Marie-Caroline Vaillant. Spazi di luce

La mostra personale di Marie-Caroline Vaillant, Spazi di luce, rappresenta un evento artistico unico nel suo genere e vede una sede espositiva di prestigio che verrà inaugurata nella giornata di mercoledì 1 Marzo presso la Art GALLERY Arting159 di Roberto Papini, nel cuore dell’antico borgo di Brera in Via Solferino/Ang. Castelfidardo 2 a Milano.

PLEXIGLAS E VETRO, TECNICA ARTISTICA CONTEMPORANEA TRA PASSATO E FUTURO

In un unico luogo si mostrerà la produzione artistica in vetro (conosciuto sin dal medioevo come oggetto decorativo) e plexiglas (scoperto nel 1918). Macoline, pseudonimo dell’arista, utilizza questi materiali in maniera innovativa e di se stessa dice “Je peins derrière, au contraire”, ponendo così uno sguardo al futuro tra Architettura/Design/Arte

LO SPAZIO ALLA LUCE DELLA NATURA

In mostra grandi opere in dialogo continuo con la natura. Il suo ultimo lavoro, che verrà istallato a pavimento e realizzato con vetro antisfondamento, è dipinto con tecnica ad acrilico e spatola. Sarà da calpestare, e camminandoci sopra ci si farà inevitabilmente attraversare dal colore dall’artista. Verrà così evidenziato il rapporto uomo-natura nella forma essenziale della geometria indefinita. Un universo infinito di forme, dimensioni, linee e contrasti di colore, in un linguaggio spirituale che Macoline ricerca e sperimenta da 20 anni.

Un sogno a metà che allude al tema del “positivo e negativo”, al concetto di circolarità, a vita-morte, bene-male, luce-ombra e materia-antimateria.
L’originale artista parigina lavora con plexiglass, vetro e led, conducendo un’indagine nel suo animo, che mette in rapporto con i materiali che utilizza e lo spazio che la circonda.

Il curatore Roberto Papini

Che cos’è Arting159? Un’associazione che cerca di dare risalto agli artisti talentuosi del nostro tempo? O la visione di un uomo che ama l’arte oltre se stesso?
Arting159 nasce 8 anni fa dal desiderio di Roberto Papini (curatore/critico/collezionista/gallerista) di dare voce a chi, artisticamente parlando, riesce ad esternare la propria visione della realtà attraverso la massima forma di espressione umana: l’arte.
Associazione e galleria si fondono nello spazio situato nel cuore di Brera per ricreare cultura e partecipazione intorno al mondo dell’arte contemporanea, scoprendo e promuovendo nuovi talenti, lanciando messaggi significativi anche di responsabilità sociale, con l’obiettivo di creare ad ogni evento una reale connessione tra artisti e pubblico.

Dal 27 Febbraio 2017 al 26 Marzo 2017

Milano

Luogo: Art Gallery Arting159

Curatori: Roberto Papini

Telefono per informazioni: +39 02 7381815

E-Mail info: info@bmco.it

Leggere il mondo attraverso le visioni internazionali dell’American Academy di Roma

Il 14 febbraio ha inaugurato, presso la sontuosa struttura dell’American Academy di Roma, Cinque mostre 2017, esposizione annuale di opere degli attuali borsisti Rome Prize, dal titolo Vision(s) a cura di Ilaria Gianni con l’assistenza di Saverio Severini. L’esposizione conta più di quaranta partecipanti tra artisti residenti presso l’accademia statunitense capitolina e artisti italiani non residenti, tra cui anche grandi nomi dell’arte contemporanea come ad esempio Elisabetta Benassi, Pino Pascali, Luigi Ontani e Gabriele de Santis.

Ma perché Vision(s)? La curatrice è partita da una riflessione collettiva intorno al termine “visione” che può avere sfaccettature multiformi e in continuo divenire. Attraverso occhi differenti e appartenenti a culture e tradizioni diverse, queste “visioni” si appropriano di mezzi e comunicazioni tra loro inconsuete sottolineando i vari aspetti e ambiti che il termine permette di esplorare, dalla percezioni fisico mentali alla politica o a tratti mistici dell’essere.

Si tratta di una riflessione globale che accomuna approcci e tecniche differenti per esempio la traduzione, la performance, la scultura, il misticismo o la poesia, attraverso i quali costruisce una storia di vere e proprie visioni e modi di vedere unici, in costante combutta con il presente o che, illusoriamente, predicono il futuro attraverso la rielaborazione del passato. Attraverso strategie varie gli artisti chiamati a partecipare, mettono in risalto e in discussione nozioni a noi care e a cui non siamo abituati a ripensare o infrangere, tra cui la cultura, i luoghi da cui proveniamo e a cui adesso apparteniamo.

Ciò che manca è un filo conduttore logico che accompagni lo spettatore mano nella mano attraverso questo viaggio. Ma si tratta di un percorso mistico e pertanto nulla deve essere logico, tutto ci deve rimbalzare sulla pelle, sugli occhi e sul cuore, frammentando le nostre sicurezze e conoscenze in un gioco in continuo divenire che appare come un sogno. Si tratta appunto di visioni, lampi di luce abbaglianti che ci abbandonano velocemente lasciandoci isolati nella nostra riflessione e indifferenza che ci porta ad aggrapparci a ciò che di più simile a quanto conosciamo ci viene presentato.

Vision(s) è un viaggio nel futuro, un sogno fantastico che ci conduce nell’avventura artistica dettata dalla cultura, ormai imperniata nella miscela più improbabile di tanti frammenti provenienti da luoghi diversi e che, alla fine, ci inducono a pensare che forse sì, non siamo poi così diversi.

Artisti in mostra: Gundam Air, Gregory Bailey, Cornelia Baltes, Elisabetta Benassi, Jonathan Berger, Kristi Cheramie, Caroline Cheung, Roberto Coda Zabetta, E.V. Day, Tomaso De Luca (in collaboration with Vincenzo Giannetti), Gabriele De Santis, Kyle deCamp, Stanislao Di Giugno, Sean Edwards, Hussein Fancy (collaboration with Accettella-Teatro Mongiovino), Aaron Forrest, Anna Franceschini, Piero Golia, Leon Grek, Grossi Maglioni, Isabell Heimerdinger, Robert Hutchison, Lauren Keeley, Jack Livings, Emiliano Maggi, Christoph Meinrenken, Annalisa Metta, Nicole Miller, MODU – Phu Hoang e Rachely Rotem, Jonathan Monk, Matthew Null, Luigi Ontani, Pino Pasquali, Nicola Pecoraro, Gianni Politi, Michael Queenland, David Reinfurt, Enrico Riley, Danielle Simon (in collaboration with Zazie Gnecchi Ruscone e G.A.N Made in Italy), Francis Upritchard, Alessandro Vizzini, Yasmin Vobis, Bedwyr Williams, Joseph Williams.

American Academy in Rome

Via Angelo Masina, 5, 00153 Roma

Fino al 4 aprile 2017

Orari: venerdì, sabato e domenica ore 16.00 – 19.00

A colpi di matita: la Grande Guerra nella Caricatura. Un’armata dipinta a lapis. Disegni inediti dagli Archivi

L’immagine rappresenta uno straordinario ed efficace strumento di comunicazione: già dalla seconda metà del XIX secolo il rinnovamento delle tecniche grafiche aveva consentito una maggiore produzione di opere su carta destinate al mercato pubblicitario ma fu soprattutto negli anni della guerra che divenne massiccio l’utilizzo di strumenti comunicativi ad ampia diffusione quali la stampa periodica – ricca di vignette, piccole pubblicità e tavole illustrate – i libri, i volantini, i manifesti, le cartoline, le riviste per i grandi e per i più piccoli.

La capacità di creare segni capaci di colpire emotivamente la collettività fu una delle peculiarità di molti artisti illustratori che negli anni crudeli del primo conflitto mondiale contribuirono con le loro idee alla costruzione di un’identità collettiva.

La mostra A colpi di matita: la Grande Guerra nella Caricatura propone, attraverso riproduzioni e testi di approfondimento, i temi cari alla satira politica del tempo, sia italiana che europea, che trovarono posto in illustri testate ma anche nei molti giornali di trincea che giungevano al fronte.

Firme importanti, quali Golia (Eugenio Colmo), Ratalanga (Gabriele Galantara), Herman Paul, George Grosz, Lyonel Feininger, T. Theodor Heine, prestarono la loro creatività per questa produzione seriale, non senza accenti sarcastici e dissacranti.

Accanto alla rassegna, con valore anche didattico, verranno presentati per la prima volta i disegni originali di Mausanzetta, artista versatile e fantasioso, dall’identità ancora ignota, destinati probabilmente alla stampa periodica.
Conservati nei fondi archivistici delle Civiche Raccolte Storiche, i fogli descrivono personaggi famosi quali il Re Vittorio Emanuele III di Savoia e Gabriele D’Annunzio, accanto a ufficiali e semplici soldati, tutti tratteggiati con una forte e peculiare vena umoristica.

Fino al 14 Maggio 2017

Milano

Luogo: Palazzo Moriggia I Museo del Risorgimento

Curatori: Danilo Curti-Feininger, Rodolfo Taiani

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 884 45924

E-Mail info: +39 02 884 45924 / 48135 | c.museorisorgimento@comune.milano.it

Sito ufficiale: http://www.civicheraccoltestoriche.mi.it

I cavalli “migranti” di Gustavo Aceves, a Roma ancora per pochi giorni

C’è tempo ancora fino al 5 marzo per visitare Lapidarium, la grande mostra allestita all’interno dell’area archeologica di Roma, in dialogo con la memoria storica della capitale. Monumentale e di grande effetto scenografico, la mostra comprende ben 43 sculture, disposte in un percorso che va dall’Arco di Costantino, alla piazza del Colosseo, ai Mercati di Traiano. Artefice del tutto l’artista messicano Gustavo Aceves.

Per chi ancora non lo sapesse, Lapidarium è in realtà un progetto itinerante e in continua evoluzione, iniziato nel 2014 con un’anteprima a Pietrasanta (dove l’artista risiede e lavora), e proseguito poi con una prima tappa ufficiale a Berlino nel 2015 e ora con la seconda tappa romana, che si concluderà tra pochi giorni. Le statue si sposteranno poi prossimamente, aumentando anche di numero, tra Corinto, Parigi, Istanbul e Venezia (a ricreare idealmente il viaggio della Quadriga di San Marco, opera che ben prima di quelle in questione si è trovata a dover affrontare suo malgrado epiche migrazioni, e pertanto fonte d’ispirazione del progetto), fino al gran finale a Città del Messico, previsto per il 2018, in cui l’artista conta di raggiungere un totale di 100 esemplari.

Le statue, tutte diverse e tutte di dimensioni monumentali, sono realizzate in bronzo, marmo, legno, ferro e granito, e rappresentano tutte dei cavalli. Si tratta però di cavalli piuttosto particolari, sono infatti mutilati, scheletrici, azzoppati e sofferenti, alcuni sono incisi e altri addirittura ripieni di teschi umani, e la maggior parte poggia su delle imbarcazioni di legno. La particolarità del soggetto, enigmatico e se vogliamo anche inquietante, nasconde in realtà uno scopo molto nobile alla base del progetto. L’artista, infatti, convinto che l’arte debba servire a “umanizzare l’umanità”, si propone di sollevare, anche attraverso il mezzo artistico, una questione molto dibattuta in tempi odierni: quella dei migranti. Con la sua schiera di cavalli itineranti, infatti, Aceves vuole portare l’attenzione sul fatto che la migrazione sia un fenomeno continuamente ripetuto nella storia dell’umanità, e che addirittura ci accomuna tutti, se si pensa che in fondo veniamo tutti dallo stesso luogo, e i nostri esodi si ripetono già a partire da quando i primi uomini si spostarono dall’Africa per popolare l’Europa. Le sue opere diventano allora un’esortazione a riflettere sulla ciclicità della storia e a cercare di evitare di commettere sempre gli stessi errori. Sono statue equestri, ma che non sono più simbolo di vittoria e nobiltà, bensì di lotta per la sopravvivenza e disperazione.

Ogni scultura rappresenta nelle intenzioni dell’artista una diversa diaspora avvenuta nel corso della storia antica, un omaggio a ogni popolo che migrando è stato considerato “barbaro” e invasore, ricordandoci così la nostra comune natura umana. Ogni cavallo porta con se il richiamo non solo alla Quadriga di San Marco e alle sue peregrinazioni, ma anche al cavallo di Troia, simbolo di invasione per eccellenza, e alle prime pitture rupestri, simbolo del luogo e del momento in cui tutto ebbe origine, nonché un riferimento invertito a tutti quei monumenti equestri che hanno commemorato valorosi combattenti di ogni tempo. Il suo diventa così un monumento ai vinti, a quegli eroici anti-eroi costretti ogni giorno a lottare per sopravvivere, un monumento capace di dare voce a chi normalmente non ce l’ha, e di mostrare che in fondo siamo (o almeno siamo stati) tutti sulla stessa barca. In tutti i sensi.

Fino al 5 marzo 2017, Arco di Costantino – Piazza del Colosseo – Mercati di Traiano Roma

http://www.mercatiditraiano.it/mostre_ed_eventi/mostre/lapidarium

http://lapidarium.online/

Angelo Brancato. Quale Arte?

Dal 10 al 24 febbraio lo spazio curatoriale Simultanea Spazi d’Arte, ideato e diretto da Roberta Fiorini e Daniela Pronestì, presenta la mostra dell’artista Angelo Brancato (1974) a cura di Gaetano Terrana.

Di origini siciliane, da anni ormai Brancato vive ed opera a Firenze. Talento precoce, inizia a disegnare fin da bambino, riuscendo a mantere intatta negli anni la stessa immediatezza espressiva dell’infanzia. Una spontaneità a tratti selvaggia e certamente priva di un rigore logico; una pulsione interiore che invade lo spazio con un gesto deciso, instintivo, per niente interessato alle tendenze dell’arte attuale. Brancato è alla continua ricerca di un’espressione assoluta: i suoi paesaggi tracciano un movimento continuo, un vortice di colori che, con la loro intensità quasi allucinata, risucchiano lo sguardo dell’osservatore e spingono l’idea stessa di paesaggio ai limiti dell’astrazione. I ritratti raccontano invece di una società prigioniera del pensiero individuale, dispersa, disorientata, sempre alla ricerca del proprio equilibrio.

«Nonostante il mondo sia convinto di correre velocemente ed essere all’avanguardia – afferma l’artista – non sa che in questo preciso istante si trova agli antipodi del tempo».  Parole da cui si evince una visione lucida e implacabile dell’uomo contemporaneo, del suo delirio di onnipotenza destinato a tradursi – sembra dirci Brancato – in amara disillusione (Gaetano Terrana).

Fino al 24 Febbraio 2017

Firenze

Luogo: Simultanea Spazi d’Arte

Curatori: Gaetano Terrana

E-Mail info: simultaneaspazidarte@gmail.com

Sito ufficiale: http://simultaneaspazidarte.blogspot.it

Seravezza Fotografia. XIV Edizione

La grande fotografia torna in Versilia dal 12 febbraio con la quattordicesima edizione di Seravezza Fotografia, rassegna di respiro internazionale promossa da Fondazione Terre Medicee e Comune di Seravezza. Tre mesi di esposizioni, seminari, incontri con gli autori ed approfondimenti in uno degli scenari più suggestivi ma meno conosciuti di questo angolo di Toscana: il Palazzo Mediceo di Seravezza (Lu), splendido esempio di architettura signorile cinquecentesca iscritto al Patrimonio Unesco. Tra i temi portanti di questa nuova edizione, curata dal direttore artistico Ivo Balderi: lo straordinario viaggio fotografico di Giorgia Fiorio, Il Dono, alle origini del Credere nei cinque continenti; l’incondizionato amore del sudafricano Ken Gerhardt per la pellicola e il bianco e nero; gli arditi reportage socio-politici di Lucio Trizzino; la ricerca estetica di Stefano Viti intorno alle più intime relazioni tra uomo e natura. E ancora: le frontiere della nuova fotografia satellitare; la ribalta di Erika Zolli e Francesca Marrai, promesse della fotografia italiana contemporanea.

Fedele alle sue storiche mission – coniugare i grandi nomi della scena internazionale con il mondo della fotografia amatoriale, promuovere i giovani di talento, dialogare con il pubblico più eterogeneo – l’edizione 2017 di Seravezza Fotografia ha come ospite d’onore la fotografa torinese Giorgia Fiorio che dal 12 febbraio al 17 aprile presenta al piano nobile di Palazzo Mediceo una selezione di immagini dal progetto Il Dono, realizzato nell’arco di nove anni indagando la relazione tra l’individuo e il sacro attraverso i più antichi rituali della storia umana. Un lungo lavoro di ricerca e documentazione svolto con trentotto missioni in trenta diversi paesi del mondo che, per qualità dell’immagine e importanza della ricerca antropologica, ha avuto il patrocinio dell’Unesco. Proposta da Fondazione di Venezia, curata da Denis Curti e progettata con Gabriel Bauret, la mostra propone immagini realizzate esclusivamente in pellicola bianco e nero su negativo medio formato e stampate dall’autrice. Nell’ambito della rassegna si tiene RAM – Reflexions Masterclass Advance, seminario internazionale di fotografia contemporanea fondato nel 2012 da Giorgia Fiorio che accoglie quest’anno dodici artisti alumni e tre visiting students su nomination dello Studio Marangoni. Il 7 aprile a Palazzo Mediceo si tiene un incontro con Giorgia Fiorio, Giovanna Calvenzi e gli artisti del seminario sul tema “Visione; Immaginazione; Espressione: cos’è diventata la fotografia del nostro tempo?” che prevede un colloquio aperto al pubblico, su riservazione fino ad esaurimento posti.

Le Scuderie Granducali, sempre nell’Area Medicea di Seravezza, ospitano in parallelo le mostre B&W: l’amore per la pellicola di Ken Gerhardt (12 febbraio-5 marzo), Sporting Marble (10-26 marzo) e Strike di Lucio Trizzino (31 marzo-17 aprile). La prima riunisce sotto un unico titolo e con la matrice univoca del bianco e nero, gli scatti che il fotografo originario di Città del Capo ha realizzato (e tuttora sta sviluppando) nell’ambito di quattro diversi progetti artistici: Film Revisited, Gates ‘n Fences, The Garden Path e Off the rails. La seconda è invece una collettiva di matrice locale e con finalità benefiche (a favore della ricerca contro la distrofia muscolare) che nasce dall’idea di legare la tradizione artistica dell’area apuo-versiliese con lo sport. Nella terza il fotografo siciliano Trizzino condensa il meglio di tre suoi progetti – Luogo di luoghi comuni, Sciopero, Ansietà – centrati sull’umanità contemporanea.

Completano il cartellone le mostre Untitled (intro) di Stefano Viti presso la galleria La Seravezziana di Seravezza (17 febbraio-19 marzo), la collettiva Space Earth – Satellite Photography che per la prima volta riunisce sei dei maggiori artisti di fotografia satellitare di livello internazionale presso la galleria La Bottega di Marina di Pietrasanta, (1 aprile-14 maggio) e le esposizioni di due promettenti fotografe italiane presso il Palazzo Civico di Querceta: Ogni io che sei di Francesca Marrai (17 febbraio-23 marzo) e Sur/Real di Erika Zolli (24 marzo-17 aprile).

Infine, nel programma figurano la proiezione di audiovisivi amatoriali Il Cammino della Speranza – Religioni nel Mondo, a cura di Carlo Ciappi e Lorenzo De Francesco, alla Casa dei Giovani di Querceta (18 marzo), la sesta edizione del Premio Terre Medicee per il miglior portfolio fotografico (8-9 aprile) – con letture pubbliche dei portfolio a cura di Carlo Ciappi e Marcello Ricci della FIAF – e il workshop di Lucio Trizzino dedicato all’essenza della fotografia nella realtà e alla sua estensione narrativa (1-2 aprile), costituito da due lectio magistralis su Vedere la fotografia nella realtà e Realizzare libri di fotografia.

IL PROGRAMMA

12 febbraio – 17 aprile
Sede: Palazzo Mediceo, Seravezza Autore: Giorgia Fiorio
Titolo: “IL DONO”, a cura di Denis Curti Tipo di evento: mostra
Nota: La mostra principale della quattordicesima edizione di Seravezza Fotografia. L’esposizione, proposta da Fondazione di Venezia e curata da Denis Curti, sviluppa il tema della relazione tra l’individuo e il Sacro. Le immagini, tutte realizzate in pellicola bianco e nero su negativo medio formato e stampate dall’autrice, sono state scattate tra il 2000 e il 2009 nel corso di trentotto missioni in trenta diversi paesi, attraverso cinque continenti. Il progetto è stato concepito e curato da Giorgia Fiorio in collaborazione con Gabriel Bauret e ha ricevuto nel 2009 il patrocinio Unesco.

12 febbraio – 5 marzo
Sede: Scuderie Granducali, Seravezza
Autore: Ken Gerhardt
Titolo: “B&W: L’AMORE PER LA PELLICOLA”
Tipo di evento: mostra
Nota: Fotografo artista di Città del Capo, Ken Gerhardt inizia ad interessarsi alla fotografia dopo gli studi artistici alla Michaelis Art School, frequentando lo studio di Dirk Schwager. Ormai da quarant’anni conduce le sue ricerche fotografiche, sia in bianco e nero che a colori. A Seravezza si possono apprezzare le immagini delle serie “Film Revisited”, “Gates ‘n Fences”, “The Garden Path” e “Off the rails”, tutte scattate in negativo bianco e nero e stampate su carta baritata ai sali d’argento.

10 – 26 marzo
Sede: Scuderie Granducali, Seravezza
Autore: autori vari
Titolo: “SPORTING MARBLE”, a cura di Giulia Talini e Valentina Laura Rosi
Tipo di evento: mostra
Nota: Sporting Marble è un progetto fotografico di beneficenza (a sostegno dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) che nasce dall’idea di creare un dialogo tra Arte e Sport su un territorio compreso tra le province di Massa Carrara e Lucca, laddove il paesaggio è fortemente caratterizzato dalla presenza di attività lavorative legate al marmo. Numerosi sportivi di prestigio del territorio apuo- versiliese hanno aderito all’iniziativa accettando di farsi fotografare in location di interesse storico artistico. Gli autori delle foto sono: Simona Palumbo, Nicola Bertellotti, Stefano Baroni, Nicola Gnesi, Barbara Cardini, Libero Musetti, Mara Mazzei, Luca Ponzanelli, Patricia Franceschetti.

31 marzo – 17 aprile
Sede: Scuderie Granducali, Seravezza Autore: Lucio Trizzino
Titolo: “STRIKE”, a cura di Niccolò Lucarelli Tipo di evento: mostra
Nota: Lucio Trizzino nasce professionalmente come architetto restauratore di edifici monumentali e ha lavorato, fra i vari incarichi, ai templi di Segesta e Agrigento, alla Cattedrale di Monreale e in vari Parchi Archeologici italiani. Per molti anni ha usato la fotografia come mezzo professionale d’indagine e documentazione dell’architettura e del territorio storico, ma da un paio di decenni questa seconda  “professione” prediletta è divenuta un interesse esclusivo rivolto in modo preminente alla comprensione delle passioni umane. In questa antologica Trizzino condensa il meglio di tre suoi recenti progetti – “Luogo di luoghi comuni”, “Sciopero”, “Ansietà” – centrati sull’umanità contemporanea.

17 febbraio – 23 marzo
Sede: Palazzo Civico, Querceta Autore: Francesca Marrai Titolo: “OGNI IO CHE SEI” Tipo di evento: mostra
Nota: Francesca Marrai è una giovane fotografa versiliese laureata in Lingue e Letteratura, ama i libri, le “storie” e le realtà che la portano alla riflessione e all’immaginazione. Questa esposizione racchiude alcuni suoi autoscatti realizzati dal 2011 ad oggi. Ogni immagine rappresenta una parte dell’autrice ed è ispirata da quei luoghi o oggetti che la attraggono e la aiutano a ricostruire il suo mondo, a ricordarsi chi è, o forse a farglielo scoprire pian piano.

17 febbraio – 19 marzo
Sede: Galleria La Seravezziana, Seravezza Autore: Stefano Viti
Titolo: “UNTITLED (INTRO)”
Tipo di evento: mostra
Nota: Nato a La Spezia, Stefano Viti scopre la fotografia da giovanissimo. A ventidue anni si trasferisce a Milano per frequentare un corso e lavora negli anni successivi in qualità di assistente per numerosi fotografi internazionali. A trent’anni inizia la sua carriera come libero professionista nel campo della moda. Da tempo la sua ricerca e i suoi lavori si orientano verso progetti artistici segnati da una forte sperimentazione astratta. I suoi lavori mirano ad analizzare la coscienza e la psicologia umana sotto l’aspetto sociologico e affrontando la relazione uomo-natura. A Seravezza presenta una raccolta di immagini su questo tema.

24 marzo – 17 aprile
Sede: Palazzo Civico, Querceta Autore: Erika Zolli
Titolo: “SUR/REAL”
Tipo di evento: mostra
Nota: Erika Zolli è una fotografa specializzata in fine-art. Dopo la laurea in Filosofia si è avvicinata alla fotografia come autodidatta. Attualmente vive e lavora a Milano. Tiene workshop di fotografia creativa in Italia e in Spagna. I suoi lavori sono un mix di surrealismo e di delicatezza in cui i soggetti interagiscono direttamente con lo spazio circostante, creando un valore extrasensoriale e magico. La mostra che presenta a Seravezza comprende i suoi due progetti più recenti: “Surreal Arabesque” e “Me at my best”.

1 aprile – 14 maggio
Sede: Galleria La Bottega, Marina di Pietrasanta
Autore: Autori vari
Titolo: “SPACE EARTH – SATELLITE PHOTOGRAPHY”, a cura di Maurizio Marco Tozzi Tipo di evento: mostra
Nota: La mostra riunisce per la prima volta sei dei maggiori artisti di fotografia satellitare di livello internazionale che si dedicano alla reinterpretazione dei vari paesaggi terrestri realizzati tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie web. Aderiscono al progetto: Jenny Odell (U.S.A.), Max Serradifalco (Italia), David Thomas Smith (Irlanda), Federico Winer (Argentina), Stephen Lund (Canada) Carlo Alberto Treccani (Italia)

18 marzo
Sede: Casa dei Giovani, Querceta
Titolo: “IL CAMMINO DELLA SPERANZA – RELIGIONI NEL MONDO”, a cura di Carlo Ciappi e Lorenzo De Francesco
Tipo di evento: proiezione di audiovisivi amatoriali
Nota: Da un’idea di Lorenzo De Francesco ed ispirato al pensiero di P. Teilhard de Chardin, un percorso di riflessione costituito da una selezione di audiovisivi amatoriali scelti fra i pochi che trattano esplicitamente il tema delle religioni, ovvero che raccontano, secondo il punto di vista degli autori, la religiosità dei popoli del mondo. I documenti fotografici sono accompagnati da semplici commenti di contrappunto per stimolare la riflessione e preparare il pubblico alla visione. Il progetto è realizzato grazie alla disponibilità dei circoli fotografici nazionali, degli autori della Collezione Internazionale Audiovisivi del Servizio Audiovisivi della FIAP (Fédération Internationale de l’Art Photographique) e di quelli nazionali del Dipartimento Audiovisivi Fotografici della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

1-2 aprile
Sede: Scuderie Granducali, Seravezza
Titolo: “INDAGARE LA REALTÀ”
Tipo di evento: workshop a cura di Lucio Trizzino
Nota: In concomitanza con la mostra che lo vede protagonista in cartellone, Lucio Trizzino tiene un workshop dedicato all’essenza della fotografia nella realtà e alla sua estensione narrativa. Sarà costituito da due lectio magistralis pomeridiane: “Vedere la fotografia nella realtà” e “Realizzare libri di fotografia”.

7 aprile
Sede: Palazzo Mediceo, Seravezza
Titolo: “VISIONE; IMMAGINAZIONE; ESPRESSIONE: COS’È DIVENTATA LA FOTOGRAFIA DEL NOSTRO TEMPO?”
Tipo di evento: colloquio
Nota: Giorgia Fiorio, Giovanna Calvenzi e gli artisti che partecipano al seminario RAM Reflexions Masterclass Advance incontrano il pubblico (su riservazione fino ad esaurimento posti ed acquistando il biglietto d’ingresso alla mostra)

8-9 aprile
Sede: Scuderie Granducali, Seravezza
Tipo di evento: LETTURA PORTFOLIO FOTOGRAFICI a cura di Carlo Ciappi e Marcello Ricci Nota: Sesta edizione del Premio Terre Medicee per il miglior portfolio fotografico

Dal 12 Febbraio 2017 al 14 Maggio 2017

Seravezza | Lucca

Luogo: Palazzo Mediceo e altre sedi

Enti promotori:

  • Regione Toscana
  • Provincia di Lucca
  • FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche)

Telefono per informazioni: +39 0584 757443

E-Mail info: info@seravezzafotografia.it

Sito ufficiale: http://www.seravezzafotografia.it

Dal Pane al Sasso… dal Segno allo Spazio. La nuova mostra su Maria Lai a Ulassai

Dal Pane al Sasso… dal Segno allo Spazio è il titolo della mostra che è stata inaugurata presso la Stazione dell’Arte di Ulassai, cuore pulsante dell’arte contemporanea in Ogliastra, sabato 4 febbraio e che rimarrà aperta fino al 4 giugno 2017, un allestimento pronto ad offrire ai visitatori un percorso in cui è possibile osservare le opere realizzate dall’artista ulassese Maria Lai, creazioni attraverso le quali è possibile ripercorrere alcune fasi dell’itinerario artistico della donna.

La mostra è stata suddivisa in tre spazi espositivi, il primo dedicato al pane, al sasso e al segno, il secondo riservato ai Telai e alle Geografie, mentre il terzo ed ultimo spazio all’installazione Legarsi alla montagna del 1981.

La cometa è il titolo della prima opera che apre il percorso espositivo, ove una spiga su uno sfondo nero richiama la mente dell’osservatore allo stato primordiale di uno dei cibi quotidiani, il pane, il quale viene plasmato attraverso il gesto, attraverso la manualità femminile. Suggestivo è il Pupo di Pane realizzato dalla Lai nel 1977, una scultura di pane che nella prima sala dell’esposizione è posta in relazione ad un’altra opera, Lei cantava, che attraverso pochi segni trasmette al pubblico il gesto del setacciare la farina che verrà utilizzata per la creazione del pane.

Legata al sasso è l’opera intitolata Mare, in cui la pietra che si orienta verso l’infinito, come se fosse una zattera, sembra annunciare il distacco di Maria Lai dalla sua terra natia, la quale, insieme all’immensa cultura di cui è portatrice, rimarrà sempre nel cuore dell’artista in quanto le origini, le radici di ciascun individuo sono fondamentali per poter percorrere la strada della vita e per far maturare nuovi frutti, in questo caso l’arte. L’influenza dello scultore Arturo Martini e dello scrittore Salvatore Cambosu è ben evidente in questa fase del percorso espositivo, infatti ispirata a uno dei racconti del Cambosu è Maria Pietra, scultura che è possibile interpretare come metafora della vita, ove l’uomo cerca di raggiungere sempre ciò che è irraggiungibile.

Dinamismo e velocità caratterizzano il segno dei disegni della Lai, che si presentano tridimensionali nella loro semplicità. Il segno si dilata nello spazio per raggiungere l’infinito, spazi pieni e vuoti si alternano, anticipando in questo modo la trama delle opere che caratterizzano il secondo spazio dell’allestimento della Stazione dell’Arte, i Telai, per esempio si annovera nell’esposizione il Telaio del Meriggio del 1970, e le Geografie, queste ultime richiamanti alla mente dell’osservatore le antiche carte geografiche, Geografie in cui sono sempre ricorrenti due figure, il triangolo e il cerchio, oltre alle indecifrabili scritture cucite. La libertà di interpretazione è l’elemento fondamentale per capire l’operato dell’artista, Maria Lai non ha offerto al pubblico una chiave di lettura per capire le sue opere ma ogni individuo è libero di interpretare l’opera che ha di fonte in base al proprio stato d’animo. La notte dei mondi scuciti è una Geografia emblematica riguardo al fattore dell’interpretazione, infatti ago e filo sono stati lasciati nell’opera dall’artista affinché l’opera venga “completata” da chi la osserva in virtù delle proprie emozioni.

Da non perdere, nella sala video, è la visione del filmato registrato da Tonino Casula inerente la realizzazione di Legarsi alla montagna, che presenta al fruitore della mostra il clima che animo la società di Ulassai nel 1981 mentre fu posta in atto l’operazione di Maria Lai con la comunità.

Fino al 4 giugno 2017

Fondazione Stazione dell’Arte – Ex Stazione Ferroviaria

Ulassai (NU)

Strada Provinciale 11

Orari:

dal 1 ottobre al 30 aprile tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 19:00

visite guidate alle ore 9:30 – 11:00 – 13:00 – 14:30 – 16:00 – 18:00

dal 1 maggio al 30 settembre tutti i giorni dalle ore 9 alle 20:30

visite guidate alle ore 9:30 – 11:00 – 13:00 – 14:30 – 16:00 – 18:00 – 19:30

Tel.: 0782787055

e-mail: stazionedellarte@tiscali.it

 

Miaz Brothers. Hazy state of affairs

Wunderkammern Milano è lieta di dare inizio al nuovo anno presentando Hazy state of affairs, la mostra personale del duo italiano Miaz Brothers. I Miaz Brothers (Milano, 1965 e 1968) vivono e lavorano a Valencia, Spagna.

Vincitori del prestigioso 5° Premio Arte Laguna sezione Pittura nel 2011 e dell’Amposta Museum of Contemporary Art International Biennial Prize nel 2010, gli artisti hanno esposto a Thetis negli spazi dell’Arsenale di Venezia e vantano mostre in importanti gallerie e fiere d’arte internazionali. I Miaz Brothers hanno inoltre favorito luoghi espositivi non convenzionali per la potenzialità di questi ambienti di incoraggiare una reazione spontanea del pubblico. Ad inizio carriera, in piena fase di sperimentazione, i due fratelli hanno viaggiato in tutto il mondo ed esplorato diverse tecniche artistiche, tra le quali video, pittura e fotografia.

Gli artisti sono oggi celebri per il loro approccio innovativo e originale al ritratto: attraverso un uso sapiente degli acrilici producono opere enigmatiche ed evocative, nelle quali la rappresentazione appare completamente sfocata. Stimolando associazioni mnemoniche e personali nella mente dell’osservatore, il loro lavoro aspira ad attivare la nostra percezione visiva e cognitiva.

Con la mostra personale Hazy state of affairs a Wunderkammern Milano, le loro opere divengono metafora dello stato della società contemporanea in cui la verità degli eventi è offuscata ed alterata e resta impossibile da comprendere.

L’estetica dei Miaz Brothers costruisce le sue fondamenta sui meccanismi dell’interpretazione. Essa attua un cortocircuito tra realtà ed immaginazione, certezza e dubbio. Si è attratti dalle delicate ed eteree sfumature di colore, e si è allo stesso tempo invitati a prendere distanza dal dipinto per sintetizzare l’immagine. Non esistono linee che delimitano il soggetto, né sono riconoscibili i dettagli tipici della ritrattistica. Le opere sono simultaneamente astratte e figurative e l’osservatore è costretto ad interpretare in maniera soggettiva l’immagine di una verità sfocata.

Dal 16 Febbraio 2017 al 08 Aprile 2017

Milano

Luogo: Wunderkammern Milano

Curatori: Giuseppe Ottavianelli

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 84078959

E-Mail info: wunderkammern@wunderkammern.net

Sito ufficiale: http://www.wunderkammern.net

L’arte di condensare interi film in singole immagini: Jason Shulman alla White Noise Gallery

La storia dell’arte contemporanea è segnata da continui tentativi di rappresentare il movimento e lo scorrere del tempo. L’artista inglese Jason Shulman ha trovato la sua originale strada per farlo, condensando l’intera durata di un film in una singola immagine, senza però adoperare un qualsiasi criterio selettivo, semplicemente fotografandolo con tempi di esposizione allungati fino all’inverosimile. In questo modo tempo e spazio vengono compressi e destrutturati, fino a creare immagini incredibilmente dense e altrettanto enigmatiche.

Ecco così che nascono le 13 tavole di grande formato esposte alla White Noise Gallery di San Lorenzo a Roma, per la prima personale italiana dell’artista londinese. Ognuna di esse è tratta da un capolavoro del cinema italiano (in una operazione che è stata giustamente definita “Italian-specific”), ripreso attraverso uno schermo ad altissima risoluzione e con una fotocamera molto grande, in una sorta di esperimento scientifico il cui risultato è affidato al caso e in nessun modo prevedibile dall’artista, che come un novello Man Ray non fa altro che attendere di essere sorpreso.

Diverse tecniche sono contemporaneamente presenti in questa serie di opere. Fotografia e film, indiscusse protagoniste, ripercorrono a ritroso la loro evoluzione. La pittura, invece, è altrettanto presente ma come riferimento estetico: le opere sono infatti stampate in grande formato e su tela di cotone, e visivamente ricordano, non a caso, alcuni lavori dell’Espressionismo Astratto, gli ultimi quadri di Monet, e soprattutto le atmosfere romantiche di Turner.

Si tratta infatti di composizioni quasi astratte, in cui sarebbe piuttosto difficile rintracciare il modello originale senza il suggerimento del titolo. Nel processo di sintesi che le ha generate, infatti, in cui le centinaia di migliaia di frame che compongono un film sono sovrapposte in una unica immagine statica e muta, si perde inevitabilmente il livello della comprensione logica, del significato, in favore di una esperienza puramente estetica ed emotiva. Il risultato, quindi, è un intero che è qualcosa di diverso, o di più, rispetto alla somma delle sue singole parti.

L’immagine figurativa è apparentemente assente, così come la narrazione e come lo scorrere del tempo. Ne resta però il ricordo, la memoria. Ci sono ma non si vedono. Proprio come il suono, o anche come il silenzio.

La personale di Shulman è del resto il primo appuntamento di un progetto espositivo diviso in tre parti, denominato appunto “Trilogia del silenzio”, che con la curatela di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti ospiterà prossimamente le opere di altri due artisti internazionali, Lee Madgwick e Mar Hernandez, tenendo impegnata la galleria fino al 31 luglio.

 

 

Jason Shulman – Fast Forward

28 gennaio – 25 marzo 2017

White Noise Gallery

Via dei Marsi, 20/22 – Roma

Ingresso libero

www.whitenoisegallery.it

 

Francesco Del Drago. Parlare con il colore

Fino al 26 marzo 2017 è possibile visitare gratuitamente a Roma la prima ampia retrospettiva sull’opera di Francesco Del Drago, artista e intellettuale romano scomparso nel 2011.

La mostra, a cura del giovane artista Pietro Ruffo con la consulenza scientifica di Elena Del Drago, è ospitata nelle sale del piano terra del Museo Carlo Bilotti, nella splendida cornice dell’Aranciera di Villa Borghese, e si pone l’obiettivo di illustrare i risultati di una vita dedicata allo studio e alla pittura.

Una ricca selezione di opere e di documenti mostra infatti al pubblico, per la prima volta dalla sua morte, il lavoro di un artista instancabile, che con la sua opera ha attraversato quasi tutto il XX secolo. Quadri e polittici di grandi dimensioni consentono di entrare a pieno nella pratica artistica e nel pensiero di Del Drago, e mostrano la sua passione per la forma e per il colore, insistendo sul suo ossessivo interesse per le infinite possibilità cromatiche e la sua ambizione costante di raggiungere un risultato estetico di equilibrio e bellezza oggettiva.

Realizzate attraverso la sua personale grammatica astratta, queste pitture condensano tutte le teorie sviluppate dall’artista nel corso degli anni, ed è infatti possibile individuarvi sue originali acquisizioni come l’Automatismo lento, le Trasparenze fenomeniche e il Nuovo Cerchio Cromatico.

Le opere sono poi affiancate da numerosi documenti che illustrano in maniera dettagliata i risultati dell’intensa attività interdisciplinare e le conquiste della rivoluzionaria teoria cromatica di Del Drago, arricchendo la mostra con la possibilità di confrontare i risultati estetici con le premesse teoriche della sua ricerca. In questo modo, oltre all’originale apporto dell’artista nel campo dell’arte astratta, è evidenziata dalla retrospettiva anche la sua importanza come intellettuale e le sue interessanti scoperte, che egli stesso si impegnò a diffondere con numerose conferenze in tutto il mondo, soprattutto a partire dagli anni Ottanta, e che influenzarono profondamente i suoi contemporanei.

Fino al 26 Marzo 2017

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

Viale Fiorello La Guardia, Roma

martedì – venerdì: 10.00 – 16.00

sabato – domenica: 10.00 – 19.00

Ingresso gratuito

www.museocarlobilotti.it