Il furto di immagine e il deep web: l’arte 2.0 di Eva e Franco Mattes

An object uncopied is under perpetual sieged, valued less for itself than for the struggle to prevent its being copied” così si legge nell’homepage del sito dell’eversivo duo italiano, Eva e Franco Mattes aka 0100101110101101.org, traendo citazione dal testo “The Culture of the Copy” di Hillel Schwartz (www.0100101110101101.org).

Copia, furto, plagio sono tutti eventi di cui siamo ignari ma allo stesso tempo consapevoli in un’era in cui il digitale è diventato la nostra nuova quotidianità e milioni e milioni di informazioni pubbliche e private vengono messe inconsapevolmente (o consapevolmente) all’asta, per essere usufruite, sfruttate o nascoste. I Mattes, dagli anni Novanta, si occupano proprio di questa parte di vita a cui tutti siamo ormai assuefatti, percependo il web e la condivisione di informazioni come un’attività pericolosa ma allo stesso tempo ribelle. Il duo di origine italiana e con base a New York, rompe gli schemi indirizzando la sua ricerca su riflessioni che mettono l’arte a servizio del web, o meglio utilizzano l’atto artistico come strumento per esperire e forzare un ragionamento e una reazione che si aggira tra le vie oscure della net art, del deep web o del furto di immagini.

Cresciuti sotto lo pseudonimo di Luther Blissett, utilizzato da numerosi artisti per denunciare i media come fabbricatori ed elaboratori di realtà, il duo ha costruito delle basi solide per un’attività più che ventennale indagando ed elaborando eversive produzioni artistiche mettendo il mondo delle tecnologie e la sua repentina crescita e sviluppo al servizio di un’arte dell’informazione che studia le reazioni e i rapporti in rete.

Tutto è accessibile, pertanto tutto è copiabile: questo è il concetto su cui riflette il collettivo. Creare un’arte che sia tra l’utopico e, allo stesso tempo, distopico e che celebri l’invisibilità e l’opacità delle cose del quotidiano sia che appartengano alla sfera del privato che a quella pubblica. Il web è apparentemente caratterizzato da una trasparenza visibile, un accesso facile e immediato, ma il metodo in cui lavora, in cui agisce è misterioso, il gruppo 0100101110101101.org opera per smascherare il misterioso rendendolo riconoscibile, ma spesso censurandolo. Questo gioco di vedo e non vedo, rispecchia un sensibile e accorto ragionamento su quanto sappiamo e conosciamo e su tutto ciò che ignoriamo possa esistere.

Un’arte di attribuzione, evocativa, dispotica e aggressiva, fa del collettivo un esperimento d’arte 2.0 che distorce, astrae, esporta e importa dati, sviscerandoli di ogni suppellettile. Un’arte al servizio dell’informazione e contro l’informazione. L’oscura percezione che si inserisce a metà tra spazi protetti (arte) e spazi non protetti (internet) invertendone le percezioni, si mostra vulnerabile e allo stesso tempo prepotente imponendo un’idea che copia, ruba o distorce un’altra idea a favore di una riflessione morale invasa dal multimediale.

 

 

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