Tex. 70 anni di un mito

Tex Willer, il famoso ranger americano dei fumetti ha compiuto 70 anni, e anzi, si appresta a girare la boa dei 71; era infatti il 30 settembre del 1948 quando usciva in edicola il primo albo dedicato a questo personaggio creato da Gianluigi Bonelli e disegnato da Aurelio Galleppini, destinato ad entrare a pieno titolo nell’immaginario di migliaia di lettori.

Per celebrarne le lunghe gesta la Sergio Bonelli Editore, insieme al COMICON e all’ARF! Festival gli dedicano una mostra tributo presso gli spazi del Mattatoio Testaccio di Roma, visitabile fino al prossimo 14 luglio, a cura di Gianni Bono, storico del fumetto italiano.

L’evento permetterà al grande pubblico di ripercorrere la storia e le epiche avventure di questo straordinario personaggio dalla vita lunghissima, che ha appassionato generazioni di lettori, simbolo di giustizia ed avventura e protagonista della grande epopea a stelle e strisce. Tex si pone qui l’obiettivo di catturare la fedeltà anche di un pubblico più giovane, visto che la mostra si inserisce all’interno della quinta edizione dell’Arf Festival, evento di spicco legato al mondo del fumetto.

Sono moltissimi i disegnatori che nell’arco di sette decadi si sono cimentati nell’ illustrare le imprese di Tex Willer e degli altri personaggi protagonisti con lui di mille avventure, tra i quali non possiamo dimenticare il fiero indiano navajo Tiger Jack; in questa sede sarà possibile visionare le splendide tavole realizzate da molti di loro, come Mario Alberti,, Maurizio Dotti e Bruno Brindisi, solo per citarne alcuni.

Completa la mostra il catalogo a cura della Sergio Bonelli Editore, al cui interno sono presenti molti materiali inediti e un fitto calendario di appuntamenti con gli autori di Tex.

 

 

MATTATOIO Testaccio

Piazza O. Giustiniani, 4 – Roma

dal 24 maggio al 14 luglio 2019

Orario: 12:30 – 19:30 – chiuso il lunedì

https://www.arfestival.it/tex/

 

Pier Paolo Calzolari. Painting as a Butterfly

Al Madre la prima retrospettiva dedicata esclusivamente all’opera pittorica e disegnativa di Pier Paolo Calzolari (Bologna, 1943), uno dei più importanti artisti contemporanei, esponente delle ricerche afferenti all’Arte Povera. Organizzata in stretta collaborazione con la Fondazione Calzolari, a quarant’anni dall’ultima mostra dell’artista in uno spazio pubblico a Napoli (Villa Pignatelli, 1977), Painting as a Butterfly, a cura di Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani, presenta oltre 70 dipinti, disegni e opere multi-materiche realizzate dalla metà degli anni Sessanta a oggi, documentando tutti i principali cicli e fasi della ricerca dell’artista.

In questo modo la mostra si definisce come uno strumento di ricerca volto ad approfondire, in relazione alla storia dell’arte contemporanea italiana, una pratica artistica complessa e articolata quale quella di Pier Paolo Calzolari, in cui la materia naturale non esclude la sua rappresentazione pittorica, l’astrazione la figurazione, lo spazio-tempo dell’opera e quello dell’ambiente in cui essa si inserisce.

 

Dal 07 Giugno 2019 al 30 Settembre 2019

Napoli

Luogo: Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina

Indirizzo: via Settembrini 79

Orari: Lunedì e da Mercoledì a Sabato 10-19.30; Domenica 10-20. Chiuso il Martedì

Curatori: Achille Bonito Oliva, Andrea Viliani

Enti promotori:

  • Regione Campania

Costo del biglietto: Intero: € 8, Ridotto: € 4. Gratuito bambini fino a 6 anni e laqtre categorie secondo normativa

Telefono per informazioni: +39 081 197 37 254

E-Mail info: info@madrenapoli.it

Sito ufficiale: http://www.madrenapoli.it

Opening venerdì 07.06.2019 ore 19

L’eterna musa. L’universo femminile tra ‘800 e ‘900

Quaranta donne normali, di famiglia o della porta accanto. Mai dive, se non – forse – tra le mura di casa. A formare una smagliante e cangiante galleria di personalità, ognuna a suo modo protagonista in una frazione di tempo e in un angolo di spazio. Di questa galleria di tipi femminili, la Fondazione Matteucci presenta – dal 2 giugno al 3 novembre – un’affascinante selezione, che muove dal primo Ottocento e approda al Novecento, con affondi intenzionali e suggestivi nei due dopoguerra, entrambi forieri di grandi mutamenti. Opere sceltissime, talvolta mai prima esposte, di Fattori e Lega, Induno, Favretto, Casorati e Sironi, tra gli altri.

In questa parata di donne ritratte o idealizzate, nessuno dei modelli prevalenti manca all’appello: l’eterna Eva si presenta di quadro in quadro in condizioni mutevoli di status e umore, angelo della famiglia o sirena ammaliatrice, popolana o borghese, lavoratrice o padrona di casa della buona società, lieta o malinconica, operosa o riflessiva. In esse si riconosce in filigrana non solo la Musa ispiratrice, ma anche gli infiniti altri prototipi stratificati nell’immaginario culturale dell’Occidente. La purissima Maria Vergine e la peccatrice Maddalena, Lia e Marta simboleggianti la vita attiva con Rachele e Maria allegorie della vita contemplativa, la carnale Venere e la materna Giunone, Salomè la seduttrice e Circe la maga.

“Una galleria d’istantanee tratte da un ideale album di famiglia che è andato formandosi nelle stagioni più diverse della vita”, anticipa Giuliano Matteucci.

“Figure che non ambiscono ad un posto nel Parnaso e che, al di là di ogni metafora, offrono della donna il volto più autentico, sofisticato e attraente. Immagini che, seppur condivise, si direbbero segretamente carpite, per la facilità con cui l’artista ha conferito al modello una personale dignità, facendone emergere il celato fascino”.

Sbaglierebbe chi immaginasse una parata di persone dimesse, di figure di solo contorno. Al contrario le donne protagoniste di questa esposizione sono fiere del loro essere, perfettamente consapevoli del loro valore, ricche di una sensualità che, proprio perché non platealmente esibita, cattura sguardo e sentimento.
Donne che oggi si potrebbero definire come “realizzate”, nonostante il loro non volersi porre al centro del palcoscenico.

“Una galleria di antidive, nella quale si troverebbe certamente a disagio la determinata femminilità di una Marie Curie o di una Coco Chanel, poiché a prevalere è un altro tipo di donna che non ha difficoltà a confermarsi moglie e madre, in quei ruoli, insomma, che nella routine del quotidiano ne nobilitano i sentimenti e lo spirito”, evidenzia ancora il curatore.

“Anche due artisti come Hayez e Boldini, che sul modello della Venere senza veli, carnale e sensuale, messa in posa da Tiziano, Fragonard, Goya o Courbet, hanno costruito gran parte della loro fortuna, figurano qui con opere che non lasciano spazio all’immaginazione. Lo stesso dicasi dei nudi di D’Ancona e Casorati, tanto casti che più non si può”.

“Ciascuna di loro sollecita la nostra fantasia, parlando di stagioni più o meno felici”.

“Spetta a noi farle rivivere, nella loro trattenuta e schietta espressività, come protagoniste di storie ed esperienze, successi e delusioni, cogliendo nella semplice naturalezza del carattere, degli umori, delle passioni, dei sentimenti quanto d’insondabile è in ogni donna”.

 

 

Dal 02 Giugno 2019 al 03 Novembre 2019

Viareggio | Lucca

Luogo: Centro Matteucci per l’Arte Moderna

Indirizzo: via G. d’Annunzio 28

Orari: mar / ven 17.30 – 22.00 ; sab / dom 10.00 – 13.00; 17.30 – 22.00; dal 3 settembre: mar / ven 15.30 – 19.30 ; sab / dom 10.00 – 13.00; 15.30 – 19.30; lunedì chiuso

Curatori: Giuliano Matteucci, Con interventi di Cristina Acidini e Camilla Testi

Telefono per informazioni: +39 0584 430614

E-Mail info: info@cemamo.it

Sito ufficiale: http://www.cemamo.it

Miquel Barceló. “Il tempo è un fiume che mi trascina, e io sono il fiume”

Dal 1 giugno al 6 ottobre il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza dedica una grande personale all’artista spagnolo Miquel Barceló uno dei massimi protagonisti della scena contemporanea internazionale.

La mostra faentina, a cura di Irene Biolchini e Cécile Pocheau Lesteven, è la prima vera antologica in Italia dedicata alla sua produzione ceramica, dagli esordi ai giorni nostri, e vede nascere un progetto speciale realizzato dall’artista appositamente per il MIC di Faenza in dialogo con le opere della storia della ceramica esposte nel più grande museo al mondo dedicato a questo linguaggio.

Per il MIC di Faenza l’artista creerà un’installazione in dialogo con la sezione dedicata alle ceramiche faentine. All’interno della sala l’artista posizionerà le sue ceramiche, dai primi lavori in argilla della fine degli anni Novanta ai giorni nostri. Inoltre, in tributo alla storia del MIC, selezionerà per affinità alcuni pezzi chiave della collezione ed interverrà all’interno delle vetrine in maniera mimetica, in un racconto autobiografico in cui l’elemento privato si mischia alla storia.
La mostra proseguirà negli spazi destinati alle mostre temporanee del museo.

Barceló, artista poliedrico capace di coniugare diversi linguaggi artistici è soprattutto noto al grande pubblico per la sua ricerca pittorica gestuale e la vicinanza al gruppo della Transavanguardia italiana e i Neo Espressionisti tedeschi. Alla metà degli anni ’90, durante i suoi numerosi soggiorni in Mali, inizia il suo avvicinamento alla ceramica realizzando le prime terrecotte con l’antica tecnica dogon. Dal 1996 riprende la produzione ceramica nella sua isola natale, Mallorca, dove ancora oggi realizza i propri lavori.

Il legame con l’Italia è una costante nella sua ricerca, dai primi viaggi a fine anni Settanta al soggiorno in Campania su invito di Lucio Amelio per l’organizzazione della grande mostra Terraemotus. In Italia, e più in particolare a Vietri, l’artista è tornato all’inizio del 2000 quando con Vincenzo Santoriello ha realizzato il monumentale rivestimento per la Cattedrale di Palma di Mallorca: una cappella totalmente ricoperta di ceramica, uno degli interventi artistici più grandi al mondo in questo materiale.
L’artista, che ha esposto nei più prestigiosi musei del mondo, ha presentato le proprie ceramiche in Italia nel 2009 nel Padiglione Spagnolo della Biennale di Venezia in un dialogo tra pittura e scultura ceramica.

A quasi un ventennio da quell’evento l’artista torna in Italia con una mostra antologica sulla propria produzione ceramica e lo fa scegliendo il MIC e la sua collezione, unica al mondo.

 

 

Dal 01 Giugno 2019 al 06 Ottobre 2019

Faenza | Ravenna

Luogo: MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche

Indirizzo: viale Baccarini 19

Orari: da martedì a domenica 10-19, chiuso i lunedì non festivi e il 15 agosto

Telefono per informazioni: +39 0546 697311

Sito ufficiale: http://www.micfaenza.org

Leonardo. La Madonna Benois, dalle collezioni dell’Ermitage

Nell’anno dell’anniversario dei 500 anni dalla sua morte, il capolavoro giovanile del Maestro toscano torna in Italia, dopo 35 anni dalla sua unica esposizionein occasione della XIII Unesco Creative Cities Network Annual Conference di Fabriano.
L’Ermitage sceglie dunque, a differenza di altri, di celebrare il genio del grande artista italiano proprio nel suo Paese natale, con prestiti eccezionali a cominciare da quello della Madonna Benois a Fabriano, ove la preziosa opera sarà in mostra presso la Pinacoteca comunale della città marchigiana dal 1° al 30 giugno 2019.

A Fabriano, l’esposizione di quest’opera straordinaria costituisce il principale evento del programma culturale della XIII UNESCO Creative Cities Conference, il più importante appuntamento internazionale del network che riunisce i comuni che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.

Il meeting, ospitato nella città marchigiana dal 10 al 15 giugno 2019, darà vita a un ampio dibattito sulle sfide delle città nel XXI secolo e rappresenterà un’occasione unica per mostrare al mondo il meglio del sistema italiano della creatività.

La Madonna Benois icona conosciuta nel mondo, è un’opera chiave del giovane Leonardo da Vinci. Realizzata probabilmente tra il 1478 e il 1480, segna la sua indipendenza dallo stile e dalla formazione di Verrocchio, nella cui bottega il Maestro era entrato circa 10 anni prima: un manifesto di quella “maniera moderna” di cui Leonardo fu iniziatore.

Al suo secondo impegno su uno dei temi religiosi più diffusi, all’età di ventisei anni, l’artista rompe con la tradizione e inventa una nuova figura di Maria: non più l’imperturbabile Regina dei cieli ma una semplice madre che gioca con il proprio figlio.

Tatiana Kustodieva spiega in catalogo (edizione congiunta Il Cigno/Skira): “in Verrocchio era assente ciò che in Leonardo rappresenta l’elemento principale e cioè la parentela spirituale, l’unità esistente tra una madre e il suo bambino”.
“Leonardo – scrive Carlo Bertelli – non ha creato un’immagine statica e devozionale, ha solo fermato un momento”; “non ha dipinto una scena di genere, ma ha immesso nella quotidianità significati profondi” come quello cui rimanda la piantina  che Maria fa roteare tra le dita, incuriosendo il figlio: una comune – ma premonitrice – crucifera.

Anche la semioscurità in cui egli immette le due figure sacre – un luogo chiuso e semibuio, privatissimo – al contrario dello spazio aperto e pieno di sole della tradizione fiorentina, accresce gli interrogativi, introducendo secondo alcuni attesa e mistero, e distingue questa “primizia leonardesca, tanto carica di sviluppi futuri”.
Sono pochissime le opere pittoriche di Leonardo: l’interesse e impegno del Da Vinci anche in campo scientifico e tecnico, la sua convinzione che il pittore per comprendere la natura debba avere diverse cognizioni – dalla prospettiva ai principi dell’ottica, fino all’anatomia – fanno sì che egli alla fine realizzi pochi dipinti, preso da mille speculazioni, spesso lasciando allo stadio embrionale le sue innovative idee figurative.

I motivi riconducibili ad un’invenzione del maestro sono dunque ben più numerosi delle poche opere autografe giunte fino a noi. La Madonna Benois entrò nelle collezioni dell’Ermitage nel 1914 e fu certamente la più importante acquisizione del Museo di San Pietroburgo negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione.
Un evento “nazionale”, nato dal coraggio dell’allora Conservatore della pittura dell’Ermitage, grande esperto dell’arte italiana Ernest Karlovič von Liphart, e dall’amore di patria della proprietaria Marija Aleksandrovna Benois (Benua, nata Sapožnikova), moglie del celebre architetto pietroburghese Leontij Nikolaevič Benua (Benois).

Marija Aleksandrovna nel 1880 aveva ricevuto dal padre la Madonna con il fiore come regalo di nozze, già parte dei beni del nonno paterno, tale Aleksandr Petrovič Sapožnikov, mercante in Astrachan.
Nel novembre del 1913 la rivista Starye gody scriveva: “Tutti gli amanti dell’arte e tutti gli interessati possono congratularsi per un evento felice della nostra vita artistica: la Madonna Benois è stata acquistata dall’Ermitage Imperiale… Impossibile non ricordare qui con gratitudine i sentimenti della proprietaria, Marija Aleksandrovna Benois, per aver voluto rinunciare a una parte del prezzo di vendita per poter conservare il dipinto in Russia.

Nonostante le leggenda sulla provenienza dell’opera, che per molto tempo si ritenne fosse stata acquistata dal nonno di Marija Aleksandrovna da una compagnia di attori girovaghi, il prezioso, piccolo dipinto (37 x 48 cm), come fu chiarito alla fine degli anni Settanta, apparteneva in realtà alla splendida collezione del generale Korsakov, il più antico proprietario finora conosciuto del capolavoro leonardesco.

L’opera fu messa all’asta dal collezionista nel 1822; Sapožnikov attese pazientemente che i prezzi scendessero e tra il 1823 e il 1824 comprò il dipinto, già allora indicato come di Leonardo.
Nel registro dei quadri del nuovo proprietario compilato nel 1827, si legge “Al n. 1 dell’elenco troviamo una Madre di Dio con l’Eterno Infante sul braccio sinistro. Originariamente dipinta su tavola a causa della sua vetustà, nel 1824 era stata trasportata su tela dall’accademico Korotkov. La parte alta è centinata: Autore, Leonardo da Vinci. Il trasporto su tela ha rivelato un disegno a inchiostro, e anche un Bambino con tre mani, da cui fu ricavato un disegno litografico. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Tutti i proprietari dell’opera hanno sempre creduto nella paternità leonardesca ma il mondo accademico non si era ancora espresso. Bisognerà attendere un’esposizione del 1908 curata dalla rivista Starye gody la tenacia di Liphart, che nell’occasione approfittò di un suo articolo dedicato alla sezione italiana per affermare: “Sul lato opposto del palco c’è una piccola Madonna che io attribuisco con decisione a Leonardo da Vinci (1452-1519), nonostante tutto il clamore che sarà provocato da questa mia affermazione…”

Di fatto le reazioni non mancarono, ma una volta superata una serie di dubbi e incertezze,
gli studiosi riconobbero la paternità di Leonardo che oggi risulta indiscutibile.Come ricorda Tatiana Kustiodieva nel suo bellissimo saggio, Adolfo Venturi al tempo scrisse: “Io sottoscritto con ciò confermo che il quadro della famiglia Benois raffigurante una Madonna col Bambino e attribuita a Leonardo è inconfutabilmente una sua opera giovanile. L’ho studiata attentamente in occasione del mio ultimo viaggio in Russia. Il volto della Vergine col suo aspetto puro e infantile, così come la ricerca dell’essenza delle forme, sono una dimostrazione chiarissima di questo genere di caratterizzazione. Il Gesù Bambino, ancora di tipo verrocchiesco, per le sue grandi proporzioni non corrisponde a una madre così giovane e così particolare: tutto questo parla di una data precoce della creazione di quest’opera. Qui si può riscontrare la confluenza tra antiche forme preconfezionate e una ricerca nuova, che con grande vivacità e freschezza si incontrano nell’originale volto della madre-bambina. Tutto questo insieme fa sì che io, sottoscritto, affermi che questo lavoro debba essere considerato tra le rare opere di un genio agli inizi. Anche i disegni giovanili di Leonardo, se paragonati alla Madonna Benois, mi obbligano a considerare questo meraviglioso dipinto un suo lavoro, e ammetto che meriti un posto in un qualunque museo d’Europa”.

Quando nel 1913 Marija Nikolaevna Benois decise di mettere in vendita il dipinto le fu offerta da un antiquario parigino una somma maggiore di quella che era in grado di pagare il governo russo; la proprietaria voleva però che il quadro di Leonardo rimanesse in Russia e concordò di cederlo, anche a rate, per il prezzo relativamente modesto di 15.000 rubli (rinunciando in questo modo a circa 37.000 rubli). L’opinione pubblica svolse un’ampia campagna a favore dell’acquisizione del quadro da parte dell’Ermitage e finalmente nel 1914 l’opera varcò le soglie del museo imperiale.

Anche La Madonna Benois, come pure altre opere leonardesche, è il risultato di una lunga ricerca, come dimostrano alcuni disegni riconducibili al dipinto. In essi l’artista cerca, sulla base di un oggetto unificante, la relazione più convincente tra le figure, relazione che può essere un vaso di frutta, oppure un gatto che il bambino allontana o stringe a sé.
Ancora oggi, più si osserva il quadro, più risulta affascinante la spontaneità e il fascino della madre bambina.
“La Madonna è scesa dal trono su cui gli artisti di Quattrocento l’avevano posta – scrive Kustodieva – e si è andata a sedere su una panca, in una stanza di una casa abitata. È rimasta la tradizionale tenda che scende dietro la schiena di Maria, che da segno di un cerimoniale, oppure simbolo delle alte sfere, è diventato un tessuto ricoprente lo schienale di una sedia. La stanza è descritta con grande parsimonia, ma Leonardo rende omaggio al suo tempo considerando con l’attenzione di un quattrocentista dettagli come i riccioli di Maria, la spilla, i fragili petali del fiore, le testine dei chiodi nella cornice della finestra. Ciascun oggetto non esiste per se stesso e grazie alla luce partecipa di un unico ambiente.”
A differenza dei suoi contemporanei Leonardo concentra l’attenzione su ciò che è fondamentale, poiché: “Un buon pittore – annota Leonardo nel Trattato della Pittura – deve dipingere due cose principali: l’uomo e la rappresentazione della sua anima. Il primo è facile, il secondo è difficile, poiché deve essere rappresentato da gesti e movimenti delle membra del corpo”.

DAL 01/06/2019 AL 30/06/2019

Fabriano

LUOGO: Fabriano – Piazza Giovanni Paolo II | Museo Pinacoteca Bruno Molajoli

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0732 250658

ARTISTI: Leonardo da Vinci

Pellizza Da Volpedo. Sul fienile

Volpedo, paese natale di Giuseppe Pellizza, in provincia di Alessandria, è teatro di un’operazione culturale dal grande significato storico e artistico.

Dal 2 al 30 giugno 2019 nello studio del pittore, donato dalle figlie al Comune di Volpedo e aperto al pubblico grazie alla Associazione Pellizza da Volpedo onlus, viene esposto Sul fienileuno dei più importanti capolavori divisionisti in collezione privata di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907). La tela di importanti dimensioni (133×243,5 cm) torna nel luogo dove fu concepita e dipinta, riportata al suo originale splendore grazie a un attento intervento di restauro e inserita nella sua  cornice originale, assente nell’ultima delle rare esposizioni dell’opera (Torino, Gam 1999- 2000) e rimontata in occasione della mostra.

Il paese natale del pittore, in molti dei suoi scorci e nelle aperture sulla campagna, permette al visitatore di conoscere meglio lo sviluppo della vita artistica di Giuseppe Pellizza, che sempre rimase legato a Volpedo e alla natura circostante, punto di partenza per l’elaborazione della maggior parte delle sue opere. Un ulteriore spunto di riflessione deriva dalla possibilità del confronto diretto tra il Fienile del suo celebre dipinto e il luogo fisico, ovvero il fienile di casa, ancora esistente a pochi passi dallo studio.

La mostra, curata da Aurora Scotti, da molti anni studiosa dell’opera di Pellizza e autrice del Catalogo generale del pittore alessandrino, e dall’Associazione Pellizza da Volpedo, è organizzata dalle Gallerie Maspes di Milano, col patrocinio del Comune di Volpedo.

Accompagna l’esposizione, un catalogo Edizioni Gallerie Maspes contenente un saggio introduttivo della curatrice e una serie di approfondimenti sulla fortuna critica dell’opera, rimasta in una collezione privata per oltre un secolo e quindi raramente visibile, sul dibattito letterario/artistico sviluppato a partire dal tema del dipinto, sul rapporto di Giuseppe Pellizza con i luoghi volpedesi; e sui risultati delle indagini diagnostiche non invasive e del restauro,che meglio faranno comprendere l’iter creativo e la realizzazione del dipinto.

 

 

Dal 01 Giugno 2019 al 30 Giugno 2019

Volpedo | Alessandria

Luogo: Studio di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Indirizzo: via Rosano 1/A

Orari: sabato 15.00-19.00 e domenica 10.00-12.00 / 15.00-19.00

Curatori: Aurora Scotti

Enti promotori:

  • Gallerie Maspes di Milano
  • Col patrocinio del Comune di Volpedo

Costo del biglietto: Ingresso gratuito

E-Mail info: info@pellizza.it

Sito ufficiale: http://www.pellizza.it

 

 

 

 

Romance. Il giardino incantato di Latifa Echakhch in mostra da Fondazione Memmo

Di origini franco-marocchina, Latifa Echakhch, è un’artista visuale la cui pratica è caratterizzata da un forte legame con una cultura radicata nel Mediterraneo e filtrata attraverso la ricerca, lo studio e la scoperta di oggetti e piccole realtà derivanti da altre tradizioni. L’unione di questi elementi è la base per una riflessione che porta in auge temi socio-politici e culturali della contemporaneità.

Invitata da Francesco Stocchi, Latifa Echakhch, ha realizzato per la Fondazione Memmo un racconto, una narrazione visuale in cui il dualismo realtà/finzione conduce lo spettatore ad addentrarsi in un percorso emotivo ed esperienziale. Riprendendo il tema dei giardini romantici e, in particolare, i “capricci” architettonici in cemento che ornavano i giardini di fine Ottocento, l’artista ha trasformato gli spazi delle ex scuderie di Palazzo Ruspoli in un’oasi immaginaria dove tronchi di alberi e rocce, realizzati con l’utilizzo di calcestruzzo armato, e foglie ricavate da ritagli di tele, nascondono piccoli tesori che, adattandosi alle forme, invitano lo spettatore ad indagare su ciò che è reale e ciò che non lo è, tralasciando il compito di raccontare una storia precisa.

Gli object trouvé di Latifa, sono stati scelti dall’artista durante i suoi viaggi nella capitale e rinvenuti in mercati, come quello di Porta Portese. Essi raccontano di processi di stratificazione non solo architettonici ma anche storici e culturali di cui Roma è testimone e, allo stesso tempo, diventano il mezzo tramite cui l’artista descrive e racconta il suo processo investigativo e relazionale con tradizioni e culture lontane. Grazie alla loro decontestualizzazione, gli oggetti, si caricano di un forte potere evocativo che permette agli stessi di assumere nuovi significati pur mantenendo intatto il loro status simbolico e la loro funzione primordiale.

Le installazioni e le sculture ibride prodotte dall’artista, creano ambientazioni in cui lo spettatore è invitato ad una fruizione attiva e partecipata. I processi intuitivi ed emotivi da cui nascono le opere di Latifa Echakhch, sono il preludio di storie allusive e talvolta artificiose, in cui la quotidianità si arricchisce continuamente di elementi e si trasforma in una composizione immersiva e coinvolgente.

Latifa Echakhch. Romance

a cura di Francesco Stocchi

fino al 27 ottobre 2019

 

Fondazione Memmo

via Fontanella Borghese 56/b, Roma

Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 (martedì chiuso)

Ingresso: gratuito

 

Jean François Migno. La forza del colore

La forza del colore di Jean François Migno, la mostra a cura di Graziano Campanini e Riccardo Betti è ospitata al Museo Civico Medievale.

Le grandi tele di Jean François Migno ci permettono di sfogliare e leggere le pagine private del diario della sua vita. Si tratta di un linguaggio intimo, fatto di colori e di materia, caratterizzato dall’impulso e dall’emotività che è connesso, il più delle volte, alla sfera più profonda dell’Io.

Non ci sono cavalletti all’interno del suo atelier a Parigi, da cui si scorge perfettamente il Centre Geaorges Pompidou. La sua è una vera e propria “corrida” attorno al dipinto: talvolta a muro, talvolta a terra.

«Avanzo… giro… ripeto. Esito… rifletto». Come fossero i passi di una danza Jean François si muove attorno allo strato sensibile della tela, sua unica spettatrice e testimone di ciò che sta accadendo.

Lo spazio bianco, puro, entra in contatto con concentrazioni e convergenze di macchie di colore che lasciano respiro, alla superfice, solo nella parte più alta e più bassa della tela (serie Passages). Un congestionamento dello spazio, della materia e del colore che avvicina questa serie pittorica ai grandi car crash dello scultore americano John Chmberlain.

Migno opera su grandi formati, egli stesso confessa: «Il rapporto fisico con formati piuttosto grandi, induce un considerevole impegno carnale tanto quanto emotivo ed intellettuale».

Alcuni importanti lavori, come ad esempio Grand rouge, sprigionano una sensuale fisicità del colore dando vita a una sorta di “spiritualità” dell’opera. Si parla di spiritualità non a caso, proprio perché alcune delle opere di Jean François hanno forti richiami alle esperienze del gruppo Gutai. Lo scopo di questo movimento d’avanguardia, nato in Giappone agli inizi degli anni Cinquanta, era quello di «[…] concretizzare la spiritualità della materia». È quello che avviene sulla tela di Migno: una superficie materica ricca di grumi, acrilici e ritagli di carta, origina un’intensa danza del colore.

 

 

Dal 17 Maggio 2019 al 08 Settembre 2019

Bologna

Luogo: Museo Civico Medievale

Indirizzo: via Manzoni 4

Orari: da martedì a domenica e festivi 10-18.30

Curatori: Graziano Campanini, Riccardo Betti

Enti promotori:

  • Comune di Bologna

Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 3, 18-25 anni € 2. Gratuito Card Musei Metropolitani Bologna

Telefono per informazioni: +39 051 2193930

E-Mail info: museiarteantica@comune.bologna.it

Sito ufficiale: http://www.museibologna.it

Carlo Fornara. Alle radici del Divisionismo (1880-1910)

La potenza e la bellezza delle montagne ossolane sono splendidamente protagoniste de Carlo Fornara. Alle radici del Divisionismo (1880 – 1910), mostra proposta dalla Collezione Poscio nella sua sede espositiva in Casa De Rodis, nel cuore di Domodossola.

Dal 25 maggio al 20 ottobre, la mostra, curata da Annie-Paule Quinsac, offre l’opportunità di scoprire, o riscoprire Casa De Rodis, edificio nobiliare di origine medievale, esempio tra i più affascinanti dell’architettura storica ossolana. Casa De Rodis, acquisita dalla Collezione Pescio e da questa completamente restaurata, è sede di mostre di grande qualità, che promuovono artisti e collezioni di territorio ma di valore universale.

La retrospettiva di Fornara si focalizza in modo diretto sui due decenni che intercorrono tra il 1880 ed il 1910, gli anni di maggiore creatività e capacità innovativa del maestro di cui ricorre il cinquantenario della scomparsa. In mostra, una importantissima selezione di tele (alcune delle quali oggetti di interventi di restauro realizzati proprio in funzione della loro esposizione in questa mostra), affiancate da una sezione riservata ai disegni del maestro.

Gli anni Novanta dell’Ottocento furono per lui stagione formativa sotto la guida del maestro Carlo Cavalli, erede spirituale del marsigliese Adolphe Monticelli. “Anni anche di personale affermazione, quando, fatti propri gli impasti monticelliani, Fornara elabora un linguaggio luminista di pittura materica a spatola e pennellate a effetto smalto”, annota la curatrice Annie-Paule Quinsac.

“Questa “prima maniera” sarà destinata a mutare per lo sconvolgente incontro/confronto con il simbolismo di Giovanni Segantini, cui va a fare da assistente nell’agosto 1898 a Maloja in Engadina e la cui imprevedibile scomparsa all’apice della gloria ‒ l’anno dopo, nel settembre 1899 sullo Schafberg ‒ lo scuote nel profondo, segnando l’animo e il procedere di giovane adepto”. Nel primo decennio del nuovo secolo, il Novecento, Fornara mostra una pittura dagli esiti europei e internazionali. Con opere, molte delle quali proposte in mostra (Chiara pace, L’aquilone, Fontanalba, Ombre e luci, per citare solo le più note), caratterizzate dalla sperimentazione divisionista. Che, superando via via l’influenza dei temi e della visione segantiniana, giunge ad un modo assolutamente originale per trasporre nelle tele l’amena bellezza della Valle Vigezzo, dove l’artista era nato nel 1871, “restituita nella duplice natura di poesia e forza insieme”, sottolinea la curatrice.

Nato a Prestinone nel 1871 in una umile famiglia contadina della Val Vigezzo, Fornara, grazie al suo precoce talento, ebbe accesso ai corsi di pittura, disegno e ornato presso la locale scuola d’arte Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore. Qui strinse rapporti di amicizia con altri futuri pittori come Giovanni Battista Ciolina, Gian Maria Rastellini e Lorenzo Peretti Junior, tutti allievi di Enrico Cavalli, grande conoscitore dell’arte francese di quell’epoca.

Nella primavera del 1891 espose alla Prima Triennale di Brera, occasione per entrare in contatto con le nuove istanze divisioniste. Tra il 1894 ed il 1895, a Lione Fornara si avvicina alla corrente pittorica del neoimpressionismo, che si manifesta nell’opera En plen air, rifiutata nel 1897 dalla terza Biennale di Brera, ma apprezzata da Giuseppe Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini, due dei maggiori esponenti della corrente divisionista. E’ del 1899 la sua partecipazione alla terza Esposizione internazionale d’arte di Venezia.

Entrato in contatto con Alberto Grubicy de Dragon, titolare della Galleria Grubicy e fratello del promotore del divisionismo a livello europeo, il mercante d’arte e pittore lui stesso Vittore Grubicy de Dragon, fu molto apprezzato da entrambi e messo in contatto con Segantini, che volle il giovane artista come suo assistente, per l’Esposizione di Parigi del 1900. Grazie al patrocinio dei Grubicy, Fornara fu presente alle maggiori esposizioni pittoriche nazionali ed internazionali di quegli anni: Gradualmente, l’adesione alla scuola divisionista iniziò ad indebolirsi intorno agli anni venti, quando l’artista iniziò una sua ricerca pittorica con uno stile del tutto personale.

A partire dal 1922, scelse la sua amata Val Vigezzo, dove continuò a dipingere sino alla morte avvenuta nel 1968.

 

 

Dal 25 Maggio 2019 al 20 Ottobre 2019

Domodossola | Verbano-Cusio-Ossola

Luogo: Casa De Rodis

Indirizzo: via Attilio Binda 8

Curatori: Annie-Paule Quinsac

Sito ufficiale: http://www.collezioneposcio.it

You Are Leo

In occasione delle celebrazioni per i 500 anni della morte di Leonardo da Vinci (1452-1519) verrà presentato a Milano in esclusiva mondiale “You Are Leo”, il primo virtual reality guide street tour dedicato a Leonardo da Vinci “Maestro Lombardo, fiorentino in Milano” nel suo lungo soggiorno milanese.

You are Leo è dunque una passeggiata nel centro di Milano e al contempo un viaggio nel tempo, possibile grazie ad avanzate tecnologie immersive che permetteranno al visitatore di ripercorrere i passi di Leonardo. Partendo dalla Fabbrica del Duomo passando poi per Palazzo Reale – Corte Vecchia dove Leonardo aveva la sua bottega – fino alla Pinacoteca Ambrosiana, proseguendo verso Porta Vercellina per arrivare infine al complesso di Santa Maria delle Grazie.   Il progetto nasce dalla collaborazione tra Way – We Augment You, start up innovativa milanese che opera in ambito culturale e turistico utilizzando la tecnologia della realtà aumentata e virtuale per offrire esperienze immersive in ambienti a 360° e Ad Artem, attiva e conosciuta da venticinque anni nella didattica e nella divulgazione dell’arte.

Un viaggio turistico reale attraverso la città e virtuale attraverso il tempo: “Leonardo da Vinci ci ha donato i suoi occhi per mostrarci la sua Milano, mettendo le persone al centro di un’esperienza totalmente immersiva nella Milano di allora”. Verrà compiuto concretamente un percorso a piedi di circa un miglio lombardo (1,8 km) della durata di 1 ora e 40 minuti, durante la quale il visitatore vedrà ricostruirsi e animarsi l’area intorno a sé, così come le opere d’arte connesse alla narrazione, che verranno visualizzate e raccontate in ambienti limbo a 360°. Ciascun partecipante verrà munito di un avanzatissimo visore VR, all’interno del quale si attiveranno le esperienze virtuali. Ad accompagnare il viaggio sarà un esperto storico dell’arte, che accoglierà e guiderà il visitatore nel percorso e gestirà l’attivazione delle esperienze VR. A quel punto la guida reale lascerà il posto a quella virtuale che offrirà gli occhi di Leonardo per immergersi nei suoi luoghi e vedere ciò che lui stesso vedeva. Lo spettatore diverrà Leonardo: “You are Leo”.

IL PERCORSO
Duomo
Leonardo e Milano alla fine del Quattrocento. Ricostruzione della fabbrica del Duomo e della situazione urbanistica.
Palazzo Reale Leonardo e il monumento equestre a Francesco Sforza – il “cavallo”. Ricostruzione della Corte Vecchia ovvero Palazzo Ducale – ora Palazzo Reale.
Pinacoteca Ambrosiana La mappa di Milano “a volo d’uccello”. Il Musico di Leonardo. Il Codice Atlantico.
Porta Vercellina Gli studi di Leonardo sull’acqua. Ricostruzione della Porta Vercellina medioevale, con vista del Naviglio di San Gerolamo e della campagna. Ricostruzione del cantiere bramantesco del tiburio delle Grazie.
Santa Maria delle Grazie Leonardo dipinge l’Ultima Cena nel refettorio del monastero di Santa Maria delle Grazie – il Cenacolo.

LA RICERCA SCIENTIFICA Molteplici sono le fonti utilizzate per la ricerca scientifica: da quelle iconografiche alla letteratura sul Rinascimento milanese legata al Ducato di Ludovico il Moro, fino agli ultimi aggiornamenti presentati nella mostra dedicata a Leonardo da Vinci allestita a Palazzo Reale nel 2015. Si è guardato all’architettura del Quattrocento ancora visibile a Milano: l’Ospedale Maggiore, il Castello di Porta Giovia, i resti dell’antico Palazzo Ducale, come pure alle miniature di Cristoforo de Predis. Molte anche le fonti scritte, sia contemporanee che successive agli anni del primo soggiorno milanese di Leonardo, nonché le parole stesse di Leonardo sulla sua visione del mondo, della natura, dell’uomo.

 

 

Dal 23 Maggio 2019 al 23 Maggio 2020

Milano

Luogo: Fonderia Napoleonica Eugenia

Indirizzo: via Thaon di Revel 21

Orari: Il tour è disponibile tutti i giorni in fasce orarie differenti in base alla lingua prescelta. Tour lingua italiana ore 11.00 | ore16.30 | ore 18.30 Tour lingua inglese ore 10.00 | ore 15.30. Durata: 1 ora e 30 minuti Il tour prevede una passeggiata nel centro storico di Milano, si percorreranno a piedi circa 1,8 km

Costo del biglietto: Biglietti in vendita online: Intero € 25, Ridotto € 20 over 65 e under 18, Famiglia adulto € 15, Famiglia bambino € 15. Gratuito fino a 6 anni Turisti stranieri € 30 (visita in inglese)

Sito ufficiale: http://www.youareleo.com