Weltanschauung

La rubrica Weltanschauung è dedicata all’intuizione del mondo, alle disquisizioni intorno al modo in cui individui o gruppi sociali considerano l’arte, l’esistenza, e la posizione dell’uomo in tale crogiolo. Weltanschauung è la visione del mondo del singolo artista e della corrente resa palese nell’opera d’arte.

L’arte è una forma di comunicazione complessa che esprime molteplici elementi, così tanti da essere veicolo dell’immagine del mondo. Una serie di opere o l’insieme dell’intera produzione di una vita parlano dell’intimità dell’autore e della sua sensibilità; del suo rapporto con la società, quindi di politica; dello scopo del suo lavorare e della sua esistenza, quindi di filosofia; di cosa ritiene bello o piacevole, quindi di gusto; di passioni, ossessioni, speranze, auspici e ancora altro.

Imperituro minimalismo. Perché ancora resiste oggigiorno?

Volumi geometrici, forme cubiche, superfici bianche, elementi organizzati in sequenza, ci viene in mente solo una parola: minimalismo. Sappiamo bene che il minimalismo nasce come corrente artistica negli anni Settanta in America, quasi in seguito ad una ribellione, una ribellione che ha segnato il cambiamento più radicale nel mondo dell’arte di quel tempo. Tutto si riduce al minimo impegno, all’impersonalità, all’antiespressività…toccando l’arte in tutte le sue sfaccettature: pittura, scultura e anche architettura.

Ancora oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, quando troviamo un pizzico di minimal all’interno di un appartamento vediamo un fascino non indifferente. E così sono sempre di più gli amanti dell’arredamento minimal, che scartano lo stile classico, country o lo shabby chic, perché? Tutti studiosi di storia dell’arte o conoscenti di quella corrente artistica che tanto andò in voga a partire dagli anni Settanta? Forse si e forse no. Ora il must è arredare in bianco, pochi mobili, solo quelli indispensabili, una tendenza che non comprende solo la zona giorno e quella notte ma anche la cucina e il bagno, con mobili super accessoriati, tecnologici (e se sono funzionali ancora meglio).

Ma ponendoci delle domande, ciò che attira è la volontà di ridurre al minimo l’arredamento, o la volontà di mantener viva l’arte minimal non solo come opera d’arte? Può essere anche solo la bellezza estetica che fa innamorare…quello stile pulito, sobrio, molto lineare e grafico al quale non bisogna aggiungere altro, perché il minimal non prevede l’utilizzo di soprammobili e altri elementi decorativi. D’altronde in un salotto ciò che conta è avere un divano o una poltrona, come nel living room non serve altro se non un tavolo e una libreria, una o due mensole al massimo. Si può parlare di un imperituro minimalismo che vive anche nel quotidiano?

 

L’arte contemporanea a sostegno della letteratura. Il nuovo aspetto del romanzo

La mente dell’essere umano è spesso abituata a scindere le varie discipline che vengono insegnate nel contesto scolastico, ma quando ciò che viene insegnato viene unito sotto un’unica prospettiva il risultato è sorprendente. Se si prende in considerazione l’unione che è stata fatta dagli artisti fondendo l’arte con la letteratura è possibile rendersi conto che i romanzi che hanno appassionato i lettori di varie generazioni possono far sognare ancora una volta i fruitori grazie alla rappresentazione figurativa di ciò che prima era nero su bianco.

Chi non è stato travolto emotivamente da Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio? Chi non ha mai sognato di vivere in una delle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie? Si tratta di due celebri romanzi della letteratura inglese, due opere che hanno preso vita non solo a livello cinematografico ma anche nella sfera dell’arte contemporanea. Un esempio? Sicuramente le panchine letterarie collocate nella capitale britannica, ove a Bloomsbury trial è possibile trovare la panchina – libro celebrante il romanzo della Austen, oppure a Riverside trial si può rimanere affascinati dall’opera ispirata alle avventure raccontate da Lewis Carroll.

Si tratta della messa in scena di ciò che la mente ha immaginato leggendo i romanzi, si potrebbe dire che sono un bel regalo per gli appassionati di letteratura. Le panchine letterarie non devono essere considerate solo un semplice omaggio alla letteratura, non devono essere viste in qualità di oggetti decorativi, essere devono avere anche un altro scopo, ovvero favorire la diffusione della cultura, l’arte figurativa interviene come aiuto alla letteratura, l’arte deve suscitare curiosità in chi le osserva, deve condurre colui che le ammira a conoscere quell’elaborato scritto se ancora non ne possiede la conoscenza.

E perché non favorire lo sviluppo della letteratura anche con l’arte del design, con la moda? Regina in questo campo è Dega, designer israeliana, colei che ha inserito la cultura in uno dei capi d’abbigliamento più usati dalle donne dando origine alle calze letterarie. Anche qui arte e letteratura si fondono insieme, vengono letteralmente indossate dalle fruitrici, Dega ha reso originale ciò che è considerato un classico, ha originato una vera e propria moda, il design ha fatto colpo sull’interesse culturale delle persone.

 

Sentimenti che diventano arte. La magica intesa fra Abramovic e Ulay

Le opere d’arte esposte in un museo sono in grado di suscitare innumerevoli emozioni in chi è intento a contemplarle, il soggetto presentato in esposizione è quindi capace di far nascere nell’uomo dei sentimenti, ma un sentimento può essere trasformato in una vera e propria opera d’arte che fa emozionare il pubblico?

Sentimenti ed emozioni, non solo indagini rivolte verso i limiti fisici, sono celebrati da Marina Abramovic, regina della Body Art, e Ulay, gli artisti che hanno fatto commuovere il pubblico dopo la loro separazione. E’ una performance, intitolata The Lovers, del 1988, che è stata messa in atto come ultimo gesto simbolico prima di separarsi, un’esibizione che ha visto l’Abramovic e Ulay partire dai due estremi opposti della Muraglia Cinese, in solitario, per poi incontrarsi abbracciandosi e dirsi addio. Ancora una volta è il corpo a entrare in scena, ma i veri protagonisti sono i sentimenti degli artisti capaci di trasmettere al pubblico le emozioni.

Passano gli anni, cambia scenario, Abramovic e Ulay si incontrano nuovamente, questa volta al MoMa durante la performance The Artist is Present portata avanti dalla donna per 716 ore e mezzo, dove artista e pubblico, uno per volta, seduti entrambi su una sedia, si guardano negli occhi. Fra il pubblico c’è Ulay che sedutosi di fronte all’artista, nonché sua ex compagna di vita, incrocia il suo sguardo facendola commuovere, i due corpi entrano in contatto stringendosi le mani, dopo di che lui si alza e va via.

E’ chiaro che sono i sentimenti a prendere il sopravvento nell’esibizione, non è solo l’Abramovic che si commuove ma l’intesa che scatta fra i due fa emozionare anche il pubblico, non solo dal vivo ma anche attraverso la visione della registrazione della performance presente in rete. L’amore e il ricordo di esso plasmano una vera e propria opera d’arte degna di essere ammirata, fa riflettere il pubblico circa i sentimenti, i due artisti sono riusciti perfettamente a trasmettere delle sensazioni forti a coloro che sono intenti ad ammirarli.

 

 

Corrente. La libertà dell’arte contro il regime

Il Novecento è stato il secolo che ha visto la nascita e lo sviluppo dei regimi totalitari in Europa, è stato il secolo delle grandi guerre che hanno sconvolto il mondo, ove la storia con i terribili fatti accaduti hanno condizionato il modo di operare di alcuni artisti che si sono opposti, attraverso la propria arte, alla politica ufficiale, originando un linguaggio che non può essere scisso dal dramma provocato dalla matrice bellica.

In Italia ad opporsi al regime fascista è il gruppo di artisti intorno a Corrente, il quindicinale nato nel 1938 su iniziativa di Ernesto Treccani, il pittore che grazie alla nascita di questo foglio è stato in grado di riunire le speranze dei giovani artisti che esprimono la propria opposizione alla dittatura culturale, schierandosi invece a favore della libertà di espressione del mondo dell’arte.

A quali artisti possono ispirarsi pittori come Guttuso, Treccani, Vedova, Cassinari, Sassu o Migneco per portare avanti la loro critica? Sicuramente agli espressionisti, capaci di trasportare la propria interiorità, con le proprie emozioni, sulla tela, prendono esempio dalla violenza insita nella penellata di Van Gogh, dal colore dei fauves, da Picasso.

Se si pensa alla Crocefissione (1941) di Guttuso sono ben evidenti tutte le tendenze artistiche appena nominate, l’artista rappresenta uno dei momenti più intensi della religione cattolica, un momento di dolore, associabile alla drammaticità che l’Europa stava vivendo negli anni del secondo conflitto mondiale, le forme rappresentate sulla tavola non presentano un aspetto reale, si tratta di immagini deformi, riconducibili alle deformità provocate dal massacro sul campo di guerra, un’opera che si è ispirata a un altro grande lavoro del Novecento, Guernica (1937) di Picasso, con la quale si intende denunciare la tragedia avvenuta nella città basca bombardata dai franchisti nello stesso anno in cui l’opera è stata dipinta, un lavoro dalle linee spezzate, dallo schema tagliente ed essenziale.

Dramma, angoscia e violenza vengono ancora espresse in opere quali Fucilazione nelle Asturie (1935) di Sassu o in Combattimento (1942) di Vedova, in cui è ben evidente l’avversione verso il pacato figurativismo promosso dal regime fascista.

 

Sguardi sul mondo attuale |#2 AMERICAS

Una nuova ondata di contemporaneo invade l’Exma a Cagliari.

Il Consorzio Camù, con il contributo della Fondazione di Sardegna/ARS Arte condivisa in Sardegna, il patrocinio del Comune di Cagliari e in collaborazione con il CTM, ilLiceo Artistico “Foiso Fois” e Media partner Radio X, presenta AMERICAS.

Seconda parte del progetto espositivo SGUARDI SUL MONDO ATTUALE, a cura di Simona Campus, e grazie alla collezione privata di Antonio Manca, è un evento che prende avvio nel 2016 con la mostra Eastern eyes, dedicato alla grande arte contemporanea internazionale.

Ora, nel 2017, questo affascinante viaggio immerso nel contemporaneo e verso nuove scoperte prosegue con AMERICAS, volge ad occidente abbracciando la grande terra americana: dal Canada al Messico e a Cuba, passando per gli Stati Uniti.

In questa rocambolesca epoca in cui la politica impone nuovi muri e separazioni, AMERICAS è un’esposizione importante, impegnata, partecipe del nostro presente: riafferma il valore delle differenze e la forza del dialogo.

In mostra a Cagliari vere e proprie icone della mondo contemporaneo: Marina Abramovic, Maria Magdalena Campos-Pons, Ofri Cnaani, Gregory Crewdson, Ale de la Puente, Janieta Eyre, Carlos Garaicoa, Nan Goldin, Robert Gutierrez, David LaChapelle, Sol LeWitt, Jason Middlebrook, Catherine Opie, Bill Owens, Susan Paulsen, Sebastian Piras, Jimmy Raskin, Andres Serrano, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Pat Steir.

L’allestimento, progettato e realizzato da Salvatore Campus è pensato come un momento di grande attività e partecipazione grazie alla presenza degli studenti del Liceo Artistico “Foiso Fois”, che entrano in contatto e si confrontano con le professionalità, le competenze e le metodologie necessarie alla realizzazione di un evento culturale complesso.

da venerdì 26 maggio 2017 a domenica 25 giugno 2017

inaugurazione:  venerdì 26 maggio, ore 18.30 – dj set a cura di RadioX a partire dalle 19.30

DOVE

Sala delle Volte

ORARI DI APERTURA

dal martedì alla domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Chiuso il lunedì.

INGRESSO

Intero: euro 3,00

Ridotto: euro 2,00 (over 65, under 26, gruppi di almeno 10 persone)

Scuole: scolaresche euro 2,00 con visita guidata compresa

Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti.

Visite guidate e visite speciali solo su prenotazione.

CONTATTI

info@exmacagliari.com

3466673565 – 070666399

 

Patricia M. Animali addomesticati

Ricontestualizzazione di materiali recuperati dalla spazzatura, dai mercatini, materiali abbandonati, è un mondo di oggetti inanimati, un mondo che caratterizza l’arte di una grande artista contemporanea, ovvero Patricia M.

Le installazioni dell’artista assumono una nuova vita ma allo stesso tempo sono in grado di raccontare a chi è intento ad ammirarle il loro passato, lo scorrere del tempo, la loro vita e quella di chi ne ha usufruito, riuscendo a catapultare la mente acuta del pubblico non solo nella vita attuale ma anche in quella passata.

L’opera intitolata Cut words, che altro non è che una vecchia macchina da scrivere ricoperta di un colore rosso accesso, fa pensare all’osservatore al sangue che scorre nelle vene dell’essere umano, simbolo di vita ma anche della morte violenta, un pensiero spontaneo se si osservano le forbici conficcate all’interno della macchina da scrivere. Nell’opera si possono osservare delle parole, le quali possono essere taglienti, violente, possono ferire, sono spesso manipolate da una società dove la comunicazione è veicolata e intrisa di ipocrisie.

Infanzie non vissute, violate, maltrattate, malate, uccise nello spirito e sul nascere sono i temi su cui l’artista intende far riflettere il pubblico di fronte a un’installazione costituita da un passeggino abitato da bambole e decorato con piante e foglie. Tale opera potrebbe avere anche un fine costruttivo? Certamente si, in quanto la mente dell’osservatore viene colta dal desiderio di nutrire e proteggere la vita non solo alla nascita ma in ogni sua fase di crescita.

Nel percorso espositivo allestito a Milano, dal titolo Animali addomesticati, è possibile posare lo sguardo su scatti di bambini che attraverso una fase ludica interrazziale si esprimono con quel candore tipico della giovanissima età, ancora puro, inviolato e vero, ove il fine è ricordare al fruitore l’esistenza di una splendida fase di vita  libera da turbamenti e inganni. O almeno così dovrebbe essere.

Si tratta di una mostra riflessiva, colma di contenuti attuali, che vista la loro intensità  volgono spesso al riverbero del pensiero. E’ un allestimento che costringe l’uomo a riflettere sulla realtà, facendolo finalmente uscire da quel mondo utopico in cui tutto è perfetto, dove non esistono problematiche.

Dal 24 Maggio 2017 al 06 Giugno 2017

MILANO

LUOGO: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13

CURATORI: Massimiliano Bisazza

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 347 2265227

E-MAIL INFO: info@statuto13.it

SITO UFFICIALE: http://www.statuto13.it

Ai Weiwei e la libertà di espressione per i diritti dell’uomo

La libertà è un diritto di ogni essere umano, significa potersi esprimere senza ritorsioni, far sentire al mondo la propria voce. Cosa c’è che non va nella frase precedente? Si tratta forse di un’utopia? Proprio così, la libertà in questi termini non esiste, ancora nel XXI secolo l’essere umano non può esprimersi senza venir colto da qualche ritorsione, la libertà è limitata, la stessa arte viene considerata “pericolosa” quando l’artista trova il coraggio di far emergere dal buio i propri pensieri per esternare il problema di fronte a un pubblico, pensieri che non sono altro che lo sfogo, la lamentela nei confronti di un diritto negato a un altro essere vivente.

Se si pensa a un artista contemporaneo a cui per anni è stata negata la libertà di poter dare libero sfogo al proprio pensiero l’attenzione viene subito focalizzata su Ai Weiwei, il quale ha sfidato il governo cinese denunciando attraverso le opere d’arte il controverso sistema del capitalismo, si pensi ad esempio all’installazione Forever (2003) che è un chiaro riferimento all’omologazione imposta dal governo, e del consumismo.

Ai Weiwei attraverso l’arte intende rendere giustizia ai diritti civili che sono stati schiacciati dalle ingiustizie, l’arte diventa strumento di denuncia e intende far concentrare l’attenzione del pubblico sui problemi che in un certo senso potrebbero essere definiti scomodi per alcune autorità. In virtù di ciò è opportuno ricordare un episodio, ovvero la scelta di rendere noti in un blog, creato dallo stesso artista, i nomi dei ragazzi morti nelle scuole crollate per via di un terremoto nel 2008, un fatto che ha suscitato un certo clamore fra le autorità cinesi in quanto Ai Weiwei ha posto in luce non solo il fatto che le strutture non rispettavano determinati sistemi di sicurezza ma anche il sottostimato conteggio delle vittime. Un governo come potrebbe agire di fronte a un affronto simile? Ovviamente l’artista è stato privato della propria libertà, gli è stato tolto il diritto di dire la verità di quanto accaduto, il blog è stato oscurato e l’artista malmenato dalla polizia. Fortunatamente la libertà è una condizione insita nell’uomo e per questo motivo l’essere umano lotterà affinché possa dar libero sfogo alla propria parola, al proprio operato, alla propria arte, ecco come nasce, sempre nel 2008, Snake Bag, un serpente che è stato realizzato con zaini scolastici, una vera e propria opera d’arte di denuncia.

Legata alle vicende di attualità è Reframe, l’installazione del 2016 che è stata presentata a Firenze, un’opera molto discussa se si considera che 22 gommoni hanno circondato le finestre di Palazzo Strozzi, storica architettura rinascimentale. Il fine dell’opera è far riflette sulla questione dei migranti, un argomento hot nella società attuale. Come può essere collegato il tema dell’immigrazione alla libertà? Sicuramente al fatto che ciascun individuo deve essere libero di cercare una situazione di benessere, la libertà è una condizione sacra all’essere umano, così importante che è disposto a sfidare situazioni avverse pur di raggiungere quell’ancora di salvezza.

Una personalità provocatoria, un artista dissidente, questo è Ai Weiwei, il più famoso artista cinese vivente, emblema della lotta per la libertà d’espressione.

 

 

Mario Sironi. La polemica attraverso l’arte

  1. «Notissimo sconosciuto, vissuto e morto per la verità, che impone rispetto assoluto».

La frase sopra riportata appartiene allo scrittore e poeta Guido Ceronetti, il quale si è espresso in favore di un grande artista del secolo scorso, ovvero Mario Sironi, un artista di immenso valore, il cui lavoro ha subito per lunghissimo tempo una sorta di “cancellazione” a causa dei suoi legami col Fascismo.

Cubista, futurista, metafisico, illustratore, ritrattista; Sironi si cimentò con quasi tutte le avanguardie del Novecento e sempre ai massimi livelli. Le opere per le quali Sironi viene maggiormente ricordato sono chiaramente quelle dalle forme monumentali, sia nel caso delle grandi commissioni pubbliche, sia nei semplici quadri (Solitudine, 1925). Ciononostante, vi è un aspetto in Sironi verso il quale molti storici dell’arte hanno spesso fatto orecchie da mercante e che dimostra la sua indipendenza creativa. Ci riferiamo ai suoi paesaggi urbani, dove si evince come egli non fu esclusivamente il cantore del fascismo, bensì un uomo conscio della crudeltà e dell’isolamento causati dalla crescente urbanizzazione di quel periodo.

Nell’operato di Mario Sironi non devono essere dimenticate le illustrazioni realizzate per Il Popolo d’Italia, il quotidiano fondato da Benito Mussolini nel 1914, voce ufficiale del Duce. Sironi non fu solo un semplice illustratore, fu un “disegnatore politico”, attività alla quale si dedicò con abnegazione per buona parte della sua vita. I disegni costituiscono il maggior sforzo produttivo della carriera di Sironi, dove il pittore ha avuto modo di liberare tutta la propria vis polemica, e lo ha fatto dimostrando non solo un eccellente acume, ma anche una notevole conoscenza delle questioni di politica interna ed estera di quegli anni: un periodo ben diverso dall’appiattimento di stampo non-ideologico contemporaneo. Tali vignette costituiscono una preziosa testimonianza in quanto attraverso esse Sironi commenta quelli che erano, a suo avviso, i veri mali italiani ed europei di quel periodo.

I disegni per Il Popolo d’Italia portarono a Sironi una grande quantità di consensi. Il Fascismo aveva concentrato una parte fondamentale della sua propaganda contro le ingiustizie dei paesi più ricchi verso l’Italia, che, alleata durante la guerra, aveva contribuito con il sangue dei suoi caduti alla vittoria contro gli Imperi Centrali, e alla quale, col Trattato di Versailles, erano state riservate solo le briciole di una vittoria passata alla storia come “mutilata”, a causa della ingordigia di francesi e inglesi. Con le sue incisive illustrazioni, Sironi partecipò con forza al risentimento verso quella che apparve allora non a torto come una profonda ingiustizia verso il nostro Paese. Sia chiaro però, che i suoi lavori non vanno giudicati con lo stesso canone delle faziosissime vignette politiche di oggi. La satira sironiana era onesta, con delle argomentazioni che la storia ha poi dimostrato essere valide.

Le immagini di Sironi sono intrise di uno spirito drammatico, a dimostrazione di come egli non fu mai un cortigiano del Fascismo, bensì animato da rigore e volontà sinceri, così da stigmatizzare le bassezze della politica. Nella variegata gamma di grottesco e di caricaturale che popolano i suoi disegni, Sironi non dimentica l’influenza di artisti che egli considera fonti di ispirazione, come Francisco Goya con il suo tratto da incubo visionario.

Le illustrazioni sono dotate di una satira feroce e di una ironia graffiante, prendono di mira soggetti quali i partiti avversari, la vecchia classe governativa liberale, la stampa filo-democratica e le ricche democrazie.

Nonostante l’imponente carriera artistica Mario Sironi è spesso assente nei musei italiani, gran parte dei suoi lavori sono infatti appartenenti a collezioni private. E’ opportuno interrogarsi sul perché di tale scelta, una decisione che ha penalizzato un artista che non era per nulla un fanatico e che mal sopportava l’idea della visione dell’arte come propaganda. Il ricorrente pessimismo nelle opere di piccolo formato lo dimostra, essendo queste tutt’altro che delle rappresentazioni di tipo celebrativo.

 

 

Riccardo Rosati

 

Il ritratto come specchio della società

Chiunque affronti lo studio inerente le discipline artistiche ha avuto a che fare col termine ritratto, ove generalmente si intende un’opera d’arte, pittorica, scultorea o fotografica, che riproduce la fisionomia di una persona. Facendo un salto indietro nei secoli con il ritratto veniva celebrata la persona che veniva raffigurata, il soggetto era riconoscibile a chi si trovava di fronte all’opera e nel caso si trattasse di persone appartenenti al rango della nobiltà, si pensi ad esempio ai ritratti dipinti dal Bronzino per i Medici nel XVI secolo, attraverso la perfezione del dipinto o della scultura veniva celebrato il potere politico della famiglia, la quale era degna di ricoprire un determinato ruolo.

Nell’era contemporanea il ritratto ha assunto un altro ruolo, non esistono solo i ritrattisti che mirano alla riproduzione fedele della fisionomia umana, il ritratto diventa un atto più profondo. I problemi della società contemporanea hanno influenzato il modo in cui vengono realizzati i ritratti, motivo per cui spesso ci si trova di fronte a opere, specialmente pittoriche, in cui la fisionomia è trasformata e l’essere umano rappresentato non è facilmente riconoscibile come nei secoli passati, la riproduzione dei volti non è più fedele alla realtà, si pensi ad esempio alle creazioni pittoriche di Jenny Saville, ciò che diventa fondamentale è far emergere l’interiorità del soggetto ritratto, con le proprie gioie, con le proprie ansie e fobie, emozioni che nascono dall’influenza che ha la storia attuale sull’essere umano. La psicoanalisi, la violenza della guerra, la distruzione dell’identità provocata nei campi di concentramento dai nazisti, la diffusione della fotografia e lo sviluppo dell’astrazione sono gli elementi in virtù dei quali già dalla fine del XIX secolo si è giunti alla nascita di un mondo in cui i volti raffigurati, intesi in senso tradizionale, non esistono più.

E la tecnologia con gli sviluppi a essa collegati? Il mondo digitale ha influenzato lo sviluppo del ritratto? Non bisogna dimenticare come fin da bambini c’è la tendenza di fissare il proprio aspetto o quello di un’altra persona per dimostrarne l’esistenza, infatti attuare la composizione di un ritratto significa che l’essere umano sente il bisogno di dimostrare la propria presenza su questo pianeta. Questo aspetto è ben evidente in una tendenza quasi ossessiva che ha preso piede negli ultimi anni, ovvero la moda dei selfie, una vera e propria mania in cui l’individuo tende a immortalare la propria immagine in qualsiasi momento e luogo, un autoritratto fotografico in cui si ha la volontà di esternare al pubblico del web lo stato d’animo che lega un individuo a un gesto, a un luogo o a un evento. Non sono solo le emozioni a emergere, è l’apparir belli e alla moda che deve comparire in questi autoritratti contemporanei, testimonianza del modo di essere, degli interessi della società attuale.

Storia, società, psicologia e sviluppo tecnologico sono i tre elementi che influenzano il modo in cui l’artista si cimenta con il ritratto, ma non bisogna dimenticare che anche la parodia è molto amata dagli artisti contemporanei, motivo per cui sul web circolano immagini rappresentanti ritratti realizzati nei secoli passati i cui soggetti sono intenti a scattarsi dei selfie.

 

 

Arte e Design nella Produzione della MITA. 1926 – 1976

Una nuova mostra animerà le sale del MURATS, Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda di Samugheo, Arte e Design nella Produzione della MITA. 1926-1976. Il progetto fa parte di un più ampio programma espositivo dedicato all’indagine del complesso rapporto tra arte e manifattura tessile, avviato proprio dal MURATS nel 2013 con la mostra InTESSERE e proseguito tra il 2014 e il 2015 con TAVOLARA e DEPERO. Ora, grazie alla collaborazione ed al coinvolgimento del Comune di Samugheo, del Museo MURATS, di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova, della Wolfsoniana e del Banco di Sardegna, la terza tappa di questo percorso è dedicata alla produzione della MITA, acronimo di Manifattura Italiana Tessuti Artistici, fondata a Genova Nervi da Mario Alberto Ponis nel 1926 ed attiva fino ai primi anni Settanta.

L’inaugurazione si terrà Domenica 30 Aprile, ospite d’onore: Mitchell Wolfson Jr., il collezionista d’arte statunitense fondatore del Wolfsonian Museum di Miami Beach (Florida), della Wolfsoniana di Genova Nervi e membro del Consiglio direttivo di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova.

Le proficue collaborazioni con gli artisti e gli architetti più rilevanti del Novecento, l’alta qualità della manifattura e l’ideazione di temi stilistici e iconografici originali, hanno consentito alla MITA di dar forma ad una ricca e poliedrica produzione e di affermarsi nel circuito dell’arte e del design internazionale: la mostra al MURATS ne ripercorre e omaggia la storia. Il percorso espositivo è vario e avvincente. Depero, Luzzati, Scanavino, Pomodoro, Paulucci, Gio Ponti, Sottsass, sono alcuni dei nomi che hanno firmato i circa cento pezzi in mostra, tra tappeti annodati, arazzi, foulard, tessuti stampati. Un interessante nucleo è rappresentato dai bozzetti e dai disegni preparatori, realizzati dagli autori che hanno collaborato con la MITA cimentandosi con passione nell’impresa progettuale e di sperimentazione ideata dell’imprenditore genovese; comprende inoltre alcune lettere della corrispondenza intercorsa tra Ponis e Fortunato Depero e il celebre Libro Imbullonato del 1927, capolavoro della grafica del Novecento e manifesto del movimento Futurista.

 

 

ARTE E DESIGN NELLA PRODUZIONE DELLA MITA. 1926 – 1976

Dal 30 Aprile al 26 Giugno 2017 Sala convegni Museo MURATS – Via Bologna sn, Samugheo (OR)

Vernissage 30.04 ore 19:00

 

Informazioni e siti ufficiali:

http://www.palazzoducale.genova.it/la-trama-dellarte/

http://murats.it

Email: museomurats@gmail.com

Telefono:  0783 631052

 

Apertura dal martedì alla domenica, festivi inclusi:

Orario legale: 9:30 – 13:00 (martedì 10-13) / 17:00 – 20:00

Orario solare: 9:30 – 13:00 (martedì 10-13) / 16:00 – 19:00

Prezzi per l’ingresso:

intero: € 2,50 – ridotto: € 1,00 – Il prezzo ridotto si applica alle scolaresche ed ai gruppi di almeno venti persone. Le visite guidate sono comprese nel prezzo del biglietto