Siamo come girasoli, in attesa che il sole ci dica dove guardare. L’Arte Ultra Pop di Tony Cheung

Riesco ancora a stupirmi quando l’arte contemporanea mi mette davanti ad artisti e situazioni ben lontane dal mondo occidentale globalizzato a cui tutti noi siamo oramai abituati. Ad esempio, quando si parla di cultura pop è inevitabile che la mia mente mi riporti al mondo della pop art americana o alla cultura manga giapponese, ma se invece mi allontanassi un pò e pensassi alla Cina? Un mondo dal punto di vista artistico contemporaneo a me sconosciuto, paese dalle mille contraddizioni con una forte censura sulla libertà di stampa e pubblicazione. Ma c’è sempre qualcuno che da quelle gabbie vuole e riesce a saltare l’ostacolo.

Eccomi davanti all’arte di un giovane disegnatore di Gunagzhou, Tony Cheung, che riesce ad unire uno stile che pesca dall’illustrazione tradizionale cinese con suggerimenti forniti dalla più conosciuta pop art e dalla fumettistica giapponese.

Il tema è quello, imperante, della censura che impera da quelle parti. E’ bellissimo poter assistere alla trasformazione di soggetti politicamente sensibili e allo stesso tempo scomodi: un Mao in versione hard rock disegnato e truccato come una star musicale degli anni ’80, insieme ad altri soggetti politici come Lenin E Marx raffigurati con make up vistosi e toni accesi. E’ praticamente impossibile non rimanere catturati dalle sue creazioni. Utilizza tinte molto forti, rappresenta tematiche scomode che mostrano violenza, erotismo, crudeltà di corpi insanguinati, il tutto utilizzando un linguaggio pop, ultra pop.. La sua è una critica molto ironica, dissacrante che riguarda tutte le privazioni che la Cina sta conoscendo ma che contemporaneamente cerca di nascondere: condizioni di lavoro non civili, culto del potere e del denaro, censura dei media.

Tony di giorno fa l’illustratore e produce la sua arte con lavori che vengono pubblicati attraverso illustrazioni di libri e pubblicità. La notte si dedica a fare il grafico portando avanti un progetto molto legato all’arte del marketing dal titolo “Sensitive Word”, parola chiave che si riferisce a quelle parole ostili, difficili da pronunciare in un sistema così tanto censurato legate a soggetti e/o tematiche politicamente sensibili. Le illustrazioni vengono replicate su cartoline, quaderni, agende, borse reinterpretando con ironia personaggi storici e alcuni aspetti bizzarri della cultura cinese.

«Siamo come girasoli, in attesa che il sole ci dica verso quale parte guardare”. Questo il claim del sito internet del brand. Questo ci fa capire che l’arte di Tony Cheung non è di lotta o di cesura nei confronti del sistema cinese ma attraverso la sua arte vi è la ricerca di un confronto, un dialogo aperto verso nuovi orizzonti.

 

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