Tra delicatezza del ricamo e potenza del colore: le atmosfere sospese di Michael Raedecker

Superficie e materia, bidimensionalità ed effetto 3D, artigianato e arte alta: dall’incontro di questi opposti nasce l’opera di Michael Raedecker. Opera caratterizzata da una tecnica del tutto originale, frutto dell’unione tra ricamo e pittura, tra filo e vernice. In tutti i quadri dell’artista olandese, infatti, quelli che da lontano sembrano elementi dipinti, frutto di pennellate materiche e corpose, a una visione più attenta e ravvicinata si rivelano fili cuciti sulla tela, con grande effetto di tridimensionalità e soprattutto di sorpresa.

Per il modo in cui sono realizzate, ci si aspetterebbe di trovare in queste opere soprattutto virtuosismo tecnico e decorativismo, esse stupiscono invece per il loro grande effetto poetico. Non è in effetti solo la tecnica insolita a rendere unico il lavoro di Raedecker, quanto la potenza evocativa che i suoi quadri sono in grado di sprigionare, anche solo attraverso pochi e semplici segni.

Le linee del ricamo, unite alla magia del colore, riescono a creare nei quadri dell’artista atmosfere incantevoli, in grado di catturare l’osservatore come di rado avviene in immagini statiche e bidimensionali, tanto da essere state definite avvolgenti quanto un film completo di colonna sonora.

Un forte senso di indeterminatezza, di sospensione temporale, quasi di abbandono, è il protagonista assoluto di queste opere. L’assenza della figura umana, le superfici monocrome dai toni spesso malinconici e gli elementi figurativi ridotti al minimo sono gli ingredienti base che rendono questo possibile. Soggetti isolati emergono da uno spazio piatto e vuoto, vaghe rappresentazioni che si stagliano contro la materia allo stato puro. Architetture, paesaggi e oggetti quotidiani sembrano emergere come da una nebbia, dando vita ad atmosfere metafisiche di grande forza poetica. Quelle che si creano sono scene non collocabili in un tempo e luogo ben precisi, scene familiari ma mai del tutto riconoscibili. Hanno le sembianze di miraggi, di ricordi, di residui sfocati di qualcosa che ormai può solo intravedersi. Sembrano appartenenti a una memoria lontana, remota, che lentamente svanisce avvolta dalla nebbia.

La riduzione degli elementi figurativi e delle coordinate spazio-temporali, come spesso accade, è direttamente proporzionale all’effetto immaginifico che questi quadri sortiscono su di noi. Il pittore si limita a dare degli input, dei suggerimenti, che rimandino a qualcosa che c’è ma non si vede. Non fornisce, cioè, un tutto finito e definito, ma solo delle suggestioni, pronte a diventare immagini e storie nella mente di chi le guarda.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*