Weltanschauung

La rubrica Weltanschauung è dedicata all’intuizione del mondo, alle disquisizioni intorno al modo in cui individui o gruppi sociali considerano l’arte, l’esistenza, e la posizione dell’uomo in tale crogiolo. Weltanschauung è la visione del mondo del singolo artista e della corrente resa palese nell’opera d’arte.

L’arte è una forma di comunicazione complessa che esprime molteplici elementi, così tanti da essere veicolo dell’immagine del mondo. Una serie di opere o l’insieme dell’intera produzione di una vita parlano dell’intimità dell’autore e della sua sensibilità; del suo rapporto con la società, quindi di politica; dello scopo del suo lavorare e della sua esistenza, quindi di filosofia; di cosa ritiene bello o piacevole, quindi di gusto; di passioni, ossessioni, speranze, auspici e ancora altro.

Eron. Artista parte integrante del tutto

Davide Salvadei, un artista italiano, conosciuto con pseudonimo di Eron, è un pioniere dell’arte urbana e del writting. Un’artista che ha realizzato un’arte comunicativa, richiamando i monumenti distrutti, restituiti alla città dal sottosuolo o dai bombardamenti, facendoli vivere come se avessero un’anima, che potesse comunicare il loro vissuto.

Un maestro eclettico della sua arte. Sviluppa una riflessione profonda sulla storia di un’opera, memorabile di un vissuto tormentato. L’estro dell’artista nasce sulle ferite di una testimonianza, che andrebbe dimenticata, offuscata dalla memoria. La sua pennellata non è basata sul restauro di un edificio, con ricostituzioni di parti mancate, ma sul recupero e la valorizzazione dei segni visibili delle distruzioni. Non cancella la memoria, ma la fa vivere all’interno di un’opera nel suo contesto naturale.

Davide salvadai riesce a mescolare elementi contraddittori che creano contrasto fondendoli in maniera armonica. L’utilizzo di materiali come la vernice, spray, corde, elementi antitetici in natura, che interagiscono con la superficie creando contrasti forti, per fondere insieme con il monumento in unica opera.

L’artista riesce a restituire in modo poetico un linguaggio ai luoghi e oggetti ricchi di storia e suggestioni, che scaturiscono un’emozione negli occhi di chi guarda e sa contemplare un monumento o una singola pennellata di colore e con un estremo realismo, senza artefici, dà vita alle sue opere.

La sua attenzione si posa sulla contemplazione della luce e sulla composizione del segno, che creano vibrazioni agli elementi astratti, stilizzati e a tratti offuscati dal gioco dell’espressione importante e universale del nostro tempo.

La sua arte è una cultura che proietta una visibilità pubblica. Eron realizza le sue opere contestualizzando l’ambiente circostante, possono essere muri o pareti di un edificio, dalle quali essere più o meno legato. Rivive quei monumenti, trovando un’espressione capace di riprodurre una comunicazione. Immagini realistiche si contrappongono a linee primordiali, segni che si mescolano l’uno contro l’altro. L’artista diventa una parte integrante dell’opera.

 

 

Tutti in fila da Madame Tussauds!

Sculture realizzate con la cera. Non si tratta di una forma d’arte esclusiva dell’età contemporanea, la cera è stata infatti uno dei materiali che fin dai secoli passati ha contribuito alla creazione di sculture rappresentanti la figura umana. Se nel passato le sculture in cera avevano come fine quello di supportare gli studi in ambito anatomico, si pensi ad esempio alle celebri cere di Clemente Susini, attualmente esse hanno assunto anche un altro ruolo, ovvero quello mirante a celebrare una già nota personalità.

Per capire meglio l’argomento è il caso di ricorrere a un esempio, in questo caso si prenderà in considerazione il contenuto del celebre museo londinese Madame Tussauds. Innanzitutto chi era Madame Tussauds? Marie Tussauds era una donna di origini alsaziane che imparò a modellare la cera fin da quando era bambina, colei che nel XIX secolo, quando si trasferì da Parigi a Londra, portò con se il corpus di opere da lei realizzate impiegando la cera. Tutto questo che ha a che fare con la sfera contemporanea? Basta metter piede nel museo e si noterà subito come le opere presenti non sono dei pezzi ottocenteschi, infatti da Madame Tussauds il visitatore può ammirare e toccare vere e proprie sculture contemporanee ritraenti personaggi del cinema, della musica, politici e personalità religiose, tutte a grandezza naturale (non è da dimenticare che sono presenti anche le cere raffiguranti personaggi storici).

Questi soggetti scultorei fatti di cera non sono altro che una copia di un essere umano vivente, di un personaggio noto al pubblico grazie all’influenza dei mass media. A differenza delle sculture iperrealiste di Duane Hanson, il quale concentra il proprio operato artistico nella creazione di sculture rappresentanti individui “comuni”, le cere londinesi sono un vero e proprio richiamo per il pubblico proprio per il fatto che si è scelto di mettere in allestimento dei personaggi famosi in vari campi. Cosa ha comportato tale scelta? Si pensi ai numerosi adolescenti in fila per scattare un selfie con la copia della propria pop star preferita, o ai numerosi turisti che si mettono in coda per farsi fotografare con le cere ritraenti i membri della famiglia reale britannica. Ciò significa che quell’immagine, quella copia scultorea che ha assunto i connotati di un noto personaggio, ha un’influenza tale da sostituire il personaggio reale nella mente del pubblico nel momento in cui quest’ultimo si trova davanti all’opera.

 

Intervista al filosofo Diego Fusaro

Di seguito la trascrizione dell’intervista effettuata dal direttore di Artecracy.eu, Stefano Cariello, a Diego Fusaro, filosofo e saggista torinese, delfino di Costanzo Preve e studioso, tra gli altri, di Baruch Spinoza, Karl Marx, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Johann Gottlieb Fichte, Antonio Gramsci e Giovanni Gentile. Si tratta, in realtà, di una trascrizione parafrasata, sulla base degli argomenti trattati anche fuori onda.

Benvenuto alla WEB TV di Artecracy, Diego. La materia filosofia sembrerebbe distante da quella dell’arte, in realtà si tratta di argomenti affini, spesso paralleli, si pensi all’influenza che ha avuto la filosofia sull’arte dal Rinascimento sino al Novecento, persino alla materia Estetica insegnata nei corsi di laurea in Storia dell’Arte di molte Università. Ecco, una domanda semplice per una risposta, in realtà, assai difficile: qual è il tuo concetto di arte? Cos’è l’arte?

E’ evidentemente difficilissimo rispondere ad una domanda come questa. Ridotta al nucleo fondamentale direi che è il tentativo di cogliere l’assoluto mediante forme sensibili, quindi il soggetto è essenzialmente il medesimo rispetto alla filosofia ed alla religione, ma diverso è lo strumento di cui l’arte si avvale. L’arte si avvale di strumenti sensibili, dall’architettura alla scultura, sino alla musica stessa, ed utilizza il sensibile per cogliere l’assoluto. Questa è la definizione che nell’essenziale fornì Hegel. Se volessimo utilizzare un’altra definizione storica, per così dire, potremmo utilizzare quella di Giovanni Gentile: «l’arte è il momento soggettivo, laddove la religione è il momento oggettivo e quello filosofico è il momento soggetto-oggettivo». L’arte coglie la verità dal punto di vista del soggetto. Il soggetto, dice Gentile nella filosofia dell’arte: «brucia tutto nella propria soggettività mediante l’opera d’arte», perché effettivamente l’arte è essenzialmente il modo mediante il quale il soggetto trasfigura la realtà, la verità, in forme, appunto, artistiche.

Invece cosa ne pensi del mercato dell’arte? Di questo “mostro”, visto come tale dai più, ma che potrebbe invece avere anche qualcosa di positivo. Hai un idea a riguardo?

L’arte, in quanto legata alla verità, come dicevamo prima, è qualcosa di strutturalmente altro rispetto al mercato. Quindi il mercato dell’arte è, da un certo punto di vista, non dico un ossimoro ma sicuramente un unione stridente tra due realtà strutturalmente diverse tra loro. Tanto più se si ragiona in riferimento al nostro presente, che è in qualche modo il tempo del mercato assoluto in cui tutte le realtà vengono mercificate e valorizzate unicamente in riferimento al mercato. Questa è la nostra epoca, in cui la stessa opera d’arte ha tanto valore quanto è il suo valore sul mercato. Come emergeva molto bene in forma plastica in un film di alcuni anni or sono chiamato “La migliore offerta” (modifica del titolo a cura del redattore) che racconta di un ricco collezionista che acquistava quadri per poi tenerli chiusi nel caveau. L’opera d’arte qui diviene il bene privato del consumatore, dell’acquirente, che poi priva l’opera d’arte dallo sguardo altrui.

Un noto giornale di arte contemporanea on line ti ha attaccato in un articolo, definendoti un populista e non solo, come rispondi a riguardo?

Diceva Marx nel Capitale «sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica», dunque io amo rispondere ai giudizi di critica scientifica ed evito accuratamente di rispondere agli insulti, ai vituperi, alle offese, alle calunnie, quindi facendo mio questo aureo principio marxiano evidentemente non voglio rispondere a queste accuse.

Fusaro parla del presente, della società, del mondo che ci circonda, ed essendo anche giovane non è esente dall’utilizzo di strumenti pratici e moderni come i social, da qui si può trarre, ad ulteriore riprova di quanto asserito sopra che:

«Agli imbecilli che vanno in giro sostenendo che il sottoscritto è fascista, leghista, stalinista, rossobruno, ecc., dico non solo che non sono nessuna di queste cose (il che è ovvio per chiunque mi abbia letto): dico anche che è troppo facile insultare, giacché in tal maniera si è dispensati dalla fatica del confutare argomentativamente».

La redazione di Artecracy.eu, sempre aperta al confronto dialogico che fu di Socrate, ha innalzato la weltanschauung, la visione del mondo, ha componente essenziale dell’arte, tanto da realizzare una vera e propria rubrica a riguardo.

Vi aspettiamo per un nuovo confronto con la WEB TV di Artecracy.

Imperituro minimalismo. Perché ancora resiste oggigiorno?

Volumi geometrici, forme cubiche, superfici bianche, elementi organizzati in sequenza, ci viene in mente solo una parola: minimalismo. Sappiamo bene che il minimalismo nasce come corrente artistica negli anni Settanta in America, quasi in seguito ad una ribellione, una ribellione che ha segnato il cambiamento più radicale nel mondo dell’arte di quel tempo. Tutto si riduce al minimo impegno, all’impersonalità, all’antiespressività…toccando l’arte in tutte le sue sfaccettature: pittura, scultura e anche architettura.

Ancora oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, quando troviamo un pizzico di minimal all’interno di un appartamento vediamo un fascino non indifferente. E così sono sempre di più gli amanti dell’arredamento minimal, che scartano lo stile classico, country o lo shabby chic, perché? Tutti studiosi di storia dell’arte o conoscenti di quella corrente artistica che tanto andò in voga a partire dagli anni Settanta? Forse si e forse no. Ora il must è arredare in bianco, pochi mobili, solo quelli indispensabili, una tendenza che non comprende solo la zona giorno e quella notte ma anche la cucina e il bagno, con mobili super accessoriati, tecnologici (e se sono funzionali ancora meglio).

Ma ponendoci delle domande, ciò che attira è la volontà di ridurre al minimo l’arredamento, o la volontà di mantener viva l’arte minimal non solo come opera d’arte? Può essere anche solo la bellezza estetica che fa innamorare…quello stile pulito, sobrio, molto lineare e grafico al quale non bisogna aggiungere altro, perché il minimal non prevede l’utilizzo di soprammobili e altri elementi decorativi. D’altronde in un salotto ciò che conta è avere un divano o una poltrona, come nel living room non serve altro se non un tavolo e una libreria, una o due mensole al massimo. Si può parlare di un imperituro minimalismo che vive anche nel quotidiano?

 

L’arte contemporanea a sostegno della letteratura. Il nuovo aspetto del romanzo

La mente dell’essere umano è spesso abituata a scindere le varie discipline che vengono insegnate nel contesto scolastico, ma quando ciò che viene insegnato viene unito sotto un’unica prospettiva il risultato è sorprendente. Se si prende in considerazione l’unione che è stata fatta dagli artisti fondendo l’arte con la letteratura è possibile rendersi conto che i romanzi che hanno appassionato i lettori di varie generazioni possono far sognare ancora una volta i fruitori grazie alla rappresentazione figurativa di ciò che prima era nero su bianco.

Chi non è stato travolto emotivamente da Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio? Chi non ha mai sognato di vivere in una delle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie? Si tratta di due celebri romanzi della letteratura inglese, due opere che hanno preso vita non solo a livello cinematografico ma anche nella sfera dell’arte contemporanea. Un esempio? Sicuramente le panchine letterarie collocate nella capitale britannica, ove a Bloomsbury trial è possibile trovare la panchina – libro celebrante il romanzo della Austen, oppure a Riverside trial si può rimanere affascinati dall’opera ispirata alle avventure raccontate da Lewis Carroll.

Si tratta della messa in scena di ciò che la mente ha immaginato leggendo i romanzi, si potrebbe dire che sono un bel regalo per gli appassionati di letteratura. Le panchine letterarie non devono essere considerate solo un semplice omaggio alla letteratura, non devono essere viste in qualità di oggetti decorativi, essere devono avere anche un altro scopo, ovvero favorire la diffusione della cultura, l’arte figurativa interviene come aiuto alla letteratura, l’arte deve suscitare curiosità in chi le osserva, deve condurre colui che le ammira a conoscere quell’elaborato scritto se ancora non ne possiede la conoscenza.

E perché non favorire lo sviluppo della letteratura anche con l’arte del design, con la moda? Regina in questo campo è Dega, designer israeliana, colei che ha inserito la cultura in uno dei capi d’abbigliamento più usati dalle donne dando origine alle calze letterarie. Anche qui arte e letteratura si fondono insieme, vengono letteralmente indossate dalle fruitrici, Dega ha reso originale ciò che è considerato un classico, ha originato una vera e propria moda, il design ha fatto colpo sull’interesse culturale delle persone.

 

Sentimenti che diventano arte. La magica intesa fra Abramovic e Ulay

Le opere d’arte esposte in un museo sono in grado di suscitare innumerevoli emozioni in chi è intento a contemplarle, il soggetto presentato in esposizione è quindi capace di far nascere nell’uomo dei sentimenti, ma un sentimento può essere trasformato in una vera e propria opera d’arte che fa emozionare il pubblico?

Sentimenti ed emozioni, non solo indagini rivolte verso i limiti fisici, sono celebrati da Marina Abramovic, regina della Body Art, e Ulay, gli artisti che hanno fatto commuovere il pubblico dopo la loro separazione. E’ una performance, intitolata The Lovers, del 1988, che è stata messa in atto come ultimo gesto simbolico prima di separarsi, un’esibizione che ha visto l’Abramovic e Ulay partire dai due estremi opposti della Muraglia Cinese, in solitario, per poi incontrarsi abbracciandosi e dirsi addio. Ancora una volta è il corpo a entrare in scena, ma i veri protagonisti sono i sentimenti degli artisti capaci di trasmettere al pubblico le emozioni.

Passano gli anni, cambia scenario, Abramovic e Ulay si incontrano nuovamente, questa volta al MoMa durante la performance The Artist is Present portata avanti dalla donna per 716 ore e mezzo, dove artista e pubblico, uno per volta, seduti entrambi su una sedia, si guardano negli occhi. Fra il pubblico c’è Ulay che sedutosi di fronte all’artista, nonché sua ex compagna di vita, incrocia il suo sguardo facendola commuovere, i due corpi entrano in contatto stringendosi le mani, dopo di che lui si alza e va via.

E’ chiaro che sono i sentimenti a prendere il sopravvento nell’esibizione, non è solo l’Abramovic che si commuove ma l’intesa che scatta fra i due fa emozionare anche il pubblico, non solo dal vivo ma anche attraverso la visione della registrazione della performance presente in rete. L’amore e il ricordo di esso plasmano una vera e propria opera d’arte degna di essere ammirata, fa riflettere il pubblico circa i sentimenti, i due artisti sono riusciti perfettamente a trasmettere delle sensazioni forti a coloro che sono intenti ad ammirarli.

 

 

Corrente. La libertà dell’arte contro il regime

Il Novecento è stato il secolo che ha visto la nascita e lo sviluppo dei regimi totalitari in Europa, è stato il secolo delle grandi guerre che hanno sconvolto il mondo, ove la storia con i terribili fatti accaduti hanno condizionato il modo di operare di alcuni artisti che si sono opposti, attraverso la propria arte, alla politica ufficiale, originando un linguaggio che non può essere scisso dal dramma provocato dalla matrice bellica.

In Italia ad opporsi al regime fascista è il gruppo di artisti intorno a Corrente, il quindicinale nato nel 1938 su iniziativa di Ernesto Treccani, il pittore che grazie alla nascita di questo foglio è stato in grado di riunire le speranze dei giovani artisti che esprimono la propria opposizione alla dittatura culturale, schierandosi invece a favore della libertà di espressione del mondo dell’arte.

A quali artisti possono ispirarsi pittori come Guttuso, Treccani, Vedova, Cassinari, Sassu o Migneco per portare avanti la loro critica? Sicuramente agli espressionisti, capaci di trasportare la propria interiorità, con le proprie emozioni, sulla tela, prendono esempio dalla violenza insita nella penellata di Van Gogh, dal colore dei fauves, da Picasso.

Se si pensa alla Crocefissione (1941) di Guttuso sono ben evidenti tutte le tendenze artistiche appena nominate, l’artista rappresenta uno dei momenti più intensi della religione cattolica, un momento di dolore, associabile alla drammaticità che l’Europa stava vivendo negli anni del secondo conflitto mondiale, le forme rappresentate sulla tavola non presentano un aspetto reale, si tratta di immagini deformi, riconducibili alle deformità provocate dal massacro sul campo di guerra, un’opera che si è ispirata a un altro grande lavoro del Novecento, Guernica (1937) di Picasso, con la quale si intende denunciare la tragedia avvenuta nella città basca bombardata dai franchisti nello stesso anno in cui l’opera è stata dipinta, un lavoro dalle linee spezzate, dallo schema tagliente ed essenziale.

Dramma, angoscia e violenza vengono ancora espresse in opere quali Fucilazione nelle Asturie (1935) di Sassu o in Combattimento (1942) di Vedova, in cui è ben evidente l’avversione verso il pacato figurativismo promosso dal regime fascista.

 

Sguardi sul mondo attuale |#2 AMERICAS

Una nuova ondata di contemporaneo invade l’Exma a Cagliari.

Il Consorzio Camù, con il contributo della Fondazione di Sardegna/ARS Arte condivisa in Sardegna, il patrocinio del Comune di Cagliari e in collaborazione con il CTM, ilLiceo Artistico “Foiso Fois” e Media partner Radio X, presenta AMERICAS.

Seconda parte del progetto espositivo SGUARDI SUL MONDO ATTUALE, a cura di Simona Campus, e grazie alla collezione privata di Antonio Manca, è un evento che prende avvio nel 2016 con la mostra Eastern eyes, dedicato alla grande arte contemporanea internazionale.

Ora, nel 2017, questo affascinante viaggio immerso nel contemporaneo e verso nuove scoperte prosegue con AMERICAS, volge ad occidente abbracciando la grande terra americana: dal Canada al Messico e a Cuba, passando per gli Stati Uniti.

In questa rocambolesca epoca in cui la politica impone nuovi muri e separazioni, AMERICAS è un’esposizione importante, impegnata, partecipe del nostro presente: riafferma il valore delle differenze e la forza del dialogo.

In mostra a Cagliari vere e proprie icone della mondo contemporaneo: Marina Abramovic, Maria Magdalena Campos-Pons, Ofri Cnaani, Gregory Crewdson, Ale de la Puente, Janieta Eyre, Carlos Garaicoa, Nan Goldin, Robert Gutierrez, David LaChapelle, Sol LeWitt, Jason Middlebrook, Catherine Opie, Bill Owens, Susan Paulsen, Sebastian Piras, Jimmy Raskin, Andres Serrano, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Pat Steir.

L’allestimento, progettato e realizzato da Salvatore Campus è pensato come un momento di grande attività e partecipazione grazie alla presenza degli studenti del Liceo Artistico “Foiso Fois”, che entrano in contatto e si confrontano con le professionalità, le competenze e le metodologie necessarie alla realizzazione di un evento culturale complesso.

da venerdì 26 maggio 2017 a domenica 25 giugno 2017

inaugurazione:  venerdì 26 maggio, ore 18.30 – dj set a cura di RadioX a partire dalle 19.30

DOVE

Sala delle Volte

ORARI DI APERTURA

dal martedì alla domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Chiuso il lunedì.

INGRESSO

Intero: euro 3,00

Ridotto: euro 2,00 (over 65, under 26, gruppi di almeno 10 persone)

Scuole: scolaresche euro 2,00 con visita guidata compresa

Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti.

Visite guidate e visite speciali solo su prenotazione.

CONTATTI

info@exmacagliari.com

3466673565 – 070666399

 

Patricia M. Animali addomesticati

Ricontestualizzazione di materiali recuperati dalla spazzatura, dai mercatini, materiali abbandonati, è un mondo di oggetti inanimati, un mondo che caratterizza l’arte di una grande artista contemporanea, ovvero Patricia M.

Le installazioni dell’artista assumono una nuova vita ma allo stesso tempo sono in grado di raccontare a chi è intento ad ammirarle il loro passato, lo scorrere del tempo, la loro vita e quella di chi ne ha usufruito, riuscendo a catapultare la mente acuta del pubblico non solo nella vita attuale ma anche in quella passata.

L’opera intitolata Cut words, che altro non è che una vecchia macchina da scrivere ricoperta di un colore rosso accesso, fa pensare all’osservatore al sangue che scorre nelle vene dell’essere umano, simbolo di vita ma anche della morte violenta, un pensiero spontaneo se si osservano le forbici conficcate all’interno della macchina da scrivere. Nell’opera si possono osservare delle parole, le quali possono essere taglienti, violente, possono ferire, sono spesso manipolate da una società dove la comunicazione è veicolata e intrisa di ipocrisie.

Infanzie non vissute, violate, maltrattate, malate, uccise nello spirito e sul nascere sono i temi su cui l’artista intende far riflettere il pubblico di fronte a un’installazione costituita da un passeggino abitato da bambole e decorato con piante e foglie. Tale opera potrebbe avere anche un fine costruttivo? Certamente si, in quanto la mente dell’osservatore viene colta dal desiderio di nutrire e proteggere la vita non solo alla nascita ma in ogni sua fase di crescita.

Nel percorso espositivo allestito a Milano, dal titolo Animali addomesticati, è possibile posare lo sguardo su scatti di bambini che attraverso una fase ludica interrazziale si esprimono con quel candore tipico della giovanissima età, ancora puro, inviolato e vero, ove il fine è ricordare al fruitore l’esistenza di una splendida fase di vita  libera da turbamenti e inganni. O almeno così dovrebbe essere.

Si tratta di una mostra riflessiva, colma di contenuti attuali, che vista la loro intensità  volgono spesso al riverbero del pensiero. E’ un allestimento che costringe l’uomo a riflettere sulla realtà, facendolo finalmente uscire da quel mondo utopico in cui tutto è perfetto, dove non esistono problematiche.

Dal 24 Maggio 2017 al 06 Giugno 2017

MILANO

LUOGO: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13

CURATORI: Massimiliano Bisazza

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 347 2265227

E-MAIL INFO: info@statuto13.it

SITO UFFICIALE: http://www.statuto13.it

Ai Weiwei e la libertà di espressione per i diritti dell’uomo

La libertà è un diritto di ogni essere umano, significa potersi esprimere senza ritorsioni, far sentire al mondo la propria voce. Cosa c’è che non va nella frase precedente? Si tratta forse di un’utopia? Proprio così, la libertà in questi termini non esiste, ancora nel XXI secolo l’essere umano non può esprimersi senza venir colto da qualche ritorsione, la libertà è limitata, la stessa arte viene considerata “pericolosa” quando l’artista trova il coraggio di far emergere dal buio i propri pensieri per esternare il problema di fronte a un pubblico, pensieri che non sono altro che lo sfogo, la lamentela nei confronti di un diritto negato a un altro essere vivente.

Se si pensa a un artista contemporaneo a cui per anni è stata negata la libertà di poter dare libero sfogo al proprio pensiero l’attenzione viene subito focalizzata su Ai Weiwei, il quale ha sfidato il governo cinese denunciando attraverso le opere d’arte il controverso sistema del capitalismo, si pensi ad esempio all’installazione Forever (2003) che è un chiaro riferimento all’omologazione imposta dal governo, e del consumismo.

Ai Weiwei attraverso l’arte intende rendere giustizia ai diritti civili che sono stati schiacciati dalle ingiustizie, l’arte diventa strumento di denuncia e intende far concentrare l’attenzione del pubblico sui problemi che in un certo senso potrebbero essere definiti scomodi per alcune autorità. In virtù di ciò è opportuno ricordare un episodio, ovvero la scelta di rendere noti in un blog, creato dallo stesso artista, i nomi dei ragazzi morti nelle scuole crollate per via di un terremoto nel 2008, un fatto che ha suscitato un certo clamore fra le autorità cinesi in quanto Ai Weiwei ha posto in luce non solo il fatto che le strutture non rispettavano determinati sistemi di sicurezza ma anche il sottostimato conteggio delle vittime. Un governo come potrebbe agire di fronte a un affronto simile? Ovviamente l’artista è stato privato della propria libertà, gli è stato tolto il diritto di dire la verità di quanto accaduto, il blog è stato oscurato e l’artista malmenato dalla polizia. Fortunatamente la libertà è una condizione insita nell’uomo e per questo motivo l’essere umano lotterà affinché possa dar libero sfogo alla propria parola, al proprio operato, alla propria arte, ecco come nasce, sempre nel 2008, Snake Bag, un serpente che è stato realizzato con zaini scolastici, una vera e propria opera d’arte di denuncia.

Legata alle vicende di attualità è Reframe, l’installazione del 2016 che è stata presentata a Firenze, un’opera molto discussa se si considera che 22 gommoni hanno circondato le finestre di Palazzo Strozzi, storica architettura rinascimentale. Il fine dell’opera è far riflette sulla questione dei migranti, un argomento hot nella società attuale. Come può essere collegato il tema dell’immigrazione alla libertà? Sicuramente al fatto che ciascun individuo deve essere libero di cercare una situazione di benessere, la libertà è una condizione sacra all’essere umano, così importante che è disposto a sfidare situazioni avverse pur di raggiungere quell’ancora di salvezza.

Una personalità provocatoria, un artista dissidente, questo è Ai Weiwei, il più famoso artista cinese vivente, emblema della lotta per la libertà d’espressione.