Georg Baselitz – Gli Eroi. Palazzo delle Esposizioni

Il titolo della mostra che il Palazzo delle Esposizioni dedica a Georg Baselitz fino al 18 giugno può trarre in inganno lo spettatore nel momento in cui questi si trova davanti a queste magnifiche tele. Gli Eroi o Nuovi Tipi, sono due denominazioni che raccolgono un sottogruppo di vari personaggi. Figure incombenti caratterizzate da un’aura tragica e ferita, ma nonostante questo dotate di grande personalità e di una carismatica forza espressiva. La mostra traccia un excursus nell’ideologia pittorica di Baselitz, concentrandosi su un corpus di tele dipinte tra il 1965 e il 1967, esposte insieme ai primi lavori degli anni ‘60 e a quelli più recenti del 2007, ossia una serie di tele che hanno protagonista l’antieroe per eccellenza, ovvero Adolf Hitler.

Baselitz cresce nel clima oppressivo della Germania dell’Est, che si trovava sotto il controllo della Repubblica Democratica Tedesca. Sceglie di fuggire nella Germania dell’Ovest, prima della costruzione del Muro di Berlino. dove la situazione era diversa, offriva più possibilità e soprattutto una maggiore libertà di espressione. Questa fuga però gli lascia dentro un senso di colpa sotterraneo, suo e di tutta una generazione piegata, come un tradimento delle sue origini, che si è trovato obbligato ad abbandonare. Forse è per questo che assume il cognome d’arte Baselitz, da Deutschbaselitz, nome del suo paese natale.

I primi Eroi sono rappresentati come figure di fuggiaschi legati a grossi alberi nodosi, che si legano alla tradizione naturalistica pittorica teutonica; giganti intrappoli, bloccati nel loro desiderio di fuga. Negli anni successivi gli Eroi si liberano dei vincoli arborei ma presentano sempre delle menomazioni, fisiche o spirituali: sono mutilati nel corpo ma non nelle intenzioni, sono soldati, partigiani, ribelli, figure di rottura con l’ordine costituito, denotati da un comune desiderio di fuga misto spesso a un substrato di colpa che altro non è che la grande ombra che i tedeschi si portano dietro, quella del Nazismo prima e della dittatura socialista dopo, due facce della stessa medaglia di privazione di quell’ossigeno libertario necessario alla creazione artistica. La pittura in questi lavori è formidabile, grassa e delineate, con la curiosa caratteristica di apparire a prima vista come molto bidimensionale, mentre dopo attenta osservazione offre slanci di tridimensionalità incredibile, come se la figura fosse pronta a camminare oltre il bordo della tela. I toni sono terrosi, il nero è utilizzato in modo grafico, per segnare le articolazioni o le pieghe di un volto come quelle di un vestito lacero, guizzi di rosso sangue a dare vitalità stantia ma comunque attiva, una gravità corporea che si sente, ma che non ostacola l’intenzione di movimento della figura. Il peso che l’uomo ha dentro si trasfigura nella massa corporea, nella resa volumetrica che dà Presenza da rispettare: l’Eroe è colui che seppur calpestato prosegue a camminare, non c’è traccia di retorica ma solo la descrizione sacralizzata nel sangue e nel fango del suo tentativo di essere un uomo nuovo malgrado il peso del vecchio che gli incombe addosso.

Fino al 18 giugno 2017

Roma

Palazzo delle Esposizioni

Orario sale espositive
Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10:00 alle 20:00
Venerdì e sabato dalle 10:00 alle 22:30 – lunedì chiuso
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura

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