Grillos. Donne, semplicemente donne

Nipote di uno stimato fabbro alla corte dei conti di Collalto, nasce nel 1947 appunto a Ponte della Priula lungo le rive del Piave fiume sacro alla patria Salvatore Grillo, alla fine degli anni ’50 riceve in eredità una forgia e un martello così che sin da giovanissimo inizia ad appassionarsi alla forma attraverso il ferro battuto realizzando degli oggetti d’arte che vengono ancora gelosamente custoditi da molti collezionisti. Ma è la scoperta della creta, unita all’amore per il mondo femminile, che lo portano ad intraprendere la strada che ancora oggi percorre: la scultura. Dalle sue mani nascono figure sempre più armoniche e perfette e così inizia ad esporre in tutta la provincia di Treviso. Tra gli anni ’80 e ’90 continuano le mostre personali e collettive che lo spingono anche fuori dei confini regionali…iniziano le partecipazioni alle grandi fiere d’arte contemporanea.

Le mostre che vengono dedicate al maestro si espandono in tutto il mondo approdando in Cina Stati Uniti e Russia tanto da essersi meritato unanimemente l’epiteto di “the Sculptor  of beauty” e le sue opere sono esposte in permanenza in molte gallerie d’arte contemporanea da Venezia a Milano da Roma a Mosca da Miami a San Pietroburgo. Nel corso della sua quarantennale carriera il maestro è stato chiamato a realizzare numerosi monumenti immortalando tra i vari, grandi personaggi come i fratelli Schumacher e padre Pio.

Grillos, Fonte arte.it

Fino al 27 Novembre 2016

Trieste

Luogo: Piazza Unità d’Italia

Telefono per informazioni: +39 347 2322826

E-Mail info: info@artgrillos.it

Sito ufficiale: http://www.artgrillos.it/

Gianni Asdrubali. Assolo

Fino al 15 dicembre 2016, la Galleria Matteo Lampertico di Milano (via Montebello 30) ospiterà la personale di Gianni Asdrubali (Tuscania, VT, 1955), dal titolo Assolo.

Attivo fin dai primi anni ’80, Asdrubali ha perseguito una forma di arte lontana dalle riflessioni critiche che dominavano quel periodo. La sua cifra espressiva risiede nella dialettica tra il vuoto e il pieno, ovvero tra il rapporto che lega le superfici bianche, siano esse le pareti, le tavole o le tele, agli interventi cromatici che lui stesso mette in atto, con una forma di pittura energica e carica di tensione.

Come ha dichiarato lo stesso Asdrubali, «la pittura inizia là dove io non dipingo»; una frase che consente di capire il senso e cogliere il valore della sua pittura che nasce con l’invenzione di un linguaggio personale e autonomo.

«La condizione che genera un’azione – sottolinea l’artista – dipende da uno stato di assenza, al contrario in una condizione piena e presente non c’è bisogno di alcun movimento. Solo in mancanza di spazio e di tempo, nell’assenza più totale, prima che il vuoto ci annienti, si sente generare e crescere la tensione a fare un’azione».

Tutto il lavoro di Asdrubali si concentra nel ‘dare corpo’ a questa assenza, a questa tensione. Nel suo operare la partenza è il vuoto, ciò che genera l’azione è lo spazio bianco della parete che attrae verso di sé l’impulso creativo dell’artista. Lo spazio, il pieno, la materia, il movimento sono il risultato dello scontro tra l’azione e il vuoto.

Asdrubali affronta la questione del rapporto fra la tela e il pittore e, in quanto tale, la sua opera non è distante dalla ricerca di Enrico Castellani, con il quale ha esposto in diverse mostre. Ciò che fa la differenza è il modo di interpretare il vuoto della tela che, mentre per Castellani è uno spazio da modellare, per Asdrubali è generativo di tensione, fa scattare un’azione.

I suoi dipinti mostrano di concatenarsi l’uno con l’altro, nonostante siano stati realizzati separatamente e senza alcun disegno preordinato: ogni quadro è autonomo e compiuto in se stesso, ma, una volta affiancato a un altro della stessa serie, forma un nuovo corpo, dalla forza dirompente.

Il critico d’arte Bruno Corà afferma che «La ragione della loro felice e sempre possibile armoniosa contiguità risiede in una interna dote di quelle pitture che pur ostentando una frontalità della stesura di superficie, essa, per effetto di una congenita adimensionalità, deve essere percepita come sferica, dunque una frontalità infinitamente profonda. […] La pittura di Asdrubali è certamente tutta frontalmente davanti agli occhi di chi la osserva, ma per ‘vederla’ realmente bisogna che lo sguardo vi penetri con un’ideale ‘capriola’, entrando e uscendo dalla sua sferica spazialità, attraverso la soglia già predisposta e varcata per primo da Asdrubali stesso».

Asdrubali, Fonte arte.it

Fino al 15 Dicembre 2016

Milano

Luogo: Galleria Matteo Lampertico

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02.36586547

E-Mail info: info@matteolampertico.it

Sito ufficiale: http://www.matteolampertico.it

Volta – Columbu. Paesaggio arcaico con figure

Sabato 19 novembre, dalle 18, viene inaugurata alla Gallery pma, in via Napoli 84, a Cagliari, la mostra foto-pittorica “Volta – Columbu. Paesaggio arcaico con figure”, a cura di Paola Mura e Raffaella Venturi. In esposizione immagini del fotografo italo-argentino,  uno dei massimi interpreti della fotografia antropologica in Sardegna, e disegni del regista Giovanni Columbu, che usa il disegno, l’appunto pittorico, come un esercizio di visioni utili alla definizione dei suoi set cinematografici.

Il rapporto tra i due interpreti della Sardegna, suggellato dal docufilm Ritratto di Pablo Volta, realizzato da Columbu nel 2005, appare in questo confronto come straordinaria consonanza di sensibilità per il paesaggio sardo e le sue figure, comune epos dal quale questi due operatori visuali hanno tratto il senso delle loro rispettive ricerche.

Dalle affinità elettive fra fotografie e disegni, è scaturita in maniera quasi naturale questa mostra, che Columbu racconta così:

«Quando Paola Mura e Raffaella Venturi cominciarono ad affiancare le foto di Pablo Volta ai miei disegni dovetti ammettere che le due cose si riflettevano le une nelle altre, interagivano e facevano trapelare nuovi significati. L’incombere di eventi travolgenti sul mondo fotografato da Pablo e il tema della morte nei miei disegni ispirati al Vangelo. Da quel nuovo e inaspettato dialogo con Pablo scaturiva anche una riflessione sul paesaggio e le figure della Sardegna, su quanto quel condiviso ‘oggetto’ di rappresentazioni fotografiche e pittoriche avesse in sé il potere di influire sullo sguardo e la visione».

All’interno della galleria, verrà proiettato anche un inedito estratto dalle riprese del docufilm sopracitato e sarà disponibile il catalogo della mostra.

untitled, Fonte gallerypma.com

Volta – Columbu

Paesaggio arcaico con figure

fotografie di Pablo Volta _disegni di Giovanni Columbu

a cura di Paola Mura e Raffaella Venturi

19 novembre – 17 dicembre 2016

Martedì – Sabato 17.30-20.30

Gallery pma, via Napoli 84, Cagliari

Giuseppe Adamo. Something

Sarà inaugurata giovedì 17 novembre 2016, ore 19, alla RizzutoGallery, Something, mostra personale di Giuseppe Adamo, a cura di Helga Marsala.

Prima personale per Giuseppe Adamo negli spazi della Galleria Rizzuto. Una tappa che arriva dopo oltre un anno di collaborazione, tra fiere e progetti outdoor. Un momento di riflessione intorno al lavoro più recente dell’artista, frutto di una paziente sperimentazione sulla superficie, i processi di astrazione e la natura dell’immagine, ma anche la presentazione di alcuni nuovi spunti, in una perenne ricerca formale e di senso intorno alla pittura stessa. In mostra una serie di opere su tela di diverse dimensioni, in cui si definisce una dinamica tutta personale tra dissoluzione e ricerca della forma, tra profondità e piano, tra sguardo ravvicinato e osservazione a volo d’uccello, tra paesaggio e dettaglio.

Stratificazioni, soglie, passaggi, velature, conducono alla definizione di immagini astratte, che però lasciano intravedere accenni di forme e di oggetti, o anche solo frammenti dall’aspetto organico. La pittura si dà così per graffi, trasparenze, incisioni, crepe, residui emersi o segni sommersi, sempre indefiniti e mutevoli.

Dal testo del curatore: «Something, titolo ripreso da una traccia dell’album Musick to Play in the Dark dei Coil, ha in sé tutta la vaghezza, l’indeterminatezza, l’apertura radicale di queste immagini che si danno sul precipizio e che continuano a mutare. Rincorrendo la forma ma perdendola fatalmente. Nel loop aereo del brano la parola “qualcosa” si ripete all’infinito, tra folate di vento, crepitii, ronzii, suoni siderali, evocando una qualche germinazione ancestrale. Materia bruta, tra apocalisse e palingenesi. Proprio come nelle pazienti strutture armoniche di Adamo, qui cavernose e chiaroscurali, lì risolte in luminescenze omogenee, sempre sul punto di implodere oppure di rigenerarsi in nuove tessiture. Una pittura cangiante, germinale. Che ha a che fare con l’origine (delle cose, della scrittura, dei segni, dell’immagine stessa) e con la sua natura ineffabile. Qualcosa che si dà e che si nega. Che si compie e si dissolve daccapo».

Giuseppe Adamo, senza titolo, 2015, Fonte arte.it

Dal 17 Novembre 2016 al 17 Dicembre 2016

Palermo

Luogo: RizzutoGallery

Curatori: Helga Marsala

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 091 7795443

E-Mail info: rizzutogallery@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.rizzutogallery.com

Frida Kahlo

La straordinaria Frida Kahlo rivive a Bologna grazie a una mostra che è stata inaugurata il 7 novembre a Palazzo Albergati di via Saragozza. Fino a marzo 2017, gli amanti della pittrice messicana potranno ripercorrere la sua storia di artista e donna.
Sempre a Bologna, nel mese di gennaio, il fotoreporter Leo Matiz le aveva dedicato degli scatti suggestivi.

La mostra organizzata da Arthemisiache nello stesso palazzo ha allestito l’omaggio alla Barbie, sarà un viaggio tra ritratti, autoritratti e opere di Frida che con la sua arte profonda e provocatoria, è riuscita ad affermarsi nel panorama artistico e variegato del Novecento.

Accanto alle sue opere anche quelle del pittore Diego Rivera, il grande amore della pittrice messicana che l’avvicinò all’arte e che sposò nel 1929 conducendo una vita matrimoniale molto sofferta.

Nata in Messico nel 1907, Frida Kahlo condusse una vita molto travagliata, ma nonostante i problemi fisici sin da giovane, riuscì a sviluppare una sua idea di arte legata al contesto politico messicano. La mostra ripercorre, quindi, la sua storia e mette in luce i diversi aspetti della sua poetica: dagli autoritratti fino al rifiuto di un corpo martoriato da un incidente, dal tormento per una maternità mancata fino alle esperienze con il Surrealismo francese.

Frida Kahlo, Fonte arte.it

Fino al 31 Marzo 2017

Bologna

Luogo: Palazzo Albergati

Senza titolo (la pittura come modello)

Senza titolo (la pittura come modello) si propone come una riflessione sull’astrazione e i suoi margini in pittura, scultura, fotografia e cinema d’artista.

La mostra che pone il suo baricentro nelle sperimentazioni degli anni settanta prevede alcuni strategici arretramenti che conducono sino alla riproposizione di alcune opere seminali delle avanguardie storiche (Hans Richter, Vicking Eggelink, Walter Ruttmann, Luigi Veronesi) e alcuni sconfinamenti che conducono sino alla ricerca contemporanea con riprese tematiche che vedono coinvolti alcuni artisti delle ultime generazioni operanti in Toscana. Un’indagine dunque che unirà lavori storici alle ricerche attuali in un racconto sincronico messo in atto attraverso le opere conservate nella collezione di Museo Casa Masaccio Centro per l’arte contemporanea e ai prestiti concessi della Galleria Nazionale d’ Arte Moderna e Contemporanea di Roma, della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci e del Museo Fattori – Fondo ex museo progressivo di Arte Contemporanea di Livorno e dal Goethe-Institut Roma.

Rassegna realizzata nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2016.

casamasaccio.us

12 novembre – 31 dicembre 2016
Casa Masaccio | Corso Italia, 105 | San Giovanni Valdarno
Palazzo Panciatichi – MK Search Art | Corso Italia, 14 | San Giovanni Valdarno

La città invisibile

La Fondazione Banco di Sardegna, nell’ambito del progetto Arte condivisa in Sardegna, presenta una mostra dedicata ai protagonisti della storia dell’arte sarda del 900, una serie altrettanto intensa d’interventi riguardanti il territorio presente, con la produzione della mostra dell’artista Gianluca Vassallo, un fotografo che si esprime attraverso il video, il suono, la fotografia, rivolgendo un’attenzione particolare all’arte.

Le fotografie si presentano come un racconto in divenire costantemente, il proposito che questo racconto possa nutrirsi della consapevolezza collettiva e individuale sull’evoluzione dell’arte attraverso lo spazio e il tempo. Un processo simbolico di esperienze attraverso la messa in opera di diffuse installazioni artistiche che riguardano il territorio regionale, suggerendo riflessioni sulla sua importanza. Lo spirito del luogo e l’anima delle persone che appartengono a quel luogo, i sentimenti accumulati e le sensazioni sprigionate nel tentativo memorabile degli abitanti locali di un’isola.

Il risultato è un documento in tempo reale, un campo di rifugiati, alla fine della seconda guerra mondiale per scampare alla deportazione, approda nell’isola da suscitare nel visitatore uno stupore gelido nella rappresentazione.

La ricerca di una risposta di fronte al dubbio provocato dalla speranza invisibile che accompagna il viaggio di una persona.

La rabbia di Vassallo è il pretesto per scuotere gli animi, contro le costruzioni di muri che ci separano. Contro tutti quei muri in Europa, e nel mondo.

«Senza conflitto non esiste l’arte, senta dolore, non esiste l’artista».

Il viaggio dell’artista è rivolto alla ricerca artistica affiancata a quella scientifica e finalizzata alla produzione di un’immagine stampata, a manifesto.

La città invisibile, si struttura in tre capitoli: il viaggio, il video, l’esposizione.

Il viaggio è un confronto con le persone, quelle che scompariranno insieme ai paesi.

Le fotografie sono montate come una sequenza continua che riassume il viaggio, all’interno della riproduzione tridimensionale di una città opaca, fatta di strade, di vicoli, di anime.

All’interno della città ricostruita nella mente dell’artista, si sussurra il dubbio che la volontà venga prima della storia.

Vassallo, Fonte Fondazione Banco di Sardegna

Fonte: Fondazione Banco di Sardegna

La mostra sarà possibile visitare fino al 6 gennaio 2017

Orari: dalle 9,00 alle 20,00

Pecore, terra e idee anomale nella nuova sede della Fondazione Baruchello a Roma

Nel cuore di Roma ha di recente inaugurato Start Up Quattro agenzie per la produzione del possibile, la mostra che è forse da considerare più una sfida, un trampolino di lancio di una rinnovata visione e dimensione artistica della storica Fondazione Baruchello, nata nel 1988 e attiva nella bellissima cornice del Parco Vejo, per volontà dello stesso Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi. L’esposizione inaugura inoltre una nuova dimensione che tende a riportare in evidenza l’intrinseca unione della Fondazione con il cuore della città capitolina, Monteverde vecchio.

In un connubio di arte, economia e agricoltura, tipica della ricerca di Gianfranco Baruchello, intramontabile capostipite dell’arte contemporanea italiana, Start Up si pone come un vero e proprio progetto sperimentale in cui lo spettatore è chiamato a interagire, partecipare a una sorta di “gioco” che ha come scopo principale una riflessione sulle infinite possibilità dell’arte di diventare il territorio fertile su cui sviluppare e proporre visioni immaginarie, utopiche, ai confini del possibile. Incentrata su aspetti legati anche al mondo dell’economia, il progetto si struttura in quattro agenzie: quella della pecora portatile simbolo di mitezza; Earth Exchange, progetto già avviato nel 2014, che consiste in uno scambio di un metro cubo di terra della Fondazione con altrettanti di altri luoghi culturali in tutto il mondo; l’agenzia dell’oggetto anomalo e, infine, quella dell’utopia. Lo spettatore, facendo il suo ingresso nello spazio, si trova immediatamente accolto in un ufficio in cui lavoreranno le quattro agenzie, il cui compito è rendere realtà ciò che viene proposto. Un work in progress alla costante ricerca d’innovazione e cambiamento.

Accedendo alla prima stanza ci si ritrova subito in un’altra dimensione. Circondati da un pascolo di pecore di sagoma lignea, numerate e timbrate, come se si trattasse di veri e proprio oggetti in vendita. Il pubblico può decidere di essere e rimanere spettatore o diventare un vero pastore “adottando” una delle pecore del gregge ridefinendone costantemente il concetto e il significato. Le altre stanze ripropongono ambienti di laboratorio per lo scambio di terra o vere e proprie esposizioni di progetti anomali, particolari, impossibili da trovare in commercio. Il percorso si conclude nella totale immersione di un mondo utopico, fatto di rumori della terra e immagini notturne di boschi e piante, in cui si è invitati a sedersi per potersi immergere in toto e assaporare aspetti del creato, astraendosi per un attimo dalla quotidianità e dimenticandosi dei rumori cittadini.

Accanto al supporto artistico dello stesso Gianfranco Baruchello, mente e ideatore di tutto il progetto curato da Maria Alicata e Carla Subrizi, altri artisti sono stati invitati a prendere parte al progetto proponendo idee anomale e stravaganti. Da Elisabetta Benassi a Cesare Pietroiusti e da Antoni Muntadas a H.H. Lim, sono sedici i nomi che si susseguono nelle sale della nuova sede in via del Vascello 35, ridefinendo e ampliando le prospettive artistiche che la Fondazione ha deciso di intraprendere. Con una nuova sfida, la grande mente artistica di Baruchello plasma un nuovo universo, una seconda vita, che da Via di Santa Cornelia si sposta a Monteverde per ampliare la propria ricerca anche in altri campi dell’arte con una comune volontà di base: la sorpresa.

 

 Gianfranco Baruchello,earth exchange, 2016(artribune.com) Fondazione Baruchello, 2016, (foto dell'autrice) Fondazione Baruchello, Oggetto anomalo, 2016(foto dell'autrice) Gianfranco Baruchello, Ufficio adozione della pecora, 2016 ( foto dell'autrice) Gianfranco Baruchello, Ufficio adozione della pecora, 2016(foto dell'autrice)

 

Fondazione Baruchello

Via del Vascello, 35

00152, Roma

Info

Lunedì chiuso

Dal Martedì al Venerdì, ore 16.00 – 19.00

Ingresso gratuito

 

Sandro Giordano __IN EXTREMIS (bodies with no regret)

Arriva a Torino la prima retrospettiva italiana dedicata al poliedrico artista Sandro Giordano e ai suoi lavori fotografici nella mostra __IN EXTREMIS (bodies with no regret) che sarà visitabile fino al 20 novembre (ingresso da Via Bligny n. 2 – Torino).

«Le mie foto sono racconti di un mondo in caduta afferma Giordano – i cui personaggi “toccano il fondo” di un mondo dominato dall’apparenza e dalle immagini stereotipate, reso bulimico dal consumismo di oggetti che talvolta sembrano diventare più importanti delle loro stesse vite».

Il progetto IN EXTREMIS inizia una estate di diversi anni fa, quando Sandro Giordano, romano, carriera di attore alle spalle, ha avuto un brutto incidente in bicicletta: nella caduta, l’istinto di salvare l’oggetto che teneva in mano ha prevalso su quello di parare il colpo, così ha salvato l’oggetto ma si è infortunato. Qualche settimana più tardi, un suo amico si è rotto una gamba tra gli scogli per evitare che l’iPhone cadesse in acqua. Due indizi non fanno una prova, ma la sensazione che nella nostra società qualcosa non stia forse andando per il verso giusto ha trovato in queste cadute una conferma. Dall’esigenza artistica di “immortalare” il momento del proprio capitombolo, ha iniziato a prender forma l’idea delle serie __IN EXTREMIS, a cui il fotografo si dedica da anni, e che sta riscuotendo un notevole successo in rete e nel mondo dell’arte.

I protagonisti delle 30 opere fotografiche in mostra sono figure stremate che, travolte da incidenti tra i più classici del quotidiano o da altri immaginati da una sfrenata fantasia, si lasciano andare, si schiantano sul terreno, ma salvano gli oggetti che tengono in mano, scelti dall’autore con cura quasi maniacale per raccontarci nel dettaglio le storie e le identità dei malcapitati, rigorosamente faccia a terra. La chiave del progetto è dichiaratamente ironica e guarda al lato comico della “tragedia”, puntando sull’effetto liberatore e rivelatore della risata, e intonando, al contempo, un inno all’imperfezione e alle fragilità umane.

Sandro Giordano, Io sono l'Italia, Fonte arte.it

Fino al 20 Novembre 2016

Torino

Luogo: Palazzo Saluzzo Paesana

Curatori: Enrico Debandi

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 347 0103021

Sito ufficiale: http://www.palazzosaluzzopaesana.it

MASBEDO. Handle with care

Handle with care è il titolo del nuovo progetto di MASBEDO, duo artistico composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, che da più di quindici anni coniuga arti visive, pratiche performative, coreografia, letteratura e musica entro un personale vocabolario artistico.

Gli artisti sono stati invitati da the classroom – centro di arte e educazione inaugurato nell’aprile del 2016 a Milano –, a sviluppare con una mostra e un corso una riflessione sul tema della cura dell’immagine e del restauro nella cornice di un contesto specifico, che li ha visti attraversar le più prestigiose istituzioni italiane di restauro e conservazione scelte come luoghi di produzione e esposizione.

Handle with care è in fatti il titolo del video a più canali realizzato in questa occasione all’interno dell’Opificio delle Pietre Dure in Firenze e il Centro Conservazione e Restauro di Venaria, che per la prima volta sono stati svelati dallo sguardo dell’arte contemporanea. Set ideali di un ragionamento sull’origine dell’immagine, la sua distruzione e trasmissione nel tempo, tali eccellenze italiane sono lenti d›ingrandimento per la comprensione del processo del fare arte, dalla materia prima sino all’oggetto finito.

Accanto al video, gli artisti scelgono di presentare anche una selezione materie prime con le quali sono soliti lavorare e che costituiscono spesso il DNA delle loro opere finite: piccole sculture, immagini ritagliate, installazioni, teatrini e oggetti di diversa dimensione. Sono questi degli indizi che provengono dallo studio degli artisti, attorno ai quali la ricerca è cresciuta nel corso di un anno e più di lavoro. Il progetto si offre così al pubblico come una mostra in due atti, allestita in spazi-classe, dove serrato è il dialogo con l’architettura scelta in relazione al contenuto dei lavori.

A Firenze viene presentato uno spaccato dello studio degli artisti. Qui i MASBEDO lavoreranno, dal 22 al 24 ottobre, utilizzando strutture di supporto (Cose, 2012) e saranno ingaggiati in mo-menti live, seguiti da lezioni e testimonianze di ospiti invitati al corso.

Il Centro di restauro e la Reggia di Venaria è invece il teatro di una mostra personale degli artisti, dove il video Handle with care dialoga con altre due opere dedicate all’analisi della presenza e assenza dell’artista (BB-547-CJ, 2016) e alla natura dello sguardo artistico (30 Luglio 2007, 2016). Un seminario chiude il progetto (dal 10 al 15 gennaio 2017), realizzato in collaborazione con il Centro di restauro.  Il progetto è accompagnato da una pubblicazione intitolata Diario psichico (Quodlibet, 2016), un libro confessione realizzato con gli artisti, che racconta le fasi preparatorie della mostra.

Masbedo, Fonte arte.it

Fino al 15 Gennaio 2017

Venaria Reale | Torino

Luogo: Venaria Reale, Reggia di Venaria e Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”

Enti promotori:

  • Associazione culturale Rest-Art
  • Areavideo
  • Estate Fiorentina 2016
  • Gallerie degli Uffizi
  • Opificio delle Pietre Dure di Firenze
  • Musei Civici Fiorentini
  • Museo 900 Firenze
  • Artissima

Sito ufficiale: http://theclassroom.it