Davide Lantermoz. Grasslands

Si è inaugurata il 2 settembre presso gli spazi del Magazen dell’ Arte a Venezia la nuova personale di Davide Lantermoz.

Una serie di composizioni surreali che sovrapponendo, manipolando, confondendo diversi media (collage, fotografia, pittura, disegno) restituiscono il valore di una continua e instancabile ricerca tesa ad allontanarsi sempre di più dai rigidi confini del progetto per immergersi in uno spazio dotato della massima apertura di senso.

La mostra sarà fruibile gratuitamente fino al 17 settembre, tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00.

 

 

Dal 02 Settembre 2017 al 17 Settembre 2017

Venezia

Luogo: El Magazen dell’Arte

E-Mail info: fontanamgmt@gmail.com

Sito ufficiale: http://https://lantermoz.com/

Josephine Frampton. Indizi al Sole

Si è inaugurata lo scorso 7 Maggio nella splendida cornice del Borghese Palace Art Hotel di Firenze, Indizi al Sole, la mostra della pittrice inglese Josephine Frampton, a cura di Gisella Guarducci.

In mostra 21 dipinti, sia di piccole che di grandi dimensioni, realizzati attraverso l’utilizzo di pigmenti in polvere su legno ingessato (quadri piccoli) e su tela ingessata (quadri grandi); tecnica pittorica molto vicina a quella del guazzo che, da sempre, si distingue nel panorama pittorico per originalità e delicatezza.

Centro e tema dominante di questa esposizione temporanea, che si potrà ammirare fino al 7 di Settembre, è la luce, in un percorso espositivo in cui l’occhio salta da un punto luce all’altro, sostando brevemente nell’ombra per poi rituffarsi dentro la luce. Guardando intorno, l’occhio non vede più alcun confine per via del bagliore e dell’alterazione delle forme; la stessa distanza da esse diventa indefinibile. Cercando rifugio da queste incertezze, l’occhio ricade di nuovo nell’ombra, e soffre già per quello che ha visto e non vede più.

La ricerca della luce, del calore, del cibo e dell’amore è l’azione principale dell’uomo. Essere sopraffatto dalla luce del giorno è un desiderio istintivo, così come quello di rintanarsi nel nido del sonno. La vista umana, tuttavia, è parziale, ed è per questo, che l’uomo s’incanta nei rapidi e conclusivi momenti del tramonto e dell’alba, che gli restituiscono un più nitido concetto del pianeta sole, pianeta che non può mai guardare direttamente ma che tasta con gli occhi ogni giorno, cercando degli indizi.

Fino al 07 Settembre 2017

Firenze

Luogo: Borghese Palace Art Hotel

Curatori: Gisella Guarducci

E-Mail info: gisellaguarducci@hotmail.com

Pae White. Demimondaine

Il titolo della mostra prende origine dall’espressione francese demi–monde o mondo di mezzo, spesso utilizzata all’inizio del ventesimo secolo per descrivere chi manteneva uno stile di vita opulento e volto alla ricerca del piacere. Il termine derivato demimondaine era, infatti, usato per descrivere quelle donne che vivevano ai margini della società rispettabile e degli standard del “vero mondo”. Il loro modo di vivere sfidava lo status quo, ma rimaneva nei confini di quegli stessi ideali – un eccesso controllato, un caos confinato entro limiti.

Il lavoro di Pae White si avvale di tecnologie avanzate, così come della collaborazione di esperti artigiani, con l’obiettivo di enfatizzare i limiti e le complessità di entrambi gli ambiti, e di scardinare la linea di confine tra funzionale e decorativo.

I nuovi monumentali arazzi sono intessuti digitalmente e ricordano dei fondali di scena, alludendo all’aspetto intrinsecamente teatrale dell’esistenza. La qualità specchiante dei fili simili a mercurio, di contro, riverbera e rende oggettiva la fruizione di chi guarda il lavoro, amplificando e distorcendo la nostra presenza all’interno della cacofonia di immagini e informazioni. Il groviglio di piante e insetti ricamati forma un non gerarchizzato rumore di fondo, offrendo così uno spazio per perdersi nella contemplazione. Gli arazzi presenti in mostra sono stati creati utilizzando dei software che distribuiscono i motivi in modo casuale e sono potenzialmente in grado di produrre milioni di risultati diversi. Le piante raffigurate nel decoro degli arazzi possiedono proprietà psicotrope, e sono intese dall’artista come il futuro delle terapie volte a domare il nostro caos interiore.

L’uso di specchi come un’allusione ad un luogo alternativo – e forse migliore – si ritrova anche nei mobiles. Le singole sfaccettature riflettono lo spazio attraverso prospettive in continuo movimento, suggerendo che il presente potrebbe essere in un altro luogo e in un altro tempo.

Le nature morte scolpite traggono le loro forme da una libreria di clip art digitali create per i mondi virtuali dei video games e delle animazioni. Queste forme non sono intese per essere trasposte nel nostro mondo o per essere rese in maniera tridimensionale. A differenza dell’aspetto invitante dei loro corrispettivi bidimensionali, l’oggetto qui concretizzato appare imperfetto, appassito e sgradevole.

L’interesse di Pae White nel carattere unico e individuale della maestria, seppur artigianale, si rivela nelle quattro sculture di marmo a forma di popcorn sparse per la galleria. Quattro artigiani hanno studiato la forma del popcorn, inteso come un’astrazione organica, e hanno tradotto le proprie interpretazioni nel marmo.

I chicchi, deperibili e insignificanti, attraverso un materiale tradizionale come il marmo, diventano monumenti all’effimero. Mentre i popcorn sono generalmente considerati come un giocoso e ottimistico veicolo di piacere, il loro esplodere offre una lettura più intensa e nefasta. Questa divergenza di ideologie e interpretazioni, che percorre da sempre il lavoro di Pae White, rispecchia la diversità, culturale e sociale, in cui siamo immersi.

Fino al 09 Settembre 2017

Milano

Luogo: Kaufmann repetto

Telefono per informazioni: +39 02 72094331

E-Mail info: info@kaufmannrepetto.com

Sito ufficiale: http://www.kaufmannrepetto.com

La Venezia riflessa sul mare. Roger de Montebello

Roger de Montebello (Parigi, 1965) è un artista franco-americano, dopo aver studiato disegno e pittura a Siviglia, consegue la laurea in America nel 1988, presso l’università di Harvard. Nel 1992 sceglie la città d’arte per eccellenza, Venezia, musa ispiratrice per lavorare e dove stabilire il suo atelier.

Fino al 10 Settembre 2017 a Venezia, presso il Museo Correr, sarà possibile visitare la bellissima esposizione dell’artista che comprende 389 opere tra ritratti, vedute veneziane e corrida spagnola.

Le opere più suggestive sono senza dubbio le riprese di Venezia: porta delle Terese, Punta della Dogana, San Michele, la città che emerge dalla laguna riflessa sull’acqua. Panorami semplici, pochi dettagli, in ogni opera lo sfondo è bianco candido e i colori sono pochi: bianco, blu, e poche sfumature dorate. Per chi osserva tutta l’attenzione cade su un unico elemento la nebbia che nasconde l’edificio della Dogana da Mar, dove si vede l’imponente fortuna in cima alla sfera di bronzo, «Mi parlano del passaggio da uno stato all’altro, e dell’unità del mondo, in cui la materia si dissolve nella luce» così si esprime l’artista, follemente innamorato della città, «I quadri di Venezia in grande formato presenti in questa rassegna rappresentano per me il mondo della luce, della trasparenza, e del mistero apollineo». Particolarmente suggestive sono le diverse tele che raffigurano la maestosa porta delle Terese, come la descrive Jean Clair, curatore della mostra: «il suo riflesso la fa entrare nel regno della natura a cui si consegna liberamente in balia delle onde e dei venti. Se la porta è melodia, il suo riflesso è armonia. Il tutto è completo e insieme aperto, e rinnovato senza posa».

«E’ questa Venezia che Roger ha scelto di fissare: ciò che resta dei suoi miraggi, una sottile fascia di pietra, indurita, solida tra due zone d’incertezza, dalla geometria rigorosa, ordinata, dalla simmetria sorprendente come una architettura del palladio» Jean Clair.

 

 

Venezia, Museo Correr, Salone da Ballo

San Marco 52, 30124 Venezia

+39 041 2405211

info@fmcvenezia.it

Fino al 10 Settembre 2017

EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 100 lavori

Dal 27 luglio il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini ospita la mostra EPOS. CHAO GE. La lirica della luce, esaustiva antologica dedicata all’artista cinese Chao Ge.

Promossa da Segni d’Arte e organizzata in collaborazione con Arthemisia e Uniarts sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, l’esposizione ha ottenuto il patrocinio di Roma Capitale, della Regione Lazio e dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.

In programma fino al 26 settembre EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 100 lavori, suddivisi in due sezioni (dipinti e disegni), realizzati dal 1987 a oggi, la straordinaria storia creativa dell’artista che evidenzia la maestria con la quale domina le tecniche pittoriche. Cultore appassionato del Rinascimento italiano, ritrattista meticoloso e notevole paesaggista, Chao Ge è l’espressione più piena della propria terra d’origine, quella “terra del cielo blu” così definita per la spettacolare luce che tutto vivifica.

Capace di andare a indagare l’invisibile oltre le apparenze, in particolar modo quando si sofferma sugli intensi ritratti umani dove accorpa alla fisicità delle persone quella delle cose, l’artista riversa continuamente sulla tela, con una nitidezza impressionante, le proprie emozioni e lo fa ogni volta che, novello Marco Polo, diventa osservatore e testimone attento dei complessi scenari asiatici.

È tuttavia evidente che, nel momento in cui ritrae paesaggi e temi che riportano alle origini, la sua arte assume quasi la forma del poema epico.

Dal 27 Luglio 2017 al 26 Settembre 2017

Roma

Luogo: Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Curatori: Claudio Strinati, Nicolina Bianchi

Enti promotori:

Segni d’Arte

Patrocinio di Roma Capitale

Regione Lazio

Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.ilvittoriano.com

Cagliari sotto

Al Search, sede espositiva archivio storico comunale, è allestita la mostra fotografica di Marco Mattana, Cagliari Sotto, visitabile fino al 17 settembre, che racconta la storia di una città nascosta sotto l’asfalto, sotto i nostri occhi.

Un viaggio per scoprire la storia di una città celata dai sensi, nascosta, che sfugge da ogni indagine. Lo spettatore è conquistato dal suo fascino, dalle strade allegre e animate, fino ad arrivare al suo cuore immaginario, dove l’allegria si fa ovattata, silenziosa e la luce si spegne in un’oscurità carica di segni e trasmette un fascino irresistibile.

Un viaggio affascinante, grazie alla luce dell’eccellente fotografia, che esalta la presenza discreta umana.

Riuscendo a far emergere dal buio l’anima dei luoghi, a catturare quelle atmosfere che emanano una scossa elettrica impalpabile, che fanno fare un salto nel tempo dentro una visione onirica, proiettano lo spettatore in una dimensione sensoriale.

Il percorso artistico viene proclamato con una brutale immediatezza visiva, ci denuda dal messaggio principale, riduce all’essenziale le fotografie al fine di esaltare il significato. La mostra comunica con un linguaggio diretto, tale che chiunque giunge a un’immediata comprensione.

Il percorso artistico attraversa la storia della dominazione della nostra città, dai fenici agli spagnoli, passando per la Karalis dell’impero Romano, per terminare con una città che cerca riparo dalle bombe degli alleati. Sotto le rocce, un possibile rifugio di salvezza. Una testimonianza d’arte, segnata da conflitti e contrapposizioni.

La manifestazione evidenzia la fotografia come visione oggettiva e soggettiva di un patrimonio attraverso l’obbiettivo. Il messaggio di questa esposizione è adattata a tante situazioni, diverse in realtà, realizzati per assicurare un ricordo, o a un’interpretazione riferita a un sorriso forzato di una città sofferente, che cerca di rinascere dalle torture subite.

Sono illustrazioni di un viaggio attraverso la memoria di chi ha vissuto quei tempi. Marco Mattana vuole ricostruire un realismo di una rinascita, l’affacciarsi di una nuova humanitas.

 

 

Fino al 17 settembre

Cagliari

Luogo: Search spazio espositivo comunale

 

Costo del biglietto: ingresso gratuito

 

Tutti i giorni

Franco Mulas. “DEFRAG”. Opere 1967-2017

I Musei Civici di Ascoli Piceno presentano presso il Palazzo dei Capitani del Popolo una grande mostra antologica di Franco Mulas, a cura di Lorenzo Canova e di Stefano Papetti, che raccoglie cinquant’anni di lavoro: un lungo viaggio articolato e coerente attraverso la pittura di un maestro che ha sempre affrontato in modo incisivo e drammatico le trasformazioni del mondo contemporaneo.

Mulas, autore dello Stendardo della Quintana di quest’anno, presenta ad Ascoli un percorso che va dalle immagini inquietanti dei week end della fine degli anni Sessanta alle opere più recenti, dove la sua visione raggiunge i confini dell’astrazione.

In cinque decenni di lavoro, Mulas ha scoperto dunque costantemente le ferite del suo tempo, rarefacendo sempre di più la presenza dell’immagine per raggiungere il nucleo dolente di una pittura che si fa pelle corrosa e lacerata, sia pure nella sua rigorosa e quasi metallica compattezza, in un accumulo di segni e velature che sembrano condensare tutti i passaggi del suo articolato cammino artistico.

Questa materia dura e lucente, questo intreccio metaforico di passaggi e di innesti cromatici, non è soltanto un semplice elemento formale e stilistico, ma rappresenta un nucleo basilare del sistema visivo dell’autore, una struttura costruttiva che lo ha sostenuto nei diversi passaggi e nelle trasformazioni del suo percorso, un codice genetico che accompagna la crescita e le mutazioni del corpo della sua pittura.

Mulas ha percorso così un importante cammino di sublimazione nel corso del quale l’immagine ha cambiato gradualmente la sua presenza e il suo senso fino alle soglie estreme delle opere più recenti in cui coniuga le sue precedenti esperienze con una rilettura efficace e innovativa delle esperienze informali, dipingendo quadri dove aumenta il senso della ferita e della privazione, in una visione che si avvicina alla contemplazione desolata delle macerie culturali di un presente dove l’utopia si è ribaltata nel segno distopico dell’azzeramento.

Fino al 15 Settembre 2017

Ascoli Piceno

Luogo: Palazzo dei Capitani del Popolo

Curatori: Lorenzo Canova, Stefano Papetti

Enti promotori:

Musei Civici Ascoli Piceno

Comune di Ascoli Piceno

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 0736.298213

E-Mail info: info@ascolimusei.it

Sito ufficiale: http://www.ascolimusei.it

Maurizio Finotto: vita, morte e miracoli

A partire dallo scorso giugno, una parete della collezione permanente del MAMbo di Bologna si è trasformata in una sorta di santuario, di luogo di culto, interamente ricoperta di tavolette votive ispirate alla tradizione dei “per grazia ricevuta” e dei “retablos” messicani. La cosa più curiosa è che si riferiscono tutte alla stessa persona, Maurizio Finotto, artista e professore all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Non si tratta infatti di una strana riconversione degli spazi da parte del museo, ma di una sorta di insolito autoritratto dell’artista, che attraverso iconografie e linguaggi della tradizione popolare cristiana racconta gli episodi più importanti della sua vita. Così malattie, incidenti, successi e insuccessi quotidiani si trasformano in accadimenti miracolosi, non senza un certo effetto comico. Tutta la biografia di Finotto, episodio per episodio, dall’infanzia fino ai giorni nostri, si tramuta in un ironico racconto introspettivo, in un’opera sincera e dissacrante, capace di catturare la curiosità dello spettatore e tenerlo per ore incollato a sé.

Parallelamente alla parete riempita con circa duecento ex voto, inoltre, viene proiettato un video, che documenta le reazioni della mamma e della nonna dell’artista di fronte ad alcuni di essi, mostrati loro dall’autore stesso. In questo modo l’opera diventa anche un’occasione per ripercorrere insieme, attraverso il racconto e il confronto, un intero percorso di vita. Un’occasione per scambiare ricordi ed emozioni tra risate e commozione, tra ironico disincanto e ingenua spontaneità, coinvolgendo lo spettatore in un siparietto tanto intimo e toccante quanto per altri versi esilarante.

 

 

Fino al 17 settembre 2017

sala video Collezione Permanente MAMbo

via Don Minzoni, 14

Bologna

 

http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-236/

Ivan Pili. Solo exhibition

Fino al 7 agosto 2017 si terrà nel Palazzo Comunale di Assemini la mostra del maestro, appunto, asseminese Ivan Pili, già musicista di livello internazionale, ora alla sua prima volta in Sardegna in qualità di artista figurativo.

Profondo conoscitore della storia dei popoli, si è dedicato da pochi anni alla pittura ricevendo in brevissimo tempo consensi in tutto il mondo. Bruciando letteralmente le tappe, ha esposto in personali e collettive in Italia e all’estero conseguendo vari riconoscimenti e premi. I suoi lavori fanno parte di alcune importanti collezioni Statunitensi, inglesi e negli Emirati Arabi. Da ricordare, in particolare, le mostre alla Reggia di Caserta ed al Castello di Chantilly.

Studioso raffinato la cui pittura colta è densa di significati simbolici, si impone in tutta la sua potente e carismatica essenza. Con profondità d’indagine ed attenta adesione storica, Pili cala le sue sobrie composizioni in atmosfere dal taglio quasi surreale per certi accostamenti inattesi eppure studiati nel particolare, con l’intento di svelare ciò che si cela dietro ed oltre l’apparenza delle cose. Da scene il cui richiamo quotidiano e, talvolta mitologico diviene spunto, quasi pretesto per una riflessione su tematiche di attualità, alla rappresentazione di episodi oltre l’essenziale come lo straordinario ciclo delle Muse, lavoro ripreso in più tempi in virtù di uno studio di tecniche elaborate mediante fasi di sottrazione e successiva aggiunta di materia cromatica, fino ad ottenere un effetto iperrealistico vicino alla tridimensionalità.

Nella pittura di Ivan Pili scorre in tutta la sua prepotenza il percorso dell’umanità.

Dal 22 Luglio 2017 al 07 Agosto 2017

Assemini | Cagliari

Luogo: Palazzo Comunale

Enti promotori:

Assessorato alla Cultura di Assemini

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 3802640841

E-Mail info: ivan.pili@gmail.com

Sito ufficiale: http://ivanpili.com

Massimo Malpezzi. Pop Art by Kokokid

Le opere di Massimo Malpezzi: Giornalista e Fotografo, Grafico Editoriale, ma da sempre artista, saranno protagoniste presso la Galleria Daliano Ribani Arte di Via Marzocco 59, dal 15 al 27 Luglio, dal Martedì alla Domenica, con orario 19:30-24.

Kokokid, il suo pseudonimo, inizia a dipingere sin da piccolo osservando suo padre ceramista e pittore futurista, un inevitabile imprinting verso le avanguardie e le sperimentazioni, ma soprattutto influenzato dalla pop art americana inglese e dai graffitari. Lentamente sviluppa uno stile che oggi rimane personalissimo alla ricerca dell’ironia e del divertimento. Fa del materiale plastico, raccolto ovunque, grandi tele dove il personaggio viene scaraventato in primo piano circondato da mille colori, celluloide, poliuretano, brillantini, smeraldi che sapientemente incollati creano stratificazioni sulla superficie della tela dipinta ad acrilico formando fantasmagoriche scene. Dal 2010 inizia a produrre decine di quadri poi finalmente le offre al pubblico con alcune mostre di successo a Milano.

Per Massimo Malpezzi il modo semplice eppure geniale si identifica con una parola: colore! Ovvero vivacità cromatica, luminosità, splendore brillantezza… o per dirla all’anglosassone: Brilliant Pop! per uno stile personale che passa attraverso tutta l’espressività storica della Pop Art, ne coglie l’essenza e la sostanza ed esce dalla parte opposta, caricato d’una nuova e luminosa vitalità.

 

 

Fino al 27 Luglio 2017

Pietrasanta | Lucca

Luogo: Galleria Daliano Ribani Arte

Telefono per informazioni: +39 3921062411

E-Mail info: dalians88@live.it