove e originali soluzioni da proporre sia agli artisti sia ai visitatori, che aumentano di anno in anno, confermando l’ampio gradimento e apprezzamento verso l’iniziativa».

 

 

Fino al 25 Luglio 2018

Spoleto | Perugia

Luogo: Palazzo Leti Sansi

Curatori: Vittorio Sgarbi

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Regione Umbria
  • Provincia di Perugia
  • Città di Spoleto
  • Con il patrocinio dell’UNESCO

Telefono per informazioni: +39 0424 525190

E-Mail info: org@spoletoarte.it

Sito ufficiale: http://www.spoletoarte.it

Keith Haring. Party of Life

A 60 anni dalla sua nascita, Palermo rende omaggio a Keith Haring (1958-1990), uno degli artisti contemporanei più significativi del XX secolo, la cui popolarità è paragonabile a quella di Andy Warhol.

Fino al 16 settembre 2018 saranno esposte nella splendida cornice di Villa Zito diverse opere dell’artista statunitense, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private.
C’è grande attesa per la mostra Keith Haring “Party of Life” organizzata da Contemporary Concept e curata da Diana Di Nuzzo, volta a diffondere la conoscenza sulla vita e l’opera dell’artista e presentata per la prima volta in Sicilia. Questo importante appuntamento, dedicato al genio della street-culture newyorkese, vuole invitarci ad una riflessione collettiva ispirata al suo messaggio sociale e a commemorare il valore profondamente innovativo dell’opera di questo artista americano che ha lasciato la propria traccia in tutto il mondo.
L’opera di Haring riassume infatti la storia degli anni Ottanta, scintillanti e drammatici a un tempo, la proliferazione della “graffiti art”, l’immaginario gioioso della Pop, ma anche l’ombra dell’Aids. Keith Haring, in soli 30 anni, ha realizzato un vasto corpus di immagini ed è pioneristicamente riuscito ad inserire il mondo della Street Art, con la sua forza espressiva, nel circuito dell’Arte Contemporanea, all’interno dunque di gallerie e musei. Keith Haring ha in principio attratto l’attenzione del grande pubblico disegnando con il gessetto sui cartelloni pubblicitari della metropolitana di New York e la facile accessibilità al suo alfabeto visivo e il messaggio positivo di amore universale hanno costituito una scelta vincente, per la diffusione della sua fama, sul lungo periodo.

L’esposizione intende commemorare il valore profondamente innovativo dell’opera di questo artista, che ha lasciato la propria traccia in tutto il mondo con il suo linguaggio visivo unico e trasversale. Mediante il suo linguaggio inedito, prettamente iconico, Keith Haring ha comunicato la propria visione della realtà al mondo, viaggiando, mettendo la propria creatività al servizio del sociale, realizzando lavori di enorme impatto e di risonanza internazionale. ​​​​

Ad arricchire il progetto vi sarà la collaborazione con le associazioni non profit 4Children e NPS Italia onlus, nel rispetto dell’impegno di Keith Haring per il mondo dell’infanzia e della malattia, e l’attenzione verso tutte le tematiche sociali, incarnate oggi dalla Fondazione istituita a suo nome.
L’idea dell’esposizione nasce da Contemporary Concept, un’organizzazione per mostre ed eventi legati all’arte contemporanea che da anni allarga i propri orizzonti a forme d’interazione tra generi – arte visiva, digitale e urbana – con progetti curatoriali e grandi eventi, privati e istituzionali. La mostra è organizzata in partnership con Arteventi&Communication.

 

 

Fino al 16 Settembre 2018

Palermo

Luogo: Villa Zito

Curatori: Diana Di Nuzzo

Enti promotori:

  • Fondazione Sicilia
  • Polo Museale Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo
  • Regione Sicilia
  • Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
  • Palermo Capitale Italiana della Cultura
  • Liceo F. Arcangeli – Ufficio Scolastico Regionale E.R.
  • ABABO

Telefono per informazioni: +39 375 621 38 25

E-Mail info: info@contemporaryconcept.net

Sito ufficiale: http://www.contemporaryconcept.net

Ripensare lo spazio attraverso il colore: Karen Rifas – Deceptive Construnctions

Lo spazio, che sia esso costruito o decostruito, rivela equilibri e stratificazioni che inducono il ricevente a farne esperienza irrazionale e tante volte ingenua che crea inosservate relazioni tra il corpo e ciò che lo circonda. Karen Rifas, artista originaria di Chicago e da oltre trent’anni conosciuta negli ambienti artistici di Miami, ha basato il suo lavoro pluri-trentennale sulla ricerca e la decostruzione dello spazio. Il The Bass, museo di arte contemporanea di Miami Beach, ha permesso a questa ricerca attenta e minuziosa di prendere vita in un’esposizione colorata e ragionata con l’obiettivo principale di rendere lo spettatore cosciente di uno spazio che esiste intorno a sé e che ha la capacità di mutare e modificarsi. Karen Rifas Deceptive Constructions, è il primo solo show dedicato all’artista dopo circa dieci anni e concentra un corpo di lavori tra i più recenti realizzati dall’artista, dal 2016 ad oggi.

La sala white cube del museo ha lasciato spazio ad un percorso intellettivo ed emozionale che racconta lo spazio e lo re-immagina attraverso forme tridimensionali e bidimensionali in cui il colore e la linea sviscerano forme inattese e interrogativi del quotidiano.

I lavori presentati, focalizzano l’attenzione sulle infinite possibilità del colore e su un’idea di spazialità che muta attraverso procedimenti di denaturalizzazione della materia, come già Piet Mondrian aveva intenso nel suo viaggio pittorico verso la decostruzione della forma individuando rapporti equivalenti tra forme e colori. Le opere dislocate sul pavimento o sviluppate su carte o su legno, si muovono tra due dimensioni quella della percezione oggettuale che per prima colpisce l’occhio e, successivamente, la percezione immaginata, suggerita che ci obbliga a mutare la nostra percezione dello spazio. Le opere, spesso interattive, aiutano dunque il corpo a porsi in relazione con una spazialità informale, ripensata attraverso figure geometriche surreali, ma allo stesso tempo che suggeriscono forme conosciute ai nostri sensi.

La mostra, a cura di Leilani Lynch, racconta dunque di un percorso oggettuale informale, un sentiero di colore che unisce e stratifica la ricerca dello spazio e della dimensione. Deceptive Constructions attraverso forme concettuali, dà vita a visioni contingenti in cui il corpo in primis ridefinisce la sua posizione all’interno o al di fuori di una struttura, rivalutando la condizione dell’essere e la sua fisicità in relazione allo spazio che lo circonda.

 

 

Karen Rifas. Deceptive Constructions

Fino al 21 ottobre 2018

Info: www.thebass.org

The Bass

2100 Collins Ave, Miami Beach

33139, Stati Uniti

 

Orari: dal mercoledì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 17.00

Ingresso: $10, ragazzi e studenti $5, bambini under 12 gratis