Lorenzo Quinn. Support

E’ stata inaugurata venerdì 12 maggio, alla presenza del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, la nuova scultura monumentale di Lorenzo Quinn, artista tra i più apprezzati a livello internazionale, figlio dell’attore hollywoodiano Anthony Quinn e della seconda moglie, la costumista veneziana Iolanda Addolori.

L’interessante progetto artistico, un’installazione che emerge dall’acqua in Canal Grande nell’area di Rialto, tra la Ca’ D’Oro e Campo Santa Sofia, è patrocinato dal Comune di Venezia e promosso da Halcyon Gallery con il sostegno di Ca’ Sagredo Hotel.

L’opera monumentale – un’installazione tra gli 8 e i 9 metri di altezza – rappresenta due mani che sostengono simbolicamente il Palazzo Ca’ Sagredo di fronte al quale emergono; la scultura segna l’evoluzione artistica di Quinn e la sua sperimentazione con nuovi materiali e nuove prospettive orientate a trasmettere la sua passione per i valori eterni e le emozioni autentiche. Esempio di un’arte armonica ed equilibrata, è stata concepita per rappresentare le più recenti riflessioni dell’artista sulle problematiche ambientali e sulle variazioni del clima che oggi la nostra società si trova ad affrontare.

Meditando sull’ambivalenza della natura umana, con le sue potenzialità di creazione e distruzione, e sulla capacità dell’uomo di influenzare con il suo operato il corso degli eventi e l’ambiente, Quinn ci parla dell’opportunità concreta di raggiungere un maggior equilibrio con il nostro Pianeta, in termini sia economici sia ambientali sia sociali.

Le mani, strumenti che possono tanto distruggere il mondo quanto salvarlo, trasmettono un istintivo sentimento di nobiltà e grandezza in grado anche di generare inquietudine, poiché il gesto generoso di sostenere l’edificio ne evidenzia la fragilità.

L’installazione sarà visibile al pubblico dal 13 maggio al 26 novembre; per tutto il periodo dell’esposizione di Support, all’interno dell’Hotel Ca’ Sagredo saranno in mostra alcune versioni di altre opere di Lorenzo Quinn, fra cui Leap of Faith, esposto all’Hermitage Museum di San Pietroburgo nel 2011, The Four Loves e Love,collocate in Berkeley Square e Millbank a Londra nel 2017.

Per Quinn, la scultura è strumento di comunicazione, una forma artistica attraverso la quale intende promuovere la tolleranza, la comprensione reciproca e l’armonia.

Fino al 26 Novembre 2017

VENEZIA

LUOGO: Hotel Ca’ Sagredo

ENTI PROMOTORI:

  • Halcyon Gallery
  • Patrocinato dal Comune di Venezia

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 041 2413111

E-MAIL INFO: info@casasagredohotel.com

Gianluca Corona e Claude Jammet. Erbario – Bestiario

«Credo di aver deciso di intraprendere questo mestiere proprio per il desiderio di voler raggiungere certi effetti di luce e di colore. E’ la possibilità di rappresentare e di elevare un soggetto, anche il più apparentemente banale, ad un livello superiore, al ruolo di icona, di archetipo assoluto».

Poco tempo fa abbiamo avuto modo di incontrare l’attività artistica di Gianluca Corona, esponente della giovane figurazione italiana, incentrata sulla natura morta. Ecco che il 20 Maggio una nuova esposizione prende corpo alla Galleria Cristina Busi di Chiavari, in provincia di Genova.

Claude Jammet è nata in Zimbabwe da genitori francesi. Cresciuta e formatisi in Kenya, India e Giappone, si è trasferita all’età di 19 anni in Sudafrica, dove ha intrapreso la carriera di pittrice. Ora vive e lavora in Italia.

«La credenza comune vuole che gli animali non abbiano anima. Ho vissuto troppe esperienze che indicano il contrario, quindi quando gli animali entrano nella mia pittura ciò non avviene soltanto per ragioni simboliche, ma come segno di parentela». (C. Jammet)

Circa venti oli su tavola e su tela, protagonista per eccellenza: la natura.

La natura vegetale è approfondita da Gianluca Corona, con le sue nature morte ne indaga la forma e la bellezza. La natura animale è invece indagata da Claude Jammet che ne sente le molteplici affinità e con essa ha stretto un grande legame empatico.

Per entrambi gli artisti il lavoro richiede tempi lunghi, è meticoloso, scrupoloso; le richieste delle loro opere sono molteplici essendo artisti di risonanza internazionale. Sono quindi particolarmente orgogliosa di poter presentare le loro ultime opere: una ventina di oli su tavola o tela.

 

 

Dal 20 Maggio al 25 Giugno 2017

Galleria Cristina Busi

Via Martiri della Liberazione, 195, Chiavari (Genova)

Dal martedì alla domenica, dalle ore 17:00 alle ore 20:00

Sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17:00 alle ore 20:00

 

Vernissage, Sabato 20 Maggio ore 17:00

Temperantia di Pablo Betti

The AB Factory nel suo continuo supporto alla crescita umana e professionale degli artisti è lieta di presentare la mostra fotografica di Pablo Betti, un artista internazionale argentino. La mostra sarà possibile visitare fino al 27 maggio negli spazi di The Ab Factory, un’esposizione artistica che sarà un evento indispensabile per acquisire tutti gli strumenti adeguati per capire l’arte nel suo sistema.


Le sue opere non sono paesaggi, sono orizzonti e visioni aeree della mente, del pensiero astratto che trova forma nelle regole della mente, mentre il colore e la composizione sono intime composizioni, memorie direttamente estratte dall’infanzia dell’artista della sua terra natia. Gli echi della pittura sembrano risuonare nel racconto raffinato dell’artista, per meglio leggere tra le righe del “racconto”, per farsi trasportare dall’emozione, dalla luce dei cromatismi e dai percorsi delle forme disegnate su una superficie piana come la tela o a rilievo come la tessitura.

Pablo Betti è un artista che intende rivolgersi a un vero mercato dell’arte fatto dal pubblico e non dallo spazio espositivo. Gli attori principali dell’arte sono lo stesso pubblico, che offre oggi il mondo dell’arte e come si colloca all’interno del panorama artistico. Le sue opere sono intime memorie strappata dalla sua terrà, dove il colore riflette il suo stato d’animo, illuminato da rapide e intense pennellate calde. I colori sono una ricerca continua per ritrovare se stesso, le sue radici. La sua arte è quasi un racconto da leggere nel profondo silenzio per cogliere l’intimo dell’artista. Le sue opere spesso diventano icone del suo tempo, avvolti da quel fascino misterioso che coinvolge lo spettatore nella sua rete. Le immagini apparentamene semplici trasmettano una carica emotiva abbastanza forte da essere contemplate nel profondo silenzio.

La mostra sembra suggerire un percorso cronologico della vita dell’artista passando da tele calde a quelle fredde.

via Alagon Cagliari

fino al 27 maggio

Dalle 10,00 alle 18,00

Aeropittura. La seduzione del volo

Illuminati da una fatalità estetico-plastica…siamo entrati con l’aeropittura nella piena sensibilità aerea (Prampolini 1932). In un periodo in cui l’aviazione italiana toccava i suoi vertici tecnologici gli artisti affrontano la rappresentazione del dinamismo dove il movimento non è più solo dell’oggetto rappresentato, ma anche dell’artista stesso.

In mostra oltre sessanta opere, provenienti da collezioni private, tra dipinti e disegni: Crali, D’Anna, Forlin, Fasullo, Bonetti, Bonifazi (Virgì), Voltolina (Novo), Mori, Tulli, Caviglioni. Padova, la città da cui Gabriele D’Annunzio ospite della contessa Lucia Giusti del Giardino, partì nel 1918 per il suo celebre volo su Vienna, rende così omaggio alla seduzione del volo. L’aeropittura è una declinazione pittorica del futurismo che si afferma negli anni successivi alla prima guerra mondiale.

Come espressione del mito della macchina e della modernità caratteristico del movimento marinettiano, l’aeropittura manifesta l’entusiasmo per il volo, il dinamismo e la velocità dell’aeroplano.

Fino al 30 Luglio 2017

Padova

Luogo: Musei Civici Eremitani

Enti promotori:

  • Comune di Padova – Settore Cultura Turismo Musei e Biblioteche

Costo del biglietto: intero € 10, ridotto € 8

Telefono per informazioni: +39 049 8204551

E-Mail info: musei@comune.padova.it

Sito ufficiale: http://padovacultura.padovanet.it

Alì Nassereddine. Naturae

Ali Nassereddine, artista libanese che vanta numerose mostre a livello internazionale,  ci regala attimi intensi con i suoi paesaggi delicati – con possibili riferimenti ai moti dell’anima – e sublimi in cui la sua vena lirica ha modo di manifestarsi con accenti delicati e sorprendenti.

Compostezza nelle forme e lirismo poetico accompagnano le opere di questo artista che sembra volerci svelare un codice del tutto personale, contemplativo, fatto di ricordi che vanno al di là dell’intento naturalistico.

Acrilici materici su tela si stagliano sulle pareti e ci raccontano storie di umanità contemporanee che si legano al vissuto e alle percezioni dell’artista ma che si insinuano dolcemente nella mente del fruitore; facendolo sognare e attingendo  alla propria memoria.

Naturae è una mostra molto intimista e dipinta con maestria e delicatezza dall’artista Nassereddine  nonostante riveli al contempo, grazie all’effetto materico della pasta pittorica e dei segni grafici apposti volutamente dalla mano del pittore, una tangibile introspezione che vira all’osservazione dell’anima e del sentire umano.

Cromatismi mai troppo accesi e sempre lavorati col  pennello in modo sapiente sono alla base della tecnica artistica e dell’espressività creativa nella mostra meneghina: Milano di fatto è un  luogo dove peraltro l’artista vanta numerose esposizioni di successo anche a livello istituzionale.

Il lavoro artistico dell’artista Nassereddine esprime la propria poetica tramite la sua arte  pittorica con l’ausilio di delicate trame di colori spesso tenui e volutamente pieni di leggiadria cromatica che si affacciano sulle tele con grande garbo; mostrando al fruitore la profonda sensibilità di cui quest’artista è capace, evitando spontaneamente frizioni concettuali e lasciandosi librare dalle sensazioni che avverte a pelle, con “morbidezza”  pittorica, con grande carattere e notevole compostezza.

Dal 10 Maggio 2017 al 23 Maggio 2017

Milano

Opening: 10 maggio 2017 dalle 18,30 alle 21

Luogo: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13

Curatori: Massimiliano Bisazza

Telefono per informazioni: +39 347 2265227

E-Mail info: info@statuto13.it

Sito ufficiale: http://www.statuto13.it

Pablo Echaurren. Du champ magnétique. Opere 1977-2017

L’esposizione propone una serie di opere realizzate nell’arco di quarant’anni in cui Pablo Echaurren dialoga con l’ombra del padre dell’arte concettuale Marcel Duchamp. Il percorso della mostra si sviluppa lungo lo spazio fisico della Scala Contarini del Bovolo, che nella sua forma a spirale (bovolo in dialetto veneziano significa chiocciola) rimanda emblematicamente alla coppia di opposti alto/basso e ascesa/discesa.

Traendo spunto dall’opera duchampiana Nu descendant un escalier, l’artista ha concepito una serie di cartelli segnaletici che invitano lo spettatore, con un gioco di parole onomatopeico, a salire le scale (Nous ascendants un escalier) e poi a discenderle (Nous descendants un escalier).

La mostra è anche un viaggio nel tempo lontano/vicino e immaginato/vissuto che collega tre date: 1917, 1977 e 2017.
1917: anno in cui Duchamp presenta il ready-made Fountain, l’opera provocatoria per antonomasia.
1977: abbandonata per qualche tempo la professione di artista, Echaurren, legandosi alla corrente ironica e creativa dei cosiddetti indiani metropolitani, elabora con il gruppo un nuovo linguaggio collettivo basato sull’uso delle provocazioni duchampiane ma in chiave politica, creando fanzine, disegni, collage e dando vita a happening a sorpresa.
2017: l’artista decide di recuperare i materiali legati a quei momenti, quaderni, appunti scritti e disegnati, proponendo anche nuovi lavori che mettono in evidenza la possibilità di servirsi ancora oggi di Duchamp come un palinsesto su cui tracciare un percorso personale.

Il fulcro della mostra è rappresentato da una serie di collage che entrano in rotta di collisione con i materiali cartacei della boîte verte, la scatola duchampiana intitolata La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1934). Un’opera che rappresenta per Echaurren non solo un personale oggetto d’affezione ma anche uno stimolo e uno spunto di riflessione sul fare arte come prassi legata alla dimensione del pensiero.

La scatola, com’è noto, contiene la riproduzione di appunti, foto, disegni e fogli strappati relativi all’elaborazione del Grande Vetro. Una sorta di cassetta degli attrezzi ma anche un potenziale collage. Echaurren, che sin dal 1969 ha praticato la via del collage accanto alle altre discipline artistiche, ha utilizzato copie dei facsimile della boîte per realizzare cinquanta lavori in un’ideale partita a scacchi con il grande maestro. Al fine di rimarcarne l’importanza, un esemplare originale della scatola è materialmente presente nella mostra.

A conclusione dell’itinerario, la scultura di ceramica U/siamo tutti Duchamp, una copia dello storico orinatoio firmato R. Mutt, sulla quale Echaurren è intervenuto applicandovi una sorta di tatuaggio realizzato con una tecnica desunta dal compendiario della grottesca faentina cinquecentesca, trasformando così l’oggetto in una suppellettile straniante attraverso un détournement in bilico tra medioevo, graffitismo, passato e presente, alto e basso.

Dal 09 Maggio 2017 al 15 Ottobre 2017

Venezia

Inaugurazione martedì 9 maggio ore 18-21

Luogo: Scala Contarini del Bovolo

Curatori: Raffaella Perna, Kevin Repp

Enti promotori:

  • Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris di Roma

Form and Space – Concetti Spaziali

In occasione della 57^ mostra internazionale d’arte di Venezia, La Galleria, sede italiana della Galerie Dorothea van der Koelen di Magonza, presenta le opere di dieci artisti di fama internazionale provenienti da sei Paesi, nell’esposizione Form and Space – Concetti Spaziali.

Il titolo dell’esposizione si riferisce all’artista Lucio Fontana, che ha battezzato una gran parte della sua opera Concetto Spaziale. Fontana dal 1949 ha creato i suoi primi Buchi, dal 1958 in poi ha lavorato ai Tagli, che non solo hanno distrutto le tele fisicamente, ma anche squarciato i presupposti fondamentali della pittura tradizionale in generale.

La Galleria – che da sempre si distingue per un carattere rigoroso, bello e divertente, ma (quasi) sempre astratto: concreto/concettuale/costruttivo – ospita dunque su queste linee giovani talenti, presenti a Venezia per la prima volta, a fianco di noti artisti già ospiti di Biennale.

Daniel Buren, importantissimo esponente dell’arte concettuale francese, sarà presente con un’opera in vetro colorato, in diretto rimando alla personale dell’artista tenutasi al Guggenheim di New York. In omaggio al grande maestro della concrete art François Morellet, scomparso lo scorso anno, verrà presentato uno dei suoi ultimissimi lavori. Il contributo italiano alla mostra è da parte di Turi Simeti, membro del Gruppo n. L’artista è considerato un esponente diretto delle opere d’arte note come Concetti Spaziali.  L’artista internazionale Lore Bert presenta un nuovo grande quadro-oggetto in carta giapponese colorata, creato appositamente per l’occasione e ispirato alle architetture veneziane. Sebastian Dannenberg è un eccezionale giovane talento, ed espone nella Galleria per la prima volta i suoi lavori di pittura spaziale.  Mohammed Kazem, astro nascente della scena contemporanea degli Emirati Arabi porta quest’anno il suo lavoro più recente, sintesi di luce e spazio, fotografia e materialità. Jan van Munster, già ospite in Galleria nel 2016, con l’opera Clone- Brainwave incornicia il tema della visualizzazione del pensiero in un lavoro di prorompente energia. Arne Quinze, giovane artista già molto noto per le sue monumentali installazioni in legno coloratissimo, sarà presente con un lavoro della serie Bidonville, una riflessione personale sullo sviluppo urbano. L’artista tedesca Vera Röhm presenta i suoi Ergänzungen (Completamenti) sculture che combinano materiali naturali e artificiali in modo simbiotico. Saranno presenti in mostra anche le opere evocative in metallo, di struttura quasi pittorica, dello scultore tedesco Wulf Kirschner.

L’inaugurazione si svolgerà Martedì 9 Maggio 2017 alle ore 17 presso La Galleria.
Il discorso di apertura inizia alle 18, seguirà un aperitivo in giardino.

Dal 09 Maggio 2017 al 26 Novembre 2017

Venezia

L’esposizione resterà aperta al pubblico dal lunedì al sabato (h 10 – 19:30)

Luogo: La Galleria Dorothea van der Koelen

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 041 52 07 415

E-Mail info: info@galleria.vanderkoelen.de

Sito ufficiale: http://www.galerie.vanderkoelen.de/

Botero. Dipinti 1959-2015

Una dimensione onirica, fantastica e fiabesca dove si percepisce forte l’eco della nostalgia e di un mondo che non c’è più o in via di dissoluzione. Uomini, animali, vegetazione i cui tratti e colori brillanti riportano immediatamente alla memoria l’America Latina dove tutto è più vero del vero, dove non c’è posto per la sfumatura e che anzi favorisce l’esuberanza di forme e racconto.

Questa è la cifra stilistica di Fernando Botero, origini colombiane, famoso e popolare in tutto il mondo per il suo inconfondibile linguaggio pittorico, immediatamente riconoscibile. Alla sua arte, nel suo 85mo genetliaco, si rende omaggio con un’esposizione che ripercorrerà attraverso circa 50 dei suoi capolavori, molti dei quali in prestito da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera del Maestro dal 1958 al 2016.

La mostra è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio della Regione Lazio. Organizzata e co-prodotta da Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira, è curata da Rudy Chiappini in stretta collaborazione con l’artista.

Botero ha guadagnato fama internazionale, catturando la fantasia della vita dipingendo figure corpulente e talvolta comiche. Caratteristica della sua pittura è l’insolita dilatazione che subiscono i suoi soggetti, che acquistano forme insolite, quasi irreali, astratte e, a volte persino grottesche; figure monumentali che possono essere sensuali, ma anche piene di dolore e tristezza.

Nato a Medellin in Colombia, nel 1932, Botero è certamente uno degli artisti più famosi e popolari al mondo. Apolide, eppure legato alla cultura della sua terra, Botero ha anticipato di diversi decenni l’attuale visione globale dell’arte; la sua opera infatti rappresenta una commistione straordinaria tra la tradizione latino-americana e la pittura europea.

Suddivisa in sezioni tematiche (Antichi maestri; Natura morta; Corrida; Religione; Politica; Società; Famiglia; Festa; Nudo; Ritratti; Violenza in Colombia; Circo; Abu Grahib), questa monografia presenta i dipinti realizzati dall’artista negli ultimi trent’anni, affiancati dai capolavori degli anni precedenti, risalenti agli anni ’60, quali le straordinarie nature morte o le tele che si rifanno agli antichi maestri, da Leonardo a Goya, da Piero della Francesca a Raffaello.

Dal 05 Maggio 2017 al 27 Agosto 2017

Roma

Luogo: Complesso del Vittoriano

Curatori: Rudy Chiappini

Enti promotori:

  • Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale
  • Con il patrocinio della Regione Lazio

Telefono per informazioni: +39 06 87 15 111

Sito ufficiale: http://www.ilvittoriano.com

Luca Vernizzi. Spazio e solitudine

La galleria VS Arte di Vincenzo Panza e Samantha Ceccardi presenta la personale Luca Vernizzi. Spazio e solitudine, a cura di Chiara Gatti, esposta dal 5 maggio al 4 giugno 2017.

A pochi mesi di distanza dalla mostra allestita lo scorso autunno alla Triennale di Milano, l’artista torna con un nuovo percorso dedicato al tema dell’oggetto dipinto.

Fra l’iconografia classica della natura morta e la rilettura in chiave concettuale dell’immagine, spicca una selezione di circa venti lavori recenti accanto a un nucleo di carte, piccoli disegni, studi preparatori e schizzi autonomi in cui l’oggetto rappresenta l’alibi per una indagine sullo spazio che ruota intorno.

Costruttore di forme uniche, maestro della sintesi e della linea pura che incornicia ogni elemento con geometrico rigore, memore della lezione di Cézanne, Vernizzi guarda alla realtà in cerca di una regola che disciplina il visibile; un sistema cartesiano, uno schema metrico, una griglia impalpabile su cui costellazioni di mele o pesche si posizionano come astri in una galassia domestica.

Lo sguardo alla vita feriale, all’esistenza quotidiana; le allusioni alla sospensione del tempo nelle stanze della memoria, sono macro-temi che coronano la sua necessità primaria di dare ordine e valore alla forma pura. Ogni “prelievo” rubato agli scaffali di una cucina, alle mensole di un sottoscala, è proiettato in una dimensione assoluta. Scatole dicartone, ombrelli aperti, sedie, panni, camicie diventano presenze astratte, ritagliate nello spazio vuoto, rarefatto, abbacinante di una tela o di una tavola bianca.

Dal 04 Maggio 2017 al 04 Giugno 2017

Milano

Inaugurazione giovedì 4 maggio ore 18.30

Luogo: VS Arte

Curatori: Chiara Gatti

Telefono per informazioni: +39 335 8004220

E-Mail info: info@vsarte.it

Sito ufficiale: http://www.vsarte.it

L’insostenibile leggerezza delle immagini di Irene Kung

Formatasi nel mondo della pittura, la svizzera Irene Kung è una fotografa anomala, a cui non è mai interessato più di tanto rappresentare la realtà. Le sue fotografie, infatti, non sono mai riproduzioni esatte del reale, ma piuttosto interpretazioni del mondo attraverso gli occhi dell’artista.

All’immagine meccanica si sovrappone nelle sue opere il gesto pittorico, in una tecnica multimediale in cui la fotografia perde il suo carattere di pura registrazione, e attraverso l’uso della tecnologia digitale si converte in una diversa forma espressiva.

Nell’epoca dell’iperfotografia, in cui tutti produciamo immagini senza sosta e ne siamo contemporaneamente bombardati, Irene Kung torna invece a un lavoro lento e paziente, fatto di attese (ad esempio nella scelta di soggetti e luce) e di minuzia (nella postproduzione), in quello che può essere letto come un tentativo di rallentamento di un fenomeno che appare ormai inarrestabile.

Obiettivo, non poco ambizioso, del suo lavoro sembra essere quello di raccontare attraverso la fotografia, anziché una visione realistica della realtà esterna, la dimensione opposta, quella irrazionale dell’interiorità e dei sentimenti. Quelli proposti dalla Kung sono infatti luoghi interiori, immagini emotive, in cui la razionalità è messa da parte insieme al superfluo, per arrivare all’essenziale, e così all’emozione.

I soggetti che rappresenta, generalmente alberi e architetture, sono infatti sempre ridotti a una purezza essenziale, completamente decontestualizzati rispetto al loro spazio originario. Sono sempre ripresi frontalmente, ritagliati nel vuoto e sospesi in un silenzio tombale, in cui la figura umana è quasi sempre assente. Estratti dal flusso dell’esistenza e immersi in una dimensione metafisica e rarefatta, sono offerti allo spettatore sotto una veste nuova, arricchiti di sentimenti e quasi purificati. Una calma apparente è perciò protagonista delle sue immagini, e quelle che si creano sono atmosfere enigmatiche, che provocano nel pubblico un senso di smarrimento ma di tranquillità allo stesso tempo, in un dolce naufragare cullati dal silenzio più assoluto. Se tutte le foto sono mute, infatti, le sue lo sono di più.

È in questo modo che i luoghi che conosciamo divengono misteriosi, senza tempo, e soggetti banali si convertono in immagini universali, non riconducibili a uno spazio-tempo in qualche modo identificabile.

Ad essere ben identificabile è invece la mostra in cui sono attualmente esposte le sue opere: si trova a Roma presso la Galleria Bonomo, dove la fotografa è già alla sua terza personale.

Si tratta stavolta di una mostra in cui i soggetti più amati dall’artista sono rivisitati in chiave meno cupa. Ai soliti forti contrasti chiaroscurali e profondi sfondi neri sono sostituite infatti atmosfere più tenui, primaverili, grazie a un nuovo studio sulla luce, che dona alle opere esposte un inconsueto senso di leggerezza, senza però perdere l’abituale dose di enigma e di mistero.

Piazza di Spagna, Campo de’ Fiori e altri spazi della quotidianità romana si trasformano all’interno di questa mostra in luoghi incantati e sconosciuti. É questo il potere della Kung, creare immagini che trascinino all’interno di una dimensione altra, capaci di mostrare qualcosa che normalmente sfugge, di mettere in evidenza aspetti inediti di soggetti altrimenti scontati. Lo stesso, del resto, accade all’interno della mostra. Negli spazi raccolti della galleria, tra il chiarore delle pareti e quello delle immagini, circondati dalle atmosfere sospese della Kung, la sensazione è quella di essere immersi in un mondo parallelo, totalmente isolati dal caos della realtà esterna.

C’è tempo fino al 20 maggio per lasciarsi trasportare.

Fino al 20 maggio 2017

Galleria Valentina Bonomo

Via del Portico d’Ottavia, 13

Roma

 

http://galleriabonomo.com/Exhibitions/irene-kung/