(Dis) Figured: esorcizzare la morte attraverso l’arte

«Dei mali della vita ci si consola pensando alla morte e della morte pensando ai mali della vita. Una piacevole condizione». Così la pensava Arthur Schopenhauer, e lo stesso sembrano fare i tre artisti internazionali protagonisti di (Dis) Figured, la tripla personale in mostra fino al 15 maggio presso la galleria Montoro 12 di Roma. Sia i mali della vita che la morte sono esorcizzati da Rashwan Abdelbaki, Luis Gomez de Teran e Jan Van Oost con opere molto diverse tra loro per tecniche e stile, ma che mostrano tutte sinceramente le loro riflessioni sulla tragedia della condizione umana (intesa sia come condizione di mortalità inevitabile che come appartenenza a un periodo storico fatto di costante crisi e tensione). Le opere in mostra sono seducenti e affascinanti nella loro bellezza, ma ricche di contrasti ancestrali e irrisolvibili, come quelli tra luce e buio, forza e debolezza, felicità e tristezza, e ovviamente quello tra vita e morte.

Rashwan Abdelbaki, artista siriano che vive e lavora a New York, concentra tutti i suoi lavori sull’indagine e la rappresentazione della condizione umana, un interesse legato sicuramente alle sue origini, ma anche frutto dell’atmosfera di violenza ed estremismi in cui viviamo. Lo stato di paura e incertezza che caratterizza l’uomo contemporaneo è interpretato dall’artista in tutte le sue opere attraverso un motivo ricorrente: i personaggi rappresentati con un occhio chiuso e uno aperto. Le sue figure appaiono così in allerta costante, sempre vigili in modo da non farsi sorprendere né dalle avversità né dalla morte. Spesso però questi personaggi sono rappresentati in coppia, in modo da confortarsi a vicenda riguardo la loro tragica condizione di esseri umani (che poi forse è un po’ il senso dell’amore anche fuori dai suoi dipinti). In mostra Rashwan Abdelbaki espone otto acrilici su tela, che con i loro colori accesi a primo impatto sembrerebbero rappresentare scene allegre e spensierate, ma a una osservazione più accurata lasciano emergere chiaramente il loro significato più profondo.

Luis Gomez de Teran, artista venezuelano che attualmente risiede a Roma, è noto in tutto il mondo per i suoi interventi di Street art, ma recentemente ha iniziato un nuovo percorso esplorando altri generi attraverso materiali e tecniche inusuali. In mostra, ad esempio, espone cinque oli su tavola che racchiudono elementi naturali (come petali, pane e semi) incastonati nella resina. Si tratta delle uniche opere realizzate appositamente per l’occasione, e compongono una serie rappresentante il ciclo della vita, dalla nascita fino alla morte. Come i suoi murales, anche queste altre opere sono caratterizzate da forti chiaroscuri dichiaratamente ispirati al barocco, con figure che emergono suggestivamente dal nero più totale con il risultato di un forte impatto emotivo oltre che visivo.

Jan Van Oost, artista belga di fama internazionale, appartiene ad un’altra generazione rispetto agli altri due protagonisti della mostra (ha iniziato ad esporre nei primi anni Ottanta, nello stesso periodo in cui gli altri due nascevano). La seduzione mista a paura della morte caratterizza tutta la sua produzione, e il memento mori è un simbolo ricorrente nelle sue opere, compresi la scultura in marmo e i quattro grandi disegni a tecnica mista su carta esposti in mostra. Se però a volte questo simbolo appare subito evidente, altre invece emerge dai suoi disegni come fossero macchie di Rorschach: a malapena visibile ma costantemente presente, come del resto la morte stessa.

 

 

Fino al 15 maggio 2018

Montoro 12 Contemporary Art

Via di Montoro, 12

Roma

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