Giuseppe Lo Schiavo. Wind Sculptures

A due anni dalla sua prima personale da Burning Giraffe Art Gallery, l’artista Giuseppe Lo Schiavo (Vibo Valentia, 1986, vive e lavora a Londra) torna nello spazio espositivo torinese per presentare, in anteprima nazionale, il suo nuovo progetto fotografico, intitolato Wind Sculptures.

La serie, che ha impegnato l’artista dall’inizio del 2015 a oggi, è l’esito più maturo e suggestivo di un percorso creativo giovane, ma estremamente fertile e apprezzato a livello internazionale. Le opere nascono dall’incontro dell’artista con la natura, che fa sia da scenario, attraverso una serie di paesaggi incontaminati che spaziano dal mare della Grecia alle vette innevate del Cervino, che da agente primo della scultura dorata e fluida che vive all’interno dei paesaggi stessi. L’artista, completamente ricoperto da un telo termico, dorato dal lato esterno e argentato da quello interno, funge da sostegno al telo stesso che, in balia del vento, viene plasmato in forme sempre diverse e suggestive, dando vita a surreali presenze che risplendono e accentuano la naturale bellezza del paesaggio.

La mostra fa parte del programma di eventi della manifestazione Contemporary Art del Comune di Torino, e, in occasione della Notte delle Arti Contemporanee di sabato 5 novembre 2016, rimarrà aperta fino alle 24. La mostra è uno degli eventi di COLLA ELASTICA, manifestazione di COLLA, la piattaforma progettuale delle gallerie torinesi.

Giuseppe Lo Schiavo, Wind Sculptures

Fino al 26 novembre 2016
VERNISSAGE: giovedì 27 ottobre, ore 18:30 – 21:30
Burning Giraffe Art Gallery
Via Eusebio Bava 8/a, Torino

Tellas. Clima Estremo

Tellas (Cagliari, 1985) vive e lavora a Roma. L’artista riceve una laurea in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove è venuto in contatto con Urban Art. Nel 2014 è stato indicato come uno dei 25 artisti di strada più interessanti in tutto il mondo per l’Huffington Post Stati Uniti. Le sue opere sono state esposte in festival nazionali e internazionali e le istituzioni d’arte, come la Biennale d’Arte di Venezia con il suo progetto “Diventare Marni”, Venezia (2015), la Bien Urbain Festival, Besançon (2014), Artmossphere, Biennale di Street Art , Mosca (2014), La Tour Paris 13 Progetto, Parigi (2013), Le 4 mur Festival, Niort (2012).

Ispirato dalla sua terra natale, Tellas trasforma i duri paesaggi della Sardegna in opere poetiche. Egli crea modelli organici astratti caratterizzati da un’estetica sofisticata e una meticolosa attenzione ai dettagli. Giustapponendo la sua opera direttamente nel contesto urbano, Tellas riflette sui legami tra uomo e natura e le dinamiche complesse che ci fondono in un unico sistema.

Per Clima Estremo, Tellas introduce una nuova serie di opere legate a quegli eventi meteorologici estremi attribuiti al riscaldamento globale indotto dall’uomo. La crescente minaccia di tali eventi gravi, imprevedibili e insoliti è considerato da molti scienziati un fattore chiave per lo studio dei cambiamenti climatici. Il clima estremo, una volta considerato un problema per un futuro lontano, si è spostato con forza nel nostro presente, diventando una delle principali sfide per la società contemporanea. La mostra personale Tellas è un percorso artistico che risponde alla necessità di tornare a una connessione più intima con la natura. Attraverso gesti convulsi e ictus febbrili, Tellas si vuole inizialmente sentire come un fattore esterno rispetto alla natura. Una natura che può essere violenta, spaventosa, che non è sotto il nostro controllo. Tuttavia, le sue opere d’arte in seguito ci invitano a stabilire un nuovo riavvicinamento a una natura che è davvero confortante e salvatrice e che abbraccia e pervade tutto il genere umano verso un futuro armonioso equilibrio.

Per la sua mostra alla Wunderkammern Tellas presenterà nuove opere d’arte su tela, tessile, carta e incisioni, insieme ad una installazione e una video-animazione. Un’edizione limitata serigrafica uscirà in occasione della mostra. In collaborazione con Festival all’aperto un’installazione site-specific coperta dal titolo Punti di Vista sarà in mostra presso la Ex Caserma, via Guido Reni 7, fino al 31 ottobre.

Tellas, Fonte arte.it

Fino al 19 Novembre 2016

Roma

Luogo: Wunderkammern Roma

Curatori: Giuseppe Pizzuto

Enti promotori:

  • Patrocinio di Municipio Roma V

Telefono per informazioni: +39 06 45435662

E-Mail info: wunderkammern@wunderkammern.net

Sito ufficiale: http://www.wunderkammern.net

José Molina. Uomini e altri demoni

La Galleria Deodato Arte di Milano presenta dal 19 ottobre al 26 novembre una personale dell’artista spagnolo José Molina dal titolo “Uomini e altri demoni”. Ricca di circa quaranta opere, fra dipinti, disegni e sculture, si compone di un nucleo importante di opere recenti e inedite, esposte accanto a lavori storici.

Curata da Chiara Gatti, la mostra mira a raccontare il mondo sommerso della ricerca di Molina, il suo interesse, in bilico fra psicanalisi e antropologia, per i moti dell’animo umano, le pulsioni più intime che distinguono l’inconscio collettivo e nutrono quella genealogia di archetipi primari radicati nella esperienza dell’uomo, sin dalle origini. In un viaggio dentro le anse della nostra mente, Molina scava – forte di una certa lezione junghiana – a caccia di istinti primordiali che traduce in immagini totemiche e primigenie, selvatiche e archeologiche, in una commistione di passato e presente, improvvisamente incontrati sul limite del tempo. Anime e volti si mescolano in un flusso di memoria. L’uomo e i suoi progenitori. La vita, la morte, il cerchio dell’esistenza. La realtà, i sogni, gli incubi. La pittura di Molina è un grande specchio teso a svelare ciò che siamo nel profondo, quello che mostriamo agli altri e quello che invece nascondiamo. È una pittura colta che, nei ritratti, si dimostra erede della scuola fisiognomica rinascimentale; nei soggetti, tradisce altresì una matrice fortemente letteraria: attinge infatti dai miti e dalle leggende della letteratura mondiale, e intesse storie popolate di dei, eroi e demoni spesso attualizzati sullo sfondo di un panorama contemporaneo.

L’uomo di oggi e le sue relazioni con gli altri, con l’ambiente che lo circonda, è il protagonista di una monumentale saga del potere nelle opere già note, più volte esposte in occasione di mostre pubbliche e private, della collezione “Predatores”; qui il demone sociale si manifesta nella propensione atavica di dominare i deboli, in quella ruota del potere dove chi lo subisce si alterna a chi lo esercita. Un atto di forza sgorga da impulsi basici, dalla volontà di conferma, di accettazione e di gratifica. Nella collezione “Los Olvidados” affiora in superficie, su carte tratteggiate con matite nere e grasse, un corteo di creature ferite dalle leggi della selezione, relegate ai margini della storia per una fragilità congenita. Poetica è la riflessione che alimenta la collezione “Anima Donna”, dove spicca Lucy, la prima Eva, un omaggio alla donna vissuta sulla terra tre milioni di anni fa, un tuffo – permeato di fonti di ispirazione tribali – nel nostro trascorso ancestrale, in cui la testimonianza sposa l’utopia. Nella collezione “The monsters under my bed” l’attualità torna al centro del discorso: lo sguardo acuto, critico, militante verso episodi di violenza (Ti mangio! Te como!) e sopraffazione (Desaparecidos), verso personaggi dal potere molesto (I signori della guerra – Los señores de la guerra), verso vizi e corruzione, ricorda in sottotraccia – anche nel segno affilatissimo della matita – le condanne di Goya, i cicli leggendari de I Disastri della guerra o I Capricci.

La formazione sui grandi classici della sua cultura d’origine, dalla scuola di Madrid (da El Greco a Solana) fino al surrealismo spagnolo, si intravede oggi, ancor di più, negli esemplari della nuova serie “Peccati e virtù”. Si tratta di dipinti di medie e grandi dimensioni, oli su tela e disegni a matita grassa, studiati come allegorie di perversioni capitali che scuotono le coscienze. La pittura, fatta di modulazioni di colore impercettibile, tratti minuti in punta di pennello su superfici ampie, indaga in modo infinitesimale corpi sospesi in bilico fra bene e male, la loro indole segreta, messa a nudo da un linguaggio espressivo visionario e insieme introspettivo.
Sarà esposto per la prima volta, in occasione di questa importante personale milanese, anche il nucleo inedito di quattro sculture legate a temi analoghi del ciclo “Predatores”, con un gusto per il reperto paleontologico, il fossile, la vita calcificata nella roccia e nella materia.

Nato a Madrid nel 1965, José Molina vive e lavora in Italia, a Gravedona, sul lago di Como. Giovanissimo, all’età di unici anni, comincia il suo percorso artistico, frequentando varie scuole d’arte. A diciotto anni si impiega nel settore pubblicitario mentre conclude gli studi all’Università delle Belle Arti di Madrid, coltivando, in parallelo con la passione per l’arte, la ricerca nei campi della psicomotricità, della psicologia transazionale, della filosofia e della storia antica. Si dedica all’illustrazione per il mondo della televisione e dei cartoni animati, operando come consulente nella comunicazione di grandi aziende multinazionali. A trentacinque anni, decide di tornare alle radici e di dedicarsi totalmente alla pittura. Le sue opere sono il frutto di una ricerca sull’uomo, che affronta con grande sensibilità, mettendo in luce gli aspetti più bui della nostra natura. Una abilità tecnica applicata ai linguaggi della pittura e del disegno si unisce a una profonda conoscenza dei diversi materiali, riscontrabile nella cura e nell’attenzione ai dettagli che contraddistinguono le sue opere.

Fonte arte.it

Fino al 26 Novembre 2016

Milano

Luogo: Galleria Deodato Arte

Curatori: Chiara Gatti

Telefono per informazioni: +39 02 80886294

E-Mail info: galleria@deodato-arte.it

Sito ufficiale: http://www.deodato.com/

Non amo che le rose che non colsi

Apre a Roma, a pochi passi da Castel Sant’Angelo, la nuova galleria Richter Fine Art con la mostra collettiva Non amo che le rose che non colsi.

Tommaso Richter, trentenne, collezionista e appassionato d’arte, apre la sua galleria ristrutturando un’antica bottega di un fabbro, proprio accanto allo spazio espositivo dedicato all’antiquariato e gestito dalla famiglia: una prosecuzione quasi fisiologica dell’attività, che dall’arte antica arriva ai giorni nostri. Lo stesso gallerista dichiara: «Aprire oggi uno spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea può apparire forse un azzardo, ma è lo sbocco naturale del mio percorso: sono cresciuto in questi vicoli, circondato da opere d’arte e di antiquariato. Era destino che prendessi questa strada».

Non amo che le rose che non colsi, è la prima mostra collettiva ospitata dalla galleria. Allestita con i lavori di 5 artisti, tutti pittori, l’esposizione nasce dalla collaborazione tra Tommaso Richter e il curatore Saverio Verini, che hanno lavorato insieme sia alla costruzione del progetto che alla realizzazione del catalogo, oltre che alla scelta degli autori: Silvia Argiolas (1977), Dario Carratta (1988), Luca Grechi (1985), Emilio Leofreddi (1958), Giuliano Sale (1977).

Il titolo della mostra Non amo che le rose che non colsi cita un verso di una poesia di Guido Gozzano, contenuta ne I Colloqui del 1911. Il poeta restituisce nella scrittura un senso di struggimento e inquietudine attraverso immagini concrete, vivide, manifestando un senso di nostalgia che si può ritrovare anche nei dipinti di tutti gli artisti, ognuno dei quali ha tradotto questo “sentimento” in maniera del tutto personale.

La pittura di Silvia Argiolas è caratterizzata da atmosfere stranianti e perturbanti; ne derivano opere spesso grottesche, permeate da un’ironia amara e corrosiva. Dario Carratta utilizza la pittura per trasferire su tela visioni distopiche, animate da personaggi al limite tra la fisicità reale e l’evanescenza del sogno. Le opere di Luca Grechi propongono una figurazione al tempo stesso precaria e poetica, con i soggetti – per lo più elementi vegetali e paesaggi naturali – colti in uno stato di sospensione tra definizione ed evanescenza. Il lavoro di Emilio Leofreddi si fonda su opere permeate da un’attitudine onirica e sottilmente pop. Infine Giuliano Sale si segnala per la sua pittura dissacratoria e inquietante.

L’esposizione si divide su due livelli: al piano terra sarà allestito, per ogni artista, un lavoro di grandi dimensioni; al piano inferiore, invece, ogni autore presenterà coppie di lavori di formato ridotto, di modo da mostrare un più ampio spaccato sulla propria poetica.

Tommaso Richter definisce fin da subito la direzione della galleria, che intende presentarsi come un “laboratorio” di sperimentazione attorno ai linguaggi della pittura e alle possibilità che il mezzo offre. Le prossime mostre infatti vedranno il coinvolgimento di altri artisti e di critici, invitati a riflettere sul lavoro degli artisti e sul ruolo e le possibilità che la pittura offre oggi.

arte.it

Fino al 23 Dicembre 2016

Roma

Luogo: Galleria Richter Fine Art

Curatori: Saverio Verini

Telefono per informazioni: +39 340 0040862

E-Mail info: tommaso.richter.85@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.galleriarichter.com

XXVI Biennale di Scultura

Dal 16 ottobre 2016 al 15 gennaio 2017, Gubbio (PG) torna a essere la capitale della scultura contemporanea.
La città umbra, infatti, ospita la XXVI Biennale di Scultura, manifestazione nata nel 1956, che è stata pioniera, nonché assoluto punto di riferimento per lo sviluppo e l’affermazione dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta ed è diventata nel tempo un importante appuntamento per la conoscenza della produzione di artisti più affermati e di giovani promettenti.

A otto anni dalla sua ultima edizione, tenuta nel 2008, la Biennale d’arte di scultura, organizzata dal Comune di Gubbio e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, col patrocinio della Presidenza della Repubblica, del MiBACT – Ministero Beni e Attività Culturali e Turismo, della Regione Umbria, della Provincia di Perugia, dell’Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ di Perugia, si presenta con un rinnovato programma di cinque mostre, allestite in due dei più prestigiosi spazi della città: Palazzo dei Consoli e Palazzo Ducale.
Tre sono le sezioni allestite a Palazzo Ducale

Nella prima si troveranno le opere di 16 autori, invitati dalla Commissione scientifica della Biennale, composta da Giorgio Bonomi, Roberto Borsellini, Graziella Cirri, Bruno Corà, Enrico Crispolti, Fabio De Chirico e Stefano Gizzi.
I sedici artisti – Bertozzi & Casoni, Angelo Casciello, Richard Deacon, Amalia Del Ponte, Nunzio, Carlo D’Oria, Eduard Habicher, Bruno Liberatore, Luisa Protti, Carlo Rea, Giovanni Battista Rizzoli, Ninì Santoro, Giancarlo Sciannella, Pinuccio Sciola, Delphine Valli, Fabio Viale, sono accomunati dalla particolare natura del loro processo creativo che privilegia la definizione della forma come elaborazione del pensiero e che predilige l’utilizzo di materiali come la ceramica e il metallo. Quello che ne risulta è un panorama molto vario che spazia dalle fusioni non comuni, al virtuosismo tecnico nella realizzazione delle ceramiche, fino alla singolare realizzazione di sculture che “possono essere suonate”.

Tra le novità della XXVI Biennale di Gubbio spicca la sezione dedicata ai maestri del futuro. Qui saranno presentati i bozzetti per sculture, realizzati da sedici studenti, provenienti da sette Accademie di Belle Arti italiane (Genova, Milano, Napoli, Perugia, Torino, Verona, Vibo Valentia) e da una romena (Cluj-Napoca), in collaborazione con laboratori artigiani eugubini.Il migliore avrà la possibilità di creare la propria opera che sarà posta lungo il percorso artistico di Parco Ranghiasci, accanto a quelle di artisti quali Mauro Staccioli, Eliseo Mattiacci, Valdi Spagnulo e altri.

Palazzo Ducale, inoltre, accoglierà una selezione di sculture realizzate da protagonisti della plastica italiana del Novecento, tra cui Enrico Castellani, Arnaldo Pomodoro, Leoncillo Leonardi, che hanno partecipato alle precedenti edizioni della Biennale, le cui opere sono state acquisite in maniera permanente dal Comune di Gubbio, che dialogheranno con alcuni lavori di autori particolarmente legati alla storia della Biennale. La rotazione delle collezioni prevede per questa edizione i seguenti nomi: Aldo Ajò, Roberto Almagno, Getulio Alviani, Valentino Biagioli, Mirta Carroli, Nino Caruso, Pino Castagna, Enrico Castellani, Pietro Coletta, Nino Franchina, Lorenzo Guerrini, Leoncillo Leonardi, Sol Le Witt, Carlo Lorenzetti, Colombo Manuelli, Vittorio Messina , Arnaldo Pomodoro, Graziano Pompili, Carlo Ramous, Francesco Somaini, Simona Uberto, Giuseppe Uncini, Luisa Valentini, Nanni Valentini, Antonella Zazzera.

Una particolare attenzione è stata rivolta all’esposizione di materiali documentari (manifesti, cataloghi, documenti e fotografie), attraverso i quali la vicenda della Biennale potrà essere compresa sia nel contesto della storia dell’arte italiana che in quello della storia della comunità che l’ha ideata.

A Palazzo dei Consoli si terranno due omaggi ad altrettante artiste, Mirella Bentivoglio(Klagenfurt, 1922) e Nedda Guidi (Gubbio, 1927 – Roma, 2015), che hanno intrattenuto col territorio eugubino uno stretto rapporto.  Il primo omaggio, dal titolo 1976-2016. Mirella Bentivoglio a Gubbio si focalizza principalmente sull’esperienza eugubina dell’artista, mentre il secondo, Nedda Guidi. Gesto modulo memoria, prende in esame la produzione della scultrice dai suoi esordi fino alle opere dell’ultimo periodo.

L’iniziativa riprende, a quarant’anni di distanza, l’esperienza di Gubbio ’76 dove entrambe erano presenti con una personale che ha segnato la loro carriera e la storia della Biennale e vuole sottolineare un legame genetico creativamente profondo con radici antropologico-culturali con il territorio eugubino e la cultura artistica umbra e centroitaliana contemporanea.

Fonte arte.it

Fino al 15 Gennaio 2017

Gubbio | Perugia

Luogo: Palazzo dei Consoli / Palazzo Ducale

Curatori: Graziella Cirri, Roberto Borsellini

Costo del biglietto: € 10

Telefono per informazioni: +39 075 9220693

E-Mail info: info@iat.gubbio.pg.it

Palazzo Ducale: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30; lunedì dalle 13.00 alle 19.00
Palazzo dei Consoli: tutti i giorni, 10,00 -13.00 / 15.00 -18.00 (14.30 – 17.30 da novembre a fine mostra)

RAW – Rome Art Week 2016

Dal 24 al 29 ottobre 2016, la città di Roma sarà il palcoscenico della prima “Art Week” italiana, interamente dedicata all’Arte Contemporanea. La Rome Art Week è una iniziativa artistica, a cadenza annuale, che punta a dare un impulso nuovo alla promozione, produzione e al mercato dell’arte contemporanea della Capitale, proiettandola nei circuiti internazionali, con il coinvolgimento degli spazi espositivi e degli artisti.

Durante la manifestazione Gallerie private, Accademie e Istituti di Cultura stranieri ed Istituzioni Museali aderenti organizzeranno uno o più eventi (vernissage, visite guidate, talk critici, conferenze, performance, etc.) per presentare e promuovere al pubblico la loro “visione” dell’arte contemporanea.

Gli Artisti apriranno ai visitatori le porte dei propri studi, o di uno spazio di riferimento, per mostrare la loro ricerca e, in alcuni casi, coinvolgerli nel lavoro creativo. L’evento sarà occasione di incontro per tutti gli addetti e appassionati del settore. Critici d’arte e specialisti del settore forniranno una guida critica ad uno o più percorsi a loro scelta fra quelli proposti nel circuito espositivo, e mediante una pagina dedicata loro nel sito della RAW, illustreranno i propri “punti di vista” sul mondo dell’arte contemporanea.

arte.it

Dal 24 Ottobre 2016 al 29 Ottobre 2016

Roma

Luogo: Sedi varie

Enti promotori:

  • KOU – Associazione no profit per la promozione delle Arti visive

Telefono per informazioni: +39 06 21128870

E-Mail info: info@romeartweek.com

Sito ufficiale: http://https://romeartweek.com/it/

Curarsi ad arte

Giovedì 29 settembre alle ore 11.30 sarà inaugurata, presso l’Ospedale San Giuseppe di Milano la prima tappa di “CURARSI AD ARTE”: percorso espositivo in progress, che si espanderà fin oltre il 2017, realizzato grazie alla partnership con l’Accademia di Belle Arti di Brera. Un progetto che ha visto impegnati in prima fila gli studenti dell’ultimo anno del Dipartimento di Arti Visive che, con le loro opere, hanno dato vita a una sorta di museo diffuso all’interno di spazi normalmente preposti alla cura.

Un sodalizio virtuoso tra Arte e Medicina che, da un lato, permette ai giovani artisti di farsi conoscere, dall’altro crea le condizioni migliori affinché tra pazienti, familiari e operatori sanitari si instauri un clima di serenità e condivisione, utili ad agevolare il processo di cura.

Le opere esposte sono state realizzate da: Flavia Albu, Alice Fiorelli, Chiara Gambirasio. Sara Rizzi, Jaco Caputo, Jacopo Pesenti.

La selezione è stata effettuata dal Comitato Scientifico composto da Franco Marrocco, Direttore Accademia di Brera, Daniele Schwarz, AD Gruppo MultiMedica, Giuseppe Bonini, Preside del Dipartimento di Arti Visive, Accademia di Brera, Roberto Casiraghi, Docente del Dipartimento di Arti Visive, Accademia di Brera, Alessandra Chiarello, Direttore Marketing e Comunicazione, Gruppo MultiMedica, Sergio Harari, Presidente Associazione Peripato, Alberto Mugnaini, Curatore e critico d’arte.

Alice Fiorelli, Fonte arte.it

Fino al 31 Dicembre 2017

Milano

Luogo: Ospedale San Giuseppe di Milano

Sito ufficiale: http://www.multimedica.it/news/index.php/curarsiadarte

DAYANITA SINGH: Museum of machines

Nata a Delhi nel 1961, Dayanita Singh è una protagonista affermata della scena artistica internazionale e una delle rare fotografe indiane note in tutto il mondo, autrice di un’opera decisamente peculiare, che riflette una visione straordinariamente personale del suo paese pur esplorando temi che superano qualsiasi confine geografico.

Negli ultimi cinque anni il suo lavoro è stato esposto presso l’Art Institute di Chicago, la Hayward Gallery di Londra, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte sul Meno, il Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi e la Fundación Mapfre di Madrid. Ha partecipato inoltre a due edizioni consecutive della Biennale di Venezia, nel 2011 e nel 2013.

L’artista ha elaborato una forma espositiva molto originale: attraverso una serie di arredi in legno – paraventi, carrelli, tavoli che riprendono il concetto di griglia modernista – costruisce ciò che lei stessa definisce “musei”: strutture mobili, portatili, modulabili, che permettono di conferire al suo lavoro una fisionomia mutevole e un significato sempre nuovo. In questi “musei”, attraverso un racconto per immagini privo di parole, Singh rielabora storia personale e storia collettiva, vita privata e vita pubblica, presenza e assenza, realtà e sogno, trasformandoli in un insieme frammentario ma pervaso da un profondo sentimento di umanità, dall’interesse e dal rispetto profondo per tutto ciò che la circonda: persone, ambienti sociali, oggetti, archivi, macchine.

La mostra, allestita nella Photo Gallery della Fondazione MAST e ideata dal suo curatore Urs Stahel, prende il nome dal Museum of Machines, recente acquisizione della Collezione MAST.

Il percorso espositivo propone circa 300 fotografie articolate in serie – oltre a Museum of Machines, anche Museum of Industrial Kitchen, Office Museum, Museum of Printing Machines, Museum of Men e File Museum, e alcune altre opere – che raccontano il lavoro e la produzione, la vita, la sua gestione quotidiana e la sua archiviazione. Macchinari enormi che fumano ed esalano vapori, processi e metodi lavorativi, luoghi deputati all’esecuzione e all’organizzazione del lavoro, presentati in maniera quasi labirintica grazie a una forma espositiva molto articolata e originale, non si limitano a descrivere ambienti produttivi ma danno vita a scenari psichici in cui riconosciamo esperienze, dolore, speranze.
Al livello 0 della Photo Gallery di MAST la mostra prosegue con Archives e Factories, due proiezioni di altre immagini di Dayanita Singh dedicate rispettivamente agli archivi e alle fabbriche, e con l’installazione del Museum of Chance.

6.©Dayanita Singh - File Museum, 2012 1
La mostra è aperta fino all’8 gennaio 2017.

MAST.
via Speranza 42, Bologna
Orari di apertura: Martedì – Domenica  10.00 – 19.00
Ingresso gratuito
www.mast.org

DA GUTTUSO A VEDOVA A SCHIFANO. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento

In occasione dei vent’anni dalla nascita di Linea d’ombra, non potrà mancare una mostra sul secondo grande tema che ha accompagnato molte rassegne che hanno visto, appunto, Linea d’ombra quale veicolo organizzativo. Si tratta dello studio, sostanziato anche da decine e decine di cataloghi e libri, sulla pittura italiana del Novecento, e soprattutto quella della seconda parte del secolo.
Quello che si propone l’esposizione in oggetto è di individuare un percorso attraverso la selezione di una cinquantina di autori importanti della pittura italiana dagli anni che seguono la chiusura della Seconda guerra mondiale per giungere alla conclusione del Novecento. Scegliendo artisti nati tra la fine del primo decennio del XX secolo e la fine degli anni trenta. Quanto a dire due generazioni di pittori, che vanno da Afro e Guttuso fino a Novelli e Schifano.
Fonte beniculturali.it
Data Inizio: 29 ottobre 2016
Data Fine: 17 aprile 2017
Costo del biglietto: 14,00 euro
Prenotazione:Nessuna
Luogo: Treviso, Museo di Santa Caterina
Indirizzo: Piazzetta Mario Botter, 1
Città: Treviso
Provincia: TV
Regione: Veneto
Orario: da lunedì a giovedì: 9.00 – 18.00da venerdì a domenica: 9.00 – 19.00
Telefono: 0422 429999
Fax: 0422 308272
E-mail: info@lineadombra.it
Sito web

Mario Merz. Prologo. La fine del mondo

Quarto appuntamento del prologo alla mostra inaugurale La fine del mondo, iniziato ad un mese di distanza dal Grand Opening. Un’importante cornice di collaborazioni che presenta alcune opere emblematiche della collezione in prestigiose sedi istituzionali della regione.
Una selezione di opere esemplari della collezione d’arte contemporanea del Centro Pecci di Prato fa da introduzione e “cornice” al progetto espositivo “La fine del mondo”, curato dal direttore Fabio Cavallucci per la riapertura al pubblico della rinnovata istituzione culturale pratese.
Raccolte nel corso di tre decenni di attività artistica e presentate a cura del conservatore del Centro Stefano Pezzato, le opere sono esposte per l’occasione all’interno di alcune fra le più prestigiose sedi istituzionali della regione.
Le sei grandi opere provenienti dalla collezione del Centro Pecci – lavori di affermati artisti italiani e stranieri della seconda metà del XX secolo – formano una campionatura variegata ma eloquente di proposte artistiche contemporanee associate al tema centrale della “condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo”, inserite e perciò messe in relazione a diversi contesti della conoscenza umana quali lo studio bibliografico e la ricerca scientifica, in particolare la preistoria, la zoologia, l’astronomia, la fisica, la geometria e la tecnologia.

 

Mario Merz, Prologo. La fine del mondo, Fonte arte.it

Dal 07 Ottobre 2016 al 11 Dicembre 2016

Vinci | Firenze

Luogo: Museo Leonardiano

Curatori: Stefano Pezzato

Enti promotori:

  • Comune di Vinci
  • Museo Leonardiano Vinci
  • Centro Pecci Prato
  • Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana
  • Comune di Prato
  • Città di Prato
  • Regione Toscana
  • Terna Group
  • ChiantiBanca

Telefono per informazioni: +39 0571 568012

E-Mail info: info@museoleonardiano.it

Sito ufficiale: http://www.museoleonardiano.it

Novembre-Febbraio: tutti i giorni 9.30-18.00
(chiusura biglietteria ore 17.15 – Terrazza panoramica chiusa)
Marzo-Ottobre: tutti i giorni 9.30-19.00
(chiusura biglietteria ore 18.15)