I corpi nudi di Spencer Tunick tra installazione e azione

Fotografo statunitense, meglio conosciuto per gli scatti di masse di corpi nudi immortalati in scene comune di sfondo urbano, Spencer Tunick è l’artista che ha imposto un nuovo obbligo visivo ai consumatori e amatori dello scatto digitale: il corpo nudo. Milioni e milioni di volontari, gente comune, attivisti ecc, ricercati e ingaggiati dall’artista, si uniscono in un atto performativo in cui il corpo diventa oggetto estetico che nella totalità di visione appare come elegante addobbo pittorico di una più grande rappresentazione che unisce urbano e umano. Il corpo nudo, dunque, nelle opere di Spencer Tunick è il simbolo di una liberazione, una forma di vulnerabilità sostenuta da una forza unica e imperturbabile.

Intrappolate nel confine labile tra installazione e azione, gli ambienti fotografici di Tunick celano una filosofia legata alla nudità delle forme fisiche di qualsiasi sesso o etnia, che si divide in due percezioni di visione: la prima legata a quella sociale, ovvero come gli altri, o meglio la società, vedono il nostro corpo e la seconda che invece riflette sulla percezione del corpo senza relazioni o comparazioni, il corpo visto da sé stessi. Spencer Tunick fa propria questa idea secondo cui attraverso la nudità, il corpo non è “etichettabile”, ma acquista un senso di unione e allo stesso tempo di emancipazione, un’indipendenza estetica da qualsiasi forma di oppressione o repressione sessuale o intellettuale. Ogni singola persona che decide, come atto libero anch’esso, di prendere parte a questa iniziativa non solo artistica, ma sociale, diventa parte di un’entità più grande e indefinibile immortalata da uno scatto minuzioso, attento e dettagliato. L’atto ultimo che impone all’artista di scattare e immortalare la scena è definito dalla volontà di Tunick di far emergere o eventualmente coprire o anche estendere un paesaggio che sia esso urbano, immerso nella natura o in spazi architettonici.

Spencer Tunick esplora la forma, il contorno e l’aspetto del corpo umano, facendo del disadorno e dell’osceno una metamorfosi che lo traduce in oggetto pittorico rimuovendo qualsiasi appellativo o considerazione legato ad un uso sessuale del corpo, ma utilizzandolo come unica intenzione artistica di un’esplorazione sensibile e ravvicinata del fisico umano senza preconcetti. Il modo di osservare e considerare il corpo di Tunick è spesso in radicale contraddizione con alcune visioni della nudità, per questa ragione l’artista decide di sfidare questa difficoltà di percezione invitandoci a liberare il nostro corpo e osservarlo da un punto di vista estetico, razionale e critico, come attraverso la veduta di un obiettivo.

 

 

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