Dinamicità ed equilibrio: lo Spazio Elastico di Gianni Colombo

Che cos’è lo spazio? Lo spazio è invisibile o esistono modi diversi di vederlo e di percepirlo? E il corpo, come si rapporta a esso? Gianni Colombo è stato tra i primi a porsi queste domande e a mettere in pratica studi matematici minuziosi e precisi applicandoli a produzioni manuali, visibili e mobili. Grazie, soprattutto, agli insegnamenti e agli studi sullo spazialismo di Lucio Fontana, l’elemento invisibile e inafferrabile, diventa nella ricerca artistica di Colombo l’elemento centrale per uno studio accurato sulle relazioni tra il corpo e lo spazio.

Spazio Elastico 1967-68 è una delle prime sperimentazioni che l’artista mette in pratica intorno alla seconda metà degli anni Sessanta. L’opera, esposta per la prima volta nel 1967 a Trigon 67 a Graz, l’anno seguente viene premiata in occasione della XXXVI Biennale di Venezia. L’opera, in bilico tra installazione e azione performativa, si sviluppa all’interno di una stanza. Attraverso la riduzione al buio totale, catapulta lo spettatore in un non-spazio, in cui gli unici punti di riferimento per non precipitare nel baratro sono dei fili elastici mobili, azionati da motori e resi fosforescenti grazie all’uso di neon Wood.

La sensazione è la parziale mancanza di equilibrio che si annulla grazie alla guida luminosa e sonora dei fili che indicano la costruzione matematica dello spazio, in altre parole la sua stereometrica figura. Il grande reticolo tridimensionale di Colombo assume le fattezze di una camera prospettica, uno spazio ambientale aperto e flessibile che non ingloba il corpo, bensì lo lascia libero di muoversi. Attraverso la fitta ragnatela monocromatica, si creano infinite possibilità di vivere e sostare nello spazio, divenendo il paradigma del mutamento e della trasformazione. L’ambiente aperto e il suo Spazio Elastico mostra che siamo dentro uno spazio non più inafferrabile, invisibile e, attraverso la soggettivazione psicofisica dell’essere, l’ambiente acquisisce la capacità di inglobare lo spettatore facendolo diventare l’oggetto centrale dell’opera.

Colombo nella sua idea di spazialismo formale riesce a sovvertire la rigidità della griglia matematica e prospettica nella fisiologica processualità di un organismo vivente. Il suo ambiente, instaurando un dialogo tra spazio, equilibrio e dinamicità, mette in crisi l’entità corporea che acquisisce funzionalità e aspetti in un continuo mutuare di percezione. Nell’apparente semplicità di visione e nella plasticità delle forme, Spazio Elastico esprime la complessa e analitica formulazione geometrica di uno spazio individuale e oggettivamente decontestualizzabile. Gianni Colombo crea delle mappe di transiti o momenti temporanei e ogni ambiente diviene il punto nevralgico dell’incontro di entità mobili che presuppongono un ordine spaziale che si rivela allo spettatore, unico agente estetico che possa mettere in pratica la dinamica visione di uno spazio dalle infinite possibilità di metamorfosi.

 

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