Peace for Paris: l’icona di Jean Jullien

Un semplice tratto nero, un cerchio e quattro linee a rappresentare il simbolo della solidarietà nei confronti della capitale francese colpita dagli attacchi sanguinosi da parte dell’Isis il 13 novembre.

A idearlo il disegnatore umoristico francese Jean Jullien che con un esemplare colpo di genio e tocco d’artista accomuna il logo della pace all’icona della torre Eiffel, chiamando lo schizzo semplicemente “Peace for Paris” e affidando ad i social network la divulgazione dello stesso. Attraverso i social l’immagine è diventata un abbraccio virale e sociale all’intera comunità parigina.

Tra i tanti che l’ hanno condivisa e fatta diventare ancor più celebre occorre sottolineare lo street artist Bansky che, pubblicandola nel suo profilo, ha contribuito in poche ore ad unire milioni e milione di persone all’insegna della solidarietà, in un senso di unità e di pace.

Jean Jullien , Peace for Paris, Jean Jullien 2015 ©

Jean Jullien , Peace for Paris, Jean Jullien 2015 ©

[Sara Costa]

Chaotic passion

Se, come sostiene Walter Benjamin, nel collezionismo “tutte le passioni sconfinano nel caos” in una continua tensione tra i due poli di ordine e disordine, si può dire lo stesso della collezione di un museo? La mostra Chaotic Passion, ideata in occasione del trentennale del Museo di Villa Croce, intende esplorare questa relazione dialettica innescando un dialogo fra le opere storiche della collezione e quelle prodotte nel corso degli ultimi dieci anni da una nuova generazione di artisti.

Ospitato negli ambienti della omonima villa, il Museo di Villa Croce inaugura nel 1985 come spazio espositivo destinato principalmente ad accogliere mostre di arte contemporanea. Con l’acquisizione della raccolta Cernuschi Ghiringhelli da parte del Comune di Genova nel 1990, si dà inizio alla creazione di una collezione permanente che viene incrementata nei decenni successivi soprattutto attraverso lasciti e donazioni.

Chaotic Passion procede dall’ipotesi che la collezione permanente di un museo non debba necessariamente cristallizzarsi in un canone estetico immobile e definitivo, specchio di un passato più o meno remoto rispetto al tempo in cui viviamo. Messe in discussione e ri-posizionate nel presente, le opere della collezione possono essere l’occasione di continue rivisitazioni e negoziazioni di senso che destabilizzano le aspettative del pubblico approfondendo diversi aspetti della loro rilevanza nel momento attuale. Partendo da una lettura trasversale della collezione sono state individuate due linee di ricerca che appaiono significative alla luce dei processi artistici contemporanei: l’astrazione e la ricerca verbo-visiva. Nella sua espressione pittorica, l’astrazione costituisce la parte più importante della collezione del museo di Villa Croce. In questa occasione viene messa in relazione con pratiche contemporanee che declinano le forme astratte nelle modalità più diverse per sollevare questioni di natura economica, geopolitica, ed emozionale. Allo stesso modo, indagando le molteplici ricorrenze della scrittura come gesto estetico e del linguaggio come materiale di creazione artistica, le opere storiche diventano il punto di partenza per una riflessione sulla scomposizione del linguaggio e sulla articolazione del segno linguistico, al di là della sua valenza comunicativa, secondo nuovi parametri di leggibilità e rappresentazione.

Chaotic Passion intende coinvolgere il pubblico in un percorso non lineare lungo il quale il passato e il recente si mescolano e generano un ecosistema abitato da temporalità multiple, dissonanze e riverberi: uno spazio nel quale le opere stabiliscono relazioni misteriose e innesti sperimentali suggerendo nuove possibilità di interpretazione dell’astrazione e del linguaggio come campi di indagine estetica.

The exhibition lasts until: 19 marzo 2016

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce

via Jacopo Ruffini 3, 16128 Genova

martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 8.30-18;

sabato e domenica 9.30-18.30;

lunedì chiuso

Ingresso libero

Caterina Pinna

Fonte: www.undo.net

Fonte: www.undo.net

D MUSEUM presents Spatial Illumination

D MUSEUM presents Spatial Illumination—9 Lights in 9 Rooms, an inaugural exhibition introducing light art by leading international artists, to May 8, 2016.

The exhibition is comprised of nine separate rooms containing artworks encompassing a variety of genres, including installation, sculpture, video, sound and design. Arranged in the form of a progression from observation of pure light to direct experience of spaces designed to stimulate the senses, the nine works here all take light as their material, using it in a variety of forms and expressions and in combination with other sensory elements such as colour, sound and movement. Light is thus expanded into a medium of diverse properties.

Through this exhibition, D MUSEUM aims to show the potential of light to evolve as an artistic medium, offering new and unfamiliar stimuli to our consciousnesses and senses. By reawakening us to the meaning and quality of light, it demonstrates the possibilities of expanding from light that we “see,” visually and aesthetically, to light that we “experience” physically. With its nine distinct spectra created by light, and its experimental placing of viewers in control of new, spatial light, Spatial Illumination—9 Lights in 9 Rooms offers to open new horizons in light art.

Daelim Museum opened in 1997 as Korea’s first dedicated photography museum, based on a vision of bringing the everyday into the realm of art.

D MUSEUM:

Hours:

Tuesday–Sunday 10am–6pm

Friday–Saturday 10am–8pm

5-6, Dokseodang-ro 29-gil, Yongsan-gu, Seoul

T. 070-5097-0020

http://www.daelimmuseum.org/dmuseum/eng/index.do

Caterina Pinna

fonte: undo.net

fonte: undo.net

Boris Mikhailov: Ukraine

Boris Mikhailov: Ukraine è una mostra retrospettiva che esplora l’intera carriera dell’artista di Kharkiv, dai difficili esordi alla fine degli anni Sessanta fino alla produzione più recente.

Con oltre 300 opere e una selezione di pubblicazioni e altri elementi, non si tratta soltanto di una delle più ampie mostre mai realizzate su Mikhailov, ma anche della prima declinata attorno a un tema fondamentale della sua ricerca artistica: l’Ucraina, terra d’origine dell’autore.

Il percorso della mostra si sviluppa secondo tre assi principali: gli ultimi cinquant’anni di storia dell’Ucraina dalla nascita dell’Unione Sovietica alle più recenti rivoluzioni, al centro dell’attualità e terreno cruciale per gli equilibri politici ed economici mondiali; la carriera artistica di Mikhailov, caratterizzata da continue sperimentazioni sul linguaggio fotografico; infine il modo in cui il tema dell’Ucraina è stato progressivamente integrato nell’opera di Mikhailov, passando dalla documentazione alla ricostruzione, dalla teatralizzazione alla diaristica, dalla narrazione all’antinarrazione.

Ukraine presenta nove serie, ciascuna rappresentativa di un passaggio chiave nell’articolazione dei temi della mostra: Superimpositions (1968–75), Black Archive (1968–79), Red Series (1968–75), Luriki (1976–81), Crimean Snobbism (1981), At Dusk (1993), Case History (1997–98), Tea Coffee Cappuccino (2000–10) e The Theater of War (2013).

Le immagini di Mikhailov consentono di ripercorrere la vita e l’opera di una delle figure più interessanti della storia dell’arte contemporanea, ma anche di immergersi in una visione alternativa e personale di un’intera storiografia nazionale.

La mostra è accompagnata da una pubblicazione co-edita da CAMERA e Walther König, ma non si tratta di un catalogo. Il libro è infatti dedicato a una selezione di oltre 500 fotografie raccolte da Mikhailov nel corso degli anni, costitutive di una sorta di diario personale. Un saggio sul tema centrale della mostra – le continue riflessioni dell’autore ucraino sulla propria patria – è associato a immagini differenti, come se il libro non fosse altro che la stanza finale di questo percorso, che il visitatore può esplorare privatamente  una volta conclusa la visita.

Boris Mikhailov copyright

Boris Mikhailov copyright

 

Fino al 10 gennaio 2016

Luogo: CAMERA Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18, Torino

Orari: lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica 11.00 – 19.00

giovedì 11.00 – 21.00 [martedì chiuso]

Biglietti: Intero 8 €  Ridotto 5 €

Intero + visita guidata 10 €

Ridotto + visita guidata 7 €

Informazioni: www.camera.to  – 011. 0881150

TAMARA DE LEMPICKA, A.M.O. Verona

Fino al 31 gennaio 2016 Verona ospita la mostra monografica dedicata a Tamara de Lempicka, artista polacca del Novecento appartenente alla corrente dell’Art Déco.

Allestita nelle sale del piano nobile di Palazzo Forti, sede di AMO Arena Museo Opera – il Museo della Fondazione Arena di Verona dedicato all’opera lirica italiana- la mostra racconta l’eccezionale avventura artistica di Tamara de Lempicka attraverso 200 opere tra oli, disegni, fotografie, acquerelli, video e abiti.

Il percorso dell’esposizione, in ordine cronologico, parte dalle opere parigine degli anni ‘20 e arriva all’ultima produzione degli anni ‘50 del Novecento, ed è accompagnato in ogni sala da brani e musiche dei tempi e dei luoghi di Tamara de Lempicka, consentendo, nella sede “giusta”,una inedita lettura della sua opera attraverso la musica.

In mostra anche i notissimi quadri “scandalosi” raffiguranti le amanti di Tamara, e i nudi pieni di sensualità per cui è conosciuta nel mondo.

Le varie sezioni della mostra raccontano il viaggio articolato, approfondito, affascinante, suggestivo e irripetibile nel mondo di Tamara de Lempicka, simbolo di eleganza e trasgressione, indipendenza e modernità.

Tra le iniziative in programma: il giovedì universitario, visite guidate per scuole di ogni ordine e grado e per gruppi, gli incontri di presentazione “I racconti dell’arte. La mostra raccontata in anteprima”.

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Tamara de Lempicka, Jeunne fille, copyright

 

A cura di: Gioia Mori

Fino al 31 gennaio 2016

Luogo: AMO – Arena Museo Opera Palazzo Forti, via Massalongo 7, Verona

Orari: lunedì 14.30 – 19.30

da martedì a domenica 09.30 – 19.30

Biglietti: Intero 13 € – Ridotto 11 €

Informazioni: www.mostratamara.it

Structures of Existence: The Cells of Louise Bourgeois

Garage Museum of Contemporary Art presents the first comprehensive survey of Louise Bourgeois’ work in Moscow as part of the special program of the 6th Moscow Biennale. Structures of Existence: The Cells focuses on the extraordinary series of sculptural environments Bourgeois created in the last two decades of her life. Also included in the exhibition are the early sculptures, paintings, and drawings which led to the development of this monumental and innovative body of work. Coinciding with the show, Garage will present two large-scale sculptures: the monumental bronze spider Maman (1999) on the square in front of the Museum; and the international debut of Has the Day Invaded the Night or Has the Night Invaded the Day? (2007) as part of Garage’s Atrium Commission series.

With a prolific career spanning seven decades—starting in the late 1930s in Paris and culminating in New York—Louise Bourgeois (1911–2010) is one of the few artists associated with both “modern” and “contemporary” sensibilities. Bourgeois began producing her first sculptural forms in the mid-1940s, and in 1949 she pioneered the concept of environmental installation in a solo exhibition at the Peridot Gallery in New York. Thirty-three years later, in 1982, Bourgeois had her first retrospective at the Museum of Modern Art in New York. She was 70. Around this time she also moved to a large studio space (in Brooklyn, New York), having used her Chelsea townhouse as a workplace for many years. This enabled Bourgeois to change the scale of her practice, giving rise to the Cell series, as well her spider sculptures, the first of which was made in 1994.

Each Cell is a unique, individual microcosm encompassing a range of emotions and associations. Bourgeois produced approximately 60 works in the series, assembling found objects, artifacts from her daily life (clothing, fabric, and furniture), and sculptures within distinctive architectural enclosures. She often referenced her own childhood and its complexity to encapsulate the many motifs and interests that she explored throughout her career, such as architecture, the body, memory, and the five senses. In describing the way that Bourgeois developed the Cells, Jerry Gorovoy, Bourgeois’ long-time assistant, said: “Louise’s creative process was very open-ended. The objects inside might interest her for what they were; their function; what the words to describe them sounded like; what the words sounded like in French; what their shapes were, or their colors. She could equate an ironing board with the arch of the hysterical figure. It was this kind of process, with connections emerging from her unconscious.”

The term “Cell” originated during the preparations for Bourgeois’ participation in the Carnegie International exhibition in Pittsburgh in 1991, where she presented the first six of these works. For Bourgeois, the word had many connotations, from the biological cell of a living organism to the isolation of a prison cell or monastic chamber. As she described: “The Cells represent different types of pain: the physical, the emotional and psychological, and the mental and intellectual […] Each Cell deals with the pleasure of the voyeur, the thrill of looking and being looked at. The Cells either attract or repulse each other. There is this urge to integrate, merge, or disintegrate.”

To complement and expand on themes in the exhibition, Garage has collaborated with the Louise Bourgeois Trust and The Easton Foundation to present two large-scale installations:

Maman (1999), a giant bronze spider towering more than 9 meters above the ground, will greet visitors in Gorky Park’s Garage Square before entering the Museum. Originally conceived as the inaugural commission for Tate Modern’s Turbine Hall in May 2000, Maman is one of the artist’s most ambitious and recognizable works to take the spider as its subject. First depicted in two of the artist’s drawings from the 1940s, the spider took on an even more dominant role in the artist’s practice during the 1990s. The largest in a series of spectacular sculptures created during the second half of the decade, Maman balances perilously above the ground on eight spindly legs, shielding a mesh sac containing ten marble eggs below her abdomen. Vulnerable yet predatory, the figure of the spider is a tribute to Bourgeois’ beloved mother. The artist explained, “Like spiders, my mother was very clever. Spiders are friendly presences that eat mosquitos. We know that mosquitos spread diseases and are therefore unwanted. So, spiders are helpful and protective, just like my mother.”

Has the Day Invaded the Night or Has the Night Invaded the Day? (2007) is comprised of a giant, pivoting mirror standing over 6 meters high. The work’s title—taken from the artist’s diary entry on February 7, 1995—is projected onto the glass. Fascinated by mirrors as symbols of truth and self-knowledge, Bourgeois used them frequently in the Cell installations to bring the viewer directly into an environment. Placed in the Museum’s Entrance Hall, this larger-than-life mirror incorporates the visitor and the surrounding building into the world of the artist, while the reflected question introduces the perceptual nuances inherent to Bourgeois’ work.

The exhibition and installations mark the first presentation of Bourgeois’ work in Moscow, but it is not the artist’s first exposure in (or with) Russia. She was twenty when she first visited Moscow in the summer of 1932. Her second trip was in spring 1934, when she attended the Moscow Theater Festival and experienced the May Day celebrations. This was also the year she started studying art intensively. Nearly 70 years later, in 2001, Bourgeois’ retrospective opened at the State Hermitage Museum in St. Petersburg. It was the institution’s first major exhibition of a living American artist.

A Russian-language edition of the catalog for Louise Bourgeois. Structures of Existence: The Cells, published in English by Haus der Kunst and Prestel, will be produced to coincide with the exhibition at Garage.

Press Office:
Alyona Solovyova edu.pr@garageccc.com

Garage Museum of Contemporary Art
Adress: 9/32 Krymsky Val st., 119049, Moscow, Russia
Mon – Thu: 11:00 – 21:00
Fri – Sun: 11:00 – 22:00

Finish: 25/9/2015

[Dylan Martinello]

Louise Bourgeois: http://www.undo.net/it/mostra/194046

Louise Bourgeois: http://www.undo.net/it/mostra/194046

Jackson Pollock: Blind Spots

On November 20, the Dallas Museum of Art will present what experts have deemed a “once in a lifetime” exhibition, the largest survey of Jackson Pollock’s black paintings ever assembled, and only the third major US museum exhibition to focus solely on the artist. This exceptional presentation will include many works that have not been exhibited for more than 50 years. Jackson Pollock: Blind Spots offers critical new scholarship on this understudied yet pivotal period in the artist’s career and provides radical new insights into Pollock’s practice. On view at the DMA through March 20, 2016, the exhibition will receive its sole US presentation in Dallas, with more than 70 works, including paintings, sculptures, drawings, and prints.

The exhibition will first introduce audiences to Pollock’s work via a selection of his classic drip paintings made between 1947 and 1950. These works will serve to contextualize the radical departure represented by the black paintings, a series of black enamel paintings that Pollock created between 1951 and 1953. An unprecedented 31 black paintings will be included in the DMA presentation, nearly double the next largest survey of these works (which was presented at the Museum of Modern Art in 1967).

The Dallas Museum of Art is proud to have an important history with Jackson Pollock. Cathedral (1947) was acquired by the DMA in 1950 and was one of the first of Pollock’s “classic period” paintings to enter any museum collection in the world. In 1967 Cathedral was complemented by Portrait and a Dream (1953), a painting that is considered to be one of Pollock’s last major artistic statements. It is fitting then, that 65 years after the acquisition of Cathedral the DMA presents a definitive exhibition of Pollock’s work.

Also featured in the exhibition are 30 works on paper made by Pollock during the same period as the black paintings. Made with enamel and ink and watercolor, the works on paper are considered by scholars to be the artist’s most important as a draftsman. The exhibition will also feature five of Pollock’s extant six sculptures, which provide a true three-dimensional experience of his well-known painting approach. Together with the 37 paintings on view, these works immerse audiences in Pollock’s complete oeuvre and shed new light on the experimentation and ingenuity that has become synonymous with his practice.

While Jackson Pollock’s leading role in the Abstract Expressionist movement has been widely discussed, less attention has been devoted to his black paintings period. In describing this pivotal phase in Pollock’s artistic trajectory, the critic and historian Michael Fried remarked that “[Pollock is] on the verge of an entirely new and different kind of painting…of virtually limitless potential.” The black paintings assembled for the exhibition will include significant loans from US, Asian, and European collections, as well as important works drawn from the collections of the DMA and Tate.

Dallas Museum of Art
1717 North Harwood, Dallas, Tx 75201
Hours: Tue-Sun 11 am – 5 pm, Thu 11 am – 9 pm
Ticket: 16, Senior 65+: 14, Students: 12

[Dylan Martinello]

Jackson Pollock: Blind Spots; http://www.undo.net/it/mostra/195190

Jackson Pollock: Blind Spots;
http://www.undo.net/it/mostra/195190

Street Art: Tellas a Cagliari dal 25 al 30 ottobre

Secondo il quotidiano internazionale Huffington Post, Tellas è tra i 25 street artists più famosi al mondo. L’artista sardo si esibirà nel capoluogo della sua isola dal 25 al 30 ottobre per Cagliari 2015 Capitale Italiana della Cultura. Tellas dipingerà nel quartiere di Sant’Avendrace dopo i tanti successi nazionali e internazionali, ottenuti grazie alla sua fenomenale capacità di unire fitte trame di elementi naturali con le forme e i colori del contemporaneo.

 

www.facebook.com.tellas6 www.facebook.com.tellas4 www.facebook.com.tellas7

Biennale FOTO/INDUSTRIA 2015

Il 3 Ottobre 2015 ha inaugurato la seconda edizione della Biennale FOTO/INDUSTRIA 2015 a Bologna, promossa dalla fondazione Mast in collaborazione con il Comune di Bologna che vede la direzione artistica orchestrata da Francois Hebel.

La rassegna si articola in quattordici esposizioni allestite in undici sedi storiche del centro e nella riqualificata periferia della città dove sorge il MAST – Manifattura di Arti,Sperimentazione e Tecnologia – dove sarà possibile osservare da vicino i lavori di noti esponenti della fotografia contemporanea industriale.

Artisti molto noti nel panorama contemporaneo ma anche reporter, ritrattisti e giovani professionisti ognuno con un modus operandi personale e di forte impatto.

La Biennale FOTO/INDUSTRIA si conferma un appuntamento internazionale importante per la città di Bologna, un evento che punta a valorizzare e riqualificare la cultura industriale del territorio, alla scoperta di alcuni luoghi ai più ancora sconosciuti.

Gianni Berengo Gardin _ Cantieri Navali Ansaldo _ Genova 1978 © Gianni Berengo Gardin

Gianni Berengo Gardin _ Cantieri Navali Ansaldo _ Genova 1978 © Gianni Berengo Gardin

Un’analisi minuziosa del lavoro industriale dove la produzione risulta il tema centrale delle varie esposizioni: dalla creazione del prodotto alla sua distribuzione fino allo smaltimento vero e proprio. Ecco rappresentati dal fotografo spagnolo Pierre Gonnord i volti e le facce oscure e segnate dei lavoratori operanti nelle miniere delle Asturie che portano sul viso i segni della fatica e della stanchezza. L’individuo solo e anonimo ma allo stesso tempo con un’identità sociale delineata e molto forte, in un momento storico in cui la nostra invece è sempre più vacillante.

Pierre Gonnord _ Armando 2009 _ Courtesy of the artist and of the Gallery Juana de Aizpuru

Pierre Gonnord _ Armando 2009 _ Courtesy of the artist and of the Gallery Juana de Aizpuru

Per il tema Post-produzione il cinese Hong Hao ha quotidianamente scandito per dodici anni, periodo cinese che segna la trasmigrazione in cicli di fati e destini diversi, gli oggetti del quotidiano archiviandoli nel computer come un diario visivo. Li ha assemblati insieme ricreando dei grandi quadri visivi, con una precisione di incastri quasi maniacale che ci mette davanti ad un consumismo contemporaneo, una sorta di auto-analisi dell’artista, della sua vera essenza sociale. Attraverso la scansione si stabilisce una relazione intima fra oggetti e gli esseri umani riconducibile ad un elemento di concretezza.

Hong Hao _ Contabilità 7 B 2008 _ © Hong Hao Courtesy Pace

Hong Hao _ Contabilità 7 B 2008 _ © Hong Hao Courtesy Pace

Un approccio più fotografico legato all’ uso della MACRO sono gli scatti di David La Chapelle che si presenta in una vesta artistica del tutto nuova. La moda lascia spazio a delle immagini di grandi dimensioni che da lontano sembrano rappresentare imponenti edifici industriali illuminati con luci al neon ma, se si analizzano da vicino, si può notare come l’artista, utilizzando sottoprodotti riciclati, riesce a ricreare un ambiente industriale semplicemente unendo e intrecciando tra loro fiammiferi, lattine di alluminio, bottiglie di plastica e di cartone ritagliato e dipinto. L’unico spaccato reale della foto è lo scenario, veri e propri scatti paesaggisti in cui viene ricreata e assemblata la finta industria.

David La Chapelle _ Land Scape, Castle Rock 2013 _ © David La Chapelle Courtesy Galerie Daniel Templon Paris

David La Chapelle _ Land Scape, Castle Rock 2013 _ © David La Chapelle Courtesy Galerie Daniel Templon Paris

Merita di essere menzionato anche l’artista italiano Luca Campigotto che presenta attraverso alcuni scatti l’attività delle grandi navi e degli scali commerciali , spesso realizzate in contesti notturni illuminati solo ed esclusivamente dalle luci artificiali presenti sul posto, dagli anni Novanta ai giorni nostri nei porti di Genova, Marghera, New York e Venezia. Una visione iperrealista della globalizzazione della produzione che ci mostra a quali dimensioni sia ormai giunto il flusso delle merci e degli uomini.

Luca Campigotto _ Arsenale di Venezia, 2000_ © Luca Campigotto

Luca Campigotto _ Arsenale di Venezia, 2000_ © Luca Campigotto

Durante la Biennale un ampio programma di eventi darà spazio anche ad incontri con i fotografi e con i curatori delle esposizioni.

[Sara Costa]

BIENNALE FOTO/INDUSTRIA 2015

3 ottobre – 1° novembre 2015

martedì – domenica 10.00 / 19.00

Ingresso gratuito

Infopoint: Piazza Nettuno, 1 Bologna

lunedì – domenica 10.00 /19.00

www.fotoindustria.it

 

Cold as Ice – Matt McClune

 

 

Inaugura la prima personale di opere inedite di Matt McClune negli spazi della galleria Renata Fabbri Arte Contemporanea a Milano.

Matt McClune

La cifra stilistica di Matt McClune è connotata dall’utilizzo di superfici metalliche come base per differenti modalità pittoriche, in bilico tra il figurativo e l’astratto, caratterizzate da un cromatismo fatto di luci e di atmosfere rarefatte, spesso ispirate al cambio delle stagioni nella campagna francese, in Borgogna, dove vive e lavora.

Cold as Ice parla di inverno. Le opere esposte caratterizzate da colori freddi come il blu, il bianco e l’argento illuminano la galleria e accompagnano lo spettatore verso l’incanto di un’atmosfera unica, rarefatta e suggestiva.

L’artista racconta che in inverno i vigneti della Borgogna coperti da una folta nebbia mutano l’atmosfera, che diviene inevitabilmente molto cupa; tuttavia, guardando oltre al grigio della foschia, ci si imbatte in una luce fredda e affascinante.
Una luce asettica apparentemente priva di emozioni, così come il freddo appare, ma che trova in questa dimensione espressività e purezza.

Nella Critica del Giudizio, Immanuel Kant traccia un parallelismo tra bello e sublime. Mentre il primo viene percepito dai sensi e dall’intelletto, il secondo viene percepito dall’animo. Ed è proprio l’animo che viene stimolato dalle sue opere. Matt McClune è capace di una pittura fortemente evocativa nella quale è presente “ colui che guarda”, il vedere colto nel rapporto con il luogo, il luogo della nostra anima.

 

Inaugurazione lunedì 28 settembre 2015, dalle ore 18

fino al 14 novembre 2015

Renata Fabbri arte contemporanea
via Stoppani, 15/C Milano
martedì a sabato 15.30 – 19.30
ingresso libero