Damien Steven Hirst: la rappresentazione della morte

La morte, uno dei più grandi misteri da cui l’uomo tenta invano di fuggire, è il tema cardine della poetica artistica del britannico Damien Steven Hirst, capofila del gruppo YBAs (Young British Artists), genio indiscusso dell’arte contemporanea. Stupire, creare lo shock nel pubblico che ammira le sue opere, questo è lo scopo di Hirst, lo stesso stupore che colpì l’artista all’età di 16 anni quando visitò l’obitorio di Leeds in compagnia di un amico, stupore che portò l’artista ad essere affascinato dai cadaveri che trovò davanti ai suoi occhi.

E’ The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living (1991) il Manifesto della sua arte poetica, uno squalo tigre di oltre 4 metri immerso in una vetrina colma di formaldeide, una bestia che continua a incutere timore in chi la osserva così come la morte incute paura e terrore, è l’immagine, l’emblema della morte presente nella vita di ciascun individuo.

Nelle opere di Damien Steven Hirst la morte diventa uno spettacolo, crea indignazione e spavento, suscita scalpore ma allo stesso tempo invita il pubblico a riflettere sulla caducità della vita. Come fa l’artista a rendere spettacolare un evento che invece è considerato tragico dall’essere umano? Si ammiri For The Love Of God (2007), un teschio umano ricoperto da 8.601 diamanti purissimi e da un diamante rosa posizionato sulla fronte, è quasi impossibile non essere travolti dalla bellezza suscitata dall’opera d’arte contemporanea più costosa del mondo.

La necessità di offrire al pubblico un’immagine che sia capace di rappresentare il dramma dell’esistenza e della sua fine inevitabile ha spinto Hirst a plasmare opere quali A Thousand Years (1989) e Party Time (1995), la prima caratterizzata da una teca in vetro suddivisa in due ambienti comunicanti con a destra un cubo che nasconde delle larve di mosche e a sinistra una testa di mucca che offre il proprio sangue a delle mosche appena nate, destinate a vivere brevemente a causa della presenza di una lampada anti-zanzare  la seconda invece si riferisce al vizio del fumo, considerato come un “suicidio teorico” dall’artista britannico in quanto la morte non viene auto inflitta deliberatamente, ma la gente che è posseduta da questo vizio mortale sa che verrà uccisa e nonostante ciò continua a rendersi partecipe di questa distruzione.

Santi che si infliggono da soli il martirio, farfalle uccise dai visitatori delle mostre, sono diverse le opere nelle quali questo artista contemporaneo tratta il tema della morte. Con l’arte di Hirst lo spettatore è obbligato a osservare un’immagine che rappresenta in maniera convincente ciò che normalmente non vuole soffermarsi a guardare, il pubblico è così costretto a fare i conti con la realtà, con la caducità della vita.

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