Alek O. L’impero delle luci. La nuova personale in mostra da Frutta Gallery

Dopo la personale di Gabriele de Santis in cui graffiti e illusioni grafiche si espandevano in una sorta di moderno horror vacui, gli spazi di Frutta Gallery si rinnovano per lasciare posto a una forse più timida e meno invasiva personale dell’artista, argentina di nascita ma naturalizzata italiana, Alek O., la seconda all’intero della galleria trasteverina di James Gardner, dal titolo “L’impero delle luci”. Filo conduttore della mostra è l’elaborazione di oggetti dimenticati, leitmotiv del lavoro dell’artista.

Scopo del suo operato artistico è quello di ricostruire attivamente, attraverso materiali di riciclo o il riesumare di piccoli frammenti del quotidiano, il tempo passato. Le opere di Alek O. si dividono tra lo scultoreo e il pittorico, mettendo insieme variazioni metodiche di contrasti tra il reale, il fittizio e il costruito.

Apparentemente prive di un senso strettamente formale o estetico, i materiali utilizzati da Alek O., come il polistirolo e il collage nel caso specifico, acquistano un particolare significato per la minuziosa e laboriosa lavorazione che porta l’artista a una graduale distruzione dell’oggetto attraverso procedimenti artigianali che riducono il prodotto scelto a una regolarità che porta addosso il senso intrinseco delle memorie a cui è necessariamente legato.

Le opere di Alek O. sembrano essere invase da due grandi temi principali: le connessioni che i singoli materiali scelti dall’artista portano al loro interno e la temporalità a cui sono legati. Le geometriche costruzioni delle lastre di polistirolo, che giocano con le pareti della sala, sembrano suggerire articolate mappe cittadine che fissano un tempo che ha al suo interno aspetti del passato e la nuova percezione di cui viene invasa.

La produzione artistica di Alek O. non può non prescindere da un riuso degli oggetti attraverso elaborazioni che uniscono al loro interno i principi del ready-made duchampiano. In questo modo, ogni singolo frammento è invaso da una nuova temporalità infinita e in costante mutamento, una sorta di work in progress che ridefinisce di volta in volta le memorie e le sue infinite connessioni.

Il mondo personale di Alek O., dipinto da colori pastello e da brani del passato della propria storia o di quelle degli altri, invita alla riflessione e al gioco di contrasti che ne definisce la potenzialità astrattiva. Allo stesso modo, la sua sensibilità artistica permette di nascondere un altro tema che si fa spazio tra i suoi particolari oggetti, ossia la loro capacità conservativa. Rielaborare e riutilizzare in forme e modi differenti nuovi oggetti altresì destinati allo scarto, permette di valorizzarli e rigenerare nuove forme di vita in una metamorfosi temporale color pastello.

 

 

Alek O. L’impero delle luci

Frutta Gallery

Via dei Salumi 53, 00153 – Roma

16 marzo 2017 – 13 maggio 2017

Orari: dal martedì al sabato ore 13.00 – 19.00

Ingresso libero

Nedko Solakov: quando lo scarabocchio diventa arte

Ci sono molti modi con cui artisti e curatori possono approcciarsi a uno spazio espositivo, e può capitare, a volte, che da semplice contenitore esso si trasformi in strumento nelle mani dell’artista, generando felici occasioni di immersione e interazione tra pubblico e opera d’arte. É questo il caso di Nedko Solakov, artista bulgaro di difficile inquadramento, poiché fin dal suo esordio negli anni Ottanta evita accuratamente di essere legato a un unico stile e a un unico mezzo espressivo. La sua arte, in effetti, spazia tra i media più disparati, senza mai rinunciare però a una grande potenza narrativa e un atteggiamento ironico e radicale. Solakov, del resto, non accetta di essere confinato neppure nella comune logica della produzione artistica e dei modelli espositivi tradizionali. Pur abitando e alimentando il sistema dell’arte dall’interno, si dedica a suo modo a modificarne le regole.

In occasione delle sue mostre, in particolare, Solakov non si limita mai alla semplice pratica dell’esposizione di opere d’arte, ma sconfina in una dimensione che si può definire performativa, interagendo con lo spazio in maniera non convenzionale, spontanea e mai premeditata. Gli spazi che lo ospitano si riempiono così sempre di scritte e figurine disegnate a mano, dotate di una insolita ironia e un sarcasmo pungente, capaci di strappare una risata o una riflessione a chi è abbastanza attento da notarle. Si tratta di brevi storielle, aforismi e giochi di parole. Piccole incursioni dell’artista nello spazio espositivo, straripamenti dal suo normale raggio d’azione, che fungono da commenti ambigui e fantasiosi alla realtà che lo circonda.

Si tratta, in poche parole, di “scarabocchi” (o doodle, per adottare una definizione più alla moda), che con la loro grafia elementare e il loro linguaggio esplicito, sembrano scritti da un bambinone birichino e provocatore, e sono in grado di arrivare al pubblico in maniera diretta e immediata. Può capitare, addirittura, che ci si chieda se il museo sia o meno consapevole della loro presenza, e se non si tratti invece di una marachella di qualche pazzo o vandalo.

Possono essere piccolissimi o giganti, evidenti o sapientemente nascosti nei luoghi più impensabili (come bagni, soffitti, panchine, interstizi e ombre). Possono poi essere permanenti o effimeri, indipendenti o a commento di opere più convenzionali. In ogni caso sono sempre fortemente legati al luogo in cui si trovano, senza il quale non potrebbero neppure esistere. Non sono mai infatti progettati a priori, ma seguono la conformazione e le caratteristiche degli ambienti con cui si confrontano. Questo conferisce, come si diceva, un carattere performativo alle opere dell’artista, che non va rintracciato però solo nella modalità di realizzazione, ma anche in quella di fruizione da parte del pubblico. Il visitatore, infatti, di fronte a questi interventi, si trova spesso inconsapevolmente coinvolto in una sorta di caccia al tesoro, per tentare di scovare tutte le tracce furbescamente disseminate dall’artista nello spazio, e soprattutto si rapporta in maniera inconsueta alle opere, prendendo parte in qualche modo a una comunicazione diretta. Solakov, infatti, con queste operazioni, non fa altro che porsi sul suo stesso piano, interloquendo con lui, raccontandogli delle storie e provocandolo, cosa che gli permette di stabilire un contatto diretto ed estremamente efficace.

Per chi fosse interessato a prendere parte a questo dialogo, alcune opere dell’artista di trovano attualmente in mostra in Italia, alla Galleria Continua di San Gimignano fino al 23 aprile.

Nedko Solakov “Stories in Colour”

18 febbraio – 23 aprile 2017

Galleria Continua

Via Arco dei Becci, 1 – San Gimignano

 

http://www.galleriacontinua.com/exhibitions/exhibition/401

 

 

 

G7 d’Arte

Sette artisti contemporanei esporranno le loro opere nel Sacrario della Basilica di Santa Croce, in rappresentanza delle sette nazioni i cui Ministri della Cultura si ritroveranno a fine mese a Firenze per l’atteso G7 della Cultura. L’appuntamento con G7 d’Arte – questo il titolo dell’esposizione che non ha precedenti – è in Largo Bargellini dal 28 marzo al 17 aprile 2017, con ingresso libero. In concomitanza con il vertice mondiale dei Ministri della Cultura di Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia in programma a Firenze il 30 e 31 marzo, la Direzione di Florence Biennale – Mostra internazionale di arte contemporanea propone infatti una mostra con opere di artisti di primo piano della scena internazionale.

Ma G7 d’Arte sarà anche una sorta di “anteprima” dell’XI edizione di Florence Biennalein programma dal 6 al 15 ottobre prossimi nella Fortezza da Basso di Firenze. Qui si celebreranno 20 anni di attività all’insegna del dialogo fra artisti di tutto il mondo che si esprimono attraverso tradizioni e discipline diverse, e che proporranno suggestioni artistiche sul tema eARTh: Creatività e Sostenibilità.

In larga parte vincitori del Premio Lorenzo il Magnifico nelle passate edizioni di Florence Biennale, gli artisti selezionati e invitati a G7 d’Arte rappresenteranno il proprio Paese a questo evento espositivo straordinario sviluppato su idea di Marco Ferri, curato da Melanie Zefferino con la direzione generale di Jacopo Celona.

Dal 28 Marzo 2017 al 17 Aprile 2017

Firenze

Luogo: Sacrario della Basilica di Santa Croce

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Regione Toscana
  • Comune di Firenze
  • Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Firenze

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 055 3249173

E-Mail info: info@florencebiennale.org

Sito ufficiale: http://www.florencebiennale.org/

Antonio Carbone e Salvatore Giunta. Forme e scritture mutanti

L’esposizione, curata da Laura Turco Liveri, è composta da venti opere sul tema della percezione di equilibri instabili nella identificazione della realtà, individuata in nuove forme-spazio e cripto-scritture, immaginando un presente in perenne dinamica evoluzione.

I due artisti, di formazione differente sviluppano, con modalità diverse, una personale ricerca sui concetti di scrittura e sovrascrittura, di spazio, forma e luce. Ad accomunarli vi è l’ individuazione di una continua armonizzazione dei linguaggi estetici e formali, espressa con essenzialità cromatica. Comuni sono anche i materiali: carte lavorate, incise graficamente, collage e cartoni dipinti. La carta materiale povero, a forte impatto simbolico e concettuale, si presta a svolgere una funzione evocativa, in grado di esprime finalità simili, che per Giunta si sviluppano  mediante un rapporto diretto con i problemi del reale, mentre per Carbone, in maniera più criptica, si realizzano nella ricerca di una nuova espressività estetica e linguistica.

Le opere proposte compongono un insieme espositivo intenso e minimalista, con un impatto concettuale.

Al vernissage, con gli artisti, dopo i saluti del presidente del Circolo La Scaletta, Ivan Franco Focaccia, interverranno Francesco Mollica, presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Tortorelli, presidente del Consiglio comunale di Matera e Nicola Cicoria, amministratore unico EGRIB.

Fino al 01 Aprile 2017

Matera

Luogo: Circolo La Scaletta

Curatori: Laura Turco Liveri

Enti promotori:

  • Regione Basilicata
  • Circolo La Scaletta
  • Matera 2019

Costo del biglietto: ingresso gratuito

E-Mail info: circololascaletta@gmail.com
Orari: lunedì-venerdì 10-13 / 17- 20.

Arturo Delle Donne. Racconti di mare

La Hernandez Art Gallery ha deciso quest’anno di puntare su uno degli artisti con il quale da anni collabora, Arturo Delle Donne, prendendo parte ad una delle fiere di riferimento per quanto riguarda il campo della fotografia. Ha partecipato infatti alla settima edizione del MIA Photo Fair in programma dal 10 al 13 marzo a Milano presentando in anteprima 6 opere appartenenti all’ultima ricerca dell’artista: Racconti di Mare, un viaggio attraverso i più importanti e conosciuti romanzi di mare di tutti i tempi.

Al termine della fiera la Hernandez Art Gallery ha inaugurato giovedì 16 marzo la mostra Racconti di Mare nella sua completezza.

Ogni immagine, presente in mostra, nasce da una meticolosa ricostruzione in miniatura delle scene più rappresentative e iconiche dei più famosi romanzi di mare, dove ogni particolare è stato costruito dall’artista stesso come su un vecchio set cinematografico.

Accanto alle immagini, alcune frasi tratte dai romanzi di Melville, London, Conrad, Verne, Stevenson etc.. rendono omaggio a questi grandi maestri che hanno celebrato il mare.

Il progetto espositivo si completa con una serie di ritratti che ridanno vita ai protagonisti di questi grandi classici. Ed ecco che ci troviamo davanti allo sguardo profondo di “Capitan Nemo”, al viso ipnotizzante ed enigmatico di Pike protagonista de L’ammutinamento dell’Elsinore, ma anche a Freya delle sette isole e a Jim di L’isola del tesoro.

Nel piano inferiore della galleria verrà presentato al pubblico un precedente lavoro dell’artista, le opere tratte dal progetto Memes. In questo caso i soggetti rappresentati ci portano nel mondo della mitologia greca e agli archetipi che rimandano alla nascita del genere umano. Troveremo una disperata Medea e un coraggioso Ulysse, ma anche i delicati Amore e Psyche…

Fino al 06 Aprile 2017

Milano

Luogo: Hernandez Art Gallery

Curatori: Gigliola Foschi

Enti promotori:

  • Hernandez Art Gallery

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 67490252

E-Mail info: hernandezartgallery@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.galleriahernandez.com/home/

Piero Ligas. Ritratti d’anima

Piero Ligas ha inaugurato la sua nuova collezione dal titolo Ritratti d’Anima visitabile sino all’undici di Aprile 2017 al Coffe Art di Cagliari.

Ligas è un artista locale, che si avvicina alla pittura da autodidatta, il cui percorso artistico è rivolto alla ricerca del proprio io, da sfoggiare in una pittura astratta con un gioco cromatico accesso.

Restare indifferenti all’intensa espressività e al cromatismo della prova pittorica del maestro sardo è difficile, infatti la pittura evoca quel qualcosa di magico, che ci attrae coinvolgendo lo sguardo nella sua narrazione.

I colori contengono una forte valenza simbolica che rimanda al mondo interiore dell’artista, la percezione del colore ha un fondamento oggettivo che oltrepassa le differenze culturali e costituisce un linguaggio universale.

Vengono evocate suggestioni nel fruitore dell’opera, tra un inconscio e mistero, mediante uno scambio contemplativo dell’arte. Concetti difficili vengono resi più semplici attraverso l’uso dell’immagine e del colore, marcato da contorni sempre più netti.

La predominanza di alcune tonalità cromatiche come il viola, il rosso accesso, il nero, mostrano un desiderio tra la sintesi della energia e un calmo appagamento, l’unione dell’elemento materiale con quello spirituale nel gradevole carattere offerto dal viola.

Il percorso artistico è correlato a contenuti psichici, mediante un gioco di colori e luci.

Le opere dell’artista mostrano uno slancio vitale, un’idea di perfezione e delicatezza, sensibilità e fragilità nella figura umana. Il tutto è mitigato da tonalità decise, con una tinta che non mostra incertezze. I contorni neri esaltano e hanno una funzione passiva inglobata da altre tinte. Il nero può rappresentare non solo il nulla finito. La figura umana proietta un’immagine di sé.

Nei Ritratti d’anima è lo sguardo a catturare l’attenzione, gli occhi dell’inconscio e contatto con il mondo esterno, esprimono l’io che è presente in ognuno di noi. La pittura del maestro suggerisce, sia per le tinte che per il tratto, sentimenti forti, dove traspare un’inquietudine, espressa dal gesto grafico, dove il contatto con la realtà sembra solo una pallida visione.

Con quest’opera l’artista esprime se stesso e il suo Io.

 

 

Cagliari

Mostra visibile al coffee Art-Piazza Tristani

Tutti i giorni fino all’11 aprile 2017

 

LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore

Arriva alla Permanente di Milano – dal 17 marzo al 23 luglio 2017 – LOVE. L’Arte contemporanea incontra l’amore, la mostra rivelazione dell’anno. L’evento, che ha saputo richiamare a sé un vastissimo pubblico nella sede del Chiostro del Bramante a Roma, si è rivelato una sfida complessa che ha conciliato l’arte contemporanea con i grandi numeri: sfida che la mostra LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore è riuscita a vincere grazie al tema universale dell’amore, ai grandi nomi dell’arte contemporanea internazionale e alla scelta rigorosa e sapiente delle opere da parte del curatore Danilo Eccher.

Un mix vincente di elementi che ha creato un entusiasmo di massa concretizzatosi nelle lunghe code davanti al Chiostro del Bramante di Roma, dove la mostra è stata presentata in anteprima. Milano, per il suo carattere contemporaneo e fashion, non poteva che essere la sede naturale per il prosieguo del progetto e le sale espositive del Museo della Permanente sono state ritenute le più adatte ad accogliere le 39 opere che compongono questo straordinario racconto sull’ amore.

Yayoi Kusama, Tom Wesselmann, Andy Warhol, Robert Indiana, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente, Joana Vasconcelos e molti altri sono gli artisti chiamati a raccolta da Danilo Eccher per raccontarci l’amore dal loro punto di vista, tracciando un percorso artistico fortemente emotivo.

Fino al 23 Luglio 2017

Milano

Luogo: Museo della Permanente

Curatori: Danilo Eccher

Enti promotori:

  • Comune di Milano (patrocinio)
  • Museo della Permanente (promotore)
  • DART – Chiostro del Bramante
  • Gruppo Arthemisia .

Costo del biglietto: 13 € (11€ ridotto)

Telefono per prevendita: +39 02 89 29 711

Telefono per informazioni: +39 02 89 29 711

E-Mail info: info@lapermanente.it

Sito ufficiale: http://www.lapermanente.it/

Mohsen Taasha Wahidi: afghan memories

Theca Gallery a cinque anni di distanza dalla partecipazione del proprio artista, Mohsen Taasha Wahidi, all’esposizione di Kassel dOCUMENTA(13) curata da Carolyn Christov Bakargiev organizza un’esposizione personale a Milano con oltre venti opere precedentemente esposte in Germania e alcune significative opere inedite. Sede espositiva della mostra è lo Studio Tributario Associato Scarioni Angelucci, Corso di Porta Nuova, 3.

Titolo della personale dell’artista afgano è Mohsen Taasha Wahidi: afghan memories. L’artista è stato esposto nel 2015 al Padiglione Nazionale dell’Iran alla 56° Biennale d’arte di Venezia nella mostra curata da Marco Meneguzzo The Great Game.

A Venezia sono state esposte tre opere appartenenti a tre differenti cicli di lavori: The Red Curtain (2010) e In the Seventh Sky (2012) entrambi precedentemente esposti anche a dOCUMENTA(13)  unitamente a Untitled Miniature / Kala Minar (2013) opera presentata nella mostra americana Art Amongst War: Visual Culture in Afghanistan a cura di Deborah Hutton, presso il Sarnoff College Museum of Arts, in New Jersey nel 2014.

L’opera di Mohsen Taasha Wahidi è caratterizzata da un forte radicamento alla cultura millenaria della sua terra (la Persia), temi da cui parte per sviluppare una riflessione critica sulla situazione sociopolitica dei luoghi in cui vive (Afghanistan e Pakistan). Mohsen Taasha Wahidi è stato parte del gruppo di artisti Roschd (Il fiorire), movimento che ha poi lasciato, fondando il gruppo Bad Artists, in seguito chiamati Taasha Artists (Artisti Nascosti), appellativo assunto successivamente dall’artista stesso nel suo nome d’arte. Mohsen Taasha Wahidi unisce la sapienza della parola scritta, che usa spesso come sfondo oppure disegnando e dipingendo direttamente su pagine di Corano, all’uso simbolico del colore rosso e di dettagli iconografici ripresi dalla tradizione compositiva e grafica mediorientale.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo trilingue (italiano, inglese, farsi) edito per la collana Quaderni Alphabet di Theca Gallery. L’esposizione è visitabile dal lunedì a venerdì con orario 10-19 previo appuntamento a gallery@theca-art.com.

Fino al 21 Aprile 2017

Milano

Luogo: Studio Tributario Scarioni Angelucci

Curatori: Andrea Carlo Alpini

Telefono per informazioni: +39 380.68.36.439

E-Mail info: gallery@theca-art.com

Sito ufficiale: http://www.theca-art.com

Depero il mago

Depero in più di 100 opere, nella Villa dei Capolavori, a raccontare un artista che seppe “dispensare meraviglia”.

Dinamico, poliedrico, brillante. Dal 18 marzo al 2 luglio 2017 la Fondazione Magnani Rocca ospita una grande mostra dedicata a Fortunato Depero (Fondo 1892 – Rovereto 1960) nella Villa di Mamiano di Traversetolo, presso Parma. Oltre cento opere tra dipinti, le celebri tarsie in panno, i collage, disegni, abiti, mobili, progetti pubblicitari, per celebrare il geniale artefice di un’estetica innovativa che mette in comunicazione le discipline dell’arte, dalla pittura alla scultura, dall’architettura al design, al teatro.

La mostra è frutto della collaborazione istituzionale fra il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e la Fondazione Magnani Rocca, ed è curata da Nicoletta Boschiero, già autrice di storiche ricognizioni su Depero, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione.

Il futurista Depero si schiera contro i modelli comuni provocando la rottura di schemi obsoleti grazie ad un lavoro creativo che, oltre all’estro, richiede tempo, sapienza, organizzazione. Spirito di sacrificio abbinato alla volontà un po’ folle di andare oltre il limite, dettando regole nuove in continuo mutamento: ancor oggi l’artista ci appare come dispensatore di meraviglia.

La mostra è articolata in cinque capitoli:
Irredentismo e futurismo. La formazione alla scuola elisabettina e l’adesione futurista;
Teatro magico. Chant du Rossignol, Balli plastici, Anihccam;                                                                                                         La Casa del mago. La produzione artistica tra design e artigianato;
New York. Depero Futurist House;
Rovereto. Verso il museo;
a interpretare il percorso futurista dell’autore, analizzandone i ruoli peculiari di sperimentatore, scenografo, mago, pubblicitario e infine maestro.

L’esposizione prende avvio dai primi passi dell’artista in Irredentismo e futurismo, dagli esordi roveretani fino al periodo romano quando, nel 1915, firma con Giacomo Balla il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, che custodisce il sogno di un’opera d’arte totale, capace di inglobare tutti i linguaggi della ricerca artistica.

Il teatro magico inizia col balletto Chant du rossignol commissionato nel 1916 a Depero da Sergei Diaghilev, e prosegue coi Balli plastici, nati dalla collaborazione con Gilbert Clavel. Il movimento sulla scena dell’automa è meccanico e rigido, le marionette riportano ai valori dell’infanzia, del sogno, del gioco, del magico.

A Rovereto nel 1919, finita la guerra, Depero dà vita a un suo grande sogno, quello di aprire una casa d’arte futurista, specializzata nel settore della grafica pubblicitaria, dell’arredo e delle arti applicate e, in particolare, in quello degli arazzi. Dal 1921 la casa d’arte, grazie all’apporto della moglie Rosetta Amadori e di alcune lavoranti, lavora a pieno ritmo, creando una importante produzione artistica differenziata.

Nel 1928, dopo i successi ottenuti nelle principali esposizioni nazionali e internazionali, Depero e Rosetta si trasferiscono a New York. Il loro soggiorno negli Stati Uniti dura ventiquattro mesi, dal novembre 1928 all’ottobre 1930. Qui l’artista apre la Depero’s Futurist House, una sorta di filiale americana della casa d’arte di Rovereto. Incontra dopo dieci anni Leonide Massine direttore artistico del Roxy Theatre che lo coinvolge come scenografo.

Negli anni cinquanta, al ritorno da un secondo viaggio negli Stati Uniti, l’artista progetta e realizza, grazie anche alla collaborazione del Comune di Rovereto, il primo museo futurista, una insolita e originale consacrazione della sua opera.
Il catalogo dell’esposizione, edito da Silvana Editoriale, prevede i saggi di Nicoletta Boschiero, Mauro Carrera, Matteo Fochessati, Alessandro Nigro, Stefano Roffi, gli apparati di Ilaria Cimonetti oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.

Fino al 02 Luglio 2017

Parma

Luogo: Fondazione Magnani Rocca

Costo del biglietto: € 10 valido anche per le raccolte permanenti, € 5 per le scuole

Telefono per informazioni: +39 0521 848327 / 848148

E-Mail info: info@magnanirocca.it

Sito ufficiale: http://www.magnanirocca.it

Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17); sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì di Pasqua e lunedì 1° maggio.  Aperto anche tutti i festivi.
Il martedì ore 15.30, il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15, 16, 17, visita alla mostra con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15 (ingresso e guida).

Allegro non troppo. La giungla tessile di Bruna Esposito

Uno stretto corridoio, una folla di gente. Si sta stretti, ma un profumo acre di agrumi accoglie il visitatore distraendolo, per un momento, dalla confusione e dalla difficoltà nel raggiungere la sala centrale. All’improvviso, nella semi oscurità si avvicina una giungla tessile colorata e profumata. Un improbabile sovrapposizione di reti, amache, aghi di pino, bitume, catrame, annunci discount, avvolge in un’atmosfera dalle fattezze allegre, ma non troppo. Si tratta della prima personale dell’artista del paradosso e dell’improbabile Bruna Esposito negli spazi dello studio Stefania Miscetti. La mostra porta non a caso il titolo di Allegro non troppo ed è stata inaugurata di recente nel cuore trasteverino della capitale già scenario di innumerevoli esplosioni di contemporaneità internazionale e a tutto tondo.

Bruna Esposito in questa mostra riflette ed elabora due corpi di lavori in cui riprendere temi a lei cari. Attraverso un elaborato assemblaggio site specific intesse un dialogo formalmente insensato e al limite tra il claustrofobico e l’incanto. Le trappole di materiale apparentemente innocue celano tensioni che innescano disagi e paure. Tutto intorno l’atmosfera ricorda tende circensi, colori sgargianti che rendono lo spazio improvvisamente allegro, spensierato, mentre al suo interno tutto tende all’oscuro che attanaglia attraverso scelte che sollecitano significati dettati dall’insensatezza della quotidianità che si fa spazio tra i grovigli di materie per suscitare dinamiche ostinate e audaci.

Bruna Esposito è l’artista che ha fatto della capacità di calibrare in modo sapiente connessioni illogiche, la sua cifra stilistica. Le costruzioni che provengono dalla sua sensibilità artistica sembrano ricercare più un senso di rigore che una dedizione alla spettacolarizzazione dell’arte o delle sue declinazioni. Attraverso la scelta consapevole di prediligere un’economicità materica a una ricerca ostentata del particolare, crea visioni irreali dal gusto ironico e, allo stesso tempo, poetico che evocano la forza della fragilità umana.

Nello specifico Bruna Esposito crea un’unione spaziale che interrompe il cammino libero dello spettatore che si ritrova incastrato tra i grovigli di reti che lo spingono ai lati della stanza in una sorta di ribellione materica che invade, attira e allontana chiunque si avvicini. L’installazione dell’artista è la riappropriazione della materia sull’insensatezza dell’uomo, frenato dalla prepotente presenza di una giungla di sensi, odori, colori in un’atmosfera paradossale e allo stesso tempo allegra, ma non troppo.

 

 

 

Studio Stefania Miscetti

9 marzo 2017 – 30 giugno 2017

via delle Mantellate, 14 – 00165 Roma

Orari: dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 20.00

Ingresso: libero