Dall’altra parte del reale: le visioni oniriche di Sandy Skoglund

Si è da poco conclusa a Torino la grande mostra antologica a cura di Germano Celant dedicata all’artista e fotografa statunitense, Sandy Skoglund. Camera – Centro Italiano per la Fotografia ha presentato un racconto dettagliato attraverso le molteplici visioni tra realtà e finzione di Sandy Skoglund. La sua stessa personalità, sembra essere il risultato di un ibrido. Fotografa, scultrice, storica, Sandy è un’artista a tutto tondo che ha rivoluzionato il concetto e l’uso stesso della fotografia e la sua capacità di ridurre, sospendere, degli aspetti del quotidiano che improvvisamente diventano onirici e fantastici.
Le opere dell’artista, per lo più di grande formato, nascono da un lavoro attento, minuzioso e in perenne divenire in cui la sospensione e il caso sembrano essere due componenti invariabili e dalle quali l’opera trae vantaggio, rendendo ad ognuna un senso di unicità ed eccezionalità. Un rigore concettuale che si avventura nello humor e che è sempre caratterizzato dal caso che determina dove andrà a finire l’azione, il gesto, la rappresentazione. Il lavoro è dunque sì, pensato e ragionato, curato nei dettagli. Le micro-sculture che giocano con il non-reale, generano le scene e le situazioni. Sono autentiche trame di una realtà che ci appartiene perché è riconoscibile ma, allo stesso tempo, ci illude e inganna. Come dei veri tableaux vivant, le scene dell’artista ci appaiono come dei sogni, dove tutto è sospeso e magico. I corpi vivi, l’uomo, il modello, da una parte ci riconducono al reale ma dall’altra alimentano questo aspetto onirico a tratti inquietante che genera necessariamente ulteriori domande su ciò che è reale e ciò che non lo è. I corpi, non sono estranei ma vivono negli incubi o nei sogni messi in scena dall’artista.
L’elaborazione artistica di Sandy Skoglund è un processo di studio, analisi e stratificazione che permette di dare luogo ad una immagine pensata e studiata nei minimi dettagli dove però il caso termina l’azione inserendo un elemento perturbante, ovvero lo scatto fotografico che ribalta il processo, trasformando dei rigidi pittorialismi in percezioni scultoree dalle molteplici visioni. Le opere realizzate vengono necessariamente percepite e trasmesse all’occhio di chi guarda in maniera totalmente diversa dal reale. Dunque, la fotografia è il mezzo ultimo e necessario a tramutare e ribaltare questo senso di chiarezza e quotidianità, perturbato appunto da una finzione, un non-reale che fa indugiare le nostre conoscenze e ci accoglie in un mondo altro fatto di colori brillanti, animali sospesi o sogni ricolmi di cibo.
Le opere di Sandy Skoglund ci accolgono in paure e sogni adulti inseriti in una scena giocosa, ludica e quasi infantile. Sono visioni ibride e oniriche in cui l’ossessione e la sistematicità provocano un accostamento in perfetto bilanciamento tra ciò che è razionale e ciò che non lo è, tra l’assurdo e la normalità.

color photograph; approx. image area 25 1/2″ X 33″

color photograph; approx. image area: 39″H x 49 1/2″L

color photograph; approx. image area 27 1/2″ X 35″

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