Illustri persuasioni tra due guerre

Fino al 14 gennaio 2018 il Museo Nazionale della Collezione Salce presenta la mostra Illustri persuasioni, composta da un centinaio di magnifiche testimonianze dell’arte pubblicitaria create dal 1920 al 1940, anni compresi tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Sono manifesti definiti “perentori”, declinanti una stagione distinta dalla precedente del Liberty (oggetto della precedente esposizione al Museo Salce).

In questa mostra l’attenzione è posta sugli autori che hanno creato i manifesti, artisti a cui è stato conferito il ruolo di “persuasori”. Negli anni compresi fra il 1920 e il 1940 la “propaganda” ha assunto un ruolo ufficiale, ove la grafica ha raggiunto livelli di straordinaria eccellenza, infatti, non a caso, sono stati i decenni in cui in Europa, ma non solo, si sono perfezionati gli strumenti della comunicazione di massa.

Illustri personalità, quali Leonetto Cappiello e Marcello Dudovich, hanno sperimentato la tenuta delle loro idee comunicative attraverso un linguaggio più incisivo e volumetrico, sono stati inventati personaggi indimenticabili come il folletto nella buccia d’arancia per Campari o l’elegante donna in blu per la Fiat Balilla.

In altri autori, novelli nel mondo della grafica pubblicitaria, i volumi e le geometrie conducono la mente dell’osservatore ai paralleli percorsi della pittura, tra cubismo e futurismo. Alcuni esempi? Di certo le splendide nature morte di Marcello Nizzoli per il Campari o per il Vov, le marionette ironiche di Fortunato Depero di Enrico Prampolini e di Bruno Munari.

Anche il mondo più discreto dell’illustrazione suggestiona gli autori pubblicitari, esprimendo in maniera raffinata le prerogative più coerenti dell’Art déco. A tal proposito si annoverano le prove giovanili di Erberto Carboni, tra cui spiccano per felicità inventiva, quasi fiabesca, quelle per la O.P.S.O. di Parma.

Ma è Carboni, qualche anno più tardi, a sviluppare un altro nuovissimo rapporto, ovvero quello tra la grafica pubblicitaria e la fotografia, che entra con vigore nei manifesti fin dagli anni ’30. Atmosfere fotografiche e cinematografiche sono implicite anche nel lavoro di Gino Boccasile, quello delle “signorine grandi firme”.

 

 

Fino al 14 Gennaio 2018

TREVISO

LUOGO: Museo Nazionale Collezione Salce

CURATORI: Marta Mazza

SITO UFFICIALE: http://www.collezionesalce.beniculturali.it/

Part 1 – Galleria Alessandra Bonomo

Ha inaugurato mercoledì 25 ottobre presso la Galleria Alessandra Bonomo di Roma la collettiva Part 1, dedicata all’incontro tra le sperimentazioni di quattro giovani artisti. La mostra, come suggerisce il titolo generico, si pone come una semplice occasione di valorizzazione di giovani proposte, senza il bisogno di forzare a tutti i costi le opere verso aspetti comuni o messaggi unitari, e anche come la prima di una serie di iniziative similari, volte a indagare il fermento artistico contemporaneo. In altre parole, al centro dell’esibizione non c’è un discorso unico costruito attraverso le opere, ma l’esaltazione dell’individualità dei singoli artisti, delle loro caratteristiche specifiche e qualità originali. Le opere esposte, infatti, come osserva Carmelo Cipriani nel suo testo critico, sono accostate più per opposizione che per analogia, e la mostra non è altro che un fertile dialogo tra esperienze eterogenee, tra materiali e linguaggi molto diversi tra loro.

Ad aprire la mostra è Lulu Nuti, che espone opere nate durante una residenza d’artista su una nave cargo, molto diverse nella forma e nelle modalità di realizzazione, ma tutte volte ad interpretare lo spazio e la nostra relazione con esso. Particolarmente interessante è Cardiograms, una serie di tredici fogli circolari su cui sono stati registrati i movimenti della nave attraverso il tratto tracciato da una penna appesa al soffitto della cabina dell’artista, con risultato avvincente sia dal punto di vista estetico che per l’originalità nella rappresentazione del movimento, dello spazio e del tempo.

Baldassarre Ruspoli espone invece opere che indagano le potenzialità inespresse dei materiali da costruzione. Oggetti trovati come cavi d’acciaio e travi di legno sono recuperati dall’artista e utilizzati per realizzare opere che rimandano a esperienze artistiche precedenti, come le due assi riadattate in un omaggio a Brancusi

Seguono i disegni di Delfina Scarpa, una serie di colorati busti di donna e paesaggi appena schizzati, evocativi di un mondo infantile ed esotico allo stesso tempo.

L’ultimo artista in mostra è Simone Pappalardo con la sua sperimentazione sonora Orchestra Fragile, un’installazione che è anche uno strumento musicale. Composta da una serie di ampolle in vetro e fili di rame, l’opera produce un suono che accompagna il pubblico lungo tutto il percorso, risuonando in ogni sala e perfino all’esterno della galleria.

 

 

Galleria Alessandra Bonomo

Fino al 30 gennaio 2018

via del Gesù, 62

Roma

http://www.bonomogallery.com/

 

 

Conversazioni Video 2017 – Festival Internazionale di Documentari su Arte e Architettura

Come ormai ogni autunno, torna, per il quinto anno consecutivo alla Casa dell’Architettura di Roma, Conversazioni Video, l’unico Festival Internazionale di Documentari specificamente dedicato all’arte e all’architettura della città di Roma.

L’edizione 2016 di Conversazioni Video, curata dall’associazione culturale Art Doc Festival e promossa dalla Casa dell’Architettura di Roma, si è svolta nell’ambito delle Risonanze della Festa del Cinema di Roma, con i patrocini del Mibact – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di Rai Lazio dell’Inarch/Lazio, ed è stata una conferma di quanto la manifestazione sia ormai un evento consolidato e atteso nel panorama culturale romano.

Forte del consenso di critica e di pubblico dell’ultima edizione del Festival, dunque, Art Doc Festival lancia per il 2017 il bando per la nuova edizione di Conversazioni Video – Festival Internazionale di Documentari su Arte e Architettura, che si svolgerà alla Casa dell’Architettura – Acquario Romano, per quattro giorni: 30 e 31 ottobre, 2 e 3 novembre 2017, e presenterà al pubblico le migliori e più recenti realizzazioni documentaristiche prodotte nel mondo, dal 2014 ad oggi, sui temi dell’arte e dell’architettura.

Il Festival sarà costituito da circa 10/15 documentari in concorso, divisi nelle categorie di ARTE e ARCHITETTURA. I film saranno selezionati per il concorso da un Comitato Scientifico appositamente costituito che li sceglierà tra quelli pervenuti tramite il bando di partecipazione. Le proiezioni avranno luogo tutti i giorni dalle 18:00 alle 21:00.

Tutte le sere sono previsti dibattiti ed incontri con gli autori, i produttori dei film ed esperti del settore volti ad approfondire argomenti legati all’incontro tra le diverse discipline (arte, architettura, linguaggio audiovisivo) in modo da poter coinvolgere il pubblico in maniera trasversale. Le tematiche culturali proposte e la valenza informativa e didattica del mezzo audiovisivo hanno reso possibile, durante le passate edizioni del Festival, l’assegnazione sia di CFU (Crediti Formativi Universitari), da parte dei professori che hanno aderito, sia di CFP (Crediti Formativi Professionali) da parte dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia ai professionisti che hanno preso parte alle serate della manifestazione.

Come ogni anno, una giuria composta da esperti del settore assegnerà un premio al miglior documentario di ciascuna categoria.

 

 

Dal 30 Ottobre 2017 al 03 Novembre 2017

Roma

Luogo: Casa dell’Architettura

Curatori: Art Doc Festival

Enti promotori:

  • Casa dell’Architettura di Roma
  • Con il patrocinio del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Costo del biglietto: L’ingresso a tutte le proiezioni sarà a titolo gratuito

Sito ufficiale: http://www.artdocfestival.com

Ars Captiva 2017 – De_locazioni

Stendardi, opere pittoriche, fotografie, video, installazioni e perfomance che ruotano intorno a due concetti complementari: lo spostarsi e l’abitare. E’ questo Ars Captiva 2017, il progetto, unico in Italia, di formazione artistica rivolto agli studenti degli istituti superiori piemontesi. La sesta edizione biennale apre a Torino, sotto la direzione artistica di Maria Teresa Roberto, dal 26 ottobre al 9 novembre 2017, nelle settimane dedicate all’arte contemporanea. Dopo Le Nuove, il Museo regionale di Scienze naturali e l’ex Manifattura Tabacchi, l’iniziativa, nata dieci anni fa su impulso del Comitato Creo per avvicinare le scuole alle pratiche dell’arte contemporanea, ha scelto quest’anno di confrontarsi con gli spazi condivisi dell’Housing Giulia, in via Cigna 14/L, proseguendo così la collaborazione con l’Opera Barolo iniziata lo scorso anno.

Il percorso espositivo, composto da circa 40 opere realizzate per l’occasione, si sviluppa negli spazi esterni e nelle storiche cantine del complesso ottocentesco, aperte per la prima volta al pubblico. Nel cortile sono collocati, in corrispondenza dei pilastri esterni del portico, nove stendardi di grandi dimensioni, mentre sei opere pittoriche su tela occupano i vani delle nicchie nel lato breve del sottoportico. All’aperto trova spazio anche un grande Ikebana realizzato, nel corso di un workshop aperto agli studenti di Ars Captiva e agli ospiti della residenza, dal maestro Mario Sonsini, responsabile del Northern Italy Study Group che rappresenta in Italia la prestigiosa scuola Ikebana Sogetsu di Tokyo. L’opera collettiva, composta da materiale vegetale non convenzionale disposto secondo un’antica tradizione giapponese, è frutto di un progetto didattico portato avanti in collaborazione con la Gam di Torino, dove a fine settembre è stato allestito un altro Ikebana in omaggio all’opera realizzata nel 1960 dal maestro Sofu Teshigahara, proprio nei giardini della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Le cantine di Housing Giulia ospitano poi una ventina di altre opere, tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni sonore, dedicate ai temi della biennale. Tra queste, merita citare l’installazione di Lorenzo Gnata (Biella, 1997): una sorta di albero le cui foglie sono simbolicamente rappresentate da tanti post-it contenenti le risposte, raccolte dall’artista anche tra i residenti del luogo, alla domanda “Qual è l’ultima cosa che hai imparato?”.

 

 

Dal 26 Ottobre 2017 al 09 Novembre 2017

Torino

Luogo: Housing Giulia

Enti promotori:

  • Regione Piemonte
  • Consiglio Regionale del Piemonte
  • Città di Torino
  • Fondazione CRT

Mounir Fatmi. Transition State

Dal 26 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018, la galleria Officine dell’Immagine di Milano inaugura la nuova sede di via Carlo Vittadini 11, ospitando la più ampia personale mai realizzata in Italia di Mounir Fatmi (Tangeri, Marocco, 1970), a cura di Silvia Cirelli. Molto noto a livello internazionale, Mounir Fatmi è tra i protagonisti dell’attuale Biennale di Venezia con una doppia partecipazione al Padiglione Tunisino, all’interno della mostra The Absence of Paths, e al NSK State Pavilion.

Artista poliedrico, Mounir Fatmi si relaziona costantemente con temi di attualità come l’identità, la multiculturalità, le ambiguità del potere e della violenza. Negli anni è riuscito a rinnovarsi costantemente, esplorando una molteplice varietà di linguaggi stilistici che vanno dal video all’installazione, dalla fotografia alla performance. Il suo è un percorso narrativo che oltre a confermare una notevole abilità lessicale, miscela ingredienti personali a testimonianze del reale, tracciando importanti passaggi della storia contemporanea.

La mostra milanese, dal titolo Transition State, ripercorre i tratti distintivi della sua vasta sintesi poetica, ponendo l’accento sul concetto di “ibridazione” culturale, una combinazione di preconcetti e stereotipi svelati e poi screditati, che rafforzano una visione d’insieme costruita sul dialogo fra religione, scienza, le ambivalenze del linguaggio e quanto queste si trasformino nel corso della storia.

Un chiaro esempio del potere del linguaggio sulla verità è Martyrs, un dittico realizzato su neri pannelli di legno, la cui superficie è tagliata da una moltitudine di linee che sembrano muoversi come ferite sulla pelle di un corpo. L’emblematico titolo gioca sulle varianti semantiche di questa parola che, nel corso della storia, hanno trasformato il suo significato. Dall’antico greco martus “testimone”, a colui che sacrifica se stesso in nome della fede, fino ad arrivare all’accezione di oggi, quando viene erroneamente affiancato al concetto di kamikaze.

Il tema del martirio torna anche nel video The Silence of Saint Peter Martyr (2011), con protagonista San Pietro Martire, anche noto come Pietro da Verona, un prete del XIII secolo appartenente all’Ordine dei Domenicani, che fu giustiziato atrocemente a causa della sua forte opposizione agli eretici. La quiete della scena, che vede il soggetto muovere lentamente il dito mimando il pacifico gesto del silenzio, si contrappone violentemente all’audio del video stesso, un sottofondo disturbante e aggressivo.

L’ispirazione di materia religiosa si riconferma nella serie fotografica Blinding Light (2013), un progetto che vede la manipolazione sia concettuale che visiva della cosiddetta “Guarigione del Diacono Giustiniano”, un miracolo immortalato anche in un noto dipinto del Beato Angelico. La storia narra di due santi, Cosma e Damiano – celebri per le loro capacità mediche – che una notte entrarono nella stanza di Giustiniano e gli scambiarono la gamba malata con quella di un etiope appena deceduto. Al risveglio Giustiniano si accorse quindi di avere la gamba destra guarita, ma di colore. Giocata sulle sovrapposizioni fra il dipinto antico e scene di chirurgia odierna, Mounir Fatmi sorprende per l’abilità lessicale con la quale riesce ad affrontare temi di grande richiamo come l’identità etnica, l’ibridazione e la nozione di diversità con una sorprendete sensibilità culturale.

La visione sensoriale dello spettatore viene poi esortata nel video Technologia del 2010, dove il susseguirsi convulso di dettagli geometrici e motivi calligrafici arabi di natura religiosa, danno vita a un processo dal forte carattere ipnotico. Lo sguardo dello spettatore a fatica riesce a resistere, così come anche il suo udito, messo alla prova da suoni stridenti.

La giustapposizione fra oggetto, il suo utilizzo e il suo significato culturale si conferma centrale nell’installazione Civilization(2013), realizzata semplicemente con un paio di scarpe nere da uomo poste sopra un libro che riporta la scritta “civilization”. Con questi due oggetti, spesso utilizzati come indicatori del livello di civilizzazione delle persone, l’artista marocchino s’interroga sulla seduzione della materialità e sul suo ingannevole potere nella cultura contemporanea.

Durante l’inaugurazione, giovedì 26 ottobre alle ore 19.00, si terrà una performance costruita attorno all’installazione Constructing Illusions, un’opera partecipativa che gioca sugli equilibri fra immaginazione e realtà, concetti che spesso si mescolano fra loro, fino ad arrivare anche a scambiarsi completamente di significato.

 

 

Dal 26 Ottobre 2017 al 07 Gennaio 2018

Inaugurazione: giovedì 26 ottobre, ore 19

Milano

Luogo: Officine dell’Immagine

Curatori: Silvia Cirelli

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 91638758

E-Mail info: info@officinedellimmagine.com

Sito ufficiale: http://www.officinedellimmagine.com/

Robert Doisneau. Pescatore d’immagini

Fino al 28 gennaio 2018, lo storico palazzo del XII secolo, posto nel cuore della città, ospita una mostra che celebra Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati dell’intero Novecento.

La rassegna, dal titolo Pescatore d’immagini, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille ed Annette Doisneau – in collaborazione con il Professor Piero Pozzi, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography e ViDi – Visit Different, in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e il Comune di Pavia – Settore Cultura presenta 70 immagini in bianco e nero che ripercorrono l’universo creativo del fotografo francese.

Il percorso espositivo, che mette in mostra alcune delle icone più riconoscibili della sua carriera come Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Les pains de Picasso, Prévert au guéridon, si apre con l’autoritratto del 1949 e ripercorre i soggetti a lui più cari, conducendo il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese.

I soggetti prediletti delle sue fotografie sono, infatti, i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo. Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; è quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna e qui presente con uno scatto – Prévert au guéridon – che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta.

A Pavia, si possono ammirare alcuni dei suoi capolavori più famosi, tra cui il Bacio dell’Hotel de Villescattata nel 1950, che ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre, attorno a loro, la gente cammina veloce e distratta. L’opera, per lungo tempo identificata come un simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo, non è stata scattata per caso: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio fotografico per la rivista americana Life, e chiese ai due giovani di posare per lui.

Il lavoro di Doisneau dà risalto e dignità alla cultura di strada dei bambini; ritornando spesso sul tema dei più piccoli che giocano in città, lontani dalle restrizioni dei genitori, trattando il tema del gioco e dell’istruzione scolastica con serietà e rispetto, ma anche con quell’ironia che si ritrova spesso nei suoi scatti.

È il caso di Les pains de Picasso, in cui l’artista spagnolo, vestito con la sua tipica maglietta a righe, gioca a farsi ritrarre seduto al tavolo della cucina davanti a dei pani che surrogano, con la loro forma, le sue mani.

 

 

Fino al 28 Gennaio 2018

Pavia

Luogo: Palazzo del Broletto

Curatori: Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille, Annette Doisneau

Costo del biglietto: intero € 9, ridotto € 7, scuole € 5

Telefono per informazioni: +39 02 36638600

Sito ufficiale: http://www.doisneaupavia.com

Collettiva Gold

Dal 28 ottobre al 2 dicembre 2017 negli spazi dell’Haus der Kunst presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, il Verein Düsseldorf Palermo presenta la mostra collettiva Gold con opere di Petra Fröning, Frank Hinrichs, Ildefons Höyng, Stefan Kürten, Michael Kortländer e Veit Johannes Stratmann.

I sei artisti tedeschi si sono confrontati con l’oro – Gold, rendendolo tema delle loro opere. Come nell’Eneide, Enea, sotto consiglio della Sibilla Cumana, per cominciare la sua discesa negli Inferi deve trovare un ramo d’oro, il suo lasciapassare nel mondo dei morti.

Allo stesso modo gli artisti hanno usato e tematizzato l’oro come chiave per la propria poetica, analizzando e riscoprendo i propri linguaggi artistici, un viaggio all’infero, alla base del proprio processo creativo, scandito dall’ossessione per l’oro, la febbre dell’oro, per come ha permeato la storia dell’uomo, non solo la storia dell’arte, ma tutta la storia culturale.
L’oro dei mosaici della Palermo arabo normanna, l’oro come volume e sfondo delle pitture rinascimentali, l’oro come ornamento, l’oro come metallo pregiato, l’oro come tormento cromatico, l’oro nella sua lucentezza.

Ma accanto ai valori materiali l’oro porta con sé anche valori simbolici che sono stati assorbiti da elementi iconografici. Tutte queste esperienze sono state condensate dagli artisti nelle opere – pitture, installazioni, incisioni – che verranno presentate nella mostra Gold.

Artisti
Petra Fröning
Frank Hinrichs
Ildefons Höyng
Stefan Kürten
Michael Kortländer
Veit Johannes Stratmann

 

 

Dal 28 Ottobre 2017 al 02 Dicembre 2017

Inaugurazione: 28 ottobre 2017, ore 19

Palermo

Luogo: Haus der Kunst – Cantieri Culturali alla Zisa

Curatori: Verein Düsseldorf Palermo e. V.

E-Mail info: duesseldorfpalermo@gmail.com

Studiovisit 2017. Incontri, visioni, conversazioni su arte e politica

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea è lieta di presentare un nuovo appuntamento dell’edizione 2017 di Studiovisit. Incontri, visioni, conversazioni su arte e politica, secondo ciclo del progetto a cura di Pietro Gaglianò ospitato negli spazi di Casa Giovanni Mannozzi.

Anche in questa occasione artisti di recente generazione, sono invitati a presentare il loro lavoro al pubblico in un formato inconsueto. Gli studi vengono temporaneamente allestiti nelle sale di Casa Giovanni Mannozzi per presentare opere, appunti visivi, progetti ancora in costruzione o mai portati a termine, con materiali, immagini e testi che abitualmente occupano il loro spazio di lavoro privato e che qui vengono presentati senza le coordinate e il rigore della struttura tradizionale della mostra.

L’inaugurazione è anche il momento per un incontro aperto e informale, una conversazione in cui gli artisti si raccontano e dichiarano le proprie poetiche, i propri processi. Il tema di quest’anno è ancora l’attenzione alla sfera pubblica, ai rapporti che la forma simbolica dell’arte intrattiene con la dimensione sociale, con le politiche dello spazio e del corpo. Gli artisti invitati, operativi in Toscana e in altre regioni italiane, sono tutti attivi in una ricerca che osserva il sistema, lo interpreta, lo sfida e indica prospettive non allineate.

Protagonisti del secondo appuntamento sono Federica Galuso (1986) e Luca Staccioli (1988).

 

 

28 ottobre – 5 novembre 2017

Inaugurazione sabato 28 ottobre ore 17.00

Decades

Beetroot, Diamond, Solo, Lucamaleonte e Gomez, cinque tra i più interessanti street artist attivi sulla scena romana, si trovano attualmente riuniti in un’unica mostra: Decades. Il progetto, ideato da Philobilon Urban Project, è ospitato all’interno del Guido Reni District, il nuovo spazio espositivo sorto negli spazi dell’ex caserma situata proprio di fronte al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, al quale sempre più si sta affiancando come punto di riferimento per la cultura e la creatività contemporanea della capitale.

Non è un caso infatti che la mostra sia dedicata proprio a degli artisti attivi nel campo della Street art, che attualmente si è imposta come la nuova linfa vitale per l’arte contemporanea, soprattutto a Roma, dove il fenomeno sta raggiungendo dimensioni monumentali e quasi incontenibili. Molto apprezzabile a tal proposito la scelta dell’ingresso gratuito, che rispetta la modalità di fruizione libera che normalmente caratterizza le opere di questo genere e stempera il più che giustificato scetticismo nei confronti del loro passaggio dalla strada alla galleria.

I cinque artisti, come suggerisce il titolo stesso della mostra, sono stati invitati a rappresentare altrettante decadi del Novecento, dagli anni Cinquanta ai Novanta, attraverso il proprio stile e il proprio punto di vista personale. Tutta la seconda metà del secolo scorso è stata perciò da loro interpretata attraverso tele, murales e installazioni.

Si parte con gli anni Cinquanta, raccontati da Riccardo Rapone, in arte Beetroot. Protagoniste di questa sezione sono le icone del cinema dell’epoca, da James Dean a Charlie Chaplin, da Marilyn a Audrey Hepburn, rappresentate dall’artista attraverso la sua inconfondibile tecnica dello spray su stucco lavorato a trapano, con un risultato materico molto originale.

È Flavio Solo, invece, a raccontare gli anni Sessanta. Il decennio è rappresentato dall’artista attraverso il soggetto tipico di tutta la sua produzione: i supereroi. Personaggi come Spiderman, I fantastici 4, Hulk e Iron Man, creati dalla Marvel proprio in quegli anni, non potevano che essere del resto la chiave di lettura naturale dell’artista verso quegli anni.

Gli anni Settanta sono reinterpretati da Diamond, che ci restituisce le icone del tempo attraverso il suo elegante stile a metà tra il Pop e il Liberty.

Lucamaleonte ci racconta invece gli anni Ottanta, conducendoci tramite la sua tecnica impeccabile attraverso i ricordi personali di chi in quegli anni era ancora un bambino.

Particolarmente riuscita è infine la sezione dedicata a Luis Gomez de Teran, vera protagonista della mostra. L’artista ha scelto di descrivere gli anni Novanta attraverso il filtro della musica. Le numerose opere esposte, tutte realizzate con tecniche e materiali inusuali (tra cui ragni e semi di marijuana), sono infatti ispirate ognuna a una canzone nata in quegli anni e divenuta di culto per intere generazioni, come Smells like teen spirit, Zombie, Fear of the dark e così via.

Per visitare l’esposizione c’è tempo ancora solo fino a domenica 22 ottobre, quando in occasione della chiusura si svolgerà l’ultimo dei vari eventi di live painting che l’hanno accompagnata durante tutto il suo svolgimento.

 

 

Fino al 22 ottobre 2017

Guido Reni District

via Guido Reni, 7

Roma

http://www.philobiblon.org/mostre/decades

http://guidorenidistrict.com/eventi/

 

Bill Viola alla Cripta San Sepolcro

Il contemporaneo si immerge nell’antico: Bill Viola torna a Milano con una straordinaria esposizione nella cripta di San Sepolcro.

Espone tre video opere: The Quintet of the Silent, The Return, Earth Martyr.

Nel Quintetto del silenzio, opera del 2000, cinque uomini che in sequenza cambiano le loro espressioni: da una totale indifferenza ad un forte turbamento per arrivare di nuovo alla calma, un vero e proprio teatro di emozioni. Particolare la lentezza delle immagini permette all’osservatore di cogliere tutti i cambiamenti nelle reazioni.

Nell’opera Il ritorno (2007) vediamo una donna che vaga nella luce: ad un certo punto varca una linea immaginaria che rappresenta la fine della vita e l’inizio della morte. «Si avvicina lentamente a un limite invisibile, attraversando la soglia tra la vita e la morte» come descrive l’artista. Nell’ultima opera Martiri della Terra, inaugurata nel 2014 nella Cattedrale di San Paolo a Londra, troviamo un uomo sommerso da un cono, Inizialmente si trova sopraffatto dal peso dell’elemento ma dopo comincia a farsi forza e a risalire liberandosene.

Tutte opere che affrontano il tema della nascita, della morte, della rinascita, e della coscienza umana, opere che creano un dialogo vivo con il luogo che le ospita: una delle chiese più antiche di Milano. Preghiere, pianti, speranze, la cripta San Sepolcro per tanti secoli ha visto e sentito le emozioni di migliaia di persone. Ora Bill Viola, il più celebre video artista vivente, crea un viaggio che accompagna lo spettatore alla comprensione dell’impercettibile bordo che esiste la vita e la morte, che mostra le emozioni delle persone. Durante questo viaggio, lo spettatore entra in contatto con le opere di Bill Viola, ne viene coinvolto emotivamente, i video agiscono come uno specchio, riflettendo le nostre emozioni che si amplificano dalla bella architettura e dalla storia antica della Cripta.

Piazza San Sepolcro, Milano

Dal 17 ottobre al 28 gennaio 2018

dalle 17:00 alle 22:00. Sabato sera alle 23.00

Ingresso ogni ora, SOLO per prenotazione (sotto)

Biglietto 10 €, bambini gratis

L’architettura della cripta non consente l’accesso ai visitatori con gravi disabilità motoristiche

Un’iniziativa di: Milano Card

In collaborazione con: Bill Viola Studio

Con il supporto di: Regione Lombardia, Comune di Milano, Biblioteca Pinacoteca Accademia