OFFICINA PASOLINI, MAMbo Bologna

Officina Pasolini è un’esposizione dedicata all’universo poetico, estetico e culturale di Pier Paolo Pasolini, promossa dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con l’Istituzione Bologna Musei e l’Università di Bologna – Scuola di Lettere e Beni culturali, che è aperta al MAMbo fino  al 28 marzo 2016 nell’ambito del progetto Più moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna, l’insieme delle iniziative promosse dal Comune di Bologna, intorno all’opera e alla figura di Pasolini.

Un itinerario suddiviso in sezioni tematiche, dedicate alla Formazione di Pasolini a Bologna, negli anni di Roberto Longhi; quindi ai Miti che hanno caratterizzato la sua opera (il mondo contadino, il sottoproletariato romano, l’antichità classica, il terzo mondo); le Icone, da Mariyn Monroe a Maria Callas; la Critica della modernità negli scritti per il Corriere della Sera; il Laboratorio petrolio dedicato all’ultima opera incompiuta. Si termina con quindi, con tre Gironi che si addentreranno nella sua visione “infernale” dello “sviluppo senza progresso” del mondo contemporaneo e con la sezione Pasolini dopo Pasolini.

Pasolini è stato un artista che ha sperimentato le più diverse forme espressive e in ogni sezione della mostra saranno esposte fotografie, filmati, dipinti e disegni, estratti di film, riprese di spettacoli teatrali e documenti audiovisivi, scritti originali, costumi di scena.

Pier-Paolo-Pasolini-Ansa

Fino al 28 marzo 2016

Luogo: MAMbo Museo d’Arte Moderna Bologna, via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna

Orari: martedì, mercoledì e venerdì 12.00 – 18.00

         giovedì, sabato, domenica e festivi 12.00 – 20.00 [lunedì chiuso]

Biglietti: Intero 6 € – Ridotto 4 €

Informazioni: www.mambo-bologna.org

L’Italia della ricostruzione nelle immagini della pubblicità (1950-1970)

Il Castello di Rivoli e l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Città di Rivoli, nell’ambito della consolidata collaborazione tra Città e Museo, presentano negli spazi della Casa del Conte Verde la rassegna L’Italia della ricostruzione nelle immagini della pubblicità (1950-1970).

La mostra racconta l’Italia dal dopoguerra agli anni Settanta attraverso l’evoluzione del prodotto pubblicitario con manifesti, prove di stampa, bozzetti preparatori e studi di campagne promozionali cui sono affiancati prototipi di oggetti, gadget e i primi esempi di merchandising.

Nelle sale della Casa del Conte Verde saranno esposti oltre settanta tra manifesti pubblicitari, locandine e bozzetti dedicati a prodotti di bellezza e per la casa, al tempo libero, a beni di lusso e una selezione di quelli politici e di propaganda. Un video raccoglie frammenti degli spot più significativi che hanno raccontato l’evolversi dello stile di vita degli italiani. L’Italia degli anni Cinquanta è una nazione che porta i segni del conflitto bellico recentemente conclusosi.

Il periodo del dopoguerra è caratterizzato da una profonda povertà e dall’incertezza politica. Il Piano Marshall, varato dal governo degli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta, rappresenta una svolta importante per la ripresa poiché non solo garantisce gli investimenti per rilanciare l’economia nazionale, ma apre il mercato a tutta una serie di beni e prodotti prima del tutto sconosciuti. Nell’arco di un decennio gli italiani cominciano a poter contare su una certa disponibilità economica, prima limitata all’acquisto di beni di prima necessità e, successivamente, a qualche timida spesa dedicata al superfluo. Tra molte difficoltà, ma in un clima di dilagante ottimismo, inizia la ricostruzione che nel decennio successivo si concretizzerà nel miracolo economico.

Nelle case degli italiani fanno la loro comparsa la lavatrice e il frigorifero e con essi, oltre ai detersivi, una vasta gamma di prodotti per la casa e per la cura della persona, oltre a prodotti a lunga conservazione. Due grandi fenomeni attraversano la penisola: la migrazione dal sud verso le fabbriche del nord e la televisione che, nata nel 1954 negli studi RAI di Torino, crea un nuovo linguaggio comune a tutti gli italiani. È un nuovo mondo non solo di cantanti e divi, ma anche di prodotti per il consumo di massa che modificano le abitudini e i costumi della popolazione e che preannunciano il boom economico. Carosello, unico esempio nel suo genere a livello mondiale, porta la pubblicità nelle case degli italiani dando il via a un processo di unificazione dello stile di vita.

E dopo Carosello tutti a nanna” è la frase che ha accomunato intere generazioni di bambini. Anche alla fine degli anni Sessanta, caratterizzati dalla contestazione studentesca e dalle rivendicazioni sociali, la pubblicità – pur adottando un linguaggio giovanilistico – continua inarrestabile a condizionare la quotidianità degli italiani trasmettendo un messaggio rassicurante di benessere e favorendo la diffusione di prodotti di largo consumo. È però anche il periodo di una crisi ideologica e culturale in cui la pubblicità è accusata di essere ingannevole e promotrice di bisogni falsi e superflui. Negli anni Settanta, terminata l’avventura di Carosello, le immagini e gli stili della pubblicità italiana hanno ormai adottato i modelli della pubblicità internazionale, soprattutto americana.

Castello di Rivoli, Riproduzione Riservata

Castello di Rivoli, Riproduzione Riservata

Fino al 6 marzo 2016

A cura di: Massimo Melotti

Luogo: Castello di Rivoli, Piazza Mafalda di Savoia Rivoli (TO)

Orari: da martedì a venerdì ore 16.00 – 19.00

sabato e domenica ore 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00

lunedì chiuso

Ingresso gratuito

RECTO VERSO, Fondazione Prada Milano

La mostra tematica Recto Verso presenta una selezione di opere nelle quali gli artisti hanno consapevolmente posto in primo piano l’elemento abitualmente nascosto, dimenticato o trascurato del retro del quadro.

L’esposizione è stata concepita dal Thought Council della Fondazione, composto attualmente da Shumon Basar, Elvira Dyangani Ose, Cédric Libert e Dieter Roelstraete.

Recto Verso, così come la precedente mostra “In Part” curata da Nicholas Cullinan negli stessi spazi, individua in un nucleo di opere della Collezione Prada un tema potenziale che viene in seguito ampliato e approfondito attraverso prestiti provenienti da istituzioni italiane e internazionali. In questo modo la Collezione Prada è intesa come un archivio aperto la cui vitalità consiste nell’offrire nuove interpretazioni del contemporaneo.

La tradizione occidentale concepisce il dipinto principalmente come un artefatto frontale (“recto”). Il retro (“verso”) sembra trasmettere un significato culturale trascurabile, non essendo destinato allo sguardo del pubblico, perché visibile solo dall’artista e dagli addetti ai lavori.

In questa mostra artisti attivi nel corso degli ultimi due secoli si oppongono a questa convenzione portando in primo piano il retro della tela.

Ad esempio, in alcuni lavori esposti, la tecnica del trompe-l’oeil, resa celebre dai pittori fiamminghi del Settecento, è impiegata per focalizzare l’attenzione sul telaio piuttosto che sull’immagine dipinta. Si tratta di opere che rappresentano il retro di un’opera sia attraverso la pittura, come nei lavori di Louis-Léopold Boilly, Roy Lichtenstein e Luca Bertolo, sia tramite la fotografia, come nelle opere di Gerard Byrne, Thomas Demand, Philippe Gronon, Matts Leiderstam e Ian Wallace.

Le tracce che gli artisti lasciano sul retro del quadro possono essere di varia natura e contenere un livello di intenzionalità variabile nello svelare un contenuto non visibile: dal messaggio esplicito, che durante la contestazione della Biennale di Venezia nel 1968 Gastone Novelli decise di mostrare esponendo un suo quadro al contrario, come un muro su cui scrivere slogan politici, fino alla presenza di vere e proprie immagini riportate sul retro della tela, come nei lavori di Llyn Foulkes e di Giulio Paolini, che diventano visibili solo se mostrati al contrario, mettendo così in discussione la prevalenza del recto sul verso.

L’allestimento della mostra nella galleria Nord illustra il gesto del capovolgere e rivelare. Alcune opere sono sospese tra le pareti che dividono lo spazio espositivo. Grazie a questo procedimento i quadri, che normalmente sono presentati come entità piane e bidimensionali, diventano oggetti scultorei e tridimensionali attorno ai quali il visitatore può muoversi liberamente.

Recto Verso, Fondazione Prada, copyright

Recto Verso, Fondazione Prada, copyright

 

Fino al 14 febbraio 2016

Luogo: Fondazione Prada, Largo Isarco 2, Milano

Orari: lunedì – mercoledì – giovedì 10.00 – 19.00

venerdì – sabato – domenica 10.00 – 21.00 [martedì chiuso]

Biglietti: Intero 10 €  – Ridotto 8 €

Informazioni: www.fondazioneprada.org

ENNESIMA. Una mostra di sette mostre sull’Arte Italiana

La Triennale presenta Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana, a cura di Vincenzo de Bellis: una “mostra di mostre” che raccoglierà più di centoventi opere di oltre settanta artisti – con un allestimento che si estenderà sull’intero primo piano della Triennale – proponendo una possibile lettura degli ultimi cinquant’anni di arte contemporanea in Italia, dall’inizio degli anni Sessanta ai giorni nostri.

Il titolo prende ispirazione da un’opera di Giulio Paolini, Ennesima (appunti per la descrizione di sette tele datate 1973), la cui prima versione, del 1973, è suddivisa in sette tele. Da qui il numero di progetti espositivi in cui si articola la mostra di De Bellis per la Triennale: sette mostre autonome, intese come appunti o suggerimenti, che cercano di esplorare differenti aspetti, collegamenti, coincidenze e discrepanze della recente vicenda storico-artistica italiana. Sette ipotesi di lavoro grazie alle quali leggere, rileggere e raccontare l’arte italiana anche attraverso l’analisi di alcuni dei formati espositivi possibili: dalla mostra personale all’installazione site-specific, dalla collettiva tematica alla collettiva cronologica, dalla collettiva su uno specifico movimento alla collettiva su un medium fino alla mostra di documentazione. Non un unico progetto che cerchi a tutti i costi connessioni tematiche o stilistiche, cronologiche o generazionali, bensì una piattaforma che prova a ipotizzare la compresenza di questi formati e di altri possibili, per raccontare uno spaccato degli ultimi cinquant’anni di produzione artistica.

Sette tentativi, sette suggerimenti, sette possibili analisi e interpretazioni dell’arte italiana contemporanea. In questo modo Ennesima privilegia alla visione univoca delle prospettive multiple che, come tali, nella loro parzialità, possono essere considerate un campionario di approcci diversi dell’arte contemporanea. Gli spazi del primo piano della Triennale verranno quindi suddivisi in sette stanze attraverso le quali, secondo un percorso preciso, il visitatore sarà guidato alla scoperta delle sette mostre, che potranno così essere percepite come autonome e autosufficienti ma anche come parte di una visione più ampia che le comprende tutte. Un itinerario a tappe che ripercorrerà periodi, climi e movimenti, accostando maestri riconosciuti e personalità storiche ad artisti mid-career che hanno fatto il loro esordio tra gli anni Novanta e i primi Duemila, passando per altri che si sono invece affermati a metà degli anni Duemila, per concludere con una folta presenza di artisti delle generazioni più recenti.

Partendo da questa sua natura “plurale”, il progetto si configura come un affresco composito del sistema contemporaneo italiano nelle sue diverse specificità. Nell’idea di far convergere all’interno della mostra tutti i filoni di ricerca operati sull’arte italiana degli ultimi cinquant’anni, Ennesima comprenderà anche un programma pubblico di video screening, performance, conferenze e talk legati ai temi della mostra, che coinvolgerà, tra le altre, anche le esperienze editoriali – case editrici e magazine – che rappresentano uno degli aspetti più interessanti del sistema dell’arte italiano dell’ultimo decennio.

Ennesima sarà accompagnata da una pubblicazione in sette libri edita da Mousse Publishing che rispecchierà la divisione in sette parti della mostra e che sarà arricchita da più di venti contributi di curatori e critici italiani delle ultime generazioni – tra i trentacinque e i quarantacinque anni – che negli ultimi anni si sono distinti sia a livello nazionale che internazionale.

Ennesima, particolare di opera, copyright

Ennesima, particolare di opera, copyright

 

A cura di: Vincenzo De Bellis

Fino al 6 marzo 2016

Luogo: Triennale di Milano, viale Alemanna 6, Milano

Orari: martedì – domenica 10.30 – 20.30 [lunedì chiuso]

Biglietti: Intero 8 € – Ridotto 6.50 €

Informazioni: www.triennale.org

PAUL KLEE, Mondi Animati

Dopo la mostra dedicata al rapporto tra l’opera di Alberto Giacometti e la statuaria arcaica, il MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro prosegue la propria programmazione rivolta ad analizzare aspetti poco indagati della produzione dei più importanti artisti del XX secolo con una mostra dedicata a Paul Klee (1879-1940).

Inedito in Sardegna, Klee è uno degli autori più complessi e originali del secolo scorso. Con questa rassegna, realizzata dal Museo MAN con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Provincia di Nuoro e della Fondazione Banco di Sardegna, con il patrocinio dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, curata da Pietro Bellasi e Guido Magnaguagno, con il coordinamento scientifico di Raffaella Resch, si intende esplorare un elemento fondamentale nell’opera dell’artista, ovvero la percezione della presenza di un principio vitale, generativo, insito nella materia delle cose.

In senso specifico Klee non ha mai parlato di “animismo”, tuttavia la sua opera appare permeata di uno spirito animato avvertito in tutta la realtà materiale ed evocato dall’azione creativa dell’artista. “Creatura superiore” (Diari, n. 660), l’artista, attraverso il proprio sguardo vivificatore, porta alla luce l’elemento generatore presente nei diversi mondi che popolano il cosmo, nascosto sotto la superficie delle cose. Che siano uomini, bambini, animali, oggetti, paesaggi o architetture, i mondi di Klee obbediscono tutti alla medesima legge della natura, che l’artista indaga e imita. 

Un unico principio vitale governa l’intero ordine naturale, dalle cose grandi a quelle infinitesimamente piccole. Questo principio sembra palesarsi in molte opere dell’artista, in particolare nei disegni e negli acquarelli degli anni Venti e Trenta. Opere come Feigenbaum (Fico), del 1929, o Im Park (Nel parco), del 1940, presenti in questa mostra, o ancora l’importante dipinto Wohin? (Dove?) del 1920, proveniente dalle collezioni della Città di Locarno, esposto nel 1937 all’interno della mostra “Arte degenerata”, organizzata dal regime nazionalsocialista tedesco.

La rappresentazione del mondo animale offre una serie di parabole, di favole morali, dove l’animale è innalzato al ruolo di essere umano, nei suoi vizi e nelle sue virtù. Ecco che nel disegno Tierfreundschaft (Amicizia tra animali) del 1923, ad esempio, un cane e un gatto si accompagnano bonariamente in una tranquilla passeggiata, incarnando il senso di amicizia che può nascere tra due esseri umani.

Lo studio delle opere architettoniche rivela l’interesse di Klee verso la percezione della forma e la comprensione dell’elemento organico, vivo, dentro di essa, evidente in alcuni acquarelli come Americanisch – Japanisch (Americano – giapponese), realizzato nel 1918, dove a svettanti palazzi stilizzati è affiancata l’icona dell’occhio. “Una volta che si è compreso l’elemento numerico del concetto di organismo”, scrive Klee, “lo studio della natura procede più spedito e con maggiore esattezza” (Diari 536).

Ma il principio generativo insito in tutte le cose è ravvisabile soprattutto in quelle opere che, in maniera dichiarata, evocano o imitano il mondo dell’infanzia, come in Hier der bestellte Wagen! – Ecco la carretta richiesta, del 1935, ma anche nel finissimo dipinto Getrübtes – Turbato, del 1934, proveniente dalle collezioni della GAM di Torino, o ancora in quei lavori dove le figure sono rappresentate con tratti semplici, stilizzati, alla maniera dei bambini, come nel dipinto Gebärde eines Antlitzes (Espressioni di un volto), del 1939, proveniente dalla collezione del Museo del Territorio Biellese.

Artista immerso nello spirito del suo tempo, dove si avvicendano eclatanti scoperte scientifiche, Kleerecepisce gli sconvolgimenti provocatidalle teorie della relatività e della fisica quantistica, così come le evoluzione degli studi psicoanalitici, rielaborandoli in maniera indipendente all’interno di una visione magico-fenomenica dell’universo.

Paul Klee, Feigenbaum, collezione privata

Paul Klee, Feigenbaum, collezione privata

 

 A cura di: Pietro Bellasi e Guido Magnaguagno 

Fino al 14 febbraio 2016

Luogo: MAN – Museo d’arte provincia di Nuoro, via S. Satta 27, Nuoro

Orari: tutti i giorni 10.00 – 13.00  15.00 – 19.00 [lunedì chiuso]

Biglietti: Intero 3 € – Ridotto 2 € Gratuito (under 18, over 65)

Informazioni: www.museoman.it

LIU XIAOFANG, Visionarea Art Space Roma

Questa prima personale dell’artista Liu Xiaofang a Roma, intitolata ‘Future Memories’, curata da Alessandro Demma, è il terzo appuntamento di Visionarea, progetto che nasce da un’idea dell’artista Matteo Basilé e dall’Associazione Amici dell’Auditorium Conciliazione, e si avvale del sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo. Visionarea unisce creatività e managerialità, ed è destinato all’arte contemporanea in chiave attuale e trasversale, reinventando l’Auditorium della Conciliazione, nel rispetto della sua vocazione ma ampliandone le potenzialità espressive, sviluppando intorno al Chorus Cafè, per poi estendersi all’interno degli spazi principali dell’Auditorium stesso, un Temporary Art Museum con la direzione artistica di Basilè. Lo spazio vuole accogliere le differenze come valore da sostenere e promuovere per eliminare confini espressivi e creativi privilegiando le storie e la ricerca dell’umanità meno visibile. Nel Temporary Art Museum possono convivere arte, musica, cinema, moda, letteratura e food attraverso progetti site-specific e collaborazioni con altri fenomeni artistici e culturali nazionali ed internazionali. Il progetto, per le sue caratteristiche, bene si sposa con il principio ispiratore dell’attività della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e soprattutto del suo presidente, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, che ha colto la coerenza di Visionarea con la sua attività di coraggioso sostegno alla cultura e a tutto quello che di positivo può generare: non a caso, la Fondazione è da anni impegnata nella costruzione di nuove forme di dialogo interculturale anche grazie all’arte, dimostrando quanto la bellezza sia un codice condivisibile.

La mostra fotografica di Liu Xiaofang è incentrata sui concetti di memoria, di tempo e spazio, sul rapporto tra sogno e realtà, sulle analisi e le riflessioni sull’essere umano e la sua esistenza. Xiaofang, laureata presso il Dipartimento di Fotografia dell’Accademia Centrale di Pechino, attraverso l’utilizzo di una fotocamera reflex digitale e di una analogica medioformato, di un computer e di uno scanner per negativi, costruisce le sue opere come superfici narranti, come un ‘teatro della memoria’ necessario ad attraversare il tempo passato, per confrontarsi con il presente e guardare a possibili prospettive future. ”La mostra di Liu Xiaofang è un viaggio nella memoria interiore -spiega Emanuele- in un luogo dell’anima in cui la figura femminile, bambina, quindi scevra da ogni sovrastruttura, si muove quasi come Alice nel Paese delle Meraviglie, trovando motivo di suggestione nei ricordi degli scenari passati, che diventano stimolo per l’immaginazione. Il tutto, strizzando l’occhio alla tradizione pittorica cinese, ai suoi colori pastello e alla forma del cerchio che racchiude tutte le opere”. Un viaggio onirico, quello dell’artista cinese, che si muove nei sentieri dei ricordi dell’infanzia, ‘Remember’ è proprio il ciclo di lavori che l’ha resa più famosa, per ricreare delle immagini algide e al contempo intense, gelide e taglienti, volutamente fredde ma ricche di tensioni fisiche. Nei suoi lavori Lui Xiaofang assume un orientamento linguistico, semiotico, percettivo: il suo interesse principale è quello di lavorare sulla configurazione dell’opera, sui rapporti sottili e difficili tra spazio e immagine. Il paesaggio, con gli azzurri del cielo e del mare, i bianchi dei ghiacciai, il verde delle campagne, diventa deposito e stratificazione di segni, documentazione e informazione sulla realtà e una possibile metarealtà, lo spazio fisico in cui galleggia sognante una solitaria bambina, che nel suo itinerario d’indagine e scarnificazione della memoria è accompagnata da un aereo, un suo relitto, un missile, una lampadina, e altro. Riflessioni giocate sui margini del limite, sui territori di confine che attraversano il tempo passato, presente e futuro, sulle fragili presenze liminali, sulla soglia tra realtà e impossibilità, su enigmi, suggestivi e affascinanti, sempre in bilico su altre realtà e altri mondi.

Liu Xiafang, Memories

Liu Xiafang, Memories

 

A cura di: Alessandro Demma

Fino al 1 febbraio 2016

Luogo: Visionarea Art Space, via della Concilazione 4, Roma

Orari: dal martedì al sabato 10.00 – 19.00

Ingresso libero

Informazioni: www.visionarea.org – info@visionarea.org

Da Raffaello a Schiele, Palazzo Reale Milano

Da Raffaello a Schiele. Capolavori dal Museo di Belle Arti di Budapest inaugura una nuova linea espositiva a Palazzo Reale di Milano: la realizzazione di mostre delle più importanti collezioni museali di tutto il mondo non sempre note al grande pubblico e non sempre accessibili. Al Museo di Belle Arti di Budapest (Szépmű vészeti Múzeum) è conservata una ricca raccolta di opere d’arte, una delle più belle al mondo, con capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento. In occasione dell’Expo Milano 2015, 76 opere lasciano Budapest per essere esposte a Palazzo Reale di Milano sino al 7 febbraio 2016. Tra queste, 8 disegni si alternano – per motivi conservativi – ad altrettanti durante il corso dell’esposizione accanto a 4 bozzetti in bronzo, tutti lavori preparatori di dipinti e sculture di grandi nomi del passato come Leonardo, Rembrandt, Parmigianino, Annibable Carracci, Van Gogh, Heintz e Schiele. Un’occasione unica per ammirare un’accurata selezione di opere del Museo ungherese e per fare un viaggio nella Storia dell’Arte dal Cinquecento al Novecento. Raffaello, Tintoretto, Durer, Velasquez, Rubens, Goya, Murillo, Canaletto, Manet, Cezanne, Gauguin e tantissimi altri grandi artisti con opere straordinarie tra cui la bellissima Salomé di Lukas Cranach il vecchio, Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi, le Sirene di Rodin e i Tre pescherecci di Monet. E ancora la Maddalena Penitente di El Greco, il Paesaggio di Lorrain, la Coppia di sposi di van Dyck e il San Giacomo di Tiepolo. La mostra è curata da Stefano Zuffi. Dopo il grande successo dell’evento dello scorso Natale che ha visto il Museo ungherese concedere eccezionalmente la Madonna Esterhazy di Raffaello per il consueto appuntamento a Palazzo Marino che offre alla città di Milano capolavori d’arte, la mostra è la conferma della consolidata collaborazione tra il Comune di Milano e il Museo di Budapest.

A cura di : Stefano Zuffi

Sino al 07/02/2016

Luogo: Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano

Orari: lunedì 14.30 – 19.30

martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 – 19.30

giovedì e sabato 9.30 – 22.30

Biglietti: Intero 12 €

Ridotto 10 €

Scuole 6 €

Infoline e prevendita: +39 0254911

www.artpalazzoreale.it


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Lucas Cranach, Salome, Museum of fine art Budapest ©

Peace for Paris: l’icona di Jean Jullien

Un semplice tratto nero, un cerchio e quattro linee a rappresentare il simbolo della solidarietà nei confronti della capitale francese colpita dagli attacchi sanguinosi da parte dell’Isis il 13 novembre.

A idearlo il disegnatore umoristico francese Jean Jullien che con un esemplare colpo di genio e tocco d’artista accomuna il logo della pace all’icona della torre Eiffel, chiamando lo schizzo semplicemente “Peace for Paris” e affidando ad i social network la divulgazione dello stesso. Attraverso i social l’immagine è diventata un abbraccio virale e sociale all’intera comunità parigina.

Tra i tanti che l’ hanno condivisa e fatta diventare ancor più celebre occorre sottolineare lo street artist Bansky che, pubblicandola nel suo profilo, ha contribuito in poche ore ad unire milioni e milione di persone all’insegna della solidarietà, in un senso di unità e di pace.

Jean Jullien , Peace for Paris, Jean Jullien 2015 ©

Jean Jullien , Peace for Paris, Jean Jullien 2015 ©

[Sara Costa]

Chaotic passion

Se, come sostiene Walter Benjamin, nel collezionismo “tutte le passioni sconfinano nel caos” in una continua tensione tra i due poli di ordine e disordine, si può dire lo stesso della collezione di un museo? La mostra Chaotic Passion, ideata in occasione del trentennale del Museo di Villa Croce, intende esplorare questa relazione dialettica innescando un dialogo fra le opere storiche della collezione e quelle prodotte nel corso degli ultimi dieci anni da una nuova generazione di artisti.

Ospitato negli ambienti della omonima villa, il Museo di Villa Croce inaugura nel 1985 come spazio espositivo destinato principalmente ad accogliere mostre di arte contemporanea. Con l’acquisizione della raccolta Cernuschi Ghiringhelli da parte del Comune di Genova nel 1990, si dà inizio alla creazione di una collezione permanente che viene incrementata nei decenni successivi soprattutto attraverso lasciti e donazioni.

Chaotic Passion procede dall’ipotesi che la collezione permanente di un museo non debba necessariamente cristallizzarsi in un canone estetico immobile e definitivo, specchio di un passato più o meno remoto rispetto al tempo in cui viviamo. Messe in discussione e ri-posizionate nel presente, le opere della collezione possono essere l’occasione di continue rivisitazioni e negoziazioni di senso che destabilizzano le aspettative del pubblico approfondendo diversi aspetti della loro rilevanza nel momento attuale. Partendo da una lettura trasversale della collezione sono state individuate due linee di ricerca che appaiono significative alla luce dei processi artistici contemporanei: l’astrazione e la ricerca verbo-visiva. Nella sua espressione pittorica, l’astrazione costituisce la parte più importante della collezione del museo di Villa Croce. In questa occasione viene messa in relazione con pratiche contemporanee che declinano le forme astratte nelle modalità più diverse per sollevare questioni di natura economica, geopolitica, ed emozionale. Allo stesso modo, indagando le molteplici ricorrenze della scrittura come gesto estetico e del linguaggio come materiale di creazione artistica, le opere storiche diventano il punto di partenza per una riflessione sulla scomposizione del linguaggio e sulla articolazione del segno linguistico, al di là della sua valenza comunicativa, secondo nuovi parametri di leggibilità e rappresentazione.

Chaotic Passion intende coinvolgere il pubblico in un percorso non lineare lungo il quale il passato e il recente si mescolano e generano un ecosistema abitato da temporalità multiple, dissonanze e riverberi: uno spazio nel quale le opere stabiliscono relazioni misteriose e innesti sperimentali suggerendo nuove possibilità di interpretazione dell’astrazione e del linguaggio come campi di indagine estetica.

The exhibition lasts until: 19 marzo 2016

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce

via Jacopo Ruffini 3, 16128 Genova

martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 8.30-18;

sabato e domenica 9.30-18.30;

lunedì chiuso

Ingresso libero

Caterina Pinna

Fonte: www.undo.net

Fonte: www.undo.net

D MUSEUM presents Spatial Illumination

D MUSEUM presents Spatial Illumination—9 Lights in 9 Rooms, an inaugural exhibition introducing light art by leading international artists, to May 8, 2016.

The exhibition is comprised of nine separate rooms containing artworks encompassing a variety of genres, including installation, sculpture, video, sound and design. Arranged in the form of a progression from observation of pure light to direct experience of spaces designed to stimulate the senses, the nine works here all take light as their material, using it in a variety of forms and expressions and in combination with other sensory elements such as colour, sound and movement. Light is thus expanded into a medium of diverse properties.

Through this exhibition, D MUSEUM aims to show the potential of light to evolve as an artistic medium, offering new and unfamiliar stimuli to our consciousnesses and senses. By reawakening us to the meaning and quality of light, it demonstrates the possibilities of expanding from light that we “see,” visually and aesthetically, to light that we “experience” physically. With its nine distinct spectra created by light, and its experimental placing of viewers in control of new, spatial light, Spatial Illumination—9 Lights in 9 Rooms offers to open new horizons in light art.

Daelim Museum opened in 1997 as Korea’s first dedicated photography museum, based on a vision of bringing the everyday into the realm of art.

D MUSEUM:

Hours:

Tuesday–Sunday 10am–6pm

Friday–Saturday 10am–8pm

5-6, Dokseodang-ro 29-gil, Yongsan-gu, Seoul

T. 070-5097-0020

http://www.daelimmuseum.org/dmuseum/eng/index.do

Caterina Pinna

fonte: undo.net

fonte: undo.net