Jean Arp: una grande mostra a Roma per celebrare la doppia ricorrenza

Una concomitanza di ricorrenze è all’origine della grande mostra in corso alle Terme di Diocleziano a Roma: i cento anni dalla nascita di Dada e i cinquanta dalla scomparsa di uno dei suoi fondatori, Jean Arp.

La retrospettiva che li celebra, curata da Alberto Fiz in collaborazione con la Fondation Arp di Clamart, è la più grande mai realizzata in Italia sull’artista, e con le sue circa ottanta opere (alcune delle quali mai esposte in precedenza) offre un’importante occasione al pubblico italiano per conoscere meglio uno dei maggiori protagonisti dell’arte del Novecento, che fu poeta, pittore, scultore, e partecipò a tutti i movimenti artistici della sua epoca.

L’esposizione congiunta di sculture, rilievi, arazzi, stampe e papier collé provenienti dalla Fondation Arp e da altre importanti istituzioni consente un viaggio nell’intera produzione dell’artista: da una prima testina scolpita nel 1904 fino a una delle sue ultimissime opere, la Femme Paysage del 1966.

Il percorso, però, non è organizzato secondo un ordine cronologico, ma diviso in diverse sezioni tematiche. La prima accoglie i lavori dadaisti e una limitata ma interessante documentazione, le due centrali sono dedicate invece alla scultura nei diversi materiali e formati, e l’ultima al rapporto con la moglie Sophie Taeuber-Arp e al loro sodalizio artistico fatto di complicità e reciproche influenze.

A rendere particolarmente interessante la mostra è l’allestimento, protagonista dell’evento tanto quanto le opere stesse. Progettato dall’architetto Francesco Venezia, è ricco di soluzioni degne di nota: ad esempio l’accostamento tra un mosaico romano e le forme sinuose di Arp, l’ingrandimento del suo monocolo dadaista per consentire al pubblico di guardarvi attraverso, e la scelta dei colori di espositori, basi e impianto di illuminazione che riprendono quelli ricorrenti nell’opera grafica dell’artista. Fondamentale poi la possibilità di lanciare sguardi trasversali lungo tutto il percorso e di guardare le opere da ogni punto di vista, nel rispetto dell’idea di articolazione nello spazio di forme organiche alla base della scultura di Arp.

Ad assumere un ruolo importante per la riuscita della mostra e per la trasmissione del suo effetto di grande suggestione è poi anche la cornice architettonica che la ospita. I monumentali spazi delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, infatti, instaurano uno stimolante dialogo con la statuaria di Arp, confermando non solo la vitalità delle aree archeologiche, ma anche la validità del loro utilizzo come spazi per il contemporaneo.

Jean Arp (foto dell'autrice) ARP (archeoroma.beniculturali.it) Jean Arp (foto dell'autrice) (2) Jean Arp (foto dell'autrice) (3) Jean Arp (foto dell'autrice) (4) Jean Arp (foto dell'autrice) (5) Jean Arp (foto dell'autrice) (6) Jean Arp (foto dell'autrice) (7)

Fino al 15 gennaio 2017

Roma, Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano (Grandi Aule)

http://archeoroma.beniculturali.it/mostre/jean-arp

 

 

Joan Jonas

Fino al 27 febbraio 2017 sarà presente alla Galleria Alessandra Bonomo la terza mostra di Joan Jonas ideata per questo spazio. Joan Jonas è una figura emblematica nell’arte contemporanea americana del dopoguerra. Si distingue come una outsider dalle prime performance a New York negli anni ’70, nel momento in cui la città era un luogo di scambio per gli artisti più innovativi.

Cominciando dalla danza e dai video in bianco e nero, nei quali utilizza il corpo e il movimento come unico mezzo espressivo, l’artista evolve continuamente il proprio linguaggio, ampliando costantemente la sua ricerca con nuovi codici espressivi, influenzata nei suoi viaggi come in Islanda ed in Giappone.

I video tratti dalle performance interagiscono nei suoi lavori con elementi vecchi e nuovi, oggetti diversi trovati o disegnati dall’artista, la sua voce o la musica da lei scelta (Jason Moran) creano un filo continuo con la narrazione.
Il lavoro recente dell’artista si concentra sulla fragilità della natura e il suo legame con la condizione umana, come nella performance della Biennale di Venezia 2015, alla quale è ispirata la mostra.
Gli elementi principali sono un grande schermo, vari specchi che riflettono le proiezioni, oggetti trovati casualmente ed oggetti costruiti per la performance, i video e i disegni che mettono in relazione spazio e tempo intesi come materiali scenici.

Jonas, Fonte arte.it

Fino al 27 Febbraio 2017

Roma

Luogo: Galleria Alessandra Bonomo

Telefono per informazioni: +39 06 69925858

E-Mail info: mail@bonomogallery.com

Sito ufficiale: http://www.bonomogallery.com/

Venice Perfomance Art Week 2016 – Quando il Corpo si fa Perfomance

E’ giunta oramai alla sua terza edizione la Venice Performane Art Week 2016 in scena a Palazzo Mora e Palazzo Michiel dal 10 al 17 dicembre 2016 dal titolo Fragile Body – Material Body [Corpo fragile – Corpo materiale], che rappresenta il capitolo conclusivo della trilogia dedicata al corpo. Una biennale internazionale che vede la partecipazione di oltre 80 artisti provenienti da varie parti del mondo che si interrogano sul ruolo del corpo nello spazio e nella società attraverso interventi performativi, di matrice artistica, con l’intento di sviluppare una lettura profonda tra lo stato attuale e quello del passato. In questo modo il Corpo diventa una sorta di “ponte” tra lo spazio ed il pubblico, non più visto come elemento plastico decifrabile-indecifrabile ma puro spaccato fotografico della stessa società.

Una performance nella performance che vede coinvolti molti artisti d’onore del calibro di Giovanni Fontana, Franko B, Antonio Manuel e in mostra vede la partecipazione di John Baldassarri, John Cage & Klaus, Vam Bruck, Sophie Calle, Bruce Naumen e tanti altri.

Oltre al programma ufficiale, ospitato nelle due sedi, vi saranno tanti altri eventi collaterali nella città: ad esempio la Galleria d’Arte AplusA dal 13 dicembre inaugura la mostra The Material Body Art, una collettiva incentrata sulla pratica del collage indagando un fare artistico dei paesi dell’Est Europa con un diretto rimando all’Avanguardia degli anni sessanta.

Otto giorni in cui la città di Venezia diventa un vero e proprio centro di sperimentazione e documentazione aperto al pubblico e in un diretto dialogo con esso.

Un progetto ideato da Vest and Page sostenuto da un forte contributo curatoriale.

 

SAMSUNG CSC

SAMSUNG CSC

Franko B, I’m thinking of you 2009, www.veniceperformanceart.org Invite _ www.veniceperformanceart.org

 

Fino al 17 dicembre 2016

Venezia

 Palazzo Mora e Palazzo Michiel

Bruna Esposito. “Davvero”

Federico Luger (FL GALLERY) è lieto di presentare alla Tredicesima Davvero, quarta mostra personale di Bruna Esposito, una delle più note e significative artiste italiane e unica italiana invitata Biennale Internazionale di Cuenca (Ecuador, 2016), a cura di Dan Cameron.

Il progetto presenta due nuclei di lavori, uno inedito e l’altro che riprende temi e materie cari all’artista. Le opere dialogano tra loro, creando una sorta di fenomeno. Occhi di pesce e scope di bambù in un allestimento paranoico e ironico, dove gli sguardi molteplici degli occhi di pesce si immergono in una boscaglia corallina di scope. Bruna Esposito ci sorprende “davvero”: tra stratificazioni di materiali, entriamo in un universo sommerso, enigmatico e muto.
Davvero? L’ho visto coi mie occhi…

È caratteristica del lavoro di Bruna Esposito l’utilizzo di materiali eterogenei, spesso legati al quotidiano e all’alchemico, che rielabora poeticamente coinvolgendo molti livelli percettivi.

Il suo pieno riconoscimento è stato il Leone d’Oro vinto con altre quattro artiste italiane con l’inesistente padiglione nazionale Dapertutto, curato da Harald Szeemann alla Biennale di Venezia del 1999.

Un’artista di grande spessore e sensibilità, che ritorna la quarta volta con una personale alla FL Gallery di Federico Luger, sua galleria di riferimento. 

Bruna Esposito, Black Gold, 2016, Fonte arte.it

Fino al 31 Gennaio 2017

Milano

Luogo: FL Gallery

Telefono per informazioni: +39 02 3655 4554

E-Mail info: info@flgallery.com

Sito ufficiale: http://www.flgallery.com

Pop in Italia

La Galleria Guastalla Centro Arte presenta una selezione di opere di artisti che hanno partecipato alla nascita del movimento Pop in Italia. L’innegabile importanza storica di questi artisti deriva dal fatto che ognuno di loro ha rappresentato appieno ed in grande stile la risposta italiana alla crisi dell’arte informale, interpretando in modo autonomo ed originale gli stilemi che arrivavano dagli artisti Pop inglesi e americani.

In mostra saranno presenti opere di Franco Angeli, Enrico Baj, Paolo Baratella, Tano Festa, Piero Gilardi, Concetto Pozzati, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Emilio Tadini. Di certo, tra le caratteristiche primarie della Pop italiana vi è il rapporto con il passato, con l’arte e con la sua storia, poco importa se antica o recente, in genere più antica. Il fatto è che per gli artisti italiani il riferimento alla cultura alta è quasi irrinunciabile: le citazioni più o meno esplicite di Festa, Angeli, Schifano, dello stesso Baj, sono una costante nel lavoro di questi artisti, sono il vero filo conduttore di questa vicenda.

Ciò che naturalmente impressiona e dà il tono assolutamente caratteristico alla Pop italiana è proprio questa presenza e la varietà degli atteggiamenti; certo è che la riflessione, tra ironico e affettuoso, è non solo – e non tanto – sulla storia dell’arte, ma sulla diffusione delle immagini che hanno fatto la storia dell’arte in quanto oggetti di consumo.

Gli artisti che partecipano alla pop art italiana sia che facciano parte del gruppo romano così detto di Piazza del Popolo, come Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano, o che si siano espressi nell’area milanese-torinese, come Emilio Tadini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Piero Gilardi, Paolo Baratella elaborano un linguaggio che della pop art assume le valenze più umanistiche e letterarie rispecchiando così le varie autonomie e sensibilità di ogni singolo, non rinunciando mai alla ricerca della qualità pittorica e soprattutto al valore specifico dell’opera d’arte. E’ così che Schifano assumerà come proprie icone del linguaggio di massa l’immagine della Coca Cola, della Esso, ecc., Franco Angeli quei simboli classici del potere politico, cioè l’aquila e la lupa capitolina che si intrecciano ai nuovi simboli del potere economico quale è il Dollaro e Tano Festa le immagini tratte soprattutto dagli affreschi di Michelangelo,ma anche le persiane e i cieli di Roma, superando così la fredda figurazione tipica del linguaggio pop americano ritenuta frutto di una ideologia di stampo capitalista a vantaggio di una pittura che ricerca una maggior continuità con la tradizione e un più profondo impegno umano e sociale.

Questa mostra vuole essere anche un omaggio doveroso a molti di questi artisti che sono transitati dalla galleria Guastalla-Graphis Arte sin dagli anni ’70 e con i quali sono stati stretti rapporti di amicizia e di collaborazione.

Fonte arte.it

Fino al 26 Gennaio 2017

Livorno

Luogo: Galleria Guastalla Centro Arte

Telefono per informazioni: +39 0586 808518

E-Mail info: info@guastallacentroarte.com

Sito ufficiale: http://www.guastallacentroarte.com

Michele Gabriele

Fino al 31 gennaio 2017 la Fondazione Adolfo Pini presenta per la prima volta un progetto site specific realizzato all’interno delle proprie sale – The Missing Link di Michele Gabriele a cura di /77 – con una serie di interventi artistici sulle vetrine della casa museo. Una collaborazione resa possibile grazie alla supervisione di Adrian Paci, da cui è nato l’incontro tra la Fondazione e l’artist run project /77, due realtà molto diverse ma accomunate dalla reciproca volontà di promuovere giovani artisti.

Proprio con il recente ingresso di Adrian Paci nel comitato scientifico, la Fondazione Adolfo Pini ha infatti ampliato ulteriormente il suo impegno verso i giovani attraverso un nuovo percorso dedicato all’arte contemporanea, con l’obiettivo di porsi quale nuovo luogo di incontro e valorizzazione della scena dell’arte giovanile a Milano. Rientra in quest’ambito anche il progetto promosso dalla Fondazione Adolfo Pini in collaborazione con /77, che sancisce ancora una volta l’attenzione rivolta ai giovani, cui l’Istituzione dedica da sempre particolare impegno nel campo della musica, della letteratura e, oggi, anche dell’arte.

«Partendo dalle vetrine della Fondazione Adolfo Pini, il mio è un tentativo di spostarmi quanto più in avanti e indietro nel tempo, trasformando lo spazio stesso in un onirico ambiguo paradosso spazio temporale» afferma l’artista Michele Gabriele. «Immagino l’installazione come un trittico, immobile ma in tensione. Le opere si mostreranno come reliquie di loro stesse e allo stesso tempo come proiezioni nel futuro. Fonte di ispirazione saranno le reliquie conservate nei musei e i sistemi per mantenerle intatte. Fonderò questi due riferimenti arbitrariamente nel corpo delle mie opere».

/77 è un collettivo di artisti composto da Giulia Ratti, Alessandro Moroni, Nicole Colombo e Luca Loreti. L’intento del collettivo è di realizzare collaborazioni e progetti che coinvolgano giovani artisti. L’interesse principale è quello di stimolare un dibattito collettivo sulla pratica artistica anche e soprattutto al di fuori dell’ambito espositivo. L’obiettivo è comprendere e andare incontro alle esigenze dei giovani artisti offrendo loro la possibilità di sviluppare progetti che permettano loro di approfondire in modo significativo la propria ricerca. /77 si propone quale miglior contesto possibile dove mostrare, documentare, progettare, confrontarsi e discutere del proprio lavoro. Gli interessi principali del collettivo sono la sperimentazione e la ricerca. Il lavoro di /77 consiste nella creazione di un network fra artisti, opere e istituzioni, in grado di mantenere sempre vivo il dibattito sull’arte contemporanea e sull’attualità.

Michele Gabriele, Fonte arte.it

Fino al 31 Gennaio 2016

Milano

Luogo: Fondazione Adolfo Pini

Curatori: /77

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 874502

E-Mail info: info@fondazionepini.it

Sito ufficiale: http://www.fondazionepini.it

Multi Street Art

The AB Factory è lieta di presentare la mostra Multi Street Art con l’esposizione, per la prima volta in Sardegna, di multipli e opere uniche degli street artists di fama mondiale tra i quali Banksy, Invader, Kaws, Ron English, Shepard Fairey Jonone provenienti dalla nota galleria milanese The Don Gallery di Matteo Donini.

Gli Street Artists, diventati icone del nostro tempo, spesso avvolti nel fascino dell’anonimato, esprimono sui muri, come una “guerriglia urbana”, la forza di una rivoluzione artistica condivisa dalla gente.

Le loro immagini, apparentemente semplici, guardano al futuro dei giovani, alle guerre, al capitalismo che avanza, all’inarrestabile inquinamento del mondo, ritrovando, nella strada e nella semplificazione dei segni, la “democrazia sociale dell’arte”.

The AB Factory in collaborazione con Art Backers e  The Don Gallery di Milano, offre ai suoi collezionisti e al suo pubblico, a Cagliari, le opere degli artisti internazionali: Banksy, Invader, Kaws, Ron English,  Obey Giant, Mr. Brainwash, Simone Fugazzotto e gli street artists italiani AC, Andrea Casciu, Crisa, Fidia Falaschetti, Giorgio Casu, Manu Invisible e altri artisti di Art Backers.

Banksy, Love Rat, Fonte arte.it

Fino al 08 Gennaio 2017

Cagliari

Luogo: AB Factory

Telefono per informazioni: +39.070.657665

E-Mail info: info@theabfactory.it

Sito ufficiale: http://www.TheABFactory.it

Arriva a Roma il monumento al coraggio di Davide Dormino

Pensando a una sedia, ci si immagina normalmente qualcosa di comodo e riposante. Una sedia, però, può diventare anche uno strumento per guardare le cose da un’altra prospettiva, per alzarsi in piedi e prendere una posizione, anche se scomoda e anche se a rischio di cadere. Questo è quello che ci insegna Anything to say? A monument to courage, l’opera d’arte pubblica itinerante e interattiva ideata dall’artista Davide Dormino.

Per chi non la conoscesse, si tratta di gruppo scultoreo in bronzo, in cui sono raffigurate a grandezza naturale le figure di Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning, tre eroi contemporanei che hanno avuto il coraggio di sfidare il potere e di privarsi della propria libertà per difendere quella altrui. I tre sono rappresentati in piedi, su tre sedie poste una accanto all’altra. Una quarta sedia, vuota, è invece un invito per lo spettatore a seguire il loro esempio, a smettere cioè di stare comodamente seduto e alzarsi in piedi, posizionandosi simbolicamente insieme a loro, mettendoci la faccia e dicendo ciò che va detto.

Anything to say, infatti, monumento alla libertà d’opinione e d’espressione, è aperto alla partecipazione di chiunque. Si tratta, in sostanza, di un posto dove essere ascoltati, dove poter parlare senza essere interrotti o giudicati.

Ogni opera d’arte, in effetti, è per sua natura un veicolo per esprimere idee. Se normalmente si tratta di quelle dell’autore, in questo caso ad essere espresse sono invece quelle del pubblico, e l’opera diventa voce di chiunque abbia “qualcosa da dire”.

Per raggiungere quanti più spettatori possibile, Anything to say ha bisogno di trovarsi in uno spazio pubblico, come del resto ogni altro monumento tradizionale. Al contrario di quelli tradizionali, però, a cui somiglia per dimensioni e materiale, questo particolare monumento interattivo è anche itinerante. Solo in questo modo infatti può essere pienamente realizzato il fine perseguito da Dormino e da tutti coloro che finora hanno appoggiato il progetto: far diventare il coraggio contagioso.

Dopo aver girato le più importanti piazze d’Europa, l’opera di Dormino arriva finalmente anche a Roma. In questa città, tra l’altro, l’idea di esprimere le proprie idee e ribellarsi al potere attraverso una statua non è nuova, e con la sua opera Dormino sembra quasi continuare, potenziandola, la tradizione delle sue “statue parlanti”. Questa originale erede di Pasquino e compagni resterà giorno e notte davanti all’ingresso dell’università La Sapienza fino al 13 dicembre, a onorare coloro che hanno combattuto per la libertà e coloro che, armati di megafono, vorranno continuare a farlo.

Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (2) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (3) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (4) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (5) Inaugurazione di ATS presso piazzale Aldo Moro, 5 a Roma il 6 dicembre 2016 (foto dell'autrice) (6)

6 – 13 dicembre 2016

Piazzale Aldo Moro, 5

Roma

 

Info:

http://anythingtosay.com/

https://davidedormino.com/

 

 

 

Nathan Sawaya. The art of the brick

A grande richiesta dopo l’incredibile successo di pubblico dello scorso anno, con oltre 120.000 presenze, torna a Roma The art of the brick.

Tante le novità tra le oltre settanta sculture d’arte create con più di un milione di mattoncini LEGO®, opere dell’artista statunitense Nathan Sawaya. Una mostra che la CNN ha proclamato come una delle dieci mostre da vedere al mondo e che ha già conquistato il globo, da New York, a Los Angeles, da Melbourne a Shanghai, da Londra a Singapore.

Le opere esposte, di dimensioni importanti, spaziano dalla figura umana “semplice” a quella rivisitata nell’arte come la riproduzione della Gioconda di Leonardo Da Vinci, La ragazza con l’orecchino di Perla di Vermeer e L’Urlo di Munch. Fino ad installazioni davvero imponenti come lo scheletro di T-Rex, costruito con oltre 80.000 mattoncini. Non mancheranno anche raffigurazioni della Cappella Sistina e della Notte Stellata di Van Gogh, come non si sono mai viste prima…

La mostra comprende infine una zona interattiva che invita i giovani, ma non solo, a esprimere la propria creatività utilizzando i LEGO, magari imitando l’artista che, da avvocato di successo, ha deciso di dedicarsi alla propria passione «perché mi piace vedere le reazioni della gente alle opere d’arte create da qualcosa con cui hanno familiarità. Voglio elevare questo semplice giocattolo ad un ruolo che non ha mai occupato prima».

Fonte arte.it

Dal 09 Dicembre 2016 al 09 Dicembre 2016

Roma

Luogo: Auditorium Parco della Musica

Costo del biglietto: intero 17,50 euro ( 16 euro + 1,50 prev.), ridotto (over 65 anni , under 12, militari, cral, media partners, disabili) 13,50 euro (12 euro + 1,50 prev.). Gruppi (minimo 25 persone) 11 euro (10 euro + 1 prev). Scuole (minimo 15 alunni) 9 euro (8 euro + 1 prev.) Omaggio bambini sotto i 3 anni. Pacchetto Famiglia x 3 persone 43,50 euro. Pacchetto Famiglia x 4 persone 56 euro

Telefono per prevendita: 892101

Telefono per informazioni: +39 06 80241281

E-Mail info: promozione@musicaperroma.it

Sito ufficiale: http://www.auditorium.com

Luigi Cervone. Klero Prometeico

«Se l’uomo trovasse il coraggio di liberarsi dei vincoli imposti sul suo pensiero, riscoprirebbe un paio d’ali in luogo di mille catene», scrive Luigi Cervone commentando la sua opera Klero Prometeico, dalla quale tutta la mostra prende il nome.

Il mito del Titano Prometeo che donò il fuoco all’umanità, strumento fondamentale per il progresso della civiltà, rubandolo al dio Zeus, risulta attuale più che mai e Luigi Cervone lo mette in mostra, facendoci quasi avvertire sulla pelle la punizione del Dio greco che venne legato «con inestricabili lacci e con legami dolorosi» e condannato ad un immortale tormento.

Il mito narra che Epimeteo, fratello del Dio, chiamato a distribuire le facoltà naturali a tutti gli esseri viventi, si dimenticò proprio dell’uomo, unico essere dotato di ragione, e Prometeo, vedendo l’uomo nudo, scalzo, privo di giaciglio e di armi per la sopravvivenza, decise di rubare la scienza del fuoco di Efesto e la perizia tecnica di Atena, donandogliele di nascosto tradendo gli Dei.

Da questo preziosissimo dono derivò all’uomo abbondanza di risorse per la vita, ma la pena del furto colpì Prometeo, e di riflesso l’uomo divenne partecipe della sorte divina, ed unico fra gli esseri viventi ad avere fede, innalzando altari e statue in onore di quegli Dei che condannarono il suo Salvatore.

Prometeo, l’eroe benefattore dell’umanità, viene preso ad esempio da Luigi Cervone come simbolo di ribellione alle autorità e alle imposizioni, e di coraggio nei confronti di una falsa ideologia da cui l’uomo deve necessariamente sciogliersi per rendersi pienamente libero.

Il tratto netto e controllato nelle linee dei corpi dipinti dall’artista, rende perfettamente l’esplosione della forza che l’uomo esercita per liberarsi e sciogliersi dalla tela che sembra imprigionarlo. Il simbolo del fuoco, comune in tutte le opere, ci ricorda il grande dono del libero arbitrio, come piena consapevolezza e presa di coscienza di se stessi, come risveglio; e la possibilità della salvezza grazie all’altro grande dono che è il sentimento, che ci rende in grado di donarci incessantemente l’uno con l’altro e di non abbandonarci mai alla solitudine, concetto magistralmente espresso dall’artista nella scultura La sola Anima.

Luigi Cervone, Fonte arte.it

Fino al 18 Dicembre 2016

Roma

Luogo: ART G.A.P. Gallery

Curatori: Cecilia Paolini

Enti promotori:

  • ART G.A.P. Gallery

Costo del biglietto: gratuito

Telefono per prevendita: 069360201

Telefono per informazioni: 069360201

E-Mail info: eventi@artgap.it

Sito ufficiale: http://www.artgap.it