Colera: una storia di mani sporche e amicizia

Colera è un progetto fatto di mani sporche e amicizia. È una storia che parla di affinità artistica e voglia di sperimentare. La storia di sei artisti che si sono ritrovati a Londra uniti da un comune desiderio di fare arte, e che ora ripropongono la stessa esperienza anche a Roma.

Gli artisti in questione sono Borondo, Run, Servadio e il trio Canemorto. La sperimentazione messa in atto, invece, è quella legata all’investigazione delle possibilità del monotipo, mezzo ibrido a metà tra pittura e stampa, ottenuto attraverso l’impressione di una lastra dipinta a mano su un supporto cartaceo. Il frutto di questa collaborazione e sperimentazione, un grandissimo numero di monotipi, è ora protagonista di una collettiva curata da Chiara Pietropaoli, in cui questi artisti legati al mondo della street art e della cultura underground si trasformano per l’occasione in artisti da studio, tappezzando interamente le pareti della Galleria VARSI con le loro opere fino al 23 aprile.

L’utilizzo comune di un unico mezzo espressivo, genera inevitabilmente un interessante confronto tra gli artisti, lasciando emergere i diversi stili e le diverse identità.

Interessante, poi, anche la scelta di esporre, insieme alle opere, anche gli strumenti utilizzati per realizzarle. Il torchio calcografico, ad esempio, è protagonista al centro della galleria, mentre pennelli, punte, rulli e altri attrezzi sono esposti in una teca all’ingresso, a sottolineare fin da subito il motore primario della mostra, cioè il comune desiderio di sperimentare. Si può immaginare, così, il gruppo in preda al fermento artistico e intento a creare, le sei menti immaginare e le dodici mani sporcarsi di inchiostro. Questo, forse, il vero fascino della mostra: più che le singole opere finite (seppur di grande bellezza estetica), il processo che ha portato alla loro realizzazione.

Colera è un progetto che attraverso la dimensione collettiva, la tecnica, lo scambio di idee, ricorda le cose belle di altri tempi. Come il bianco e nero delle opere che lo compongono, rimanda ad altri valori e ad un’altra epoca, che forse però non è ancora persa per sempre.

Fino al 23 aprile 2017

Galleria VARSI

Via di San Salvatore in Campo, 51

Roma

 

Ingresso libero

 

www.galleriavarsi.it

 

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