La figura femminile dipinta da Dario Fo

Il Comune di Cesenatico ha inaugurato l’8 marzo, in occasione della festa della donna, la mostra dal titolo La figura femminile dipinta da Dario Fo, a cura della Compagnia Teatrale Fo Rame.

In mostra fino al 9 aprile negli spazi della caratteristica Galleria Leonardo da Vinci una selezione di circa 30 dipinti per ammirare la figura femminile attraverso la pittura di Dario Fo.

Tra le opere in mostra, molte delle quali realizzate proprio a Cesenatico, non potevano mancare i ritratti dedicati alla sua amata Franca. Accanto, i quadri che raccontano la comparsa di Eva nel giardino dell’Eden, quelle che raffigurano le maschere femminili della Commedia dell’Arteuna selezione delle dipinti dedicate a Lucrezia Borgia, realizzate per illustrare il romanzo La figlia del Papa scritto da Dario Fo a Cesenatico durante l’estate 2013, e per finire una serie di quadri dipinti dall’artista nel 1998.

«Avevo 5 anni quando arrivai a Cesenatico. Era molto diversa allora: c’erano spazi immensi, con tanti alberi, i canali e le case di un solo piano. Andavo in colonia, quella dei figli dei Ferrovieri, con mio fratello e mia sorella, e costruivo castelli di sabbia enormi nella spiaggia immensa. Quando cominciai a fare l’attore con la Compagnia arrivai in Romagna, ritornando agli spazi che avevo nella memoria e da allora non ho più abbandonato questi luoghi. Anche mia moglie li amava, e così a Cesenatico abbiamo sempre trascorso le vacanze con nostro figlio, le nostre nipoti e gli amici.  Qui ho scritto la maggior parte dei miei spettacoli» (Dario Fo).

Fino al 09 Aprile 2017

Cesenatico | Forlì-Cesena

Luogo: Galleria Leonardo da Vinci

Curatori: Compagnia Teatrale Fo Rame

Enti promotori:

  • Comune di Cesenatico

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 0547 79205

E-Mail info: infomusei@cesenatico.it

Georg Baselitz – Gli Eroi. Palazzo delle Esposizioni

Il titolo della mostra che il Palazzo delle Esposizioni dedica a Georg Baselitz fino al 18 giugno può trarre in inganno lo spettatore nel momento in cui questi si trova davanti a queste magnifiche tele. Gli Eroi o Nuovi Tipi, sono due denominazioni che raccolgono un sottogruppo di vari personaggi. Figure incombenti caratterizzate da un’aura tragica e ferita, ma nonostante questo dotate di grande personalità e di una carismatica forza espressiva. La mostra traccia un excursus nell’ideologia pittorica di Baselitz, concentrandosi su un corpus di tele dipinte tra il 1965 e il 1967, esposte insieme ai primi lavori degli anni ‘60 e a quelli più recenti del 2007, ossia una serie di tele che hanno protagonista l’antieroe per eccellenza, ovvero Adolf Hitler.

Baselitz cresce nel clima oppressivo della Germania dell’Est, che si trovava sotto il controllo della Repubblica Democratica Tedesca. Sceglie di fuggire nella Germania dell’Ovest, prima della costruzione del Muro di Berlino. dove la situazione era diversa, offriva più possibilità e soprattutto una maggiore libertà di espressione. Questa fuga però gli lascia dentro un senso di colpa sotterraneo, suo e di tutta una generazione piegata, come un tradimento delle sue origini, che si è trovato obbligato ad abbandonare. Forse è per questo che assume il cognome d’arte Baselitz, da Deutschbaselitz, nome del suo paese natale.

I primi Eroi sono rappresentati come figure di fuggiaschi legati a grossi alberi nodosi, che si legano alla tradizione naturalistica pittorica teutonica; giganti intrappoli, bloccati nel loro desiderio di fuga. Negli anni successivi gli Eroi si liberano dei vincoli arborei ma presentano sempre delle menomazioni, fisiche o spirituali: sono mutilati nel corpo ma non nelle intenzioni, sono soldati, partigiani, ribelli, figure di rottura con l’ordine costituito, denotati da un comune desiderio di fuga misto spesso a un substrato di colpa che altro non è che la grande ombra che i tedeschi si portano dietro, quella del Nazismo prima e della dittatura socialista dopo, due facce della stessa medaglia di privazione di quell’ossigeno libertario necessario alla creazione artistica. La pittura in questi lavori è formidabile, grassa e delineate, con la curiosa caratteristica di apparire a prima vista come molto bidimensionale, mentre dopo attenta osservazione offre slanci di tridimensionalità incredibile, come se la figura fosse pronta a camminare oltre il bordo della tela. I toni sono terrosi, il nero è utilizzato in modo grafico, per segnare le articolazioni o le pieghe di un volto come quelle di un vestito lacero, guizzi di rosso sangue a dare vitalità stantia ma comunque attiva, una gravità corporea che si sente, ma che non ostacola l’intenzione di movimento della figura. Il peso che l’uomo ha dentro si trasfigura nella massa corporea, nella resa volumetrica che dà Presenza da rispettare: l’Eroe è colui che seppur calpestato prosegue a camminare, non c’è traccia di retorica ma solo la descrizione sacralizzata nel sangue e nel fango del suo tentativo di essere un uomo nuovo malgrado il peso del vecchio che gli incombe addosso.

Fino al 18 giugno 2017

Roma

Palazzo delle Esposizioni

Orario sale espositive
Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10:00 alle 20:00
Venerdì e sabato dalle 10:00 alle 22:30 – lunedì chiuso
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura

ConiglioViola. Le notti di Tino di Bagdad

Le notti di Tino di Bagdad è il nuovo progetto transmediale di ConiglioViola: un esperimento post-cinematografico di arte pubblica che combina l’utilizzo di nuove tecnologie, quali la Realtà Aumentata, con il recupero di tecniche tradizionali, dalle incisioni su rame al Teatro delle Ombre.

A otto anni dalla retrospettiva al PAC, il duo composto da Brice Coniglio e Andrea Raviola torna a Milano fino al 1° aprile, nello Studio Museo Francesco Messina e in altre dieci sedi in città, per presentare un progetto che trasforma lo spazio urbano in un “cinema diffuso” e per ingaggiare il pubblico in una caccia al tesoro il cui obiettivo non è altro che la ricostruzione del senso di una narrazione.

Il punto di partenza è un’opera letteraria, Le notti di Tino di Baghdad (1907) di Else Lasker-Schüler. Le fiabe espressioniste “orientali” della poetessa tedesca sono un piccolo caleidoscopio di contaminazioni inattese: il fascino dell’esotismo e l’esperienza della metropoli moderna, il richiamo delle radici ebraiche e il gusto per la sperimentazione avanguardistica, l’indagine pittorica e il manierismo letterario, il gioco infantile e l’erotismo. La protagonista è Tino, principessa e poetessa d’Arabia, costretta a rinunciare alla vita per rendere immortale la poesia.

Giocando sulla struttura non lineare del testo, ConiglioViola ne ha lacerato la trama per dare vita a ventisei episodi autonomi, ognuno dei quali ha ispirato una diversa tavola incisa sul rame e un diverso episodio cinematografico da fruire in realtà aumentata.

Negli spazi del museo le opere vengono presentate all’interno di piccoli lightbox realizzati in cemento a forma di finestra araba. Basta inquadrare le opere attraverso il proprio smartphone, utilizzando l’app gratuita, per osservare le immagini prendere vita sul proprio display e ammirare i video realizzati combinando animazione digitale, animazione a mano e le performance di danzatori.

Gli spazi della ex-chiesa barocca vengono completamente reimmaginati dai due artisti. Al piano terreno sono esposti, oltre ai lightbox in cemento, il dittico animato di grandi dimensioni Tino und Apollides ispirato a una delle scene più celebri de “Il fiore delle mille e una notte” di Pier Paolo Pasolini e un cortometraggio di animazione, proiettato sui muri del museo.

La cripta ospiterà invece le opere e i manufatti realizzati durante il complesso processo di produzione: le incisioni su rame, le foto realizzate durante le riprese del film, i disegni preparatori, le maschere di grandi dimensioni realizzate dagli artisti e indossate da attori e danzatori durante le riprese, infine il documentario che illustra l’intera preparazione del progetto.

Fino al 01 Aprile 2017

Milano

Luogo: Studio Museo Francesco Messina e altre sedi

Enti promotori:

  • Fondazione Cariplo
  • Comune di Milano

Costo del biglietto: Ingresso libero

Telefono per informazioni: +39 339 8959372

Sito ufficiale: http://www.tinobagdad.com

Cédric Dasesson

The Ab Factory presenta un ciclo di esperienze dedicate al mondo della fotografia, con uno dei rinomati fotografi che mette la sua esperienza a disposizione degli amanti della fotografia, un mondo di incontro e scambio culturale, un nuovo modo di concepire l’arte impressa nella pellicola.

Si tratta di un viaggio attraverso i ritratti e i reportage artistici, Cedric Dasesson è alle porte, da sabato 11 Marzo 2017, l’occasione di scoprire i segreti della fotografia e dei Social Network di Cedric.

Il workshop introduce l’esperienza del docente per apprendere un metodo personale sul significato di costruzione e comunicazione di progetti fotografici attraverso i social network, quale metodo di promozione diffusione e commercializzazione del proprio lavoro fotografico.

Un’occasione, dunque, di incontro e confronto, scoprendo il percorso artistico e professionale della fotografia, con la possibilità di sperimentare i segreti di quest’arte, non più attraverso le pennellate ma attraverso dei semplici scatti, dove il soggetto è messo in rilievo attraverso la luce come elemento predominante.

Un’arte, un metodo si comunicazione e diffusione del lavoro dell’artista, attraverso lo stretto contatto con la propria terra. Questo lo porta a concentrarsi sulla fotografia e sull’interpretazione delle persone e del paesaggio circostante e lo studia in relazione con il mondo della fotografia. L’artista entra in contatto con la materia, l’aria, la terra e in particolar modo la luce.

Un viaggio sull’evoluzione dell’arte all’interno del mondo della macchina fotografica. Un incontro culturale rivolto a tutti gli amanti sia della fotografia e dell’arte, sulla sua evoluzione e su come approcciarsi alla nuova tematica.

Un viaggio a 360 gradi nel mondo della fotografia a stretto contatto con il fotografo per imparare e conoscere ad approcciarsi a un mondo ancora oscuro e ostile.

Il frutto di questo viaggio è di capire i professionisti del settore, la loro esperienza messa a disposizione dell’arte attraverso un semplice negativo digitale fino all’immagine suggestiva, attraverso l’utilizzo di mezzi semplici per trasmettere una semplice fotografia in un’immagine accattivante commercialmente valida, in un’opera artistica o in un piacevole ricordo.

 

 

Cagliari

Dalle ore 10,00 fino alle 18,00

In via Alagon, spazio the factory

 

Gli anni ’90 a colori. Le prime storie a fumetti di Davide Toffolo, oggi

Si è inaugurata domenica 12 marzo, alla presenza dell’artista, presso lo Spazio Caleidoscopio della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, la mostra Gli anni ’90 a colori – Le prime storie a fumetti di Davide Toffolo, oggi.

Ad introdurre lo spettatore nel poliedrico immaginario dell’artista – frontman della band Tre allegri ragazzi morti – oltre 100 tavole originali in bianco e nero tratte dai suoi primi romanzi a fumetto degli anni ’90; nella sala espositiva della galleria troviamo, invece, le vere opere: Piera degli spiriti, Cinque allegri ragazzi morti e Fregoli, veri “pezzi multipli” dell’arte del fumetto. Disegni che documentano il lavoro d’autore e l’originalità esecutiva dell’artista; una mostra che rende esplicita l’idea dell’autore circa il fumetto, opera d’arte multipla, novecentesca.

L’iniziativa è inserita all’interno del progetto BFM Daily Strip – Il Festival a fumetti, che da tre anni porta a Bergamo, durante il Festival cinematografico, il meglio del fumetto italiano d’autore.

Un percorso artistico in cui gli illustratori sono chiamati ad interpretare e raccontare il Festival attraverso le proprie strisce. Nell’edizione 2017, che si svolgerà dall’11 al 19 marzo, saranno 5 gli ospiti: Cristina Portolano, Martoz, Francesco Guarnaccia, Leo Ortolani e Davide Toffolo.

Dal 12 Marzo 2017 al 26 Marzo 2017

Bergamo

Luogo: GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.bergamofilmmeeting.it

Closing party: domenica 26 marzo, ore 17.30, con la performance della band Lupetto

Orari: lunedì – domenica 10-19.00; giovedì 10-22 | martedì chiuso

Sharon Formichella Parisi. Dreamed in Japan

La Galleria Le Murate Caffè Letterario a Firenze presenta la personale di Sharon Formichella Parisi Dreamed in Japan. L’esposizione è la seconda di un primo ciclo di tre mostre fotografiche personali a cura di Sandro Bini e Giulia Sgherri organizzate da Deaphoto in collaborazione con il Caffè Letterario.

Frutto di due differenti soggiorni in Giappone realizzati a distanza di qualche anno fra loro nell’Agosto del 2013 e del 2015, Dreamed in Japan è la storia di un innamoramento fra una fotografa e un paese e una cultura lontane e allo stesso tempo un bellissimo esempio di quanto distante possa portarci una passione vera ed un’autentica vena visionaria.

Il Giappone di Sharon Formichella ha infatti una sostanza allo stesso tempo onirica e sensuale fatta di volti, corpi, animali. Il suo bianconero forte, contrastato, talvolta molto drammatico, è certamente debitore della lezione stilistica di Daido Moryama, ma rispetto al realismo diaristico ed esistenziale del grande fotografo giapponese impegnato in un lavoro di estenuante esplorazione del proprio mondo, quello di Sharon è giocoforza lo sguardo di una  straniera occidentale in cui al dato reale, si somma e si sovrappone una forte componente immaginaria che si sostanzia spesso nelle sue fotografie nella giustapposizione dei piani visivi e nell’ampio ricorso a immagini riflesse, sovrapposte e stratificate su superfici speculari come, ma non solo, nelle splendide fotografie realizzate nell’acquario Acquario Kaiyūkan di Osaka, che rimangono certamente fra le più emblematiche di questa storia.

Ecco forse il sogno-sognato in Giappone da Sharon ed espresso in questa sua tumultuosa raccolta fotografica rimanda, più che nello stile visivo nella drammatica sceneggiatura di una vertiginosa distanza, a Hiroshima Mon Amour il film capolavoro del 1959 di Alain Resnais che narra l’incontro breve ma sconvolgente fra un’attrice francese e un architetto giapponese nell’immediato dopoguerra.

Fino al 12 Aprile 2017

Firenze

Luogo: Galleria de Le Murate Caffè Letterario

Curatori: Sandro Bini, Giulia Sgherri

In mostra a La Galleria Nazionale di Roma i capolavori di Giacomo Balla

Forse non tutti sanno che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma possiede il nucleo più folto e completo di opere di Giacomo Balla esistente in un museo pubblico. Questo grazie a due donazioni, effettuate a favore del museo da Elica e Luce Balla, figlie dell’artista, sul finire del secolo scorso.

Si tratta di un nucleo di opere molto importante, perché comprende interessanti testimonianze di ogni momento dell’attività dell’artista: dagli esordi al futurismo al ritorno al realismo. A questa preziosa raccolta il museo capitolino dedica fino al 26 marzo una mostra, a cura di Stefania Frezzotti, in cui le opere provenienti da entrambe le donazioni sono esposte per la prima volta insieme.

La mostra, che sembra un tentativo di rimediare all’esclusione della maggior parte delle opere del maestro dal nuovo allestimento voluto dalla direttrice Cristiana Collu (e di evitare le conseguenti possibili azioni legali da parte degli eredi di cui si vocifera da tempo), è in ogni caso una bella occasione per rileggere la carriera dell’artista e godere di questi veri e propri tesori nascosti della Galleria. La mostra offre una panoramica completa sulla carriera di Balla, artista sempre teso verso il cambiamento e la sperimentazione, e che fu fondamentale per l’ambiente artistico romano e per tutto il Novecento italiano in generale. Attraverso le opere in mostra, infatti, è possibile ripercorrere tutto il percorso artistico di Balla, dalla scomposizione cromatica divisionista abbinata a temi sociali e umanitari degli inizi, alla scomposizione della luce in forme geometriche astratte e all’indagine sui temi della velocità e del movimento del periodo futurista, all’interesse per le arti applicate e al tentativo di compenetrazione di arte e vita del primo dopoguerra, fino al ritorno alla figurazione e all’intenso luminismo combinati a tematiche autobiografiche degli ultimi anni.

Filo conduttore di tutto questo percorso è chiaramente la passione di Balla per la luce, passione che l’artista seppe trasmettere a tutti i suoi giovani allievi e amici e che lo spinse addirittura a dare questo nome alla sua figlia maggiore, nome che da anche il titolo alla mostra, in omaggio alla sua generosità.

 

 

Giacomo Balla. Un’onda di luce

Fino al 26 marzo 2017

La Galleria Nazionale

viale delle Belle Arti, 131

Roma

 

http://lagallerianazionale.com/mostra/giacomo-balla-unonda-di-luce/

 

 

 

 

 

 

Iconize

La galleria Pisacane Arte ha inaugurato mercoledì 1° marzo, in via Pisacane 36 a Milano, la mostra ICONIZE, un’esposizione collettiva dedicata alla opere di quattro artisti contemporanei: Julian T., Iabo, Enrico Pambianchi, Yux e special guest Paolo Lucchetta e Eleonora De Giuseppe in arte La Pupazza.

Fino al 31 marzo sarà possibile vistare la mostra collettiva ICONIZE, ove ciascun’artista, secondo la propria cifra stilistica, ha indagato e reinterpretato le grandi icone che hanno caratterizzato ed influenzato la società attuale. Dagli Impact di Julian T., ai personaggi caricaturali di Yux con la serie Fatti di Yux e i Soggetti smarriti, passando per i profili fortemente iconici della collezione Leitmotiv del writer napoletano IABO, fino ad arrivare all’ Iperrealismo Visionario dei personaggi gotici di Enrico Pambianchi.

Nel percorso espositivo si potranno ammirare: ritratti di personaggi come Marilyn Monroe, David Bowie, la Regina Elisabetta II e Bill Gates, solo per citarne alcuni. Con il termine Icona generalmente si intende una figura vista come modello da seguire in vari ambiti, possono questi essere la moda, lo spettacolo, la politica, l’economia o lo sport. Spesso i piani culturali si uniscono, facendo diventare un personaggio del cinema, per esempio, un’icona di stile, o addirittura un opinion leader legandolo fortemente a riferimenti socio-politic.

L’arte contemporanea ha sentito, a partire da Andy Warhol e la Pop Art, la spinta verso questi personaggi che hanno acquisito così significati più profondi, segnando definitivamente l’arte e la cultura contemporanea e diventando le icone immortali alla stessa stregua di quelle sacre dell’arte bizantina.

I quattro artisti esposti hanno ritratto personaggi leggendari, cercando di coglierne lʼessenza e consacrandoli attraverso il gesto artistico a icone senza tempo. Il loro lavoro può essere accostato a quello di Warhol, che presagendo il dilagare della mania dell’immagine, ne ha fatto una forma d’arte, un marchio indelebile nella storia dell’arte contemporanea.

Si scelse, dalla Pop Art in avanti, di rappresentare la realtà che ci circonda, quella più popolare (prodotti di largo consumo come i barattoli di zuppa Campbell’s o le bottiglie di Coca – Cola, volti di celebrità come Marilyn o Elvis, immagini tratte dai mass media, pubblicità) attraverso l’isolamento e la dilatazione del soggetto o la ripetizione seriale di quest’ultimo.

Ogni opera, trattata con colori accesi e antinaturalistici, è spinta all’estremo per ottenere un forte impatto emotivo iconizzando così un’immagine, che per natura sarebbe stata di largo consumo e di uso comune. I giovani artisti esposti si avvicinano, con diverse sfaccettature, al movimento definito Neo-pop, una corrente nata alla fine del XX secolo (dagli anni ’90) e sviluppatasi attraverso l’influenza di interessanti riferimenti culturali che vanno dal mondo underground al web design, dalla street art al urban design, dal graffitismo a tutte le nuove possibilità portate dai media informatici.

A differenza della Pop Art storica, che aveva un approccio più distaccato e impersonale, la Nuova Pop Art vuole spesso stimolare una riflessione sulle dinamiche di vita contemporanea e sul significato portato da ogni singola icona rappresentata. All’interno del percorso espositivo si potranno ammirare una serie di originali sezioni espositive, che consistono in singolari accostamenti in un dialogo che unisce più punti di vista e stili differenti, interpretando alcune delle icone più popolari della società contemporanea.

Troveremo così una Marilyn grottesca dipinta da Yux, affiancata agli Impact di Julian T., dove il volto dai colori antinaturalistici della diva per eccellenza viene marchiato dall’impact dell’artista e poi essere stravolto da Pambianchi, secondo tratti più gotici e con il suo sarcasmo salvifico; o ancora, l’immagine blasonata della Regina Elisabetta II di Inghilterra viene sconvolta e profanata dall’ironia di Yux che la rende una regina Punk e scomposta da Pambianchi, che attraverso la sua tipica quadrettatura gioca creando una serie di rimandi dai toni dissacranti.

Fino al 31 Marzo 2017

Milano

Luogo: Galleria Pisacane Arte

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 39521644

E-Mail info: galleria@pisacanearte.it

Sito ufficiale: http://www.pisacanearte.it

A Roma la pittura prende corpo con l’opera di Aljoscha

Forme iper-leggere, sospese e apparentemente instabili sono le protagoniste dell’opera dell’artista di origine ucraina Aljoscha, per la prima volta in mostra a Roma con una installazione site-specific allestita presso la Sala Santa Rita, visitabile fino al 13 marzo.

La sala, ex chiesa barocca posizionata in pieno centro monumentale, è per l’occasione totalmente invasa e rivoluzionata nel segno dall’arte contemporanea. Sotto la cura di Sala 1 in collaborazione con Natalia Gershevskaya, la monumentale e immersiva installazione ideata da Aljoscha converte lo spazio espositivo in un ambiente estremamente suggestivo, capace di catturare in maniera immediata la curiosità del pubblico, in un affascinante gioco di pieni e vuoti e di luci e ombre.

L’aspetto più interessante dell’opera in mostra è l’inconsueto metodo di realizzazione. Essa è infatti generata dall’artista solidificando e modellando della vernice acrilica, in un’operazione che ricorda una evoluzione tridimensionale dell’action painting. In questa sorta di esperimento sullo studio della materia, la pittura abbandona il suo stato liquido per assumere una connotazione più corporea, si emancipa dalla tela e prende forma nello spazio.

Quello che ne viene fuori è una forma d’arte difficile da classificare. È allo stesso tempo pittura, scultura e installazione, e non va sottovalutato poi anche il suo carattere performativo, rintracciabile non solo nella modalità di realizzazione, ma soprattutto nell’interazione che mette in atto con spazio e pubblico, aspetto imprescindibile di tutta l’operazione.

L’opera, infatti, pendendo dal soffitto e occupando tutto lo spazio occupabile, interagisce sia con l’ambiente che la ospita, sia con il pubblico, in una seducente esperienza di coinvolgimento totale. Con le sue protuberanze che arrivano quasi a toccare terra, costringe lo spettatore a girarvi attorno o a passarvi attraverso, e soprattutto si offre alla visione da infiniti punti di vista, ognuno dei quali ugualmente sorprendente e suggestivo, superando l’idea di contemplazione statica in favore di un approccio attivo e dinamico.

Fondamentale per questo carattere immersivo dell’esposizione e per la riuscita del suo effetto altamente scenografico è poi anche l’illuminazione, sapientemente studiata per accendere i colori e proiettare ombre estremamente decorative sulle pareti, a creare un interessante dialogo con gli stucchi e i marmi dell’arredo seicentesco.

 

 

Aljoscha. A notion of cosmic teleology

Fino al 13 marzo 2017

Sala Santa Rita

Via Montanara (ad. Piazza Campitelli) – Roma

Ingresso libero

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19.

 

http://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW1400946

Dal Futurismo al ritorno all’ordine. Pittura italiana del decennio cruciale 1910-1920

Il Museo Accorsi – Ometto è lieto di presentare una mostra che affronta e indaga, per la prima volta in una visione complessiva, la pittura italiana del decennio cruciale tra gli anni dieci e venti del Novecento. Curata da Nicoletta Colombo e organizzata in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio, l’esposizione presenta 72 opere, di provenienza museale e da importanti collezioni private. La rassegna ripercorre il clima culturale italiano che segna la nascita dell’arte moderna ed esamina le nuove tendenze artistiche del decennio 1910-1920, dando seguito all’indagine sui fenomeni pittorici italiani del secolo XX, inaugurata dal museo con la passata mostra dedicata al Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla.

La mostra prende idealmente l’avvio dal 1910 (anno emblematico segnato dall’uscita del Manifesto dei pittori futuristi e del Manifesto tecnico della pittura futurista), con opere degli autori del Futurismo storico: Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Luigi Russolo, Fortunato Depero e Primo Conti.

Sono rappresentati anche gli esponenti dell’eterodossia futurista e gli indipendenti del movimento, da Enrico Prampolini  a Mario Sironi, Achille Funi, Antonio Sant’Elia, Adriana Bisi Fabbri e Gerardo Dottori. La sezione futurista include la presenza di due fuoriusciti dalle fila futuriste, Romolo Romani, precursore delle tendenze astrattive, con due opere anticipatrici della poetica boccioniana (Ritratto di Giosuè Carducci 1906 e Ritratto d’uomo 1908) e Aroldo Bonzagni, testimone di un espressionismo di intonazione sociale, qui rappresentato dallo storico dipinto dal titolo Il tram di Monza 1916.

Il percorso prosegue con la seconda sezione dedicata ai simbolismi che registrano una persistenza stilistica dal decennio precedente, ora rinnovati in chiave espressionista, di intonazione popolare. La sezione illustra inoltre i secessionismi  che coinvolgono i linguaggi artistici giovanili italiani, segnali di un’avanguardia moderata che guardava all’arte coeva d’oltralpe: dai testimoni di Ca’ Pesaro ai partecipanti alle Secessioni romane, agli animatori della Secessioni bolognesi fino i movimenti giovanili napoletani degli anni a ridosso della Grande Guerra.

Un altro significativo segmento della rassegna è dedicato al primitivismo, tendenza volta al recupero del primordio inteso come azzeramento delle stratificazioni culturali per ritrovare la semplicità e il candore di espressioni popolari, ingenue, ispirate anche ai trecentisti e quattrocentisti italiani, Giotto e Paolo Uccello innanzi a tutti. In rappresentanza del clima primitivista suggestionato dall’opera di Rousseau il Doganiere e di André Derain, autori al tempo celebrati, si articolano le presenze dei dipinti di Carrà, Garbari, Gigiotti Zanini, Pompeo Borra, Alberto Salietti.

Il periodo segnato dalla Grande Guerra (1914-1918) dava corpo con maggiore incisività  alla crisi delle avanguardie e tracciava il cammino verso il recupero delle forme e del cosiddetto Ritorno all’ordine, fenomeno di portata europea, qui illustrato nella terza e ultima sezione della rassegna. La Metafisica, “l’altra faccia della modernità”, che perseguiva in comune con le avanguardie la rivoluzione dei contenuti ma non quella delle forme, è illustrata in mostra da opere di Giorgio de Chiric, di Carlo Carrà, Filippo de Pisis, accostate a saggi della metafisica eterodossa, rappresentata da Mario Sironi e Achille Funi, per approdare alla poetica di Valori Plastici, che dal 1918 diffondeva il principio della supremazia culturale e artistica italiana.

Nel 1919, con la fine di secessionismi, simbolismi e primitivismi, si avviava una tendenza corale al recupero della classicità in ottica moderna, svolta cioè secondo stili e linguaggi aggiornati, rappresentati da saggi pittorici di Casorati, Soffici, Sironi, Rosai, de Chirico, Severini, Funi, caratterizzati dai principi di sintesi, costruzione e plasticità, e incamminati con differenti declinazioni verso la successiva temperie del Novecento Italiano degli anni venti.

Fino al 18 Giugno 2017

Torino

Luogo: Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto

Curatori: Nicoletta Colombo

Enti promotori:

  • Città di Torino
  • Regione Piemonte

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 6 (Studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni). Gratis con Abbonamento Musei

Telefono per informazioni: +39 011 837 688 / 3

E-Mail info: info@fondazioneaccorsi-ometto.it

Sito ufficiale: http://www.fondazioneaccorsi-ometto.it