Francesco Trombadori. L’essenziale verità delle cose

La Galleria d’Arte Moderna di Roma espone, fino al prossimo febbraio, la mostra monografica su Francesco Trombadori, pittore siciliano di nascita ma romano d’adozione.

Un corpus di 90 opere, che vanno dai dipinti ai disegni, passando per materiale documentario, libri, articoli di giornale, oggetti (molte delle testimonianze cartacee esposte provengono dall’archivio dell’artista situato presso Villa Strohl-Fern Villa, che fu suo studio, oggi Casa Museo), il tutto a corredo di una mostra esaustiva che indaga l’intero suo operato artistico.

Roma fu il centro propulsore della sua arte, fu la città dove visse e partecipò ai circoli culturali più importanti dell’epoca, frequentando importanti salotti letterari ed entrando così a contatto con diverse figure chiave del periodo, sia in campo pittorico ma anche e soprattutto in quello poetico e letterario. Oltre che come pittore infatti, Trombadori lavorò come critico d’arte, scrivendo per diverse testate del settore, che includevano tra i loro collaboratori, come nel caso della rivista Circoli, poeti conosciutissimi come Giuseppe Ungaretti e Eugenio Montale.

La luce, la sua resa trasparente ed avvolgente è il punto dominante della serena pittura di questo artista, che affrontò le diverse correnti che si affacciavano in quegli anni, sperimentandole per passare immediatamente dopo a una ricerca sua personale, intima, che si lascia affascinare dall’effetto luministico, dal dato cromatico, dall’esattezza pittorica che cattura lo sguardo dello spettatore.

Il percorso espositivo propone una corposa quantità di opere, a partire dai paesaggi della terra natia, fino ad arrivare ad una carrellata di splendidi ritratti femminili che strizzano l‘occhio ai dettami del Realismo Magico in voga negli anni ’20, figure perfette nella stesura compatta dei colori, quasi smaltati, fredde e irraggiungibili, talmente esatte da sembrare irreali e proprio per questo stranianti, sono ritratti di donne con nome e cognome chiaramente identificati ma stranamente non collocabili in un contesto temporale o spaziale definito.

Ma sono i paesaggi capitolini che primeggiano; piazze, fontane, monumenti facilmente riconoscibili, scorci entrati ormai nell’immaginario collettivo, non solo in quello dei romani, assumono qui fattezze diverse, punti di vista inusuali, inesattezze topografiche che sconfinano nell’onirico: ciò che conta è la visione del pittore, è come l’immagine si trasfigura nel suo occhio di osservatore attento nelle ore calde di un pigro pomeriggio estivo piuttosto che nella bruma umida del mattino, per poi essere resa sulla tela come un riflesso della memoria, che non ha mai connotati nostalgici o malinconici ma riesce piuttosto a renderne affettuosamente il riverbero attraverso il ricordo.

Galleria d’Arte Moderna di Roma – Via Francesco Crispi, 24 – Roma

Fino all’ 11 febbraio 2018
Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 18.30

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