Arriva a Roma il monumento al coraggio di Davide Dormino

Pensando a una sedia, ci si immagina normalmente qualcosa di comodo e riposante. Una sedia, però, può diventare anche uno strumento per guardare le cose da un’altra prospettiva, per alzarsi in piedi e prendere una posizione, anche se scomoda e anche se a rischio di cadere. Questo è quello che ci insegna Anything to say? A monument to courage, l’opera d’arte pubblica itinerante e interattiva ideata dall’artista Davide Dormino.

Per chi non la conoscesse, si tratta di gruppo scultoreo in bronzo, in cui sono raffigurate a grandezza naturale le figure di Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning, tre eroi contemporanei che hanno avuto il coraggio di sfidare il potere e di privarsi della propria libertà per difendere quella altrui. I tre sono rappresentati in piedi, su tre sedie poste una accanto all’altra. Una quarta sedia, vuota, è invece un invito per lo spettatore a seguire il loro esempio, a smettere cioè di stare comodamente seduto e alzarsi in piedi, posizionandosi simbolicamente insieme a loro, mettendoci la faccia e dicendo ciò che va detto.

Anything to say, infatti, monumento alla libertà d’opinione e d’espressione, è aperto alla partecipazione di chiunque. Si tratta, in sostanza, di un posto dove essere ascoltati, dove poter parlare senza essere interrotti o giudicati.

Ogni opera d’arte, in effetti, è per sua natura un veicolo per esprimere idee. Se normalmente si tratta di quelle dell’autore, in questo caso ad essere espresse sono invece quelle del pubblico, e l’opera diventa voce di chiunque abbia “qualcosa da dire”.

Per raggiungere quanti più spettatori possibile, Anything to say ha bisogno di trovarsi in uno spazio pubblico, come del resto ogni altro monumento tradizionale. Al contrario di quelli tradizionali, però, a cui somiglia per dimensioni e materiale, questo particolare monumento interattivo è anche itinerante. Solo in questo modo infatti può essere pienamente realizzato il fine perseguito da Dormino e da tutti coloro che finora hanno appoggiato il progetto: far diventare il coraggio contagioso.

Dopo aver girato le più importanti piazze d’Europa, l’opera di Dormino arriva finalmente anche a Roma. In questa città, tra l’altro, l’idea di esprimere le proprie idee e ribellarsi al potere attraverso una statua non è nuova, e con la sua opera Dormino sembra quasi continuare, potenziandola, la tradizione delle sue “statue parlanti”. Questa originale erede di Pasquino e compagni resterà giorno e notte davanti all’ingresso dell’università La Sapienza fino al 13 dicembre, a onorare coloro che hanno combattuto per la libertà e coloro che, armati di megafono, vorranno continuare a farlo.

Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (2) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (3) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (4) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (5) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (6)

6 – 13 dicembre 2016

Piazzale Aldo Moro, 5

Roma

 

Info:

http://anythingtosay.com/

https://davidedormino.com/

 

 

 

Nathan Sawaya. The art of the brick

A grande richiesta dopo l’incredibile successo di pubblico dello scorso anno, con oltre 120.000 presenze, torna a Roma The art of the brick.

Tante le novità tra le oltre settanta sculture d’arte create con più di un milione di mattoncini LEGO®, opere dell’artista statunitense Nathan Sawaya. Una mostra che la CNN ha proclamato come una delle dieci mostre da vedere al mondo e che ha già conquistato il globo, da New York, a Los Angeles, da Melbourne a Shanghai, da Londra a Singapore.

Le opere esposte, di dimensioni importanti, spaziano dalla figura umana “semplice” a quella rivisitata nell’arte come la riproduzione della Gioconda di Leonardo Da Vinci, La ragazza con l’orecchino di Perla di Vermeer e L’Urlo di Munch. Fino ad installazioni davvero imponenti come lo scheletro di T-Rex, costruito con oltre 80.000 mattoncini. Non mancheranno anche raffigurazioni della Cappella Sistina e della Notte Stellata di Van Gogh, come non si sono mai viste prima…

La mostra comprende infine una zona interattiva che invita i giovani, ma non solo, a esprimere la propria creatività utilizzando i LEGO, magari imitando l’artista che, da avvocato di successo, ha deciso di dedicarsi alla propria passione «perché mi piace vedere le reazioni della gente alle opere d’arte create da qualcosa con cui hanno familiarità. Voglio elevare questo semplice giocattolo ad un ruolo che non ha mai occupato prima».

Fonte arte.it

Dal 09 Dicembre 2016 al 09 Dicembre 2016

Roma

Luogo: Auditorium Parco della Musica

Costo del biglietto: intero 17,50 euro ( 16 euro + 1,50 prev.), ridotto (over 65 anni , under 12, militari, cral, media partners, disabili) 13,50 euro (12 euro + 1,50 prev.). Gruppi (minimo 25 persone) 11 euro (10 euro + 1 prev). Scuole (minimo 15 alunni) 9 euro (8 euro + 1 prev.) Omaggio bambini sotto i 3 anni. Pacchetto Famiglia x 3 persone 43,50 euro. Pacchetto Famiglia x 4 persone 56 euro

Telefono per prevendita: 892101

Telefono per informazioni: +39 06 80241281

E-Mail info: promozione@musicaperroma.it

Sito ufficiale: http://www.auditorium.com

Luigi Cervone. Klero Prometeico

«Se l’uomo trovasse il coraggio di liberarsi dei vincoli imposti sul suo pensiero, riscoprirebbe un paio d’ali in luogo di mille catene», scrive Luigi Cervone commentando la sua opera Klero Prometeico, dalla quale tutta la mostra prende il nome.

Il mito del Titano Prometeo che donò il fuoco all’umanità, strumento fondamentale per il progresso della civiltà, rubandolo al dio Zeus, risulta attuale più che mai e Luigi Cervone lo mette in mostra, facendoci quasi avvertire sulla pelle la punizione del Dio greco che venne legato «con inestricabili lacci e con legami dolorosi» e condannato ad un immortale tormento.

Il mito narra che Epimeteo, fratello del Dio, chiamato a distribuire le facoltà naturali a tutti gli esseri viventi, si dimenticò proprio dell’uomo, unico essere dotato di ragione, e Prometeo, vedendo l’uomo nudo, scalzo, privo di giaciglio e di armi per la sopravvivenza, decise di rubare la scienza del fuoco di Efesto e la perizia tecnica di Atena, donandogliele di nascosto tradendo gli Dei.

Da questo preziosissimo dono derivò all’uomo abbondanza di risorse per la vita, ma la pena del furto colpì Prometeo, e di riflesso l’uomo divenne partecipe della sorte divina, ed unico fra gli esseri viventi ad avere fede, innalzando altari e statue in onore di quegli Dei che condannarono il suo Salvatore.

Prometeo, l’eroe benefattore dell’umanità, viene preso ad esempio da Luigi Cervone come simbolo di ribellione alle autorità e alle imposizioni, e di coraggio nei confronti di una falsa ideologia da cui l’uomo deve necessariamente sciogliersi per rendersi pienamente libero.

Il tratto netto e controllato nelle linee dei corpi dipinti dall’artista, rende perfettamente l’esplosione della forza che l’uomo esercita per liberarsi e sciogliersi dalla tela che sembra imprigionarlo. Il simbolo del fuoco, comune in tutte le opere, ci ricorda il grande dono del libero arbitrio, come piena consapevolezza e presa di coscienza di se stessi, come risveglio; e la possibilità della salvezza grazie all’altro grande dono che è il sentimento, che ci rende in grado di donarci incessantemente l’uno con l’altro e di non abbandonarci mai alla solitudine, concetto magistralmente espresso dall’artista nella scultura La sola Anima.

Luigi Cervone, Fonte arte.it

Fino al 18 Dicembre 2016

Roma

Luogo: ART G.A.P. Gallery

Curatori: Cecilia Paolini

Enti promotori:

  • ART G.A.P. Gallery

Costo del biglietto: gratuito

Telefono per prevendita: 069360201

Telefono per informazioni: 069360201

E-Mail info: eventi@artgap.it

Sito ufficiale: http://www.artgap.it

Broken Fingaz. Reality Check

Dopo anni di sperimentazione con sostanze psichedeliche su carta e sui loro cervelli, i Broken Fingaz  si confrontano con la realtà in una mostra di opere interamente nuove presso la Galleria Varsi di Roma – la loro prima mostra in Italia.

Negli ultimi mesi Deso, Tant e Unga hanno giocato con nuove tecniche di pittura, cercando di catturare quanto è intorno a loro e di rompere il “4° muro”. In queste nuove opere, gli artisti invitano lo spettatore a entrare in uno spazio intimo e personale. Reality Check si presenta come una mostra collettiva, in cui ogni artista del team è presente con opere personali.

Broken Fingaz è un collettivo psych-pop di fama mondiale proveniente da Haifa, Israele. Dal 2001, anno della loro formazione, i suoi membri Unga,Tant e Deso hanno prolificamente lavorato sulla scena artistica internazionale, con una gamma di attività che spaziano dall’animazione, le installazioni e la pittura, ai murales, i graffiti e il design grafico.

L’estetica del BFC trae le proprie origini dalla cultura senza radici del loro paese, creando un’identità visiva per una generazione di giovani israeliani. Nel contempo, oltre un decennio di viaggi tra Haifa, l’Asia e l’Europa ha contribuito a far loro assorbire le influenze culturali sia di Oriente che di Occidente, collocazione naturale per chi come i BFC è cittadino del problematico Medio Oriente.

Con l’uso di linee decise e colori pop acidi, il lavoro della Broken Fingaz allude visivamente alle illustrazioni di fumetti e al pulp horror anni ’80. Esplorando due dei temi più antichi della storia dell’arte – il sesso e la morte – le immagini umoristiche, controverse e spesso sessualmente esplicite dei BFC contemplano concetti di degradazione, mettendo al confronto l’abiezione del genere umano con i suoi desideri repressi. Smembramento del corpo, arti mutilati e scheletri non rappresentano solo la morte, ma la necessità di comprendere il corpo fisico e il lato invisibile della nostra corporeità.

Sia nello stile che nei temi, il loro lavoro si ispira inoltre alle stampe xilografiche giapponesi Shunga del periodo Edo. Nelle loro opere più recenti, questo influsso si è arricchito di accenti di spiritualità indiana, interrogandosi sulla dualità tra sacro e profano attraverso un immaginario simbolico. La loro arte si va così a nutrire di una tradizione orientale in cui l’arte è stata a lungo usata per esprimere il lato imperfetto o primordiale dello spirito umano. Con i loro temi trasgressivi i Broken Fingaz intendono provocare lo spettatore, proposito reso ancora più efficace dal loro lavoro in strada, luogo dove i desideri privati invadono lo spazio pubblico.

Enigmatico e misterioso, l’immaginario psichedelico dei Broken Fingaz provoca una reazione viscerale che disturba l’identità e le nozioni del sé materiale convenzionale. Il loro lavoro rappresenta dunque un ritorno all’arte pubblica veramente sovversiva, il cui scopo è distruggere le fondamenta dell’ordine sociale stabilito.

I loro murales realizzati nello spazio pubblico sono visibili per le strade della Cina, Giappone, Cambogia, Brasile, Israele, Inghilterra, Germania, Olanda, Italia, Austria, Svizzera, Francia, Spagna, Messico e altri paesi ancora.

B. Fingaz, Fonte arte.it

Fino al 05 Gennaio 2017

Roma

Luogo: Galleria Varsi

Telefono per informazioni: +39 06 68309410

E-Mail info: info@galleriavarsi.it

Sito ufficiale: http://www.galleriavarsi.it

Fausto Pirandello. Opere dal 1923 al 1973

Fino al 14 dicembre la Galleria Russo di Roma ospita la mostra Fausto Pirandello. Opere dal 1923 al 1973, un’eccezionale antologica dedicata ad uno dei più importanti protagonisti della pittura italiana del Novecento curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti.

La mostra, organizzata dalla Galleria Russo in collaborazione con l’Associazione Fausto Pirandello e con la Fondazione Fausto Pirandello, propone uno straordinario itinerario nella produzione artistica del pittore, dalle intense opere degli anni ’20 caratterizzate dalla ricca plasticità cromatica, fino ai corpi dalla carnalità sofferta dei bagnanti, dalle campagne riarse dal sole e le vibranti vedute dei tetti di Roma rese con una materia scabra e allo stesso tempo sontuosa, alle nature morte di grande sapore intimista.

Oltre ottanta tra dipinti a olio e pastelli ripercorreranno pressoché l’intera attività dell’artista (Pirandello muore nel 1975), in un percorso espositivo che permette di ricostruire il complesso rapporto del pittore con la realtà, pervasa di un senso di inquietudine, di attesa, di stupore e di straniamento.

Fra le opere più significative in mostra anche alcuni dipinti storici, come Pastori e Testa di bambola, esposte rispettivamente alla II Quadriennale di Roma del 1935 e alla III Quadriennale di Roma del 1939, e le Grandi bagnanti, esposte alla Biennale di Venezia del 1962.

«Il tema dei ‘bagnanti’ – scrive il curatore Fabio Benzi – fu certamente tra i più intensamente frequentati da Fausto Pirandello, fino al punto da renderlo uno dei caratteri maggiormente identificativi della sua pittura: si tratta di composizioni di carnalità espressa e dolorosa, quasi ineluttabile, di grovigli di corpi senza pudicizia e senza esaltazione, quasi esausti da una stanchezza esistenziale, ma poi a partire dagli anni Cinquanta accesi da colori più puri e brillanti», come testimoniato in mostra dalla ricca serie dei pastelli di questo periodo.

L’esposizione metterà in evidenza le diverse tappe del percorso artistico di Pirandello, evidenziando il suo contributo all’evoluzione del linguaggio pittorico. Dopo aver contribuito ad esempio all’elaborazione del “tonalismo” della Scuola Romana (che diventerà patrimonio comune dei giovani pittori più innovativi degli anni Trenta), Pirandello «ne elaborò la soluzione materica e visionaria, spiritata e inquietante, attraverso figure spatolate, dalle posizioni e dai gesti quotidiani, ma come bloccati in composizioni ritmiche e innaturali», come scrive Benzi.

Proprio gli anni Trenta diventarono per l’artista fondamentali per il periodo di ricerca e trasformazione anche per la fase successiva, come evidenzia il critico Francesco Leone: «La tormentata autonomia che aveva segnato il suo percorso artistico nel corso degli anni trenta facendone un singolare punto di riferimento nel contesto artistico italiano – scrive Leone –  con risultati eccezionali capaci di piegare anche le più intense indagini estetiche europee, più o meno recenti, alla sua originale endiadi materia incombente/forma ordinatrice, caratterizzò le ricerche artistiche di Pirandello anche nell’immediato dopoguerra».

Quest’aspetto problematico del reale delle opere di Fausto – osserva Flavia Matitti – richiama gli scritti del padre Luigi. «Le sue nature morte, per esempio – ricorda la curatrice – sono popolate da oggetti miseri e misteriosi, spesso difficilmente riconoscibili, quasi il pittore volesse costringere l’osservatore ad affinare lo sguardo e a dubitare della verità della visione. Come in tante novelle di Luigi, agli oggetti sembra affidato il compito di rappresentare un senso di spaesamento esistenziale».

La mostra sarà corredata da un catalogo a colori bilingue edito da Manfredi Edizioni (Cesena), con testi critici di Fabio Benzi, Francesco Leone e Flavia Matitti.

Fonte arte.it

Fino al 14 Dicembre 2016

Roma

Luogo: Galleria Russo

Curatori: Fabio Benzi, Flavia Matitti

Enti promotori:

  • Galleria Russo
  • Associazione Fausto Pirandello
  • Fondazione Fausto Pirandello

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 06 6789949

Sito ufficiale: http://www.galleriarusso.com

I mondi fiabeschi di Enrica Pizzicori

Hanno il profumo buono delle favole e come le favole sanno emozionare, le opere di Enrica Pizzicori che dal prossimo sabato 19 novembre fino al 9 dicembre, saranno in mostra personale a Siena presso la Galleria Beaux Arts (in via Montanini, 38).

E’ una realtà fantastica e piena di magia quella che l’artista descrive affidando il suo racconto a personaggi immaginari eppure immersi nella realtà, capaci di evocare l’infanzia, il gioco, la purezza del sogno.

Sospese in un incredibile equilibrio che unisce quotidianità e mondi onirici le opere di Enrica Pizzicori si vestono di una grammatica figurativa luminosa e felice che riesce a raccontare ogni tipo di sentimento rivelandone la sua maestosa potenza.

La pittura dell’artista toscana trova forza soprattutto nella sua straordinarie capacità di disegnatrice e illustratrice per bambini. Il suo intero linguaggio figurativo è infatti caratterizzato da un disegno ricco di dettagli che da solo narra, racconta, evoca.

Enrica Pizzicori, nata a Prato nel 1976, ha un curriculum davvero imponente. Tra i suoi ultimi impegni la prestigiosa Arte Fiera di Padova dove è stata presentata proprio dallo stand della Galleria Beaux Arts, che ha ottenuto uno straordinario successo. Ed è grazie a mostre come questa che la Galleria Beaux Arts di Siena, continua a regalare eventi di altissimo livello, mettendo a disposizione il suo piccolo, prezioso “laboratorio” creativo nel cuore del centro storico senese.

Fonte arte.it

Fino al 09 Dicembre 2016

Siena

Luogo: Galleria Beaux Arts, via Montanini 38

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 0577 280759

Sito ufficiale: http://www.artsiena.com/

Silvia Argiolas. Vasi e serpenti

A partire da giovedì 1 dicembre 2016, lo spazio espositivo Burning Giraffe Art Gallery, a Torino, presenta la mostra Vasi e serpenti, personale della pittrice Silvia Argiolas (Cagliari, 1977, vive e lavora a Milano), una degli artisti emergenti più interessanti del panorama nazionale.

La mostra è composta da una collezione di circa trenta lavori, tra opere su tela e su carta, realizzati dall’artista appositamente per la sua prima personale nella galleria torinese, e che sono l’evoluzione più matura e intima di una composizione dal marcato accento surreale presentata l’anno scorso, sempre da Burning Giraffe Art Gallery, in occasione di una collettiva che rintracciava, in un gruppo di giovani artisti, l’eredità artistica della grande Carol Rama. Senza alcun dubbio, questa eredità è viva e pulsante nelle opere di Argiolas, tanto in quelle pittoriche, fatte di una cromia e una figurazione capaci di coniugare un’incredibile capacità introspettiva di matrice espressionista, con delle suggestioni surrealiste e naif, che in quelle grafiche, solcate da tratti di carboncino nero violenti e tormentati.

La coppia di Vasi e Serpenti evocata dal titolo della mostra è emblematica del marcato simbolismo, così intimo e vitale, tracciato da un onnipresente sottotesto erotico – di volta in volta più o meno marcato, a tratti lampante e altri appena suggerito, ma comunque presente – che contraddistingue ciascuna delle opere in mostra. «Con Vasi e Serpenti Silvia Argiolas stira i tendini del simbolico fino al massimo indurimento – scrive Domenico Russo, curatore della mostra, nel testo in catalogo –, rivelando l’inestricabile intreccio della trama che conduce il soggetto alla ricerca dell’oggetto del proprio piacere. Al senso della mortalità devolve la funzione della percezione terrena del proprio essere, della propria posizione nel mondo e della consapevolezza dei limiti». In questa nuova serie di opere dell’artista, gli oggetti semplici e pallidi di Morandi incontrano l’esuberanza e il simbolismo onirico e sessuale di Carol Rama, andando oltre qualsiasi forma di citazione e influenza perché pervasi da quel calore, quel senso di intima unione che, secondo lo psicologo William James, contraddistingue le sensazioni e i ricordi. Le opere di Silvia Argiolas nascono nell’immediatezza della sensibilità di un animo profondo e sensibile capace di mettere a nudo e in discussione se stesso, oltre che la società degli oggetti in cui viviamo.

 

Silvia Argiolas, Autoritratto d'autunno, 2016, tecnica mista su tela, cm 24 x 30

 

Dal 1 dicembre al 21 gennaio 2016

vernissage: giovedì 1 dicembre, dalle 18:30 alle 21:30

orari di apertura: martedì – sabato, 14:30 – 19:30 (o su appuntamento)

ingresso libero

Burning Giraffe Art Gallery

Via Eusebio Bava, 8/a, Torino

www.bugartgallery.com | info@bugartgallery.com

tel. 011 5832745 | mob. 347 7975704

 

Aligi Sassu. Orlando Furioso, fantasie d’amore e di guerra

«La poetica di messer Ludovico è forse quella che mi è più congeniale: il poema, fin da quando ero giovane, mi sembrò aperto a tutte le espressioni del colore e della forma, come un luogo deputato, dove la suggestione del movimento si dipana, corre e tutto travolge nella passione di una fantasia che travalica le cadenze temporali. La scontata vicenda di Orlando e Angelica, di Ruggero e Bradamante, diviene avventura quotidiana della poesia, dramma irripetibile della fantasia, capace di suggerire le immagini di un mondo concreto: immagini indomabili, che imposero alla mia mano il segno». (Aligi Sassu)

Ricorre nel 2016 il cinquecentenario dalla pubblicazione dell’Orlando Furioso, capolavoro assoluto della letteratura mondiale di tutti i tempi, che Ludovico Ariosto diede alle stampe a Ferrara, per la prima volta nel 1516 e in edizione definitiva nel 1532. Molti sono stati nel corso dei secoli gli illustratori del poema e delle vicende in esso narrate: nel Novecento, in particolare, l’universo poetico di Messer Ludovico ha ispirato numerosi artisti, che del poema hanno elaborato visioni inedite, a conferma della sua capacità di esercitare suggestive influenze sulla contemporaneità.

In questo panorama si distinguono le tavole disegnate da Aligi Sassu nel 1974, in occasione della mostra collettiva Omaggio all’Ariosto, allestita a Ferrara, nel Palazzo dei Diamanti, dal 29 giugno al 30 settembre di quello stesso anno. Alla valorizzazione di queste tavole, intitolate Fantasie d’amore e di guerra dall’Orlando Furioso, l’EXMA Exhibiting and Moving Arts, Centro comunale per le arti e le culture contemporanee di Cagliari, e la Fondazione Helenita e Aligi Sassu, con sede a Milano e Palma di Maiorca, dedicano un progetto espositivo promosso e organizzato dal Consorzio Camù e curato dalla storica dell’arte Simona Campus, che ne prevede la presentazione accanto al corpus dei relativi studi preparatori, finora inediti. La mostra, dal titolo Aligi Sassu . Orlando furioso, fantasie d’amore e di guerra che sarà ospitata nella Sala delle Volte del centro d’arte EXMA dal 24 novembre 2016 al 5 febbraio 2017, espone le incisioni realizzate da Sassu nel 1974 e raccolte in una cartella, con introduzione di Vittorio Sereni, per le Edizioni dell’Orso di Milano. Accanto alle incisioni – in esemplari pregiati – vengono esposti gli studi preparatori inediti, che consentono al visitatore di entrare direttamente nel processo creativo dell’artista, mentre una selezione di dipinti rivela quanto l’immaginario di Sassu sia vicino all’universo poetico ariostesco. Un immaginario in cui ricorrono, lungo i decenni, i temi privilegiati della figura femminile, dei cavalli e dei cavalieri, delle battaglie.

Il progetto si inserisce nell’ambito delle celebrazioni ariostesche che molti musei e università stanno conducendo in tutto il mondo, connettendo la città di Cagliari con una rete culturale nazionale e internazionale.

La mostra ha ottenuto il Patrocinio del Comitato Nazionale per il V Centenario dell’Orlando Furioso, del Comune di Ferrara ed è realizzata con la collaborazione del Palazzo dei Diamanti per la messa a disposizione dei materiali di archivio della mostra Omaggio all’Ariosto.

Aligi Sassu, I mostri, Fonte arte.it

Dal 27 Novembre 2016 al 05 Febbraio 2017

Cagliari

Luogo: EXMA Exhibiting and Moving Arts

Curatori: Simona Campus

Enti promotori:

  • Patrocinio di Comitato Nazionale per il V Centenario dell’Orlando Furioso e Comune di Ferrara
  • Con la collaborazione del Palazzo dei Diamanti

Costo del biglietto: intero € 5, ridotto € 3 (over 65, under 26, gruppi di almeno 10 persone) e scuole con visita guidata compresa. Gratuito bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti. Visite guidate e visite speciali solo su prenotazione

Telefono per informazioni: +39 070 666399

E-Mail info: info@exmacagliari.com

Sito ufficiale: http://www.exmacagliari.com

Arnaldo Pomodoro

Milano festeggia i 90 anni di Arnaldo Pomodoro con una rete di progetti espositivi che ha il suo cuore nella mostra antologica, curata da Ada Masoero in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale.

La mostra racconta il percorso artistico di Arnaldo Pomodoro, dal 1955 ad oggi, attraverso una selezione dei suoi lavori più significativi, in uno dei luoghi più significativi della storia – antica e recente – di Milano.

In Piazzetta Reale sarà esposto, per la prima volta nella sua totalità, il complesso scultoreo The Pietrarubbia Group, un’opera ambientale composta di sei elementi realizzati in un processo aggregativo in progress iniziato nel 1975 e completato nel 2013.

Pomodoro, Fonte arte.it

Dal 29 Novembre 2016 al 05 Febbraio 2017

Milano

Luogo: Palazzo Reale

Curatori: Ada Masoero

Telefono per informazioni: +39 02 88445181

E-Mail info: c.mostre@comune.milano.it

Sito ufficiale: http://www.palazzorealemilano.it

Ted Larsen

PRIVATEVIEW è orgogliosa di presentare per la prima volta in Europa la mostra personale di Ted Larsen.  Esponente già affermato del nuovo Minimalismo americano, Larsen debutterà in Italia il 5 novembre con una serie di opere inedite, appositamente realizzate per gli spazi della galleria torinese.

Ted Larsen è nato nel 1964 a South Haven (Michigan, USA), da diversi anni risiede a Santa Fe, in New Mexico. Le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private e in diverse istituzioni museali internazionali, tra cui il New Mexico Museum of Art di Santa Fe e l’Edward F. Albee Foundation di New York.

Le opere realizzate per la mostra comprendono sculture e installazioni anche di grandi dimensioni e sono altamente rappresentative della sua ricerca. Le sue radici affondano nella lezione del Modernismo e del Minimalismo americano (da Donald Judd a Frank Stella a John McCracken, a cui il Castello di Rivoli ha dedicato una personale nel 2011). La sua tecnica si avvale di una raffinata capacità manuale applicata a materiali di recupero, in equilibrio tra pittura, ready-made e scultura astratta.

Il lavoro di Larsen prende le distanze da tutto ciò che afferisce a precisi significati, implicazioni didascaliche o speculazioni analitiche: le sue opere sono strettamente legate, nel loro significato ultimo, alla pura esperienza visiva ed esperienziale data dell’oggetto in se stesso. Forma-colore-linea-composizione diventano nelle sue opere elementi attentamente calibrati e sono collocati nello spazio con estremo rigore e, come tali, offerti all’occhio dello spettatore privi di preconcetti, ma piuttosto invitandolo ad una lettura estetica quanto più personale e interiorizzata.

Innegabili i rimandi al Modernismo, al Minimalismo e persino al Cubismo, trasformati  e sublimati dall’intervento manuale che per Larsen vuol dire organizzare un lavoro complesso, articolato in più fasi: dalla sgrossatura di pezzi di lamiera di più grandi dimensioni recuperate direttamente dai depositi di rottami e lavorate in studio, alla costruzione dei singoli elementi (forme geometriche poligonali solide dalle innumerevoli declinazioni) che compongono le sculture, realizzate in legno di compensato, assemblate con silicone e ricoperte in ultimo con le lamine recuperate.

Le sculture, tutte diverse, tutti pezzi unici, sono caratterizzate da un accentuato purismo delle forme: linee curve interrotte da angoli improvvisi e attraversati da altre linee a contrasto. Proporzioni calibrate in grado di gestire le scale più diverse e di trovare nuove possibili letture in base ai contesti architettonici in cui sono collocate (una cornice, una parete, una stanza) e alle prospettive di angolazione di chi guarda, raddoppiando la volumetria nel gioco chiaroscurale di un’ombra da bassorilievo per le opere di più grandi dimensioni (spesso composte da singoli o più elementi collocati in uno spazio architettonico dal bordo fortemente aggettante) o appiattendosi sino al puro geometrismo di linee se viste frontalmente, in special modo nelle installazioni composte da elementi metallici modulari.

Il percorso creativo di Larsen si avvale, in parallelo alla sua alta manualità, di una precisa costruzione mentale: grazie alla sintesi tra elementi materiali e superfici diverse, accostati secondo precise regole visuali in bilico tra pittura e scultura, l’artista elude i rischi impliciti dell’oggettività e individua una strada nuova, estranea al reale, ma che con quest’ultimo condivide sempre una verosimiglianza, evocando, ma non riproducendo, forme prossime a quelle conosciute – dal muso di un’automobile, ad una struttura architettonica, ad un elemento di costruzione – richiamando alla memoria visiva (e allo stesso tempo negando)  le classi puramente platoniche di queste categorie.

L’uso del colore ha un ruolo nodale: Ted ha un rapporto personalissimo col cromatismo, rapporto che affonda le proprie radici in una profonda conoscenza della storia dell’arte filtrata dal contesto socio culturale americano in cui è si è formato: evoca la funzionalità volumetrica dei colori plastici e costruttivistici e persino cinetici (da Léger a Mondrian sino a Daniel Buren), valorizza i toni primari sulla base dei grigi, ma soprattutto propone accostamenti di palette color pastello, specchiato, brillante e opaco spesso recanti i segni delle “vite” passate (lo smalto è abraso, graffiato, e crea ulteriori pattern), ben delineati da linee di fuga e contorni a contrasto, che immediatamente rimandano alla tradizione americana dei tavoli in formica, dei diner, della auto americane anni ’50.

Patchwork giocosi realizzati grazie all’accostamento di veri pezzi di recupero di metallo di scarto, restituzione di “bellezza” ad un mondo di consumismo e di rifiuti, utilizzo etico del colore per oggetti “nuovi” che diventano infinite variazioni sul tema, alfabeto fantastico e riconoscibile di un nuovo linguaggio estetico, dove i titoli delle opere Hard Curve, Voodoo Science, True Fiction, ironici ossimori, ne definiscono e ribadiscono il loro intimo e formale contrasto in modo fulmineo.

Ted Larsen, Fonte arte.it

Fino al 24 Dicembre 2016

Torino

Luogo: Privateview Gallery

Curatori: Paola Stroppiana

E-Mail info: info@privateviewgallery.com

Sito ufficiale: http://www.privateviewgallery.com/