MUD. Aldo Salucci

La mostra personale MUD. Aldo Salucci, a cura di Massimiliano Bisazza, esposta presso la Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13, ha aperto al pubblico dal 27 aprile al 9 maggio 2017 con una selezione di opere fotografiche inedite.

L’artista dedica all’acqua gli scatti di grande formato (cm 122×182) che compongono il percorso espositivo, un tema a lui molto caro e ricorrente nella sua poetica. L’elemento naturale ripreso da distanze ravvicinate è soprattutto legato alla rappresentazione di fondali, metafora dell’inconscio, da cui emergono emozioni e significati intimi.

Nei lavori di Aldo Salucci si scorge una particolare attenzione rivolta alla luce e al colore, che variano da un estremo all’altro, da colori luminosi e sfavillanti a toni scuri, legati alle profondità. Proprio a queste ultime fa riferimento il titolo MUD che rimanda ai fondali fangosi e bui che si contrappongono alle acque cristalline, in stretta analogia con gli stati d’animo della vita.

L’intensità delle immagini conduce il visitatore in atmosfere oniriche e introspettive, dove il più piccolo dettaglio assume pregnante importanza in quanto costituisce la connessione con sensazioni e vissuti personali e che allo stesso tempo crea innumerevoli possibilità di interpretazione.

Lo si può osservare in Stromboli, una fotografia caratterizzata da una forza estrema, dai colori rossi accesi che attraverso piccole pietre vulcaniche e strisce di luce descrive un’atmosfera, un’esperienza impressa nell’animo dell’artista. In Topazio azzurro e giallo il fondale frastagliato vira il suo colore attraverso piccoli granelli di sabbia, che si mescolano e passano da una tonalità all’altra, e sembra rispecchiare i mutamenti del paesaggio interiore.

Sono inoltre presenti richiami evidenti al mondo reale sempre filtrato da un velo d’acqua come avviene in Montagne estive, dove si scorge attraverso una sorta di visione satellitare un paesaggio montano o in Ponza’s flowers dove macchie di colore amaranto evocano un tappeto di fiori adagiati su un prato.

Fino al 09 Maggio 2017

Milano

Luogo: Statuto13 – Galleria d’Arte Contemporanea

Curatori: Massimiliano Bisazza

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 347 2265227

E-Mail info: info@statuto13.it

Sito ufficiale: http://www.statuto13.it

Face to Face – Dialoghi tra le collezioni

Face to Face è il nuovo progetto espositivo allestito presso la Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, visitabile dal 19 marzo al 3 giugno 2017.

Mimmo Rotella, Enrico Castellani, Giulio Paolini, Hsiao Chin e Eduardo Arroyo sono solo alcuni dei nomi più illustri di una delle più complete collezioni d’arte italiane degli anni Sessanta e Settanta, il cui scopo era quello di documentare a Cagliari, con opere acquistate dalla Galleria sotto la guida di Ugo Ugo, gli indirizzi più significativi della ricerca artistica contemporanea in campo nazionale ed europeo.

L’attuale allestimento è stato curato da Anna Maria Montaldo, la quale ha esaltato il colloquio tra le opere, garantendo ai fruitori una visione della raccolta sotto una luce del tutto nuova.

La Collezione d’Arte Contemporanea dialoga con la Collezione Ingrao, un lascito di circa 500 opere donate al Comune di Cagliari nel 1999.  Punti di contatto tra le due collezioni sono stati individuati da un gruppo di storici dell’arte in virtù di confronti inediti di due pezzi, riconducibili a entrambe le raccolte, ove è possibile risalire a nuove chiavi di lettura.

Delle conferenze, i cui giorni e orari sono stati riportati di seguito, potranno rendere partecipe il pubblico circa gli accostamenti che sono stati portati avanti fra le opere in mostra.

Fino al 03 Giugno 2017

Cagliari

Luogo: Galleria Comunale d’Arte di Cagliari

Enti promotori:

  • Musei Civici di Cagliari
  • Comune di Cagliari

Telefono per informazioni: +39 070 6777598

E-Mail info: museicivici@comune.cagliari.it

Sito ufficiale: http://www.museicivicicagliari.it/

Programma h 16:
19 marzo Cristina Pittau
9 aprile Efisio Carbone e Tiziana Ciocca
7 maggio Ines Richter
20 maggio Roberta Vanali
27 maggio Silvia Ledda
3 giugno Ivana Salis

Catherine Wagner. In Situ: Traces of Morandi

Il  Museo Morandi prosegue nell’intento di valorizzare la propria collezione anche grazie a un programma di mostre temporanee tese ad accostare il lavoro di Giorgio Morandi all’opera di artisti che a vario titolo si sono a lui ispirati. Dopo Alexandre Hollan, Wayne Thiebaud, Tacita Dean, Rachel Whiteread e Brigitte March Niedermair, è Catherine Wagner a confrontarsi con l’opera del maestro bolognese.

Dal 25 marzo al 3 settembre 2017, due sale del museo ospiteranno la mostra In Situ: Traces of Morandi, a cura di  Giusi Vecchi, che propone 21 lavori dell’artista americana, realizzati tra il 2015 e il 2016.

Nel corso della sua più che trentennale carriera, Catherine Wagner ha studiato l’ambiente costruito come metafora del modo in cui creiamo le nostre identità culturali, usando la fotografia per analizzare le diverse modalità in cui l’uomo ha plasmato il mondo.

Durante gli anni scorsi l’artista ha lavorato nello studio di Casa Morandi e in quello di Grizzana, dove ha immaginato nuove nature morte con gli oggetti che il maestro bolognese rappresentava nelle sue opere, astraendo da questi modelli, sia formalmente che concettualmente, diverse composizioni.

In Situ: Traces of Morandi è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese  Edizioni MAMbo e si avvale della collaborazione della Anglim Gilbert Gallery di San Francisco e della Gallery Luisotti di Los Angeles, così come dell’University of California Education Abroad program, Bologna.

Fino al 03 Settembre 2017

Bologna

Luogo: Museo Morandi

Enti promotori:

  • Comune di Bologna
  • Cultura è Bologna
  • Istituzione Bologna Musei

Costo del biglietto: intero € 6, ridotto € 4, gratuito visitatori ≤18 anni e altre categorie

Telefono per informazioni: +39 051 6496611

E-Mail info: info@mambo-bologna.org

Sito ufficiale: http://www.mambo-bologna.org/museomorandi

Asylum

Asylum è il titolo della nuova mostra che l’EXMA di Cagliari ospita dal 31 marzo al 14 aprile negli spazi espositivi della Sala delle Volte. La mostra, curata da Roberta Vanali e Efisio Carbone, presenta le opere di 32 artisti, provenienti da tutto il territorio nazionale con differenti background, con una cifra stilistica vicina a quella corrente denominata Art Brut (che nasce per indicare produzioni artistiche di autodidatti e di pazienti psichiatrici, ovvero di coloro che operano al di là di regole estetiche convenzionali) o che trattino tematiche relative ai disturbi mentali e a tutto ciò che ne consegue per indagare la tematica della follia e quanto l’idea di questa sia variabile a seconda dell’ambito.

Una riflessione sui disturbi mentali e della personalità nel contesto sociale e in rapporto agli istituti psichiatrici e come questi si siano evoluti dai manicomi al TSO. Saranno presenti opere pittoriche, fotografiche, installazioni e video.

Questi gli artisti in mostra: Giuliano Sale, Silvia Argiolas, Andrea Fiorino, Marco Pariani, Adriano Annino, Dario Molinaro, Alessandro Torri, Marta Sesana, Enrico Robusti, Barbara La Ragione, Jacopo Dimastrogiovanni, Daniele Serra, Daniele Santagiuliana, Massimiliano Picconi, Chiara Seghene, Elisa Desortes, Luigi Bove, Matteo Campulla, Fabiola Ledda, Irene Balia, Veronica Paretta, Alessandra Baldoni, Giulia Sale, Andrea Guerzoni, Silvia Mei, Roberto Falchi, Carol Rama, I Santissimi, Francesco Paolicchi, Hans Krusi, Cristian Castelnuovo, Giorgio Dettori.

Oltre alle opere degli artisti in mostra, verrà esposta la documentazione relativa ad alcuni workshop svolti da pazienti psichiatrici.

Nel corso della mostra sono previsti diversi eventi collaterali tra cui una serie di interviste/talk con gli artisti, una rassegna cinematografica e una conferenza.

Se nelle antiche civiltà la follia aveva una connotazione mistica, poiché ritenuta derivante dall’influsso di una qualche divinità, nel medioevo il malato mentale era considerato come impossessato dal demonio, fu solo nel XVII secolo che furono riconosciuti come malati, pertanto nasce la psichiatria nonostante la follia fosse comunque considerata inguaribile. Nel XVIII secolo la cura divenne l’internamento e gli strumenti terapeutici particolarmente traumatici per arrivare al principio del secolo successivo dove, come è noto, comparvero scienze come psicologia e psicanalisi e introdotti interventi devastanti come lobotomia ed elettroshock. Nel 1952 furono sintetizzati i primi psicofarmaci e inizia a farsi strada l’antipsichiatria e nel 1978, con la legge Basaglia vengono aboliti i manicomi.

ASYLUM

Progetto di Roberta Vanali

Co-curato da Roberta Vanali e Efisio Carbone

Cagliari, Exma: Sala delle Volte

venerdì 31 marzo / domenica 14 maggio 2017

inaugurazione 31 marzo ore 18

Alek O. L’impero delle luci. La nuova personale in mostra da Frutta Gallery

Dopo la personale di Gabriele de Santis in cui graffiti e illusioni grafiche si espandevano in una sorta di moderno horror vacui, gli spazi di Frutta Gallery si rinnovano per lasciare posto a una forse più timida e meno invasiva personale dell’artista, argentina di nascita ma naturalizzata italiana, Alek O., la seconda all’intero della galleria trasteverina di James Gardner, dal titolo “L’impero delle luci”. Filo conduttore della mostra è l’elaborazione di oggetti dimenticati, leitmotiv del lavoro dell’artista.

Scopo del suo operato artistico è quello di ricostruire attivamente, attraverso materiali di riciclo o il riesumare di piccoli frammenti del quotidiano, il tempo passato. Le opere di Alek O. si dividono tra lo scultoreo e il pittorico, mettendo insieme variazioni metodiche di contrasti tra il reale, il fittizio e il costruito.

Apparentemente prive di un senso strettamente formale o estetico, i materiali utilizzati da Alek O., come il polistirolo e il collage nel caso specifico, acquistano un particolare significato per la minuziosa e laboriosa lavorazione che porta l’artista a una graduale distruzione dell’oggetto attraverso procedimenti artigianali che riducono il prodotto scelto a una regolarità che porta addosso il senso intrinseco delle memorie a cui è necessariamente legato.

Le opere di Alek O. sembrano essere invase da due grandi temi principali: le connessioni che i singoli materiali scelti dall’artista portano al loro interno e la temporalità a cui sono legati. Le geometriche costruzioni delle lastre di polistirolo, che giocano con le pareti della sala, sembrano suggerire articolate mappe cittadine che fissano un tempo che ha al suo interno aspetti del passato e la nuova percezione di cui viene invasa.

La produzione artistica di Alek O. non può non prescindere da un riuso degli oggetti attraverso elaborazioni che uniscono al loro interno i principi del ready-made duchampiano. In questo modo, ogni singolo frammento è invaso da una nuova temporalità infinita e in costante mutamento, una sorta di work in progress che ridefinisce di volta in volta le memorie e le sue infinite connessioni.

Il mondo personale di Alek O., dipinto da colori pastello e da brani del passato della propria storia o di quelle degli altri, invita alla riflessione e al gioco di contrasti che ne definisce la potenzialità astrattiva. Allo stesso modo, la sua sensibilità artistica permette di nascondere un altro tema che si fa spazio tra i suoi particolari oggetti, ossia la loro capacità conservativa. Rielaborare e riutilizzare in forme e modi differenti nuovi oggetti altresì destinati allo scarto, permette di valorizzarli e rigenerare nuove forme di vita in una metamorfosi temporale color pastello.

 

 

Alek O. L’impero delle luci

Frutta Gallery

Via dei Salumi 53, 00153 – Roma

16 marzo 2017 – 13 maggio 2017

Orari: dal martedì al sabato ore 13.00 – 19.00

Ingresso libero

Nedko Solakov: quando lo scarabocchio diventa arte

Ci sono molti modi con cui artisti e curatori possono approcciarsi a uno spazio espositivo, e può capitare, a volte, che da semplice contenitore esso si trasformi in strumento nelle mani dell’artista, generando felici occasioni di immersione e interazione tra pubblico e opera d’arte. É questo il caso di Nedko Solakov, artista bulgaro di difficile inquadramento, poiché fin dal suo esordio negli anni Ottanta evita accuratamente di essere legato a un unico stile e a un unico mezzo espressivo. La sua arte, in effetti, spazia tra i media più disparati, senza mai rinunciare però a una grande potenza narrativa e un atteggiamento ironico e radicale. Solakov, del resto, non accetta di essere confinato neppure nella comune logica della produzione artistica e dei modelli espositivi tradizionali. Pur abitando e alimentando il sistema dell’arte dall’interno, si dedica a suo modo a modificarne le regole.

In occasione delle sue mostre, in particolare, Solakov non si limita mai alla semplice pratica dell’esposizione di opere d’arte, ma sconfina in una dimensione che si può definire performativa, interagendo con lo spazio in maniera non convenzionale, spontanea e mai premeditata. Gli spazi che lo ospitano si riempiono così sempre di scritte e figurine disegnate a mano, dotate di una insolita ironia e un sarcasmo pungente, capaci di strappare una risata o una riflessione a chi è abbastanza attento da notarle. Si tratta di brevi storielle, aforismi e giochi di parole. Piccole incursioni dell’artista nello spazio espositivo, straripamenti dal suo normale raggio d’azione, che fungono da commenti ambigui e fantasiosi alla realtà che lo circonda.

Si tratta, in poche parole, di “scarabocchi” (o doodle, per adottare una definizione più alla moda), che con la loro grafia elementare e il loro linguaggio esplicito, sembrano scritti da un bambinone birichino e provocatore, e sono in grado di arrivare al pubblico in maniera diretta e immediata. Può capitare, addirittura, che ci si chieda se il museo sia o meno consapevole della loro presenza, e se non si tratti invece di una marachella di qualche pazzo o vandalo.

Possono essere piccolissimi o giganti, evidenti o sapientemente nascosti nei luoghi più impensabili (come bagni, soffitti, panchine, interstizi e ombre). Possono poi essere permanenti o effimeri, indipendenti o a commento di opere più convenzionali. In ogni caso sono sempre fortemente legati al luogo in cui si trovano, senza il quale non potrebbero neppure esistere. Non sono mai infatti progettati a priori, ma seguono la conformazione e le caratteristiche degli ambienti con cui si confrontano. Questo conferisce, come si diceva, un carattere performativo alle opere dell’artista, che non va rintracciato però solo nella modalità di realizzazione, ma anche in quella di fruizione da parte del pubblico. Il visitatore, infatti, di fronte a questi interventi, si trova spesso inconsapevolmente coinvolto in una sorta di caccia al tesoro, per tentare di scovare tutte le tracce furbescamente disseminate dall’artista nello spazio, e soprattutto si rapporta in maniera inconsueta alle opere, prendendo parte in qualche modo a una comunicazione diretta. Solakov, infatti, con queste operazioni, non fa altro che porsi sul suo stesso piano, interloquendo con lui, raccontandogli delle storie e provocandolo, cosa che gli permette di stabilire un contatto diretto ed estremamente efficace.

Per chi fosse interessato a prendere parte a questo dialogo, alcune opere dell’artista di trovano attualmente in mostra in Italia, alla Galleria Continua di San Gimignano fino al 23 aprile.

Nedko Solakov “Stories in Colour”

18 febbraio – 23 aprile 2017

Galleria Continua

Via Arco dei Becci, 1 – San Gimignano

 

http://www.galleriacontinua.com/exhibitions/exhibition/401

 

 

 

G7 d’Arte

Sette artisti contemporanei esporranno le loro opere nel Sacrario della Basilica di Santa Croce, in rappresentanza delle sette nazioni i cui Ministri della Cultura si ritroveranno a fine mese a Firenze per l’atteso G7 della Cultura. L’appuntamento con G7 d’Arte – questo il titolo dell’esposizione che non ha precedenti – è in Largo Bargellini dal 28 marzo al 17 aprile 2017, con ingresso libero. In concomitanza con il vertice mondiale dei Ministri della Cultura di Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia in programma a Firenze il 30 e 31 marzo, la Direzione di Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea propone infatti una mostra con opere di artisti di primo piano della scena internazionale.

Ma G7 d’Arte sarà anche una sorta di “anteprima” dell’XI edizione di Florence Biennalein programma dal 6 al 15 ottobre prossimi nella Fortezza da Basso di Firenze. Qui si celebreranno 20 anni di attività all’insegna del dialogo fra artisti di tutto il mondo che si esprimono attraverso tradizioni e discipline diverse, e che proporranno suggestioni artistiche sul tema eARTh: Creatività e Sostenibilità.

In larga parte vincitori del Premio Lorenzo il Magnifico nelle passate edizioni di Florence Biennale, gli artisti selezionati e invitati a G7 d’Arte rappresenteranno il proprio Paese a questo evento espositivo straordinario sviluppato su idea di Marco Ferri, curato da Melanie Zefferino con la direzione generale di Jacopo Celona.

Dal 28 Marzo 2017 al 17 Aprile 2017

Firenze

Luogo: Sacrario della Basilica di Santa Croce

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Regione Toscana
  • Comune di Firenze
  • Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Firenze

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 055 3249173

E-Mail info: info@florencebiennale.org

Sito ufficiale: http://www.florencebiennale.org/

Antonio Carbone e Salvatore Giunta. Forme e scritture mutanti

L’esposizione, curata da Laura Turco Liveri, è composta da venti opere sul tema della percezione di equilibri instabili nella identificazione della realtà, individuata in nuove forme-spazio e cripto-scritture, immaginando un presente in perenne dinamica evoluzione.

I due artisti, di formazione differente sviluppano, con modalità diverse, una personale ricerca sui concetti di scrittura e sovrascrittura, di spazio, forma e luce. Ad accomunarli vi è l’ individuazione di una continua armonizzazione dei linguaggi estetici e formali, espressa con essenzialità cromatica. Comuni sono anche i materiali: carte lavorate, incise graficamente, collage e cartoni dipinti. La carta materiale povero, a forte impatto simbolico e concettuale, si presta a svolgere una funzione evocativa, in grado di esprime finalità simili, che per Giunta si sviluppano  mediante un rapporto diretto con i problemi del reale, mentre per Carbone, in maniera più criptica, si realizzano nella ricerca di una nuova espressività estetica e linguistica.

Le opere proposte compongono un insieme espositivo intenso e minimalista, con un impatto concettuale.

Al vernissage, con gli artisti, dopo i saluti del presidente del Circolo La Scaletta, Ivan Franco Focaccia, interverranno Francesco Mollica, presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Tortorelli, presidente del Consiglio comunale di Matera e Nicola Cicoria, amministratore unico EGRIB.

Fino al 01 Aprile 2017

Matera

Luogo: Circolo La Scaletta

Curatori: Laura Turco Liveri

Enti promotori:

  • Regione Basilicata
  • Circolo La Scaletta
  • Matera 2019

Costo del biglietto: ingresso gratuito

E-Mail info: circololascaletta@gmail.com
Orari: lunedì-venerdì 10-13 / 17- 20.

Arturo Delle Donne. Racconti di mare

La Hernandez Art Gallery ha deciso quest’anno di puntare su uno degli artisti con il quale da anni collabora, Arturo Delle Donne, prendendo parte ad una delle fiere di riferimento per quanto riguarda il campo della fotografia. Ha partecipato infatti alla settima edizione del MIA Photo Fair in programma dal 10 al 13 marzo a Milano presentando in anteprima 6 opere appartenenti all’ultima ricerca dell’artista: Racconti di Mare, un viaggio attraverso i più importanti e conosciuti romanzi di mare di tutti i tempi.

Al termine della fiera la Hernandez Art Gallery ha inaugurato giovedì 16 marzo la mostra Racconti di Mare nella sua completezza.

Ogni immagine, presente in mostra, nasce da una meticolosa ricostruzione in miniatura delle scene più rappresentative e iconiche dei più famosi romanzi di mare, dove ogni particolare è stato costruito dall’artista stesso come su un vecchio set cinematografico.

Accanto alle immagini, alcune frasi tratte dai romanzi di Melville, London, Conrad, Verne, Stevenson etc.. rendono omaggio a questi grandi maestri che hanno celebrato il mare.

Il progetto espositivo si completa con una serie di ritratti che ridanno vita ai protagonisti di questi grandi classici. Ed ecco che ci troviamo davanti allo sguardo profondo di “Capitan Nemo”, al viso ipnotizzante ed enigmatico di Pike protagonista de L’ammutinamento dell’Elsinore, ma anche a Freya delle sette isole e a Jim di L’isola del tesoro.

Nel piano inferiore della galleria verrà presentato al pubblico un precedente lavoro dell’artista, le opere tratte dal progetto Memes. In questo caso i soggetti rappresentati ci portano nel mondo della mitologia greca e agli archetipi che rimandano alla nascita del genere umano. Troveremo una disperata Medea e un coraggioso Ulysse, ma anche i delicati Amore e Psyche…

Fino al 06 Aprile 2017

Milano

Luogo: Hernandez Art Gallery

Curatori: Gigliola Foschi

Enti promotori:

  • Hernandez Art Gallery

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 67490252

E-Mail info: hernandezartgallery@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.galleriahernandez.com/home/

Piero Ligas. Ritratti d’anima

Piero Ligas ha inaugurato la sua nuova collezione dal titolo Ritratti d’Anima visitabile sino all’undici di Aprile 2017 al Coffe Art di Cagliari.

Ligas è un artista locale, che si avvicina alla pittura da autodidatta, il cui percorso artistico è rivolto alla ricerca del proprio io, da sfoggiare in una pittura astratta con un gioco cromatico accesso.

Restare indifferenti all’intensa espressività e al cromatismo della prova pittorica del maestro sardo è difficile, infatti la pittura evoca quel qualcosa di magico, che ci attrae coinvolgendo lo sguardo nella sua narrazione.

I colori contengono una forte valenza simbolica che rimanda al mondo interiore dell’artista, la percezione del colore ha un fondamento oggettivo che oltrepassa le differenze culturali e costituisce un linguaggio universale.

Vengono evocate suggestioni nel fruitore dell’opera, tra un inconscio e mistero, mediante uno scambio contemplativo dell’arte. Concetti difficili vengono resi più semplici attraverso l’uso dell’immagine e del colore, marcato da contorni sempre più netti.

La predominanza di alcune tonalità cromatiche come il viola, il rosso accesso, il nero, mostrano un desiderio tra la sintesi della energia e un calmo appagamento, l’unione dell’elemento materiale con quello spirituale nel gradevole carattere offerto dal viola.

Il percorso artistico è correlato a contenuti psichici, mediante un gioco di colori e luci.

Le opere dell’artista mostrano uno slancio vitale, un’idea di perfezione e delicatezza, sensibilità e fragilità nella figura umana. Il tutto è mitigato da tonalità decise, con una tinta che non mostra incertezze. I contorni neri esaltano e hanno una funzione passiva inglobata da altre tinte. Il nero può rappresentare non solo il nulla finito. La figura umana proietta un’immagine di sé.

Nei Ritratti d’anima è lo sguardo a catturare l’attenzione, gli occhi dell’inconscio e contatto con il mondo esterno, esprimono l’io che è presente in ognuno di noi. La pittura del maestro suggerisce, sia per le tinte che per il tratto, sentimenti forti, dove traspare un’inquietudine, espressa dal gesto grafico, dove il contatto con la realtà sembra solo una pallida visione.

Con quest’opera l’artista esprime se stesso e il suo Io.

 

 

Cagliari

Mostra visibile al coffee Art-Piazza Tristani

Tutti i giorni fino all’11 aprile 2017