Delicatezza e inafferrabilità: Mattia Pajè si racconta nella sua prima personale a Roma

Una delicata inafferrabilità è ciò che si percepisce davanti alle opere che Mattia Pajè, artista emergente classe ‘91, ha immaginato e ideato per gli spazi della Fondazione smART. Un giorno tutto questo sarà tuo, titolo della mostra a cura di Saverio Verini, non è solo un auspicio, ma è uno statement che fa da collante a un approccio artistico non solo concettuale, bensì esperienziale.

Il progetto nato a seguito di una residenza presso lo spazio di Fondazione smART, convoglia non solo un uso materico differente e una connessione apparentemente scollegata tra le opere, ma fa molto di più ovvero si concentra su una sorta di sospensione, di incertezza e instabilità che precede un obiettivo, così come recita una delle opere in mostra. Questo senso di precarietà che avvolge il percorso della visita, si affianca anche ad un senso di casualità non necessariamente riconducibile a qualcosa di negativo, ma nella sua variante più possibilista. Il caso, l’incapacità di prevedere la raggiungibilità di un qualcosa a cui ognuno di noi cerca di arrivare, è un’incognita che si sviluppa nelle opere di Pajè sotto varie forme: una sequenza di numeri, un volto indefinito, un’immagine interrotta. Ciò che può succedere da un momento all’altro non è dato sapere, ma quello che resta è un senso di ambiguità e fragilità.

Le opere di Pajè pensate per la mostra, sembrano vivere di contraddizioni non solo a causa dell’eterogeneità e della scelta di metodi stilistici diversi che potrebbero far pensare a un molteplice autore, ma anche dalla loro distribuzione nello spazio. Ogni intervento sembra essere pensato per entrare in contraddizione con ciò che ha di fronte: un’immagine troppo grande persino della stanza entra in un dialogo immediato e ferratissimo con una piccolissima “bacchetta magica” che nel bianco puro e accecante della parete riesce a mostrarsi allo spettatore in uno scambio di intenzioni e forza espressiva che invade la stanza.

Ogni opera nella sua complessità o nella sua semplicità, racchiude e nasconde infinite riflessioni che hanno una forza e una potenza espressiva immediata. L’inafferrabilità è sia la delicatezza di un gesto che l’imprevedibilità di una conclusione che forse non avverrà mai o forse si. Un abbraccio accennato che potrebbe sgretolarsi da un momento all’altro, un gesto semplice e quasi impercettibile che però racchiude tutta la forza della mostra e di quel senso di imprevedibilità che accomuna una generazione. In questo senso, la mostra ha un approccio prima emotivo e poi concettuale, una forza espressiva che non lascia niente all’incompiuto a differenza del messaggio che vuole inviare.

Un giorno tutto questo sarà tuo si racconta in una dimensione domestica, quasi familiare e sicuramente vivace, che nonostante lo zelo e l’abbondanza degli interventi, si presenta in un modo del tutto lineare, non narrativo, ma episodico dove il senso comune di appartenenza a una generazione segnata dalla libertà di scelta, di cambiamento e di autonomia, porta con sé inquietudine e incertezze affrontate nel tentativo di affidarsi al caso, all’imprevedibilità del momento per poi raggiungere, forse, una promessa di felicità.

Mattia Pajè. Un giorno tutto questo sarà tuo

a cura di Saverio Verini

fino al 20 marzo 2020

Fondazione smART – Polo per l’Arte

Piazza Crati 6/7, Roma

Orari: dal martedì al venerdì, ore 11-13 / 15-18 o su appuntamento

Ingresso gratuito

 

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