GOSHKA MACUGA – Fondazione Prada

La mostra To the Son of Man Who Ate The Scroll è ideata, curata, con opere della collezione personale e opere prodotte dall’artista Goshka Macuga che ricopre così tutti i ruoli di controllo creativo. L’idea sviluppata nei vari ambienti della Fondazione Prada è un interessante racconto sulla storia dell’uomo e sulla consapevolezza della fine.

Nella prima sala, grandi opere di Phyllida Barlow, Robert Breer, James Lee Byars, Ettore Colla, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Thomas Heatherwick ed Eliseo Mattiacci illustrano una cosmogonia solitaria accompagnata in sottofondo dalla voce di un androide seduto, ideato da Macuga, che gesticola declamando in inglese numerosi frammenti di discorsi elaborati da grandi pensatori, formando un archivio del discorso umano. Il confronto con il robot crea una sensazione di straniamento che aumenta la solitudine suggerita dalle opere esposte, tra cui segnalo in particolare l’opera di apertura Untitled: hanginglumpcoalblack di Phyllida Barlow, The Golden Sphere di James Lee Byars e l’opera conclusiva La Salita della Memoria di Claudio Parmiggiani.

Al piano superiore l’installazione di Macuga Before the Beginning and After the End espone reperti e opere di disparati autori a tracciare un evoluzione della specie a diverse latitudini e periodi della storia. Al termine di questo percorso lungo millenni due macchine disegnano incessantemente su un lungo foglio di carta con delle penne biro. La macchina si sostituisce, replica o talvolta cancella nel suo incessante procedere il contributo dell’uomo.

In un altro spazio, La Cisterna, sono esposte installazioni di una stessa serie della Macuga dove teste di bronzo raffiguranti sessantuno pensatori della storia dell’uomo sono connesse l’una all’altra per mezzo di aste di ottone. Una rappresentazione tridimensionale e scenografica del flusso di conoscenza, della costruzione di una cultura “dono dei pochi concesso ai molti” parafrasando D’Annunzio. Una visione dell’evoluzione dell’uomo non dal punto di vista tecnico- pratico come nell’installazione precedente ma puramente intellettuale.

Fino al 19 Giu 2016

Fondazione Prada 
Largo Isarco 2, Milano

 

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