ORGANICA – life & death, personale di Devisu

Sino al 21 agosto la Sala della Torretta dell’EXMA (Exhibiting and Moving Arts) ospita Organica life & death, la mostra del giovane artista Devisu, al secolo Valerio Porru.

Valerio Porru (1982), aka Devisu, è un artista sardo che vive e lavora a Firenze, dove ha concluso i suoi studi di design industriale. Parallelamente ha lavorato nella progettazione di oggetti di design e di scenografia collaborando con lo Spazio Fornace Teatro, nel corso degli anni non ha mai abbandonato le ricerche artistiche nel senso più puro del termine sperimentando continuamente differenti mezzi espressivi.

Una critica sociale, etica e umana in primis trapela dalle sue opere:
dai disegni, ai video, agli ultimi esperimenti di pittura. Nulla è lasciato al caso, il concetto viene espresso in maniera a volte più velata altre volte più determinata, a seconda della potenza espressiva richiesta dal soggetto. Il mondo animale, il mondo vegetale e il loro rapporto con l’uomo sono i temi principali affrontatati da Valerio Porru. Il suo linguaggio artistico è tagliente e dissacratore, ricordandoci sempre come l’uomo sia debole nei confronti della natura.

Come scrive Federica Mariani nel testo critico di accompagnamento alla mostra “l progetto presentato all’Exma di Cagliari è arricchito dalla performance e dalla tradizione. L’esposizione prende vita e si fa rappresentazione fisica con la performance di espressività corporea di Carlo Porru e Stefania Deiana, creata dai due attori appositamente per la mostra. I costumi realizzati da Stefania Deiana ispirati agli abiti sensoriali di Nick Cave, gli oggetti di scena, i gesti e le musiche ritmate introducono lo spettatore in un mondo di visioni arcaiche e primordiali, le stesse che risuonano nel rito del Maestro Chiara Vigo, l’ultima sacerdotessa e custode della millenaria arte del bisso, fibra tessile prodotta dall’animale marino Pinna Nobilis. In occasione di questa mostra, la stessa Vigo, è portavoce del passato e legame con il contemporaneo, grazie all’esposizione della tela ricamata sulla preziosa seta del mare e all’interpretazione di un rito che ci riporta a mondi antichi quasi dimenticati. Organica Life&Death non è soltanto una mostra: attraverso la musica, la performance e l’arte, conduce lo spettatore nell’universo marino, facendolo immergere in un percorso visivo, conoscitivo ed emozionale”.

Con Organica si manifestano tutti gli studi e le collaborazioni con il laboratorio di biologia fiorentino che ha portato alla realizzazione di un progetto artistico volto ad avvicinare il pubblico alle forme primordiali di vita organica, celebrandole in un evento che non è solo una mostra, ma un percorso che racchiude biologia, scienze naturali, teatro, musica, pittura e installazioni.

Orari di apertura:
dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 13.00 e dalle 16.00 alle 21.00.

 Organica 01 - opera di Devisu

Giovanni Presutti – Hello Dolly

Cemento,fiamme,fumo,vuoto,cemento.

Uno scenario apocalittico,degradato e degradante quello che ci viene offerto da Giovanni Presutti attraverso gli scatti della serie “Hello Dolly!”. La macchina fotografica dell’artista diventa il paio di occhi disillusi e disincantati necessari per potersi accorgere del baratro verso il quale si sta incamminando la società contemporanea.

Presutti fornisce così degli spiragli attraverso i quali gli spettatori possono in qualche modo prendere coscienza di questo cambiamento, di questo “modus vivendi”. Le figure umane scompaiono, lasciando spazio a questa bambola, vuota e inerme, ingentilita da un sorriso inconsapevole ed unica testimone di quel che è stato e quel che sarà. Un personaggio antropomorfo ma vuoto che rimanda con chiarezza e con un velo di umorismo perverso all’uomo moderno, inconsapevole per sua stessa scelta del declino apparentemente impossibile ma invece inevitabile verso cui si sta avvicinando, ma soprattutto svuotato prima e riempito poi di tutti quei valori effimeri e passeggeri di cui la società si fa tristemente veicolo.

Giovanni Presutti - Hello Dolly

Una fine del mondo diversa da quelle proposte dai colossi hollywoodiani, dai best seller in cima alle classifiche mondiali e da tutte le teorie evoluzionistiche di cui ormai siamo tutti profondi conoscitori, una fine del mondo che si allontana dal catastrofismo naturale e geologico, piuttosto un collasso sociale dovuto al rovesciamento dei valori, delle priorità.
Così le insegne pubblicitarie dei centri commerciali si illuminano al buio diventando totem inneggianti al consumismo, all’omologazione, alla serialità; le sale multiplex irradiano nella notte la propria accecante luce, divenendo così frammenti onirici di un sogno grottesco; le fermate del tram diventano tecnologiche reliquie viventi di un passato recente ormai finito; gli ipermercati diventano oasi di salvezza nel deserto della crisi economica.
Una società di consumatori e non di individui, un mondo di apparenza e non di sostanza. Un mondo di cemento, avvolto dal silenzio e dalle fiamme, dalle nubi tossiche che si dissolvono nell’atmosfera e di cui Dolly rimane l’unica, sola, ultima spettatrice.

La forza narrativa di Presutti è tangibile e supera il limite fisico della tela stampata colpendo violentemente in pieno lo spettatore. Le atmosfere apocalittiche presuttiane sono il frutto di un accurato lavoro di cesello, un “labor limae” Catulliano postposto in chiave visiva. Le influenze cinematrografiche sono molteplici, così come quelle degli artisti del calibro di Hopper. La luce, sospesa tra un effetto“naturale e non” caratterizza la serie di Presutti e diventa una sorta di filo rosso che collega uno scatto all’altro.
“Hello Dolly!” rappresenta non solo un saggio di bravura e sensibilità dell’artista Giovanni
Presutti, ma diventa veicolo di un messaggio più grande declinando alla massima sfumatura gli effetti di questo vivere “senza vivere”.
[Chiara Lascialfari]

Fino al 30 Settembre 2016

link: Die Mauer

Via Firenzuola 33, Prato

Emilio Isgrò a Milano

Una grande mostra antologica che coinvolge più sedi, tra cui Palazzo Reale, le Gallerie d’Italia di Piazza Scala e Casa del Manzoni, celebra l’opera di Emilio Isgrò, uno dei più grandi e apprezzati artisti italiani contemporanei.

L’artista siciliano è noto per aver fondato un nuovo linguaggio di grande originalità e trasparenza, intervenendo, da oltre cinquanta anni, sul testo in tutte le sue forme con le sue celebri cancellature.

Tra parole completamente coperte emergono frasi e piccoli frammenti: si tratta di espressioni monche vòlte a ricostruire quelle identità umane che rischiano di essere travolte da guerre e conflitti, sia mediatici che reali.

La mostra, curata da Marco Bazzini, prevede l’esposizione a Palazzo Reale di oltre 200 opere dell’artista, tra libri cancellati, quadri e installazioni. La selezione rappresenta uno degli aspetti più significativi, ma ancora poco conosciuti, della sua complessa produzione. I diversi lavori esposti svelano al pubblico i passaggi e le evoluzioni che la cancellatura ha avuto nel tempo.

Emilio Isgro

Alle Gallerie d’Italia, invece, si può godere dell’anteprima del celebre ritratto di Alessandro Manzoni, realizzato da Hayez, cancellato in bianco da Isgrò.

 L’Occhio di Alessandro Manzoni trova collocazione nel caveau delle Gallerie, utilizzato per la prima volta come spazio espositivo.

Isgrò riconosce nella figura del grande scrittore il simbolo di un’unità nazionale oggi più che mai necessaria nell’Italia che cambia con l’Europa e con il mondo.

Sempre legata alla figura del Manzoni è l’opera ospitata nella casa che fu dell’autore, adiacente alle Gallerie d’Italia: si tratta de I promessi sposi cancellati per venticinque lettori e dieci appestati.

La conclusione della mostra a Casa del Manzoni non è un caso: l’artista ritorna sull’opera I promessi sposi dopo cinquanta anni cancellando venticinque volumi, lo stesso numero di lettori che l’autoironico figlio di Giulia Beccaria prevedeva per se stesso.

Fino al 25 Settembre 2016

link: Gallerie d’Italia

Ingresso gratuito

Orari

Caveau Gallerie d’Italia
sabato e domenica 10.30-12.30 e 16.30-18.30
martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 16.30-18.30

(ultimo ingresso un’ora prima della chiusura, una visita guidata ogni mezzora, preferibile la prenotazione 800.167619)

Palazzo Reale
lunedì: 14.30-19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30
giovedì e sabato: 9.30-22.30

Casa del Manzoni
lunedì e domenica chiusura
martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 10.00-18.00
sabato 14.00-18.00

(inizio visite ogni 20 minuti, ultimo ingresso 17.20)

Arte Figurativa Oggi a Firenze

Dal 1° al 24 luglio 2016 gli spazi della Strozzina di Palazzo Strozzi a Firenze ospitano The Columbia Threadneedle Prize 2016 @ Palazzo Strozzi, una mostra dedicata alla riflessione sull’arte figurativa contemporanea tramite le opere di 46 artisti internazionali selezionati in occasione del prestigioso premio europeo Columbia Threadneedle Prize.

Oltre quaranta opere tra dipinti, disegni e incisioni creano un percorso che investiga il rapporto tra l’arte di oggi e la figurazione attraverso la rivisitazione di generi canonici come il ritratto, il paesaggio e la natura morta. Affrontare questo tema significa riflettere sul valore dell’immagine artistica, giocando tra realismo e astrazione e creando una profonda riflessione sul nostro presente, dominato da una sempre maggiore diffusione di immagini attraverso i nuovi mezzi di comunicazione digitali. Se artisti come Nicholas Holmes, Coll McDonnell o Stephen Read focalizzano la propria attenzione su soggetti comuni e casuali della vita quotidiana, esaltando il tema dello sguardo nella pittura, altri come Lewis Hazelwood-Horner, Nicola Bealing o Laura Smith sembrano invece ripensare il ruolo della pittura come strumento metaforico sul presente, a volte rivissuto in chiave totalmente onirica, altre volte profondamente realistica.

Hazel Horne Lewis - Salt in Tea

Gli artisti sono stati selezionati da una illustre giuria internazionale: Emma Crichton-Miller (giornalista), David Dawson (artista, scrittore e fotografo), Tim Knox (Direttore del Fitzwilliam Museum, Cambridge), Lewis McNaught (Direttore di Mall Galleries, Londra) e Arturo Galansino (Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze). Parte integrante della mostra sarà infatti anche un ricco programma di workshop e attività che si terranno negli spazi della Strozzina durante il periodo della mostra, come occasione di riflessione sul genere figurativo nell’arte contemporanea e sul rapporto tra eredità culturale e arte contemporanea in Italia.

Fino al 24 Luglio 2016

link: Palazzo Strozzi

tutti i giorni dalle 12.00 alle 20.00
il giovedì dalle 12.00 alle 23.00

p.zza Strozzi, Firenze

Nicolas Lamas a Milano

Il lavoro di Nicolás Lamas ruota costantemente intorno all’interazione tra le cose, ai luoghi in cui esse coesistono e creano altre tipologie di associazioni, scambi e potenziali combinazioni non tenendo conto di regole prestabilite.

La sua ricerca artistica può essere vista come una serie di esercizi speculativi dove tutto è parte di un processo ciclico di trasmissione di informazioni e di energia. È importante pensare alla pratica di Lamas come al risultato di un processo di produzione in continuo mutamento; dove l’intuizione, il caso, il gioco e la fisica determinano le sue relazioni con gli oggetti e le immagini all’interno di contesti specifici.

Nicolas Lamas - Between the Lines 1, 2016

Attraverso diverse metodologie di ricerca e di produzione, queste idee prendono forme e stati specifici in ogni progetto. Questa ricerca porta alla creazione di un corpo eterogeneo di opere che costituiscono un sistema che riesce ad acquisire un proprio equilibrio. Il lavoro continua così a mutare generando riferimenti e significati multipli.

Sono ossessionato dalla relatività degli oggetti e da come tutto sembri favorire relazioni diverse in base a differenti parametri che non vengono colti quotidianamente. Penso costantemente al concatenarsi di cause ed effetti che influiscono su tutti gli aspetti della realtà. Sono interessato alla “potenzialità” degli oggetti, al loro stato latente. A quando un oggetto, perdendo la sua essenza, il suo significato, il suo valore, possa trasformarsi in qualsiasi altra cosa. Mi interessano i valori attribuiti in senso simbolico, psicologico, culturale o economico ad un oggetto e a quanto questi siano relativi e mutevoli.

Nicolas Lamas - Breeze, 2016

“Cosa pensiamo quando interagiamo con gli oggetti che crediamo di conoscere? Come le nostre conoscenze, credenze o superstizioni determinano il grado di rispetto ed empatia tra noi ed un oggetto? Cosa succede quando un oggetto perde la forma che ne determina l’utilità? Non sempre è sufficiente solamente cambiare la forma per far si che un determinato oggetto acquisisca una nuova relazione con il mondo, ma è divertente osservare come, molto spesso e in modo del tutto naturale, utilizziamo degli oggetti con scopi diversi rispetto a quelli per cui sono stati creati.”
(Estratto dal dialogo tra l’artista Laura Buttons e Nicolás Lamas)

Fino al 10 Settembre 2016

link: Brand New Gallery

Martedì-Sabato: 11.00-13.00 I 14.30-19.00
Luglio: Lunedì-Venerdì: 14.00-19.30
La galleria sarà chiusa nel mese di agosto

via Carlo Farini 32, Milano

Il “Valore Reale” di Theaster Gates

“True Value” di Theaster Gates (Chicago, Stati Uniti; 1973) riunisce in due spazi della Fondazione Prada una selezione di opere recenti e nuove commissioni realizzate per la mostra.
La Cisterna ospita i lavori in cui l’artista esplora elementi del quotidiano all’interno dell’estetica e della cultura black. L’opera di Gates è caratterizzata dalla convinzione secondo la quale gli oggetti comuni sono in grado di veicolare una conoscenza profonda, insita non solo nel loro aspetto materiale, ma evocativa anche delle esperienze legate al loro utilizzo. In questo senso, i materiali di scarto rappresentano la memoria collettiva e sono i catalizzatori di una riflessione politica ed estetica sulla riqualificazione culturale e sull’attivismo sociale. Ad esempio, le manichette antincendio utilizzate contro i manifestanti all’epoca del movimento americano per i diritti civili degli anni Sessanta, o i pavimenti delle palestre di decine di scuole abbandonate in seguito alla diffusione di politiche neoliberali, sono stati trasformati in opere nelle quali il formalismo non è semplicemente un elemento estetico. La chiave della pratica artistica di Gates risiede in questa attitudine trasformativa, capace di trasmettere un valore universale simbolico. Una selezione di oggetti quotidiani, insieme a elementi che evocano esperienze rituali e spirituali, costituiscono il nucleo centrale del progetto esposto nella Cisterna.

Fondazione-Prada-Theaster-Gates

Al primo piano del Podium, Gates presenta True Value (2016), l’installazione che dà il titolo alla mostra e che consiste nella ricostruzione di un negozio di ferramenta abbandonato. L’opera raccoglie materiali, oggetti, strumenti di lavoro e utensili decontestualizzati rispetto al loro luogo di origine. Ricollocandoli in un ambito artistico, True Value sviluppa una nuova dimensione capace di creare uno spazio poetico e al tempo stesso pragmatico partendo dai materiali in vendita e dalle relazioni umane connesse al loro commercio e al lavoro.

Il progetto espositivo rappresenta inoltre l’opportunità di scoprire alcuni luoghi culturali e commerciali nelle vicinanze della Fondazione, ponendo l’attenzione su storie locali, modelli socio-politici e realtà culturali marginali, che formano una possibile nuova cartografia degli aspetti meno noti di Milano. Inoltre i lavori realizzati per tutta la durata della mostra saranno esposti in un ambiente che assumerà le caratteristiche di uno studio di artista o di un laboratorio artigianale.

Fino al 25 Settembre 2016

link: Fondazione Prada

lunedì / mercoledì / giovedì, 10 – 20
venerdì / sabato / domenica, 10 – 21

Largo Isarco 2, Milano

Focus Collezioni al Mart di Rovereto

Sino al 13 novembre 2016, le Collezioni del Mart sono tornate in mostra in un allestimento permanente, cronologico e tematico, disposto su due piani. Costituite nel tempo grazie a una politica di importanti acquisizioni, depositi e donazioni, le Collezioni del Mart attraversano 150 anni di storia dell’arte, dalla fine del XIX secolo a oggi. L’esposizione si amplia periodicamente nei Focus, veri e propri approfondimenti tematici e monografici pensati per esplorare le radici dell’arte italiana contemporanea, i movimenti storici internazionali, le nuove emergenze partendo dal vasto patrimonio del Mart che comprende, oltre alle opere, preziosi documenti conservati presso l’Archivio del ‘900.

DISEGNARE LA VILLEGGIATURA.
Progetti di vacanza dalle Dolomiti al Garda
a cura dell’Archivio del 900

Attraverso il tema della villeggiatura – spazio di riposo, svago, benessere fisico – la mostra presenta progetti di ville e alberghi provenienti dai fondi di architettura dell’Archivio del ‘900 del Mart: Giovanni Lorenzi, Ettore Sottsass sr., Michelangelo Perghem Gelmi e altri. Negli ultimi anni molte donazioni hanno arricchito il già vasto patrimonio di fondi documentari di architetti e ingegneri che il Mart conserva presso l’Archivio del ’900. La mostra presenta una selezione di elaborati progettuali, tavole acquerellate, collage, schizzi e fotografie, che offrono un piccolo compendio dell’edilizia trentina per la villeggiatura, tra gli anni ’20 e la seconda metà del XX secolo.

Mostre passate:

MATERIALE IMMATERIALE. PROGETTO VVV VerboVisualeVirtuale
a cura di Nicoletta Boschiero, con Cecilia Scatturin e Valentina Russo
dal 16 aprile al 26 giugno 2016

La mostra Materiale Immateriale è realizzata a conclusione di un progetto pluriennale sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto e realizzato dal Mart con il Museion di Bolzano e con la Fondazione Bruno Kessler di Trento – Unità di ricerca Digital Humanities.
Oggetto di studio è l’Archivio di Nuova Scrittura (ANS) di Paolo Della Grazia, affidato in parte al Mart (dal 1998) e in parte al Museion (dal 2000); dedicato alle ricerche verbo visuali, l’Archivio comprende opere, libri e documenti.
Il progetto VVV VerboVisualeVirtuale ha dato vita a un archivio digitale, basato su mappe interattive, che permette di esplorare le molteplici connessioni tra le opere e i documenti (lettere, pubblicazioni, fotografie) e la complessità delle relazioni tra i diversi artisti, indagandone l’intero processo creativo.
La mostra Materiale Immateriale presenta una selezione di opere e documenti che riflette la particolare natura di questa collezione, costituita da oggetti fragili, polivalenti, di difficile classificazione. Circa trenta opere concettuali e immateriali affrontano la relazione tra parola e arte visiva.

RACITI. LA DONAZIONE CARLO DAMIANO
a cura di Daniela Ferrari
dal 16 aprile al 5 giugno 2016

La recente donazione di un importante corpus di opere da parte di Carlo Damiano e dell’artista stesso insieme a opere già presenti nelle Collezioni del Mart (VAF-Stiftung, Collezione Volker W. Feierabend e Collezione Domenico Talamoni) costituisce una significativa mostra monografica nella quale vengono presentate circa 40 opere. Il progetto espositivo illustra il percorso completo dell’artista con lavori che vanno dagli esordi ai giorni nostri, dal 1958 al 2016. In particolare saranno esposte le celebri serie Presenze-Assenze, Mitologia, Misteri, I fiori del profondo.

MIMMO JODICE. DALLA COLLEZIONE “I COTRONEO”
in collaborazione con il Museo MADRE, Napoli
dal 16 aprile al 5 giugno 2016

Nelle ricche raccolte d’arte del Mart trova posto Mediterraneo, il celebre ciclo di immagini realizzate da Mimmo Jodice alla metà degli anni Novanta.
Questa serie di fotografie, affidata al museo dai collezionisti Anna Rosa e Giovanni Cotroneo, rappresenta un punto fondamentale della ricerca di uno tra i maggiori maestri italiani della fotografia. Si riconosce in Mediterraneo quel percorso incentrato sul mito, sulla memoria, sulla cultura e sul paesaggio che contraddistingue da sempre il lavoro del grande fotografo partenopeo.
Il focus è organizzato in collaborazione con il museo MADRE, in occasione della mostra dedicata all’artista inserita nella stagione espositiva primavera-estate 2016.

Mario Raciti Presenze-Assenze 1975 Mart Rovereto

Mario Raciti Presenze-Assenze 1975 Mart Rovereto

Wyatt Kahn: Variazioni sull’oggetto

Focalizzando la propria attività sulla ricerca nel campo dell’arte contemporanea, la Galleria Civica di Trento propone, sino al 2 ottobre 2016, una mostra monografica dedicata a Wyatt Kahn, artista emergente già molto presente in esposizioni museali oltreoceano.

Utilizzando tele sagomate tese su telai di legno, l’artista newyorkese Wyatt Kahn, classe 1983, assembla a parete complessi polittici in cui il divario tra le singole tele dà luogo a composizioni astratte. Le linee non vengono tracciate sulle tele, che in ossequio alla tradizione minimalista rimangono quasi monocrome, ma nascono dalle componenti fisiche dall’opera  ovvero dal confine fra una tela e l’altra dando ai soggetti delle sue opere una paradossale esistenza data dalla mancanza di materia tra i vari elementi. Il vuoto, l’inesistenza, crea l’oggetto.

Artista sicuramente non convenzionale e ricco di innovazione, dopo alcune importanti esposizioni personali negli Stati Uniti, è riuscito in pochi anni a richiamare l’attenzione anche del sistema artistico europeo. Gli strumenti e i materiali usati, lino, gesso e legno, minimali e scelti con estrema cura, permettono a Kahn di creare opere che intercorrono tra le due dimensioni del dipinto e le tre dimensioni della scultura e di dare a queste ultime caratteristiche riconducibili ad entrambi gli ambiti artistici. Attraverso le sue composizioni l’artista strega l’intelletto e l’occhio umano, lasciando un punto interrogativo all’interno dello spettatore sul valore e la quantità delle dimensioni che un’opera possiede, mettendo in luce nuove modalità di analisi e rappresentazione della realtà.

A cura di Margherita de Pilati

Summer Time, Malacarne a Roma

Nella poetica degli elementi l’acqua ha da sempre rappresentato sacralità e purificazione, la virtù assoluta da cui ogni cosa trae fondamento e origine, il caos primigenio da cui scaturisce il cosmo. Secondo Talete tutto nasce dall’acqua. L’acqua come origine di ogni cosa, del tutto che ancora non esiste ma è in divenire, l’immersione nell’acqua come regressione alla non vita e l’emersione come un nascere di nuovo.
Da qui, l’applicazione della simbologia del rito dell’immergersi all’individuo singolo e la trasposizione anche al battesimo, inteso come morte e rigenerazione per il tramite della fede del nuovo uomo. I tempi moderni sono gestiti dalla psicanalisi secondo la quale l’acqua nel sogno rappresenta, secondo Freud, la fisicità materna, mentre per Jung
sonda l’inconscio misterioso.
Malacarne
Quindi il nuoto, attraverso il quale più laicamente, assiri, indiani, romani rigeneravano lo spirito e tempravano il fisico, come evidente in straordinari bassorilievi, affreschi e mosaici. In epoca molto più recente il fascinoso Byron sollecitava le eccezionali capacità natatorie per il giovamento romantico e soprattutto delle dame sue ammiratrici nei circoli –  letterari e non –  di mezza Europa.
I Costruttivisti 
identificano nuoto e idoneità fisica nel segno del benessere e del progresso sociale. 

Probabilmente conscio ed inconscio di Malacarne sono intrisi, in tutto o almeno in parte, di tali dati quando si riferisce a figure che non sembrano nuotare bensì fluttuare.
L’iconografia di adolescenti che nuotano sembra palesarsi come il pretesto per la rappresentazione di una gravità particolare, soggettiva: più che in acqua i bagnanti sono immersi in un fluido, è liquido ma potrebbe essere aria e cielo.
Malacarne
Elementi che avvolgono la fisicità-materia e che permettono loro di vivere di gravitazione propria, elevandosi. La tela delimita l’acquario personale dell’artista in cui le figure levitano in un insieme coreutico, una danza orchestrata dalle armonie del nuoto, dove i flussi dell’acqua avvolgono i corpi e marcano le note attraverso il tocco pittorico, nel tratto-colore che parte dalla ricerca di fin de siecle poi dipanandosi, musicalmente con Debussy. Malacarne esercita raffigurazione e impianto come tastiera, la timbrica a volte è dolce, a volte appare decisa e violenta, nella naturale confusione tra visione, sonorità, percezione.
Ma è lo studio su levità e leggerezza quello in cui sembra concentrarsi l’artista, i corpi seguono piani e linee di galleggiamento aeree, le atmosfere sono morbide, l’elemento motorio si confonde nell’energia generale, avvolgente, metafisica. Malacarne sente le trasparenze dell’acqua e sembra ricercare, nel gesto di chi la trascorre, calma e sospensione, pur nelle sollecitazioni idrodinamiche.
E poi l’evidente indagine sulla luce, il rapporto tra la stessa e la fotografia, la rifrazione ed il confronto con l’immagine, sempre e comunque bidimensionale.Immagine emergente, della mente e di quel mondo.
L’immagine fluttuante.
Fino al 30 Settembre 2016
lun. ven. 10.30/13.00 – 16.30/19.30
sabato e domenica su richiesta
Pausa estiva dal 6 al 28 agosto.

Via Paola 23, Roma

Un’estate al Palazzo Grassi e a Punta della Dogana

Palazzo Grassi e Punta della Dogana invitano ad approfittare delle visite guidate gratuite e della presenza dei mediatori culturali alle mostre “Sigmar Polke” e “Accrochage”, aperte tutta l’estate.

Ogni sabato due visite guidate gratuite delle mostre sono proposte ai visitatori: alle ore 15 visita di “Sigmar Polke” a Palazzo Grassi; alle ore 16.30 visita di “Accrochage” a Punta della Dogana.

Inoltre, a Punta della Dogana i mediatori culturali dell’Università Ca’ Foscari sono presenti tutti i giorni dalle 10 alle 17 per accogliere i visitatori e rispondere alle loro domande.
Ogni giorno alle 11.30 e alle 15 propongono ai visitatori di Punta della Dogana un approfondimento su un artista o su un’opera in mostra.

Ingresso gratuito ogni mercoledì per i residenti nella città di Venezia e per gli studenti iscritti all’Università Ca’ Foscari, all’Università Iuav e all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

http://www.palazzograssi.it/it/mostre/in-corso/sigmar-polke/

 

http://www.palazzograssi.it/it/mostre/in-corso/accrochage/

 

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