Senza titolo (la pittura come modello)

Senza titolo (la pittura come modello) si propone come una riflessione sull’astrazione e i suoi margini in pittura, scultura, fotografia e cinema d’artista.

La mostra che pone il suo baricentro nelle sperimentazioni degli anni settanta prevede alcuni strategici arretramenti che conducono sino alla riproposizione di alcune opere seminali delle avanguardie storiche (Hans Richter, Vicking Eggelink, Walter Ruttmann, Luigi Veronesi) e alcuni sconfinamenti che conducono sino alla ricerca contemporanea con riprese tematiche che vedono coinvolti alcuni artisti delle ultime generazioni operanti in Toscana. Un’indagine dunque che unirà lavori storici alle ricerche attuali in un racconto sincronico messo in atto attraverso le opere conservate nella collezione di Museo Casa Masaccio Centro per l’arte contemporanea e ai prestiti concessi della Galleria Nazionale d’ Arte Moderna e Contemporanea di Roma, della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci e del Museo Fattori – Fondo ex museo progressivo di Arte Contemporanea di Livorno e dal Goethe-Institut Roma.

Rassegna realizzata nell’ambito del progetto di iniziativa regionale Toscanaincontemporanea2016.

casamasaccio.us

12 novembre – 31 dicembre 2016
Casa Masaccio | Corso Italia, 105 | San Giovanni Valdarno
Palazzo Panciatichi – MK Search Art | Corso Italia, 14 | San Giovanni Valdarno

La città invisibile

La Fondazione Banco di Sardegna, nell’ambito del progetto Arte condivisa in Sardegna, presenta una mostra dedicata ai protagonisti della storia dell’arte sarda del 900, una serie altrettanto intensa d’interventi riguardanti il territorio presente, con la produzione della mostra dell’artista Gianluca Vassallo, un fotografo che si esprime attraverso il video, il suono, la fotografia, rivolgendo un’attenzione particolare all’arte.

Le fotografie si presentano come un racconto in divenire costantemente, il proposito che questo racconto possa nutrirsi della consapevolezza collettiva e individuale sull’evoluzione dell’arte attraverso lo spazio e il tempo. Un processo simbolico di esperienze attraverso la messa in opera di diffuse installazioni artistiche che riguardano il territorio regionale, suggerendo riflessioni sulla sua importanza. Lo spirito del luogo e l’anima delle persone che appartengono a quel luogo, i sentimenti accumulati e le sensazioni sprigionate nel tentativo memorabile degli abitanti locali di un’isola.

Il risultato è un documento in tempo reale, un campo di rifugiati, alla fine della seconda guerra mondiale per scampare alla deportazione, approda nell’isola da suscitare nel visitatore uno stupore gelido nella rappresentazione.

La ricerca di una risposta di fronte al dubbio provocato dalla speranza invisibile che accompagna il viaggio di una persona.

La rabbia di Vassallo è il pretesto per scuotere gli animi, contro le costruzioni di muri che ci separano. Contro tutti quei muri in Europa, e nel mondo.

«Senza conflitto non esiste l’arte, senta dolore, non esiste l’artista».

Il viaggio dell’artista è rivolto alla ricerca artistica affiancata a quella scientifica e finalizzata alla produzione di un’immagine stampata, a manifesto.

La città invisibile, si struttura in tre capitoli: il viaggio, il video, l’esposizione.

Il viaggio è un confronto con le persone, quelle che scompariranno insieme ai paesi.

Le fotografie sono montate come una sequenza continua che riassume il viaggio, all’interno della riproduzione tridimensionale di una città opaca, fatta di strade, di vicoli, di anime.

All’interno della città ricostruita nella mente dell’artista, si sussurra il dubbio che la volontà venga prima della storia.

Vassallo, Fonte Fondazione Banco di Sardegna

Fonte: Fondazione Banco di Sardegna

La mostra sarà possibile visitare fino al 6 gennaio 2017

Orari: dalle 9,00 alle 20,00

Pecore, terra e idee anomale nella nuova sede della Fondazione Baruchello a Roma

Nel cuore di Roma ha di recente inaugurato Start Up Quattro agenzie per la produzione del possibile, la mostra che è forse da considerare più una sfida, un trampolino di lancio di una rinnovata visione e dimensione artistica della storica Fondazione Baruchello, nata nel 1988 e attiva nella bellissima cornice del Parco Vejo, per volontà dello stesso Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi. L’esposizione inaugura inoltre una nuova dimensione che tende a riportare in evidenza l’intrinseca unione della Fondazione con il cuore della città capitolina, Monteverde vecchio.

In un connubio di arte, economia e agricoltura, tipica della ricerca di Gianfranco Baruchello, intramontabile capostipite dell’arte contemporanea italiana, Start Up si pone come un vero e proprio progetto sperimentale in cui lo spettatore è chiamato a interagire, partecipare a una sorta di “gioco” che ha come scopo principale una riflessione sulle infinite possibilità dell’arte di diventare il territorio fertile su cui sviluppare e proporre visioni immaginarie, utopiche, ai confini del possibile. Incentrata su aspetti legati anche al mondo dell’economia, il progetto si struttura in quattro agenzie: quella della pecora portatile simbolo di mitezza; Earth Exchange, progetto già avviato nel 2014, che consiste in uno scambio di un metro cubo di terra della Fondazione con altrettanti di altri luoghi culturali in tutto il mondo; l’agenzia dell’oggetto anomalo e, infine, quella dell’utopia. Lo spettatore, facendo il suo ingresso nello spazio, si trova immediatamente accolto in un ufficio in cui lavoreranno le quattro agenzie, il cui compito è rendere realtà ciò che viene proposto. Un work in progress alla costante ricerca d’innovazione e cambiamento.

Accedendo alla prima stanza ci si ritrova subito in un’altra dimensione. Circondati da un pascolo di pecore di sagoma lignea, numerate e timbrate, come se si trattasse di veri e proprio oggetti in vendita. Il pubblico può decidere di essere e rimanere spettatore o diventare un vero pastore “adottando” una delle pecore del gregge ridefinendone costantemente il concetto e il significato. Le altre stanze ripropongono ambienti di laboratorio per lo scambio di terra o vere e proprie esposizioni di progetti anomali, particolari, impossibili da trovare in commercio. Il percorso si conclude nella totale immersione di un mondo utopico, fatto di rumori della terra e immagini notturne di boschi e piante, in cui si è invitati a sedersi per potersi immergere in toto e assaporare aspetti del creato, astraendosi per un attimo dalla quotidianità e dimenticandosi dei rumori cittadini.

Accanto al supporto artistico dello stesso Gianfranco Baruchello, mente e ideatore di tutto il progetto curato da Maria Alicata e Carla Subrizi, altri artisti sono stati invitati a prendere parte al progetto proponendo idee anomale e stravaganti. Da Elisabetta Benassi a Cesare Pietroiusti e da Antoni Muntadas a H.H. Lim, sono sedici i nomi che si susseguono nelle sale della nuova sede in via del Vascello 35, ridefinendo e ampliando le prospettive artistiche che la Fondazione ha deciso di intraprendere. Con una nuova sfida, la grande mente artistica di Baruchello plasma un nuovo universo, una seconda vita, che da Via di Santa Cornelia si sposta a Monteverde per ampliare la propria ricerca anche in altri campi dell’arte con una comune volontà di base: la sorpresa.

 

 Gianfranco Baruchello,earth exchange, 2016(artribune.com) Fondazione Baruchello, 2016, (foto dell'autrice) Fondazione Baruchello, Oggetto anomalo, 2016(foto dell'autrice) Gianfranco Baruchello, Ufficio adozione della pecora, 2016 ( foto dell'autrice) Gianfranco Baruchello, Ufficio adozione della pecora, 2016(foto dell'autrice)

 

Fondazione Baruchello

Via del Vascello, 35

00152, Roma

Info

Lunedì chiuso

Dal Martedì al Venerdì, ore 16.00 – 19.00

Ingresso gratuito

 

Sandro Giordano __IN EXTREMIS (bodies with no regret)

Arriva a Torino la prima retrospettiva italiana dedicata al poliedrico artista Sandro Giordano e ai suoi lavori fotografici nella mostra __IN EXTREMIS (bodies with no regret) che sarà visitabile fino al 20 novembre (ingresso da Via Bligny n. 2 – Torino).

«Le mie foto sono racconti di un mondo in caduta afferma Giordano – i cui personaggi “toccano il fondo” di un mondo dominato dall’apparenza e dalle immagini stereotipate, reso bulimico dal consumismo di oggetti che talvolta sembrano diventare più importanti delle loro stesse vite».

Il progetto IN EXTREMIS inizia una estate di diversi anni fa, quando Sandro Giordano, romano, carriera di attore alle spalle, ha avuto un brutto incidente in bicicletta: nella caduta, l’istinto di salvare l’oggetto che teneva in mano ha prevalso su quello di parare il colpo, così ha salvato l’oggetto ma si è infortunato. Qualche settimana più tardi, un suo amico si è rotto una gamba tra gli scogli per evitare che l’iPhone cadesse in acqua. Due indizi non fanno una prova, ma la sensazione che nella nostra società qualcosa non stia forse andando per il verso giusto ha trovato in queste cadute una conferma. Dall’esigenza artistica di “immortalare” il momento del proprio capitombolo, ha iniziato a prender forma l’idea delle serie __IN EXTREMIS, a cui il fotografo si dedica da anni, e che sta riscuotendo un notevole successo in rete e nel mondo dell’arte.

I protagonisti delle 30 opere fotografiche in mostra sono figure stremate che, travolte da incidenti tra i più classici del quotidiano o da altri immaginati da una sfrenata fantasia, si lasciano andare, si schiantano sul terreno, ma salvano gli oggetti che tengono in mano, scelti dall’autore con cura quasi maniacale per raccontarci nel dettaglio le storie e le identità dei malcapitati, rigorosamente faccia a terra. La chiave del progetto è dichiaratamente ironica e guarda al lato comico della “tragedia”, puntando sull’effetto liberatore e rivelatore della risata, e intonando, al contempo, un inno all’imperfezione e alle fragilità umane.

Sandro Giordano, Io sono l'Italia, Fonte arte.it

Fino al 20 Novembre 2016

Torino

Luogo: Palazzo Saluzzo Paesana

Curatori: Enrico Debandi

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 347 0103021

Sito ufficiale: http://www.palazzosaluzzopaesana.it

MASBEDO. Handle with care

Handle with care è il titolo del nuovo progetto di MASBEDO, duo artistico composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, che da più di quindici anni coniuga arti visive, pratiche performative, coreografia, letteratura e musica entro un personale vocabolario artistico.

Gli artisti sono stati invitati da the classroom – centro di arte e educazione inaugurato nell’aprile del 2016 a Milano –, a sviluppare con una mostra e un corso una riflessione sul tema della cura dell’immagine e del restauro nella cornice di un contesto specifico, che li ha visti attraversar le più prestigiose istituzioni italiane di restauro e conservazione scelte come luoghi di produzione e esposizione.

Handle with care è in fatti il titolo del video a più canali realizzato in questa occasione all’interno dell’Opificio delle Pietre Dure in Firenze e il Centro Conservazione e Restauro di Venaria, che per la prima volta sono stati svelati dallo sguardo dell’arte contemporanea. Set ideali di un ragionamento sull’origine dell’immagine, la sua distruzione e trasmissione nel tempo, tali eccellenze italiane sono lenti d›ingrandimento per la comprensione del processo del fare arte, dalla materia prima sino all’oggetto finito.

Accanto al video, gli artisti scelgono di presentare anche una selezione materie prime con le quali sono soliti lavorare e che costituiscono spesso il DNA delle loro opere finite: piccole sculture, immagini ritagliate, installazioni, teatrini e oggetti di diversa dimensione. Sono questi degli indizi che provengono dallo studio degli artisti, attorno ai quali la ricerca è cresciuta nel corso di un anno e più di lavoro. Il progetto si offre così al pubblico come una mostra in due atti, allestita in spazi-classe, dove serrato è il dialogo con l’architettura scelta in relazione al contenuto dei lavori.

A Firenze viene presentato uno spaccato dello studio degli artisti. Qui i MASBEDO lavoreranno, dal 22 al 24 ottobre, utilizzando strutture di supporto (Cose, 2012) e saranno ingaggiati in mo-menti live, seguiti da lezioni e testimonianze di ospiti invitati al corso.

Il Centro di restauro e la Reggia di Venaria è invece il teatro di una mostra personale degli artisti, dove il video Handle with care dialoga con altre due opere dedicate all’analisi della presenza e assenza dell’artista (BB-547-CJ, 2016) e alla natura dello sguardo artistico (30 Luglio 2007, 2016). Un seminario chiude il progetto (dal 10 al 15 gennaio 2017), realizzato in collaborazione con il Centro di restauro.  Il progetto è accompagnato da una pubblicazione intitolata Diario psichico (Quodlibet, 2016), un libro confessione realizzato con gli artisti, che racconta le fasi preparatorie della mostra.

Masbedo, Fonte arte.it

Fino al 15 Gennaio 2017

Venaria Reale | Torino

Luogo: Venaria Reale, Reggia di Venaria e Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”

Enti promotori:

  • Associazione culturale Rest-Art
  • Areavideo
  • Estate Fiorentina 2016
  • Gallerie degli Uffizi
  • Opificio delle Pietre Dure di Firenze
  • Musei Civici Fiorentini
  • Museo 900 Firenze
  • Artissima

Sito ufficiale: http://theclassroom.it

ECCE HOMO. Da Marino Marini a Mimmo Paladino. La scultura di figura nell’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi

Pensata e costruita per il luogo che la ospita, spogliato degli apparati che lo occultavano ma nel mantenimento dei materiali usurati incorporati nel tempo, la mostra ECCE HOMO si snoda in ambienti che risultano magnificamente ambigui e che consentono un’esperienza fisica forte tra la vita solida delle sculture e la spazialità vanvitelliana.
E’ una grande esposizione, con più di 40 opere, collocate in 1500 mq all’interno della Mole, che segna il capitolo fondamentale di un progetto  più ampio, destinato a farne un sistema culturale capace di ospitare produzione, formazione, programmazione ed esposizione culturale ed artistica.  Il progetto che nasce dal Comune di Ancona e dalla Fondazione Cariverona trova in Ecce Homo il suo momento di concreto ed importante avvio, con un focus di grande interesse sul ruolo della scultura oggi e, più estesamente, sul rapporto creativo tra l’uomo e la materia. Insieme a Civita Mostre e al Fondo Mole Vanvitelliana, nell’organizzazione anche il Museo Tattile Statale Omero ad indicare nuovi linguaggi e nuove prassi nell’accessibilità e nella fruizione.
La mostra, a cura di Flavio Arensi, intende organizzare un itinerario all’interno dell’ampio scenario della scultura italiana, proponendo alcuni dei protagonisti salienti che ne hanno caratterizzato lo sviluppo, con particolare riferimento all’indagine sull’uomo, più che sulla figurazione. Si tratta di una mostra che, a partire da Marino Marini (come eco di una svolta fondativa di un nuovo linguaggio segnato da Arturo Martini) fino a Mimmo Paladino e ai più recenti autori, vuole mettere in relazione la scultura con il rinnovato spazio della Mole, dove l’allestimento di Andrea Mangialardo cerca di creare dei piccoli cortocircuiti visivi e di relazione fra le opere, installate non per periodo storico ma affinità di soggetto. Ne risulta un viaggio fra differenti stili, materiali e visioni che chiedono al visitatore di concentrarsi non tanto sul singolo autore o sulla situazione culturale ma di cogliere il senso dell’essere umano nel tempo presente.
Autori in mostra
Enrico Baj, Mirko Basaldella, Floriano Bodini, Pino Castagna, Alik Cavaliere, Mario Ceroli, Enzo Cucchi, Agenore Fabbri, Roberto fanari, Novello Finotti, Giosetta Fioroni, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Giacomo Manzù, Marino Marini, Gino Marotta, Arturo Martini, Marino Mazzacurati, Fausto Melotti, Francesco Messina, Luciano Minguzzi, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Massimiliano Pelletti, Augusto Perez, Perino e Vele, Donato Piccolo, Pietro Ruffo, Aligi Sassu, Paolo Schmidlin, Valeriano Trubbiani, Giuliano Vangi, Alberto Viani, Velasco Vitali.
Fonte beniculturali.it
Data Fine: 07 maggio 2017
Costo del biglietto: 8,00 euro
Prenotazione: Facoltativa
Luogo: Ancona, La Mole, Magazzino Tabacchi
Città: Ancona
Provincia: AN
Regione: Marche
Orario: ore 10-13 e 16-19 :martedì 1 novembre, giovedì 8 dicembre, lunedì 26 dicembre 2016Chiusure: 24, 25 e 31 dicembre
Telefono: 071200648
E-mail: info@lamoleancona.it
Sito web

Talk is cheap

TALK IS CHEAP è un’operazione POP che vuole abbattere quelle barriere formali, estetiche o intellettuali che imprigionano buona parte della produzione artistica contemporanea, per costruire ponti tra artisti e opere. Poiché se è provocatoriamente solo una questione di moda, allora che sia fuori moda parlare di un’arte che non abbia dentro sé il germoglio dell’idea!

I curatori Patrizia Madau e Francesco Mutti propongono un itinerario esplicativo attraverso i lavori di tre artisti italiani di grande spessore – Riccardo Bonfadini, Patrick Corrado e Paolo Mezzadri – dando vita a un percorso artistico divertente, intrigante e al passo coi tempi, predisposto alle contaminazioni, e che accoglie il passato rigenerandolo attraverso un eclettismo concettuale e procedurale, la fascinazione del materiale e il sempre stimolante potere associativo delle idee.

Le installazioni dei tre artisti chiare, dirette e di grande impatto, vogliono essere un reportage di forte matrice POP e di empatia umana e intellettuale. La loro arte scultorea e visiva porta con sé una molteplicità di messaggi, di significati logici, ironici, emotivi, simbolici. Una realtà artistica che non può essere schivata o negata ma che vuole essere scrutata e compresa con vivacità, come un profondo e anticonvenzionale lavoro di esplorazione.

Riccardo Bonfadini. Attraverso sagaci associazioni di idee, stimoli letterari dal sapore aforistico e l’utilizzo di materiali e oggetti semplici nel senso quotidiano del termine, Bonfadini amplifica i segnali stranianti che la stessa società porta con sé. I suoi Manifesti o le sue sculture-volume divengono perciò popolarissime réclame pubblicitarie, veri e propri messaggi virali di una società dei consumi ormai in realtà già consumata dagli eventi. Con questi, egli attrae a sé il giogo contemporaneo di un’arte promozionale a tutti i costi, attraverso la presentazione divertita di un prodotto che ancora non esiste ma che tale sarà! Nella convinzione che basti l’idea dell’opera perché l’opera stessa possa dirsi commerciabile, egli ne propone una provocatoria versione, contando sull’intuito, sul buon senso e su una certa scaltrezza d’animo che non fanno poi tanto male.

Paolo Mezzadri. Attraverso un delicato percorso scultoreo-installativo, Mezzadri gioca con apparente leggerezza col principio dualistico dell’universo e con le sue proprietà di trasformazione continua. Mediante l’utilizzo del materiale ferroso le sue sculture assegnano alla riflessione le qualità protettive del processo ossidativo a cui è soggetta la materia stessa, attraverso forme e contenuti di carattere ora naturalistico (Ciuffo), ora profondamente simbolico (La Perfetta), ora di grande impatto comunicativo (Pensieri Alti), nell’individuazione di un essere umano fortificato nel proprio pensiero e in linea con le proprie aspirazioni e promesse, mantenute o sottratte che siano.

Patrick Corrado. L’artista e designer bergamasco crea un surrogato del prodotto artistico – Compressioni – nelle quali è la giustapposizione frammentaria delle immagini, ritmata secondo schemi compositivi sempre più serrati, ad attirare lo spettatore verso una percezione interna dell’intervento prima ancora che al suo risultato visivo. Nell’ambito di un’operazione poetica di stampo futurista dove immagine e contenuto concorrono e determinano un apparente stato di estraniamento estetico, Patrick Corrado sostituisce progressiva una selezione formale sempre più limitata (Apparenze Metamorfiche): la quale, nella dualità dei soggetti e, successivamente, nella loro scomposizione, raggiunge il valore sublimale dell’icona POP, riconosciuta, poi allusa e infine totalmente negata.

Tallulah Studio nasce nel 1997, mente creatrice è Patrizia Madau consulente di interiors design, appassionata d’arte. La sua competenza si è allargata nel tempo alla fotografia e all’arte contemporanea: numerose ed eclettiche le sue mostre di Pop Art e i suoi progetti sulla sostenibilità, nello specifico l’attenzione al riciclo e al recupero di materiali nell’art design e nel modernariato. La sua passione per l’arte si manifesta da bambina, complice sua madre, assidua e solerte visitatrice di musei e mostre. La continua curiosità estetica la porta a ricercare con occhio attento i giovani talenti emergenti. Attualmente lavora come consulente e curatrice di arte, design e fotografia per diverse realtà espositive tra cui lo SPAZIOCORSOCOMO9 dove presenta, in collaborazione con la scultrice e designer Natsuko Toyofuku, nuovi e poliedrici progetti d’arte.
Costante è il mutamento con un motto: “Non si deve mai coltivare l’illusione della permanenza”.

Francesco Mutti. Scrittore, critico e curatore d’arte. Dopo la Laurea in Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo Storico-Artistico presso l’Università di Pisa, intraprende un percorso di dialogo con enti pubblici e privati con l’intento di divulgare una più profonda sensibilità nei confronti di un’arte che sia giovane, di talento e che ben rappresenti il nostro contemporaneo. Tra i più recenti interventi curatoriali si ricordano quelli presso la Fondazione Piaggio di Pontedera, la Fondazione Enrico Coveri di Firenze, la Fondazione Cerratelli di San Giuliano Terme (PI), il MAEC di Cortona (AR), il Festival di Fotografia Internazionale Fo.Fu Phot’Art di Fucecchio (FI). A questi si aggiungono numerose altre esperienze critiche con alcune delle più prestigiose gallerie italiane, da Milano a Bologna, da Verona a Firenze, da Roma a Forte dei Marmi. Collabora abitualmente con la rivista di arte internazionale ArteiN, sulla quale dà voce alla rubrica “L’Età dell’Oro”.

PATRICK CORRADO, Compressione, Fonte arte.it

Fino al 28 Novembre 2016

Milano

Luogo: SPAZIOCORSOCOMO9

Curatori: Patrizia Madau, Francesco Mutti

Enti promotori:

  • Tallulah Studio in collaborazione con Natsuko Toyofuku

Telefono per informazioni: +39 335 5929562

E-Mail info: info@tallulahstudio.it

Sito ufficiale: http://www.tallulahstudio.it

Colors. Omaggio al Colore

«Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima» scriveva Vassilj Kandinsky ne “La vita variopinta” del 1907.
La Galleria Edieuropa, per festeggiare i suoi cinquant’anni di attività, ha scelto di inondaredi colore le sale di Palazzetto Cenci. Circa trenta artisti, tra quelli che in questi anni hanno collaborato con la galleria, che hanno esplorato e ‘giocato’ con il colore e con i suoi infiniti effetti cromatici.

Un percorso attraverso i più importanti artisti del Novecento, che hanno dato vita ai movimenti storici dell’arte contemporanea, passando attraverso le ultime generazioni a cavallo tra Ventesimo e Ventunesimo secolo, sino ad arrivare alla street art dei nostri giorni.

L’avvento dei colori sintetici apre infinite propettive all’Arte del secondo Novecento, le opere di Sanfilippo e Rotella della fine degli Anni ‘40, dimostrano la verietà di cromie già a disposizione.

L’esposizione continua negli anni Cinquanta, con artisti come Perilli e Prampolini, per giungere agli anni Sessanta, anni di forte fermento per la galleria Edieuropa nella sua storica sede di Piazza del Popolo, con Afro, che Cesare Brandi definì “colore puro”, con Pascali e le sue Balene blu, i cangianti di Turcato e gli acrilici di Marcia Hafif.
Gli anni ‘70 sono ampiamente presenti in mostra con le opere degli Artisti di Piazza del Popolo, oltre a Consagra, Sadun, Verna, e Carla Accardi, nelle cui tele, i segni rossi tracciati sul fondo verde, sembrano pulsare ritmicamente
Geometrici e coloratissimi gli acrilici su juta di Giuli degli anni ’80; astratti i vinilici su cartoncino di Scialoja nella sua produzione degli anni ’90; ricca di esplosioni di luce la ceramica riflessata di Cerone. Chiudono idealmente e cronologicamente il percorso i coloratissimi collages dello street artist Bros.

La mostra, promossa e in programma tra gli eventi della Rome Art Week [RAW], resterà aperta al pubblico dal 27 ottobre al 14 gennaio 2017.

Mimmo Rotella, Senza titolo,1947, Fonte arte.it

Fino al 14 Febbraio 2017

Roma

Luogo: Galleria Edieuropa

Telefono per informazioni: +39 06 64760172

E-Mail info: edieuropa@tiscali.it

Sito ufficiale: http://www.galleriaedieuropa.it

Digitalife 2016 – Immersione e interazione al MACRO Testaccio

Spazi in bilico tra reale e virtuale, stimolazioni inconsuete per un’esperienza immersiva e del tutto fuori dall’ordinario: questi gli ingredienti alla base della settima edizione della mostra Digitalife – sezione del Romaeuropa Festival 2016 dedicata all’interazione tra arte, scienza e tecnologia – al MACRO di Testaccio fino al 27 novembre.

Le installazioni proposte dal curatore Richard Castelli compongono un percorso interattivo, che coinvolge il pubblico attraverso modalità diverse, tutte ugualmente affascinanti e sorprendenti.

Luci stroboscopiche, sequenze di suoni e una fitta e densa nebbia sono gli elementi con cui si trova a che fare lo spettatore all’interno di Zee, di Kurt Hentschläger, un ambiente cinetico in continuo mutamento, avvolgente e allucinatorio, capace di far perdere totalmente il senso dell’orientamento e perfino della realtà. Esperienza psichedelica, quasi mistica, che non può lasciare indifferenti.

Un gioco di luci e acqua è invece alla base di 3D Water Matrix, duplice installazione ideata da Shiro Takatani e Christian Partos. Delle gocce d’acqua, come pixel, grazie a un computer generano nel buio forme incantatrici, in un seducente spettacolo visivo e sonoro dall’effetto ipnotico, in grado di sfidare le percezioni dello spettatore e persino la legge di gravità.

L’interazione tra spazio reale e virtuale è il soggetto dell’opera DeepDream_Act II del collettivo italiano None: un ambiente senza dimensioni, composto da schermi alternati a specchi che li riflettono e moltiplicano all’infinito. Lo spettatore si trova immerso fisicamente all’interno del flusso ininterrotto di dati tipico della nostra società, messo cioè di fronte alla spazzatura virtuale che egli stesso produce quotidianamente. Privato di ogni punto di riferimento, si trova al centro di un bombardamento dall’effetto drammatico quanto affascinante. Grazie alla possibilità di inserire le proprie immagini all’interno delle proiezioni che compongono l’installazione (generate attraverso un algoritmo di Google), l’opera si trasforma in un’esperienza in tempo reale, personalizzata e quindi ancor più partecipativa e coinvolgente.

A concludere il percorso una serie di installazioni video celebrano i 25 anni di storia del laboratorio PERCRO della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, presentandone alcuni dei risultati più all’avanguardia nel campo della robotica, degli ambienti virtuali e della realtà aumentata.

Una mostra che sfida dunque le percezioni, il senso di realtà, le coordinate di spazio e tempo, la gravità. Scopo dichiarato è quello di devirtualizzare l’opera digitale, andando oltre la tradizionale relazione tra arte e nuove tecnologie, sodalizio ormai più che consolidato, verso effetti concreti e di coinvolgimento totale, sia a livello fisico che cerebrale.

 

DeepDream_Act II (foto dell'autrice)

DeepDream_Act II (foto dell’autrice)

Digitalife (da romaeuropa.net)

Digitalife (da romaeuropa.net)

PERCRO (da romaeropa.net)

PERCRO (da romaeropa.net)

DeepDream_Act II (foto dell'autrice) (2)

DeepDream_Act II (foto dell’autrice) (2)

3D Water Matrix (da romaeuropa.net)

3D Water Matrix (da romaeuropa.net)

Zee (da romaeuropa.net)

Zee (da romaeuropa.net)

3D Water Matrix (da ansa.it)

3D Water Matrix (da ansa.it)

 

MACRO Testaccio – La Pelanda

Piazza Orazio Giustiniani, 4

7 ottobre – 27 novembre 2016

Orari: Da martedì a sabato ore 16.00-20.00 Domenica ore 11.00-19.00

Biglietto d’ingresso:

Intero: € 7,00 Ridotto: € 5,00

 

 

 

 

#2: Marina Arienzale e Jacopo Rinaldi

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea è lieta di invitarvi al secondo appuntamento di studio visit incontri, visioni, conversazioni su arte e politica un progetto a cura di Pietro Gaglianò ospitato negli spazi di Casa Giovanni Mannozzi (Corso Italia, 105).

Studio visit intende far incontrare il pubblico con il lavoro di artisti di recente generazione il cui linguaggio si declina in larga parte lungo interventi nello spazio pubblico, con progetti incentrati sulla processualità, sulle relazioni, sul rapporto con le comunità. Studio visit è uno strumento per il dialogo tra l‘istituzione, i giovani artisti e il pubblico per la visione di percorsi e propositi in via di definizione: non una mostra di formato tradizionale, ma un dialogo aperto come la consultazione di un portfolio o come uno studio visit, ma portando lo spazio privato della creazione in altri luoghi.

Protagonisti di questo incontro sono Marina Arienzale (1984) e Jacopo Rinaldi (1988).

Marina Arienzale (Firenze, 1984) vive tra Firenze e Berlino. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze, laureandosi in pittura. Successivamente trascorre un periodo all’estero lavorando in vari musei dove ha potuto incontrare artisti di fama internazionale e aiutarli nel realizzare i loro lavori (per esempio l’artista cinese Song Dong con EATING THE CITY per la F. Mirò). Rientrata in Italia si è diplomata in fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni. Nello stesso periodo ha iniziato una collaborazione con Fabbrica Europa della quale oggi è socia ed ha costituito il collettivo fotografico Groomingphoto. Dal 2008 ad oggi ha preso parte a varie mostre e progetti fra i quali The Wall (a cura di P. Gaglianò), Prima Visione Galleria Belvedere (a cura del GREEN), O.A.P. (a cura di A. Morte e C. Caprioli). Quest’anno con Groomingphoto ha vinto il premio Giovanni Tabò ed è risultata tra i finalisti del Premio Marco Pesaresi. Poichè ritiene che ci sia sempre più bisogno di riunirsi in gruppi, è tra i membri fondatori dell’associazione culturale SEDICI.

Jacopo Rinaldi (Roma, 1988) vive e lavora a Milano. La sua formazione artistica è legata alle due città in cui ha studiato: Roma (Accademia di Belle Arti) e a Milano (Naba). I suoi progetti più recenti indagano la relazione tra la memoria e l’architettura. Gli archivi, i data center e i data bunker sono i soggetti di questa ricerca. Il suo lavoro riguarda il tempo, lo spazio e la memoria. Nella sua pratica artistica cerca di lasciar convergere diversi media e linguaggi in modo da trovare una connessione capace di sviluppare un punto di vista critico.

casamasaccio.us

Fino al 6 novembre 2016
Casa Giovanni Mannozzi, Corso Italia 105

studio visit
incontri, visioni, conversazioni su arte e politica
a cura di Pietro Gaglianò