Dalla tecnologia alla natura, dalla natura all’arte. Il caso di Nicola Toffolini

Avete mai pensato ad un’opera d’arte che altro non è che un misto tra arte, natura e tecnologia? Stiamo parlando di Nicola Toffolini.

Quarantadue anni, architetto di formazione, è un artista a 360 gradi: performer, designer, coreografo, impegnato nelle arti visive e nel teatro. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia diplomandosi in pittura nel 2000 con una tesi sul tema “Piccolissimi volumi mutevoli”. Ora vive e lavora tra Firenze e Coseano, in provincia di Udine.

Nicola Toffolini realizza vere opere d’arte che, classificate come sculture o installazioni di piccole o grandi dimensioni: non sono altro che una combinazione di materiali artificiali e tecnologici con elementi naturali, i cui processi di crescita ne rimangono inverosimilmente suggestionati. Quella di Toffolini è una creatività unica e rara,un’abilità artistica che accresce il potere dell’arte contemporanea. L’interesse di Toffolini si rivolge alle plurime dimensioni della natura ma soprattutto alle molteplici facce dell’arte, arte come espressione. Indaga non solo sui processi di formazione e di crescita, ma soprattutto sul nostro concetto di natura, applicando dei contrasti.

Ma entriamo più nello specifico per capire di cosa stiamo parlando. L’opera che meglio spiega questa sua vena artistica prende il nome di Volumi mutevoli a regime di crescita disturbato, realizzata nel 2009.

Due teche identiche. Nella parte superiore sono inserite delle celle solari, in quella inferiore, posiziona una pianta, per ogni teca. La funzione del pannello fotovoltaico è catturare la luce dispersa nell’ambiente, naturale o artificiale che sia, trasformandola in energia. Le piante sono in questo modo illuminate da due sorgenti luminose diverse, una blu e una rossa. Benché le piante siano della stessa specie, nella crescita subiscono delle patologie, reagendo dunque in maniera diversa tra loro, relativamente ai differenti spettri luminosi. Mentre una pianta presenta una crescita in direzione verticale, l’altra tende piuttosto a espandersi in larghezza. In aggiunta, in una terza vetrina a parete, vengono presentati i disegni che rappresentano il processo di produzione e gli effetti della luce sulle piante.

È un lavoro che sintetizza lo studio dell’artista sul rapporto tra un elemento naturale estrapolato dal suo contesto originale, e un elemento tecnico. Le sue installazioni agiscono sia attraverso il potenziale semantico dei propri elementi, sia attraverso i processi naturali o artificiali che li legano tra loro.

«Cerco solo banalmente di inseguire un’idea e di formalizzarla col mezzo con cui sento-penso meriti essere concretizzata. Per il resto preferisco curiosare e cercare di fuggire il più possibile dalle classificazioni. Mi sento a mio agio quando riesco a sentirmi ancora mobile. Cerco di indagare le potenzialità espressive di alcune componenti tecnologiche cercando il più possibile di non farmi incastrare dall’ostentazione del semplice tecnicismo». Così si esprime, un Leonardo contemporaneo? Certamente una ingegnosità incomparabile.

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*