Giosetta Fioroni. La bambina che usa il cuore

L’arte di Giosetta Fioroni è la quintessenza del femminile: eleganza, sogno, sentimento e fantasia sono le sue declinazioni. Unica donna del gruppo degli artisti che negli anni ’50 animavano la scena romana, ha sempre sentito il bisogno di mantenere ben chiara la sua appartenenza al sesso (apparentemente) debole. Le sue prime opere, prodotte nella metà degli anni ’60, si concentrano su intensi primi piani femminili, scatti pittorici che sembrano rubati al mondo della moda e della pubblicità, e per questo erroneamente accostati alla Pop Art americana. In realtà la fredda distanza del mondo pop non trova appiglio negli intensi sguardi o nelle affascinanti silhouette da lei riprodotte. Immagini che sono specchio della contemporaneità, ma al contempo diventano custodi di un segreto senza tempo, non immediatamente svelabile, un richiamo a un’emozione non detta ma sussurrata.

Osservando le sue opere si è trasportati in un mondo onirico e immaginifico: Giosetta è un’artista che ha sempre nutrito la sua bambina interiore, dandole modo di esprimere la sua curiosità e il suo punto di vista attraverso di lei. Una bambina che continua a vivere e a dire la sua malgrado il passare degli anni; ciò detto è una conseguenza ovvia ritrovare dei ricordi d’infanzia nella sua opera. La serie dei teatrini, ad esempio, è un omaggio alla madre marionettista. Questi scenari della fantasia, finestre aperte su un mondo tangibile, sembrano narrare una storia su più livelli, e sono caratterizzati spesso da un desiderio di spingersi oltre, tramite il loro sviluppo verticale o la presenza di scale. Se nelle fiabe o nell’immaginazione il mondo dove vogliamo rifugiarci è sempre al di là del nostro, Giosetta Fioroni concretizza il mezzo per raggiungerlo, agevolandoci nella nostra scalata. Nella serie dei teatrino-presepe, la fantasia si mescola alla religione, portando entrambe al livello di fabula: alla fine sono entrambe un racconto che si dipana all’interno della nostra memoria, creando dei legami tra noi osservatori-ascoltatori e i nostri personaggi preferiti. I teatrini sono quinte cristallizzate, eppure suscettibili di movimento; le scenografie rappresentate sembrano sempre sul punto di essere cambiate, implicano una possibilità e un repentino passaggio all’atto secondo, giusto il tempo di un applauso e si passa oltre.

L’immagine di Giosetta tende alla sintesi, ci mostra tramite macchie di colore e scarti di prospettiva la realtà fantastica alla quale attinge, con lo sguardo sapiente ed innocente di una bambina che si sofferma solo su quello che importa, mettendo da parte quello che non risuona con il cuore. Il cuore, quel meccanismo misterioso tanto cantato nell’arte, ha sempre un posto privilegiato nelle sue opere. Incarna una moltitudine di emozioni e di esperienze, e, come spesso fanno i bambini, disegnarlo risulta l’unico modo per esprimere un insieme troppo grande di concetti per una singola tela. Per sentire bisogna sporcarsi il cuore, e anche le mani; non a caso l’artista ha virato negli ultimi anni al recupero di una dimensione creativa artigianale, scegliendo di realizzare una serie di opere in ceramica, che danno corpo a una fantasia impalpabile che spesso tende a scappare troppo in alto, come un palloncino lasciato andare in aria.

 

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