Giovanni Presutti – Hello Dolly

Cemento,fiamme,fumo,vuoto,cemento.

Uno scenario apocalittico,degradato e degradante quello che ci viene offerto da Giovanni Presutti attraverso gli scatti della serie “Hello Dolly!”. La macchina fotografica dell’artista diventa il paio di occhi disillusi e disincantati necessari per potersi accorgere del baratro verso il quale si sta incamminando la società contemporanea.

Presutti fornisce così degli spiragli attraverso i quali gli spettatori possono in qualche modo prendere coscienza di questo cambiamento, di questo “modus vivendi”. Le figure umane scompaiono, lasciando spazio a questa bambola, vuota e inerme, ingentilita da un sorriso inconsapevole ed unica testimone di quel che è stato e quel che sarà. Un personaggio antropomorfo ma vuoto che rimanda con chiarezza e con un velo di umorismo perverso all’uomo moderno, inconsapevole per sua stessa scelta del declino apparentemente impossibile ma invece inevitabile verso cui si sta avvicinando, ma soprattutto svuotato prima e riempito poi di tutti quei valori effimeri e passeggeri di cui la società si fa tristemente veicolo.

Giovanni Presutti - Hello Dolly

Una fine del mondo diversa da quelle proposte dai colossi hollywoodiani, dai best seller in cima alle classifiche mondiali e da tutte le teorie evoluzionistiche di cui ormai siamo tutti profondi conoscitori, una fine del mondo che si allontana dal catastrofismo naturale e geologico, piuttosto un collasso sociale dovuto al rovesciamento dei valori, delle priorità.
Così le insegne pubblicitarie dei centri commerciali si illuminano al buio diventando totem inneggianti al consumismo, all’omologazione, alla serialità; le sale multiplex irradiano nella notte la propria accecante luce, divenendo così frammenti onirici di un sogno grottesco; le fermate del tram diventano tecnologiche reliquie viventi di un passato recente ormai finito; gli ipermercati diventano oasi di salvezza nel deserto della crisi economica.
Una società di consumatori e non di individui, un mondo di apparenza e non di sostanza. Un mondo di cemento, avvolto dal silenzio e dalle fiamme, dalle nubi tossiche che si dissolvono nell’atmosfera e di cui Dolly rimane l’unica, sola, ultima spettatrice.

La forza narrativa di Presutti è tangibile e supera il limite fisico della tela stampata colpendo violentemente in pieno lo spettatore. Le atmosfere apocalittiche presuttiane sono il frutto di un accurato lavoro di cesello, un “labor limae” Catulliano postposto in chiave visiva. Le influenze cinematrografiche sono molteplici, così come quelle degli artisti del calibro di Hopper. La luce, sospesa tra un effetto“naturale e non” caratterizza la serie di Presutti e diventa una sorta di filo rosso che collega uno scatto all’altro.
“Hello Dolly!” rappresenta non solo un saggio di bravura e sensibilità dell’artista Giovanni
Presutti, ma diventa veicolo di un messaggio più grande declinando alla massima sfumatura gli effetti di questo vivere “senza vivere”.
[Chiara Lascialfari]

Fino al 30 Settembre 2016

link: Die Mauer

Via Firenzuola 33, Prato

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