Christo e Jeanne-Claude, il velo del sublime

Il progetto artistico denominato “Christo e Jeanne-Claude” dei coniugi statunitensi Christo Vladimirov Yavachev e Jeanne-Claude Denat de Guillebon non si limita ad una sterile riproposizione del lavoro di Man Ray  degli anni ’20 L’Enigma di Isidore Ducasse, una foto che ritrae un oggetto misterioso perchè involto in una coperta tenuta chiusa da uno spago, quale sia l’oggetto celato è appunto un enigma. Neanche una derivazione pedissequa del pianoforte “vestito” di feltro di Joseph Beuys, opera concettuale e di denuncia alla censura. Piuttosto prende la partenza da queste opere precedenti per superare l’oggetto d’arte e approdare alla land art e alla realizzazione di opere su grande scala.

Attraverso un lavoro contraddistinto da una precisa progettualità e ad uno studio approfondito del territorio preso in esame (soprattutto da parte di Christo) i due intervengono e modificano provvisoriamente il paesaggio per nobilitare la porzione scientemente individuata.

Le opere realizzate con il tessuto, caratterizzate dalla loro caducità, non modificano permanentemente l’ambiente, piuttosto ne esaltano la bellezza intrinseca, imballando monumenti o stendendo grandi teli in luoghi naturali.

Gli oggetti, i siti o gli edifici presi in esame da Christo e Jeanne-Claude diventano qualcos’altro, assurgono ad un significato imprevisto e diverso, si elevano a nuova vita. Trasmutano la loro essenza in un creato artistico totalmente indipendente dall’oggetto che ricoprono ma collegato, piuttosto, a ciò che “il guardo esclude”. La pratica del  ready-made è dunque distante, non è una pura decontestualizzazione di un oggetto esistente ma un intervento fisico e reale atto a creare qualcosa di nuovo.

Ed ecco che si evidenzia ciò che si nasconde, si ripropone la realtà visiva sotto altra chiave di lettura, prima mai pensata, si percepisce l’afflato mistico e l’infinito là dove si è perfettamente consci, razionalmente, ci sia lo spazio finito.

Quindi lo spunto non è più l’Enigma di Isidore Ducasse, piuttosto gli Amanti di Magritte, una relazione tra due parti nascoste dal telo dell’esistenza.