Conversation Piece | Part V (Non v’è più bellezza, se non nella lotta). Fino a marzo negli spazi di Fondazione Memmo

“Non v’è più bellezza, se non nella lotta”, così recitava un passaggio del Manifesto del Futurismo, pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 su Le Figaro, una presa di posizione controversa e coraggiosa che poneva le basi tra politica e intelletto, dove la libertà stessa dell’artista era manifestazione del sé e della propria interiorità. La rivendicazione di un’autonomia e di una libertà civile e collettiva, è parte fondamentale dell’idea stessa di manifesto che di per sé ed etimologicamente rappresenta ciò che appare, ciò che si palesa in modo ineluttabile alla vista e all’intelletto proprio o altrui.

Con Conversation Piece | Part V, Marcello Smarrelli, ancora una volta, snoda, costruisce, elabora, un racconto che non solo rivisita e rilegge in chiave contemporanea gli spazi della Fondazione Memmo, ma allo stesso tempo valica i confini del passato, ne da nuova voce e nuovi significati. Il progetto, che porta appunto come sottotitolo il brano del Manifesto Futurista in apertura, è parte del ciclo di mostre dedicate agli artisti italiani e stranieri presenti temporaneamente nella capitale.

Il progetto espositivo di quest’anno, mette in relazione alcune opere che seppur diverse per tecnica e approccio, si presentano come eterogenee pratiche di ‘manifesti’ tramite cui vengono indagati concetti quali l’indipendenza, l’autonomia, la libertà costituzionale attraverso l’uso della partecipazione personale e/o collettiva.

Seppur tramite pratiche diverse, i quattro artisti scelti hanno sviluppato su uno stesso filo conduttore, ma personale e soggettivo, l’idea comune di un manifestarsi che è paradigma di una realtà in cui persiste una sottile e stratificata necessità di indipendenza e autonomia. Con una serie di performance caratterizzate da una precisa presenza fisica corporea artistica umana e animale, gli artisti hanno dato una “voce” formale ed estetica a concetti fondamentali come, appunto, la libertà.

Marinella Senatore, con la sua arte partecipata ha trasformato gli spazi esterni ed interni delle ex scuderie di Palazzo Memmo, in un’azione in cui l’idea stessa di collettività ha un approccio sociale e politico connesso inevitabilmente allo sforzo fisico e al coinvolgimento. Julian Rosefeldt (borsista presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo) ha proposto un’esperienza, forse più audace, dove è chiaro il naturale confronto della Galleria l’Attico negli anni Settanta con i dodici cavalli vivi di Kounellis. Se in quel caso, il cavallo, oggetto simbolico e metafora della vita rappresentò un’innovazione per la sua capacità di riuscire ad annullare la distanza tra arte e realtà, nel caso di Rosefeldt il cavallo, simbolo equestre e metafora di autorità, porta e tramanda attraverso dei ricami delle frasi della Costituzione che risuonano ed echeggiano come moniti, obbligando lo spettatore a fermarsi e riflettere. L’eco di questi moniti sembra però risuonare più forte laddove il corpo del cavallo è assente e ciò che ne resta è un drappo ricamato che silenzioso riecheggia nel vuoto della sala. Rebecca Digne (borsista presso l’Accademia di Franci a Roma Villa Medici) tratta di transitorietà e di collettività. Il gesto, performativo o scultoreo, come nel caso dell’antichissima tecnica a cera persa, presuppone una presenza mentale o fisica, rappresentata o immaginata dove l’atto è in perenne trasformazione in un rituale gestuale ben preciso. Infine, l’intervento del duo Invernomuto (Cy Twombly Italian Fellow in Visual Arts presso l’American Academy in Rome), riassume il tentativo di collettività e autonomia attraverso la propagazione e la diffusione alla fine della quale ciò che rimane è sia assenza tangibile che presenza diffusa.

Ed è qui che, forse, il concetto stesso di libertà si alimenta e si ricostituisce di ogni suo aspetto, poiché attraverso il gesto o l’azione, fisica o emotiva, la libertà si emancipa da ogni suo costrutto formale e assume forme che mai si annullano in un continuo diversificarsi.

Conversation Piece | Part V. Non vè più bellezza, se non nella lotta
fino al 24 marzo 2019

Fondazione Memmo
via Fontanella Borghese 56b
Orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 (martedì chiuso)
Ingresso libero

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