Il Novecento nelle collezioni dei Musei Civici a Pavia

Il Novecento nelle collezioni dei Musei Civici intende valorizzare le ricche collezioni dei Musei di Pavia attraverso una settantina di opere normalmente non incluse nel comune percorso espositivo, ma conservate nei depositi, in quella che si dice anche reserve di un museo, da cui attingere per occasioni speciali. Si tratta di opere – soprattutto dipinti, ma anche incisioni – comprese tra i primi decenni del Novecento e i giorni nostri, frutto di donazioni, legati testamentari e recenti acquisizioni, che in attesa di trovare una collocazione definitiva nello sviluppo dell’esposizione delle collezioni dei Musei, vengono così valorizzate nel percorso della mostra. Un’occasione per approfondirne lo studio e consentirne quindi la conoscenza anche ad un pubblico più vasto di quello degli studiosi.

Il 900 nelle collezioni dei Musei Civici di Pavia

Se il “Nudo trasversale” di Renato Guttuso rappresenta la punta di diamante della collezione novecentesca dei Musei Civici, le altre opere non sono comunque di minore intensità. Un ampio gruppo punta l’attenzione sulle migliori espressioni artistiche del territorio, con pittori legati alla prestigiosa Accademia pavese, la Civica Scuola di Pittura, fondata grazie al generoso legato del filosofo, poligrafo e critico d’arte Defendente Sacchi. Tra coloro che hanno animato il contesto culturale e artistico della città compare Giorgio Kienerk (Firenze 1869 – Fauglia 1948), pittore, scultore, grafico e illustratore postmacchiaolo, allievo di Adriano Cecioni e Telemaco Signorini, che per ben 30 anni (dal 1905 al 1934) ha diretto la Civica Scuola di Pittura di Pavia e del quale le raccolte d’arte pavesi conservano numerose opere – tra paesaggi e ritratti –. Kienerk ha formato molti artisti, e la maggior parte dei suoi allievi sono ora presenti nel percorso espositivo: Erminio Rossi, Antonio Oberto, Romeo Borgognoni, Primo Carena, Oreste Albertini, Giovanna Nascimbene Tallone, Alfredo Beolchini, Mario Acerbi, figlio del più noto Ezechiele, nonché pronipote di Pasquale Massacra, e Antonio Villa, vincitore del Premio Frank nel 1904.
Tra i vincitori del Premio Frank – indetto dalla Civica Scuola di Pittura di Pavia, che ogni quattro anni, alla conclusione del ciclo di studi, sanciva l’alunno più promettente e artisticamente completo e maturo – ci sono Annibale Ticinese (nel 1907, con “Idillio”, ora esposto in mostra), Gino Testa (nel 1925), il pittore milanese Cesare Breveglieri (nel 1936 con “La madre prolifica”, ora in mostra), e Contardo Barbieri (nel 1936), pittore bronese, un diploma all’Accademia di Brera, di cui fu anche Direttore (venne nominato nel 1931), e poi personali in gallerie e spazi pubblici, e innumerevoli partecipazioni alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla Quadriennale romana.
Anche il pittore bergamasco Severino Bellotti (Bergamo 1900 – Milano 1964), presente in mostra con “Ritratto femminile”, e conosciuto a livello nazionale, fu Direttore per due anni dell’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, e profondo conoscitore e critico d’arte delle opere di Pellizza da Volpedo.
Tra le artiste spiccano le opere di Lina Sannazzaro (1878-1960), pittrice, moglie dello scultore Alfonso Marabelli, un amore incondizionato per i soggetti femminili, che ritrae con un simbolismo sensuale e talvolta morboso. Le sue donne sono forti, sicure, coi piedi ben saldi a terra, delle valchirie ritratte per lo più senza veli, che non si vergognano a coprire le proprie forme e a mostrare tutta la corporeità.
Tra gli artisti pavesi più contemporanei sono da segnalare le opere di Sandro Riboni (Pavia 1921-1986), personaggio eclettico e intellettualmente libero, in pratica autodidatta. Si è confrontato con i grandi maestri delle Avanguardie storiche (Picasso, Matisse, Mirò, Leger, Fontana, Licini), ha sperimentato tecniche e materiali diversi (la ceramica, l’olio, l’enacusto, l’incisione, la scultura) e ha persino girato mezza Europa in bicicletta (Parigi, Granada, la Costa Azzurra). E i dipinti di Francesco Saltara (Pavia 1930- 2010), esponente della pittura esistenzialista dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del Novecento. Saltara si è imposto all’attenzione del pubblico nel 1959 quando partecipò al premio Bottigella Città di Pavia, mostra nazionale di pittura figurativa, dove la sua tela “Anguria” (presente nelle collezioni museali e ora in mostra) si aggiudicò il primo premio.
Tra i premi Bottigella Città di Pavia, donati alle collezioni museali dall’Associazione Commercianti, si trova il dipinto “Ritratto di donna in rosso”, del celebre pittore Fancesco Menzio (Tempio Pausania, Sassari 1899 – Torino, 1979), la cui formazione artistica si attua nell’ambiente torinese, grazie alla frequenza all’Accademia Albertina e all’influsso di Felice Casorati. Dopo l’esposizione alla galleria Pesaro di Milano (“Venti artisti italiani”) e un lungo soggiorno parigino (dove studia principalmente Matisse e i Fauves), Menzio nel 1929 aderisce al “Gruppo dei Sei”, di cui condivide il rifiuto per lo stile novecentista e l’apertura culturale verso le più vive esperienze europee. Con “Ritratto di donna in rosso” l’artista si aggiudica nel 1959 il primo premio al concorso Bottigella Città di Pavia, ex aequo con “Figura d’uomo”, di Cristoforo De Amicis (Alessandria 1902 – Milano 1987), anch’esso presente in mostra e nelle collezioni museali. De Amicis, come Menzio, si forma all’Accademia Albertina di Torino, e poi in quella milanese di Brera, presso cui nel 1924, si aggiudica il pensionato Hayez. I suoi paesaggi plasticamente costruiti ed intonati ad una cromia terrosa gli valgono il consenso del gruppo di Margherita Sarfatti, e nel 1929 sarà invitato all’esposizione milanese. La produzione successiva, presentata a numerose esposizioni su tutto il territorio nazionale, mostra un interesse sempre crescente per la figura umana, con richiami evidenti ad artisti francesi come Cézanne e Modigliani.
Tra gli artisti noti a livello nazionale e internazionale, troviamo poi: Roberto Aloi (Palermo 1897, Bergamo 1981), molto conosciuto nell’ambiente milanese: nel 1931 allestisce alla galleria Pesaro di Milano un’importante personale; il triestino Pietro Fragiacomo (Trieste 1856 – Venezia 1922), che trae profitto per la sua formazione artistica dall’intensa frequentazione di Giacomo Favretto e di Ettore Tito; il veneziano Eugenio Bonivento (Chioggia 1880 – Milano 1956), allievo di Guglielmo Ciardi all’Accademia di Venezia, una partecipazione all’Esposizione Internazionale di Bruxelles, a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale romana. È veneziano anche Beppe Ciardi, figlio del Guglielmo Ciardi che formò, tra gli altri, Bonivento, e che ottenne numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. E poi ancora, i bergamaschi Attilio Steffanoni e Ermenegildo Agazzi (medaglia d’oro nel 1900 e nel 1935 all’Esposizione di Parigi e presente a tutte le Biennali veneziane dal 1899 al 1928), i milanesi Leonardo Spreafico, Giuseppe Palanti e Gigi Comolli, formatosi a Brera e poi presente in numerose rassegne nazionali, come la Biennale veneziana, e la Quadriennale di Roma e di Torino. E i pavesi Alessandro Gallotti, Enzo Zanotti, Adolfo Mognaschi e Mario De Paoli.
Di grande interesse, tra gli artisti più contemporanei noti a livello nazionale e internazionale, sono le terrecotte policrome di Ernesto Ornati (Vigevano, classe 1932), artista noto e apprezzato nel panorama dell’arte contemporanea, anche internazionale. Nel 2013 Ornati ha donato ai Musei Civici la collezione di 31 ritratti (tutte terrecotte policrome, eccetto due bronzi) di personaggi della cultura e dell’arte del secolo scorso, già presentata alla Fondazione Stelline di Milano (nel 2002) e al Museo Archeologico di Potenza (nel 2004). Insieme ai dipinti che Dario Fo ha donato in occasione della mostra dedicata a La Battaglia di Pavia.

Una sezione della mostra è dedicata alle opere prodotte dalle tre giovani artiste Iris Dittler, Teresa Cinque e Isabella Mara, durante il loro soggiorno alla “Residenza d’artista”, organizzata dal 2014 dall’ Associazione “Ar.Vi.Ma. Arti Visive Marabelli. Scuola Civica di Pittura di Pavia. Le tre opere (donate alla Civica Scuola, e allestite insieme ai bozzetti preparatori, per mostrare lo sviluppo dell’opera) risultano particolarmente significative dello speciale rapporto che ciascuna delle artiste residenti ha individualmente instaurato con la città di Pavia, la sua storia, la sua cultura, la sua dimensione emotiva. “Abita sotto la lingua”, dell’austriaca Iris Dittler, mette in scena un dialogo evocativo tra contemporaneità e storia di Pavia, quale la relazione suggestiva con il nostro Romanico. “Bosco di dentro”, di Teresa Cinque, cattura le atmosfere sospese, plasmate dall’artista, che si è ispirata al paesaggio naturale extra moenia. “L’estate di Albert”, di Isabella Mara, propone una restituzione poetica dell’esperienza pavese di Albert Einstein. La permanenza delle artiste ospiti è stata documentata da due film brevi, diretti dalla regista Silvia Migliorati, che si offrono come ulteriori racconti delle singole esperienze artistiche in comunione con i luoghi, le persone, gli artisti locali della città.

Fino al 27 Novembre 2016

da martedì a domenica: 10.00 – 17.50
chiuso lunedì

Biglietto intero: euro 8.00 (tutti i musei)
Biglietto ridotto: euro 4.00 (singoli musei o sezioni)
Biglietto Famiglia (due genitori + figli fino a 18 anni): euro 10.00
Corte del Castello: gratuito

Musei Civici di Pavia, Castello Visconteo
Viale XI Febbraio 35, Pavia

Stati vitali. Vito Lentini

Affascinato dal mutare dell’umore insito in ognuno di noi, induce alla riflessione e alla constatazione che questa tematica varia da persona a persona, in base alla sensibilità, al vissuto del personaggio osservato e alla percezione dell’artista che lo rifrange grazie all’ausilio dell’arte visiva che più gli è consona.

L’universo dei “Dieci mondi” (Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità o Estasi, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità, ndr.) catturati in un solo istante di vita sono un principio fondamentale espresso nelle filosofie orientali da molti secoli or sono e possono essere intesi e riletti come “l’incipit” di tutto il lavoro di Vito Lentini che, attualizzandone il contesto, è stato capace di rendere “appetibile” e mai scontato un concetto sempre attuale e soggettivo.

I personaggi femminili, da lui molto amati da sempre, sono protagonisti di questo excursus visivo: riflessivi, spaventati dietro a un vetro immaginario, danzanti, galleggianti in una metaforica caverna – che molto fa pensare all’antro della vita, al liquido amniotico, all’origine, alla nascita o al luogo sicuro che sa donare un riparo sin dai tempi primordiali – compiono gesti abituali o, se riletti in modo del tutto confidenziale, rituali, confortanti.

Elevando  lo stato vitale riusciamo a guardare gli eventi della nostra esistenza da nuovi e impensabili – ma indispensabili – punti di vista, a “trasformare il veleno in medicina” (dove il “veleno” è la chiara metafora riferita agli ostacoli della vita..), riuscendo a  trovare però la giusta prospettiva in qualunque situazione  si debba affrontare nella vita.

Vito Lentini

Percorrere un cammino con questo atteggiamento ci permette di rinnovarci e di vincere sui nostri stati d’animo negativi, dominandoli, facendo da “registi” della propria esistenza, invece che essendone soggiogati. Nelle opere di Vito Lentini c’è tutto un “mondo” personale di vissuto, che sa porci all’interno di questo viaggio introspettivo e che vuole guardare alla luce, lasciandosi pertanto il buio delle esperienze dolorose alle spalle. Una volta compreso questo importante messaggio insito nelle opere artistiche esposte nella nuova mostra personale che l’artista ci propone; potremo comprendere meglio il senso, il viatico, ossia quel conforto che la poetessa  Alda Merini ha saputo esprimere come sempre con grande maestria e profondità con le sue parole – qui “intonate” come epilogo – quando disse:


La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri… E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore”.

link: Galleria Statuto 13

Fino al 20 Settembre 2016
dal Martedì al Sabato dalle 11:00  alle 19:00

Via Statuto 13, Milano

Lettere d’amore. Giosetta Fioroni

L’incontro con Goffredo Parise rimane “l’evento centrale e felice” nella vita di Giosetta Fioroni. Un amore che Giosetta ha continuato a coltivare per tutta la sua vita. Nel trentennale della scomparsa dell’autore dei Sillabari e in occasione di Festivaletteratura, sarà visibile alla Galleria Corraini una mostra personale di Giosetta Fioroni dedicata a Goffredo Parise. Una serie anomala di varie opere costruiscono un racconto intimo del rapporto tra l’artista, lo scrittore e la cultura del loro tempo, che ripercorre inoltre la lunga collaborazione, dal lontano passato ad oggi, tra Giosetta Fioroni e la Galleria Corraini.

Diventa un’opera l’ingrandimento, realizzato dai grafici della casa editrice Corraini, della lettera scritta a mano, da Giosetta a Goffredo, esempio della costante passione dell’artista per l’uso della calligrafia. Nella mostra si potranno vedere ritratti e foto di Parise insieme ad alcune speciali operine in ceramica e metallo realizzate da Giosetta Fioroni alla Bottega Gatti di Faenza.

Contemporaneamente alla  mostra verrà pubblicata una plaquette (nome che a Parigi si dava, nei primi anni del Novecento, a edizioni brevi, ma assai speciali): Lettere d’amore, con due scritti di Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

La mostra sarà inoltre l’occasione per la ristampa di Tapestry. Psiche, metapsiche e guerre stellari, un piccolo libro del 1992 da tempo esaurito e ora finalmente ristampato, con disegni e parole di Goffredo e Giosetta dedicati alla poesia di Andrea Zanzotto.

Durante Festivaletteratura la Galleria Corraini accoglierà inoltre anche presentazioni, firmacopie e incontri con artisti e autori.

link: Galleria Corraini

Fino all’8 Ottobre 2016
dal Lunedì al Venerdì 9.30 – 12.30/15.30 – 19.30

Via Ippolito Nievo 7a, Mantova

Settembre. Paulo Pasta

In questa sua prima mostra individuale a Roma intitolata Settembre, Paulo Pasta, artista brasiliano e nipote di italiani, presenta nella Galleria Candido Portinari di Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile in Italia, un insieme inedito di 16 dipinti astratti, olio su tela di differenti grandezze. I più grandi, come quello che dà il titolo alla mostra, hanno più di 2 metri di larghezza, mentre i più piccoli misurano 20 x 30 cm. Così come nella sua individuale presso la Galeria Millan di San Paolo nel novembre del 2015 (Há um fora dentro da gente e fora da gente um dentro – C’è un fuori dentro di noi e fuori di noi un dentro), i lavori sono caratterizzati da una intensa e ambigua atmosfera cromatica e da raffinate strutture geometriche, elementi che giustificano il ruolo da protagonista assunto da Paulo Pasta nella pittura contemporanea brasiliana.

Paulo Pasta, Setembro, 2016

Nelle tele astratte esibite presso l’Ambasciata del Brasile è possibile percepire una maggiore libertà rispetto ai lavori precedenti. Il contrasto cromatico è più intenso, i colori sono più luminosi e intraprendenti. Paulo Pasta non è un artista astratto nel senso puro del termine. Le sue forme sorgono necessariamente dal mondo, sono ispirate da piccoli dettagli, immagini catturate qua e là e poi rielaborate. Croci, ogive o pezzi di azulejo – la tipica piastrella di ceramica smaltata della tradizione iberica – sono temi ricorrenti nella sua produzione.
Tra le sue ricerche più recenti (la mostra riunisce solo opere del 2016) emerge, ad esempio, il tema ricorrente dell’Annunciazione. Valendosi delle diverse rappresentazioni dell’annunciazione dell’angelo alla Vergine Maria, nelle quali i due personaggi sono sempre separati da una colonna, Pasta ricrea uno spazio sintetico, benché scenico e con un leggero carattere tridimensionale a causa dell’uso inedito della linea diagonale nelle sue opere. Come una sorta di “preghiera”, la tela infonde pace a colui che la osserva con la necessaria attenzione.
Allo stesso modo, la tela Setembro (Settembre) richiama i colori emblematici della capitale italiana, tanto ricordata per i suoi templi dalle colonne marmoree e per gli edifici dai colori terrei. Un’altra forte influenza nella traiettoria di Pasta è quella dell’italiano Giorgio Morandi (1890-1964). Così come Paulo Pasta, suo “discepolo”, anche Morandi apprezzava le strutture geometriche e non usava colori primari, preferendo toni pastosi e con vari strati di tinta sovrapposta, fino a raggiungere i colori desiderati, ibridi e complessi.

Fino al 4 Ottobre 2016
dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 17
Ingresso libero

Ambasciata del Brasile a Roma (Palazzo Pamphilj)
Galleria Candido Portinari, Piazza Navona 10, Roma

Women: New Portraits a Milano

Si intitola “Women: New Portraits” e presenta i più recenti scatti commissionati dal gruppo bancario svizzero UBS alla fotografa Annie Leibovitz per il progetto “Women”, una collezione di ritratti nata circa vent’anni anni da una collaborazione tra la fotografa e Susan Sontag e sviluppata come un racconto in progress. Il suo obiettivo infatti è riflettere l’evoluzione della condizione femminile nella società contemporanea attraverso le immagini di donne che hanno conseguito risultati d’eccellenza in diversi settori, dall’arte alla musica, dalla politica alla filantropia, perché siano di ispirazione e stimolo per tutti.

In mostra a Milano dal 9 settembre presso gli spazi di Fabbrica Orobia 15, nell’ambito di un tour mondiale, l’ultimo “aggiornamento” del progetto sarà accompagnato da lavori della prima edizione e da alcuni scatti ancora inediti.

Inoltre, parallelamente, sarà portata avanti un’intensa attività didattica con programmi di apprendimento aperti alla città e attraverso collaborazioni con con gli studenti di fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dello IED Istituto Europeo di Design e dell’IIF Istituto Italiano di Fotografia. E nei weekend verranno proposti dei laboratori gratuiti anche per le famiglie.

Malala Yousafzai, Birmingham, England, 2015 © Annie Leibovitz from WOMEN: New Portraits_fonte arte.it

Guttuso tra Roma e Pavia

Il 16 settembre, le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia inaugurano la nuova stagione espositiva con l’arte di Renato Guttuso.

L’indagine da lui condotta sulla forza espressiva degli oggetti attraverso la serie di nature morte realizzate dalla fine degli anni Trenta fino alla maturità, è il cuore di un percorso che riunirà più di cinquanta opere provenienti da sedi prestigiose come il MART di Trento e Rovereto, la Fondazione Magnani Rocca, il Museo Guttuso e i Musei Civici di Udine e altre collezioni private, dando luogo ad una retrospettiva dal sapore inedito.

Il maestro siciliano fu capace di affidare agli oggetti inanimati riflessioni sulla condizione umana, sulla cultura, sulla ricerca pittorica realista approdando ad allegorie del reale. Ma la mostra riallaccerà anche i fili delle influenze che i rapporti con intellettuali, scrittori, scultori, poeti, registi e musicisti del suo tempo esercitarono sulla sua produzione non solo pittorica ma anche illustrativa, cinematografica, scenografica, letteraria e politica. Aspetti messi in luce anche grazie ad un nucleo di fotografie concesse dagli Archivi Guttuso e da filmati conservati nelle Teche Rai che chiuderanno il circuito avvicinando ancor di più il pubblico all’artista e all’uomo.

Contemporaneamente, a partire dal 10 settembre, la mostra “Guttuso. Inquietudine di un realismo” porterà a Palazzo del Quirinale le opere di ispirazione religiosa, offrendo ulteriori spunti di comprensione di una carriera articolata e unica.

Angurie, Renato Guttuso_fonte arte.it

La Dolce Vita romana in mostra a Milano

Milano rievoca la Dolce Vita romana attraverso le opere di Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella e Mario Schifano. In maniera personale i tre artisti furono testimoni di un periodo entusiasmante che dalle ceneri del dopoguerra estrasse desiderio di vivere e divertirsi, di circondarsi di bellezza, di guardare al futuro con ottimismo e rinnovato vigore economico.

Dal 21 settembre al 5 novembre un nucleo di circa venti opere tra smalti su tela, decollage e oli su tela sarà esposto alla galleria AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art come espressione del fermento culturale capitolino che ognuno di questi artisti elaborò diversamente.

I colori industriali della Fioroni che inaugurarono la stagione della Pop Art italiana incontreranno i frutti dell’esperienza americana di Schifano che frequentò la factory di Andy Warhol e fece proprie le lezioni di Lichtenstein, Robert Rauschenberg e Jasper Johns. Immagini legate ai media, alla comunicazione e alla pubblicità che a loro volta troveranno naturale collocazione accanto alle opere di Rotella e nei suoi celebri manifesti.

Giosetta Fioroni_fonte www.arte.it

Rosanna Rossi: Percorsi ininterrotti

A Cagliari nell’ambito nel progetto contemporaneo, si apre una mostra percorsa ininterrotta, capace di coniugare metodo, tecnica, ritmo e una grande libertà espressiva.

Fino al 30 ottobre 2016 sarà possibile visitare la mostra Rosanna Rossi, Percorsininterrotti nel nuovo spazio espositivo dei Musei Civici, C.ARTE.C- Cave Arte Contemporanea.

La mostra s’inserisce all’interno del progetto “sotto il segno del contemporaneo” con il quale i musei civici di Cagliari intendono valorizzare la stagione e la temperie culturale che, dal 1965 al 1975, vide Cagliari protagonista nel campo della ricerca e dell’impegno sociale dell’arte.

La mostra dell’artista, ripercorre gli snodi fondamentali del suo percorso: dalle composizioni astratte dei primissimi anni settanta fino ai lavori più recenti, attraverso una sezione di opere che mette in luce il rigore e l’originalità dei processi creativi, sia nella ricerca pittorica sia nell’incisione.

La ricerca sulla continua sperimentazione di materiali da parte dell’artista che dall’informale sconfinano nella pratica dell’assemblaggio e del ready made.

Su tutti questi lavori emerge l’elemento geometrico nazionale, politico che ritorna costantemente nella produzione di Rosanna Rossi in una sorta di giuda compositiva. Cosi come nei paesaggi naturali e metropolitani nella quale la costituzione appartamene fragile della materia sorprendentemente splendente e capace di creare forme ben definite.

La pittura diventa essa stesso oggetto d’indagine da parte degli artisti, perde ogni connotato di referenzialità e di riferimento naturalistico. L’interesse si sposta verso i processi operativi e a tal fine si analizza il rapporto tra i suoi elementi fondamentali: il colore, il segno, la tela, un campo pittorico che calamita o respinge le strisce cromatiche.

Ritmo, spazio, colore con sensibilità, con una leggerezza che avvicina l’acrilico alla luminosità e alla trasparenza dell’acquarello.

Colore e materia, da principio erano le garze, lavate e arrotolate e compresse. In seguito gli spaghi allineati orizzontalmente prende forma la tecnica.

Alla scrupolosa preparazione della tela, sulla quale è steso il colore per velature, segue una tessitura di infinite righe sfumate e vibranti, da determinare il movimento e il ritmo.

L’esposizione si arricchisce della poetica e del linguaggio e insieme d’immagini più espressive dell’arte pubblica, da dare una linfa all’insieme di opere.

La mostra è stata curata da Maria Luisa Frongia, Anna Maria Montaldo, e Marzia Marino.

Galleria Comunale d’Arte

Visitabile fino al 30 ottobre 2016

Opening hours: 10:00-21:00

July and august the thursday until 24:00

Fonte:www.museicivici.it

ORGANICA – life & death, personale di Devisu

Sino al 21 agosto la Sala della Torretta dell’EXMA (Exhibiting and Moving Arts) ospita Organica life & death, la mostra del giovane artista Devisu, al secolo Valerio Porru.

Valerio Porru (1982), aka Devisu, è un artista sardo che vive e lavora a Firenze, dove ha concluso i suoi studi di design industriale. Parallelamente ha lavorato nella progettazione di oggetti di design e di scenografia collaborando con lo Spazio Fornace Teatro, nel corso degli anni non ha mai abbandonato le ricerche artistiche nel senso più puro del termine sperimentando continuamente differenti mezzi espressivi.

Una critica sociale, etica e umana in primis trapela dalle sue opere:
dai disegni, ai video, agli ultimi esperimenti di pittura. Nulla è lasciato al caso, il concetto viene espresso in maniera a volte più velata altre volte più determinata, a seconda della potenza espressiva richiesta dal soggetto. Il mondo animale, il mondo vegetale e il loro rapporto con l’uomo sono i temi principali affrontatati da Valerio Porru. Il suo linguaggio artistico è tagliente e dissacratore, ricordandoci sempre come l’uomo sia debole nei confronti della natura.

Come scrive Federica Mariani nel testo critico di accompagnamento alla mostra “l progetto presentato all’Exma di Cagliari è arricchito dalla performance e dalla tradizione. L’esposizione prende vita e si fa rappresentazione fisica con la performance di espressività corporea di Carlo Porru e Stefania Deiana, creata dai due attori appositamente per la mostra. I costumi realizzati da Stefania Deiana ispirati agli abiti sensoriali di Nick Cave, gli oggetti di scena, i gesti e le musiche ritmate introducono lo spettatore in un mondo di visioni arcaiche e primordiali, le stesse che risuonano nel rito del Maestro Chiara Vigo, l’ultima sacerdotessa e custode della millenaria arte del bisso, fibra tessile prodotta dall’animale marino Pinna Nobilis. In occasione di questa mostra, la stessa Vigo, è portavoce del passato e legame con il contemporaneo, grazie all’esposizione della tela ricamata sulla preziosa seta del mare e all’interpretazione di un rito che ci riporta a mondi antichi quasi dimenticati. Organica Life&Death non è soltanto una mostra: attraverso la musica, la performance e l’arte, conduce lo spettatore nell’universo marino, facendolo immergere in un percorso visivo, conoscitivo ed emozionale”.

Con Organica si manifestano tutti gli studi e le collaborazioni con il laboratorio di biologia fiorentino che ha portato alla realizzazione di un progetto artistico volto ad avvicinare il pubblico alle forme primordiali di vita organica, celebrandole in un evento che non è solo una mostra, ma un percorso che racchiude biologia, scienze naturali, teatro, musica, pittura e installazioni.

Orari di apertura:
dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 13.00 e dalle 16.00 alle 21.00.

 Organica 01 - opera di Devisu

Giovanni Presutti – Hello Dolly

Cemento,fiamme,fumo,vuoto,cemento.

Uno scenario apocalittico,degradato e degradante quello che ci viene offerto da Giovanni Presutti attraverso gli scatti della serie “Hello Dolly!”. La macchina fotografica dell’artista diventa il paio di occhi disillusi e disincantati necessari per potersi accorgere del baratro verso il quale si sta incamminando la società contemporanea.

Presutti fornisce così degli spiragli attraverso i quali gli spettatori possono in qualche modo prendere coscienza di questo cambiamento, di questo “modus vivendi”. Le figure umane scompaiono, lasciando spazio a questa bambola, vuota e inerme, ingentilita da un sorriso inconsapevole ed unica testimone di quel che è stato e quel che sarà. Un personaggio antropomorfo ma vuoto che rimanda con chiarezza e con un velo di umorismo perverso all’uomo moderno, inconsapevole per sua stessa scelta del declino apparentemente impossibile ma invece inevitabile verso cui si sta avvicinando, ma soprattutto svuotato prima e riempito poi di tutti quei valori effimeri e passeggeri di cui la società si fa tristemente veicolo.

Giovanni Presutti - Hello Dolly

Una fine del mondo diversa da quelle proposte dai colossi hollywoodiani, dai best seller in cima alle classifiche mondiali e da tutte le teorie evoluzionistiche di cui ormai siamo tutti profondi conoscitori, una fine del mondo che si allontana dal catastrofismo naturale e geologico, piuttosto un collasso sociale dovuto al rovesciamento dei valori, delle priorità.
Così le insegne pubblicitarie dei centri commerciali si illuminano al buio diventando totem inneggianti al consumismo, all’omologazione, alla serialità; le sale multiplex irradiano nella notte la propria accecante luce, divenendo così frammenti onirici di un sogno grottesco; le fermate del tram diventano tecnologiche reliquie viventi di un passato recente ormai finito; gli ipermercati diventano oasi di salvezza nel deserto della crisi economica.
Una società di consumatori e non di individui, un mondo di apparenza e non di sostanza. Un mondo di cemento, avvolto dal silenzio e dalle fiamme, dalle nubi tossiche che si dissolvono nell’atmosfera e di cui Dolly rimane l’unica, sola, ultima spettatrice.

La forza narrativa di Presutti è tangibile e supera il limite fisico della tela stampata colpendo violentemente in pieno lo spettatore. Le atmosfere apocalittiche presuttiane sono il frutto di un accurato lavoro di cesello, un “labor limae” Catulliano postposto in chiave visiva. Le influenze cinematrografiche sono molteplici, così come quelle degli artisti del calibro di Hopper. La luce, sospesa tra un effetto“naturale e non” caratterizza la serie di Presutti e diventa una sorta di filo rosso che collega uno scatto all’altro.
“Hello Dolly!” rappresenta non solo un saggio di bravura e sensibilità dell’artista Giovanni
Presutti, ma diventa veicolo di un messaggio più grande declinando alla massima sfumatura gli effetti di questo vivere “senza vivere”.
[Chiara Lascialfari]

Fino al 30 Settembre 2016

link: Die Mauer

Via Firenzuola 33, Prato